Linguaggi audiovisivi
Prof. Matteo Stefanelli – A.S. 2017/18, II Sem. Parte A Martedì 20 Febbraio 2018
La transizione
Tra il 2010 e il 2012 l’industria del cinema ha cambiato per sempre il modo in cui i film vengono mostrati. Un passo indietro concettuale: la parola film significa ‘’pellicola’’. Ma se con il digitale la pellicola non esiste più, in che senso possiamo ancora parlare di cinema? Da questa domanda retorica iniziale scaturiscono altre domande:
- Quali sono le forze che hanno portato a questo ribaltamento?
- Cosa ci dice questo cambiamento sul business della produzione e diffusione di film?
- Quali sono gli effetti, sia immediati che di lungo periodo, della conversione?
- Come cambia la nostra esperienza come spettatori?
La proiezione: la routine classica
Fino ai 1970s, la proiezione si è svolta secondo la modalità denominata bobina-per-bobina:
- Una pellicola esce da un laboratorio fotografico di sviluppo
- Viene avvolta su bobine di 35 millimetri
- Compresse in tozze scatole esagonali, le bobine sono inviate a una sala
- Un addetto tecnico detto proiezionista ispeziona la pellicola e la prepara per la proiezione
Il film veniva poi trasferito da bobine da spedizione a rulli più robusti e lunghi che permettessero proiezioni continue e più lunghe. Questi due rulli erano montati su due proiettori posti l’uno accanto all’altro in modo da permettere una proiezione più continuativa possibile. I proiezionisti facevano partire il film alla velocità di 27,36 metri al minuto. Ogni rullo durava dai 15 ai 18 minuti, quindi per ogni film erano necessari diversi cambi. L’imminenza del cambio era segnalata da una luce, campanella o suono, insieme a dei marcatori posti nella parte in alto a destra della immagine a schermo. Al segnale di allarme, il proiezionista girava un interruttore e faceva il cambio. Mentre il rullo scorreva, il proiezionista preparava l’altro. Alla fine del periodo in cartellone, il film tornava nelle scatole esagonali, pronto a partire per una nuova sala meno importante e così via.
Il ‘’metraggio’’ dei film
Le dimensioni della pellicola cinematografica sono espresse in metri.
- Lungometraggio: durata > 1h. Pellicola in formato 35mm, proiettata alla normale frequenza di 24 fotogrammi/secondo: 1 minuto di proiezione = 27,36 e 1h = 1641m
- Mediometraggio: <1h >30min.
- Cortometraggio: < 30 min.
Crisi della proiezione classica
Arco storico della proiezione classica: dai 1910s, con il sonoro dai 1920s. Dal 1970s diventa economicamente poco sostenibile. 70s – Tecnica della saturazione: i film debuttavano simultaneamente in migliaia di copie, e molte non sarebbero state proiettate dopo la prima sala – contrariamente a quanto succedeva in precedenza ovvero, che la pellicola passava via via in sale sempre meno importanti. Nell’era dei multiplex, le pellicole avevano una vita di pochi mesi. Il cambio manuale richiedeva professionisti pronti a stare accanto ad ogni singola macchina. I nuovi multiplex avrebbero quindi richiesto diversi professionisti costosi e sindacalizzati.
Il nuovo sistema: il sistema a piatti
- Il proiezionista ispezionava la pellicola, univa le bobine e avvolgeva l’intero paio di chilometri di pellicola su un unico grande disco di alluminio.
- Durante la proiezione, essa sarebbe girata continuamente, dalla bobina di svolgimento alla bobina di avvolgimento.
- Quando il film era terminato, al tocco di un interruttore si sarebbe riavvolta sul piatto di avanzamento.
- Dopo la fine del periodo di proiezione, la pellicola doveva essere ri-separata in bobine da spedizione e spedita a un’altra sala, a un deposito per archivio o per la distruzione.
Con il sistema a piatti orizzontali, molti schermi collegati potevano essere gestiti contemporaneamente da uno o due proiezionisti, da personale giovanissimo e poco esperto. Se il concetto di multisala per lo spettatore si traduce in entrare in sale diverse, per il personale significava lavorare in un unico corridoio retrostante tutte le diverse sale di proiezione. La proiezione su piatti è una novità che rende il processo di proiezione più semplice e più pulito rispetto al sistema bobina-per-bobina. L’innovazione tuttavia non piacque subito a tutti: maggiore automazione significava minor posti di lavoro. Anche gli storici cinefili si risentirono. Una componente visibile di meccanica tuttavia, rimane. Il cinema è forse il media che più di tutti rimanere più a lungo meccanico.
Un ‘’film’’ oggi, la proiezione via file
Oggi la meccanica associata alla proiezione non esiste più. Oggi abbiamo plastica, elettronica e pulsanti al posto delle leve. Il film non è più un ‘’film’’:
- Un film oggi giunge in sala non su bobina ma in dischi di memoria, delle dimensioni di un grosso libro.
- La memoria ospita una versione digitale del film, insieme a tracce sonore alternative in varie lingue e ogni genere di crittografia anti-contraffazione.
- Invece di allacciare la pellicola attraverso rulli e pignoni, l'operatore inserisce la memoria in un server che "ingerisce" il "contenuto".
Il film è un ‘contenuto’, un elemento indifferenziato da inserire in un database: il server accede ai file solo dopo che un codice, e una lunga stringa di numeri e lettere unici e specifici per quella combinazione di server-proiettore, autorizza il trasferimento.
Routine della proiezione via file
- Una volta “assorbito”, il film appare su un monitor, come una voce in una playlist.
- Attraverso drag-and-drop, l’operatore o il responsabile compone il programma completo, dalle pubblicità e trailers all’intero spettacolo.
- Quando il proiettore riconosce il server e identifica il film come certificato e da attivare, lo fa partire in automatico.
- Il proiettore – “nient’altro che un grosso computer con una lampada dentro”, come descritto da un ingegnere – non fa alcun rumore, tranne i fiotti d’aria per raffreddare la lampada.
- Quando il film ha finito la sua corsa, alla fine del periodo di proiezione la memoria viene re-inviata al distributore per cancellarla e poterla riutilizzare – e non più in altre sale.
2 tecnologie, 2 macchine: 2 esperienze. Osservando un proiettore di pellicole, vediamo una macchina impegnata, vibrante, al contempo goffa e delicata. Osservando un proiettore digitale, non si vede nulla di grandioso: i film sono diventati files.
La resistenza tecnologica degli esercenti
La storia delle tecnologie per il cinema equivale alla storia di innovazioni che nascono nel settore produttivo e che incontrano resistenza nel settore degli esercenti caratterizzato da un forte atteggiamento conservatore. Questo perché qualsiasi modifica alla loro attività, soprattutto se si tratta di una massiccia conversione di attrezzature e di sale, può essere costosa. Es: il 3D entra per la prima volta nel cinema negli anni ’50, ma non prese piede perché gli esercenti furono contrari e fecero resistenza.
Digital cinema: la resa degli esercenti
La resistenza degli esercenti verso il digitale non era di tipo ideologico e alla digitalizzazione in toto, ma verso la digitalizzazione della proiezione. L’innovazione tecnologica che porta il digitale nel mondo del cinema era invece accettata per quanto riguarda la produzione. Questo si scontra con il fatto che il settore della distribuzione è, tra i due, il settore più potente e profittevole: opporsi a questi attori è dunque sostanzialmente impossibile. Quando le majors stabilirono gli standard DCI, gli esercenti poterono solo adattarsi.
Anni Duemila: il grande salto
È stato un salto in realtà molto lento rispetto agli altri cambiamenti avvenuti nel mondo del cinema – es: durata del passaggio al sonoro, circa 5 anni.
- 2000: su 164.000 schermi al mondo, 30 digitali
- 2005: 848 schermi digitali
- 2010: 36.103 schermi digitali (≈ 30%)
2011, l’anno della svolta e del consolidamento
- UK: 80% dei titoli usciti nel 2011 furono in formato digitale
- FR: al Festival di Cannes, molte proiezioni in digitale (incluse di film girati in 35mm)
- BE: le due maggiore catene di esercenti (Kinepolis e UGC) passarono interamente al digitale
- NO: tutti i 420 schermi commerciali furono convertiti, in parte grazie al finanziamento da parte del governo.
20th Century Fox guidò la transizione dichiarando che alla fine del 2012 non avrebbe più diffuso film in pellicola. Gli esercenti reagirono rapidamente: centinaia di sale gettarono via quasi tutta la loro attrezzatura in 35mm, mantenendo solo un proiettore o due per occasionali film in pellicola. Dalla fine dell’anno, circa i 2/3 del totale degli schermi americani erano digitali.
Oltre il punto di non ritorno
Da inizio del 2012, oltre metà dei 137.000 schermi mondiali erano già convertiti. Le centinaia di nuovi multisala aperti in Cina (8 schermi al giorno), non contengono né bobine né pellicola fotografica.
- Previsioni sul 100%: “In un qualche momento del 2013,” disse un portavoce della National Association of Theatre Owners, “tutti gli schermi [U.S.] saranno digitali”. Dal 2015, aveva previsto IHS Screen Digest, le proiezioni in 35mm sarebbero defunte, nel circuito dei cinema commerciali.
- Realtà sul 100%: 2014: oltre 90% schermi
Lucas e la lenta transizione
George Lucas ad un certo punto decide che la sua trilogia deve proseguire con un’altra trilogia per delle ragioni strettamente commerciali:
- Una delle sue aziende, la Industrial Light and Magic, a metà degli anni ’90 con il film Jurassic Park (1993) acquisisce una posizione di leadership nella produzione di effetti speciali.
- La qualità del lavoro svolto sino ad ora
In realtà, Lucas era già in sintonia con un certo mutamento:
- Pensava che la tecnologia digitale avrebbe potuto sostituire gli oggetti (miniature e burattini) su cui aveva fatto affidamento per il suo kolossal originale
- Aveva iniziato a immaginare, perciò, se e come la tecnologia digitale avrebbe potuto “potenziare” il medium fotochimico dei film
Lucas: digital CV
- Star Wars Episode IV – ’70 – (1977): primo film ad utilizzare il sistema audio Dolby, un sistema audio particolarmente avvolgente e di qualità
- ’80: inventa apparecchi per il montaggio dei film al computer, detto anche sistema ‘’non lineare’’ The Graphics Group of Lucasfilm Computer Division
- ’80: Pixar, il cui nome originale era (1979–1986), poi venduto a Steve Jobs e rinominata in Pixar
- ’80/90: THX, un sistema di certificazione per la riproduzione del suono nelle sale cinematografica in grado di garantire una qualità del suono massima
Star Wars 1 (1999)
Star Wars Episode 1, Lucas chiede a Sony di progettare un prototipo di cinepresa HD ma il prototipo non fu pronto in tempo. Oltre 200 riprese del film furono dunque scansionare e manipolate al computer: un lavoro che, a detta dello staff, fu un lavoro enorme. Le cineprese digitali chieste alla Sony arriveranno ad essere pronte solo per il primo giorno delle riprese del secondo episodio. Lucas insiste dunque sull’includere il digitale nella fase di produzione del film e da un forte contributo in questo senso, ma distribuzione e produzione in sale rimanevano su pellicola.
Star Wars 1, mentre si avvicina la data di lancio
Lucas ragiona su come far evolvere al digitale anche la fase di distribuzione e inizia a pensare di far proiettare la sua trilogia su schermi in HD. Lucas decide così di fare un esperimento, una sorta di proiezione in anteprima: egli arrivò a organizzare la proiezione di The Phantom Menace con due sistemi HD concorrenti, presso 4 sale.
Lucas + rivoluzione = digital cinema?
La digitalizzazione di Lucas tuttavia, non rappresenta una vera innovazione: le proiezioni di The Phantom Menace sono già una fase intermedia del digital cinema. Buona parte della storia del digital cinema risale a pre-1999, e ad ambiti piuttosto lontani a quello del cinema.
Storia della digitalizzazione nel cinema
Il cinema è l’ultimo medium a passare interamente al digitale. Negli anni 2000, gran parte dell’industria culturale aveva già lasciato che i computer svolgessero il lavoro in modo più semplice ed efficiente. Alcuni esempi:
- Editoria: negli anni 1980s e 1990s gli scrittori si erano abituati ai programmi di scrittura e gli editori erano passati ad usare versioni computerizzate di impaginazione, grafica e stampa. I canali tradizionali della distribuzione di prodotti ‘fisici’ erano stati affiancati da vendite via web sui siti degli editori o dal sempre più diffuso Amazon (1995). I reference books apparivano su CD-ROMs e online, mentre versioni e-book di fiction e nonfiction non avrebbero trionfato prima dei 2010s.
- Musica: negli 1980s l’industria discografica scoprì che le canzoni, composte e suonate via computer, potevano essere processate e digitalizzate anche per la riproduzione. Il successo del formato CD dopo il 1983 condusse i consumatori lontano dai sistemi analogici.
- Fotografia: negli anni 1980s la fotografia si allontanò dalla creazione analogica di immagini negli stessi anni (camere digitali). Kodak era stato un pioniere delle fotocamere digitali (1975, 1994), sebbene ironicamente sarebbe diventato la maggiore vittima quando il format conquistò il mercato consumer.
- TV: negli 1980s i programmi vengono sempre più spesso girati e montati su digital media e diffusi via sistemi satellitari. Trasmissioni in HD: dal 1998.
- Videogame: negli anni 1980s lo sviluppo dei videogames fu dovuto ancor più alle tecnologie digitali: i giochi per PC migrarono dalle cartucce ai CD-ROM e poi a consoles specifiche. Memoria e velocità dei computer maggiori + grafiche più realistiche = videogames come major media industry. Dagli anni ‘90, versioni online di giochi (Doom) che annunciarono la distribuzione digitale anche per questa forma di popular culture.
I computer entrano nel cinema più lentamente, a partire da differenti punti del processo produttivo.
Le 6 fasi vere e proprie della realizzazione di un film:
- Development o sviluppo
- Pre-production
- Production
- Post-production
- Distribution
- Exhibition
Post-produzione >> digitale (1998)
Le 4 fasi del ‘’computercinema’’ pre D-Cinema: appartengono tutte alla fase di post-produzione del cinema.
- Effetti speciali (FX)
- Suono
- Montaggio
- Manipolazione del girato
Computercinema: FX, effetti speciali
Il motion control è un sistema per controllare la ripresa della cinepresa affinché i suoi movimenti siano precisi, perfetti e seguano uno schema. Il pioniere del motion control fu Stanley Kubrick in 2001: A Space Odyssey (1968), poi sviluppato da Lucas in Star Wars IV (1977): il motion control era importante in Star War per fare in modo che il movimento delle astronavi fosse perfetto.
Il “virtual backlot’’ o set virtuale”, anch’esso fortemente influenzato dagli sforzi di Lucas, diventò un impianto tipico dei big-budget films come The Fifth Element (1997) o The Matrix (1999). Si tratta di ambientazioni tridimensionali non reali realizzate con la tecnica del ‘’matte painting’’ dove uno sfondo verde permette di ‘’bucare’’ e rappresentare digitalmente la scena desiderata altrimenti troppo costosa da ricostruire o raggiungere. L’animazione reale viene perfettamente miscelata con lo sfondo digitale.
Computercinema: suono
Il digital audiotape (DAT – simile a una videocassetta) diventò lo standard per la registrazione e sincronizzazione audio negli 1980s, e i sintetizzatori MIDI permisero alla musica e agli effetti di essere alterati o creati da zero. Successivamente i sound designers usarono Pro Tools (1989) e altri programmi software per creare mix densi e complessi. Queste risorse diventarono disponibili agli amatori e ai filmakers con piccoli budget.
Computercinema: montaggio
Negli anni ’90 il montaggio diventò non lineare e ad accesso casuale, anche grazie a Lucas e il sistema EditDroid (1984), poi rivenduto all’azienda concorrente Avid. Il mondo del montaggio non lineare nel 1999 fu aperto a tutto il mondo dei consumatori con Final Cut Pro di Apple.
Computercinema: manipolazione del girato o CGI
La CGI o Computer Generated Imagery è il settore ‘digitale’’ più evidente e percepito dal pubblico, dunque la più importante delle quattro. Lucas fornì anche in questo ambito un contributo indispensabile. Nel 1989 la divisione di LucasFilm pre-Pixar sviluppò RenderMan: un programma che consentiva ai filmakers di dare alle creature animate superfici e illuminazioni realistiche.
La CGI progredì rapidamente con Terminator 2: Judgment Day (1991), Jurassic Park (1993), e altri film spettacolari. Per Lucasfilm creò un digital “synthespian”: Jar-Jar Binks.
Compromessi: 35mm, ma scansionati
Poco prima dell’uscita 1999 di The Phantom Menace …
- La grande potenza di calcolo disponibile nei ‘90s rese possibile la scansione di un negativo di 35mm in file digitali. All’inizio è un processo lento: vengono impiegati molti secondi per frame. Ma Arri e altre aziende progettarono scanner più potenti.
- Una volta trasformato il film in file, il suo contenuto visivo poteva essere manipolato (es: colorazione pellicola) Pleasantville
- 1° film a usare il procedimento Digital Intermediate: (1998)
- In questa e altre produzioni seguenti, i filmmakers potevano stabilire precise aree dell’inquadratura da cambiare. Un’opzione non disponibile nell’analogo sistema precedentemente utilizzato.
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