Storia della stampa e dell'editoria
In qualunque ambito lavoriamo diamo risposte diverse secondo due tipologie di domande: qual è l’arco cronologico che noi scegliamo come oggetto della nostra indagine e quali le fonti, condizionate dal modo in cui sono state prodotte.
Arco cronologico: l'avvento della stampa
L’avvento della stampa ha significato frattura nella cultura europea? Sì, ha progressivamente cambiato il modo di far circolare i libri, di produrli, ma nei primi 50 anni la risposta è NO, il manoscritto continua a vivere; allo stesso modo magari fra 50 anni l’ebook avrà spazzato via libri di carta. Quindi, abbiamo due risposte esattamente opposte: nei primi 50 anni c’è continuità fra manoscritto e stampa, mentre nell’arco di tre secoli, nel lungo periodo ci sono profondi cambiamenti.
Incunaboli
Incunabolo: tutti i libri stampati in Europa fino al 31 dicembre 1500 si chiamano così; ma perché distinti dagli altri libri successivi? Ci sono convenzioni che servono per dare un indirizzo preciso a un certo studio: i primi libri a stampa sono diversi perché assomigliano molto di più ai manoscritti che ai libri moderni nel periodo che va da quando Gutenberg mise a punto la sua tecnica fino al 1500. Intorno al 1510, poi, il libro assume le caratteristiche che noi conosciamo.
Generalmente gli incunaboli non presentano un frontespizio, ma solo una indicazione, spesso approssimativa, che riporta il nome dell'autore dell'opera e un titolo nell'incipit (il primo frontespizio compare in Italia nel 1476). Le note tipografiche, cioè le indicazioni sulle responsabilità dello stampatore, quando presenti, sono riportate nel colophon. Questo perché i primi libri realizzati con i caratteri mobili tendevano a imitare l'aspetto dei libri manoscritti, dove spesso, viste le loro modalità di produzione, tali indicazioni erano del tutto superflue.
La nascita delle università e la necessità di testi
Gutenberg mise in moto tutto quello che serviva per arrivare alla sua invenzione. Cosa era successo perché uomini del '400 cercassero una tecnica di produzione diversa da quella che si usava finora, cioè quella di uomini colti che copiavano testi secondo le richieste che avevano? Era successo che in alcune città europee si erano diffuse le università, tra la fine del '200 e il '300 fino a metà '400 nascono università importanti nelle città europee che avranno grande rilievo: Parigi, Oxford e Cambridge, Montpellier, Bologna, Napoli, Salamanca, Valencia e Valladolid, questi sono i luoghi dove si affermano le università.
Gli studenti necessitano di testi: o prendono appunti a lezione o devono avere un testo scritto, che in certi casi era fondamentale perché gli appunti non bastavano (es. diritto); chi copiava per loro tutti i testi di cui avevano bisogno? Si aprono centri gestiti da persone che lavorano per conto delle università e si preoccupano di procurare i testi agli studenti in una situazione comune a tutte le università europee: come conseguenza, accanto alle università, fioriscono centri di produzione di manoscritti.
I centri di produzione dei manoscritti
Il docente dava una o più copie, degli exempla firmati da lui, che servivano come base per il centro per produrre altre copie di quel libro; questi centri si chiamano stazionariati, i testi che i professori usavano a lezione erano depositati negli stazionariati che fornivano così agli studenti le copie del testo.
Gli exempla dovevano essere perfetti, infatti ogni volta che il professore aggiungeva dei commenti, poi forniva un nuovo exemplum aggiornato; all’inizio di ogni anno lo firmava con un suo timbro perché gli studenti avessero certezza di avere il testo giusto. I copisti non erano pagati a ore, ma a fascicolo: se il manoscritto era composto da 1 o 2 fascicoli, lo studente pagava per ogni fascicolo, e poteva avere in poco tempo il testo che gli serviva.
Ciò avveniva a Bologna, Firenze, nei grandi centri dove c’erano le università c’erano dei centri abbastanza standardizzati dove la quantità di lavoro variava a seconda delle richieste.
Produzione di manoscritti nei monasteri
L’aumento della produzione era legato al fatto che fosse aumentato anche il numero di studenti dell’università e la domanda di libri, ma in Europa non esistevano solo gli stazionariati dove si producevano libri; nei monasteri venivano prodotti manoscritti; si usava cominciare il testo con lettera più grande, che veniva decorata con miniature di inchiostri diversi, il miniatore usava anche lamine d’oro nei casi più preziosi, perciò il prezzo di un manoscritto variava a seconda della sua decorazione. Oggi le copie sono identiche, il libro antico è personalizzato, non è standardizzato, e il suo prezzo varia a seconda del livello di decorazione.
I clienti che si rivolgevano ai centri potevano chiedere di rubricare, cioè di scrivere in rosso le lettere iniziali: quando un cliente voleva spendere poco chiedeva che le lettere capitali fossero scritte in inchiostro rosso, dato che ovviamente questa decorazione costava molto meno.
Il libro antico come status symbol
È un mondo che produce dei capolavori, perché il libro antico era uno status symbol: i duchi, principi che avevano biblioteche volevano averle con codici belli, di lusso, e dunque erano disposti se avevano denaro da investire a ordinare manoscritti che erano vere e proprie opere d’arte, dato che le decorazioni erano fatte da artisti.
Studiare i manoscritti significa porsi in atteggiamento mentale diverso: il libro antico è personalizzato, è il cliente che sceglie, quando va dallo stazionario o al monastero.
Artisti e decorazione del manoscritto
I centri di produzione dei libri manoscritti potevano avere artisti che decoravano chiese, facevano quadri; il manoscritto era uno degli ambiti in cui un artista poteva trovare lavoro.
La produzione del libro diventa sempre più significativa, nelle città c’erano botteghe di cartolai che vendevano libri manoscritti e avevano scribi, miniatori o semplici rubricatori che venivano chiamati a seconda di quello che serviva. I cartolai, cioè anche i librai, avevano botteghe in cui vendevano manoscritti su richiesta dei clienti, normalmente non producevano tanti manoscritti, chiedevano agli scribi di produrgli un manoscritto quando c’era qualcuno che glielo richiedeva. Non è il cartolaio che offre il libro già pronto, ma è il lettore che si rivolge a lui e se lo fa fare come vuole, è lui che decide come deve essere il prodotto.
La rilegatura e il ruolo del cartolaio
Si decideva anche il tipo di rilegatura: la copertina era decisa anch’essa dal lettore, che sceglieva una legatura di cartone se povero, in pelle se ricco, in pelle con iscrizioni sul dorso in oro se ancora più ricco. C’era sistema produttivo in Europa che funzionava, c’erano infatti già tanti luoghi dove trovare libri prima della stampa. Il mestiere del cartolaio era fondamentale: cartolai e librai vendevano manoscritti e capivano i gusti del pubblico, e in seguito venderanno anche i libri a stampa. La stampa avrà successo perché in Europa esisteva già una rete commerciale che vendeva libri e che era già pronta a funzionare bene quando sarebbe arrivato il libro a stampa. Mestieri come il cartolaio esistevano già, ed è proprio grazie a questa ossatura, questa rete capillare che il libro a stampa potrà trovare la sua rete commerciale, sfruttando infatti la rete vecchia.
Il numero di centri dove poter comprare libri manoscritti aumenta sempre di più, c’è una domanda sempre maggiore e il mercato si adegua. In Europa aumenta la richiesta di libri manoscritti, ci sono sempre di più cartolai che aprono le loro botteghe. Quando la stampa arriva c’è un terreno già pronto per il suo decollo, anche per il fatto che si diffonde in Europa il mulino da carta; portati dagli arabi prima in Spagna, erano mulini in cui si lavoravano stracci da cui si otteneva dopo un processo di lavorazione la carta. Dal punto di vista economico la carta in Europa diventa elemento fondamentale. Dopo la Spagna, si diffondono anche in Italia, a Fabbriano, nelle Marche.
La carta e la sua accettazione
È un prodotto importante, la carta, ma non viene accettata subito, e come tutte le cose nuove non sempre viene accettata ovunque. Per esempio, le cancellerie degli stati europei avevano uffici in cui si producevano documenti ufficiali, in cui siglavano paci: la documentazione importante ufficiale veniva sempre fatta su pergamena, la pelle della pecora infatti era considerata il supporto materiale più duraturo che si potesse immaginare, perciò l’idea che documenti ufficiali venissero scritti su carta era presa malissimo, e si continuava quindi a usare la pergamena; si pensava carta fosse materiale più deperibile della pergamena, che però costava moltissimo dato che necessitava di competenze complesse e aveva processo di lavorazione lungo.
Il sistema produttivo di questo genere crea raccoglitori di stracci: era un lavoro lucroso, la carta di stracci è molto diverso dalla carta di cellulosa, è una carta fortissima, perché i fili del tessuto garantiscono base molto solida, se non è intaccata da qualche tarma possono resistere nei secoli.
Nonostante ci sia diffusione della carta, in certi ambiti ci vuole molto tempo prima che carta venga accettata, c’è sempre una sorta di diffidenza. Il libro di lusso resta collegato mentalmente alla pergamena, e proprio la mentalità è fondamentale in questi processi culturali: va sempre considerata l’abitudine alla lettura, si credeva infatti che per quello che era un elemento di lusso, il libro, solo la pergamena poteva accogliere bene gli inchiostri e l’oro mentre la carta non poteva farlo; la carta resta fuori dai canali di produzione dei libri di lusso, mentre arriva gradualmente negli stazionariati.
Il ruolo della mentalità
Va tenuto conto della variabile ‘mentalità’, strumenti mentali che servono per accettare o non accettare una determinata cosa nuova: è difficile sradicare l’idea del codice miniato. Il codice era qualcosa di personale: es. Petrarca non voleva dipendere dagli scribi, scriveva tutte lui le copie dei suoi scritti perché non si fidava degli scribi.
Il libro poteva avere prezzi molto diversi: alcune bibbie manoscritte valevano quanto un appezzamento di terra. Si inserisce un elemento fondamentale: abbiamo idea di libro solo come parole, allora era anche materialità, era oggetto di materia che veniva scelto dal cliente.
Studiare i libri: oltre il testo
Studiare i testi non basta per studiare i libri: bisogna studiare anche come questi testi prendono corpo; il corpo del libro era di carta o pergamena, e i libri sono più o meno di valore a seconda della loro materialità. Gli autori scrivono libri a seconda di competenze, oggi grazie a quelle degli editori, conta non solo il testo che l’autore scrive ma anche come quel testo viene valorizzato dalla sua edizione.
Spesso abbiamo storie della letteratura che ci parlano di un testo di Leopardi come se quel testo fosse rimasto sempre perfettamente uguale nel corso dei secoli, non è così, perché anche il supporto su cui è scritto può cambiarne il senso: il supporto fisico su cui il testo è inscritto non è innocuo, insignificante, ma ha una suo valore. La mediazione editoriale ha importanza, il testo ha un suo senso, un suo valore, ogni edizione va sempre contestualizzata legata al suo corpo.
Il passaggio dalla scrittura manoscritta alla stampa
Il libro manoscritto non era standardizzato, era l’acquirente a decidere. Gli stampatori imitavano i manoscritti, mantenevano uno spazio bianco in alto nella pagina proprio come nel manoscritto, dove esso serviva per decorare la lettera iniziale.
Gli scribi spesso lavoravano anche, avendo competenza della scrittura, negli uffici, nella burocrazia, il mondo del manoscritto aveva bisogno di queste competenze, ma a cosa servivano? Una competenza della scrittura di medio-alto livello serviva a un rubricatore o un miniatore che decorasse il manoscritto; era importante il mestiere del cartolaio, l’ossatura attraverso cui il commercio del manoscritto si irradia in tutta Europa, i cartolai erano più che librai, raccoglievano la richiesta dei clienti: ogni tipo di decorazione aveva un tariffario, il cliente sceglieva un tipo o un altro, in quel momento il cartolaio prendeva l’ordine per il manoscritto con quel tipo di decorazione.
C’era grandissima varietà di scritture, di decorazioni: le scritture manoscritte saranno alla base dei caratteri tipografici, che le imiteranno per avere successo in certe zone. Il prodotto della stampa farà di tutto, almeno all’inizio, per imitare i manoscritti.
I libri a stampa erano venduti dagli stessi canali di vendita dei manoscritti, cioè dai cartolai, non erano infatti stampatori o tipografi a vendere i libri a stampa, ma i cartolai, che avevano già rapporti fra di loro, si conoscevano.
L'autore e la personalizzazione del manoscritto
Era un mondo variegato, c’era un tipo di manoscritto fatto dall’autore o dai lettori stessi, che spesso, studiosi umanisti, si prestavano i manoscritti e ci tenevano a farsi i propri manoscritti da soli (es. i grandi umanisti fiorentini).
Nella prima pagina del manoscritto i nobili clienti che ordinavano le decorazioni sui libri inserivano le loro armi, cioè gli stemmi delle loro casate; a cosa servono le decorazioni? Ci aiutano a capire quali famiglie hanno commissionato i libri, per studiare quelle famiglie che hanno creduto nel nuovo modo di fare i libri tanto da commissionarli con queste illustrazioni così ricche con anche i loro stemmi; elemento che ci racconta una storia di continuità.
Accettazione della stampa nelle città italiane
Non tutte le città italiane investono subito nelle tipografie, poiché c’era tradizione di manoscritti di lusso non investono subito; solo Venezia crede fin da subito nella tipografia, gli incunaboli stampati a Venezia hanno inserimento dello stemma della famiglia patrizia che lo ha ordinato, così che appaiono coloro che investono nell’ambito della tipografia e individuiamo quelle famiglie veneziane che hanno investito nei libri a stampa. Ricerche sono state fatte dagli storici dell’arte.
Il '400 e la nascita di un nuovo sistema di produzione
Il '400 è il momento in cui si inserisce un nuovo sistema di produrre il libro. Ci sono difficoltà di natura documentaria: si conservano fino a noi gli esemplari di lusso, i libri importanti ma i libri manoscritti o i libri a stampa stampati senza cura o che non hanno ricevuto mai queste attenzioni sono andati perduti.
È un periodo storico quello del '400 più complesso degli altri perché abbiamo tipologie diverse di prodotti, analogie per il pubblico, per rete di vendita ma anche molte differenze a seconda delle città per accettazione o rifiuto della stampa.
Il libro a stampa è molto condizionato dal mondo del libro manoscritto per almeno i primi 50 anni. Quando Machiavelli decideva di dare alle stampe il suo libro, prima faceva fare un esemplare di lusso manoscritto da regalare al suo dedicatario; continuità anche quando la stampa è già diffusa.
La percezione del passaggio alla stampa
Come vedono gli uomini del '400 questo passaggio? Lo vedono come rivoluzionario? Ci sono osservazioni molto significative già tra '500-'600: scoperte hanno cambiato il mondo, alcuni dicono la polvere da sparo, altri le scoperte geografiche, qualcuno la stampa a caratteri mobili; c’è consapevolezza che il mondo sta cambiando.
Sull’arrivo della stampa abbiamo fonti (relative a umanisti e uomini di cultura) di due tipi:
- Le lettere che si spedivano fra loro
- Le dichiarazioni degli stampatori che nei primi incunaboli non troviamo ma che cominciamo a trovare negli anni '70 del '400, nelle ultime pagine dei primi libri a stampa, troviamo il colophon: sono le ultime righe con cui si conclude un libro, contiene la dichiarazione di dove è stato stampato e da chi; è un po’ la firma dello stampatore, si diffonde nel giro di pochi anni, mentre inizialmente non si diceva dove il libro era stato stampato e da chi, poiché la stampa era un’arte segreta all’inizio.
Per studiare questo periodo bisogna studiare su queste due fonti, sia di natura manoscritta sia stampa. Le prime ci raccontano una storia molto interessante sulla percezione che gli umanisti hanno della cultura negli anni ’70 del '400, che è sostanzialmente una percezione positiva, visto che la maggior parte si dichiara entusiasta; prima c’erano solo poche copie e quindi era difficile studiare, ora possono procurarsi un testo molto più facilmente, c’è un certo ottimismo, entusiasmo verso questa novità. Una motivazione a ciò è logica: Alberti dice di essere interessato perché così si producono più testi; c’è maggior velocità di produzione.
L’altro elemento è relativo al fatto che si possono produrre in un solo momento tante copie di uno stesso testo; maggior quantità.
Osservazioni dei tipografi
Le osservazioni dei tipografi ci portano più lontano rispetto al nostro modo di vedere i libri: nel colophon le lettere sono belle come se fossero state scritte a mano, i tipografi si vantano che questo nuovo modo di fare i libri garantisce che le lettere siano belle come se fossero state fatte a mano. Un manoscritto quando era fatto bene dava massima leggibilità: quello che i tipografi cercano quindi di garantire è appunto la leggibilità, che rimane invariata rispetto a quella dei manoscritti. Bisognava avvicinarsi il più possibile alle scritture manoscritte: i clienti erano sempre coloro che avevano fino a allora comprato i libri manoscritti.
I colophon sono interessanti perché unico spazio in cui tipografi ci dicono chi sono, da dove vengono e cosa hanno stampato, spesso ci dicono anche chi ha pagato la stampa, chi ha finanziato l’attività tipografica; spesso i tipografi per affermarsi hanno bisogno di finanziatore, che molto spesso è un cartolaio. Era molto costoso per un tipografo dotarsi di un torchio per la stampa, ma dopo un po’ riusciva a guadagnare, assorbire il peso dell’investimento, ma la voce più costosa era la carta; queste associazioni di cartolai e tipografi erano fondamentali perché il cartolaio dava la materia prima al tipografo.
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