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Appunti del corso di storia della stampa e dell'editoria, prof.ssa Braida Appunti scolastici Premium

Vendo appunti del corso di storia della stampa della prof.ssa Braida e dell'editoria presi a lezione (a.a. 2016-2017).
Tra gli argomenti trattati, l'invenzione della stampa a caratteri mobili, la storia di Gutenberg, il ruolo della stampa nella rivoluzione luterana, le tipologie dei libri di '400-'500, Aldo Manuzio, l'indice dei libri proibiti, le raccolte epistolari, l'editoria del '700, gli studi... Vedi di più

Esame di Storia della stampa e dell'editoria docente Prof. L. Braida

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succedeva che quella definizione dei mestieri non esisteva ma è stata creata dopo, o meglio uno

stampatore stampava libri ma poteva anche possedere una libreria o stampare per conto di altri, il

cartolaio non vendeva solo libri, ma accettava ordinazioni.

Non possiamo definirli editori perché oggi colui che pubblica investe nella pubblicazione di uno o

più libri e non necessariamente ha una tipografia o libreria.

> Mentre gli annali sono bibliografie specializzate per anno, i tipografi vengono divisi per nome

degli stampatori (es. Manuzio), oppure, quando non esistono grandi personalità, per città (es.

stampatori di Venezia, di Lione etc.)

‘L’apparizione del libro’ di Febvre e Martin pubblicato nel 1958 a Parigi tradotto nel ‘78 in

italiano racconta la storia del libro a stampa, segna l’apertura a un nuovo modo di studiare la storia

del libro, visto che fino ad allora i libri erano stati studiati solo come veicoli di idee: con F. e M.

ecco che i libri vengono ora trattati anche merce, ne viene riconosciuta l’importanza anche dal

punto di vista economico di chi lo produce per la prima volta attenzione all’economia del libro.

Petrucci dice che F. e M. hanno fatto della nascita del libro a stampa un evento rivoluzionario,

mentre lui invece guarda all’evento come a qualcosa in continuità col manoscritto.

> Per tutto il ‘400 in Gran Bretagna in una sola città cioè Londra si diffonde la stampa, nel secolo

successivo si diffonde anche in altre città, ma Londra resta il luogo dove si pubblica il 90 % dei

libri; il mondo inglese si caratterizza per il fatto che c’è un’organizzazione voluta dai reali, una

compagnia degli stazionari che ha la privativa su tutti i libri che si stampano nel paese e che toglie

così il lavoro ai piccoli stampatori, non a caso la realtà inglese è quella che produce maggior disagio

perché l’attività tipografica resta concentrata nelle mani di pochi.

È il primo paese in Europa dove nascerà il diritto d’autore, che arriva da una situazione di troppo

disagio perché tutto è concentrato nelle mani di pochi.

Il problema del diritto d’autore non si pone in Europa prima del ‘700; ma come facevano allora gli

stampatori a essere protetti dalla pirateria editoriale?

L’unico modo era farsi dare la privativa di stampa, cioè quella protezione, anche per un certo

numero di anni, che uno stampatore domandava al sovrano o al governatore della città in cui

lavorava; essa gli permetteva di stampare in esclusiva per un certo tempo l’opera in questione: se un

altro stampatore si permetteva di pubblicarla, la sua stamperia poteva anche venir fatta chiudere.

Era dunque questa l’unica forma di difesa, per la quale i tipografi dovevano comunque pagare una

tassa allo stato; la privativa tuttavia non sempre era efficace, infatti, dato che era limitata allo stato

in cui era applicata, la stessa opera oggetto della protezione in uno stato poteva tranquillamente

essere stampata altrove negli altri stati confinanti. 10-10-16

Studio delle biografie dei tipografi, fatte sulla base di pochi indizi, che a volte si trovano nel

colophon, in altri casi oltre a questi indizi ricavati dai libri, abbiamo altre fonti, come gli atti

notarili, per conoscere meglio l’inizio delle attività dei tipografi Studi prosopografici, studio

singole biografie e confronto fra elementi comuni tra le vite di questi uomini.

Alcuni dei tipografi che emigravano dalla Germania hanno avuto successo, di altri invece non

possediamo più notizie sicché è possibile ritenere che non abbiano avuto fortuna nella loro attività.

Gli elementi fondamentali per avere successo erano tanti, oltre a intelligenza e preparazione

culturale, tra cui capacità di adattarsi al luogo in cui si inserivano e di scegliere i luoghi giusti.

Cercavano luoghi dove ci fossero delle scuole, e quindi persone alfabetizzate che sapessero leggere

i libri; alcuni fanno l’errore di cercare luoghi con università, dove tuttavia ci sono già gli

stazionariati e i tipografi, visti come potenziali concorrenti, non erano ben visti e avevano difficoltà

a inserirsi.

Poiché non conoscevano i luoghi dove andavano, come facevano a immaginarsi i lettori?

Si immaginavano i lettori che compravano i manoscritti, cioè gli avvocati, i medici, tutti coloro che

avevano bisogno di libri per svolgere il loro lavoro per questo andavano in città dove c’erano

tribunali, biblioteche e in città commerciali (es. Venezia e Roma).

Presenza di biblioteche private è un altro elemento importante, specialmente a Venezia con Aldo

Manuzio: per lui e altri prima di lui Venezia è una città che dispone di tantissimi patrizi che hanno

biblioteche ricche private e prestano i loro codici agli stampatori.

Anche le città sedi di corti, piccole o grandi che fossero, erano molto attrattive per i tipografi,

poiché la logica della corte era quella di promuovere il libro, come strumento per far pubblicità a un

mecenate: quando la stampa si afferma, tutti i libri cominciavano con una dedica in cui l’autore o il

tipografo si rivolgeva al mecenate che spesso forniva i soldi per pubblicare il libro. Andavano anche

nelle città con vescovati, poiché i tipografi si immaginavano che i vescovi avessero bisogno di

stampare scritti sacri per i fedeli o per usi religiosi Febvre e Martin dicono che la chiesa ha avuto

ruolo fondamentale nella diffusione della stampa: spesso erano i prelati a chiamare tipografi per

stampare dei libri.

La città di Lione in particolare nel ‘400 era nota per ospitare una fiera importante sul libro

manoscritto prima e a stampa poi, concorrente di quella di Francoforte.

Lione era un grande centro commerciale, una città strategica per gli stampatori perché aveva

rapporti con tante altre città.

Non sempre lo spostamento portava successo, la possibilità che andasse male era altissima.

Entrare in un’altra città con un’attività dove bisognava avere protezione era difficoltoso.

Sweynheym e Pannartz vanno a Subiaco, vicino a Roma, in un monastero benedettino, e lì

intraprendono l’attività tipografica stampando classici latini e cristiani come Lattanzio, dopo

qualche anno si rendono conto che quello era un posto troppo isolato, decidendo di spostarsi a

Roma.

Quasi nessuno dei 100 tipografi tedeschi che arrivano in Italia ce la fa da solo, hanno successo

quelli che trovano dei soci nei cartolai italiani o francesi con cui iniziare l’attività: i soci davano

denaro per acquistare la carta e il luogo dove poter stampare.

Nei primi anni di stampa molti stampatori che vengono in Italia si immaginano lettori italiani

desiderosi di classici latini, ma già negli ’70 c’è una prima crisi di produzione, poiché molti dei libri

dei classici latini non vengono venduti dato che tutti li stampavano.

> La produzione diventa eccessiva anche perché c’è ancora la concorrenza del libro manoscritto. I

primi libri a stampa cominciano direttamente dal testo, non hanno il frontespizio che manca Il

primo frontespizio della storia del libro è di un calendario del 1476 stampato a Venezia, mentre il

già citato Psalterium stampato a Magonza (1457) da Fust e Schoffer fu primo libro con colophon,

contenente indicazione del nome dei tipografi.

Cos’ha di nuovo e diverso il frontespizio?

Intanto il titolo del libro è un po’ lunghetto, non è un vero titolo, più un sunto di quello contenuto

nel libro oltre al nome dell’autore, con la xilografia erano fatte delle decorazioni.

Nel 1476 a Venezia si producono così tanti libri che i cartolai veneziani non sono più in grado di

rispondere così velocemente alle richieste dei lettori, e usano le tavolette xilografiche.

Il processo di adornare il libro a stampa come se fosse un manoscritto procede con miniature,

decorazioni fatte a mano oppure con utilizzo di xilografie. Spettava al rubricatore il compito di

inserire la lettera in rosso. Non tutti i libri stampati dal 1476 avevano il frontespizio, occorrerà del

tempo per questo. I primi tipografi che mettono il frontespizio fanno un testo molto lungo, ci vorrà

del tempo perché si intuisca che il titolo dovesse essere breve.

Per molto tempo i dati del frontespizio erano inseriti nel colophon. I tipografi sono anche editori,

spesso finanziano loro le proprie stampe.

> Il successo è legato a un altro elemento fondamentale: il tipografo tedesco doveva studiare gli stili

di scrittura del luogo in cui andava. C’era collegamento fra consuetudini locali e scritture, il

tipografo doveva informarsi sugli stili di scrittura più in voga in quella città.

I testi classici latini e greci erano stampati nel carattere littera antiqua, che gli umanisti pensavano

riprendesse lo stile di scrittura antico, e questa considerazione gli arrivava dal fatto che tale carattere

fosse stato impiegato nei codici di età carolingia, che gli umanisti reputavano erroneamente fossero

molto più antichi (si tratta di un errore di valutazione).

La bibbia di Gutenberg era invece scritta in carattere gotico, che era utilizzato in Germania e non

era molto noto in Italia.

L’Italia è con la Germania il paese dove si producevano più incunaboli; ci sono moltissimi tipografi

tedeschi che vedono nell’Italia il luogo ideale per andare a lavorare.

Gli stampatori tedeschi però non azzeccano né la scelta del carattere (gotico, inusuale per i classici

antichi) né del formato.

Nella tradizione manoscritta, la scrittura gotica si usava nei testi medico-scientifici, nei libri di

natura teologica e i codici giuridici, e i primi tipografi rispettano questa tradizione, mentre stampano

in carattere romano i testi umanistici e i classici latini.

Libri umanistici: si intendono due tipologie diverse, cioè i classici latini e greci, e i libri degli

umanisti contemporanei come quelli di Bembo o Poliziano. 11-10-16

‘La mano dell’autore la mente dello stampatore’ di Chartier, uno dei più grandi storici del

nostro tempo, insegna negli USA.

È il primo ad occuparsi di collane popolari, cioè destinate a tutti i ceti sociali; in Francia a partire

dal ‘500 c’è una collana Biblioteca Blu, fatta di almanacchi, libricini che avevano molto spesso una

copertina blu. Ha lavorato su due elementi: nella tradizione degli studi sulle collana popolari c’era

sempre l’idea che questi libri fossero per i ceti più bassi, lui però ha scoperto che questi libri

cosiddetti popolari erano presenti anche nelle biblioteche più colte; sono libri iperclassisti,

ritrovabili in tutte le classi sociali, che cioè avevano più di un pubblico solo.

L’altro elemento su cui ha lavorato è l’idea che i libri della B.b. fossero specchio della cultura

popolare e come tale immobile, statica, senza innovazioni, ma non era così: la cultura cambiava

attraverso i secoli assorbendo info tecniche e scientifiche provenienti da altri studi.

Si tratta perciò di libri di larga circolazione, termine più ampio, indicava che questi libri

arrivavano a chiunque volesse acquistarli di qualsiasi livello sociale, ‘cultura al plurale’.

L’obiettivo dello storico secondo Chartier è ascoltare il passato con gli occhi, cioè lo storico deve

essere sensibile e comprendere le eredità accumulate in tanti secoli e le discontinuità che segnano le

diverse culture, seguendo la tradizione di Le Annal rivista nata nel 1929 da Febvre: storia come

analisi di fenomeni sociali, economici e culturali.

Ha saputo dialogare con altre discipline e prenderne elementi chiave per lo storico, soprattutto

riconobbe importanza epistemologica a discipline che la storia aveva spesso considerato ausiliarie,

marginali come la paleografia.

Ci sono due personalità che sono stati suoi grandi maestri, cioè Armando Petrucci, paleografo

italiano, ideatore del concetto di cultura grafica: ogni società produce cultura grafica che va

studiata con attenzione da chi è stata prodotta, e per chi l’ha prodotta.

L’altro è Donald Mckenzie, bibliografo storico della lett. inglese nato in Nuova Zelanda, riservò

attenzione al concetto di testo esteso al massimo.

La sua opera più importante è Storia dell’editoria francese, storia nazionale dal medioevo fino ai

nostri giorni, scritto tra ‘82 e ‘86 in 4 volumi, ha dato avvio ad altre storie dell’editoria in altri paesi

nel mondo, è stato l’avvio di un percorso che ha reso possibile il confronto delle storie del libro

internazionali. I suoi studi hanno dato apertura alla storia della lettura, prima i lettori non erano

presi in considerazione.

Negli anni ’90 Chartier ha cominciato a individuare le fonti e poi ha cominciato a lavorare con

quegli studiosi sulla storia della ricezione.

Donald Mckenzie scrive che la lettura è condizionata dal modo in cui sappiamo leggere, dal luogo

ma soprattutto dal supporto fisico, cioè dagli aspetti materiali del libro.

Nel 1995 viene pubblicata la prima Storia della lettura nel mondo occidentale a cura di

Guglielmo Cavallo e Roger Chartier: dall’antichità fino ai nostri giorni, è uno dei capisaldi della

storia occidentale. È stata un’opera fondamentale, rappresentava un concetto nuovo, nessuno prima

aveva pensato si potesse fare una storia della lettura; tipo di attenzione che necessitava di avere

competenze molto complesse e la modernità, l’elemento innovativo di questi libro sta nella frase di

Chartier “non tutte le fratture nella storia della lettura stanno nelle innovazioni tecnologiche”

sono intervenuti altri elementi, come l’aumento dell’alfabetizzazione e l’aumento di lettori: la

maggior domanda di libri fa cambiare produzione dei libri.

La lettura non è atto astratto ma un’azione concretissima, si concretizza in pratiche di lettura, in

luoghi dove si legge, attenzione alla lettura ad alta voce così come alla lettura silenziosa.

Questa sensibilità alle modalità in cui si legge oggi è attualissima, noi stiamo vivendo una grande

trasformazione nell’accesso ai testi, con la comparsa dei supporti elettronici oltre alla carta. È

necessario storicizzare ogni edizione, perché ognuna racconta l’evoluzione del testo e

l’atteggiamento che il lettore ha avuto nell’accesso a quel testo. Bisogna sempre risalire alle prime

edizioni ma non accontentarsi, e studiare la storia di tutte le edizioni.

Spesso i registi teatrali si vedevano pubblicare i testi delle loro opere da parte di stampatori contro

la loro volontà. Era un fenomeno molto diffuso e dava origine a molte edizioni. L’autore quando

vedeva che circolavano queste edizioni, spesso sbagliate, allora scriveva la sua edizione e la portava

a far stampare. Molti lettori venivano a conoscenza di una certa opera solo attraverso quelle edizioni

“rubate”, per questo vanno comunque anch’esse tenute in considerazione.

Forma fatiche all’interno dei libri, sono segnali, le formule in cui chi scrive si rivolge ai suoi lettori,

sono gli indici di oralità, si ritrovano spesso nella B.b.

Inscrivere e cancellare e La mano dell’autore sono due libri di Chartier, l’ultimo ha anche tema

della perdita perdere testi scritti nella cultura europea significa perdere parte della propria identità.

Come si fa a recuperare?

Bisogna non trascurare nessuna edizione, non considerare insuperabili i supporti elettronici.

Chartier si occupa di supporti che non esistono più ma di cui sappiamo esistenza attraverso fonti

letterarie, per es. nel don Chisciotte si parla di librillo de memoria: nessuna traduzione ha saputo

spiegare cosa volesse dire realmente Cervantes con quell’espressione.

In castigliano esiste la voce librillo de memoria, significa libretto che si usava portare in tasca con

pagine bianche coperte da particolare rivestimento che, in caso di ripensamento, permetteva la

riscrittura e la cancellazione; altro es. nell’Amleto di Shakespeare sono citate le tables of my

memory, che probabilmente erano qualcosa di simile a quello citato da Cervantes, erano tavolette

vendute insieme al calendario annuale dai cartolai.

La scrittura non è sempre qualcosa che resta ma al contrario anche la scrittura è qualche cosa di

labile, che somiglia alla nostra memoria, e questa continua paura della perdita e della dimenticanza

percorre molte pagine letterarie dell’Europa moderna, è una consapevolezza vera, per cui i testi

vanno studiati conservati perché restino nella nostra memoria collettiva.

Negli anni ‘70 campagna di microfilmare i giornali di carta per conservare per sempre i quotidiani,

ma in realtà il microfilm è pellicola che dopo pochi anni si altera. 13-10-16

Dialogo, modo del testo e modo del lettore sempre presente nelle opere di Chartier; il lettore è

sempre nella testa dell’autore e dell’editore, è un personaggio sempre presente nell’idealizzazione

di un testo.

Concetto di appropriazione: interpretazione personale che ogni lettore dà di un testo, capacità o

incapacità di cogliere un senso nel testo, proprio Chartier negli anni ‘80 sostenne riguardo alla storia

della stampa bisognasse interessarsi anche al pubblico, al lettori e non solo agli autori. La ricezione

di un testo è aspetto importante per Chartier, considerando non solo lettori individuali ma anche

comunità.

Modalità di trasmissione del testo esso non va studiato solo come insieme di parole, ma a

condizionare la ricezione del testo c’è anche la modalità di trasmissione.

Chartier sottolinea lo spostamento di significato: un testo, es. Don Chisciotte, può avere diverse

edizioni volute dall’autore con discontinuità, slittamento di significati la tradizione letteraria ci ha

illusi che i testi fossero immutabili, in realtà non lo sono ma sono plurimi, pieni di spostamenti di

significati. Esiste un processo di continua trasformazione del testo che va messo in relazione al

tempo in cui un testo è stato scritto e letto.

Chartier ha dialogato con storici della letteratura, anche lanciando una forte critica nei confronti

della letteratura.

A mano a mano che la stampa si diffonde, le tipografie per essere concorrenziali cercano di avere un

correttore – cfr. editor - la cui presenza garantisce che il testo sia più curato.

Quando si studia un’edizione bisogna tenere conto di queste competenze professionali tutte

importanti. Es. Bussi, vescovo di Aleria, specializzato nell’edizione di testi classici e strettamente

legato a S. e Pannartz. Dalla sua attività di correttore-umanista emerge che non si occupava soltanto

di confrontare manoscritti diversi per preparare l’edizione di un testo, ma ne curava anche gli indici,

le appendici e le traduzioni.

Raramente è presente l’autore nelle pubblicazioni, ci sono pochi casi in cui egli si occupa della

stampa spesso il testo si trasforma in libro senza la presenza dell’autore.

È nella stamperia che si decide la qualità dei testi.

> Vanno storicizzate tutte le tipologie di materialità, tutte le edizioni anche quelle meno importanti

che hanno comunque avuto un mercato, anche quelle edizioni pirata, cioè uscite senza volontà

dell’autore, come accadeva nell’editoria teatrale.

Prima edizione (Madrid, 1605) del Don Chisciotte, è la editio princeps, l’autore segue da vicino la

pubblicazione ma non si accorge di un errore: in un capitolo, il 25esimo, Cervantes racconta che a

Sancho è stato rubato l’asino, fino a quando nel 42esimo capitolo l’asino riappare: com’è possibile

se gliel’avevano rubato? Cervantes, dopo che la prima edizione è già uscita, si accorge leggendo il

testo di questa incongruenza, così prepara una seconda edizione, aggiungendo due brevi racconti in

cui viene spiegato come Sancho abbia ritrovato l’asino rubato, MA si dimentica di correggere la

prima frase di un capitolo: è un’altra incongruenza più piccola sempre dovuta al furto dell’asino.

Nel frattempo uno stampatore di Bruxelles decide di pubblicare l’opera di Cervantes, a sua insaputa,

correggendo tutte le incongruenze.

Nel 1608 a Madrid viene fatta una terza edizione voluta dall’autore uguale alla seconda.

Problema di tipo filologico e anche epistemologico: il testo non è fissato ma è mobile, instabile,

malleabile, tant’è che lo stampatore di Bruxelles lo corregge a suo piacimento.

Non bastano le competenze legate alla filologia, ma occorre anche attenzione a non trascurare il

fattore umano: le variazioni del testo sono sempre possibili dal momento che la pubblicazione è un

processo collettivo.

Nelle stamperie c’è molto lavoro e i compositori, che sono pochi, devono avere ritmi molto rapidi

per cui spesso leggono il testo cercando di memorizzare alcune frasi ma così facendo si dimenticano

delle parole.

Mckenzie ha scritto sulla stamperia dell’università di Cambridge e sui libri pubblicati da essa,

prestando attenzione al lato umano, difatti avendo trovato gli archivi ha potuto ricostruire quanti

compositori lavorassero al giorno e su quanti libri.

Molti autori temono che lettere personali che hanno scritto vengano intercettate dagli stampatori e

pubblicate a loro insaputa diventando dei libri, e questo timore fa sì che spesso gli autori anticipino

loro stessi con una loro edizione quello che il mercato comunque farebbe.

Alfieri nel ‘700 dice che all’autore basta inchiostro e carta oltre alla sua sensibilità, mentre l’artista

ha una vita più dispendiosa; un autore per essere tale non deve farsi più proteggere da un mecenate

altrimenti perderebbe la sua libertà.

Cervantes e Shakespeare sono i due autori più significativi della letteratura europea secondo

Chartier che lavora soprattutto su questi due, ricostruendo una condizione complicata per chi

pubblicava opere teatrali, la cui maggior parte nel frontespizio raramente recava il nome dell’autore,

infatti per le opere di S. non si faceva il suo nome ma quello della compagnia, del teatro e del luogo

di rappresentazione e davanti a chi era stata rappresentata.

a

Es. 4 edizione di King Lear nel frontespizio indicava che l’opera era stata rappresentata nel 1608

davanti al re nella notte di S. Stefano.

Solo dopo la sua morte, il nome di S. comparirà sulle sue opere e guadagnerà fama nazionale.

Nel mondo del teatro contava di più chi rappresentava l’opera, chi la dirigeva piuttosto che l’autore,

e contava molto per chi era stata rappresentata l’autore nel suo ruolo fa fatica ad emergere, nel

teatro soprattutto.

Altro elemento importante per le opere teatrali è che spesso venivano presentate come se fossero

state scritte a più mani, es. Goldoni.

Solo quando l’autore comincia ad avere successo l’individualità dell’autore viene notata

dall’editoria.

Questo libro ci insegna che occorre conoscere bene il mondo sociale, economico, giuridico, in cui

gli autori operano ed è importante capire che quello che vivono autori nel ‘500-‘600 è diverso da

quelli del ‘700, quando compare il diritto d’autore, la proprietà letteraria dell’autore. Nel 1710 con

l’atto della regina Anna c’è il riconoscimento del copyright. 17-10-16

L’apparition du livre (1958) di Lucien Febvre e Henri-Jean Martin.

Classico della storia del libro, ha cambiato la storia della disciplina: il libro viene considerato per la

prima volta come merce “un testo che ha portato il libro sulla terra”.

Tradotto in italiano nel ‘77, in realtà già nel ‘71 nuova edizione in francese con leggere modifiche,

l’edizione italiana del ‘77 si ispira proprio a quella francese del ‘71.

Lucien Febvre (1878-1956) scriveva per Les Annales rivista avviata nel 1929.

Morto nel ‘56, il libro (del ‘58) è quindi un omaggio alla sua persona: F. aveva chiamato uno dei

suoi allievi a cui aveva proposto di scrivere il libro, cioè Martin.

Henri-Jean Martin (1924-2007), a cui va attribuita effettivamente la produzione dell’opera,

il progetto per cui F. chiama Martin era studiare il libro nei primi 300 anni successivi alla nascita

della stampa. Il titolo suggerisce un’attribuzione di grande importanza alla stampa.

Nel Rinascimento e nell’età delle rivoluzioni il libro ha veramente influito nei mutamenti sociali in

atto in questi tre secoli.

Un titolo alternativo potrebbe essere: Il libro al servizio della storia libro non solo come oggetto da

venerare perché su di esso sono stampate idee degli intellettuali, ma anche oggetto che ha cambiato

la storia.

Se Gutenberg risuscitato fosse entrato in una stamperia negli anni in cui Luigi XVI cominciava a

regnare in Francia (‘700) si sarebbe trovato a suo agio non era cambiato nulla per quanto

riguardava il sistema di stampa dei libri e l’attività dello stampatore.

Qualcosa stava cambiando nel modo di lavorare degli storici. Già in quegli anni c’era un’idea di

considerare la stampa come invenzione rivoluzionaria che ha cambiato l’umanità: un’ opera del ’45

di uno studioso britannico di letteratura fa riferimento alla stampa come a qualcosa di fondamentale

prima di F. e M. Paragone stampa-polvere da sparo e bussola.

Nel ‘62 Marshall Mcluhan sociologo americano pubblicò La galassia di Gutenberg riflettendo sui

cambiamenti portati dalla stampa. Il suo libro parlava secondo una prospettiva diversa rispetto a

quella degli studiosi europei; la domanda era come la stampa avesse cambiato il modo di lavorare e

pensare delle persone (cfr. libro ‘Nativi digitali’).

Prima del ’58, le persone che si occupavano dello studio del libro erano bibliotecari, incunabolisti,

persone che guardavano ai libri come a oggetti artistici.

Una cosa che interessava agli storici del libro ante F. e M. era descrivere questi libri così che

potessero essere catalogati nelle biblioteche, capire come diverse edizioni di un testo erano

cambiate per interventi dell’autore.

Altro interesse era ricostruire gli annali tipografici, ossia tutti i libri pubblicati in una determinata

città a partire dall’età di Gutenberg oppure tutti i libri pubblicati dallo stesso tipografo come Aldo

Manuzio. Sono strumenti importantissimi, ma non davano idea complessiva dell’evoluzione della

società concentrandosi su una sola città o un solo stampatore.

La storia del libro è diventata patrimonio comune di tante discipline umanistiche, fra cui la

letteratura.

Caratteristiche di questa nuova storia del libro: libro considerato come oggetto di scambio

economico, attenzione alle condizioni giuridiche della pubblicazione, alle dinamiche societarie al

momento della costituzione dell’associazione fra tipografi, attenzione alla geografia.

Da questo libro nacquero altri studi di Martin sempre sulla storia dell’editoria francese: da lui hanno

preso spunti anche storici italiani.

Cap I La comparsa della carta in Europa prima del ‘300 libri scritti utilizzando papiro e poi

pergamena, pelle dell’animale trattata perché possa ricevere inchiostro.

Invenzione della carta risale al ‘200-‘300, è precedente all’invenzione della stampa.

Cap II Difficoltà tecniche e loro soluzione una tecnica di impressione delle pagine scritte esisteva

già in Asia prima dell’invenzione di Gutenberg, era tecnica xilografica con incisione su legno no

caratteri mobili che aveva un costo maggiore. L’innovazione dei caratteri mobili fa sì che le pagine

possano essere scomposte e ricomposte, il tipografo prima invece aveva bisogno di un tot di

caratteri e doveva ogni volta conservare il suo materiale senza poterlo però più riutilizzare. Nei

paesi asiatici c’è un utilizzo maggiore di illustrazioni che erano incise sulla stessa lastra insieme al

testo, mentre in occidente un’illustrazione aggiuntiva al testo era una spesa in più, per questo ce

n’erano di meno.

Cap III La presentazione del libro descrizione dei diversi formati e dei tipi di testi che potessero

contenere. Interazione fra società e chi propone libri.

Cap IV Il libro, una merce crisi economiche e risposte alla crisi degli stampatori (es. Venezia fine

del ‘400.

Cap V Nel mondo del libro attività dello stampatore

Cap VI Geografia del libro spostamenti degli stampatori tedeschi nelle città europee

Cap VII Il commercio del libro

Cap VIII Il libro, questo fermento numeri, statistiche che danno indice dell’aumento dei libri in

circolazione nella società.

Negli anni successivi alla pubblicazione le recensioni non sono favorevoli, ma a distanza di anni

quando comincia a essere tradotto all’estero si apre un dibattito su scala mondiale a cui partecipa

anche l’Italia con Armando Petrucci, paleografo, che si interessa a quello che lui chiama la cultura

grafica di un popolo. Nel ’77 vuole che anche gli studiosi italiani capiscano che la disciplina si sta

evolvendo per merito di studiosi come F. e M. e pubblica Libri e editori e pubblico nell’Europa

moderna. Guida storica e critica. 18-10-16

1. C’è vasta produzione di bibbie e libri religiosi per tutto il ‘400: la bibbia è un libro

particolarmente importante per gli stampatori, che stampano così un libro già molto richiesto

da manoscritto, oltre a libri giuridici, filosofici della tradizione medievale; gran parte di

questa produzione è caratterizzata dal fatto di essere scritta in latino.

2. Editoria umanistica : s’intendono due tipologie di libri, cioè classici latini e greci e opere di

umanisti del ‘400 come Marsilio Ficino; l’editoria umanistica cresce soprattutto in Italia e in

Francia ma anche nella città di Basilea. Quindi l’att. editoriale per quanto riguarda l’editoria

umanistica cresce a partire dalla fine del’400.

3. Il terzo gruppo sono i libri di larga circolazione, che potevano essere letti anche da chi non

aveva molta cultura e che costavano meno degli altri perché stampati in forma più rozza su

carta meno costosa, poco curati dal punto di vista tipografico, molti erano legati alle

professioni: si trattava di libri per imparare segreti del mestiere.

es. circolavano libretti sui diversi mestieri, dal falegname al panettiere, libri dei segreti per

curare malattie dei bambini, sono di piccolo formato e ripetono la tradizione manoscritta già

diffusa, erano anche libri di formule magiche, di ricette, astrologici, come anche almanacchi,

calendari.

Il primo gruppo dell’editoria in latino è il gruppo più grande, percentuale più importante per

tipografie europee del ‘400, la voce più importante è quella delle bibbie.

Gradualmente i tipografi mettono nei loro cataloghi quei libri (es. teologici, giuridici) che prima

erano prodotti esclusivamente dagli stazionariati e poi progressivamente vengono pubblicati anche

dai tipografi.

La maggior parte degli stampatori stampa in latino (che è l’80% della produzione) sicché i libri

possono avere commercio internazionale: il libro in latino è per antonomasia potenzialmente

vendibile in tutta Europa, per questo gli stampatori lo abbandonano difficilmente perché costituisce

fonte di sicuro guadagno.

Si trattava di libri vecchi, manoscritti che circolavano nel ‘300 e inizio ‘400, per es. il libro del

giurista Pietro Lombardo, che viene stampato in moltissime edizioni (XII secolo) molto utilizzato

dalle università e fuori da esse dai giuristi, per questo gli stampatori lo propongono spesso in quanto

libro già importante.

Nel ‘400 ci sono centri importanti per l’editoria in latino, ci sono alcuni tipografi di Basilea che si

specializzano in testi giuridici, es. Kessler, uno stampatore che si fa notare in Europa poiché

pubblica Lombardo e cura queste edizioni tanto da riuscire a esportarlo in tutta Europa.

Alcuni stampatori cominciano a ritagliarsi un piccolo mercato individuale specializzandosi, è il caso

di Kessler. Anche quando si specializzano, i libri possono avere mercato internazionale, es. i libri

giuridici stampati a Basilea sono esportati in tutta Europa.

Le bibbie in latino costituiscono la voce del mercato editoriale più importante in tutta Europa;

Sweynheym e Pannartz pubblicano nel 1471 una bibbia in latino, dato che la bibbia è best seller e

considerata tale da molti tipografi; troviamo poi tante traduzioni in volgare delle bibbie, in italiano

tedesco e francese, e questa possibilità aprirà nuovi mercati importantissimi.

Da noi la bibbia è molto diffusa fino a metà del ‘500 mentre dal 1559 in poi c’è un crollo, non si

stampano più bibbie in volgare, perché nel ‘59 c’è il primo Indice dei libri proibiti che cambia

profondamente la cultura italiana: opere di grande diffusione come le bibbie in volgare diventano

proibite perché la chiesa cattolica ne teme la libera interpretazione del lettore la quale porta

all’allontanamento dai dogmi, a forme di eterodossia. Questa proibizione resta fino a metà ‘700,

solo da allora la chiesa riconsentirà ai lettori di leggerla in volgare, mentre in Spagna la bibbia in

castigliano viene reintrodotta solo alla fine del ‘700.

La chiesa si prefiggeva di controllare le letture degli incolti o idioti perché potevano interpretare

elementi teologici importanti in maniera eterodossa.

> Il secondo gruppo è importantissimo soprattutto per produzione italiana: gli stampatori italiani

sono riconosciuti in tutt’Europa per la capacità di produrre tanti autori classici, l’Italia è il paese

simbolo dell’Umanesimo e Rinascimento. L’editoria umanistica è assai importante in Italia, così

tanto che diventa un settore in cui c’è sovrapproduzione soprattutto nei primi anni. succede

questo a S. e P.: ci sono troppi libri che restano invenduti, troppi stampatori italiani stampano

classici latini, e S. e P. dovranno chiudere la loro attività proprio per questi problemi.

C’è dunque un primo segnale di tracollo e sovrapproduzione, è la crisi degli anni ’70, da quel punto

gli stampatori si rendono conto di non poter contare su un solo ambito ma devono diversificare la

loro produzione: si dimostrerà una strategia vincente -per quelli che ce la fanno- quella di distribuire

la produzione nei tre ambiti.

C’è anche una diversificazione linguistica i libri vengono pubblicati in lingua diversa dal latino.

Molti libri vengono destinati ai mercanti, agli artigiani, che non avevano bisogno di libri in latino

ma di libri semplici in volgare da utilizzare per il loro mestiere.

 il mercato quindi si riorganizza in ambiti linguistici e tematici diversi.

Anche i libri da sempre pubblicati in latino vengono pubblicati in due lingue per ampliare il

pubblico di clienti raggiungibile, come La nave dei folli di Brant pubblicato in latino e nelle lingue

nazionali.

> Il terzo gruppo si amplia grazie al fatto che le lingue nazionali si diffondono.

Es. In Francia Lione e Parigi si stampa in due tipi francese, in Germania gli stampatori usano due

tipi di tedesco diversi nel nord e nel sud rispettando la lingua locale.

In base a queste scelte Lione è potuta crescere su due fronti: da una parte libri umanistici in latino e

dall’altra libri di grande circolazione in volgare francese, con numero straordinario di stampatori

che investivano in questo ambito, arrivando a poter competere con Parigi e diventando così un

grande centro tipografico, così importante da essere il luogo dove sono avvenuti i primi scioperi, ad

opera proprio dei tipografi.

Nel macro-genere dei libri di grande circolazione troviamo gli almanacchi che avevano

grandissimo mercato, i poemi cavallereschi che per facilitarne la lettura vengono pubblicati in

modo semplificato; si tratta comunque di libri che hanno circolazione a più livelli, dato che si

trovano nelle biblioteche e presso venditori ambulanti, e sono libri che sia vengono letti da chi ha

una cultura minima sia li ritroviamo sugli scaffali di biblioteche di persone di cultura elevata per

questo si usa termine libri di grande circolazione, e non popolari.

> L’editoria umanistica interessa molti paesi europei, soprattutto l’Italia, dove opera il primo grande

esempio di editore umanista: Aldo Manuzio.

Il più grande umanista del ‘400, Erasmo da Rotterdam, olandese, fu uno dei primi a costruire il

suo ruolo di autore grazie alla stampa, in cui credeva tanto al punto da intrattenere rapporti

privilegiati con chi si occupava di stampare le sue opere.

Erasmo scrisse gli Adagia: raccolta di proverbi latini e greci pubblicata per la prima volta a Parigi

nel 1500, si inserivano nella tradizione umanistica dei libri dei loci communes, cioè dei libri che

raccoglievano frasi celebri di grandi autori, ad esempio citazioni tratte dalle opere di Cicerone

sull’amicizia, vecchiaia, amore etc. I libri dei loci communes erano insomma raccolte di frasi scritte

da autori famosi soprattutto della classicità, molto utili per chi scriveva di mestiere, per diplomatici,

capi di stato e gerarchie ecclesiastiche.

Erasmo conosceva perfettamente le opere latine e greche, avendo avuto la fortuna di poter girare le

biblioteche di amici umanisti, e concepisce gli Adagia come opera di sintesi della cultura classica.

È una raccolta che lui aggiornerà continuamente nelle varie edizioni: dagli 800 proverbi della prima

fino a quella curata da Manuzio del 1508 che ne conterrà il doppio. Difatti, lui continua a

raccogliere materiale che mette da parte per riutilizzarlo nelle edizioni successive, fino all’ultima

edizione del 1536 prima della sua morte.

Nel 1507 egli scrive una lettera ad Aldo Manuzio, dicendogli di voler venire in Italia per scrivere

una nuova arricchitissima edizione degli Adagia, ritenendo che il luogo più adatto e rinomato in

Europa dove andare per poterlo fare fosse proprio la sua stamperia a Venezia.

E’ una lettera del 28-11-1507, fonte importantissima.

Aldo Manuzio aveva introdotto per la prima volta nell’editoria il greco, compiendo un’operazione

molto importante nell’utilizzare codici greci, visto che molti intellettuali greci avevano lasciato la

propria patria dopo la caduta di Costantinopoli ed erano venuti a Venezia per cercare lavoro.

Manuzio era già punto di riferimento a Venezia, poiché nel 1507 era stato il primo a puntare sul

greco oltre che sul latino, Aldo aveva avuto possibilità di accedere ai codici antichi delle famiglie

veneziane più importanti con cui era entrato in contatto (Manuzio non era veneziano), accedendo a

biblioteche ricche di codici greci arricchite dall’arrivo degli esuli greci e cretesi: Manuzio colse

l’occasione per venire a contatto con umanisti che parlavano il greco come Angelo Poliziano,

facendo diventare la sua stamperia un punto di riferimento anche per la lingua greca. Infatti

stampare in greco era qualcosa che alcuni tipografi italiani avevano già cominciato a fare, ma questi

avevano stampato pochissimi libri al di fuori di Omero: non si conosceva nulla della filosofia e

delle scienze in greco se non per traduzione latina. Manuzio però si rifiuta di pubblicare opere che

non fossero in latino anche in originale c’è un cambiamento concettuale.

Così egli fece fare un carattere greco da un artigiano investendo molto denaro.

Nella lettera di Erasmo a Manuzio il primo riferendosi al mestiere del secondo parla di una

“Dottrina tutt’altro che comune”, perché nessun stampatore era anche umanista.

Manuzio invece prima di cominciare l’attività di stampatore era stato insegnante privato di lingue

antiche dei rampolli delle corti italiane, dunque lui stesso era uno studioso, un umanista, aveva

scritto un libro di grammatica greca per le sue lezioni private. A un certo punto dà una svolta alla

sua vita, lui, che era di Bassiano vicino a Roma, (in realtà si non si soffermava mai a lungo nel suo

paese natale in quanto era un uomo itinerante spostandosi sempre di corte in corte), quando arriva a

Venezia, non sa stampare, ma si mette in società con uno stampatore professionista, faceva l’editore

e sceglieva i collaboratori, ritagliandosi un ruolo da intellettuale nel mondo dell’editoria.

Ecco perché Erasmo dice così, gli riconosce il fatto di essere un umanista prima di essere uno

stampatore, e tratta Manuzio come se fosse un suo pari.

Venezia è già un centro importante dell’editoria e Aldo lo sceglie non a caso, ma proprio perché era

il luogo più attivo dell’editoria italiana.

Comincia la sua attività di stampa nel 1494: non essendo lui di Venezia, era fondamentale che

trovasse persone del luogo con le quali fare la società, che fonda con uno stampatore veneziano già

affermato cioè Andrea Torresani, di cui Aldo sposerà la figlia. Fondare una società con questo

grande stampatore, tuttavia, non risolveva i problemi tecnici, dato che serviva del capitale, sicché i

due trovano un terzo socio, figlio di un ex-doge, e quindi appartenente a una famiglia patrizia

veneziana molto importante, la famiglia Barbarigo, che mette gran parte del capitale per la società.

Manuzio stampa moltissimo in lingua greca sin dall’inizio: è una strategia che aveva in mente sin da

subito quella di proporre testi in greco, perché sa benissimo che tutti già stampavano in latino e

proprio per questo lui non si cimenta in questo mercato almeno in un primo momento, mentre in

seguito produrrà anche lui classici latini.

Comincia nel ’94 e fino al ‘98 pubblica quasi esclusivamente testi in greco.

Si fece riconoscere come l’editore umanista per eccellenza, portando alla luce autori greci mai

pubblicati in Europa: questo fa di lui un Ercole come leggiamo anche dalla lettera di Erasmo.

20-10-16

Qualcun altro prima di Manuzio si era già cimentato nella stampa in greco ma senza quell’ampiezza

di orizzonti di Aldo, quella capacità di scegliere buoni autori; egli vantava una preparazione

umanistica che gli consentiva di fare scelte giuste, e si circondava di uomini che condividevano lo

stesso sogno di portare alla luce buoni autori. Era un mondo, il suo, fatto di tanti collaboratori: a

Venezia arrivavano tanti fuoriusciti greci su cui Manuzio poteva contare.

Nell’edizione del 1508 degli Adagia (una sorta di antologia del classicismo greco-latino) la prima

riga del frontespizio contiene il nome dell’autore Erasmo (è cancellato, dato che verrà messo

nell’indice dei libri proibiti e quindi censurato).

Erasmo era andato a Venezia per rinnovare il suo libro, infatti ne raddoppia i proverbi: in quei mesi

a Venezia lavora nella biblioteca, nella stamperia di Aldo dove trova codici, studiosi che gli danno

suggerimenti su come migliorare il suo libro.

L’ancora e il delfino diventano il simbolo di Aldo Manuzio, sono la rappresentazione grafica del

motto, della marca tipografica di Manuzio, a cui Erasmo dedica una parte della nuova edizione

degli adagia, inserisce dei proverbi che riguardano anche Manuzio, lasciando tracce quindi della sua

permanenza a Venezia.

 es. herculei labores le fatiche di Ercole: Erasmo racconta il perché esista questo modo di dire

prendendo spunto dalla mitologia greca e, a un certo punto della descrizione, afferma che il lavoro

che lui si accinge a fare è una grande impresa come una delle fatiche erculee, che è stata resa

possibile dall’aver potuto usufruire di un luogo straordinario, la biblioteca più ricca e servita, cioè

quella aldina.

Insomma, praticamente nel bel mezzo del motto delle fatiche di Ercole lui racconta il suo lavoro di

dare vita alla sua opera grazie all’aiuto prezioso di Manuzio.

Proseguendo, spiega poi che il suo lavoro di ‘tirare fuori’ citazioni dai testi classici non è affatto

facile come invece accusavano i suoi critici: egli compie una selezione all’interno di un patrimonio

artistico letterario, cercando i migliori. Si capisce che quando parla di ercole Ersamo parla di sé

stesso, lui che ha affrontato una mole di lavoro così grande da solo.

Tornando all’ancora e il delfino, sono la rappresentazione del motto festina lente (=affrettati

lentamente) quasi un ossimoro, è il motto 1001 dell’edizione del 1508 degli Adagia, era il motto

che caratterizzava la marca di Manuzio. Erasmo racconta l’origine di questo motto in un modo

straordinario, facendo un’operazione di mitizzazione di Aldo.

Manuzio non usa subito questa marca, nel’94 non c’è ancora, si vede per la prima volta nel 1502,

quando Aldo pubblica un’antologia di poeti cristiani in latino, con la

quale si fa conoscere come stampatore in possesso di una sua marca

editoriale, in un momento in cui gli stampatori avevano cominciato

ad usare simboli, accompagnati da motti, per differenziarsi l’uno

dall’altro. Erasmo, così, dice di aver trovato per la prima volta quella

frase, festina lente, nella commedia di Aristofane I cavalieri: in greco

il motto in realtà risultava speude takeos (affrettati velocemente)

solo in seguito verrà trasformato nella forma ossimorica che era

appunto festina lente, affrettati lentamente.

Erasmo analizza anche il suo valore dal punto di vista etico il motto

insegnava una lezione che tutti i futuri principi, governanti dovevano

imparare, cioè che la fretta e l’ostinazione provocano più danno che

vantaggi: gli Adagia, infatti, erano utilizzati nelle scuole, in quanto

contenitori di forti insegnamenti morali. Erasmo procede poi per

esempi, parlando di uomini il cui temperamento impulsivo arrecò loro dei danni, e di uomini al

contrario che seppero contenersi e aspettare il momento giusto, es. Quinto Fabio Massimo che,

temporeggiando, aveva saputo salvare Roma, affrettandosi lentamente appunto.

Compie infine una mitizzazione di Aldo Manuzio: Erasmo dice che questo motto è ora giunto a un

suo terzo possessore, dopo che in passato lo avevano fatto proprio Augusto per primo sulle monete

e Tito Vespasiano per secondo, cioè ad Aldo Manuzio “non senza disegno e assenso degli dei”. Ad

Aldo l’idea di utilizzare questa frase era venuta da una moneta che pare recasse proprio quel motto

regalatagli da Pietro Bembo, che non solo gli procurava codici ma a cui era anche legato in

amicizia.

Il simbolo dell’ancora e del delfino non è una marca parlante (gioco di parole sul nome del

tipografo) come era invece “Testa nera”, ma una simbologia parlante.

Erasmo era stato accolto molto bene da Manuzio a Venezia, dopodiché egli va a Basilea e il suo

stampatore di riferimento diventa Froben fino alla sua morte del 1536.

Manuzio stampa come prima cosa una grammatica greca: lui era un uomo colto, aveva insegnato

nelle corti italiane, e sa riconoscere il fatto che il greco antico lo sappiano solo in pochi, gli stessi

umanisti lo sanno con difficoltà, per questo fornisce uno strumento utile per impararlo.

Manuzio scrive sempre degli avvertimenti ai lettori nel frontespizio, fra questi annuncia quali libri

pubblicherà in seguito, e nella grammatica greca dice che il suo intento è offrire opere in lingua

originale in un ambito in cui pochi si erano avventurati.

Questo suo desiderio di pubblicare grammatiche, soprattutto all’inizio della sua attività, è legato al

suo precedente ruolo di maestro: Aldo non dimentica mai di essere stato un insegnante prima di uno

stampatore.

Proprio quando insegnava, si era legato molto ai fratelli della famiglia Pio di Carpi, Alberto e

Lionello, una famiglia assai facoltosa, e proprio Alberto diventerà dedicatario, dopo essere stato suo

allievo.

Erasmo apprezzava moltissimo quest’attenzione pedagogica di Aldo, perché anche lui aveva fatto

gli Adagia pensando di offrire una sintesi di tutta la classicità.

Per questo questi due uomini si intendono così bene, perché entrambi sentono questo bisogno di

salvare la memoria della cultura classica. Aldo pubblica soprattutto libri in greco anche perché i

suoi due soci, cioè Andrea Torresani e Barbarigo, glielo permettono e nei primi 4-5 anni di attività i

due lo lasciano libero di scegliere quello che vuole, concedendogli una fiducia incredibile visto che

i libri in greco non avevano un grande pubblico: per avere successo bisognava raggiungere un

pubblico europeo. Aldo fa quindi una scommessa, che vincerà, anche grazie ai suoi soci che gli

concessero tempo per produrre abbastanza da farsi conoscere in Europa.

È il periodo delle guerre di Italia, le truppe di Carlo VIII portano via la biblioteca reale degli

Aragonesi piena di codici miniati, e cosi fanno anche a Milano, dove la biblioteca viene portata in

Francia: l’Italia è invasa da truppe francesi e i libri diventano bottino di guerra.

Si percepisce una crisi nell’editoria, molte editorie chiudono vista la situazione in cui era possibile

l’inizio di una guerra contro la Francia, ma Aldo fa quello che nessuno avrebbe mai fatto,

chiamando a Venezia quello che si stava rivelando un bravo disegnatore-incisore, Francesco Griffo

di Bologna, commissionandogli il carattere greco (in seguito gli commissionerà anche i caratteri

romani e il corsivo italico).

Aldo procede in questo modo: teme la concorrenza, la pirateria editoriale e allora usa l’unico

strumento per tutelarsi, cioè chiedere al governo del luogo, cioè Venezia, una sorta di protezione,

cioè la privativa di stampa. Normalmente veniva chiesta per i libri: si chiedeva che l’opera in

questione non venisse stampata da nessun altro per un certo periodo di tempo.

Aldo invece non chiede protezione per i libri ma per il carattere greco. Egli parlerà dei suoi caratteri

come di qualcosa fatto per imitare le scritture.

Dal 1495 al 1498 pubblica Aristotele, e nell’introduzione del primo volume, in cui c’è una lettera

dedicatoria rivolta ad Alberto Pio, spiega perché ha voluto cominciare a stampare da questo

filosofo: l’obiettivo è pensare a tutto quello che la cultura greca ha offerto, cioè anche alla filosofia

e alla scienza. Tutti si aspettavano che Aldo pubblicasse le opere letterarie ma egli non dimentica

che la cultura greca è fatta soprattutto di filosofia e discipline scientifiche fino ad allora ignorate.

L’intento è di contrapporre l’interpretazione antica a quella moderna araba e cristiana; in questa

prospettiva comparativa offre la possibilità di sapere cosa avevano detto di Aristotele i grandi

pensatori.

Dopo Aristotele, pubblica le commedie di Aristofane e nella lettera dedicatoria del primo volume

stupisce i lettori: Carlo Dionisotti, nel suo libro su Manuzio, spiega perché Aldo avesse una visione

della cultura greca quasi enciclopedica, dicendo che quest’idea che Aldo si era fatta gli era venuta

da Angelo Poliziano. La pubblicazione delle opere di Aristotele e dei trattati sulle scienze erano

importanti perché anche la conoscenza della matematica era fondamentali per rinnovare studi

scientifici.

Manuzio se la prendeva con le traduzioni in latino che non rispettavano per nulla originalità del

testo greco. Pubblica quindi Dioscoride, di cui si conosceva in una traduzione latina una sua opera

su medicina che parlava di come curare le malattie e preparare i farmaci.

Nel 1499 dà alle stampe per la prima volta il trattato di Dioscoride.

Tra il ‘99 e il 1500 i suoi soci cominciano a preoccuparsi e Aldo decide di ampliare la sua offerta

cimentandosi anche su lett. latina umanistica, sia con classici latini che autori contemporanei, non

smettendo comunque di stampare in greco.

Entra in conflitto con altri stampatori che stampavano in latino, però anche in questo Manuzio rivela

la sua genialità; la sua chiave di lettura è filosofico-scientifica, ecco perché inaugura la sua nuova

scelta con Lucrezio, ma questo non sarebbe bastato per fare di Manuzio un grande stampatore

editore, egli fa una pensata che si rivela straordinaria: fino ad allora i classici latini erano stati

pubblicati in formato grande, con il testo al centro e tutt’intorno le glosse, i commenti. L’idea di

Manuzio, rivoluzionaria, è di pubblicarli invece in formato tascabile, quello in ottavo.

> Che tipi di formati esistevano?

C’era un foglio di partenza, grande quattro volte tanto un foglio comune odierno.

Quando uno stampatore partiva da un foglio cosi grande aveva diverse possibilità: quando lo

piegava una sola volta e aveva 4 facciate si chiamava formato in folio, se lo piegava ancora una

volta e formava un fascicolo di 4 fogli si chiamava formato in quarto, se lo piegava ancora e si

formava in fascicolo di 8 fogli e si chiamava formato in ottavo, utilizzato fino a allora soltanto per

opere di tipo devozionale.

> Seconda innovazione di tipo filologico: pubblicare senza una riga di commento, contrariamente

alla tradizione avrà un successo incredibile e riceverà molte lettere di ringraziamento (es. C’è una

lettera di Machiavelli in cui racconta di stare scrivendo Il Principe al suo amico Vettori, e in cui

parla di Manuzio).

Invenzione del formato piccolo non va attribuita a lui, altri prima di lui lo avevano fatto, e fra questi

c’era Torresani. Quindi lui usa una tecnica che aveva già usato il suo socio.

Dopo aver pubblicato Lucrezio, passa a Persio, Giovenale e poi Dante che mette in libri in formato

piccolo: la lingua volgare viene inserita come fosse già un classico.

Dopo pubblica anche Petrarca, ed è interessante che metta anche i due maggiori poeti in volgare, e

poi anche l’amico Pietro Bembo.

Manuzio fa un’operazione nuova: c’è trasformazione materiale filologica delle opere che pubblica.

24-10-16

Manuzio dà molta importanza agli strumenti per apprendere la lingua greca e latina delle quali

pubblica due grammatiche.

Nel 1501 pubblica la grammatica latina, mentre all’inizio pubblica soprattutto in greco; come

Angelo Poliziano insisteva perché si leggessero i testi greci in lingua originale, e non in traduzione,

e si attribuisse la giusta importanza anche alle opere greche di medicina, così Manuzio stampa i testi

greci in lingua originale, quindi pubblica Dioscoride, in precedenza sempre pubblicato in latino.

L’accesso ai manoscritti greci era diventato possibile a Manuzio grazie alle sue conoscenze tra il

patriziato veneziano di coloro che possedevano biblioteche rifornite, e poiché aveva accolto i

fuoriusciti greci scappati in Italia dopo la caduta di Costantinopoli da qui deriva il suo rapporto col

mondo greco.

All’inizio del ‘500 comincia a pubblicare anche testi in latino, usando un nuovo formato –quello

tascabile-, un nuovo carattere –il corsivo- e un’impostazione filologica completamente nuova –la

scelta di eliminare i commenti-.

Lettere di S. Caterina pubblicate da Manuzio nel 1501: nell’illustrazione la scritta sulla destra è in

carattere romano su imitazione delle maiuscole caroline, mentre nella sinistra c’è un carattere

diverso, inclinato: è il corsivo. Aldo fa realizzare da Francesco Griffo questo nuovo carattere, che in

realtà non userà nelle Lettere di S. Caterina (scritte ancora in carattere romano) ma lo presenterà

soltanto, anticipando così il suo futuro utilizzo.

Che differenza c’è fra i due tipi?

Il corsivo imita più di altri la nostra scrittura inclinata sulla destra, permette di scrivere una parte di

testo più grande sulla pagina mantenendone la leggibilità.

Dopo il 1501, quando inaugura i libri tascabili in ottavo, utilizzerà nei piccoli tomi il carattere

corsivo. A questo punto della sua carriera, Manuzio ha tre caratteri: greco, romano tondo e corsivo,

e grazie a ciò è concorrenziale, la sua operazione ha successo e infatti viene imitato.

Griffo venderà il carattere anche ad altri tipografi, in particolare a Lione e Firenze.

Manuzio viene danneggiato dalla famiglia Giunta o Giunti, di origine di Firenze ma attivi a

Venezia: la privativa del carattere richiesta da Aldo non servirà a molto poiché operante solo nel

territorio in cui veniva richiesta, e ciò significava che Aldo non era protetto negli altri stati italiani.

A volte lo stampatore chiedeva la privativa al sovrano dello stato in cui pubblicava e/o al papa, ma

esse servivano a ben poco e la pirateria editoriale era sempre in agguato.

È stato scritto che i libri tascabili abbassano il prezzo dei libri.

Andrea Torresani era già un esperto nel fare libri in formato tascabile, perciò l’innovazione di Aldo

consisteva nel fare libri classici in formato tascabile senza commenti.

Negli anni di attività di Manuzio Venezia armava la flotta poiché le armate francesi scendevano in

Italia, era una situazione di crisi, bancarotta, ma Aldo resiste a questi momenti difficili e continua a

pubblicare, progettando di pubblicare una bibbia trilingue (greco-latino-ebraico) ma sappiamo da

prove di stampa in ebraico che non riuscì a realizzarla.

a

De Aetna è la I opera pubblicata in romano tondo di Pietro Bembo amico di Manuzio.

Grazie a Bembo, Manuzio pubblica Dante e Petrarca, e Manuzio è il primo a dare importanza ai

suoi collaboratori editoriali.

Nel ‘500 acquista peso la figura del correttore: egli suggerisce le opere da pubblicare, in alcuni casi

traduce le opere in altre lingue. Manuzio dà a questi collaboratori più funzioni: anche se come

umanista fa già molto da solo, per le opere greche più impegnative le collaborazioni editoriali

diventano fondamentali.

Aldo dedica opere non solo ai mecenati ma anche a studiosi con cui ha lavorato: nel paratesto

compaiono lettere dedicatorie, indice, indice dei nomi Manuzio cura molto il contenuto dei suoi

paratesti, soprattutto le lettere dedicatorie, nelle quali è solito anticipare al lettore quello che farà

nell’edizione successiva.

> La lettera dedicatoria è importante perché è l’unico spazio in cui l’autore dichiara chi sono i suoi

punti di riferimento, è una fonte importante per studiare il rapporto fra mecenatismo e editoria. I

mecenati stessi ci tenevano che ci fosse questo spazio nei libri.

Manuzio ha un modo tutto suo di usare le dediche, a volte

• affettive –es. Aristotele, la dedica ad Alberto Pio principe di Carpi suo ex-allievo-,

• politiche-mecenatistiche, quando la dedica è rivolta ai principi italiani,

• scientifiche, quando la dedica è rivolta a umanisti che lo hanno aiutato.

Lui poteva permettersi questa varietà, altri stampatori invece facevano solo lettere di

ringraziamento.

A volte per far soldi Manuzio pubblicava opere che non avrebbe voluto pubblicare: gli viene infatti

commissionato e pagato un libro da una famiglia di Verona, “Il sogno di Polifilo”, libro capolavoro

del Rinascimento che altrimenti probabilmente Manuzio non avrebbe mai stampato.

Manuzio è stato un grande editore, coraggioso, ha pubblicato per primo testi greci che nessuno

avrebbe pubblicato; a causa delle contraffazioni si vede costretto a chiudere l’attività, in seguito,

dopo aver vinto la causa nel 1508 contro i contraffattori, torna a pubblicare: l’obiettivo negli anni

successivi è la pubblicazione dell’opera di Platone; dal 1513 cominciano anni difficili, è un periodo

complicato dal punto di vista religioso, Aldo non entra nel merito di queste tensioni, ma in alcune

lettere parla di necessità di pace in riferimento alla Chiesa (nel ’17 tesi di Martin Lutero). Quando

muore nel 1515 è ricordato proprio come lo aveva ricordato Erasmo nella sua lettera: portatore alla

luce di testi sepolti e creatore di una biblioteca senza pareti, cioè comune a tutti.

“Colloqui” di Erasmo descrive in modo divertito la vita di uno studioso che ha passato del tempo a

Venezia ospite presso una famiglia veneziana (proprio quello che successe a Erasmo stesso), e il

vecchio della famiglia (che nei pensieri di Erasmo sarebbe il Torresani) viene descritto come un

vecchio avaro. Ad ogni modo, dopo la morte di Aldo, Erasmo resta in contatto con i figli che ne

continuano l’attività tipografica e la famiglia Torresani, che si era risentita per l’abbandono di

Erasmo, che si era rivolto a Froben di Basilea per la pubblicazione dei suoi testi.

L’editoria umanistica oltre a Venezia è radicata a Parigi e Basilea, ma questi centri sono destinati a

cambiare quando avverrà la spaccatura della chiesa.

> Dopo il 1517 e gli anni ’40 del ‘500 fra i due mondi, cattolico e protestante, si ergono barriere non

solo religiose ma anche culturali. Nel primo Indice dei libri proibiti c’è una clausola per cui in

Italia non possono arrivare libri pubblicati in altre città europee.

All’inizio, però, per lungo tempo nel ‘500 la chiesa di Roma non si era resa conto della gravità della

cosa e pensava di far star zitto Lutero, senza tuttavia fare i conti col fatto che egli usasse la stampa e

i fogli volanti con un solo testo in cui denunciava la chiesa di Roma distribuendoli nei mercati e

nella piazze. Lutero dirà proprio che fra i doni di dio la stampa è fondamentale perché consente di

moltiplicare le idee.

1517 - 1542 (anno in cui nasce il Tribunale dell’inquisizione): in questo arco di tempo vediamo i

due mondi organizzarsi per arrivare poi a chiudere definitivamente le barriere culturali fra loro.

Comincia quindi un’attività sotterranea di invio di testi eterodossi a chi è rimasto in Italia fino a

quando la Chiesa non interviene, trovando il modo di controllare i testi che provengono da fuori;

anche i libri scientifici che vengono da Basilea non potevano più essere importati. Nell’Indice non

ci sono soltanto titoli di opere ma anche elenchi di luoghi da cui non si poteva più comprare libri.

25-10-16

L’uso della stampa nella riforma protestante

La stampa è l’ultimo dono di Dio, il più grande poiché permette di diffondere la vera fede

protestante pensiero di Lutero e altri riformatori critici verso il papato, come Calvino.

Se non ci fosse stata la stampa a caratteri mobili e la sua diffusione fuori dalla Germania,

probabilmente la riforma di Lutero non avrebbe avuto la diffusione che ha avuto.

Nel 1517 (anno delle 95 tesi di Lutero) la situazione della stampa è avanzata, ci sono ormai molte

tipografie e Lutero può contare proprio su questo, oltre al fatto che gli stampatori hanno già iniziato

ad abbassare i prezzi della stampa. L’uso della lingua volgare, il tedesco, facilita la diffusione delle

idee luterane insieme all’uso del foglio volante foglio unico, a volte stampato solo davanti e

appiccicato su tutti i muri.

Un foglio libero si conservava molto meno di un libro, spesso infatti questi fogli unici venivano

buttati via, altre volte invece capitava che venissero rilegati insieme e conservati come prove

d’accusa e così sono giunti fino a noi, anche se comunque pochi (Ugo Rozzo ha scritto un libro in

merito “La strage degli innocenti”). Abbiamo testimonianze che ne siano esistiti da libri è

sopravvissuta solo una minima parte dei fogli volanti.

I fogli volanti sono collegati a numerosi generi, per esempio al calendario, che era stampato su un

solo foglio, al genere devozionale (fogli di preghiere) o pedagogico (abbecedari)

 l’uso del foglio volante è quindi attestato su più settori; anche le carte da gioco venivano stampate

con la xilografia su un solo foglio e poi ritagliate, oppure anche i piccoli itinerari di viaggio.

Costavano pochissimo, erano distribuiti non solo in città ma anche in campagna da venditori

ambulanti basso costo + diffusione urbana e rurale.

Lutero nel 1517 a Wittenberg espone le sue 95 tesi. C’era un piccolo stampatore legato

all’università della città, Grunenberg. Quando Lutero gli chiede di pubblicare i suoi testi, lui ha già

una certa esperienza, e stamperà il pensiero di Lutero sia in latino che in volgare.

In breve la sua stamperia diventa troppo piccola per Lutero, che si sposta in un’altra città, Lipsia,

sede di un’importante fiera: è una scelta dettata dal fatto che lì ci sono stamperie importanti, fra cui

quella di Melchior Lottar, dalla quale escono i testi luterani più importanti, quelli in tedesco, fra

cui la traduzione del Nuovo Testamento, nelle due versioni in basso e alto tedesco leggibili in tutta

la Germania.

La Riforma diventa un grande affare per i tipografi tedeschi, tanto che anche altri stampano Lutero

in accordo o meno con Lottar.

Alcuni si specializzano in stampe luterane, altri, come succede a Strasburgo, pubblicano sia libri

cattolici che riformati. Ci sono poi città come Colonia dove viene difeso il cattolicesimo e le

pubblicazioni cattoliche. Altri stampatori non si schierano accontentando entrambe le parti.

Nel 1520 Lutero minacciato di scomunica brucia la bolla del papa Exsurge Domine compiendo così

un’azione di rottura definitiva verso la chiesa di Roma. Nel 1521 Carlo V ottiene che Lutero venisse

convocato alla dieta di Worms e, nel tentativo di una riconciliazione, chiede al monaco riformatore

di ritrattare, ma senza successo, così che l’imperatore, fedele al papa, bandisce Lutero dall’Impero.

Lutero trova così un protettore nel principe elettore Federico il Savio, mentre la Riforma si diffonde

rapidamente in tante parti della Germania.

Gli studi sull’alfabetizzazione hanno rivelato dati importanti: il tasso di analfabeti in Germania era

alto, specialmente nelle campagne, ragion per cui i contadini tedeschi avevano difficoltà a leggere i

fogli volanti: questo significa quindi che ci furono altre forme di diffusione della Riforma legate

all’oralità e alla predicazione.

Testamenti – inventari post-mortem: i primi sono importanti perché firmati, e gli studi sociali

sono stati fatti lavorando anche proprio su questo dato le firme sono un indice fondamentale per gli

studiosi per conoscere chi era alfabetizzato chi no.

Gli inventari post-mortem erano fatti alla morte della persona per distribuire i beni fra i suoi eredi;

accanto al bene, ne veniva indicato il valore; importanti perché contengono descrizioni di intere

biblioteche in questo modo, si conosceva se una persona sapesse leggere oppure se fosse analfabeta

dalla presenza o meno di libri.

La predicazione della Riforma avveniva nelle piazze forza dell’oralità.

La risposta della chiesa romana fu lenta poiché a Roma non ci si rendeva conto subito della gravità

della situazione, e fu una risposta che tardò ad arrivare per una ventina d’anni.

Infine nel 1542 fu istituito il Tribunale dell’Inquisizione per scovare gli eretici e processarli, il

Santo Uffizio.

Le immagini erano un potente veicolo delle idee luterane, infatti esistevano fascicoli luterani con

immagini che avevano un effetto notevole uniti alla predicazione: si trattava di piccoli opuscoli,

scritti pensati apposta per essere letti ad alta voce.

È importante studiare i libricini che dal mondo tedesco arrivarono nei paesi che non avevano aderito

alla Riforma, come ad esempio l’Italia; a Pavia c’erano librai che avevano legami con gli stampatori

tedeschi protestanti. Negli anni ’20 del ‘500 si diffondono questi libri anche in Italia ma vengono

intercettati e bruciati dalla chiesa. Essi assomigliavano ai libri cattolici: se all’esterno presentavano

un frontespizio camuffato, dentro riportavano invece i passi del Nuovo Testamento luterano.

Il commercio clandestino di questi testi avveniva così: quando uno stampatore italiano si rivolgeva

a uno protestante per far arrivare i libri proibiti, questi uscivano dalle stamperie non rilegati. I librai

consigliavano di ordinare anche libri non-proibiti, così che in questi potessero essere inseriti quelli

proibiti; termine in gergo = sposare i libri.

Altra tecnica era stampare frontespizio fasullo dal titolo (es.) “Le vite dei santi” e introdurre altre

pagine provenienti da testi riformati.

Molti di questi libri non si conservarono, ma sappiamo che circolavano grazie ai processi in cui

sono citati come prove di colpevolezza: Modena e Udine conservarono molti documenti dei

processi sugli eretici, per questo possediamo alcuni libri eretici, fogli volanti o conosciamo il titolo

di alcuni di quelli. Abbiamo interrogatori trascritti dai cancellieri: dato che spesso gli accusati si

esprimevano nel loro dialetto, i cancellieri traducevano le parole in latino, trasformandone i

discorsi, alterandoli, per questo serve sensibilità nell’uso di queste fonti.

Gli anni dopo il 1542 son anni complessi e le fonti particolarmente difficili, si trova di tutto:

presunti eretici indiziati perché considerati vicini alla magia.

C’è anche da considerare la Ginevra di Calvino, un centro fondamentale per libri in latino e

francese. Calvino fa uso meno popolare della stampa, pubblica soprattutto trattati teologici ma solo

in latino. “La Bibbia è un pane dalla crosta spessa”  con questo Calvino intende dire che la Bibbia

dev’essere spiegata ai fedeli da qualcuno che si intenda di teologia.

Anche Lutero dopo il 1524 si rese conto che per la formazione religiosa dell’individuo il

catechismo fosse meglio della lettura individuale della bibbia, assumendo una posizione diffidente

nei confronti della stampa come quella di Calvino. 27-10-16

Manuzio nacque attorno al ‘500 nella zona di Roma, lavorò come precettore nelle famiglie nobili

come i Pio a Modena, insegnando ai rampolli di queste famiglie.

Esigenza professionale di avere nuovi libri che fossero ben fatti da qui nasce la decisione di essere

stampatore.

Nel ‘94 apre la sua tipografia a Venezia, attività a cui arriva in una seconda parte della sua vita. Ha

dei soci, uno è il suocero Torresani, l’altro Barbarigo.

Formato in ottavo veniva usato non per i classici ma per altri testi, dato che i classici erano stampati

in quarto. 3-11-16

Come si studia un genere editoriale?

Come si analizzano certi mestieri del libro nel ‘500, come il ruolo dei correttori?

Importanza del paratesto: come rafforza la sua importanza?

Fenomeno editoriale del ‘500: una tipologia di libri che nel ‘500 hanno grande successo è quella

delle raccolte epistolari, le raccolte di lettere, fatte o da editori, più o meno famosi, o autori che

raccolgono le lettere scritte agli amici e le pubblicano (es. lettere di Pietro Bembo).

Nessuna pubblicazione è frutto di una persona sola, va studiato come fatto sociale.

Le raccolte di lettere sono importanti perché chi le studia viene colpito dal numero di edizioni.

Dal 1538 anno (in un solo anno, dal ‘38 al ‘39, avrà già 10 edizioni) del primo libro di lettere

importanti, cioè il libro di lettere di Aretino, fino alla fine del ‘500 abbiamo più di 100 edizioni del

libro di lettere, genere che ha successo un po’ come il romanzo nel ‘700.

Gli editori italiani si fanno conoscere come stampatori di libri di lettere, il primo è un umanista

francese Montaigne che osserva il fenomeno, nel 1588 scrive “gli italiani sono grandi stampatori

di lettere”, aggiungendo di avere più di 100 edizioni di libri di lettere italiani.

Per fare ricerche su editorie del ‘500 abbiamo catalogo online, EDIT 16.

Perché pubblicano queste raccolte epistolari? In Italia c’era già stata tradizione umanista su come

si scrivono le lettere con Erasmo, poi c’erano i classici in latino come Cicerone, Plinio…

Dal ‘38 gli editori scelgono soprattutto edizioni in lingua volgare si rafforza il volgare.

Lettere come strumenti per imparare a scrivere.

Sono considerati opere letterarie, perché ad opera di grandi nomi come Bembo, e utilizzati come

modelli per scrivere delle lettere.

Tradizione che diventa un ambito importante che fa vivere di rendita molti stampatori che investono

in questo settore. Ci sono 3 tipologie di libri di lettere:

1. Lettere d’autore es. Aretino, cioè lui stesso raccoglie le sue lettere e le porta da un editore

che le pubblica.

2. Antologie di lettere operazione editoriale complessa in cui uno stampatore editore oppure

un suo collaboratore raccoglie lettere di uomini illustri come ambasciatori vescovi, cardinali,

uomini politici, anche autori famosi.

Le raccolte più importanti sono fatte da grandi editori, come quella fatta dal figlio di Aldo,

Paolo Manuzio: egli, che ha vissuto nella famiglia Torresani, negli anni ‘40 diventa titolare

della tipografia e manda avanti nuove scelte editoriali, a differenza di suo padre scegliendo

soprattutto il latino; è un grande latinista, ma il latino non basta più, la scelta del volgare è

obbligata, perché il latino è di nicchia ormai, e, proprio perché è un uomo colto, si rende

conto che occorre puntare sul volgare, sfruttando il successo di Aretino e per questo creando

un prodotto nuovo, ovvero l’antologia di lettere, che avrà successo. Il titolo è Lettere

volgari pubblicata nel 1542, e nel ‘45 fa un secondo libro di lettere volgari visto il successo

del primo. Questa antologia diventa un modello per gli altri stampatori. Sono lettere che

hanno temi vari, cioè temi che spaziano da temi letterari, quali sono i testi che possono

essere letti in ambito familiare, a temi di attualità, come la guerra, la religione…gli autori

delle lettere di Paolo parlano di temi diversi, non tutti i lettori sono interessati ai temi

politici, ma proprio per questo i lettori possono trovare più tematiche alle quali interessarsi.

Questo successo provoca un fenomeno di imitazione, tutti vogliono fare antologie, con gli

editori veneziani che vogliono fare raccolte di lettere.

Pochi sono bravi come Paolo Manuzio, non sanno raccogliere lettere di personaggi

altolocati come quelli raggiunti da lui, i temi non sono spesso cosi variegati, ma soprattutto i

testi non sono controllati. Dunque servivano molte possibilità, molti contatti, relazioni,

bisognava che il destinatario della lettera avesse voglia di emergere e che portasse le lettere

che riceveva agli stampatori, che se erano onesti e non volevano scontentare nessuno prima

di stamparla chiedevano all’autore se avevano piacere che quella lettera venisse pubblicata.

Altri invece non fanno lo stesso, compiendo dei veri e propri furti, sicché alcuni giocano

d’anticipo es. Claudio Tolomei si fa il suo libro di lettere per paura che le sue lettere

vengano rubate da stampatori senza scrupoli; il suo libro uscirà nel 1547 a Venezia con

Gabriele Giolito come editore.

Le antologie sono una fonte per sapere come agivano gli stampatori in quegli anni.

Il fatto che un libro abbia tante edizioni è un indicatore del suo successo.

Manuzio pubblica in tutto 28 edizioni della sua antologia, immaginando che abbiano avuto

1000 copie l’una arriviamo a 28 mila copie vendute si parla di best seller.

Come venivano usati questi libri?

Serve sguardo più ampio: bisogna osservare che avevano successo quegli editori che

proponevano opere che erano un po’ repertori di citazioni (es. adagia di Erasmo) tratte da

tanti libri, ordinate per parole chiave: tutti questi repertori hanno grande successo, es.

Francesco Sansovino scrive una cronologia del mondo in cui raccoglie eventi più importanti

e nella prefazione spiega il perché di questa sintesi.

I lettori sono giovani aristocratici, i professionisti come gli avvocati che hanno bisogno di

citare i testi classici o uomini e donne da poco alfabetizzati e curiosi.

Attraverso queste edizioni noi osserviamo l’evolversi del volgare, si trovano edizioni più o

meno curate.

3. Il terzo genere, che nasce a partire dal '64, è quello delle raccolte di lettere per i segretari,

cioè per coloro che di mestiere scrivono lettere. In questo gruppo troviamo molti segretari

che pubblicano le loro lettere.

Queste raccolte potevano essere lette come si legge un libro per curiosità, altri lettori le usavano per

scrivere loro delle lettere; perché fossero utili bisognava che avessero degli indici, catalogate per

nomi degli autori delle lettere.

Gli indici fatti per tipologia retorica invece nascono quando si affermano le lettere per i segretari

(es. tipologie retoriche: condoglianze, complimenti…). Gli indici per autore inoltre guardavano al

nome dell’autore non al cognome, oppure alla professione (es. Bembo era sotto lettera C di

cardinale).

Quando scompaiono gli indici per nome e compaiono quelli per genere retorico

 cambiamento, il paratesto è fondamentale per capire come sono organizzate le edizioni.

Nell’ambito delle lettere man mano che il genere ha successo gli stampatori si specializzano: si

trovano raccolte di lettere d’amore, religiose, di scherzi…insomma, tipologie tematiche; si esaurisce

la tipologia generica e ci si specializza.

> Le dediche: i libri hanno sempre dediche a una persona che è stata importante per quell’edizione o

che l’autore vuole ‘agganciare’ per ricevere protezione.

Lettere volgari libro I di Paolo Manuzio hanno come dedicatario due patrizi veneziani, uno è

Domenico Venier, l’altro è Federico Badoer, che sono legati al patriziato colto che protegge

l’editoria. Il suo compito dichiarato è quello di fornire modelli per scrivere in volgare.

Altri editori raccolgono lettere senza specificare perché lo fanno e non propongono altre edizioni

perché non hanno il successo di Manuzio. Sono edizioni povere, poco curate, piene di errori anche

negli indici. 7-11-16

Le raccolte epistolari legittimano il volgare italiano come lingua non solo destinata all’oralità ma

anche alla scrittura, ormai codificata; nelle lettere gli stampatori vogliono dare dimostrazione che si

può e si deve scrivere in italiano.

> ‘Lettere di 13 uomini illustri’ è una raccolta che ha successo editoriale a Venezia, dove ha

edizione pirata dopo che era stato pubblicato a Roma; ha moltissime edizioni e ogni edizione viene

aggiornata con lettere nuove. Fino agli anni ‘80 del ‘500 viene pubblicata con aggiornamenti.

Soltanto questa può essere comparata per successo alle Lettere volgari di Paolo Manuzio.

> Nel 1555 Ludovico Dolce compie una raccolta di lettere prese da diversi libri, fa un’antologia,

mette insieme raccolte pubblicate prima di lui scegliendo le lettere migliori; Dolce collabora con

uno dei più importanti stampatori di Venezia, Giolito, per lui fa tante cose, traduce testi dal latino, li

riscrive in un linguaggio più moderno, decide quali manoscritti utilizzare per le pubblicazioni. Non

avrà molto successo, farà solo due edizioni, ma è bellissima raccolta perché con la sua cultura fa

selezione molto significativa.

> Lettere scritte a mon. Pietro Bembo pubblicate nel ’60 dopo la morte di Bembo i suoi

collaboratori e il suo segretario fanno una doppia operazione pubblicando da una parte le lettere di

Bembo e raccolte di lettere di uomini dotti che scrivevano a Pietro Bembo (1560).

È necessario tenere conto non solo dei testi ma di tutto ciò che compare in un’edizione, quindi

anche di paratesti, frontespizi, lettere dedicatorie, ci dicono molto su come hanno concepito la loro

raccolta. La presenza di tre fattori comporta il successo:

1. firme autorevoli,

2. materie diverse tante tematiche: + materie sono diverse, + intercettano gusti lettori

3. varietà degli stili, più firme con stili diversi.

Paolo Manuzio chiede la privativa del senato veneto e anche del papa per il secondo libro delle

Lettere volgari. Spesso si chiedeva anche la privativa del papa, pensando che l’autorità del papa

fosse universale e più forte, ma in realtà che ci fosse la privativa del papa o meno la pirateria

continuava.

Paolo Gherardo nel ‘44 intercetta lettere scritte da Bembo da giovane e pensando che la cosa

avrebbe avuto successo le mette in un’antologia: succede che Bembo tramite i suoi legali chiede al

senato veneziano di non consentire più a Gherardo e chiunque altro di pubblicare le sue lettere. Nel

‘45 ripubblica in seconda edizione ma non ci sono più le lettere giovanili di Bembo. Quando uno

stampatore arrivava a questo si bruciava la piazza: Manuzio chiedeva il permesso agli autori di

pubblicare le lettere, guadagnandosi la loro fiducia così che spesso erano loro a dargli materiale,

Gherardo invece fa questa seconda edizione nel ‘45 a cui non ne seguiranno altre. Un autore

piacentino Ludovico Domenichi entra in contatto con Paolo Gherardo e grazie a lui inserisce alcune

delle sue lettere in questa antologia: era un modo di farsi pubblicità incredibile, vedeva il suo nome

accanto a quello di diplomatici e personalità importanti. Pubblicare le proprie lettere in questa

raccolta era un modo di farsi notare, e in poco tempo Domenichi entra nelle grazie di vari

stampatori veneziani e comincia a collaborare con loro.

Il frontespizio è il primo metodo con cui un autore si fa conoscere al pubblico.

> La prima edizione a Roma delle Lettere di tredici uomini illustri di Dionigi Atanagi è del ‘54, poi

viene l’edizione pirata a Venezia: il frontespizio elenca gli autori, ognuno dei quali occupa un

capitolo; mentre nelle altre antologie le lettere erano sparse, qui l’organizzazione è per autore.

Marcantonio Flaminio, uno dei tredici autori, è umanista del ‘500 che si avvicina a ambiente

religioso considerato eterodosso e quindi pericoloso e sarà uno di quegli autori su cui la chiesa

romana farà indagini, nel ‘54 Flaminio viene antologizzato benché già individuato come autore

pericoloso, perciò la scelta di inserirlo è consapevolmente rischiosa.

> Lettere di diversi eccellentissimi huomini del 1555 di Ludovico Dolce che fa operazione

particolare, utilizzando le antologie pubblicate prima del ‘55 scegliendo le lettere che gli sembrano

più belle. La novità sta nel frontespizio con gli argomenti per ciascuna della materia, presenta un

indice in cui sintetizza l’argomento delle lettere. I lettori comprano così da poter scrivere anche loro

delle lettere. Dolce propone un indice per la prima volta con una tavola degli autori così dettagliata.

> Le lettere dedicatorie sono modelli di buon volgare, in questo modo la giustificazione è fornire

testi modellizzanti per scrivere in buon volgare; questa motivazione non sarebbe bastata da sola a

spiegare il successo delle lettere: i motivi sono diversi, lo si capisce dalla lettera dedicatoria.

Raccolte di orazioni rischiavano di passare come testi eterodossi, con tematiche talvolta vicine a

quelle riformate. Perché gli editori puntano su queste raccolte?

Sono generi che venivano percepiti all’inizio come letterari, scritte da personalità ai vertici della

cultura, che non potevano essere quindi considerate rischiose. La censura ecclesiastica non si

accorge immediatamente del pericolo di queste raccolte, passa un po’ di tempo; gradualmente a

partire dagli anni ‘60 finiscono negli indici, prima c’è lavoro di autocensura dello stampatore Es.

Quando P. Manuzio scopre che Pierpaolo Vergerio è fuggito dall’Italia toglie le sue lettere perché

mantenerle sarebbe stato come sostenere un eretico, sostituendole con lettere di altri personaggi

meno rischiosi. PM pubblica la sintesi di un’opera Beneficio di Cristo che sarà messa all’indice in

seguito, mettendo alcune parti come citazioni all’interno delle lettere da lui pubblicate. Le citazioni

proibite si trovavano all’interno di lettere che proibite non erano, sicché diventa un lavoro difficile

quello di intercettare testi proibiti.

Come reagiscono gli editori ai controlli della censura ecclesiastica?

L’operazione più significativa riguarda le Lettere di tredici huomini illustri.

Con il primo indice del 1558 Marcantonio Flaminio nel ‘59 viene identificato come pericoloso e le

sue opere inserite all’interno del primo indice; le tredici lettere vengono ristampate nel ‘60 e lo

stampatore sapeva che le opere di Flaminio erano all’indice, sicché prende l’ottavo capitolo, lo

toglie e lo sostituisce con le lettere di Paolo Manuzio, sostituzione simbolica, poichè PM era amico

fraterno di Flaminio mai individuato come figura pericolosa, per lo stampatore poteva quindi

sostituire degnamente Flaminio.

 lo stampatore insomma si adatta alle nuove regole.

Quando Pietro Aretino viene messo all’indice come autore immorale, le sue opere non potevano

essere più pubblicate; c’erano però lettere di amici di Aretino - Come si agiva? Veniva abraso il

nome di Aretino (che era destinatario) damnatio memoriae, e l’editoria si adeguava a queste nuove

norme.

Sequestro delle opere stampate, arresto stampatore, processo e alle volte condanna a morte.

Il primo indice è del ‘58 ma è pubblicato nel ’59, viene poi l’indice del ‘64 detto anche tridentino e

poi l’indice del ’93 detto clementino. 8-7-16

La Congregazione del Sant’uffizio lavora alla ricerca di forme di eterodossia in generi scritti fino ad

allora ritenuti non pericolosi; nelle raccolte epistolari ci si accorge che ci sono lettere di personaggi

eterodossi, come Marcantonio Flaminio: nel ‘54 esce la raccolta dei tredici huomini illustri e

Flaminio è uno dei tredici, e l’ottavo capitolo è dedicato alle sue lettere.

Anche queste raccolte diventano un luogo dove studiare come fanno le idee eterodosse a diffondersi

in Italia dopo che è nata l’inquisizione.

Quando cambia il modo di considerare le lettere volgari?

Dopo che diventa papa un cardinale dell’inquisizione, Caraffa, nel ‘55 diventa papa Paolo IV,

continuando la persecuzione sul libro. Per gli stampatori editori c’è rischio di essere considerati

eterodossi o amici degli eretici. Essi intervengono per togliere lettere di autori che non sono più

presentabili dal ‘55, le cose peggiorano dal 1 gennaio ‘59 quando va in vigore il primo indice dei

libri proibiti sempre redatto dall’inquisizione, indice molto severo che tende a stroncare ogni forma

di deviazione dall’ortodossia che mette mani anche sulle opere letterarie.

Lavoro da parte del Tribunale di individuazione dei presunti eretici e condanna.

La congregazione del Sant’Uffizio si avvale delle segnalazioni da parte di congregazioni locali,

indice promulgato alla fine del ‘58 ma entrato in vigore dal gen ‘59, è molto severo, non solo con

opere teologiche ma anche letterarie per motivi etici, di oscenità, tra cui Pietro Aretino.

Nel ‘59 il criterio con cui opera l’inquisizione è ancora autoriale, si condanna l’autore.

Quando un genere è ricco e non c’è abbastanza gente da controllarlo, allora la congregazione

condanna l’intero genere, es. raccolte di poesie d’amore, di canzoni in volgare.

Negli anni ‘70 quando si affiancherà la Congregazione dell’indice al Sant’uffizio si cerca di agire

sequestrando interi generi editoriali, avvertendo i librai con degli avvisi.

Paradossalmente la libertà è pensata con l’indice del ‘64, che introduce una clausola che prima non

c’era; parla di espurgazione, cioè quando un libro contiene frasi considerate irrispettose e parti

immorali ma che siano poche, si dice che tale libro può essere ritirato dal mercato, e, una volta tolte

le frasi amorali, rimesso in circolazione espurgato. Dopo il ‘64 questa operazione sarà in uso, e il

libro viene indicato come edizione espurgata dal libraio, senza cioè più quelle parti pericolose.

Aspettando l’espurgazione, lo stampatore può aspettare anche anni oppure l’espurgazione può non

avvenire mai. Di fatto un libro ritirato dal mercato era come se fosse stato sequestrato per sempre.

C’erano anche raccolte tematiche che raccoglievano lettere d’amore.

Giolito aveva cominciato all’inizio del ‘500 sfruttando il volgare, si era fatto conoscere perché a

differenza di altri stampatori aveva scelto la letteratura in volgare, dicendo di aver scelto il futuro,

facendosi strada attraverso una politica di alto livello: passavano attraverso di lui autori di alto

livello. Come cambia il suo catalogo nel corso del 500?

L’anno cerniera è il ’59, anno dell’indice, dopo quell’anno anche Giolito dovrà cambiare il suo

catalogo, i libri dalle tematiche amorose scritti in volgare vengono visti con sospetto e anche Giolito

è costretto a cambiare catalogo. Resisteranno anche opere di autori considerati ortodossi, ma la

ricchezza che aveva caratterizzato il suo catalogo viene meno.

I librai erano avvisati con avvisi mandati ai librai italiani tra un indice e l’altro, la difficoltà per i

librai è sapere quali libri sono vendibili e quali non lo sono più, nel dubbio veniva sequestrato tutto:

gli inquisitori locali non avevano abbastanza personale per leggere tutte le opere che venivano

sequestrate, gli stessi librai si autodenunciavano a volte perché era meglio che farsi sequestrare tutto

il catalogo e chiudere il negozio.

PM lavora a Venezia fino al ’60. Questo clima di oppressione lo conduce a fare una scelta difficile

per lui ma obbligata: nel ‘61 si trasferisce a Roma e diventa lo stampatore del papa; la corte papale

ha infatti una stamperia che viene affidata a lui.

A Venezia, Paolo lascia il figlio Aldo Il giovane in compagnia di vecchi stampatori.

Aldo Il giovane vuole avere autonomia nel pubblicare i testi, e nel ‘72 scrive al padre che è a Roma,

dicendo di fregarsene delle imposizione romane e di voler ristampare le lettere in volgare. Paolo è

preoccupato perché sa che le lettere volgari sono controllate dagli inquisitori che le stanno

espurgando, e scongiura il figlio di non stamparle, ma Aldo non vuole sentire ragioni, sentendosi

capace di prendere da solo le redini del mestiere.

A parte l’anzianità, altro elemento fondamentale è legato al fatto che fossero in due luoghi diversi,

uno a Roma, centro dell’inquisizione, che viveva sulla pelle le tensioni di questo controllo continuo

(aveva accettato di dirigere la stamperia del papa pensando che il papa gli avrebbe lasciato spazio di

pubblicare almeno le sue edizioni latine, in realtà non sarà così, e lui si troverà in grande disagio;

per lui, che era uomo del rinascimento, la cultura classica era vista come ideale sincretico: tutto

quello che passava attraverso il mondo classico era positivo, arricchiva la cultura, ma in quegli anni

la chiesa non la vedeva allo stesso modo, considerando testi osceni classici come Catullo e Ovidio,

le cui opere vengono censurate e non possono più essere pubblicate), mentre a Venezia Aldo il

giovane respirava clima di maggiore libertà, poiché la Serenissima non era disposta a rinunciare

all’editoria come affare economico, e la mediazione con il papato era possibile.

Dalle lettere arrivateci di Paolo sappiamo che il 9 agosto del ‘72 informa il figlio dicendogli di

aspettare a pubblicare le lettere in volgare, ma Aldo risponde che pensa di stamparle. Qualche mese

dopo, il 10 ottobre Paolo fornisce al figlio l’elenco delle lettere da togliere, dicendogli di fare

attenzione e di usare queste accortezze togliendo tutte le lettere d’amore, perché considerate lascive,

e di altri autori.

Aldo non si rendeva conto che l’attenzione della chiesa era rivolta non solo a opere religiose ma

anche letterarie, fra cui raccolte epistolari, dunque non era più possibile fare passare le voci di

quegli uomini considerati eretici, lontani dall’ortodossia romana.

In quegli anni era papa Pio V molto severo e terribile come Paolo IV e la censura non scherzava.

Paolo percepisce che il figlio non ne vuole sapere di quelle imposizioni, dicendo di pubblicare tutte

le lettere senza metterne il nome cosi da aggirare la censura.

Paolo da Roma gli dà dello stupido, preoccupato come padre della scarsa prudenza del figlio.

“Togli le lettere d’amore e di incerti autori”, cioè quelle anonime. Aldo però comincia a pubblicare

le lettere volgari e nel ‘74 Paolo, a un anno dalla sua morte, scrive al figlio dicendogli di sapere che

aveva stampato il terzo libro di lettere e che i censori andranno in gran collera, pensando che lui si

comporti cosi in accordo col padre; dice poi di non mandargli il libro, di non volerlo vedere, e che si

è comportato non come uomo ma come putto, come un bambino.

Il volume di più di 500 pagine raccoglie lettere di Manuzio con antologia di Dolce e altri, compie

insomma un’antologia delle antologie, facendo la scelta vigliacca di non usare la marca tipografica

del padre, ma usando una marca in disuso, che nessuno riconosce più, nessuno può dire

ufficialmente che è stato lui, non c’è nome dello stampatore: è tecnica della falsa data, perché la

censura non individuasse il responsabile. Questa pratica della falsa data la troviamo nell’antico

regime tipografico anche nel ‘700. Più che falsa data in realtà falso luogo, spesso contiene come

luogo di pubblicazione uno diverso da quello effettivo, qui abbiamo un caso di falsa marca. Paolo

quest’operazione non la vede, ma l’oltraggio al padre è doppio perché mette insieme tante cose che

il padre non avrebbe mai fatto, indicando il nome di Bernardino Pino accanto nell’introduzione a un

suo discorso sulla comodità dello scrivere.

I censori poi si rivolgono a Pino, che effettivamente aveva scritto quel discorso che era stato

impiegato da Aldo nell’introduzione.

Quando si stampava un libro, si partiva dal testo, le ultime parti a essere stampate erano frontespizio

e la lettera dedicatoria: infatti queste parti avevano una numerazione diversa da quella delle pagine

del testo. Quando un autore voleva dedicare un libro a un esponente della politica doveva chiedere

il permesso. Es. Alfieri voleva dedicare la sua opera Saul al papa Braschi, scrivendogli di volerla

dedicare a lui, ma il papa declina l’offerta di dedica.

> Problema dell’espurgazione: con l’indice del ‘64 oltre agli autori e alle opere proibite, c’è una

sezione con opere con scritto donec corrigatur, cioè opera da non pubblicarsi fino all’avvenuta

espurgazione. Esistono tuttavia casi particolari:

 Lettere di messer Horatio Brunetto, raccolta che viene ritirata dal mercato, dello stampatore

veneziano Arrivabene (marca del pozzo sospetta negli anni ‘50) del 1548.

50 anni dopo nel ‘97 compare Lettere del sig. Oratio Brunetto con un frontespizio diverso, pulito da

Giorgio Angelieri. In realtà era la stessa edizione del ‘48: probabilmente aveva comprato i libri da

Arrivabene e aveva messo un frontespizio nuovo. Si tratta di un’emissione: il testo rimaneva lo

stesso con un frontespizio nuovo, dove non dice che l’opera era stata purgata, ma usando l’aggettivo

pulito che la gente ricollegava ai libri che erano stati espurgati. 10-11-16

Indice dei libri proibiti: primo emanato dalla chiesa romana e preparato dalla congregazione del

Sant’uffizio, fatto per la fine del ‘58 ma in vigore dal gennaio del ‘59, ecco perché in generale sui

libri compare come Indice del ‘59, promulgato da papa Paolo IV, indice severissimo, molto rigido, è

il primo dopo la chiusura definitiva col mondo riformato, è il primo con cui la chiesa romana fa

fronte alla diffusione del libri protestanti o filo-protestanti; è organizzato per ordine di pericolosità

ed è diviso in tre classi:

- la prima classe è considerata la più pericolosa e riguarda gli autori di cui sono proibite tutte le

opere, opera omnia, sono quegli autori non cattolici, protestanti, di cui sono proibite non solo le

loro opere teologiche ma anche quelle che non lo sono es. nella prima classe si trova Erasmo da

Rotterdam, umanista, i cui Adagia non trattavano per nulla principi teologici; Erasmo però aveva

anche pubblicato un nuovo testamento, aveva scritto diverse opere teologiche con legami col mondo

riformato, e in questo modo la chiesa condannava la persona ritenuta responsabile di tutta l’opera.

L’inclusione nella prima classe è molto severa, significa anche che se quella persona produrrà altre

opere nella sua vita in futuro, sarà sempre considerata pericolosa dalla chiesa.

- la seconda classe era invece quella a cui appartenevano opere di autori considerati cattolici i quali

però avevano peccato pubblicando alcune opere che erano considerate immorali e che quindi

andavano messe da parte, tolte dalla possibilità di essere lette. Si tratta per esempio di autori che

hanno scritto lettere d’amore, che hanno criticato o preso in giro i governi, autori insomma di cui

non si mette in dubbio l’ortodossia ma si vieta la lettura di alcune opere.

Viene ritirato dal mercato solo quello che è indicato sull’Indice.

Il criterio della proibizione era legato al nome dell’autore, era necessario che fosse espressa la

proprietà intellettuale il nome faceva sì che il censore si potesse pronunciare sulla pericolosità

dell’opera, molte opere però erano anonime, ecco perché l’indice prevedeva una…

- terza classe, per quelle opere senza nome ritenute sospette per contenuti eterodossi o per zone di

provenienza sospette (cioè dove si sapeva che la riforma s’era diffusa).


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Serge95

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DESCRIZIONE APPUNTO

Vendo appunti del corso di storia della stampa della prof.ssa Braida e dell'editoria presi a lezione (a.a. 2016-2017).
Tra gli argomenti trattati, l'invenzione della stampa a caratteri mobili, la storia di Gutenberg, il ruolo della stampa nella rivoluzione luterana, le tipologie dei libri di '400-'500, Aldo Manuzio, l'indice dei libri proibiti, le raccolte epistolari, l'editoria del '700, gli studi sulla lettura di Roger Chartier, gli almanacchi, i Remondini, le famiglie di Briancon e altro ancora.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serge95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della stampa e dell'editoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Braida Ludovica.

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