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Storia della stampa e dell'editoria

Circolazione del libro, librai, editori e lettori (XV-XVIII sec.)

(prof. Braida Lodovica)

Lezione 1 (19-09-22)

Presentazione del corso

Prima unità: Trasformazioni culturali che hanno portato alla nascita della stampa

Storia del libro = storia della comunicazione, in cui tutti gli attori sociali che lavorano per trasformare i testi in libri lavorano in relazione tra di loro. Questo circuito è chiamato “circuito della comunicazione”, è un orientamento metodologico che non sempre è stato pensato così: non tutti gli storici del libro considerano questo mestiere un circuito in cui tutte le figure sono fondamentali  per molto tempo la centralità si è posta sugli autori, mentre tutti gli altri anelli della catena sono rimasti in ombra, in quanto era considerato importante solo il “prodotto libro” finito. Nel passaggio da testo a libro ci sono invece molte figure importanti, che spesso non ci sono restituite dalla storia della letteratura anche se sono fondamentali per capire la storia di un libro. Uno studioso americano disse che gli autori non scrivono libri ma testi, che poi si trasformano in libri nelle stamperie o nelle case editrici: noi quindi studiamo questo processo di transizione, che ha molte implicazioni di diversa natura, in base agli attori sociali che vi lavorano. In questo processo sono coinvolte più professioni che richiedono diverse competenze.

Vedremo come si è evoluta la professione editoriale nel corso del tempo e tutte le figure professionali legate a questo mondo. Ad esempio, in passato lo stampatore dava i fogli sciolti al libraio/cartolaio, che non lo rilegava subito: lo avrebbe rilegato nel momento in cui fosse arrivato un acquirente interessato, accordandosi con lui sul tipo di rilegatura e di decorazione. Significa che inizialmente il libro che si trovava dal libraio era un prodotto non finito: lo sarebbe diventato in seguito alle richieste precise dell’acquirente, accordate col libraio in base alle sue possibilità economiche. Tutti questi sono momenti di frattura tra passato e presente; tuttavia non esistono solo differenze ma anche continuità col passato, che vedremo nel corso delle lezioni. Ci concentreremo soprattutto sullo scenario europeo tra la metà del 400 e la fine del 700: la storia della stampa ci mostra un’Europa che si muove con velocità e specificità diverse in base al luogo preso in esame.

Momento fondamentale nella storia della stampa è la nascita delle università, che determina la presa di consapevolezza dell’importanza di avere molte copie di un testo a disposizione ed è anche per questo che c’è la necessità di stampare velocemente più copie.

Seconda unità: Tipologie di libri, mercati, lettori, la storia della lettura e della censura

Vedremo le trasformazioni che avvengono nella storia della stampa e del libro, dovute a diversi fattori, primo tra tutti l’alfabetizzazione che aumenta. Ci concentreremo anche sulla storia della lettura, che è quella più difficile da studiare all’interno del circuito della comunicazione, poiché condizionata da tanti elementi, ad esempio nel 1542 nasce il processo dell’inquisizione: vedremo il passaggio dalla stampa libera alla stampa trasformata dal mondo cattolico, che impone una forte censura ecclesiastica. Vedremo come la censura incide sui professionisti del settore ed anche sui lettori.

Terza unità: I mestieri della circolazione del libro

Parleremo dei librai, che non sono tutti uguali, anzi quello delle librerie è un mondo vastissimo. Analizzeremo tutte le tipologie di commercio del libro.

Modulo A: Continuità e trasformazioni nella storia del libro tra manoscritto e libro a stampa (XV e XVI secolo)

Introduzione

Perché è importante occuparci del passato? Dobbiamo prendere in considerazione la trasformazione del libro, che è stata ed è graduale: oggi, anche se esistono i libri digitali, non sono del tutto scomparsi quelli cartacei. Se guardiamo al passato e a quello che gli uomini di metà 400 hanno vissuto, per molti aspetti proviamo una situazione analoga: arriva la stampa ma per molto tempo continuano a essere prodotti e venduti anche i libri manoscritti. Tuttavia, noi oggi viviamo una trasformazione molto più forte e radicale, in quanto è completamente cambiato il supporto per i libri digitali. Cambia anche la modalità di fruizione del testo e l’attenzione che i lettori dedicano alle varie sezioni dei libri; cambiano anche le professioni, perché chi lavora con i libri digitali deve avere competenze nuove e diverse (questo in realtà accadde anche in passato). Quindi parliamo di passaggi tecnologici, sociali, economici/commerciali, giuridici (oggi il diritto d’autore è quanto mai fluido, perché è più facile plagiare i libri altrui online: si parla di pirateria editoriale, che in realtà oggi riguarda settori diversi, anche il cinema, la musica, ecc.). Significa che dobbiamo avere uno sguardo di lunga durata, per capire che noi non siamo i primi a vivere una rivoluzione per quanto riguarda la comunicazione scritta: prenderemo in considerazione le riflessioni di coloro che videro comparire la stampa, in particolare ciò che colpì la maggioranza delle persone fu constatare la velocità di produzione dei libri stampati rispetto a quelli manoscritti; di contro, altri non apprezzarono fin da subito questa trasformazione poiché erano troppo legati al lusso dei libri manoscritti. In seguito, però, tutti iniziarono a capire l’importanza di questa nuova tecnologia, anch’essa in grado di produrre bellissimi libri di lusso. Si iniziò a percepire la rilevanza di questa trasformazione anche in campo scientifico, perché favorì la comunicazione tra scienziati a distanza, in grado di consultare lo stesso libro grazie alle copie stampate: la scienza riesce a progredire anche per questo motivo.

Inizialmente i libri a stampa erano imitazioni dei libri manoscritti, in quanto i lettori sarebbero stati ancora i fedeli dei manoscritti: se i libri a stampa fossero stati troppo diversi sarebbero rimasti invenduti. Capiamo che la lettura è un elemento che ha a che fare con l’abitudine consolidata: bisogna aspettare il passaggio di una generazione affinché i libri manoscritti vengano abbandonati. Questo vale anche oggi per quanto riguarda i libri digitali.

Ci sono due atteggiamenti diversi per quanto riguarda lo studio della stampa:

  • Chi ha guardato sul lungo periodo e ha visto nella stampa una rivoluzione per il mondo della comunicazione e della cultura. I due più importanti sostenitori di questa idea sono stati Marshall McLuhan, che nel ’62 scrisse il libro The Gutenberg galaxy, ed Elizabeth Eisenstein, che nel ’79 scrisse The printing press as an agent of change (in italiano La rivoluzione inavvertita l’autrice dice che gli studiosi non han dato abbastanza importanza ai cambiamenti portati dalla stampa, si  tratta quindi di un’accusa nei confronti degli studiosi che non hanno tenuto conto della grande rivoluzione sociale e scientifica causata dalla stampa).
  • Chi ha guardato sul breve periodo, cioè si concentra sul passaggio dal libro manoscritto al libro a stampa, sottolineandone le continuità: sono importanti soprattutto i paleografi, tra gli italiani in particolare Armando Petrucci, padre della nuova storia del libro che si fa in Italia. Egli, lavorando sulla storia della scrittura, ha studiato il modo in cui i tipografi del 400 imitavano le modalità del manoscritto: i suoi studi hanno riorientato lo sguardo degli studiosi sul breve periodo, in modo che essi si concentrassero sulle continuità tra libro manoscritto e libro a stampa. Quindi, questi paleografi hanno portato l’attenzione sullo studio della scrittura manoscritta, che è stata imitata dai tipografi per i nuovi caratteri.

Nel nostro corso terremo in considerazione entrambe le prospettive.

Lezione 2 (20-09-22)

Le continuità tra libro manoscritto e libro a stampa

Per quanto riguarda le continuità tra manoscritto e libro a stampa possiamo considerare le “professioni della continuità”:

  • Librai, cartolai
  • Gli artisti che nelle librerie miniavano e decoravano i libri manoscritti, che successivamente rimasero a decorare anche i libri a stampa.

Ci sono poi dei processi imitativi che fanno parlare di continuità tra manoscritto e stampa, cioè le stamperie dovevano fondere dei caratteri che imitassero perfettamente quelli manoscritti, in modo da riuscire a vendere. Altro elemento fondamentale parlando di imitazione sta nella tradizione libraria manoscritta, tema sottolineato dal paleografo Petrucci, che analizza le fondamentali tipologie di manoscritti 400eschi e scopre che esse vengono perfettamente imitate dagli stampatori; ad esempio, i giuristi usavano codici giuridici manoscritti di formato molto grande (in-folio), poiché doveva esserci lo spazio disponibile per la legge e per i commenti, quindi gli stampatori producevano libri giuridici a stampa di quella stessa dimensione  altro processo di imitazione, perché un libro giuridico a stampa più piccolo del solito non sarebbe stato preso sul serio dai giuristi. Ciò denota l’esistenza di una connessione tra tipologia testuale e forma del libro, infatti i libri medici, giuridici, universitari, ecc. erano sempre in formato grande: questo va avanti per molto tempo, quindi l’innovazione era molto lenta e rischiosa, perché si andava incontro a un insuccesso quasi certo.

Nella tradizione italiana, i libri di cultura umanistica latina e greca erano in formato medio, quindi anche gli stampatori cercavano di mantenere questo formato affinché i libri classici a stampa fossero apprezzati dagli umanisti; tuttavia, i primi stampatori che arrivarono in Italia erano tedeschi, e in Germania la tradizione umanistica era tramandata su codici di formato grande: questi tedeschi stamparono allora libri grandi che ebbero poco successo  capiamo che il passaggio da libro manoscritto a libro a stampa pose molti problemi anche dovuti alla diversità delle tradizioni dei vari luoghi europei.

I primi libri a stampa, prodotti entro la fine del 400, vengono definiti dai bibliografi “incunaboli”, cioè “agli esordi”: si vogliono distinguere da quelli successivi proprio perché imitano molto i manoscritti e sono diversi dai libri a stampa che conosciamo oggi. Ad esempio, i libri che conosciamo oggi hanno all’inizio il frontespizio (o “carta d’identità” del libro, comparso per la prima volta a fine 400 – inizio 500, ad esempio, in Italia il primo fu nel 1499 a Venezia), inesistente invece nei primi libri stampati a fine 400, che iniziavano direttamente col testo: gli studiosi dell’IGI (Indice Generale degli Incunaboli), per descrivere questi libri nelle schede, non avendo le indicazioni disponibili per via della mancanza del frontespizio, ragionano allora sugli incipit (prime righe di testo), sul materiale (carta o pergamena), sulla presenza o meno di illustrazioni/incisioni, sugli explicit (ultime righe), sui colophon (parte, non sempre presente, in cui lo stampatore scrive le sue informazioni e l’anno di stampa). Quindi, le schede degli incunaboli sono diverse da quelle degli altri libri a stampa.

L’incunabolistica è stata una vera e propria scienza a partire dal 700; si iniziarono a produrre gli annali, a partire dal tedesco Panzer, che si realizzavano per ogni città, indicando quanti e quali libri erano stati stampati in un determinato anno in quel luogo. Nello studio degli incunaboli, dall’800, è incluso anche lo studio chimico degli inchiostri, abbastanza complicato perché spesso le formule per produrre l’inchiostro erano tenute segrete; dall’800, si inizia a studiare anche la composizione dei caratteri: sono studi importanti perché grazie ad essi si può capire a quale bottega appartiene un dato libro, infatti inizialmente gli stampatori fondevano i loro propri caratteri; man mano che la stampa si diffonde, però, gli stampatori non compivano più questa azione, ma nascono dei centri specializzati in questa area “meccanica” di produzione dei caratteri. L’incunabolistica ha consentito di fare una “geografia” del libro europea, per capire come fossero diffusi i primi libri a stampa nel continente: al primo posto risulta la Germania, seguita dall’Italia.

L’arte tipografica nasce come un’arte molto segreta, cioè i tipografi non rivelavano le loro tecniche e competenze: non è un caso che i primi manuali di tecnica della stampa vennero pubblicati solo nel 700.

Se lavoriamo sui cataloghi delle grandi biblioteche europee troviamo sia libri prodotti in quel determinato Paese e sia libri importati: ad esempio, la British Library ha creato una sezione apposita per i libri italiani. Per questo sono stati creati anche dei cataloghi virtuali: in Italia abbiamo il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), diviso in Libri antichi e Libri moderni.

Quando compare il colophon, sui libri antichi spesso si trova l’indicazione dei nomi dello stampatore e dell’editore-libraio che ne ha commissionato la stampa, finanziandolo: significa che c’è una figura che ha un ruolo editoriale e di scelta del libro, diversa dalla figura dello stampatore. Nel caso degli stampatori più prestigiosi, essi erano al contempo anche editori-librai.

Altro elemento di continuità riguarda le biblioteche antiche e i bibliotecari che redigevano i cataloghi ad esempio, il bibliotecario inglese Thomas James redige il catalogo della Bodleian Library di Oxford a inizio 600, parlando di libri manoscritti e libri a stampa spesso usando gli stessi termini, come liber, volumen, codex: questo perché nella sua mente non c’era distinzione tra manoscritto e stampato, erano tutti libri uguali questo ancora una volta indica la continuità tra manoscritto e libro stampato, che coesistevano vicini nelle biblioteche.

Un elemento dei libri antichi ma che in realtà si è protratto fino a 900 inoltrato è l’elenco degli errori (errata corrige): in fondo al libro spesso compariva un foglietto non rilegato scritto dallo stampatore per il lettore, in cui erano elencati gli errori di stampa, e si invitavano i lettori a correggerli di mano propria.

Quando si usavano i caratteri mobili, era possibile trovare due copie differenti di una stessa edizione: in una copia si poteva trovare un errore e in un’altra no, questo perché i caratteri potevano essere sostituiti in corso d’opera correggendo così l’errore (questa cosa si chiama “variante di stato”). Quindi le copie di una stessa edizione non erano sempre tutte identiche.

Fichet, professore della Sorbona di Parigi, nel 1470 vorrebbe dare ai suoi studenti dei testi umanistici ma quelli manoscritti erano ricchi di errori, quindi chiama all’università due tipografi: paradossalmente, in Francia la stampa nasce nel luogo europeo di maggiore produzione manoscritta, appunto la Sorbona. Fichet sottolinea il potere di conservazione che la stampa porta con sé, in quanto permette di avere potenzialmente copie infinite di uno stesso testo: associa la stampa alla memoria.

I lettori di fine 400 si rendono conto che i libri stampati hanno guadagnato in leggibilità; fino a quel momento, il concetto di leggibilità era connesso al libro manoscritto. Anche qui troviamo continuità: ad esempio, Manuzio chiederà la protezione per i suoi caratteri di greco, dicendo che sono talmente belli (cioè leggibili) da sembrare scritti a mano.

Lezione 3 (21-09-22)

La produzione dei libri manoscritti in Europa prima della stampa

I centri di copiatura (stazionariati)

Da quali tipologie di produzioni del libro manoscritto è stata preceduta la stampa? C’era già la volontà di produrre più copie di uno stesso testo, e dove ciò avveniva? Le città più interessanti sono quelle in cui erano nate delle importanti università in Europa tra XIII e XIV secolo, cioè Parigi, Bologna, Oxford, Cambridge, Napoli, Valencia, Salamanca, Montpellier, ecc. Accanto agli atenei, erano nati centri di copiatura, controllati dalle università stesse e affidati a dei librai, denominati stazionari: essi avevano alle loro dipendenze persone che copiavano i testi a seconda della domanda. Non erano solo i centri di copiatura a produrre manoscritti, infatti c’erano anche cartolai laici indipendenti nei centri urbani, che lavoravano sempre sotto richiesta; questi ultimi avevano una clientela selezionata e quindi solitamente si specializzavano nella produzione di manoscritti di determinate tipologie, mentre i centri associati alle università erano più complessi e producevano libri di vario genere.

L’organizzazione degli stazionariati

Il professore universitario, all’inizio dell’anno, affidava al centro la sua copia originale, l’exempla, da lui firmata. La vendita del manoscritto avveniva per fascicoli e ciò faceva sì che ci fosse un frazionamento del lavoro tra i vari copisti; inoltre, per produrre un unico libro uno studente poteva rivolgersi a più copisti, uno per ogni fascicolo.

L’organizzazione degli stazionariati ci fa capire che già prima dell’invenzione della stampa c’era stato un primordiale processo di standardizzazione della produzione, poi ovviamente reso più rapido dalla stampa.

L’arrivo della carta in Europa

La carta, originariamente, era stata importata dall’oriente grazie agli arabi, inizialmente in Spagna nel XII secolo. La carta si diffonde poi con varie difficoltà. In quell’epoca, tutta la documentazione amministrativa non era tenuta sulla carta ma sulla pergamena, ottenuta dalla pelle animale con un procedimento costoso; anche la carta richiedeva un procedimento costoso per essere ottenuta, tramite la raccolta di stracci e poi la macerazione presso i mulini per la carta. La carta non fu vista positivamente fin da subito, perché era considerato un materiale deperibile e poco resistente, non adatto a ospitare testi che richiedessero una conservazione permanente: per molto tempo, nelle sedi governative per gli atti ufficiali...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gr_001 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Braida Ludovica.
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