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Appunti del Corso di Letteratura Illuministica e Romantica Appunti scolastici Premium

Appunti completi presi a lezione sul corso di Letteratura italiana Illuministica e Romantica principalmente concentrati sull'argomento legato alla figura di Caterina Cornaro basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Perocco dell’università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura Illuministica e romantica docente Prof. D. Perocco

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ESTRATTO DOCUMENTO

messaggeri ciprioti. Caterina, costretta a cedere, risulterà descritta come particolarmente afflitta da

un grande dolore nel vedere la bandiera della Repubblica affissa al posto di quella della famiglia

dei Lusignano tanto che oltre ad essere svenuta per il dolore per circa 20m passerà tutto il viaggio

da Cipro a Venezia in assoluto silenzio, secondo il mito del Colbertaldo. Il Colbertaldo pone

l’accento sulla contrarietà di Caterina, mitizzando gli avvenimenti. Tuttavia il Colbertaldo, al fine di

mitizzarne la figura, affermerà che Caterina, dopo aver trascorso quattro anni a Venezia (in realtà 4

mesi), in visita ad Asolo se ne innamora perdutamene.

L’arrivo a Venezia (pag.133)

Caterina torna a Venezia il 5 giugno del 1486 (secondo il mito) sotto il ducato di Agostino

Barberino, e giunge in particolare a San Nicolò del Lido dove ad accoglierla vi era lo stesso doge,

con il bucintoro, dandogli stima e valore politico nonostante li avesse perse con la stessa

donazione del regno cipriota. (È da ricordare che, in situazioni ufficiali, Caterina fu sempre accolta

come Regina di un altro regno, quello appunto di Cipro)

Caterina, caricata sul bucintoro, viene quindi portata in Piazzetta San Marco, tra le due colonne,

dove venne accolta con una grande cerimonia e dove fece libero dono del regno di Cipro (secondo

la realtà storica questo avviene il 6 giugno del 1489) Il Colbertaldo, rievoca l’anno della donazione

come un anno molto importante, ricordando avvenimenti storicamente accaduti (pag.133) come ad

esempio l’elezione di Massimiliano I come re dei Romani, ed inserendo avvenimenti come la

scoperta dell’America anticipando l’anno al 1486 (1492 secondo veridicità storica).

30/11/2016

Da Venezia ad Asolo: l’orazione di Taddeo Bovolino (pag 145 e segg)

Il viaggio da Venezia ad Asolo, secondo realtà e leggenda, avviene attraverso il racconto di

elementi di regalità e sfarzosità volti a dipingere la figura di Caterina come una figura

particolarmente importante e celebrata dal Colbertaldo attraverso un dialogo riportato nella

biografia.

Durante il periodo di Caterina le ore erano calcolate in relazione al tramonto del Sole, e

 l’idea di tempo in genere non corrisponde a quelle attuali (Gregorio XXIII)

Caterina partì quindi da Marghera, in carrozza, passando per Treviso ed arrivando ad asolo alle

22ore, ovvero due ore prima del tramonto, cioè tra le 16 e le 17 di pomeriggio. Immediatamente

viene intonato dun “Te deum” di ringraziamento. Al fronte di un lungo viaggio Caterina si corica

nella propria stanza per riposare. Il giorno successivo si aprono quindi i festeggiamenti con un

discorso di Taddeo Bovolino in cui elogia sia lei che la famiglia Corner. Caterina viene dipinta

come la migliore donna esistente per virtù, fra tutte le donne celebri della storia ma soprattutto la

sua figura viene celebrata per virtù e concepita come un ritorno di Venere, dea che nata dalla

spuma del mare di Cipro, bellissima e virtuosa.

Tuttavia, una volta tornata a Venezia, da Cipro, la Serenissima vietò a Caterina qualsiasi tipo di

relazione amorosa soprattutto al fine di arginare la possibilità di contrarre nuovi matrimoni, tanto

che, secondo il mito, Caterina viene assimilata alla figura della donna casta e pura, ovvero alla dea

Diana, tale accostamento era possibile poiché Caterina conosceva il vizio dell’amore, attraverso

l’unione matrimoniale, ed era quindi in grado di riconoscerlo.

Il Colbertaldo, come sappiamo, al fine di celebrare la figura di Caterina, celebrerà altresì le origini

romane della famiglia Corner, seppure inventate, risalenti alla famiglia degli Scipioni; e la stesa

Caterina è ancor più coraggiosa dei suoi antenati, dai quali viene fatta derivare.

L’episodio della continenza di Scipione: Scipione, tra le prigioniere di guerra ha una

 bellissima principessa africana promessa ad un re, tanto che i genitori della fanciulla

offrono una grande somma di denaro a Scipione in cambio della liberazione della fanciulla.

Scipione, di fronte a questa splendida fanciulla non la tocca e la restituisce al promesso

sposo regalandole una dote.

La continenza di Scipione è giustificata dal pensiero dello stesso, rivolto all’esercito,

piuttosto che ai piaceri erotici.

Caterina vale molto di più di Scipione, poiché se l’uno era preoccupato delle proprie legioni, l’altra

era “acerba e giovinetta, in mezo al regno di Venere, circondata da tante delitie regali, fragile per

sesso femminile, vedovella all’hora all’ hora lasciata” ed aveva quindi molte più possibilità di

cedere alle necessità amorose e poiché conosceva a cosa rinunciava.

E’ superiore a Penelope poiché quest’ultima sperava nel ritorno del marito ed in generale la

Captatio Benevolentia continua e finisce con l’elogio di Asolo.

Il Colbertaldo racconta poi che Il 9 novembre venne celebrata una giostra fra cavalieri i cui vincitori

stessi vengono nominati come un uomo di Cipro, ed uno di Asolo. In premio erano proposte stoffe

di Damasco e denaro. (pag.153)

Alcuni degli abitanti di Cipro si recheranno ad Asolo, in visita alla grande personalità di Caterina,

con in dono dolci, composte e gli “zuccheri” ovvero statue fatte di zucchero, molto famose nelle

grandi feste per il costo elevato dello zucchero e per l’arte dello scolpire. (pag.154)

Dal Colbertaldo viene poi narrato di un inverno freddissimo che incombette su Venezia tanto

fortemente da ghiacciare la Laguna ed il Canal Grande. Caterina scese infatti da Asolo alla casa di

famiglia a Venezia, allora possedimento del fratello e, di fronte alla casa, viene messa in scena

una battaglia di mercenari pagati per inscenare una battaglia sul ghiaccio. I soldati sono passati

alla storia come stradiotti, ingaggiati appunto dalla Repubblica sulle coste dell’Albania e della

Grecia e principalmente arruolati per combattere i Turchi, tanto che si riconoscevano poiché vestiti

a metà da Turchi ed a metà da Occidentali. (pag.155)

Successivamente Caterina, per un certo periodo, si reca ad Abano su consiglio del fisico, ovvero

del medico, accompagnata dal fratello il 12 di maggio, alloggiando in una delle proprie case (

ricchezza familiare testimoniata dalla possibilità di alloggio in diverse zone dell’Italia settentrionale;

tra le quali una villa a Murano, considerata luogo di villeggiatura, dove i molti fuochi dei laboratori

vetrai, sembrava purificassero l’anima. Le villeggiature venete e le smanie della letteratura

goldoniana sono in luoghi molto vicini, lontani dalla montagna, non concepita come villeggiatura.)

(pag.157)

Gli Asolani del Bembo (pag. 157)

Essendo nota la fama del Bembo, il Colbertaldo non può che ricordare la stesura degli Asolani. Il

Colbertaldo ricorda l’opera di educatrice di Caterina che si occupò di crescere e maritare alcune

delle sue damigelle; in particolare viene ricordata l’unione in matrimonio di una delle stesse con

Floriano di Floriani; sembra infatti che in occasione delle nozze stesse i cui festeggiamenti durano

a lungo, nell’intervallo subito dopo il pranzo ed il tempo del riposo pomeridiano; tre giovani

Lavinelo, Perotino e Gismondo, si incontrano per discutere d’amore, dal Bembo negli Asolani e

che sembrerebbero essere stati colti dalle Tuscolane di Cicerone.

I personaggi che frequentano la Corte

È da ricordare che la regina Cornaro decide di costruirsi una “casa per le vacanze” di sua proprietà

nelle vicinanze di Asolo, ad Altivole, attorno ai primi di marzo del 1490, il cui nome venne suggerito

dallo stesso Pietro Bembo ovvero “Barco” che significherebbe “paradiso; ma altresì chiamato

“leporario” che potrebbe alludere ad un parco di lepri che la regina amava cacciare.

5/12/16

CATERINA CORNER NELL’800

Politicamente nel 1797 finisce la repubblica Veneziana e negli ultimi anni Venezia stessa era

considerata dualisticamente:

1. Da un lato era considerata retta da un governatorato ideale ed un clima piuttosto

sempre mite,

2. Dall’altro il mito assolutamente opposto andò a configurare Venezia come città nera,

controllata da un potere ristretto di tipo oligarchico (consiglio dei Dieci, palazzo ducale)

che approfitta costantemente di spie, volte ad ascoltare nell’ombra e pronti a castigare

e punire chi non rispetti la volontà della Repubblica.

Politicamente: La realtà storica rivela una visione non di città ideale fondata sull’oligarchia

 imparziale del ‘500 e basata sul controllo reciproco tra gli stati alti del governo, ma una città

il cui controllo tra autorità era andato scemando ed oltretutto

Economicamente: una città che risentiva di una profonda crisi economica di importazioni e

 di esportazioni, che intaccava l’attività di mercatura, retta sul libero scambio. Se prima la

libertà di stampa era garantita dal solo controllo di possibili diffamazioni della repubblica e

Venezia si configurava come il più importante centro editoriale d’Europa, con l’incombere di

violente restrizioni imposte da Roma, dal Concilio di Trento e dall’indice dei libri proibiti con

l’azione dell’inquisizione; causò un notevole impoverimento della città. Inoltre, la crisi

veneziana, fu determinata non tanto dalla scoperta dell’America (anche se in parte ne fece

parte) quanto dalla presenza nel Mediterraneo di pirati, che costantemente mettono a

rischio i guadagni dei veneziani: il grande guadagno via mare viene progressivamente

ridotto e gli investimenti si concentrarono per lo più sulla terra ferma.

Venezia, pur mantenendo un’apparenza estera sempre invariata o addirittura accentuata da

celebrazioni, da festività e da propagande di sfoggio della potenza della Repubblica, era in crisi.

La Repubblica di Venezia crolla quindi nella maniera più ingloriosa possibile: non vinta da

Napoleone ma arresa alle sue truppe senza nemmeno combattere; (dopo l’esilio dell’Elba e

dell’Isola di Sant’Elena Venezia è esclusa dalle provincie che avevano esautorato Napoleone

stesso) divenendo dapprima francese e successivamente austriaca. L’800 è il secolo del

patriottismo italiano, il secolo dei moti rivoluzionari contro lo “straniero” (1848 “l’anno dei matti”) e

nel 1848 Venezia stessa si oppone respingendo la minaccia austriaca ed instaurando un governo

repubblicano retto da Daniele Manin che resiste agli austriaci per 18 mesi (la più lunga resistenza

italiana), grazie anche alla fame ed al colera epidemico che mieté moltissime vittime.

Il mito di Venezia da un lato è quindi quello di una città intesa come “paradiso perduto” e dall’altro

di “città nera”.

Al fronte dell’avvento del Risorgimento e la necessità di riscatto dalle dominazioni straniere,

Venezia risulta essere una città incapace di opporsi alla minaccia e ciò premesso è maggiormente

comprensibile il mito di Caterina Cornaro nell’800.

Caterina Cornaro - Gaetano Donizetti e Carlo Felice Cìllario

Caterina Cornaro diviene personaggio mitico non solo in ambito italiano ma al contempo in

drammi, opere, tragedie straniere, in particolare tedesche e francesi. Il testo più famoso d’opera

lirica, divenuto famoso anche e soprattutto dalla sua musicalità, fu quello di Gaetano Donizetti;

autore che riscuote grande successo nell’800. Nel libretto dell’opera Caterina Cornaro il mito della

Regina fu determinato da un precedente successo del Donizetti, ovvero l’Aida del Cahamoy, e che

determinò appunto la commissione dell’opera sulla Regina di Cipro da parte di un impresario

Viennese nel 1842. Tuttavia il teatro di Vienna ne disdice la commissione poiché l’anno precedente

Franz Lachner aveva scritto e rappresentato un’opera su Caterina Corner a Salisburgo; tanto che il

tema non poteva essere riproposto. Il Donizetti quindi cercherà di rivendere il libretto dell’opera ad

altri e diversi teatri tra cui il San Carlo di Napoli. Il libretto venne tratto da una tragedia romanzata

di un parigino, Jaques Fromental Halèvy, da cui venne tratto un libretto per l’opera di Lachner, un

libretto per Donizetti ed un terzo libretto per Vernoy de Saint Georges. Ciò indica certamente il

successo dell’argomento. Jaques Fromental

Vernoy de Saint Tragedia

Eugene Scribe

Giovanni Pacini Carlo felice

Cìllario

Al San Carlo di Napoli l’opera sarà un vero insuccesso poiché

secondo Donizetti la protagonista (lettera inviata al fratello) che impersona Caterina Cornaro

sarebbe inadatta, in quanto mezzo soprano e non soprano per il quale Donizetti aveva scritto.

Inoltre, prima della messa in scena, era adottata un’azione censoria, di tipo morale (chiesa) e di

tipo politico (responsabili politici).

Es: Nel rigoletto di Verdi il protagonista è il Duca di Mantova, ricavato da un’opera di Victor

 Hugo, che aveva scritto un’opera romanzata intitolata “Il re si diverte”. Sebbene l’opera di

Verdi dovesse rappresentare il Re di Mantova, la censura mantovana lo traspone in duca,

poiché un Re non avrebbe potuto incarnare un donnaiolo, ma un esempio da seguire.

Donizetti fu costretto a modificare il finale e regolamentare la stesura in relazione alla stessa

azione censoria, tanto che in scena a Pama nel 1845 sotto giurisdizione austriaca l’opera ricosse

un grandissimo successo, e fu l’ultima rappresentazione alla quale Donizetti assistette. (presenza

di una rinomata soprano che lo stesso Donizetti apprezzava)

Struttura - L’opera consta di un prologo e due atti.

Tutta l’opera è imperniata sulla suddivisione fra lo scenario Veneziano e Cipriota ma sia durante la

permanenza cipriota che veneziana, Caterina è sopraffatta dalle rimembranze veneziane che

attraverso la musica delle barcarole, le canzoni tipiche dei gondolieri, le ritornano in mente.

Prologo – Palazzo Corner

• L’opera si apre con il matrimonio di Caterina con Gerardo (personaggio inventato), molto

innamorati e intrepidi di fronte al giorno più felice approvato dal padre Andrea Corner (che

in realtà era lo zio).

 duetto amoroso fra gli sposi (epoca romantica)

1. Nuovo elemento: la presenza di un sentimento di amore precedente al matrimonio

• Sulla scena irrompe l’ambasciatore Mocenigo (ritrovato nelle diverse storie di Caterina

come comandante della flotta veneziana all’epoca di Caterina, pronto ad occupare

militarmente Cipro) che fa sospendere la cerimonia spiegando al padre (le figlie sono

strumento di alleanza) che Caterina deve sposare il Re di Cipro Lusignano.

• Gerardo pensa quindi di rapire Caterina (secondo i canoni romantici) che ritirata nella sua

camera aspetta l’innamorato per fuggire insieme a lui ma entra Mocenigo informandola che

se fosse fuggita e non avesse sposato Lusignano, ciò avrebbe implicato l’immediata

uccisione di Gerardo. Caterina quindi è costretta a respingerlo dicendogli che non lo ama

più ed i soldati di Mocenigo, nascosti nella camera di Caterina ascoltano la conversazione

fra Gerardo e Caterina per assicurarsi che la donna ubbidisca. Gerardo rimane sconvolto di

fronte alla dichiarazione completamente in controtendenza rispetto ai sentimenti

precedentemente dichiarati.

I Atto – Nicosia

• Caterina giunge a Nicosia ed a Cipro Mocenigo sta fomentando una rivolta per rendere a

Venezia il pieno controllo dell’isola e sapendo che Gerardo è ancora innamorato di

Caterina, pensano di liberarsi dello stesso.

• Entra in scena Lusignano rendendosi conto della strumentalizzazione del matrimonio da

parte dei Veneziani al fine di impossessarsi dell’isola di Cipro e, rendendosi conto che

Caterina è una pedina dei Veneziani ma non lo ama realmente, (nelle opere romantiche è

necessario provare amore corrisposto alla follia) mentre un coro di sgherri al servizio di

Mocenigo prepara l’attentato contro Gerardo, il Lusignano lo sventa salvando Gerardo.

2. Gerardo non conosce il Lusignano né il Lusignano conosce l’identità di Gerardo.

Gerardo racconta quindi, sfogandosi, il tradimento di Caterina a Lusignano, che la

comprende appieno.

• La rivelazione del Lusignano a Gerardo: Gerardo si pente delle parole dette contro il Re

chiedendogli perdono e giurandogli eterna amicizia

3. Elemento di amicizia eterna maschile ricorrente nelle opere ottocentesche

• Gerardo è ricevuto dalla Regina Corner ricordando insieme il tempo andato, ma Caterina

gli confessa che non l’ha lasciato per mancanza d’amore ma che “il dovere è superiore

all’amore”. Ambedue consapevoli che il loro amore deve essere giustificato per “la ragion di

stato”, Gerardo rivela a Caterina la presenza di un complotto per liminare il Lusignano e

mentre racconta a Caterina del complotto sopraggiunge Caterina, che il Mocenigo tenta di

implicare nella rivolta, dicendo che se Caterina non avesse ceduto all’organizzazione della

rivolta l’avrebbe etichettata come traditrice. Tuttavia il Lusignano, a conoscenza del grande

amore fra Caterina e Gerardo ed a conoscenza della rinuncia dello stesso per “ragion di

stato”, si schiera con gli innamorati, dichiarando guerra a Venezia. (contro l’andamento

storico)

II Atto – La Battaglia

• A Cipro infuria la Battaglia e Gerardo ha modo di dimostrare la sua fedeltà al Lusignano

schierandosi contro i Veneziani.

• Come sappiamo la battaglia viene resa con un racconto fra le dame terrorizzate, che

danno esiti della battaglia stessa.

• Lusignano vince, ma è ferito e trasportato a palazzo, in punto di morte, consegna il regno a

Caterina e Gerardo, col favore di tutto il popolo.

6/12/2016

ALTRI TESTI

Nel corso del 1800 Caterina è ampiamente ripresa come personaggio mitico, ampiamente deviato

tuttavia da una realtà storica, la cui deviazione e ripresa della figura della Regina come mito risulta

concordante con scelte di testi riflettenti realtà

1. drammatiche,

2. romanzesche o

3. drammaticamente teatrali.

Sebbene la figura di Caterina venne innumerevolmente menzionata centralmente nelle opere

ottocentesche e novecentesche in realtà il perdurare della sua figura mitica fu determinato dalla

stessa figura, poiché la fama degli autori che ne scrissero era piuttosto marginale  “sfortuna di

Caterina”

Giacomo Medici – Commedia

Tra coloro che scrissero di Caterina Cornaro, Giacomo medici mise in scena nel 1675 una

commedia intitolata “Caterina Cornaro, Regina di Cipro”, autodefinitosi “bacelliere delle arti liberarli

e di filosofia” ovvero studioso. L’opera venne pubblicata ad Udine, ovvero in territorio veneziano.

Vincenzo Formaleoni

Scrittore di testi di letteratura di viaggio e di trattati, scrisse “Caterina Regina di Cipro”, un’opera

tragica che venne rappresentata al Teatro di San Luca a Venezia, durante il corso del carnevale

del 1783 (che comincia dal 7 di gennaio in poi). L’opera venne auto-pubblicata dall’autore stesso,

quindi a Venezia, ben due anni dopo la messa in scena a teatro, che, stando all’incipit del testo,

non aveva riscosso grande successo. La decisione della pubblicazione su stampa fa determinata

dalla convinzione che, come molte delle tragedie storiche che non riscossero successo nella

messa in scena, attraverso la pubblicazione in stampa, anche la sua opera avrebbe potuto

rimanere immortale. Trama:

La tragedia racconta le vicende accadute posteriormente al matrimonio ed alla nascita del figlio di

Caterina, in concomitanza con la rivolta cipriota del novembre del 1573 contro i veneziani. Il

generale Mocenigo, in rotta contro i Turchi ed alleato dei Persiani, in particolare con Usun Cassan

(capo persiano), viene informato dai greci della rivolta cipriota e del pericolo che incombeva su

Caterina. Puntando quindi in terra Cipriota, seda la ribellione restituendo il regno alla Regina 

figura del veneziano Mocenigo perspicace ed intelligente che lavora per la Regina ≠ dall’opera del

Donizetti.

Le storie di Bembo

Bembo viene nominato storiografo ufficiale della Repubblica Serenissima alla morte di Andrea

Navagero, nel 1530, tuttavia la sua attività di storiografo si concentrerà sulla trattazione degli anni

di cui lo stesso Navagero avrebbe dovuto scrivere, solo tuttavia fino al 1513, quando salito sul

trono papale Leone X, viene nominato “segretario ai brevi” ovvero colui che doveva scrivere i brevi

papali in latino. Bembo racconta la storia di Caterina in chiave glorificatrice per la Repubblica;

centralizzando l’anno in cui Cipro diviene dominio veneziano (1489) e ricostruendo la storia ed il

racconto attraverso flashback.

Giuseppe Emo

Scrisse “Caterina Cornelia Regina di Cipro” pubblicandolo nel 1843 ed esplicitamente dichiarando

di essersi ispirato alle Historiae di Bembo. All’interno della tragedia sono esplicitati gli elementi

favolistici, tra i quali la conclusione della tragedia con la morte di un personaggio centrale. La

tragedia riscosse un grandissimo successo, non solo in Italia (la prima si svolse a Venezia) ma in

Europa e nel Mondo; a Buenos Aires ed a Rio de Janeiro, attestato dalle numerose repliche

registrate.

CATERINA CORNER NELL’OPERA LIRICA

Quanto all’opera lirica, fu sicuramente il maggiore strumento di diffusione del mito di Caterina

Corner durante la seconda metà del ‘700 e nel corso dell’800, costruito sulla concezione di

Venezia come “città nera”.

Carlo Felice Cillario e Giovanni Pacini

“Caterina Cornaro” un’opera grandiosa messa in scena dal musicista Giovanni Pacini e dal

librettista Michele Cillario.

Francesco Guidi e Giovanni Pacini

“Caterina Cornaro, La Regina di Cipro” fu un’opera lirica in cui ricorsero gli elementi di Carlo Felice

Cillario e di Pacini. Caterina è promessa sposa a Marco, ma il Consiglio dei Dieci si batte per

impedire il matrimonio poiché Caterina doveva convolare a nozze con Giacomo Lusignano, Re di

Cipro, innamoratosi della fanciulla alla sola vista di un suo ritratto venuto a Venezia. Come

nell’opera del Donizetti, anche in questa è presente l’elemento del salvataggio di Marco da parte di

Giacomo, che tuttavia decide di uccidere il Re pugnalandolo (uccisione nobile con la spada ed il

pugnale), non essendo a conoscenza che Giacomo stesso lo aveva salvato dalla rivolta

veneziana. Solo mentre lo sta per pugnalare si accorge che effettivamente Giacomo è il suo

salvatore, giurandogli amicizia eterna. Due anni dopo, forte di questa amicizia, Marco va a Cipro

per rivelare a Giacomo che i Veneziani traditori hanno deciso di avvelenarlo attraverso il medico

per impossessarsi del suo regno. I veneziani tentano quindi di convincere i ciprioti a ribellarsi ma

Marco, Giacomo e Caterina riescono a sconfiggerli ma Giacomo, oramai preda del veleno affida il

suo popolo a Caterina, pregando Marco di aiutarla e proteggerla. L’opera viene messa in scena in

diverse parte d’Italia e dopo la “prima” viene aggiunto il personaggio di Adele, la confidente di

Caterina, ovvero la sorella di Giblet e dama della Regina (nella dinamica dell’opera deve esserci

una prima ed una seconda donna)

Alfred Bunn e Micheal William Balfe

“The Daughter of ST. Mark”

Bernardo Vestris e Mussi

“Caterina Cornaro” rappresentata nel 1843 alla Scala di Milano.

La Rosa di Cipro – Gabriele D’Annunzio e Puccini

Vi fu un’opera lirica, mai realizzata il cui librettista fu Gabriele D’Annunzio ed il cui musicista

doveva essere Puccini. Non fu mai messa in scena ma D’Annunzio propone il libretto al direttore

della Scala, Tito Ricordi, in cambio di denaro.

IL ROMANZO

Nei romanzi Caterina è estremamente ridipinta all’interno del mito con elementi nuovi ed inventati

inseriti dai romanzieri. In particolare nel romanzo, contrariamente all’opera, quasi sempre racconta

la storia di Caterina anche dopo la presa di potere del Regno d’Asolo, ovvero nel momento in cui

viene nominata domina di Asolo; attraverso e per lo più sottolineando elementi storici ampiamente

sviluppati; fra i quali ricorrono

1. la concezione di Venezia come città “nera”, che impone un severissimo controllo su

Caterina, in particolare a riguardo della sua vita privata  Caterina come vittima

2. i rapporti di Caterina con i ciprioti e la presenza di ipotetici sotterfugi attuati per conquistare

il regno dell’Isola di Cipro  Caterina come Regina amata dagli isolani

3. la figura di Caterina associata alla religiosità, soprattutto visti alcuni dei doni che la domina

fece alla città asolana; ovvero la fonte battesimale commissionata da un famoso artista del

tempo e oltretutto poiché storicamente Bernardino da Feltre (frate che durante la

quaresima faceva prediche che scolpivano molto) fu largamente sostenuto da Caterina.

7/12/2016

LUIGI CARRER - ANELLO DI SETTE GEMME (1838)

Luigi Carrer nacque nel 1801, subito dopo la fine della Repubblica, in un periodo di enormi

rimpianti, ricordi e mitizzazioni di una Repubblica da un lato perfetta e dall’altro “città nera”. In

realtà il declino di Venezia fu determinato da una decadenza del potere politico ed economico,

dettato soprattutto dalla grande tendenza della città di astenersi di fronte a determinate questioni

politiche che le giocò per lo più contro. Carrer vive tra Venezia, Padova, Castelfranco e

Montebelluna e comincia sin dall’età giovanile ad amare la novità dell’“unità patria italiana” agli inizi

del Risorgimento (1861 unità d’Italia, 1866 il Veneto viene unito). Carrer non fa parte della nobiltà

veneziana, è figlio di una famiglia borghese illuminata, nonostante un tracollo economico del

padre, e viene mandato a studiare nelle scuole classiche, per poi laurearsi il Legge, laurea che

assicurava un impiego statale e quindi sicuro. Non esercitò tuttavia mai la professione di avvocato,

dedicandosi appieno alla letteratura. Carrer, riuscirà a divenire direttore della biblioteca del Museo

Corrier, museo veneziano per eccellenza e dal quale si allontanerà durante i moti del 1848,

quando Venezia sotto la Repubblica di Daniele Manin inneggiava alla libertà ed alla dipendenza; e

verrà installato di nuovo come direttore due anni prima di morire.

L’Anello di Sette Gemme è la più bella opera prosastica di Carrer, nella quale celebra la Venezia di

un tempo ed il Veneto stesso, attraverso la celebrazione di sette immagini femminili che hanno

resa illustre Venezia, approfittandone per parlare della storia paesaggistica e di tipo cronacastico di

Venezia stessa.

SECONDA GEMMA – CATERINA CORNER

L’introduzione di Carrer è significativa poiché spiega l’intento della sua trattazione intorno alla

figura di Caterina Corner: Carrer scrive un’opera verosimile ad un romanzo storico, utilizzando

termini e locuzioni alle quali qualunque persona anche se poco acculturata può accedervi.

Contrariamente ai secoli precedenti è evidenziata l’idea di rispetto per il verosimile, rendendo il

racconto fondato su elementi storici ma abbellito da fantasie al fine di risultare più piacevole;

finalisticamente elogiando Venezia ed il Veneto senza dimenticarsi di scrivere del verosimile.

Capitolo Secondo

La trattazione si apre sull’Asolano con due viaggiatori cercatori delle opere del “grandissimo”

scultore Canova, sapendo che a Possagno Canova stesso nacque. Carrer ambienta la vicenda nel

1836, contemporaneamente quindi ai suoi giorni, e ricorda il raggiungimento dei due giovani al

“gran parco” ovvero al barco di Altivole che anche nel Colbertaldo viene etimologicamente definito

come un “paradiso”, un luogo di delizie, uno dei tanti storicamente attribuiti per la villeggiatura di

Caterina Corner. I protagonisti, presentati come Alberto e Giuliano, si accorgono che all’altezza del

barco di Altivole puntando ad Asolo della presenza di un uomo del posto che con faccia “sbigottita”

Capitolo Terzo

si pone ai due giovani avvertendoli di un pericolo, ovvero di un terremoto che aveva colpito Asolo.

Un terremoto non di alta intensità, che continuava tuttavia a non “quietarsi”. Si apre quindi una

trattazione riguardante la tragicità della natura che si ribella alle leggi della costruzione, con grande

stupore dell’evento in quanto insolito, rispetto ai terremoti che si erano verificati nell’Italia

meridionale.

Capitolo Quarto

Lorenzo domanda il motivo del viaggio dei due giovani che richiamano la necessità di conoscere la

storia dei luoghi ed il loro fine educativo. In particolare poiché mossi dalla necessità di vedere il

luogo con cui la repubblica di Venezia

12/12/2016

La medesima narrazione dell’introduzione del Colbertaldo sulla trattazione della famiglia dei

Lusignano, volta ad esaltare la nobiltà del matrimonio della stessa Caterina ed a glissare

sull’illegittimità di Giacomo II, viene frammentata dal Carrer e inserita a scaglioni all’interno della

narrazione, nella logica del dialogo romanzato dei viaggiatori, tra Asolo e Venezia.

Capitolo Sesto

Carrer, pone l’accento sul dongiovannismo di Giacomo II, interpretato come causa di una rivolta

contro lo stesso, giustificato dal fatto che questo atteggiamento poco rispettoso delle donne

derivasse dai suoi stessi antenati, facendone esempio a partire da un atteggiamento di scrittura di

Carrer rispetto al Colbertaldo.

Capitolo Ottavo

Carrer non compie ricerche storiche facendo affidamento solo al Colbertaldo narrando episodi che

non riflettono la realtà storica ed inserendo all’interno della storia di giacomo, riflessioni che

rispecchiano la realtà di pensiero di un veneto dell’800, innamorato di Venezia e che spera in un

ritorno alla grandezza della Serenissima, idealizzata nel concetto di Unità d’Italia. A pag.147-148

viene raccontato un episodio volto a rendere illustre un personaggio, ovvero la storia di due

personaggi nobili che richiesti di giurare fedeltà al nuovo re Giacomo II si rifiutano poiché avevano

già giurato fedeltà a Carlotta, rimanendone fedeli. Giacomo non solo da loro salva la vita, ma gli

restituisce i loro beni, in quanto prova di integrità morale di fedeltà verso sé stessi e verso il loro

patto di fede  Il giuramento e la grandezza d’animo

Correr afferma che raccontare la storia, come in questo caso, sia necessario per ricordare gli

uomini grandi attraverso i quali il nostro animo può sollevarsi; mantenendo il tale atteggiamento e

mostrando ammirazione nel guardare la città di Venezia.  IL LEGAME FRA BELLO E BUONO: è

possibile godere della bella Venezia se mostriamo un atteggiamento di bontà.

Come il Colbertaldo, Carrer propone una trattazione a-temporale, o meglio, cronologicamente

concomitante

“Ma ecco Venezia...” Il Carrer al fine di avvolgere la storia di Caterina all’interno della cornice dei

viaggiatori propone una riflessione

Capitolo Nono

fondata sul contrasto fra la grande dominazione della Serenissima Veneziana e l’attuale

dominazione austriaca, contrasto che può essere letto sui monumenti di Venezia stessa,

espressione della grandezza della Serenissima. I viaggiatori si accingono quindi a cercare la casa

di Caterina Cornaro (viottoli  nome utilizzato da un turista), in una stretta calle che dà, alla fine, sul

Canal Grande.

“…il palagio essere quello della famiglia Corner, così detta della Regina, a distinguerla da altre

famiglie nelle quali l’originario ceppo comune erasi venuto diramando col progresso de’ tempi”

L’affermazione del Carrer non rispecchia tuttavia la realtà storica, è sì chiamato “Ca’ Corner della

Regina” così come il ramo che prosegue viene chiamato “Corner de la Regina”, ma i corner già al

tempo di Caterina erano di molti rami, tanto che l’indicazione di “de la Regina” è solo indicativo.

La Venezia dell’800 è ridotta ad essere città di un impero straniero, quello austro-ungarico, che ha

il suo centro a Vienna e che ha la sua città sul mare in Trieste. L’impoverimento della città è

determinato secondo i veneziani e secondo i viaggiatori dalla dominazione straniera. Anche nei

palazzi più ricchi era ben visibile la miseria di Venezia.

Giacomo ed il matrimonio con Caterina - Carrer

Carrer mette in discussione il matrimonio mitizzato fra Giacomo e Caterina sostenendo che la

volontà di Giacomo di farsi Re, solo ed esclusivamente per sposare Caterina è una montatura

favolistica; al contrario egli sosterrà il carattere di dongiovanni di Giacomo II che mai avrebbe

potuto farsi prendere da un amore ideale ma che, al contrario, il matrimonio fra Giacomo e

Caterina venne in realtà stipulato da Giacomo stesso, secondo la necessità innanzitutto di

attribuirsi un’aurea di serietà e contrastare l’immagine di “femminiero”, ma soprattutto al fine di

stringere una forte e duratura alleanza con una grande potenza (contro la minaccia turca), ed

inoltre permettendosi così di contrastare Carlotta ed i suoi alleati.

Nel testo è sottolineata per lo più la necessità di difendersi da Carlotta, anche se in realtà i suoi

tentativi di spodestarlo risulteranno largamente vani e sempre più deboli.

Il Carrer parla poi delle nozze fra Giacomo e Caterina, senza fare cenno ai 4 anni storicamente

intercorsi fra il matrimonio per procura ed il definitivo trasferimento a Cipro, ricordando invece le

diverse poesie scritte in onore del matrimonio del Re e della futura Regina (fra i quali quella di

Pietro Lavari) ed il trasferimento di alcuni dei patrizi veneziani nell’Isola, poiché non pochi erano i

patrizi che nell’isola avevano diversi interessi da controllare.

Capitolo decimo

“Ti dirò dunque anch’io con Tancredi: Che pense? Ed io, riprese Alberto, ti risponderò se non con

le parole medesime, con sentimenti assai poco dissomiglianti da quelli di Argante”

Il chiaro riferimento alla Gerusalemme Liberata, in particolare all’ultimo duello fra Tancredi ed

Argante, che tuttavia viene riportato erroneamente da Carrer: nella Gerusalemme Liberata la frase

“che pense?” non c’è, evidentemente Carrer si confonde con La Divina Commedia, canto V

dell’Inferno, in cui Francesca, dopo aver indicato i tre amori “amor ch’anullo amato amar

perdona…” fa raccogliere Dante in un silenzio intimo, durante il quale Virgilio gli dice “Che

pense?”. Un altro riferimento al “Che pense” è nel “paradiso Terrestre” e viene pronunciato da

Beatrice.  la situazione è sempre richiamata da un momento di riflessione ma il riferimento alla

Gerusalemme Liberata è completamente erroneo

Partendo dalle fonti di Colbertaldo ricorda anche Carrer le due gravidanze di Caterina e ricorda

inoltre, rispetto al Colbertaldo, la morte di Giacomo (ci sono sospetti di avvelenamento sui

veneziani) è attribuita ad un avvelenamento da parte di Carlotta, allontanando ancor più da

Venezia l’idea di “città nera” poiché Venezia è solo grandiosa. L’ipotesi di Carrer tuttavia è

un’ipotesi difficile poiché il medico di Caterina era un veneziano ed avrebbe potuto facilmente

inserire del veleno nelle bevande di Giacomo.

Capitolo Undicesimo

La ribellione contro i veneziani è ricordata dal Carrer attraverso l’uccisione di Andrea Carrer e

Marco Bembo, ma sottolinea che i tumulti dei ciprioti non sono indirizzati a Caterina o all’erede, ma

i veneziani, come Colbertaldo. Ma ricordando anche elementi erronei, il bambino muore dopo 2

anni di vita, in realtà dopo un anno. Carrer propone quindi un paragone “Checché ne sia…” : è

inutile secondo Carrer raccontare di litigi solo per capire chi ha ragione, così come sarebbe

un’impresa Donchisciottesca (Do Chisciotte che prende i mulini a vento)  Aggiunte del Carrer

tipiche dello stile del romanzo d’800

Capitolo Tredicesimo

Il giudizio di Carrer su Caterina è estremamente positivo, ed uno dei passi attraverso i quali è

possibile coglierlo è sicuramente quello relativo al momento di abbandono dell’Isola di Cipro,

durante il quale viene ricordata come una fantastica regina (Carrer tuttavia non si rende conto che

la sua linea di trattazione cronologicamente a-temporale, viene contraddetta da un chiaro

riferimento ai vent’anni di regnanza di Caterina stessa.)

Il Carrer la ricorda come una “buona moglie” a rimostranza del testamento fatto a favore della

stessa, ovvero lasciandola erede (in realtà l’erede è il bambino e lei faceva le veci elemento

realistico solo nell’800, al tempo di Giacomo II non poteva essere diseredata la moglie poiché

avrebbe dato adito a Carlotta o a Venezia); e “buona nel reggimento”.

Come Colbertaldo anche Carrer fa riferimento allo svenimento di Caterina e al suo silenzio fino a

Venezia (Carrer aggiunge l’affetto dimostrato al fratello come “più caro dei suoi beni”)

Carrer inoltre riflette sul regno di Cipro sostenendo che è difficile stabilire se per Cipro è stato

proficuo passare sotto la dominazione veneziana così come è difficile stabilire se non lo fosse,

poiché le prove storiche a riguardo si equivalgono.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del testo letterario e della comunicazione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giorgiabuso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Illuministica e romantica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Perocco Daria.

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