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Heym, Appunti

Appunti di Letteratura tedesca III su Heym basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Gheri dell’università degli Studi di Salerno - Unisa, facoltà di Lingue e letterature straniere, Corso di laurea in lingue e culture straniere. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura tedesca III docente Prof. P. Gheri

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Per riportare la percezione distorta del mondo del folle Heym usa la tecnica letteraria

dell’erlebte Rede. In questo modo Heym racconta secondo una prospettiva

soggettiva, quella del folle.

Heym e l’espressionismo:

Con gli espressionisti, Heym condivide la voglia di ribellione contro la generazione

dei padri, poiché i padri hanno trascurato la fede, l’hanno persa. Questi poeti si

occupano dell’anima, che è al centre dell’interesse anche di Georg Heym. Heym

legge molti scrittori francesi, come Mallarmè, Baudelaire, i cosiddetti decadenti, ma

legge anche scritti di Nietsche. Inoltre si è occupato anche di medicina, soprattutto

della psichiatria, infatti nelle sue opere si parla molto di psichiatria, in cui ha

rappresentato la crisi della società di inizio 900. Questa crisi ha interessato la

psicologia, la psicoanalisi e la letteratura dell’epoca, quindi questo tema ha

interessato vari campi della cultura, perché nella società materialista l’individuo ha

perso la sua unità (individuo= indivisibile), quindi c’è una “Ich Krise”, e su questa

crisi sono stati scritti molti lavori, che anche Heym legge e che influenzano le sue

opere. Alcuni di questi lavori sono: nel 1886 uno studio di un filosofo “Die Analyse

der Empfindungen” (l’analisi delle sensazioni), in questo scritto il filosofo sostiene

che l’anima è composta da diverse parti che sono in conflitto tra loro, questo scritto

ha influenzato molto la cultura successiva, poichè sostiene che “l’io” non è più un

“individuo”, ciò significa che non c’è più una sicurezza. Molti scritti dell’epoca

affrontano il problema della relazione tra le percezioni e le sensazioni interne, cioè

come la percezione delle cose influenza i sentimenti, e la scienza dimostra che la

percezione è resa possibile da un impulso elettrico. Un teorico della psichiatria,

Theodor Ziehen, scrive un lavoro su questo tema, in cui sostiene che il cervello

lavora come una macchina, quindi il suo funzionamento può essere spiegato dalla

scienza.

Nella letteratura, scrittori come Heym e Benn, si sono schierati contro questa tesi,

affermando che il funzionamento della mente umana non può essere spiegato dalla

scienza. Secondo loro le rappresentazioni della mente hanno una base organica, ma

non potranno mai essere spiegate attraverso leggi naturali. Heym dimostra la sua tesi

con il suo modello “Der Irre”. Alcuni anni dopo, nel 1889, Gottfried Benn pubblica

una novella con il titolo “Cervelli” (Gehirne), dopo alcuni anni esce una raccolta di

novelle, con lo stesso titolo (Gehirne). Il protagonista di queste novelle è uno

psichiatra che diventa pazzo, e in queste novelle incontriamo di nuovo il topos della

passeggiata del folle.

Quando Heym chiese all’editore, poco prima della sua morte, di pubblicare le sue

novelle, queste scioccarono l’editore, infatti disse che riteneva impossibile pubblicare

un libro che parlasse solo di cadaveri, pazzi e omicidi, temendo che non potessero

avere successo. Ma dopo la morte di Heym le novelle furono pubblicate e in una

prima recensione un critico scrisse, che questi testi non potevano essere chiamati

“novelle”, ma piuttosto “lirica in prosa”.

Wahnsinn (follia)

Michelle Foucault ha scritto numerosi lavori, sulla follia uno in particolare del 1963

“storia della follia nell’età classica”.

Foucault con “età classica”, non si riferisce alla civiltà greca, ma il 17 e il 18 secolo.

Secondo lui in questa epoca sono state poste le basi per la civiltà moderna, quindi a

partire dal 17 secolo la comunità ha progressivamente emarginato ed escluso i folli

dalla società, poiché sconvolge la normalità e non contribuisce al bene della società, è

improduttivo. Quindi la società borghese nel XVII secolo eliminava la follia dalla

società, rinchiudendoli in manicomi.

Foucault dice che anche i folli hanno un loro pensiero, ma nel 17 secolo, non c’era

posto per il loro pensiero, quindi hanno trovato un posto nella letteratura.

“Der Irre” analisi

Questa novella viene pubblicata nel 1913 in una raccolta dal titolo “Der Dieb”, poco

dopo la morte di Heym.

La lingua di Heym è semplice.

Il narratore nell’incipit è onnisciente in terza persona, quindi è un inizio normale. Ma

già nella frase successiva all’incipit il narratore cambia, ora il narratore conosce i

pensieri del personaggio, e narra con l’erlebte rede, non ha più una visione globale

(come il narratore onnisciente), ma ha una visione parziale.

Ma poi torna di nuovo un narratore onnisciente, dice dove si derige, descrivendo

l’ambiente. Il cambio della prospettiva, quando il narratore comincia a parlare con

l’erlebte Rede, viene segnalato da questo “So”.

La parola “So” esprime un sentimento interiore del personaggio.

Inizialmente non sappiamo in quale edificio si trovava il protagonista, sappiamo solo

che viene dimesso e mandato a casa, ma attraverso i suoi pensieri capiamo che è un

folle e che probabilmente quell’edificio era un manicomio, poiché ha pensieri

omicidi. Il protagonista pensa che se non l’avessero dimesso avrebbe ucciso tutti, e

nomina anche il “direttore grasso”, una persona grassa è simbolo di appartenenza alla

ricca borghesia e di benessere. Capiamo che il protagonista non è sano di mente, e

proprio questo è il tema della novella. Il folle cade sempre di più nella sua follia,

trascinando anche le persone che gli stanno intorno.

Il testo più si va avanti e più viene scritto in Erlebte Rede, così che il lettore possa

capire quanto è folle il protagonista. C’è un articolo riguardo all’uso dell’erlebte Rede

nelle opere degli espressionisti, che si chiama “die verruckte prospektive” (che vuol

dire sia “la prospettiva folle”, ma Verruckten vuol dire anche spostare, infatti in

italiano quando una persona è folle, nel gergo gli si dice “sei uno spostato”, cioè che

non sta al posto giusto. Quindi può essere tradotto anche come “la prospettiva

distorta”)

Il folle, racconta dalla propria prospettiva quello che accadeva nel manicomio, abusi

e violenze, ma non possiamo sapere se questo sia vero, o se sia solo un pensiero del

folle. Viene lasciata la prospettiva del narratore onnisciente, e da ora in poi ci sarà

sempre l’erlebte Rede.

All’epoca la psichiatria, secondo la legge poteva forzare le persone ad essere

rinchiuse nei manicomi, contro la loro volontà, poiché questi malati erano inutili per

la società, quindi la società li emarginava.

Accanto al folle anche la figura della prostituta viene spinta verso i margini della

società, ed è un’altra figura di riferimento per gli espressionisti.

[Qualche studioso, nei passi iniziali introdotti dal “so”, li ha classificati come

“discorso di coscienza” (Bewusstsein Bericht), poiché queste frasi non sono

introdotte da

Introduzioni come: lui pensava, ecc. ma sono frasi sciolte].

La passeggiata del folle ha come obbiettivo la moglie, poiché lui imputa alla moglie

la colpa di averlo denunciato per averla picchiata, quindi si vuole vendicare per

questo oltraggio.

Qui il topos della passeggiata del folle subisce una variazione, poiché mentre nel

testo di Buchner la passeggiata del protagonista è anche un cammino verso la follia e

l’erlebte rede suggerisce al lettore la perdita di contatto con la realtà, qui già all’inizio

il protagonista è immediatamente nella follia. Heym ferisce quello che è il topos

letterario sacro della letteratura, cioè il ritorno a casa, che è sempre positivo, qui

viene rovesciato. Come gia accade con Kafka, questo testo è perfettamente logico, ma

ha una logica folle; uno studioso francese Svetan Todorov, scrive un saggio “il

discorso psicotico” e dice che nella letteratura moderna a partire dal romanticismo, si

assiste ad uno scollegamento tra il linguaggio e la realtà di cui si parla. Quindi,

Todorov dice, che la letteratura che si interessa di casi di follia, cerca di riprodurre il

discorso dello psicotico, che è comprensibile ma non ha più le sue radici nella

percezione reale dei fatti. Quindi Heym riesce a trasportare il lettore nella prospettiva

del pazzo, senza creare fratture e discontinuità linguistiche.

Il pazzo ricorda di aver visto un quadro nella stanza del direttore, e dice che si chiama

“Kaba”, perciò probabilmente rappresenta l’islamismo.

Il folle cammina su un campo di grano, e sente scricchiolare sotto i suoi piedi dei

teschi, anche se questi non ci sono, quindi c’è una realtà, ma è una visione distorta

della realtà. In questo passo c’è un’esplicita scelta dell’estetica del brutto, un fatto

raccapricciante e una sua trascrizione esteticamente bella (come la ferita di Kafka).

L’estetica del brutto si rivolge anche contro uno stile dell’800, cioè il realismo che in

germania si chiama realismo poetico, che rimane sempre lontano dalla

rappresentazione della realtà, che celebra una realtà positiva, sempre molto

edulcorata. Gli espressionisti rifiutano la rappresentazione realistica, poiché la realtà

può essere vista anche da altre prospettive, come ad esempio quella del folle,

rompendo quel principio di imitazione su cui si fondava il realismo borghese.

Alcuni passi hanno un tono quasi fiabesco, così da ottenere uno shock ancora più

forte, quando si scopre la follia del protagonista. Come nel passo in cui il folle

incontra due bambini, la prosa è fatta di allitterazioni, assonanze. Quindi anche se sta

uccidendo i due bambini la prosa resta sempre con uno stile “piacevole”. Quindi si

legge una critica ai metodi psichiatrici del suo tempo, poiché il folle viene dimesso,

ma è tutt’altro che guarito. Nel 1857, l’anno in cui esistono i fiori del male,

Rosenkranz scrive un libro che s’intitola “l’estetica del brutto”, in cui vede il brutto

come una funzione della bellezza, cioè se la realtà ha degli aspetti negativi l’arte non

li può scartare. Gli espressionisti non giustificano più il brutto come una funzione del

bello.

Al folle viene in mente un corale di Lutero, quindi c’è un canto religioso, poiché

probabilmente è eccitato alla vista del sangue (Blutrausch =estasi sanguinaria).

Qualcuno ha letto questo momento come una perversione di un momento tipicamente

nietschiano, poiché Nietsche esasta l’estasi dionisiaca (soprattutto nello Zaratustra e

nella Nascita della Tragedia, in cui parla di spirito dionisiaco), il dionisismo

nitschiano trova numerosi seguaci, ma spesso viene frainteso come una specie di

elogio dell’irrazionale.

Il canto dice che il nemico è il demonio e si invoca l’aiuto di Dio. Quindi il folle

invoca l’aiuto di Dio nonostante stia compiendo un gesto omicida.

Il folle dopo aver finito comincia a danzare intorno ai cadaveri, questa parte è una

stoccata di Heym alla letteratura del tempo, perché la letteratura che abbraccia il

dionisismo di fine secolo, introduce la danza sulla scena (poiché Nietsche aveva

parlato della danza del coro greco nella tragedia), soprattutto due opere la Salomè d

Wilde e l’Elettra di Hoffmanstahl, in cui le protagoniste danzano sulla scena prima di

accasciarsi a terra, quindi Heym riconduce a una prospettiva distorta della famosa

estasi dionisiaca delle eroine a lui contemporanee.

Troviamo anche il motivo dell’uccello, che diventa un Leitmotiv della novella: il

folle spalanca le braccia come se fosse un uccello, in questa metafora si intuisce il

desiderio di libertà (libertà dalla follia).

Il folle pensa di poter riportare in vita i bambini, e soffia nei loro crani (come Dio

soffia e crea Adamo), ma i bambini rimangono morti. Quindi c’è un rapporto alterato

tra vita e morte, il folle non ha più la percezione del confine tra vita e morte.

Dopo questa scena si entra in una nuova sequenza, il folle è preso di nuovo da un

raptus di rabbia, questa sensazione di rabbia lo domina, lui è passivo di fronte a

questo sentimento. La follia viene rappresentata come un grande animale, una iena, in

questo modo Heym rappresenta l’alienazione dell’individuo da se stesso (Todorov

inoltre afferma che nel discorso psicotico, vengono a mancare i paragoni, cioè la

capacità di distinguere il piano denotativo e connotativo, cioè il piano del discorso


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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture straniere
SSD:
Docente: Gheri Paola
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher puntino92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca III e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Gheri Paola.

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