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Appunti economia industriale – Enzo Pontarollo 2015

Evoluzione del sistema produttivo italiano

1951

La ripartizione delle forze del lavoro è la seguente (% addetti sul totale):

  • Agricoltura 43.9%
  • Industria 29.4% [20% manifatturiero, 10% edilizia [settore fortemente stagionale]]
  • Terziario 26.7% pubblico:privato: es. commercianti

È un'Italia fondamentalmente rurale.

1961

La ripartizione degli addetti cambia, diviene:

  • Agricoltura 29.7% -15%
  • Industria 34.9% +5%
  • Terziario 35.4% +10%

Notiamo che numerosi addetti hanno abbandonato il settore agricolo attirati dal triangolo industriale di Milano-Torino-Genova. In questa prima fase i poli d'attrazione principale sono Milano e Torino. Molte persone quindi si spostano dal settore dell'agricoltura a quello dell'industria. NB: Questo è uno spostamento rilevante che comporta anche un cambio di cultura -> da una certa stagionalità a pesanti turni di lavoro. Il lavoro nell’industria comporta uno stipendio fisso che generalmente non si aveva con l'agricoltura, legata alla stagionalità della terra.

Cosa è successo in questi anni?

Trattato di Roma (20 marzo 1956) per creazione di un mercato comune europeo di libero scambio (MEC), si tratta di un mercato unico tra i 6 paesi: Italia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi. Il 1 gennaio 1958 si inizia il lungo percorso di integrazione europea che porta alla CEE. Le cause sono: - nascita di una cultura comune - una forte cultura comunista che in un certo senso funge anche da ostacolo. La scelta di seguire questa strada di integrazione risulta essere una scelta intelligente. Si crea un circolo virtuoso che permette all'Italia di diventare manifattura di Europa, perché la domanda di beni era prevalentemente estera e tale domanda estera fungeva da traino. L’Italia si apre ad un mercato molto più grande (250 milioni di abitanti) che apprezza molto i prodotti italiani perché di alta qualità ma nel contempo di basso prezzo [basso prezzo derivante da bassi salari]. Questo rende i prodotti italiani convenienti. Allora possiamo dire che la prima fase dello sviluppo è fatta prevalentemente da esportazioni nel settore manifatturiero.

Con il settore manifatturiero intendiamo prevalentemente dei beni durevoli tra cui ad esempio:

  • Tv
  • Radio
  • Elettrodomestici bianchi

Il PIL cresce negli anni 60 del 5% annuo al netto dell'inflazione. Nel 1963 l'Italia vince l' “Oscar” di stabilità monetaria dovuta al fatto che i salari crescono meno della produzione. Proprio questo permette di contenere l’inflazione. La situazione va migliorando e la crescita dei salari permette piano piano di fare crescere anche la domanda interna. Mano mano che gli italiani cominciano a lavorare, possono anche loro comprarsi beni che una volta erano sconosciuti. es. radio, tv, automobili.

Il numero di automobili, in Italia, infatti è soggetto ad una grande crescita:

  • 1951: 266 928 automobili, 1 auto ogni 96.5 abitanti
  • 1961: 1 658 810 automobili
  • 1971: 9 milioni di automobili, 1 auto ogni 5.4 abitanti
  • 1981: 17 milioni di automobili, 1 auto ogni 3.1 abitanti
  • 1991: 1 auto ogni 2 abitanti
  • 2001: 1 auto ogni 1.7 abitanti
  • 2011: 1 auto ogni 1.6 abitanti

L’auto rappresenta uno dei grandi driver della crescita in quanto il settore automobilistico è interdipendente da altri. La crescita del settore automobilistico ha infatti un effetto pervasivo su tutto il sistema economico. Infatti, in tali anni i driver sono le grandi imprese perché sono le grandi imprese che esportano. Tra di esse ricordiamo:

  • Fiat
  • Pirelli (pneumatici e cavi elettrici)
  • Montecatini (chimico)

Gli anni '50-'60

Negli anni 50-60 un elemento fondamentale è la disciplina morale. Ai lavoratori vengono chiesti grandi sforzi ma essi ottengono anche grandi risultati. Si assiste ad un aumento graduale generalizzato del benessere. Abbiamo quindi una crescita del ceto medio -> da cui deriva una società più complessa che comincia ad articolarsi e cambiare la sua natura. È meno omogenea, più differenziata.

La crescita del 5% annuo del PIL elimina gran parte della povertà e si creano ceto medio alto/basso, seguono consumi differenziati in base al reddito che recheranno problemi soprattutto negli anni 70. Anche le donne cominciano a lavorare. Le casalinghe diminuiscono. Un po' per ragioni di reddito, perché un solo stipendio per una famiglia non basta. Questo è un fatto culturalmente e sociologicamente rilevante.

Caratteristiche del modello di produzione

Grandi fabbriche:

  • Salari bassi che consente la accumulazione investimento
  • Si producono in serie prodotti poco differenziati

La situazione ESPLODE dal 1968. I salari erano talmente bassi che non permettevano di accedere a grandi beni diventano per i lavoratori inaccettabili. Questo il motivo per cui nasce il processo di sindacalizzazione. Da lì la contestazione va avanti per tutti i grandi settori. Si parla di anni di primavera calda: 1968 prima contestazione studentesca, 1969 prima contestazione operaia. Gli operai chiedono una maggiore quota di reddito quindi un maggior salario.

Non è pensabile che i lavoratori dipendenti non ottengano i frutti del progresso tecnico e dell'incremento del PIL. Gli anni ‘70 sono un periodo critico, valutato negativamente dall'esterno con atti di terrorismo (che non hanno riguardato i lavoratori) e con grandissimi scioperi perché i sindacati avevano assunto sempre più maggior potere. In Italia inizialmente c'era la contrattazione nazionale quindi l'incremento salariale è legato ai contratti nazionali che venivano generalmente calibrati sulle aziende più deboli.

La contrattazione nazionale viene mantenuta e continua ad essere calibrata sulle aziende più basse e viene usata come minimo salariale. Per le aziende invece più produttive la contrattazione salariale permette di distribuire gli extra profitti aziendali ai lavoratori in misura maggiore rispetto quanto avviene con la contrattazione nazionale. Gli incrementi salariali danno la spinta alla domanda interna. I salari ora crescono in maniera maggiore rispetto alla produttività. L'impresa per non perdere la propria ricchezza scarica questo aumento dei salari sui prezzi. Ciò comporta un aumento dell'inflazione del 3%.

Industria e cambiamenti degli anni '70

Negli anni 70 si assiste ad un malessere generale dettato da un cambiamento. Il sistema produttivo non era più adeguato alle esigenze della domanda e al consumatore tipo. Infatti l'aumento del reddito aveva creato un bisogno di differenziazione. L'offerta invece era rimasta tarata sul vecchio modello. Non era riuscita a percepire subito questo nuovo cambiamento provocando insoddisfazione. La risposta del sistema economico sarà solo successiva.

Il sistema economico si disintegra: viene suddiviso in fabbriche più piccole e specializzate o in una fase o in una singola lavorazione del processo produttivo. Ciò comporta un ciclo produttivo più corto meglio adattabile e flessibile ai mutamenti della domanda. Assistiamo al fenomeno dei distretti industriali, cioè di aggregazioni territoriali di imprese che operavano i settori simili o monte o a valle.

000 imprese nate durante BOOM economico

  • 1961-1971 600 000 – 625 000 +25 000 imprese nate durante la disintegrazione
  • 1971-1981 625 000 – 750 000 +125

Negli anni ‘70 industria tocca il suo picco massimo raggiungendo il 38.7%. Nel contempo si assiste ad un crollo dell'agricoltura e ad una crescita esponenziale del terziario. Il terziario aumenta anche per via della scolarizzazione obbligatoria che comporta anche numerosi servizi ad essa collegati.

Coase e la disintegrazione economica

Coase nel 1936 individua la ragione per cui le imprese si integrano o disintegrano: i costi di transazione. Questo è il motivo per cui le imprese si smontano, cioè decentrano facendo ricorso al mercato. Se i mercati funzionano bene, allora in essi le transazioni infatti avvengono ai costi minimi, mi conviene pertanto utilizzare il mercato e disintegrarmi. Si riconsidera il modello di Marshall perché aveva descritto ante litteram i distretti industriali perché di fatto nell'Inghilterra del 700 c'erano già i distretti industriali, c'era il distretto cotoniero del Lancashire.

Marshall aveva proprio teorizzato questo definendo i distretti la concentrazione localizzata in un'area ristretta in cui si creano relazioni industriali che hanno una notevole forza economica. Per ottenere questo, non bastano i prodotti ci vuole:

  • La produzione di beni strumentali
  • Manodopera specializzata
  • Creazione di atmosfera industriale per cui i segreti sono nell'aria, si tratta di una conoscenza e cultura tacita del prodotto e dei mercati

In Italia abbiamo:

  • Es. il distretto meccanico, del tessile (carpi), dell'abbigliamento e posateria (val trompia)

Alcuni di essi sono molti piccoli, su altri settori in cui la domanda è più forte questi distretti hanno invece grande dimensione. Es. carpi: grande distretto tessile che nasce sulla tradizione del lavoro a domicilio nel dopoguerra (donne producevano maglie a domicilio)

Perchè si sono sviluppati solo in Italia?

Questo è legato ad alcuni fenomeni economici di grande portata del secolo:

  • Abbandono delle campagne in un brevissimo arco di tempo, anche per via dell'introduzione delle macchine in agricoltura (piani verdi)---> nonostante questo, molti distretti mantengono parte agricola, rendendo possibile integrazione di reddito.

Le caratteristiche dei distretti:

  • Omogeneità sociale (non c'è confitto di classe che c'è invece nella grande fabbrica. Ognuno ha la possibilità di diventare ciò che desidera per via delle basse barriere all'entrata. Lo stipendio è basso, ma è accettabile perché viene integrato con quello dell’agricoltura)
  • Uso manodopera espulsa dall'agricoltura
  • Non ci sono costi di entrata (non bisogna fare grossi investimenti di capitale)
  • Tecnologie leggere quindi molto spesso il progresso tecnico viene incorporato nelle macchine.
  • Aree non di malessere sociale perché il cambiamento radicale è avvenuto senza fratture sociali

Cos'è ciò che dà successo ai distretti?

La presenza di molti attori diversificati, di molte competenze diversificate.

  • Attori finanziari, professionisti
  • Compattezza tra gli attori
  • Rinnovo sistematico del prodotto
  • Controllare e conservare una quota di mercato
  • Capacità di apertura internazionale

Distribuzione delle forze lavoro

Agricoltura Industria Terziario
1951 43.9% 29.4% 26.7%
1961 29.7% 34.9% 35.4%
1971 18.5% 38.7% 42.8%
1981 12.1% 33.2% 54.8%
1991 7.9% 33.1% 59%
2001 5.6% 27.8% 65.6%
2011 4% 24.9% 67.6%

Riflessioni

NB: nei distretti industriali si ha prevalentemente un lavoro di cooperazione che si basa sul capitale sociale (su persone che tra di loro si conoscono o direttamente o indirettamente). Non si opera in un mercato anonimo ma in un mercato ben conosciuto.→ motivo per cui questi funzionano. C’è l'esigenza di differenziazione molto forte perché questa mostra anche le differenze di reddito delle persone. → Non va più bene la fabbrica, è necessario qualcosa di più flessibile e adattabile sistema si → disintegra a livello territoriale fioritura distretto industriale.

Legge Sabatini (1965)

Favoriva l'acquisto delle macchine utensili. Ci si rese conto che il progresso tecnico era incorporato nelle macchine perciò si dava del credito agevolato (abbattimento del tasso di interesse) per l'acquisto di macchine utensili. Questo ha fatto sì che tutti i medi e piccoli imprenditori abbiano potuto attingere a questo progresso → → tecnico acquistando le macchine numerosi automatismi riduzione della manodopera e riduzione del peso del sindacato. I sindacati avevano assunto sempre più maggior potere, ma questo fenomeno ha una data di fine: 14 ottobre 1980.

Crisi e lotte sindacali

La Fiat annuncia una serie di licenziamenti all’interno della fabbrica. Il sindacato, in maniera molto radicale, blocca i cancelli della fiat. Tutti i cancelli della fabbrica di Mirafiori vengono bloccati da picchetti operai, che impediscono a chiunque di entrare, anche con forme di violenza. La Fiat risponde dicendo di non pagare gli stipendi (linea di lotta molto dura tra le parti). Il clima di tensione procede per 40 giorni. Il 14 ottobre, dopo più di un mese di sciopero viene convocata un'assemblea dal "Coordinamento dei capi e quadri FIAT" presso il Teatro Nuovo di Torino. Dopo l'assemblea, un corteo di diverse migliaia di persone, che si ingrossa sempre di più man mano che procede, percorre silenziosamente le vie cittadine. A questa marcia aderiscono 40 000 persone, tanto che diviene famosa con il nome di marcia dei quarantamila. Di fronte a questa manifestazione anti sindacalista, il governo interviene per salvare i sindacati ma di fatto i sindacati sono costretti al compromesso che verrà chiuso il 17 ottobre. Il lavoro riprende e la Fiat nel giro di due anni annuncia una nuova ondata di miglia di licenziamenti (circa 10 000 persone)

Inoltre in tale contesto, inflazione aumenta, aumentano i salari che comportano un ulteriore aumento dell'inflazione. Si parla di meccanismo della scala mobile (c'era un adeguamento automatico tra l'inflazione e salari). Inoltre nel 1979 c'era stata anche la crisi petrolifera che ha portato brusco rialzo del prezzo del petrolio nel mercato internazionale del prezzo del petrolio a seguito della rivoluzione iraniana del 1979, Ciò ha generato ulteriore inflazione. Il governo allora decide di fare un referendum per decidere sul meccanismo della scala mobile. Il sindacato, che in questo referendum è a favore di questo meccanismo, perde. La maggioranza dei cittadini italiani infatti chiede la rimozione della scala mobile (fermando la spirale inflazionistica e ritornando così ad un periodo di stabilità) da quel momento in poi il sindacato da lupo, divenne solo un agnello.

Emerge un ulteriore elemento di cambiamento che indebolisce ulteriormente il potere del sindacato. La Volvo aveva adottato dei processi di modifica di organizzazione del lavoro che portava al superamento della catene di montaggio. Anche in italia il sindacato aveva cominciato a pensare di cambiare organizzazione del lavoro anche in Fiat. Questo pensiero però arriva troppo tardi, quando ormai già nella Silicon Valley avevano inventato i chips (semiconduttori che avevano grande capacità di memoria di calcolo, che consentivano di fare quindi migliaia di operazioni). Questo fenomeno della capacità di memoria e di calcolo diventa parte del sistema produttivo → si passa da lavorazione meccaniche a lavorazioni tecnologiche → inizia il processo di downsizing dettato dalla rivoluzione informatica.

Rivoluzione informatica e cambiamenti

Quali cambiamenti comporta questa rivoluzione informatica? Il primo impatto di questa rivoluzione è stato sull'organizzazione, numerose fasi del processo vengono automatizzate attraverso l'uso di macchine o di personal computer. Il secondo elemento di cambiamento è stato il ridimensionamento dell'industria di base (siderurgia, petrolchimica ecc). Tali settori cambiano perché si rompe il legame tra crescita economica e utilizzo di materie prime. Le nuove tecnologie consentono il risparmio di numerose materie prime.

Elemento molto importante in Italia perché forte importatore di materie prime. Altro elemento: lo spostamento del valore aggiunto da produzione tangibile a intangibili. È ovvio che le persone che producevano beni tangibili non sono gli stessi che produrranno beni intangibili (serviranno persone diverse e maggiormente specializzate minore intensità di manodopera. Questo è un dato enorme che ha effetti straordinari sul mercato del lavoro)

New Economy 1990

Successivamente seguono gli anni della New Economy (dall’inizio degli anni ‘90 alla metà del primo decennio del nuovo secolo) caratterizzati da un intreccio di rivoluzione informatica, sviluppo delle reti di telecomunicazione e internet che si sommano alla finanza (sono sempre necessari dei fondi di venture capital). Le imprese si sono trovate a gestire un problema sociale enorme difficile mettere un impiegato che lavorava alla catena di montaggio a lavorare in un sistema del genere.

Le caratteristiche della New Economy:

  • Crescente presenza sul mercato di prodotti con elevati contenuti di conoscenza
  • Finanza (venture capital o borsa)
  • Nuovi lavori, mestieri nuovi legati all'informatica e alla trasformazione della società
  • Importanza dei servizi sociali che fanno crescere l'importanza del terziario (2/3 del PIL nel terziario)
  • Perde peso il commercio al dettaglio perché cresce la grande distribuzione, perché la produttività
  • Fenomeni di delocalizzazione e le attività di labour intensive finiscono all'estero (Romania, Bulgaria, Serbia in cui i costi del lavoro sono minori)

Cambia anche il mercato perché diventa sempre più necessario:

  • Dal punto di vista produttivo, a fronte della segmentazione, riuscire ad avere economie di scala su mercati ristretti.
  • Dal punto di vista commerciale, bisogna avere economia di scala su mercati globali.

Grossi impatti sulla struttura industriale: i distretti sono costretti a rinnovare il controllo della tecnologia per sopravvivere, non servono più macchine automatiche ma macchine elettroniche che hanno...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher email.valeriab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Pontarollo Enzo.
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