ECONOMIA INDUSTRUALE
INTRODUZIONE
L’economia industriale studia il comportamento delle imprese in relazione alle condizioni di mercato.
Da questo punto di vista va oltre l’impostazione puramente teorica della microeconomia.
Tale disciplina analizza: i comportamenti delle imprese al fine di trarne vantaggio, non per l’impresa
ma, per l’intera società; quelle che sono le policy affinché tale circostanza si verifichi.
È nota inoltre, per combattere problemi pratici:
- à
USA - fine ‘800 crescita esponenziale delle imprese (monopolio), rapporto tra potere
democratico e potere economico ha portato alla “spacchettazione” delle imprese con la
normativa antitrust.
- Europa meno sviluppata degli USA per la produzione industriale di bene destinati al consumo
di massa.
- Regolazione economica.
Paradigma Struttura-Condotta-Performance
à
-1700 – UK Economics of industry;
à
-Smith specializzazione incrementa produttività;
à
-Marshall fase più avanzata del processo di industrializzazione, economie di scala [nel lungo
periodo = riduzione del costo medio all’aumentare della scala di produzione (nel breve periodo
almeno un input è fisso, nel lungo sono tutti variabili)], o concentrazione produttiva (USA politiche
antitrust); à
-Scuola storica tedesca metodo ricerca empirica;
à
-Spencer (darwinsimo sociale) libera iniziativa imprenditoriale, stato minimo;
Economia industriale (contesto USA)
à
Trust grande concentrazione di imprese. Tali formazioni incidono non solo a livello economico
ma anche a livello sociale e politico per i lavoratori. Nel 1890 Sherman act col quale nasce l’Antitrsut.
Nel 1914 Clayton antitrust act (seconda legge antitrust) ricerca fattispecie specifiche e garanzia diritto
di sciopero.
HARVARD vs CHICAGO
Harvard: influenza inglese/tedesca, analisi istituzioni per cercare di capire misure di politiche
economiche atte a uguagliare il mercato.
Chicago: mercato fattore centrale affinché il sistema economico possa avere i suoi massimi risultati.
Intervento pubblico deve essere limitato.
Scuola di Harvard: crescita dimensione impresa non necessariamente è positivo poiché potrebbe
esercitare abusivamente il potere di mercato.
à
Bain: barriere all’entrata strumento creato appositamente dalle imprese per limitare l’entrata di
altri soggetti nel mercato
à
1959 paradigma SCP in base al quale: tra struttura comportamento e performance c’è una relazione
e l’intervento pubblico può modificare il mercato influendo sulla performance economico-sociale.
Condizioni base della struttura produttiva
1) Domanda: elasticità, elasticità incrociata, preferenze consumatori, contesto economico-
sociale.
2) Offerta: tecnologia, caratteristiche prodotti, modelli localizzazione prodotto, forza lavoro e
grado di sindacalizzazione.
Sulla base delle caratteristiche di domanda e offerta, si può individuare la struttura del mercato (quote
di mercato, relazioni tra imprese, rapporti verticali/orizzontali, differenziazione prodotto)
CONDOTTE
- Ottimizzazione del profitto;
- Livello retribuzione;
- Crescita;
- à à
Strategia di prezzo discriminazione prezzo perfetta monopolio o auto potere di mercato,
vendita al prezzo di riserva di ogni singolo consumatore;
- à
Strategie non di prezzo differenziazione prodotto, innovazione;
- à
Oligopolio collusivo, non collusivo ed esplicito o implicito;
- à
Strategia crescita (fusioni, acquisizione) varia grado di concentrazione;
PERFORMANCE
Nel modello teorico base la performance è il profitto, che in libera concorrenza è ≠ 0 mentre nel lungo
periodo è = 0 (vi è solo la remunerazione dei fattori produttivi senza extraprofitti)
Per Sherer la performance è un parametro multimediale non solo economico ma anche politico e
sociale come: efficienza produttiva/allocativa, qualità prodotti/servizi, processo tecnologico, pieno
impiego delle risorse (specie quelle umane), equità nella distribuzione del reddito. Pertanto momento
per momento ad un giudizio politico al fine di attribuire maggiore peso all’uno rispetto all’altro e,
dunque, le relative misure di politica economica.
Bain ha un approccio strutturalista in base al quale la struttura influenza tutti gli altri elementi.
Sherer ha un approccio comportamentista in base al quale la condotta influenza anche in modo
molto evidente la struttura del settore.
Le politiche pubbliche possono agire su Struttura, Comportamento, Performance.
à
Limiti SCP evoluzione sistema industriale sottovalutato.
STRUTTURA (analizzata dal lato della domanda)
Nella teoria neoclassica analizzando la curva della domanda si devono osservare: l’elasticità della
domanda al prezzo, l’elasticità della domanda al reddito e l’elasticità incrociata col bene y.
- Elasticità della domanda al prezzo (reattività domanda al prezzo): ἐ = - ∆Q/∆P*P/Q. Lungo
la curva di domanda lineare l’elasticità varia.
- Elasticità domanda rispetto al reddito: può essere > o < di 1
Ipotesi del consumatore:
- Massima utilità;
- Preferenze stabili;
- à
Preferenze consumatori indipendenti indipendenza del singolo consumatore;
- Relazione tre P, Q, R (prezzo, quantità e reddito);
Tali ipotesi non sono necessariamente dimostrate in quanto le preferenze possono non essere
dipendenti (marketing) e non stabili nel tempo. Rimosse tali ipotesi non è possibile costruire una
curva di domanda lineare.
Nel 1964 Robert Marris enuncia una nuova “teoria” della struttura in base alla quale la curva di
domanda è diversa da quella della teoria neoclassica.
Ipotesi del consumatore:
- Bisogni/preferenze mutabili;
- Esperienza consumo;
- Influssi esterni (pubblicità, contatto con altri consumatori);
Morris individua due tipi di consumatori che sommati formano la popolazione di mercato e sono:
1) Pionieri: soggetto portato ad esprimere in modo immediato il bisogno latente;
à
2) Pecore: devono essere spronati contatto socioeconomico con chi ha già fatto un’esperienza
positiva di consumo; da questo punto di vista meno barriere ci sono e più è veloce il processo
di formazione della domanda di mercato;
La domanda di mercato ha una forma funzionale: D= Np*ᵩp + Ns*ᵩs [dove Np*ᵩp è il numero dei
pionieri per la funzione di domanda istantanea, mentre Ns*ᵩs è il numero di pecore per la curva di
domanda].
La funzione di domanda dei pionieri è data da: D= Np*ᵩp dove [ᵩp (Pi, Rj) *µ]; µ rappresenta
l’attivazione che può essere 0 (no attivazione e funzione nulla) o 1 (attivazione).
La funzione di domanda delle pecore è data da D= Ns*ᵩs, anche in questo caso vale il discorso
dell’attivazione. Inoltre, n pionieri ≤ n pecore.
BENI DI CONSUMO DUREVOLI
Acquisto saltuario che richiede larga parte di reddito.
La curva di domanda di beni durevoli è stata mutuata a partire dalla curva di domanda dei beni
strumentali.
Principio di accelerazione: la domanda del bene dipende da quanto serve ai fini della produzione
futura. D= A *(Dt+1 – Dt) + DSt dove il primo membro tra parentesi rappresenta la domanda del
bene finale, DSt rappresenta la domanda del bene strumentale che si userà e dovrà poi essere
sostituito, e infine l’intera quantità tra parentesi rappresenta un investimento prospettico al fine di
assorbire la futura domanda del bene nonché, la variazione del reddito effettivo/potenziale.
DOMANDA RESIDUALE
È la quantità dei beni, per ogni livello di prezzo, che possono soddisfare gli altri operatori presenti
sul mercato.
STRUTTURA (analizzata dal lato dell’offerta, comportamento delle imprese)
Ipotesi del modello di concorrenza perfetta (rappresentano la struttura ideale di un mercato in
concorrenza perfetta per poter permettere l’efficienza allocativa):
- Beni omogenei;
- Numero di imprese che tende a infinito e che siano piccole rispetto alle dimensioni di mercato;
- Tecnologia omogenea;
- No asimmetria informativa;
- Libertà di entrata ed uscita dal mercato (no barriere);
- à
Imprese simmetriche hanno stessa funzione di costo;
- Stesso accesso all’input (ceteris paribus);
- à
Assenza di esternalità nessun elemento non passa per le logiche di mercato (il prezzo
ingloba tutte le informazioni possibili);
- à
No costi di transazione nessun costo d’uso del mercato;
- Massimizzazione del profitto e razionalità (agenti economici). Per la massimizzazione si deve
attribuire valore monetario alle scelte, se non si ha la certezza del risultato si calcola il valore
atteso, in questo caso bisogna considerare l’avversità al rischio;
- Comportamenti agenti economici indipendenti;
La forma della curva di ricavi dipende dal tipo di mercato in cui ci troviamo, nel caso di concorrenza
perfetta la curva dei ricavi è crescente, lineare e parte dall’origine; ciò poiché in concorrenza perfetta
il prezzo è dato (price taken). La massimizzazione del profitto in questo caso, si avrà nel punto in cui
c’è la massima distanza verticale tra costi e ricavi totali (Ct e Rt), in altre parole, nel punto in cui il
à
ricavo marginale (dato dal prezzo poiché la derivata della curva dà la sua pendenza) è uguale al
costo marginale e cioè la pendenza della curva dei costi e dei ricavi è uguale.
Nel breve periodo (concorrenza perfetta) la curva di offerta è data dalla curva che parte dal costo
medio variabile in su, mentre la curva di domanda sarà una retta che si posiziona sul grafico in base
a quello che è il prezzo dato (price taken). Per avere la curva di offerta aggregata, bisognerà sommare
orizzontalmente tutte le curve di offerta delle singole imprese, partendo da quello che è il prezzo di
chiusura (punto di minimo del costo medio variabile) e cioè il prezzo minimo al di sotto del quale
l’impresa non opera. Poiché la domanda aggregata è presa come data, l’incrocio tra curva di domanda
e offerta, individuano la quantità prodotta in equilibrio dal mercato e il prezzo di equilibrio. Tale
prezzo viene preso dalla singola impresa come riferimento della propria curva di domanda
individuale. Se la domanda della singola impresa interseca l’offerta ad un prezzo più basso del livello
del costo medio totale e superiore al livello del costo medio variabile, allora l’impresa produrrà
comunque, ma avrà dei profitti negativi dati dalla differenza tra CMT e CMV.
Nel momento in cui vi sarà uguaglianza tra prezzo formato sul mercato e livello minimo di costo
medio totale, per l’impresa non ci saranno più profitti, di conseguenza non vi sarà entrata di nuove
imprese nel mercato.
Di seguito vediamo quelli che sono stati i diversi approcci al modello di concorrenza perfetta, da parte
dei principali economisti nel corso degli anni.
(approccio strutturalista) analizziamo e cataloghiamo i mercati in base a quelle che sono le loro
caratteristiche strutturali. Ad esempio quando si parla di concorrenza perfetta, parliamo di una
struttura di mercato che si caratterizza per una serie di elementi (di carattere strutturale). In presenza
di un’accezione strutturalista, ci si concentra sulla relazione struttura-performance, senza prestare
troppa attenzione alle condotte.
(approccio neoclassico-Smithiano) Nella visione di Smith invece la concorrenza perfetta si basa su
à
quella che è una competizione al ribasso dei prezzi (tra le imprese lato offerta) e la disponibilità a
à
pagare per un determinato bene (tra i consumatori lato domanda); da parte dei neoclassici vi è una
formalizzazione matematica di una teoria precedente di tipo qualitativo.
(approccio di Cournot) Secondo Cournot il punto di arrivo in concorrenza perfetta si ha quando tutti
i consumatori e tutte le imprese si comportano come se il prezzo fosse dato (price taken); l’esito
auspicato dalla mano invisibile, si ottiene quando nessun gente economico ha la possibilità di influire
sul prezzo.
Risultato del modello di concorrenza perfetta è l’efficienza allocativa.
Tale modello è un modello statico in quanto non prevede interazioni.
Teoria evoluzionista (Alchian 1950) (asimmetria informativa)
Le imprese secondo Alchian si adattano all’ambiente con diverse modalità, una di queste è
à
l’imitazione che svolge la funzione di eredità genetica (Darwinismo economico si osservano le
imprese che vanno meglio, le cosiddette rappresentative che in quel momento realizzano profitti
maggiori). Riguardo l’innovazione, Alchian la definisce come la mutazione genetica, e cioè è
possibile ma è anche molto rischiosa, tant’è che molto spesso si conclude con la morte di chi è mutato
à
(ha innovato impresa). Inoltre, secondo Alchian, molto spesso l’innovazione è il frutto di una
cattiva/errata imitazione, dunque si configura come processo involontario.
La seconda modalità di adattamento per Alchian è il cosiddetto “try and error”, cioè prova e sbaglia,
metodo con un livello di rischio simile a quello dell’innovazione.
Per Alchian però, il processo di imitazione porta all’erosione del profitto e chi sopravvive lo ha fatto
massimizzando i profitti e quindi applicando (in modo consapevole o meno) le leggi deterministiche
di concorrenza perfetta. In tale modello, essendoci asimmetria informativa, le imprese non possono
prendere decisioni certe, dunque nel mercato vi sono incertezze che Knight definirà radicali. A tal
proposito Alchian crede che nel mercato sia “selezionata” o comunque sopravvive l’impresa che
ottiene un profitto positivo; tale situazione può essere influenzata anche dal caso e dalla capacità di
adattamento delle imprese al mutare delle condizioni.
Simon rispetto ad Alchian, passa ad un concetto di razionalità limitata (mettendo in discussione
quindi il concetto di razionalità) in base al quale nel momento in cui rimuoviamo l’ipotesi di
razionalità, viene meno anche quella di massimizzazione del profitto, in base a ciò gli individui
agiscono per ottenere la massima soddisfazione possibile. In tale scenario i meccanismi economici
sono regolati da istituzioni come il mercato da una parte (nel quale la concorrenza effettiva aiuta a
superare il problema dell’asimmetria informativa). Insieme a Simon, anche Coase guarda all’impresa
come un meccan
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