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Statistica per il turismo: modelli e applicazioni

Operatori di ritardo e operatori differenza

Operatori di ritardo non periodici

  • Operatore di ritardo di ordine 1, viene chiamato con B (iniziale di backward “all’indietro”) ed è tale per cui: Zt · B = Zt−1. Cioè, B applicato alla v.c. la fa ritardare di un istante, dando luogo a −1.
  • Operatore di ritardo di ordine 2, ed è tale per cui: B2 · Zt = Zt−2. Cioè, applicato alla v.c. la fa ritardare di due istanti, dando luogo a −2.
  • Operatore di ritardo di ordine K, ed è tale per cui: Bk · Zt = Zt−k. Cioè, applicato alla v.c. la fa ritardare di k istanti, dando luogo a −k, k = 1,2,…,K.
  • Principio di uguaglianza tra operatori: Due operatori sono uguali tra loro se, applicati alla medesima variabile, producono lo stesso risultato.

Operatori differenza

Si suddividono in due categorie:

  1. Operatori differenza non stagionali o non periodici.
  2. Operatori differenza stagionali o periodici.

NB se non viene specificato altrimenti, per operatore differenza si intende quello non stagionale o non periodico.

Operatori differenza non stagionali o non periodici

∇ operatore differenza di ordine uno, indicato con questo simbolo ed è tale per cui:

∇ · Zt = Zt − Zt−1.

Questa differenza è detta differenza prima e sapendo che B · Zt = Zt−1, si può esprimere anche nel seguente modo:

(1 − B)Zt = Zt − B · Zt = Zt − Zt−1.

Essendo: ∇ = (1 − B), allora, per il principio di uguaglianza tra operatori risulta che:

∇ = (1 − B).

2 operatore differenza di ordine due, indicato con questo simbolo ed è tale per cui:

2 · Zt = Zt − 2 · Zt−1 + Zt−2.

Ovvero riscritto con l’operatore si ha:

2 = (1 − B)2 = 1 − 2B + B2.

Sostituendo B · Zt = Zt−1 e B2 · Zt = Zt−2 nell’uguaglianza di prima:

(1 − B)2 · Zt = (1 − 2B + B2) · Zt = Zt − 2B · Zt + B2 · Zt.

Allora: ∇2 · Zt = Zt − 2 · Zt−1 + Zt−2.

Questa differenza si chiama differenza seconda.

Caso generale: operatore differenza di ordine d, indicato con questo simbolo ed è tale per cui:

d · Zt = ∇(∇d−1 · Zt), per d = 1,2,…

L’operatore differenza di ordine d si ottiene dallo sviluppo del binomio di Newton, dato dalla seguente espressione:

d = (1 − B)d = 1 − dB + (d sopra 2)B2 − (d sopra 3)B3 + ⋯ + (−1)dBd.

Per d = 1 si ha che ∇ = 1 − B è l’operatore differenza di ordine 1.

Per d = 2 si ha che ∇2 = 1 − 2B + B2 è l’operatore differenza di ordine 2.

Effetti degli operatori differenza su serie con trend

Gli operatori differenza hanno effetti su due tipi di serie con trend:

  1. Trend lineare.
  2. Trend non lineare.

Caso di serie con trend lineare

Applicando un operatore differenza di ordine 1 ad una serie con trend lineare, questo operatore elimina il trend della serie stessa, cioè detrendizza i dati.

Sia il modello di una serie caratterizzata da:

Zt = (β0 + β1t) + εt.

  • β0 + β1t: un trend lineare.
  • εt ~ WN(0, σ2): un residuo accidentale.

Si può facilmente dimostrare che la serie delle differenze prime è priva di trend, cioè la serie ∇Zt oscilla intorno a un livello medio costante.

∇Zt = (1 − B)(β0 + β1t + εt).

Moltiplicando il binomio per il trinomio ottengo:

∇Zt = β0 + β1t + εt − Bβ0 − Bβ1t − Bεt = β0 + β1t + εt − β0 − β1(t−1) − εt−1.

∇Zt = β0 + β1t + εt − β0 − β1t + β1 − εt−1 = β1 + εt − εt−1.

Dove β1 è una costante, mentre εt − εt−1 sono le oscillazioni casuali attorno al livello costante β1.

Di conseguenza, le differenze prime di Zt sono una serie priva di trend, cioè detrendizzata.

Caso A β > 0

Ipotizziamo che εt = 0 e allora Zt = β0 + β1t ∀t.

Di conseguenza:

∇Zt = (1 − B)(β0 + β1t) = β1.

Cioè, le differenze di Zt sono uguali al coefficiente angolare β1.

Presenze turistiche annuali dal 2008 al 2013 nella località 1. I dati sono espressi in migliaia.

AnnotXtBXt = Xt−1∇Xt = Xt − Xt−1
2008110000------
200921020010000200
201031040010200200
201141060010400200
201251080010600200
201361100010800200

Commento: La serie storica Xt presenta un trend lineare (andamento rettilineo), con un incremento costante da un anno all’altro. Tale incremento derivato dal calcolo dell’operatore differenza è pari a 200000 presenze all’anno, ovvero il valore del coefficiente angolare β1.

Commento:

  • Le differenze prime sono costanti e quindi danno luogo a una linea retta parallela all’asse delle ascisse (x).
  • Poiché il trend è crescente ed ha quindi valore positivo, la retta sta al di sopra dell’asse delle ascisse.
  • La retta è posta in corrispondenza di 200 che rappresenta il coefficiente angolare della retta.

Caso B β < 0

Ipotizziamo che εt = 0 e allora Zt = β0 − β1t ∀t.

Di conseguenza:

∇Zt = (1 − B)(β0 − β1t) = −β1.

Cioè, le differenze prime di Zt sono uguali al coefficiente angolare −β1.

Presenze turistiche annuali dal 2008 al 2013 nella località 2. I dati sono espressi in migliaia.

AnnotXtBXt = Xt−1∇Xt = Xt − Xt−1
2008119000------
200921890019000-100
201031880018900-100
201141870018800-100
201251860018700-100
201361850018600-100

Commento:

  • Il trend è lineare.
  • Con andamento decrescente.
  • Ogni anno decresce di 100000 unità (costante).

Commento:

  • Le differenze prime sono costanti e quindi danno luogo a una linea retta parallela all’asse delle ascisse (x).
  • La retta sta al di sotto dell’asse delle ascisse.
  • La retta è posta in corrispondenza del livello -100 che rappresenta il coefficiente angolare della retta.

Caso di serie con trend non lineare

Applicando un operatore differenza di ordine 2 ad una serie con trend non lineare questo operatore elimina il trend dalla serie stessa, cioè detrendizza i dati.

Sia il modello di una serie caratterizzata da:

Zt = β0 + β1t + β2t2 + εt.

  • β0 + β1t + β2t2: un trend non lineare.
  • εt ≍ WN(0, σ2): un residuo accidentale.

Si può dimostrare che la serie delle differenze seconde ∇2Zt è priva di trend, cioè la serie oscilla intorno ad un livello medio costante, quindi è detrendizzata.

Caso A

Esempio numerico di applicazione della differenza seconda a serie con trend non lineare crescente:

2Xt = (1 − B)2Xt = Xt − 2Xt−1 + Xt−2.

tXtXt−1−2Xt−1Xt−22Xt
12-----------
232-4-------
353-625-6+2=+1
485-1038-10+3=+1
5128-16512-16+5=+1
61712-24817-24+8=+1
72317-341223-34+12=+1
83023-461730-46+17=+1

L’incremento di Xt non è costante nel tempo, il trend non è lineare e ha andamento parabolico con concavità rivolta verso l’alto e quindi crescente; l’incremento +1 è quello che si aggiunge all’incremento costante che si ha in presenza della serie rettilinea (incremento che si cumula sugli incrementi precedenti).

La tabella è stata trasformata in una tabella a doppia entrata.

N.B. nell’esempio proposto l’incremento assoluto di Xt tra un tempo e l’altro non è costante, ma varia di una unità.

tXt
12 (+1)
23 (+2)
35 (+3)
48 (+4)
512 (+5)
617 (+6)
723 (+7)
830

Non è costante la variazione assoluta, ma l’incremento che si aggiunge!

Caso B

Esempio numerico di applicazione della differenza seconda a serie con trend non lineare decrescente.

tXtXt−1−2Xt−1Xt−22Xt
130-----------
22330-60-------
31723-463017-46+30=+1
41217-342312-34+23=+1
5812-24178-24+17=+1
658-16125-16+12=+1
735-1083-10+8=+1
823-652-6+5=+1

Grafico della serie con trend non lineare decrescente Xt.

Grafico delle differenze seconde di Xt, cioè di ∇2Xt.

N.B. nell’esempio proposto il decremento assoluto di Xt tra un tempo e il successivo non è costante, ma varia di una unità.

tXt
130 (-7)
223 (-6)
317 (-5)
412 (-4)
58 (-3)
65 (-3)
72 (-1)
81

I modelli stocastici

Scopi di utilizzo dei modelli stocastici

I modelli stocastici si possono utilizzare per diversi scopi, alcuni dei più importanti sono:

  1. Rappresentare la struttura di relazione temporale dei dati.
  2. Simulare il processo che ha generato i dati.
  3. Scomporre la serie in componenti elementari.
  4. Prevedere l’andamento futuro dei valori della serie.

Ammissibilità

Un modello stocastico è ammissibile se soddisfa i seguenti requisiti:

Stazionarietà (in senso debole)

Un modello Xt è stazionario in senso debole (o in covarianza) se valgono le seguenti proprietà:

  • E(Xt) = μ, ∀t, cioè la funzione valore medio è costante.
  • Var(Xt) = E(Xt − μ)2 = σ2 < +∞, ∀t, cioè la funzione varianza è costante e finita.
  • Cov(Xt, Xt−k) = E(Xt − μ)(Xt−k − μ) = γ(k), cioè la funzione di autocovarianza non dipende dal tempo t, ma solo dal ritardo lag(k).

Esempio di modello stocastico-stazionario

Il più semplice modello stazionario è il modello White Noise (rumore bianco) indicato con at, infatti:

  • E(at) = 0 ∀t ∈ T.
  • Var(at) = E(at2) = σ2 < +∞, ∀t ∈ T.
  • Cov(at, at−k) = E(at − μ)(at−k − μ) = E(at − 0)(at−k − 0) = E(atat−k) = γ(k) = 0, ∀k ≠ 0.

In altri termini, il modello stocastico è costituito da una successione di v.c. con media nulla che sono omoschedastiche e incorrelate tra loro. Tale modello viene espresso in forma compatta con at ~ WN(0, σ2).

Invertibilità

L’invertibilità consiste nella possibilità di esprimere un modello mediante le v.c. precedenti per k = 1,2,3,…

In senso restrittivo è un modello invertibile se esiste una successione di costanti {c0, c1, c2, …} e un modello WN tale per cui:

Xt = c0 + c1Xt−1 + c2Xt−2 + ⋯ + at.

Dove l’uguaglianza va intesa in modalità quadratica.

L’invertibilità è strettamente legata alla prevedibilità dei modelli, in quanto si basa sulla possibilità di rappresentare il modello con una funzione convergente delle v.c. che precedono Xt per k = 1,2,…

I modelli ARMA

Caratteristiche

I processi stocastici stazionari si possono rappresentare analiticamente tramite modelli caratterizzati da opportuni parametri.

Tra i modelli stocastici stazionari utili per l’analisi delle serie storiche assumono un ruolo fondamentale i modelli della classe ARMA (autoregressing moving average) o modelli autoregressivi media mobile.

La classe dei modelli ARMA è composta da due sottoclassi:

  • Modelli AR (autoregressivi).
  • Modelli MA (media mobile).

Di entrambe le classi studieremo i modelli più semplici, cioè quelli di ordine 1 e 2.

Schema per lo studio dei modelli ARMA

  1. Formulazione della forma esplicita del modello.
  2. Specificazione del numero e del tipo dei parametri del modello.
  3. Espressione delle condizioni di ammissibilità del modello (staz. e invert.).
  4. Analisi delle funzioni di autocovarianza/autocorrelazione (globale e parziale) del modello.

Modelli media mobile di ordine 1, MA(1)

Forma esplicita

La forma esplicita di tale modello è definita da:

Zt = at − θ · at−1.

Essendo at−1 = B · at, dove B è l’operatore di ritardo uno, allora:

Zt = at − θB · at = (1 − θB)at.

Dove at è il processo WN con media nulla e varianza pari a σ2.

Parametri

Se at ~ WN(0, σ2) è gaussiano, allora il processo MA(1) è completamente determinato da due parametri θ e σ2.

Ammissibilità

Il processo MA(1) è stazionario, in quanto combinazione di WN, ed è ammissibile se è invertibile.

Se vale l’equazione caratteristica (1 − θB) = 0 con le soluzioni |B| > 1 che garantiscono l’invertibilità.

Se risolvo in funzione di B:

1 − θB = 0 → 1 = θB → B = 1/θ.

Ciò equivale alla condizione |θ| < 1, in quanto |B| > 1, essendo B = 1/θ.

Funzioni di autocovarianza dei modelli MA(1)

Cov(at, at−k) = E(atat−k) = γ(k) = 0 ∀k ≠ 0.

La funzione di autocovarianza del modello media mobile di ordine 1, cioè di Zt = at − θat−1, è la seguente:

Per k = 0:

γ(0) = E(Zt2) = E(at − θat−1)2 = E(at2 + θ2at−12 − 2θatat−1) = σ2 + θ2σ2 − 0 = (1 + θ22.

Per k = 1:

γ(1) = E(ZtZt−1) = E[(at − θat−1)(at−1 − θat−2)] = E(atat−1 − θatat−2 − θat−1at−1 + θ2at−1at−2) = −θσ2.

Per k = 2:

γ(2) = E(ZtZt−2) = E[(at − θat−1)(at−2 − θat−3)] = E(atat−2 − θatat−3 − θat−1at−2 + θ2at−1at−3) = 0.

In generale, quindi, per k ≥ 2, si ha γ(k) = 0.

Funzioni di autocorrelazione globale dei modelli MA(1)

Per ottenere la funzione di autocorrelazione globale di un modello MA(1) basta calcolare il rapporto tra la funzione di autocovarianza e la varianza.

ρ(k) = γ(k) / γ(0).

Nello specifico:

  • Per k = 0, si ha ρ(0) = γ(0) / γ(0) = 1.
  • Per k = 1, si ha ρ(1) = γ(1) / γ(0) = −θσ2 / (1 + θ22 = −θ / (1 + θ2).
  • Per k ≥ 2, si ha ρ(k) = γ(k) / γ(0) = 0 / (1 + θ22 = 0.

Quindi, nel caso di un modello MA(1):

  • L’unico valore non banale di ρ(k) è quello di ρ(1).
  • ρ(1) è funzione del parametro θ del modello e viceversa.
  • ρ(1) assume segno opposto a θ e viceversa.
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Scienze economiche e statistiche SECS-S/01 Statistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carla.aguillonlopez di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Statistica per il turismo: modelli e applicazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tonini Giovanni.
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