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Appunti del corso di diritto comparato ed europeo della comunicazione anno 2016 - Unisa - Prof. Riccio

Argomenti trattati

  • Libertà di pensiero in Italia e America
  • Diffamazione
  • Legge sulla stampa
  • Defamation
  • Rettifica - Right to reply
  • Diritto d'autore
  • Imprese e privacy

Libertà di pensiero

Articolo 21 Cost. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Esaminiamo i termini cardine dell’articolo: Tutti – esprime un’atipicità soggettiva (libertà riconosciuta a tutti i soggetti, anche a chi è privato dei diritti civili, come i detenuti. Manifestare il pensiero – portarlo all’esterno. Liberamente – scevra da qualsiasi imposizione. Come? Con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Limite: buon costume.

Alla luce di quanto descritto, si può affermare che esista un diritto ad essere informati? Sì! La sentenza della Corte Costituzionale 150/1972 opera un’interpretazione evolutiva pronunciandosi sull’art. 21 Cost. Questa sentenza apre ad una nuova visione dell’art. 21 perché viene tutelato non solo il diritto di informare, ma anche quello ad essere informati, accedendo facilmente alle fonti di informazione (libero accesso alle fonti di informazione: ad esempio alcuni programmi televisivi devono essere trasmessi in chiaro, non criptati). In questo senso si parla di pluralismo informativo (più fonti di informazione).

La Corte Cost. ha sempre affermato che l’unico limite all’art.21 si riconosce in tutte quelle manifestazioni del pensiero che ledono i diritti costituzionali (libertà riconosciute come diritti fondamentali). Nel ’70 la propaganda politica diretta a sovvertire l’ordine costituzionale dello Stato era molto diffusa e per la Corte Cost. non si ravvisa violazione dell’art.21 in questo caso perché il pericolo non è attuale. Se a tale manifestazione del pensiero si accompagnano i fatti si lede l’art. 21.

Articolo 15

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c.1] con le garanzie stabilite dalla legge.

Comparazione con la costituzione americana

Costituzione americana - Primo emendamento: "Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances".

L'Espionage Act del 1917 impose una sentenza massima di venti anni per chiunque avesse causato o tentato di causare "insubordinazione, slealtà, ammutinamento o insubordinazione nelle forze militari o navali degli Stati Uniti". Ogni discorso contrario all’ordinamento, contenente linguaggio scurrile o oltraggioso verso il governo.

Nel mezzo della Prima Guerra Mondiale, Charles Schenk, allora Segretario Generale del Partito Socialista, fu trovato colpevole di aver violato l'Espionage Act dopo che una perquisizione della sede dei Socialisti rinvenì un fascicolo di minute del Comitato Esecutivo. Il fascicolo conteneva una risoluzione, datata 13 Agosto 1917, di stampare 15,000 opuscoli da inviare a uomini che erano stati riformati. Il contenuto di questi opuscoli incitava una fervente opposizione alla chiamata alle armi, paragonando i coscritti a dei condannati e incitando potenziali soldati di leva a "non sottomettersi all'intimidazione." L'appello di Schenk alla sua condanna arrivò alla Corte Suprema come Schenck v. United States, 249 U.S. 47 (1919). Secondo Schenk, l'Espionage Act violava la Clausola di libertà di Espressione del Primo Emendamento. La Corte Suprema respinse all'unanimità l'appello di Schenk e confermò la sua condanna. Il Giudice Oliver Wendell Holmes, Jr., scrivendo per conto della Corte, spiegò che "la questione in ogni caso è se le parole usate sono usate in circostanze tali e sono di tale natura da creare un chiaro e imminente pericolo da far emergere quei mali sostanziali che il Congresso ha il diritto di prevenire".

Clear and present danger Debs v. United States, 249 U.S. 211 (1919). "il socialismo, la sua crescita e la previsione del suo grande successo. Debs parlò con orgoglio della devozione con la quale "i suoi più leali compagni pagavano le conseguenze della classe proletaria" - Questi erano Wagenknecht, Baker and Ruthenberg, i quali erano stati condannati di complicità e favoreggiamento con un altro nell'omettere di registrarsi per la leva. Inoltre, ore prima, Debs aveva detto di approvare un proclama e un programma contro la guerra adottati a Saint Louis nell'aprile 1917, che supportava una "costante, attiva e pubblica opposizione alla guerra, attraverso dimostrazioni, petizioni di massa e di ogni altro modo in loro potere". Dennis v. United States 341 U.S. 494 (1951) giudice Learned Hand: necessità di bilanciare la compressione della libertà di espressione con il pericolo imminente.

Guerra del Vietnam e cartoline per la leva bruciate. United States v. O'Brien, 391 U.S. 367 (1968): bruciare le cartoline per la leva interferisce con il buon andamento del sistema della leva. L’anno dopo, in Brandenburg v. Ohio, 395 U.S. 444 (1969), la Corte sovvertì il clear and present danger, affermando che anche l’incitazione alla violenza e rivoluzionaria fosse coperto dal primo emendamento, salvo che non portasse ad un clear and present danger. Cohen v. California, 403 U.S. 15 (1971): portare un giubbino con la scritta “Fuck the Draft” in tribunale è coperto dal primo emendamento.

Discorsi anonimi Talley v. California, 362 U.S. 60 (1960), la Corte ha annullato un'ordinanza della città di Los Angeles che definiva crimine distribuire opuscoli anonimi.

Commercial speech La prima decisione in materia fu Valentine v. Chrestensen (1942): in questo caso, la Corte elaborò la first commercial speech doctrine, sostenendo che le comunicazioni commerciali non dovessero rientrare nello spettro di applicazione del First Amendment. Successivamente, però, la Corte Suprema mutò il proprio orientamento e concluse che anche la diffusione libera ed ampia della comunicazioni commerciali fosse un requisito indispensabile per la «corretta allocazione delle risorse nel libero mercato» e fosse necessario per la formazione di «opinioni intelligenti» nel pubblico dei consumatori. Pertanto, così come concluso nella decisione Bigelow v. Virginia, anche le comunicazioni commerciali dovrebbero rientrare nel “mercato delle idee”.

La Corte, in seguito, avrebbe operato, a giudizio di alcuni commentatori, una bipartizione, distinguendo tra commercially motivated speech (libertà di parola in merito a prodotti commerciali) e commercial speech (comunicazione pubblicitaria in senso stretto) ed accordando solo alla prima la tutela del Primo emendamento. Sarebbe comunque difficile dar conto, nel presente lavoro, delle evoluzioni vissute in seno alla Supreme Court e delle diverse sfumature emerse nelle oltre venti sentenze pronunciate dal caso Virginia State Board of Pharmacy del 1976 ad oggi. Si può però ritenere che, in definitiva, il Bill of Rights accordi protezione alle comunicazioni commerciali e che, ricorrendo determinate circostanze, riconduca tali comunicazioni nell’ambito della libertà di parola.

Per la Cost. americana la pubblicità rientra nel primo emendamento? Per la Corte Cost. la pubblicità rientra sia nell’art. 21 che nel 41 (libertà di iniziativa economica), negli USA la Corte Suprema nel ’42 afferma che tutte le comunicazioni non sono free speech e quindi non rientrano nel primo emendamento. Successivamente la situazione si ribalta perché in una sentenza successiva assume una posizione equilibrata tra le due posizioni -> la pubblicità in quanto tale non rientra nel primo emendamento, le discussioni sulla pubblicità sì.

Diffamazione

Codice Penale

Art. 595 Diffamazione. [I]. Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro (1). [II]. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro. [III]. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa [ 57-58-bis, 596-bis] o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità [ 615-bis], ovvero in atto pubblico [ 2699 c.c.], la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro (2) (3). [IV]. Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio [ 342], le pene sono aumentate [ 64, 596-599] (2).

Art. 596-bis Diffamazione col mezzo della stampa. [I]. Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa [ 595 comma 3] le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all'editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57-bis e 58.

Art. 57 Reati commessi col mezzo della stampa periodica. [I]. Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso [ 110], il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati [ 528, 565,596-bis, 683, 684,685], è punito, a titolo di colpa [ 43], se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo [ 57-bis, 58-bis].

Art. 57-bis Reati commessi col mezzo della stampa non periodica. [I]. Nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è imputabile [ 58, 58-bis].

Art. 58 Stampa clandestina. [I]. Le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche se non sono state osservate le prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica [ 58-bis] (2).

Diffamazione - esimenti

  • In tema di diffamazione a mezzo stampa, l'esimente putativa del diritto di cronaca è ipotizzabile solo quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il cronista abbia assolto l'onere di esaminare, controllare e verificare quanto oggetto della sua narrativa, al fine di vincere ogni dubbio, non essendo sufficiente l'affidamento, se pur in buona fede, sulla fonte. Cassazione penale, sez. V, 11 marzo 2005, n. 15643
  • In tema di diffamazione, ciò che distingue la critica dall'insulto non è la minore capacità offensiva, ma la mancanza di gratuità del giudizio negativo, vale a dire il fatto che l'opinione sfavorevole sia, in qualche modo, "giustificata" da un ragionamento. Cassazione penale, sez. V, 4 marzo 2005, n. 15001
  • Il giornalista non risponde per avere pubblicato un'intervista a contenuto diffamatorio, quando abbia correttamente indicato che le opinioni riportate sono altrui, e non abbia mostrato - neanche surrettiziamente - di aderire a esse. Cassazione penale, sez. V, 16 dicembre 2004, n. 40094
  • In tema di diffamazione, il diritto di critica, il cui esercizio costituisce scriminante ai sensi dell'art. 51 c.p., benché debba sempre riferirsi a un determinato evento, sia esso artistico, socio-politico, storico, culturale, letterario, religioso, consiste, per sua stessa natura, nella rappresentazione, per l'appunto critica, di quello stesso fatto e, dunque, nella sua elaborazione. Ne consegue che il giudizio che la sostanzia non può essere rigorosamente obiettivo e imparziale, in quanto esso rappresenta ineludibile espressione del retroterra culturale e formativo di chi lo formula e, nel caso della critica politica, anche delle sue opzioni ideologiche. Cassazione penale, sez. V, 16 novembre 2004, n. 6419
  • In tema di diffamazione a mezzo stampa, il controllo che il direttore responsabile è tenuto ad esercitare si esplica, non solo prima della "composizione del pezzo", ma anche (e anzi in maniera più puntuale e rigorosa) dopo di essa e prima che lo scritto pervenga al pubblico dei lettori. Cassazione penale, sez. V, 5 novembre 2004, n. 46311
  • In tema di diffamazione a mezzo stampa, l'offesa alla reputazione deve desumersi da tutto il contesto espositivo-comunicativo, che comprende titoli, sottotitoli, immagini ed ogni altro elemento che accompagni lo scritto. Cassazione penale, sez. V, 5 novembre 2004, n. 46311
  • Nel caso di intervista a contenuto oggettivamente diffamatorio, l'intervistatore ed il direttore responsabile del giornale non rispondono del delitto di diffamazione, per la sussistenza della scriminante della verità putativa, se l'autorevolezza della persona intervistata, valutata in una con tutte le circostanze del caso concreto, lasciava ragionevolmente presupporre la veridicità delle dichiarazioni rese dall'intervistato. Cassazione penale, sez. V, 9 luglio 2004, n. 37435
  • Rettamente viene ritenuta sussistente la scriminante del diritto di cronaca nei confronti di un giornalista che abbia pubblicato, tra virgolette e con espressa indicazione della loro fonte, affermazioni oggettivamente diffamatorie contenute in una denuncia presentata nei confronti di un magistrato, allorché, per il grado di rilevanza, sotto il profilo dell'interesse pubblico, riconoscibile al fatto in sé dell'avvenuta presentazione di detta denuncia, si possa ragionevolmente ritenere (con apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità), che con la pubblicazione anzidetta si sia inteso soltanto adempiere al dovere di informazione e non già rendersi strumento dell'intento diffamatorio Cassazione penale, sez. V, 15 marzo 1999, n. 5192
  • In materia di diffamazione a mezzo stampa il danno morale, non essendo di natura economica ma consistendo in un turbamento psichico, non è suscettivo di una valutazione meramente aritmetica talché la sua commisurazione in denaro necessariamente deve sopportare un apprezzamento soggettivo. La determinazione della somma a titolo di provvisionale, se pure nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova, è riservata al giudice di merito che in proposito non ha alcun obbligo di espressa motivazione Cassazione penale, sez. V, 29 gennaio 1997, n. 2113
  • La riparazione pecuniaria prevista dall'art. 12 l. n. 47 del 1948 per il reato di diffamazione a mezzo stampa - nel quale il danno patrimoniale e morale risarcibile può non esaurire, anche alla luce della più lata interpretazione dell'art. 185 c.p., la tutela di tutti i possibili interessi civili della persona offesa - è una sanzione di natura civilistica e pertanto può essere chiesta anche dinanzi al giudice civile, al quale non è precluso accertare, sia pure in via incidentale, se un fatto illecito, fonte di responsabilità civile, presenti gli elementi costitutivi del reato previsto dall'art. 595 c.p. Cassazione penale, sez. V, 23 aprile 1991

Stampa - esimenti - Giurisprudenza

Cassazione civile, sez. III, 11 gennaio 2005, n. 379 Il diritto di critica non si concreta, come quello di cronaca, nella narrazione di fatti, ma si esprime in un giudizio, o, più genericamente, in una opinione, la quale, come tale, non può che essere fondata su un'interpretazione dei fatti e dei comportamenti e quindi non può che essere soggettiva, cioè corrispondere al punto di vista di chi la manifesta, fermo restando che il fatto o comportamento presupposto ed oggetto della critica deve corrispondere a verità, sia pure non assoluta, ma ragionevolmente putativa per le fonti da cui proviene o per altre circostanze oggettive, così come accade per il diritto di cronaca. Il diritto di critica, inoltre, non diversamente da quello di cronaca, è condizionato, quanto alla legittimità del suo esercizio, dal limite della continenza, sia sotto l'aspetto della correttezza formale dell'esposizione, sia sotto quello sostanziale della non eccedenza dei limiti di quanto strettamente necessario per il pubblico interesse, e dev'essere accompagnato da congrua motivazione del giudizio di disvalore incidente sull'onore o la reputazione. Tuttavia, allorquando la narrazione di determ...

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Myl di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Comparato ed Europeo della Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Riccio Giovanni Maria.
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