Produzione culturale e moda
Prof. Giovanna Mascheroni – A.S. 2017/18, II Sem.
Martedì 20 febbraio 2018
- Almeno 3 test su 4 test totali (3 durante il corso, uno di recupero fissato per il 31 giugno).
- Domande a risposta multipla + eventualmente 1 domanda aperta con una breve definizione.
- 11 domande, con massimo 3 punti l’una per un totale di 33 a prova. Indicativamente, test afine argomento.
- Lezioni sospese: mercoledì 21 marzo, 25 aprile, 1 maggio.
- Tra tre settimane, lezione per ripassare il circuito della cultura utile per l’elaborato finale.
Che cos'è la cultura e come funziona
La definizione di cultura è una definizione arbitraria spesso legata a questione di potere.
Cultura: un termine, tre concetti / processi
Cultura come prassi, 1976
Bauman ne raggruppa gli usi correnti del concetto di cultura in tre grandi filoni, originati da problematiche storicamente differenti: esiste un solo termine per indicare tre concetti diversi.
Nozione gerarchica di cultura
Il termine in questo caso rimanda alla radice etimologica del termine, il concetto umanistico di cultura, quello riassunto nell'idea di ciò che di meglio è stato pensato e creato, in tutti i campi. Come per le altre accezioni del termine, tale concetto risulta strettamente legato a questioni di potere e legittimazione della classe intellettuale. Secondo questo concetto inoltre, la democratizzazione della cultura (es: museo), rappresenta un problema poiché la cultura è considerata come qualcosa di fortemente elitario e etnocentrico. Il concetto gerarchico di cultura non ammette un plurale: esiste cultura, i cui contenuti cambiano solo attraverso lotte simboliche e materiali. Rappresenta dunque una nozione di cultura al singolare.
Nozione differenziale di cultura
Il termine in questo caso rimanda alla totalità dei prodotti dell'uomo (prodotti di tipo materiali e immateriali, simbolici), vale a dire norme, valori, credenze e simboli espressivi che troviamo nei diversi contesti geografici, culturali, storici, sociali. È una nozione di cultura al plurale: si parla quindi di culture e non più di una cultura unica. La cultura in questo senso diventa un oggetto di studio e ricerca al pari del resto dei fenomeni sociali.
“La cultura è una struttura di significati trasmessa storicamente, incarnata in simboli, un sistema di concezioni ereditate espresse in forme simboliche per mezzo di cui gli uomini comunicano, perpetuano e sviluppano la loro conoscenza e i loro atteggiamenti verso la vita” (Geertz, 1973) - è una definizione molto ampia e inclusiva che parte dal presupposto che nonostante tutti gli uomini abbiano la stessa origine, essi si differenziano per l'appartenenza a diverse forme socioculturali.
Nozione generica di cultura
Per uscire da questa dicotomia, Bauman ci fornisce il concetto di: che cosa hanno in comune 1 e 2? Se le culture intese in senso differenziale frammentano il mondo umano in una miriade di piccoli universi, l'elemento che accomuna gli esseri umani è il fatto di essere in grado di produrre culture, la capacità umana di produrre significato e simboli espressivi e di usarli in sistemi complessi di comunicazione (confronto, rimandi incrociati, opposizioni, somiglianze).
“I simboli umani sono arbitrari, [...] possiedono dei referenti obiettivati e sono integrati in un sistema-codice. [...] È il potere unico di produrre e riprodurre strutture nuove. [...] La cultura in quanto qualità generica, in quanto attributo universale dell'umanità nella sua differenza da ogni altra specie animale, è la capacità di imporre nuove strutture al mondo” (Bauman, 1976).
Il nodo centrale del simbolismo umano non è il semplice impiego di simboli, ma il fatto che il loro significato ha senso solo in un sistema unico di rimandi incrociati e di opposizioni. Es. - Le figure stilizzate dell’uomo e della donna all’esterno di un bagno: esse hanno significato solo l’una in relazione all’altra, ed è in questo modo che i simboli orientano i nostri comportamenti, ovvero rappresentando l’ambiente – che al tempo stesso concorrono a creare – per mezzo di categorie relazionali la cui comprensione è esattamente ciò che differenzia cognitivamente i primati umani dagli altri mammiferi.
La cultura come ordine
Secondo Bauman la cultura ha lo scopo di dare un ordine, dare un senso:
- Organizzando l’ambiente
- Selezionando / riducendo la complessità
Ovvero, significare e orientare: in questo senso la cultura opera una funzione di strutturazione dell’ambiente e una di strutturazione del comportamento. Non possiamo limitarci a considerare la cultura in senso referenziale come semplice stabilizzazione delle rappresentazioni condivise da un determinato gruppo di individui, ma la cultura tiene insieme tre categorie distinte e correlate.
La cultura come opera di ordinamento
La cultura è un’opera di ordinamento dell’esperienza umana sotto tre profili:
- Antropologica vitale: rappresentazioni / linguaggio hanno una funzione cognitiva: rispondono al bisogno umano di riduzione della complessità; una funzione pratica; funzione emotiva: ci affezioniamo alle nostre rappresentazioni. Hanno una dimensione performativa: ci permettono di fare delle cose (es: riti).
- Percezioni: atteggiamenti, visioni del mondo e valori
- Pratiche: modi di fare che hanno valenza simbolica (fare cose con le parole) e parlano di noi. Diciamo delle cose di noi con le cose che facciamo. Es: la musica che ascoltiamo, come ci vestiamo, cosa facciamo nel nostro tempo libero.
Questi tre livelli correlati producono tipizzazioni che non hanno importanza solo a livello cognitivo, ma anche pratico: sono schemi di azione e interpretazione.
L'incorporazione della cultura
La cultura è l’esternalizzazione, oggettivazione e incorporazione dell’esperienza. La nostra socializzazione alla cultura avviene sin dalla prima infanzia, ragione per cui si carica di una componente emotiva e affettiva molto forte. Gli esseri umani proiettano la propria esperienza all’esterno: così facendo la vivono come se fosse una realtà oggettiva. È dunque un processo di esteriorizzazione unito a un processo di oggettivazione e che ha a che fare con la nascita delle strutture sociali. Una volta esternalizzato e oggettivato la nostra esperienza, tendiamo a re-internalizzarla.
Le rappresentazioni anche nella loro incarnazione materiale in oggetti materiali o in pratiche, prescindono dal singolo individuo, ma non avrebbero significato se non gli fossero riferiti. La cultura è un processo di esternalizzazione, oggettivazione e incorporazione dell’esperienza sotto forma di strutture sociali. Le teorie classiche mancano nel porre attenzione al corpo all’interno del processo. Il dilemma è quello struttura – azione.
Es: modellamento sociale delle tecnologie. Ogni tecnologia ci permette di fare certe cose, ma siamo noi a deciderne che uso reale farne adattandole alle nostre preferenze. Tendenzialmente, non faremo mai gli auguri alla mamma attraverso Facebook, ma prediligeremo un media più intimo e diretto.
Excursus: Pierre Bourdieu e l'habitus
Il pallino di Bourdieu sono le diseguaglianze sociali: perché le società sono differenziate in classi e nessuno si ribella? Perché queste disuguaglianze vengono legittimate e nessuno le mette in discussione? Queste disuguaglianze, secondo Bourdieu, derivano a un diverso grado di accesso alle risorse o ai diversi tipi di capitale. 4 tipi di capitale: materiale, sociale, culturale (di tipo incorporato, incentivato, istituzionalizzato) e simbolico, che equivale a più della somma degli altri tre tipi ed e ha a che fare con il potere di una persona all’interno della società. Il confine tra i vari tipi di capitale è molto sottile.
Le diseguaglianze di classe spesso si riproducono in maniera non intenzionale. È il concetto di habitus che permette di spiegare questa riproduzione involontaria. L’habitus è qualcosa di durevole, non è qualcosa di effimero che varia da un giorno all’altro. Ci permette contemporaneamente di dare un senso a tutte le nostre esperienze in modo tale di acquisire una certa familiarità nei confronti di certe pratiche, ma ci permette anche di fare nuove esperienze, di accorgersi quando una pratica, un contesto sociale si distacca da quanto sperimentato fin’ora e modificarlo. È un concetto che evolve. È un insieme di percezioni, valutazioni e azioni (troviamo qui un certo parallelismo sul funzionamento della cultura di Bauman).
“Un sistema di disposizioni durevoli e trasponibili che, integrando tutte le esperienze passate, funziona in ogni momento come matrice di percezioni, valutazioni e azioni, e rende possibile compiere compiti infinitamente differenziati, grazie al trasferimento analogico di schemi, di risolvere problemi simili, che si autocorregge grazie ai risultati ottenuti”
«Sistemi di disposizioni durevoli, strutture strutturate predisposte a funzionare come strutture strutturanti, cioè in quanto principio di generazione e strutturazione di pratiche e di rappresentazioni che possono essere obiettivamente “regolate” e “regolari” senza essere affatto il prodotto dell’obbedienza a delle regole, oggettivamente adattate al loro scopo senza presupporre la finalità cosciente dei fini e la padronanza effettiva delle operazioni necessarie per conseguirli, tutto ciò collettivamente orchestrato senza essere il prodotto dell’azione organizzatrice di un direttore d’orchestra»
Un’altra definizione di Habitus, sempre di Bourdieu, ci dice che sono sistemi di disposizioni durevoli, schemi di azioni, che ci permettono sia di fare, che di interpretare. Un generatore di pratiche e al tempo stesso un sistema di classificazione di queste stesse pratiche.
Secondo Bourdieu quindi, l’habitus è il prodotto di una certa traiettoria sociale in cui confluiscono la nostra storia personale, quella della nostra famiglia, ma contemporaneamente la traiettoria della classe sociale a cui l’individuo appartiene. Anche se le nostre vite sono diverse una dall’altra, alla fine gli habitus risultano abbastanza simili.
L’habitus si deposita in questi schemi che sono di tipo mentale / cognitivo, che di tipo corporeo. L’habitus ha infatti a che fare con come mangiamo, come ci vestiamo, etc… Bourdieu arriva a concludere che il gusto è ciò che trasforma gli oggetti di consumo in segni distinti e distintivi, innalzando le differenze materiali e simboliche.
La componente emotiva dell’habitus fa sì che ci sia una fatica nel distaccarsi dai propri orizzonti di senso. Il punto secondo Bourdieu è che questa riproduzione ha sempre una componente di dominio, di violenza simbolica che fa sì che le disuguaglianze si riproducano perché una volta che noi incorporiamo alcune distinzioni, classificazioni, le riproduciamo legittimandole. Le radici di questo vanno rintracciate nel fatto che abbiamo una componente emotiva al nostro habitus in quanto lo sviluppiamo nella primissima infanzia.
Le differenze sono legittimate dalla doxa. La doxa descrive quello che non può venire messo in discussione perché ogni attore sociale lo attribuisce implicitamente allo stato attuale delle cose. Quello che determina come agiamo all’interno del campo è determinato dalla nostra posizione al suo interno, il nostro potere. Il potere è determinato dal nostro habitus e dal possesso di capitale.
Esempio: il campo scolastico. La scuola viene costruita e intesa come luogo di mobilitazione sociale per eccellenza, che dovrebbe valorizzare gli studenti indipendentemente dal proprio habitus. La scuola pretende infatti di essere fortemente meritocratica: questo secondo Bourdieu non accade perché il successo scolastico dipende dal nostro habitus e dal nostro capitale, in particolare il nostro habitus modella il nostro capitale culturale. Queste forze, habitus e capitale culturale, lavorano a formare un curriculum latente sia negli studenti che nei professori. Gli studenti valutano gli studenti anche a livello inconscio in base alla vicinanza o alla distanza con il proprio habitus e tenderanno a premiare gli studenti con un habitus simile al proprio. È questa secondo Bourdieu la causa dei dropout dei ragazzi con meno possibilità. Anche la propria percezione di sé come studente, si traduce in motivazione per il proprio impegno scolastico. I ragazzi meno agiati, tendono a non investire nella propria educazione.
Mercoledì 28 febbraio 2018
Quindi:
- Dietro ogni processo di significazione e ogni pratica culturale stanno arbitrarietà e rapporti di dominio.
- Le strutture sociali e culturali operano per rimuovere l’arbitrio attraverso la sua naturalizzazione e la sua legittimazione.
- Il senso comune diventa la posta in gioco dei conflitti intorno alla definizione legittima della realtà.
- “La violenza simbolica è quella coercizione che si istituisce solo per il tramite dell’adesione che il dominato non può mancare di concedere al dominante (quindi al dominio) quando dispone per pensarlo e per pensarsi, o meglio per pesare il suo rapporto con lui, solo di strumenti di conoscenza che ha in comune con lui e che, essendo semplicemente la forma incorporata della struttura del rapporto di dominio, fanno apparire tale rapporto come naturale; o, in altri termini, quando gli schemi impiegati per percepirsi e valutarsi, o per percepire e valutare i dominanti (alto/basso, maschile/femminile, bianco/nero ecc.) sono il prodotto delle classificazioni, così naturalizzate, di cui il suo essere sociale è il prodotto.” (Bourdieu 1998)
Sia la nozione gerarchica che quella differenziale hanno il difetto di far apparire la cultura statica ed immutabile, in realtà non è così. La cultura è sempre in continua trasformazione, monolitica, temporanea e frutto di conflitti che, la maggior parte delle volte, sono latenti. Dietro ogni processo di significazione e ogni pratica culturale si nascondono arbitrarietà e rapporti di dominio che vengono poi legittimate tramite processi di naturalizzazione. Ogni cultura opera tracciando confini: questa operazione di tracciamento nasconde sempre dei rapporti di potere. Il dominio non è una distorsione, è una loro pre-condizione che spiega come le culture funzionano in un modo che è il più delle volte non intenzionale. Ogni processo cultura opera per rimozione e nascondimento dei rapporti di potere. La principale forma di naturalizzazione degli arbitri è il senso comune, che è la posta in gioco di tutti i conflitti culturali.
Diversi livelli di legittimazione
- Naturalizzazione: livello pre-teorico, che si manifesta nel linguaggio, che ha a che fare con l’agire in certo modo inconsapevolmente.
- Proverbi, massime
- Ritualizzazione (intorno alle istituzioni)
- Universi simbolici, delle ideologie
La differenziazione culturale
In ogni cultura sono operanti dei processi di differenziazione culturale, a maggior ragione nelle società moderne. Come mai? Innanzitutto perché con la nascita degli stati moderni ci siamo abituati a pensare alle culture come comunità immaginate, ovvero culture che vengono identificate come uno stato-nazione e che si trovano all’interno di confini che sono sia geografici che politici. Ma anche all’interno di questi confini ci sono sempre state differenziazioni su base linguistica, etnica, religiosa. A queste differenziazioni se ne sono aggiunte altre che sono proprio figlie dei processi della modernità, dei processi di industrializzazione e secolarizzazione che sono: le divisioni di classe, le divisioni per generazione etc.
La differenziazione culturale è figlia della modernità perché direttamente figlia della complessità sociale che caratterizza le società moderne e industriali, è un fenomeno nuovo, ma relativamente nuovo e che è già stato identificato da alcuni padri fondatori della sociologia. La sociologia nasce con la società moderna e quindi già Durkheim e Zimmel parlavano di questa complessità sociale che deriva da due elementi:
- L’aumento sia del numero che della varietà degli elementi di un sistema sociale, di una società
- La moltiplicazione delle relazioni di interdipendenza tra questi elementi.
Le società moderne si compongono di più elementi ed elementi diversi tra loro e questo fa sì che le relazioni tra gli elementi siano di più. Il problema è che, all’interno di una cultura dominante, coesistono diversi sistemi simbolici che fra di loro a volte possono anche essere o sembrare scarsamente correlati: questo produce una complessità sociale ulteriore che è alla base anche di tutti i processi di riflessività.
Subcultura
Con il termine subcultura si indica qualcosa di minoritario, una nicchia nella cultura dominante, caratterizzato da una certa devianza e da un distacco della cultura dominante, subalterno e subordinato. La subcultura esiste soltanto in relazione ad una cultura dominante dalla quale non è completamente indipendente.
L’altra caratteristica delle subculture è la loro trasmissione. Mentre tutti veniamo socializzati alla cultura dominante nella primissima infanzia grazie a delle istituzioni organizzate in tal senso, la socializzazione alle subculture di solito non avviene nella primissima infanzia, ma è una socializzazione secondaria: si ha soltanto facendone parte, soltanto dagli altri membri della subcultura stessa. La trasmissione della subcultura avviene soltanto attraverso le interazioni fra i membri della subcultura e i consumi culturali / mediali. Ad esempio tutte le subculture giovanili che si sono susseguite dagli anni sessanta ad oggi si caratterizzano per...
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