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Riassunto Esame di Sociologia della Cultura e della Comunicazione - Prof. Mascheroni Appunti scolastici Premium

Appunti completi di tutte le lezioni di Sociologia della Cultura e Comunicazioni, validi anche per il corso di Produzione Culturale e Moda (stesse lezioni), basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Mascheroni dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia della Cultura e della Comunicazione docente Prof. G. Mascheroni

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rinegoziazione del confine ha a che fare con la nascita di nuove norme. Interazione tra produzione, consumo e

identità: la Sony continuò a monitorare gli utilizzi del walkman, per creare diversi tipi da adattare ad ogni identità del

consumatore (più colorati, impermeabili, batterie a energia solare). Ci sono comunque delle discontinuità tra i tre

processi, ma questa relazione rimane comunque di importante riflessione.

IL TEMPO

La costruzione culturale del tempo: il senso dello scorrere del tempo si fa nell'esperienza che si vive, in quello che

facciamo e viviamo. Il tempo non è naturale, non è un involucro vuoto che si può riempire con attività. La pratica non è

il tempo ma quello fa il tempo. È una risorsa astratta, calcolabile. Non è qualcosa quindi che permette le pratiche

culturali, ma è esso stesso un prodotto. Le pratiche danno senso al tempo, dall'altra parte però abbiamo bisogno di

strutture temporali che dia senso al nostro agire. Organizzare un ambiente, significa organizzarlo sia dal punto di vista

temporale che spaziale.

L'ambito temporale è coerente all'epoca in cui viene prodotto, infatti il tempo non è sempre stato cosi: l'idea che sia una

risorsa astratta è delle società industriali capitalistiche. Avviene una segmentazione e quindi anche una

segmentazione attraverso strumenti come fusi, orologi, calendari. Questa forma la interiorizziamo e la percepiamo con

fattore esterno, impermeabile e immutabile. Ad esempio il salario minimo è legato al tempo, è standardizzato ma ci

ritorna come esperienza vissuta. Quindi ci si focalizza più sulla quantità che sulla qualità del tempo.

L’esperienza del tempo avviene tramite la segmentazione in ore, minuti, secondi ed è la regolarizzazione del tempo.

La periodizzazione della vita fa sempre parte del tempo sociale, per cui cambiano gli stili, i diritti e i doveri (infanzia,

vita adulta, ecc.).

Come disse Castells a riguardo “noi siamo tempo incorporato, cosi come lo sono le nostre società, fatte di storia”.

Tempo è uguale a relazioni. Non esiste un tempo vuoto, non esistono confini concreti, materiali del tempo, sono solo

confini politici o geografici. Il tempo non è un contenitore da riempire. Tempo significa anche porre in relazione chi

sta all'interno di questi confini, ma anche chi sta all'esterno a queste relazioni, appunto mette in relazione, secondo il

sociologo Elias. Il nostro calendario distingue tra a.C. e d.C.: si ha una successione di eventi che vengono scanditi in

fasi.

La durata del tempo può essere reversibile e ciclica nella vita quotidiana, invece è irreversibile nella vita

individuale, dal punto di vista biologico e dal punto di vista delle scelte fatte.

Sempre secondo Elias, il tempo è una sintesi simbolica elevata, in cui vengono messe in relazione forme del divenire,

ovvero fisico-naturale, sociale-istituzionale e individuale (ad esempio mi laureo, intanto invecchio, e mi comporto da

adulto mettendo la testa a posto).

Il tempo della società industriale si assimila con il denaro, con la moneta e diventa anche remunerabile (“il tempo è

denaro”). Questa concezione è figlia delle società industriale e capitalista. Un esempio interessante a riguardo son le

banche del tempo: in questi istituti posso mettere a disposizione il mio tempo per delle attività altri. Quando poi avrò

bisogno io di “tempo per svolgere delle attività” posso impiegare il mio tempo e delegare il compito a qualcun atro, in

base al tempo che ho "depositato".

Il tempo è anche un'attività individuale e personale (sempre in base alla società): infatti in Indonesia non hanno la

concezione che abbiamo noi.

Invece nella società pre-industriale, ci si organizzava in base ad eventi naturali e non secondo le ore, si pensava che

esse fossero prive di senso. Anche la suddivisione del passato/presente/futuro non ha senso. Si calcolava dal sorgere al

calare del sole. La fretta non ha significato, le cose vengono fatte secondo il bisogno. La fretta non ha significato ed è

vita come mancanza di decoro, viene quasi associata come delle azioni diaboliche. C'è un tempo per ogni cosa, ma

devono essere fatte secondo il bisogno.

Concezione lineare vs. ciclicità del tempo: le istituzioni mercantili (Greenwich era al centro dell'impero) trasformano e

istituzionalizzano il tempo, quando prima invece si aveva una visione del tempo secondo la regola benedettina Hora et

labora.

Secondo il sociologo Bourdieu, il tempo non è inserito in nessun gioco sociale, quindi non ha nessun interesse, quindi

il tempo è ciò che da interesse al futuro e per il futuro. La presenza di calendari che scandiscono il nostro tempo, da

normalità alla nostra quotidianità. La quantità del tempo varia a seconda di caratteristiche personali e a

caratteristiche sociali: ad esempio in base all'età. i bambini hanno sensazioni di tempo infinto e si annoiano. Variano

anche in base alle condizioni economiche e di lavoro: il tempo delle professioni intellettuali o artistiche non è vero che

lascia tanto tempo non obbligato. La regolarità temporale: l’orario è coordinazione più prevedibilità: i tempi sociali

sono condivisi da più categorie quando sono più comuni, come la maggiore età, oppure solo da alcune categorie, ad

esempio l'anno accademico vale solo per chi va in università.

Le strutture rigide di successione ci rivelano come le costruzioni temporali siano culturali. Poi ci sono quelle meno

rigide, come le laure o la patente che può essere presa in qualsiasi momento. Oppure il matrimonio cambia nel contesto

temporale, 30-40 anni fa non succedeva spesso che i figli nascessero fuori dal matrimonio o che prima di sposarsi si

conviveva.

La collocazione standard degli eventi sono orari imposti, sempre fissi, come ad esempio gli orari delle lezioni, la

messa o le serie tv (anche se ormai con la possibilità di streaming, decade).

Calendario e generazioni hanno la funzione di istituire differenze e somiglianze che regolano il comportamento,

costruiscono socio-culturalmente l'età. Questo può avvenire con dei riti di passaggio. La memoria collettiva si ancora

alla memoria individuale. La memoria comune fa parte dei prodotti generati dai media, come ad esempio l'11

settembre o il muro di Berlino. La memoria collettiva invece fa parte di un senso comune, come può essere il 25 aprile,

non è stabile perché è la vera posta in gioco, può essere reinventata, cambiata, ci sono riletture continue del passato. Il

“tempo senza tempo” è il concetto per il quale abbiamo sempre bisogno di memoria perché lo scorrere del tempo è

sempre più rapido. Infine secondo il sociologo c’è una correlazione anche tra potere e tempo: ad esempio sul lavoro si

ha un potere gerarchico del tempo, un controllo simbolico da parte del datore sul tempo dei dipendenti. Oppure anche

nella vita privata quando una persona mette in posizione d’attesa l’altro, o come istanza terza in caso di conflitto (il mio

orologio segna un’altra ora).

LO SPAZIO

Lo spazio sociale è costituito da metafore spaziali come ad esempio il “sentirsi a casa”, “essere fuori luogo”, “giocare

in casa”, ecc.

La costruzione sociale dello spazio intende lo spazio come elemento di significazione culturale, costruito da pratiche

sociali.

Per pratiche sociali si intendono tutte le esperienze corporee, oggetti, suoni, odori che stabiliscono le differenze e i

confini. Ci si può muovere attraverso questi confini e si vengono quindi a creare delle relazioni tra i luoghi (centralità,

marginalità e distanza) connesse al potere sociale degli altri attori.

Tra le pratiche sociali legate allo spazio abbiamo l’incorporazione: l’habitus diventa uno schema di comportamento

socio-spaziale, ad esempio si distingue lo spazio PER i bambini e lo spazio DEI bambini (percorsi, margini, zone,

nodi, riferimenti).

Secondo Messey, il luogo ha una dimensione fisica (posizione geografica), una dimensione sociale (ovvero l’intreccio

di relazioni sociali che definiscono lo spazio di un’attività e di un attore) e una dimensione simbolica, fatta da significati

personali e non che attribuiamo al luogo.

Il concetto di casa come luogo di pratiche abitudinarie e prevedibili, che definiscono quel territorio sicuro e

familiare. È anche intesa come spazio del privato: secondo la definizione di Tomlinson, la casa separa il mondo

esterno da quello interno dell’intimità.

Secondo Silverstone invece, la casa un luogo che ha confini da definire e da difendere, un luogo a cui fare ritorno,

privato, personale, intimo e mio. È un termine sempre opposto a pubblico, esterno, impersonale e tuo.

Con l’avvento della globalizzazione il fatto di sentirsi a casa è ancora un luogo in cui le relazioni intime sono la

norma, ma è anche un contesto di interazioni a distanza ed è pertanto aperta al mondo esterno.

Anche i media ci fanno sentire a casa: infatti con essi possiamo portare un po’ di casa con noi. Il giornale, una

registrazione, il satellitare o internet. La casa è diventa qualcosa di virtuale che essendo tale, si può mantenere anche

senza una collocazione specifica, un luogo e senza uno spazio.

I media inoltre ci forniscono anche una mobilità fisica, immaginativa e virtuale.

Quindi avviene una cancellazione del senso del luogo oppure una sua duplicazione?

La costruzione dei confini avviene in due modi: artificialmente e politicamente (stati, persone, ruoli, classi, generi).

Secondo Simmel il limite non è un fatto spaziale con effetti sociologici, ma un fatto sociologico ce si forma

spazialmente.

I confini sono anche sinonimo di “dare ordine”: interno o esterno, natura e cultura, familiare ed estraneo, civiltà e

barbari.

Secondo Giddens, la regionalizzazione, non va intesa semplicemente come localizzazione spaziale, ma va riferita alla

divisione del tempo-spazio in rapporto alle pratiche sociali.

La globalizzazione fa perdere ai luoghi la propria identità, avviene una deterritorializzazione, ma dall’altra parte anche

una riterritorializzatine.

Quindi avviene una cancellazione del senso del luogo oppure una sua duplicazione?

Castells ci dice che il network sostituisce il luogo quale supporto di socialità. Si passa dalla comunità territoriale a

quella personalizzata e specifica, internet quale supporto materiale della nuova forma di legame sociale.

Si passa così rapidamente ai pubblici connessi, che hanno una certa persistenza, replicabilità e scalabilità. Tuttavia

hanno tre dinamiche, ovvero quella di essere invisible, che il contesto collassa e la autodistruzione del Private/Public.

Anche il potere entra a far parte dello spazio, come nel tempo. Esercita un controllo sociale, ha accesso alla vita

privata e ci misura costantemente.

IL CORPO

Bourdieu si occupò anche della costruzione sociale del corpo: nella società si rese conte che avveniva un

coinvolgimento del corpo nella produzione di concezioni storico-culturali. Non è solo quindi una concezione

ideologica.

Si differenzia comunque in base alle culture o sottoculture. Nelle tribù birmane è diversa da un tizio tatuato.

A tal proposito nasce una nuova componente dell’habitus: l’hexis. Lasciano un deposito nel corpo delle relazioni sociali

e culturali. Postura, atteggiamento, presentazione di sé, sono tutti elementi che ne fanno parte e lo caratterizzano. Ma

come si forma? Avviene attravwrso degli ordini che ci vengono impartiti da piccoli o da dei superiori (“stai dritto!”,

“non correre!”, “sorridi alla clientela”).

Ad esempio quando entriamo ad una festa proviamo dei sentimenti e delle emozioni differenti in base al nostro hexis,

anche il corpo reagisce in modo diverso a seconda della situazione, magari in base a esperienze passate.

Come detto in precedenza, l’hexis si acquisisce tramite ordini, quindi è un po’ come “mettere a norma” il proprio

corpo, per soddisfare le attese sociali. Avviene un modellamento dell’essere umano che può essere passivo e

inintenzionale o attivo e intenzionale. I soggetti che attuano questa modellazione sono le istituzioni, gli educatori e i

pari: questo processo prende il nome di antropo-poiesi (Remotti).

Il corpo quando incontra la cultura, si naturalizza grazie alla sua biologia preesistente. Il successo di disciplinamento

del corpo dipende appunto dalla naturalizzazione del comportamento o del giudizio.

Le tecniche del copro possono riflettersi sui fatti sociali (preesistono e perdurano, ma potrebbero non durare),

implicano una conoscenza pratica dei fattori ambientali (in casa mia riesco a camminare al buio perché so com’è

fatta) e attraverso di essi si esprimono intenzioni o emozioni.

Esse producono conoscenza collettiva, rendono il corpo una realtà razionale e ci sono tecniche che influenzano il

modo in cui il corpo si trasforma nel tempo, per esempio invecchiando.

Sempre secondo Remotti abbiamo anche dei doveri verso il corpo, quindi è inteso anche come compito. Se lo

trascuriamo e non lo curiamo facciamo una scelta di tipo estetico. L’estetica diventa quindi etica. Alcuni soggetti

decidono anche di utilizzare delle tecniche riflessive per modificare il proprio corpo: chirurgia, allenamento, tatuaggi,

depilazione, ecc.

Anche in questo caso abbiamo la presenza del potere in correlazione con il corpo: ad esempio l’accessibilità che gli

adulti hanno al copro dei bambini per educarli, o quello degli uomini ai corpi femminili.

IL GENERE

Il genere funziona come un principio di classificazione, è un “processo culturale”, un insieme di tecniche del corpo, di

pratiche apprese attraverso la mimesi e il disciplinamento. Attraverso queste tecniche il sesso biologico viene

incorporato nell’habitus e nell’hexis.

L’apprendimento della maschilità o femminilità iscrive la differenza dei generi nei corpi sotto forma di modi di

camminare, sedersi, ecc.

Il genere è plurale, relazionale e situazionale.

Il disciplinamento dei corpi sui social media: il selfie. È inteso come tecnica del corpo e pratica di rappresentazione

del sé regolata da norme sociali. È anche interpretato come costruzione di un’identità di genere conforme al modello

di femminilità esogeno, per ottenere accettazione sociale. Bisogna tenere conte che un selfie può essere tanto autentico

come artefatto. Con il selfie si è venuto a creare un doppio standard: quando una ragazza mette una sua foto in

costume o un po’ provocatoria è subito additata, mentre se un maschio carica una foto a petto nudo o in costume, nulla

da dire.

Avviene anche un disciplinamento dei corpi sui social media, come quello della gravidanza: l’ecografia postata come

baby-selfie, i vari discorsi di responsabilità, discorso del fitness/salute durante la gravidanza, l’approvazione creativa

della medicalizzazione (“io sono meglio di altre donne”). C’è poi una fase successiva alla gravidanza che è quella del

consumo: come dimostrazione di responsabilità e amore (posto un orsacchiotto o un lettino appena comprato), come

strategia per includere gli altri (posto foto di regali che mi hanno fatto i parenti per il bambino) e il discorso della

“yummy mummy”, ovvero la sessualizzazione della gravidanza (escludere il sesso maschile).

I Big Data sono la quantità di dati prodotti dalle interazioni e transazioni degli utenti con i contenuti digitali e dalle

tecnologie di sorveglianza digitale. Quindi si fondano sull’espansione dei consumi e sulla sorveglianza in tempo reale

delle pratiche di consumo (ad esempio i self-tracking).

La bilancia può essere intesa come la prima tecnologia di normalizzazione: attraverso la Penny scale si passa da una

misurazione soggettiva del peso ad una numerica (età, sesso, peso). Si passa dal priva al pubblico: da “quanto pesi” a

“quanto dovresti pesare”.

Tornando al self-tracking, si passa dalla conoscenza di sé, alla condivisione di sé con terze parti. Avviene una

partecipazione implicita, una sorveglianza interiorizzata attuata all’autoapprendimento di sé stessi. Quindi il self-


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea triennale in Linguaggi dei media
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teo.21maggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Cultura e della Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Mascheroni Giovanna.

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