Estratto del documento

Sociologia della cultura e della comunicazione

Secondo Bauman, i prodotti culturali possono essere sia materiali che immateriali. La specificità dell'era moderna è che questi vengono prodotti, distribuiti e consumati in spazi e tempi che rispettano le logiche di mercato. Questi prodotti, o meglio la cultura in generale, viene classificata dal sociologo secondo tre nozioni: quella differenziale, che prevede una distinzione tra la totalità dei prodotti dell’uomo in categorie come norme, valori, credenze, simboli espressivi nei diversi contesti geografici, storici, sociali. La nozione gerarchica, quanto di meglio è stato pensato e creato è la nozione generica, che accomuna le prime due: la capacità umana di produrre significato e simboli espressivi, e di usarli in sistemi complessi di comunicazione.

Stando a questi concetti, secondo Geertz, la cultura è una struttura di significati trasmessa storicamente, incarnata in simboli. I simboli, invece, sempre secondo Bauman, sono arbitrari, integrati in un sistema-codice. Hanno il potere di produrre e riprodurre strutture nuove. La cultura in quanto qualità generica e attributo dell’umanità, è la capacità degli uomini di imporre nuove strutture al mondo.

Come accennato in precedenza, oggi avviene una mercificazione dei prodotti culturali. Quindi sono sottoposti a una doppia valorizzazione: quella simbolica e quella economica. Tuttavia, non tutte le pratiche culturali vengono commercializzate, come ad esempio la memoria famigliare. Numerosi studiosi a partire dal secolo scorso si sono occupati dello studio sulla valorizzazione simbolica, come la scuola di Francoforte e i Cultural Studies.

Scuola di Francoforte

La Scuola di Francoforte fu uno studio di scienze sociali che venne aperto nel 1923 a Francoforte, di cui divenne direttore Max Horkheimer dal 1933. Molti studiosi sono ebraici e abbracciano la cultura marxista. Con l'avvento del nazismo fuggono dalla Germania, in Europa o negli USA. La loro originalità consiste nell'approccio marxista, perché permise di analizzare contemporaneamente la cultura e gli aspetti strutturali (economico-politici) della società: nasce così il termine della cultura di massa. Partendo dalla filosofia e sociologia marxista, riattualizzano e capiscono che non basta solo quella: fondono il marxismo con la psicoanalisi (ad esempio si occuparono anche dell'analisi dei totalitarismi).

Marx aveva profetizzato che il proletariato si sarebbe impoverito, e grazie a ciò avrebbe avuto la forza di fare una rivoluzione. L'incontro con il capitalismo fa rendere conto loro che questo non stava accadendo e mai sarebbe accaduto perché prevalse il benessere dei lavoratori. La struttura economica non è autonoma rispetto alla politica: lo Stato con il suo intervento impedisce l’impoverimento economico del proletariato. Quello che diminuendo era la loro cultura. Ci fu una mediazione culturale e psicologica che fece sì che i lavoratori accettassero di essere in una condizione subordinata, che il potere era nelle mani di pochi, che non avessero la forza e la voglia di rovesciare questo stato di cose.

Quindi l’istituto si pone il ripristino del marxismo, ma tenendo conto dei profondi mutamenti storico-sociali. Ad esempio, dopo la crisi economica del ’29, il capitalismo sembra trasformarsi in un capitalismo di Stato (come quello dell’Urss). Uno dei più importanti esponenti della scuola fu Walter Benjamin: nacque a Berlino nel 1892, di origine ebraiche. Durante l’avvento del nazismo fugge dalla Germania e si nasconde in Francia. Anche quando la Francia viene occupata cerca di scappare verso la Spagna, per poi raggiungere gli USA. La polizia spagnola però lo blocca e lo mette agli arresti. Preso dalla disperazione e con la certezza che non sarebbe stato più libero, si toglie la vita. Sfortuna vuole che qualche giorno dopo, la polizia aveva ricevuto il via libera per rilasciarlo con tanto di passaporto e visto per gli USA.

Durante i suoi studi parte dallo stesso framework teorico di tutta la Scuola di Francoforte: il marxismo. Lui disse di occuparsi degli studi sui cambiamenti della sovrastruttura, che procedono più lentamente di quelli della struttura e che quindi si resero visibili solo 50 anni dopo la rivoluzione industriale. Quindi in poche parole, prima cambia l'economia poi la cultura.

L'arte e la cultura

Il cambiamento culturale porta a un cambiamento sociale dell'arte. Avviene una democratizzazione dell'arte, si traduce in una perdita dell'autenticità (dell’hic et nunc) dell'esperienza artistica. È così possibile una riproducibilità tecnica dell'opera d'arte: si ha quindi un effetto positivo che è quello della democratizzazione (il gusto del vedere e del rivivere si connette nello spettatore immediatamente con l’atteggiamento del giudice competente), ed uno negativo che è quello della perdita di autenticità. La riproduzione manuale non è una novità, c’è sempre stata. Quella tecnica invece lo è, viene fatta attraverso la tecnologia, è qualcosa di nuovo. Il lasso di tempo tra un'innovazione e l'altra si riduce, ad esempio nella fotografia si ha un'accelerazione: l'azione non la fa più la mano ma l'occhio (la macchina).

La riproducibilità trasforma quindi l'arte e il consumo dei prodotti. Ma anche la più perfetta delle riproduzioni va ad intaccare, va a cancellare l'esistenza unica ed irripetibile dell'opera d'arte. Avviene una sottrazione dalla tradizione (si sostituisce un evento unico con tanti tutti uguali), mentre l'unicità si identifica all'interno della tradizione. Prima la “ripetizione” era solo legata al culto e al sacro (riti).

L’aura di un’opera è l'insieme di unicità, autenticità, autorità che le appartengono. Con il declino dell'aura, cambiano i modi di percezione dell’opera. Questo cambiamento della percezione avviene tra due poli: da un lato il valore culturale (del culto) dall'altro invece quello espositivo. L’aura quindi cambia anche il ruolo sociale dell’opera: ad esempio nel cinema, una pellicola sono immagini in movimento, ma è chi sta dietro alla macchina da presa che decide cosa deve fare l’attore. Al pubblico arriva ciò che seleziona il regista stesso. L’attore perde quindi l’aura sia come personaggio sociale, sia come personaggio immaginario, il pubblico non riesce più ad immedesimarsi una volta consapevole di questo. In un’epoca dove le opere d’arte diventano merce, il dadaismo fa l’opposto: cerca di rendere inutilizzabili le merci e dargli un valore artistico.

I simboli servono a dare un senso, un ordine. Organizzano l’ambiente nel quale vengono contestualizzati, selezionando e riducendo le complessità. Hanno lo scopo di significare e orientare. La cultura è un’opera di ordinamento dell’esperienza umana sotto tre profili: le rappresentazioni e il linguaggio, le percezioni e le pratiche. Quindi la cultura è l’esternalizzazione, oggettivazione e incorporazione dell’esperienza.

Pierre Bourdieu teorizza il concetto di habitus: esso è un sistema di disposizioni durevoli e trasponibili che, integrando tutte le esperienze passate, funziona in ogni momento come matrice di percezioni, valutazioni e azioni, rendendo possibile compiere compiti infinitamente differenziati. Gli habitus sono il principio di generazione e strutturazione di pratiche e di rappresentazioni. Gli schemi di percezione, valutazione e azione (appunto gli habitus) che gli attori sociali applicano nella loro vita quotidiana sono collegati alla struttura sociale. Questi schemi non sono semplici strumenti di conoscenza e di riduzione della complessità, ma strumenti di dominio e di riproduzione delle diseguaglianze. Ad esempio nel campo scolastico, convenzionalmente la scuola viene intesa come promotrice di meritocrazia (valorizza gli studenti più bravi) e mobilità sociale (offre la possibilità a classi sociali inferiori gli strumenti per l’ascesa sociale). Ma il successo in questo campo dipende dal capitale educativo.

Dietro ogni processo di significazione e ogni pratica culturale stanno arbitrarietà e rapporti di dominio. Le strutture sociali e culturali operano per rimuovere l’arbitrio attraverso la sua naturalizzazione e la sua legittimazione. Il senso comune diventa la posta in gioco dei conflitti intorno alla definizione legittima della realtà.

  • Naturalizzazione
  • Proverbi, massime
  • Ritualizzazione (intorno alle istituzioni)
  • Universi simbolici

Le differenziazioni culturali avvengono per via della complessità sociale e del pluralismo culturale. Le subculture ne sono un esempio, di come si sviluppi una devianza, subalternità, di differenziazione sociale e simbolica.

L'industria culturale

Secondo Theodor Adorno l’illuminismo non è una specifica stagione storico-culturale, ma l’insieme degli atteggiamenti umani volti a comprendere, spiegare e trasformare la natura, per controllarla e piegarla ai propri fini. È anche il processo attraverso cui si sviluppano la scienza e le applicazioni tecnologiche. L’illuminismo si trasformò presto, con l’avvento del nazifascismo e altri totalitarismi da ideologia umanista a dominio dell'uomo sull'uomo.

L’industria culturale è un sistema economico e tecnologico che produce prodotti culturali per la massa, per il pubblico di massa. Si dice non sia una cultura ma una semi-cultura, perché si contrapp...

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 7
Riassunto Esame di Sociologia della Cultura e della Comunicazione - Prof. Mascheroni Pag. 1 Riassunto Esame di Sociologia della Cultura e della Comunicazione - Prof. Mascheroni Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 7.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Esame di Sociologia della Cultura e della Comunicazione - Prof. Mascheroni Pag. 6
1 su 7
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher teo.21maggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Cultura e della Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Mascheroni Giovanna.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community