Cultura italiana contemporanea
Film - "Vincere" di Marco Bellocchio
Fascismo metastorico: l’esperienza del fascismo non si risolve nel ventennio fascista. Quella fascista è un’ideologia metastorica che continua a penetrare la cultura italiana in maniera strisciante e profonda. Consiste nel girare la testa dall’altra parte, nel non combattere le disuguaglianze e nell’essere affascinati dall’uomo forte solo al comando (Frattini). Fa parte della mentalità con cui gli italiani vivono il loro rapporto col potere.
= cambiare tutto perché alla fine nulla cambi
Costante gattopardesca: nel dopoguerra avanza l’idea che in Italia la democrazia ci sia ma non sia una vera democrazia perché una vera democrazia va costruita, ed è ancora fortemente presente il fascismo metastorico. Il film è incentrato sul rapporto tra il Duce e Ida, la sua prima moglie poi ripudiata da Mussolini durante la sua ascesa al potere.
Secondo Bellocchio questo paese istituzionalizza una serie di autorità che diventano poi autoritarie, diventando repressive e castranti a danno di individui che non riescono a realizzare se stessi e la propria individualità e non riescono a essere intellettualmente liberi. La tesi di Bellocchio è che l’Italia è un paese che ha un profondo desiderio di uomini soli al comando, di duci grandi e piccoli sotto cui ripararsi.
Il film è tratto da un libro. Il giovane Mussolini era un militante socialista, appartenenza poi rinnegata e tradita. Voleva dire essere contro il re e contro il Papa e indicare il proprio spregio di ogni convenzione religiosa. Quando tradisce i socialisti, Mussolini da anti-interventista diventa interventista, quello è il momento in cui nasce il fascismo storico. Mussolini si fa interprete di una serie di risentimenti che portano il paese verso la guerra.
Quando Mussolini diventa il Duce e ha bisogno di costruire una diversa immagine pubblica di sé e coltivare i rapporti col Vaticano, fa di tutto per cancellare il suo legame con Ida e con suo figlio, distruggendo i documenti che provano il loro matrimonio e facendoli internare in ospedali psichiatrici.
Per capire il significato del film occorre uscire da ogni simpatia verso la vittima, che non descrive un rapporto tra vittima e carnefice, quanto piuttosto tra due poli opposti e complementari in cui uno alla fine schiaccia l’altro. Ida Dalser ama Mussolini in quanto partecipe del suo desiderio di potere e il loro rapporto erotico è una malsana ossessione di lei verso di lui, che però non prova nessuna empatia verso di lei. Ida è affascinata dalla sua violenza dialettica, dalla sua potenza blasfema e dal suo desiderio di grandezza, dalle sue mire da superuomo. Quando lui la ripudia lei si accanisce perché si vede sottratta la promessa di diventare la first lady del paese.
Attraverso il loro rapporto il film fornisce una rappresentazione simbolica dell’Italia sedotta da Mussolini, e quindi sferrare una profonda critica agli italiani che hanno amato Mussolini fino alla morte, perfino quando questo amore si è convertito in odio.
C’è tutta una parte di Vincere che è chiaramente contro Berlusconi, che secondo Bellocchio è stato simile a una dittatura fascista “morbida”. → L’amore tra gli italiani e la dittatura è talmente profondo che tende a reiterarsi nel figlio e poi nelle generazioni successive.
Nella terza parte del film si vede infatti come il figlio che odia il padre finisce addirittura per imitarlo → c’è qualcosa nel DNA profondo dell’Italia per cui il rispecchiamento di noi italiani verso i duci è talmente profondo che da questa catena non si esce mai, anche in forma parodistica si produrranno sempre duci e ducetti. Inoltre, il film insiste molto sull’eros, cioè il rapporto erotico che lega il popolo al Duce. → Il craxismo e il berlusconismo sono state caricature del fascismo.
Il fatto che il rapporto erotico amoroso tra Ida e Mussolini sia una specie di patto col diavolo è dato anche dal fatto che il loro primo contatto è dato dal sangue e che il loro primo rapporto sessuale è bestiale.
L’Italia è un paese “sbilanciato” nel suo ritardo culturale. Certi modelli della modernizzazione noi li assorbiamo senza essere un paese compiutamente moderno, ad esempio col movimento dei futuristi (“cattiva modernità”). Quando l’Italia introietta fenomeni di modernizzazione li introietta al massimo grado per coprire l’effettiva non modernizzazione. Per modernizzazione intendiamo secolarizzazione, laicizzazione della società e della cultura. Bellocchio ritiene che il ritardo dell’Italia sia anche il risultato di un’incompleta modernizzazione.
Il film mostra anche il legame tra retorica e nonsenso (massa-leader), mostrando come il popolo acclami Mussolini anche se sta dicendo cose insensate (tipo “il Mediterraneo… che non è un oceano”). Bellocchio mostra un Mussolini oggettivamente ridicolo e s’interroga su come sia stato possibile sentirsene affascinati. → Non è così strano appassionarsi al ridicolo se si è ridicoli. Più il potere assume un tratto clownesco, più seduce (Reagan, Berlusconi, Trump, Salvini). Questo lato clownesco significa intimità col popolo, ovvero il politico dice al popolo “io non sono un’autorità lontana, intangibile, straordinaria e a te superiore, ma sono come te, ho difetti come te, sono un po’ brutto e un po’ scemo come te quindi amami perché sono come te”. → Immedesimazione al ribasso.
Gramsci
Venerdì 11 marzo 2022
Capitoletti da leggere:
- Gramsci, Passato e presente → caratteri nazionali, caratteri italiani, apoliticismo, popolarità politica di D’Annunzio, la politica di D’Annunzio, Sovversivo.
- Note su Machiavelli → Il concetto di rivoluzione passiva.
- Gobetti, la rivoluzione liberale → Il fascismo → elogio della ghigliottina, le ragioni dell’opposizione, la capitis diminutio delle teorie, Mussolini.
Gramsci parla sempre del presente. Gramsci è tra i fondatori del partito comunista italiano, che si scioglie sul finire del ’900 col crollo dell’Unione Sovietica. Da allora i partiti comunisti sono praticamente scomparsi, ma nel secolo scorso (’45-’89) il partito comunista italiano era il più grande d’Europa e in Italia ha avuto un grande peso.
Il partito comunista nasce da una scissione tra il ‘21 e il ‘22 del partito socialista. In seguito il fascismo dichiara fuorilegge qualsiasi formazione politica in dissenso e molti oppositori del regime vengono perseguitati e uccisi. Alcuni si rifugiano in Francia dove formano una resistenza. Gramsci fu tra i dissidenti imprigionati e morì in carcere. In prigione scrisse una serie di quaderni che furono pubblicati a partire dal ’47 (Quaderni del Carcere). Passato e presente, note sul Machiavelli.
La posizione filosofica di Gramsci. Pur essendoci un’eredità di Croce, Gramsci era definibile come un materialista dialettico (= un marxista). Materialista: nell’analisi di ogni fatto umano sociale, culturale, politico, psicologico, artistico, per il materialista c’è solo e sempre da ricondurre tutte queste cose mai a categorie che tirino in campo cose astratte (metafisica, pulsioni, desideri), ma sempre vanno spiegati come derivati di fatti strutturali e materiali (rapporti economici, sociali, culturali ecc.). Per un materialista tutto è spiegabile leggendo i dati in senso concreto. Il materialismo dialettico è un meccanismo di ragionamento serrato ma che non chiude mai al possibile. Alienazione nella logica di Marx è non essere più padroni della propria esistenza ma servi del padrone. Secondo Marx se questo processo arriva al massimo livello si può arrivare alla possibilità di sovvertire l’ordine, pertanto il capitalismo può essere sconfitto proprio quando è al suo massimo livello. Invece la storia ha dimostrato che questo non è vero.
Il ‘900 ci ha insegnato che il capitalismo non è vincibile in questi termini, non è vero che più forte diventa più è possibile batterlo. Noi viviamo in un mondo che ha serenamente accettato forme di neo-schiavismo, forme a volte difficili da cogliere che l’800 non poteva conoscere.
La novità introdotta da Gramsci rispetto al marxismo
Marx usa due concetti che sono: struttura e sovrastruttura.
- Struttura: significa i rapporti sociali: la legge, la forma dello stato, i rapporti di forza. Struttura è tutto ciò che è materia che prende una forma sociale.
- Sovrastruttura: è tutto ciò che ha a che fare col mondo delle idee e dell’arte. La cultura per Marx è sovrastruttura. Vuol dire che la forma di una società non è mai determinata dalla cultura di una società, anzi è vero il contrario. I rapporti di forza tra gli individui determinano l’assetto di una società, che a sua volta determina ciò che la società pensa.
Per Marx si va sempre dalla struttura alla sovrastruttura. Gramsci prende sul serio i dati culturali della sovrastruttura e rende più mobile il rapporto tra sovrastruttura e struttura → la sovrastruttura reagisce sulla struttura e la può modificare. Quello che una società pensa di sé dipende da come è fatta, ma questo poi può retroagire su come la società è fatta e modificarla. È il primo in Europa tra i marxisti a correggere Marx su questo e ora sappiamo che aveva ragione. Quando Gramsci parla delle idee non parla solo di qualcosa che è prodotto, ma parla anche di qualcosa che produce dei cambiamenti.
Il fascismo è l’esito di quella particolare sovrastruttura italiana che chiamiamo borghesia e sovversivismo.
Terzo quaderno di Gramsci, il Risorgimento: secondo Gramsci per capire la realtà italiana bisogna capire il Risorgimento italiano perché tutto inizia da là (1861). Il soggetto politico dell’Italia nasce in questa data grazie al movimento del Risorgimento. La lettura di Gramsci è che il Risorgimento non è stato una rivoluzione, da qui i nostri problemi. Noi siamo l’unico stato europeo che non ha avuto una rivoluzione suddito-padrone che abbia scardinato le leve del comando. Lo stesso ceto che governava prima governava pure dopo. Il grande escluso è stato proprio il ceto subalterno. L’Italia è nata per annessione. Per lui il Risorgimento è la grande occasione mancata dell’Italia di diventare una democrazia liberale. Qui Gramsci introduce i due concetti attraverso cui analizza il fascismo: rivoluzione passiva e sovversivismo.
Rivoluzione passiva
Non una rivoluzione reale in cui cambiano i rapporti di forza e chi è sottomesso si ribella a chi sottomette e ne prende il posto. Una rivoluzione passiva è un momento in cui cambia la forma di un rapporto di forza, ma non la sostanza. Il potere passa di mano in mano nello stesso ceto sociale ma non cambia nei rapporti di forza.
- Gattopardismo: bisogna che qualcosa cambi perché nulla cambi.
- Rivoluzionario: rompe l’ordine dato e ne instaura uno nuovo.
- Sovversivo: contesta la legge esistente ma non la rompe mai.
Per Gramsci abbiamo visto all’opera il sovversivismo dei nostri ceti dirigenti: non volevano rompere l’ordine dato. Vogliono essere sovversivi rispetto all’ordine dato, dandogli una forma nuova, senza minimamente preoccuparsi d’incarnare una legge morale democratica. → I sovversivi adattano la legge ai propri utili e si promettono di applicarla mettendosi al di sopra di essa. Il problema è che anche gli sfruttati a volte sono sovversivi e in Italia non hanno mai maturato una vera coscienza di classe, illudendosi di poter guadagnare le stesse posizioni di pregio di chi li sfruttava. Questo fa sì che ci siano dei momenti storici in Italia in cui la guerra è tra sovversivismo dall’alto e sovversivismo dal basso, e altri momenti in cui la concordia è frutto di un accordo tra sovversivismo dall’alto e sovversivismo dal basso.
Sovversivismo
Una posizione negativa e non positiva di classe. Il popolo che sempre ha dei nemici e li individua nei signori. → Il sovversivo ha molta difficoltà a riconoscersi in una classe sociale, in una comunità, ma piuttosto è presente una forma bislacca di individualismo (“io non sono come gli altri, nemmeno a quelli che mi sono simili”). Il popolo si accorge che c’è qualcuno che lo comanda ma non sa analizzare la situazione e mette i suoi “persecutori” tutti insieme in una categoria astratta. (“poteri forti” o “casta”)
- Sovversivismo dall’alto: un odio generico di tipo semi-feudale da parte del popolo verso il padrone, di chi però ne è ancora mezzo servo.
- Sovversivismo dal basso: ha un volto sinistro e un volto destro, cioè una retorica emancipatrice o che può prendere una deriva a destra. Ma quando c’è carestia, povertà, insicurezza o si guadagnano un po’ di potere si buttano a destra, nostalgici degli uomini forti e innamorati dell’ordine gerarchico.
I due sovversivismi sono in relazione.
Per Gramsci il non essere mai esistito in Italia un dominio della legge ma un dominio di cricca o di gruppo. Il fascismo è un esempio di rivoluzione passiva ed è l’esito di un abbraccio mortale tra un sovversivismo dall’alto e un sovversivismo dal basso. Quindi il fascismo non è qualcosa di nuovo in Italia. Mussolini ha iniziato come sovversivo dal basso a sinistra e quando ha preso il potere è diventato sovversivo a destra dall’alto. La borghesia italiana lo lascia fare perché gli è funzionale e perché paradossalmente ha paura della rivoluzione comunista. La cosa ironica è che il primo fascismo si presenta come movimento anti-borghese che fa il verso alla rivoluzione d’ottobre, ma una volta che prende il potere non scalfisce minimamente i rapporti di forza tra il ceto dominante e il popolo. → Rivoluzione passiva + sovversivismo dall’alto e dal basso.
L’utopia di Gramsci è il partito comunista
La tesi di Gramsci è che il popolo in Italia è arretrato sulla via della coscienza di classe. Per arrivare a questa maturazione deve intervenire un partito di massa che si faccia portatore dell’emancipazione del popolo ma sia guidato da un gruppo di intellettuali che si pongano in opposizione alla stessa borghesia, che lui chiama “organici”. È difficile perché negli italiani c’è un disprezzo e una diffidenza diffusi verso la cultura.
Apoliticismo
Convinzione diffusa che tutti rubino e facciano parte di una cricca, quindi è indifferente chi governa.
D’Annunzio
Rispetto all’ignoranza culturale degli italiani, D’Annunzio diventa in quegli anni una cartina di tornasole. D’Annunzio si può considerare il primo intellettuale-personaggio mass-medializzato. A D’Annunzio si deve ad esempio uno degli slogan della prima guerra mondiale che porteranno poi al fascismo, “vittoria mutilata”.
Motivi per cui D’Annunzio piace agli italiani:
- Apoliticità fondamentale del popolo italiano (poca struttura intellettuale degli italiani), che dava a ogni avventuriero la possibilità di avere un seguito.
- Non era incarnata nel popolo italiano nessuna tradizione di partito politico di massa.
- D’Annunzio ha sedotto gli italiani con la sua retorica perché nell’Italia del tempo (e ancora oggi) c’era un deserto di grandi narrazioni politiche collettive e che dessero un orizzonte di senso comunitario. In assenza di questa grande narrazione sopraggiungono fenomeni di narrazioni individuali.
- La situazione nel dopoguerra, in cui tali elementi si presentavano moltiplicati perché dopo anni di guerra decine di migliaia di uomini erano diventati socialmente e culturalmente sbandati.
- Questioni di libertà sessuale.
- L’ammirazione ingenua e fanatica da parte degli italiani verso l’uomo intelligente in quanto tale (intelligenza come sfoggio fine a se stesso, non che si fa proposta sociale o politica).
Discorso dello psichiatra a Ida Dalser
Inteso come discorso di qualcuno che ha piena coscienza che in Italia si passa da una rivoluzione passiva all’altra. Il fascismo è una forma di potere a cui ne seguirà un’altra in cui si modificheranno le forme e i rapporti di forza ma il sistema rimarrà simile, pertanto il medico le consiglia di aspettare che passi il fascismo e di tenere la testa bassa per arrivare un domani a non essere più perseguitata.
Gobetti
Gobetti non è un comunista come Gramsci, ma un liberal-socialista. Gobetti nasce a Torino nel 1901, morirà a 25 anni come martire del fascismo. Gobetti insiste sul fatto che per capire la realtà italiana attuale bisogna partire dal Risorgimento, che è stata una rivoluzione mancata in continuità con i rapporti di forza storicamente consolidati in Italia.
Gobetti chiama in causa la mancanza di laicità in Italia e la natura immarcescibilmente cattolica del potere religioso. Guardava all'etica protestante, che valorizza la responsabilità e l’intrapresa individuale. Per lui in Italia è mancata l’introiezione di uno spirito protestante e self-made che portasse la borghesia verso uno spirito fortemente imprenditoriale. Gobetti legge la storia italiana dal Risorgimento in avanti come quella di un paese in cui la borghesia imprenditoriale è stata la grande assente, pur essendo critico verso le forme di capitalismo più feroce. Per lui l’ideale sarebbe che una…
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