Introduzione
Letterature comparate → Qualcosa che supera l'impostazione delle letterature nazionali. Temi e forme che tornano in epoche diverse, confrontando le letterature anche con altre forme d'arte (cinema, arte, teatro) e altre scienze (antropologia...). Nata in Francia agli inizi dell'Ottocento (1820 circa) nel periodo del Romanticismo, epoca contrassegnata dal forte sviluppo dell'identità nazionale. Nasce il bisogno di confrontare. In questo senso la Francia era il paese che aveva tale sentimento di nazione più radicato e forte. Il modello francese nasce come confronto x-y semplice e lineare, ad esempio Boccaccio-Choser. Modello messo in crisi quando la materia si sviluppa in America con un confronto plurale, il modello americano → Studiare un genere letterario nelle varie letterature di vari autori.
Concetto di teoria della letteratura → Riflessione sulla letteratura. Si incontra e si scontra con la comparatistica. Diventa importante dal formalismo russo (strategie espressive della letteratura), (avanguardie), momento di rottura, di sperimentazione. Lo strutturalista costituisce una teoria sull'aspetto formale dell'opera, intesa come un insieme organico di elementi che derivano il loro valore funzionale dai rapporti che intercorrono all'interno dell'opera stessa tra ognuno di essi e tutti gli altri. Gli elementi di un oggetto non hanno valore funzionale autonomo ma lo assumono in rapporto con tutti gli altri elementi dell'oggetto. Importante è l'interesse per le forme.
In Italia questa disciplina non è mai stata molto forte: sempre rimasta molto legata alla dottrina di Croce ('nemico' della comparatistica, senza saperlo era però anche lui un comparatista). Per lui la poesia era un atto di intuizione poetica, un'epifania, qualcosa di irripetibilmente unico, perciò non è confrontabile. Si scagliava contro il Positivismo → Fiducia nella scienze, nelle fonti, in ciò che è accertabile. Croce non lo considerava giusto.
Strutturalismo e comparatistica
Comparatura positivistica — Rotture edipiche. La storia delle culture è una storia di rotture edipiche. La storia è sempre conflittuale. Per Croce non era importante il tema ma la forma, l'intuizione. Ha avuto anche momenti di stasi.
Strutturalismo (anni '50-'60) → Movimento analitico, antropologico culturale. Theodorof: non letteratura ma letterarietà → Caratteristiche astratte e formali dell'opera, quali sono le proprietà per distinguere opere letterarie e non. Può diventare la letteratura una scienza esatta? Teratologico → Mostruoso, qualcosa che va contro la norma. La letteratura si distingue per un alto tasso di figure retoriche. Figura retorica → Manipolazione del linguaggio per fini espressivi. Fare di essa la caratteristica fondamentale della letteratura fu un errore.
Automatismo della percezione → Può rendere il mondo esterno poco significativo, pratichiamo l'arte per evitarlo. La nozione stessa di letteratura cambia di epoca in epoca (crolla l'idea dello strutturalismo) in quanto mutevole, non si può assolutizzarla. Inizia una nuova epoca (in cui ancora viviamo) con difficoltà di categorizzare la contemporaneità; usando la parola “post” la comparatistica è diventata un sapere guida.
Espansioni geografiche
Sono 3 le espansioni:
- Geografica: nata in Europa (Francia), poi in America. Oggi viene contestato questo eurocentrismo allargandosi ad altri territori e culture, letterature post-coloniali; questi paesi hanno avuto un'ibridazione della cultura (cosa positiva). L'identità etnica è una performance (nasce dal teatro) → Idea di processualità che non si ferma mai. Azione ritualizzata che segue uno schema ma anche molto soggettiva; è un'azione. Studio di come la letteratura partecipa alle ibridazioni culturali.
Arte contemporanea e performance
L'arte contemporanea è stata un campo molto importante per capire il '900 e anche oggi, tempi di sperimentazione, di scandalo. Animalità → Rapporto tra uomo e animali. Beuys: arte povera, faceva performance (per una settimana ha convissuto con un coyote).
Performance studies → Branca della letteratura comparata che dà più importanza al processo che al prodotto. Turn → Svolta, quando c'è un cambiamento nello studio. Si è parlato di performance turns. L'identità etnica e sessuale sono viste come performance (qualcosa di processuale), non un'essenza.
Antiessenzialismo. Per essenza si intende il prodotto più intimo di qualcosa, il suo fondamento, il suo valore più significativo. Si è arrivati all'essenzialismo in filosofia, contestato dal cultural turn che tutto ritiene sottoposto al cambiamento, trasformazione, cioè performance. L'espansione geografica ci ha consentito di riscoprire le culture dei paesi colonizzati, di mettere in rapporto Oriente e Occidente → Est-West studies, confronta letterature che non sono entrate in contatto (elementi in comune che potrebbero avere, costante universale). Si inserisce in questo lo studio degli stereotipi → Stereotipi nel considerare lo straniero. Post-colonial studies.
Letteratura globale e identitaria
Letteratura globale: ne ha parlato per la prima volta Goethe.
- Identitaria: Gender Studies. Che cosa è la soggettività: non un'essenza, ma una performance. Entra in contatto con movimenti politici (non in senso stretto), come la questione afro-americana, la liberazione africana, i gay, le lesbiche. C'è sempre stato un passaggio in questi movimenti dall'essenzialismo all'anti-essenzialismo. Gender studies → L'identità sessuale è un processo culturale; il dato biologico viene costruito diversamente dalle diverse culture. Smontare gli stereotipi di genere. Superare i binarismi. Queer studies → (Queer=Strano) Parola dispreggiativa. Studio sulle identità sessuali; destabilizza le categorie in accezione positiva. Andare oltre il binarismo omo/etero.
Rapporto tra letteratura e altri media
- Rapporto tra letteratura e altri arti e media → Studio del rapporto tra le arti. Diventata oggi molto importante nel mondo odierno dominato dalla intermedialità. Inter artes studies → Temi comuni tra letteratura e pittura, gli incroci tra letteratura e altri arti (musicalizzazione nella lirica). Letteratura e cinema → sceneggiatura o adattamento cinematografico.
Ekphrasis-Intermedialità Transmedialità. Il cinema è un'arte sintetica: letteratura, teatro, componente visiva, musica. Wagner → Opera d'arte totale, era un'utopia alla quale ha dedicato tutta la sua vita. Crea un teatro per formare sinergia tra le arti. Oggi gli studi tra le arti si sono molto sviluppati.
Eclettismo → (dal greco=scegliere) Corrente della filosofia antica che voleva prendere il meglio di tutte le correnti. L'eclettico non è il maestro con le verità assolute ma un discepolo insieme agli altri.
Neuroscienze → Stanno rivoluzionando la cultura contemporanea. Partono dalla biologia, dal cervello. Neuroestetica → Come reagisce il cervello mentre leggiamo un romanzo. L'empatia viene dal cervello, si attivano i neuroni specchio (impariamo a fare cose guardando gli altri).
Mescolanza e tragicommedia
Mescolanza (lacrime e riso): vista sempre come un qualcosa di pericoloso, qualcosa che va contro la purezza. Tragicomedia definita spesso come “bastardo”, qualcosa di impuro. La classicità non voleva mescolanza di stili, di classi sociali, di generi. Per esempio il dramedy, genere della tv contemporanea, serie tv drama-comedy. Gli autori hanno lavorato per far convivere il tragico e il comico tramite uno stile che vada oltre questa dicotomia.
Grottesco → Nasce dalla compresenza tra tragico e comico. Coincide spesso con la deformità (casa di Nerone con pitture non classicheggianti e armoniose, coniato nel Rinascimento). In epoca romantica il genere è più legato all'autore, nei romanzi “minori”, come il giallo, conta più il genere in sé. La Celestina è una delle prime tragicomedie. Il rinascimento prende spunto dall'antichità portando delle novità. Il barocco, e anche il romanticismo, ha usato molto questa commistione. Mozart ha coniato il termine dramagiocoso “Don Giovanni”. I romantici vogliono superare la dicotomia tra tragico e comico. Nel '900 Becket ritorna con il grottesco e l'assurdo. La tragicomedia nasce come opera letteraria che unisce i due generi del teatro.
Genere letterario
Genere letterario → Trinità: Io → Lirica; Tu → Teatro-Dramma (dialogo); Egli → Epica (impersonalità, racconto). I romantici attaccavano i generi letterari, volevano superarli per lasciare spazio alla genialità dell'Io. Dopo il romanticismo infatti prevalgono gli autori e non più i generi, è l'autore che conta. Il genere oggi è più una serie di attese che di regole.
Tragicommedia
Nel '500 per conoscere cos'è una tragedia bisognava leggere la Poetica di Aristotele (usata in modo troppo purista nel rinascimento): essa definisce il genere della tragedia e della commedia. Diffuso era il dramma satiresco → Comico, per scaricare la tensione dei primi tre drammi. Comicità facile, molto volgare (nelle feste dedicate alle tragedie). (Poi c'erano feste dedicate alle commedie). La Poetica si riferisce al teatro greco, ateniese precisamente. All'epoca già si iniziavano a mescolare i due generi. I tre grandi compositori di tragedie erano Eschilo, Sofocle ed Euripide: quest'ultimo era il più sperimentale, scrisse infatti diverse tragedie con finale positivo, tragedie “romanzesche”, cioè avventurose, con ricongiungimento finale. Per gli antichi i finali non erano così negativi, non sempre: l'importante era la presenza di personaggi elevati, stile elevato. La commedia è un'opera sempre mimetica come la tragedia ma ha uno stile più basso e personaggi più umili. Quindi per gli antichi il finale non contava.
Aristotele viene dopo la grande fioritura teatrale, in una fase meno splendida. Decise di occuparsi di forme letterarie come oggetto di filosofia, con la Poetica: era in origine un insieme di appunti delle sue lezioni, successivamente messi insieme. Era sì un trattato, generale, ma finirà per occuparsi solo di tragedia (presunto libro sulla commedia andato perduto). Il suo sistema è un modello quaternario fatto su due assi:
- Forma mimetica: tragedia (elevato) e commedia (basso);
- Forma mista (mimesi/diegesi): epica (elevato) e ditirambo (qualcosa di imprecisato, canto corale a Dioniso) (basso).
Mimesi → Imitazione della forma ideale della realtà, operare dell'artista simile all'operare della natura (oggi diremmo riproduzione realistica). Diegesi → Andamento narrativo. Le unità aristoteliche erano: tempo, spazio, azione. Imitazione → (“Mimesis” in greco) Aristotele non era interessato alla perfetta equivalenza con la realtà, meglio usare il termine “simulazione” che “imitazione”. Per Aristotele (pur ammirando Omero) la mimesi e quindi la tragedia è il modello migliore e Sofocle viene considerato il punto di riferimento.
Risveglio rinascimentale
Nel Rinascimento si riscopre la Poetica e si afferma che l'arte deve imitare la vita (sarà così fino al romanticismo) → L'artista deve illuminare la vita, deve essere una lampada che illumina la realtà. Lo specchio era la metafora per indicare come fare l'imitazione. Si impone quindi l'arte dell'imitazione. Il teatro riproduce direttamente la realtà perché c'è l'azione: arte per eccellenza. In questo sistema di regole fisse, la tragicomedia si inserisce in modo complesso.
Plauto fu il primo a parlarne, con la commedia Anfitrione [Vedi brevemente trama], la commedia del doppio, che tuttavia tratta personaggi alti come gli Dei. L'esempio di Plauto spingerà altri autori a tentare la tragicomedia. Molti italiani si domandarono come rendere compatibile la tragicomedia di Plauto con le regole aristoteliche, per esempio Trissino.
Ci sarà così un'esplosione rinascimentale della tragicomedia, legata ad un bisogno di novità per ridestare un pubblico annoiato e che prediligeva il lieto fine. Col tempo si mescolerà molto al genere pastorale (Aminta di Tasso). Ne scaturiranno forti polemiche tra conservatori e innovatori.
La Celestina – Fernando de Rojas
Pubblicato nel 1499. Mischia narrativa e teatro, una sorta di romanzo in forma teatrale. Opera di 16 atti nella prima edizione, 21 nella seconda. L'elemento tragico è riscontrabile nella presenza di retorica e di riferimenti colti, come Petrarca, ma il forte realismo la riconduce alla commedia. Si alternano quindi elementi pratici come il denaro e tragici come la morte (di Celestina).
Tre gli elementi cardine del racconto: Amore → Descritto in senso lirico; Denaro → Realistico; Morte → Tragico. Discrepanze tra stile e contenuto.
Il contesto storico
La Celestina è uscita nel 1499: siamo nel periodo (1492) della cacciata degli ebrei dalla Spagna dei due re cattolici e l'autore, De Rojas, è un ebreo convertito al cristianesimo. La seconda edizione esce nel 1501 e in questa si è iniziato a parlare di tragicomedia: è più una commedia con alcuni tratti tragici che viceversa (è più facile infatti che la commedia si avvicini alla tragedia grazie alla sua versatilità). Quindi più comico che tragico. Ha una vasta gamma di registri stilistici, un'opera che lavora molto sugli stili.
Calisto (Calos-Bellezza), personaggio che già dal nome richiama l'amore e la bellezza: aristocratico, parla con uno stile elevato, cortese; innamorato di Melibea. Questa componente aulica, alta, amorosa, si scontra con il tema basso del denaro: per avere Melibea, Calisto si rivolge a Celestina (una sorta di maga, organizza incontri). Si va così verso una componente realistica: se la tragedia non parla dell'amore fisico, qui invece sì. Intorno si muovono i servi di Calisto che creano inganni, equivoci.
Per essere un testo teatrale è molto lungo: 21 atti rispetto ai consueti 5; un mix tra teatro e narrativa. L'autore si interessa molto alla dilatazione degli avvenimenti, con molta proliferazione di dettagli e molte digressioni. Una dilatazione del tempo drammatico, ma non c'è ricerca di verosimiglianza del tempo. De Rojas era molto colto, molte infatti le citazioni su Petrarca. La spinta propulsiva della storia e dei personaggi è basata sulla ricerca del desiderio, una ricerca quasi violenta ma che resta spesso inappagabile, segno della caducità della felicità umana e con la conseguente malinconia. Un'ossessione che non arriva mai a compimento.
Categoria del serio: oltre il tragico e il comico. L'inizio è in media-res, cioè nel mezzo dell'argomento (spezza l'ordine naturale della fabula). Non c'è quindi prologo ma entriamo subito in una scena che è già iniziata. Inizia Calisto con uno stile molto elevato fatto di periodi lunghi.
[Lettura I atto] Troviamo subito il topos tra eros e misticismo: donna amata come visione del divino. Dopo l'inizio solenne si cambia registro: Melibea lo tratta male e lo rifiuta. Si nota così un altro topos, quello dell'amante non corrisposto che si lamenta: Calisto chiama i suoi servi e inizia a lamentarsi (un eccesso di lamentela al quale un attore deve dare un po' di ironia). Registro elevato con un pedale di comicità che lo abbassa. De Rojas inserisce moltissimi “a parte” (tra parentesi). Il servo Sempronio che ascolta le lamentele del padrone riesce a far ridere in un momento tragico: mistione tra riso e lacrime. Il servo demistifica questo desiderio disperato di morte (scherza quindi sull'eccesso di tragedia). Nel discorso a parte troviamo il topos dell'onnipotenza dell'amore. Alla fine lo schiavo riporta tutto alla quotidianità, facendo ridere Calisto e rompendo la tensione tragica. Troviamo la enumerazione caotica, tipica di De Rojas → Qui come un allungo giocoso. Nell'autore troviamo infatti la coscienza metalinguistica, saper cioè giocare con la letteratura e con i vari topoi.
Inizia poi la descrizione della bellezza della donna. Molto importanti sono gli oggetti: tutto viene messo in moto da un oggetto. La protagonista non arriva subito in scena ma viene introdotta (da Sempronio): Celestina è un personaggio che vive nella marginalità, descritta in modo negativo ma esaltandone qualità come l'astuzia. Se Sempronio l'aveva descritta in poche righe, Parmeno fa un discorso lunghissimo. Parmeno si stanca di fare questa enumerazione (pag.104) (preterazione → Si nega che si può dire qualcosa ma poi si dice lo stesso, un modo per dargli enfasi). Celestina cerca soldi, in contrasto con le alte parole che gli attribuisce Calisto → Dissonanza ancora più marcata. Dopo un po' di lentezza il tempo drammatico si velocizza. [Fine I atto] Alla fine del III atto prima di entrare nella casa di Melibea, Celestina fa un'invocazione alle divinità (topos alto) per far innamorare Melibea: la sublimazione del male (stile alto), preghiera a Plutone, Dio degli inferi.
Ambivalenze → Categoria freudiana di presenza di sentimenti contrapposti “mi irriti e poi mi muovi a compassione”. Celestina è il tipico personaggio ambivalente. Poi le dà il filo, che è l'oggetto magico per farla innamorare. Come detto, gli oggetti sono molto importanti: filo, per far innamorare Melibea; il farsetto promesso a Sempronio da Calisto per farsi aiutare (allora Sempronio pensa a Celestina). A questo punto entra Celestina che decide di accettare solo per soldi (dopo le belle parole di Calisto) → Discrepanza tra stile e contenuto → Gioco tragicomico: “vecchia puttana”, elogi...
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