TERMODINAMICA
Parliamo di proprietà di sistemi di particelle da un punto di vista termico che interagiscono con l’ambiente.
~
Cercando una correlazione tra proprietà microscopiche (per un numero di particelle sottoposte ad urti
ne contenitore e forze esterne che agiscono su esse) e proprietà macroscopiche consideriamo che ogni
, , = 1 … ),
particella ha le sue coordinate spaziali ( mentre il sistema nel suo complesso
possiede una massa, una pressione ed un volume propri che definiscono il comportamento di ciò che
=
prendiamo in considerazione , la variazione di densità, per i gas, da punto a punto è molto piccola,
quindi se parliamo di gas ideali possiamo valutarla come costante.
SISTEMA IN EQUILIBRIO: un sistema si definisce in equilibrio se su di esso non agiscono forze esterne e, in
questo caso, M,V,P,ρ sono costanti e non variano nel tempo, ma ciò non implica che le particelle all’interno
del sistema siano ferme, infatti:
= ∑ =
È possibile sommare i contributi perché l’energia cinetica è una quantità intensiva.
Considerando un contenitore adiabatico (=non ci sono scambi di
<
calore con l’esterno) e questi scambieranno calore tra loro
finché: ′ = ′ =
Dove: < <
E diremo allora che il corpo A e il corpo B sono in equilibrio termico
PRINCIPIO 0 DELLA TERMODINAMICA
Se A e B sono entrambi in equilibrio termico con C, allora sono in equilibrio termico tra loro.
∃T
Quindi (scalare), che è proprietà del sistema all’equilibrio, tale che l’uguaglianza di temperatura tra due
sistemi o sottosistemi è condizione necessaria e sufficiente all’equilibrio termico.
TERMOMETRIA: il termometro infatti sfrutta le proprietà dei materiali e la dilatazione lineare utilizzando
come convenzione il punto triplo dell’acqua, universalmente riconosciuto come: 0.01°C = 273,16K.
Ogni scala di temperatura ha un andamento lineare:
() = +
E la scala Kelvin è detta “di temperatura assoluta” perché il coefficiente b è nullo, dunque non esisteranno
valori negativi in questa scala. La scala Celsius invece ha il coefficiente b=273,15 per fare in modo di avere il
punto di congelamento dell’acqua sullo 0 e il punto di ebollizione sui 100 gradi. Però per entrambe le scale
l’inclinazione della retta (coefficiente a) è lo stesso. La scala Fahrenheit ha invece un’espressione diversa:
5 ((°)
(°) = − 32°)
9
Non va ricordata ma è bizzarra soprattutto perché basata su fusione di acqua e sale su un valore di
temperatura e temperatura media del sangue di cavallo per un’altra.
DILATAZIONE TERMICA All’equilibrio le particelle si comportano come delle
molle e fornendo energia al corpo questo varierà le
sue dimensioni in relazione lineare:
Δℓ = Δ →
ℓ
Δ = 2ΔS →
Δ = 3αΔT →
Per i liquidi c’è un’importante eccezione che è l’acqua, la quale ha un comportamento anomalo tra gli 0 e i
4 gradi centigradi. Infatti per T>4°c all’abbassarsi della temperatura l’acqua più fredda scende e quella più
calda sale in superficie, mentre per T<4°c succede esattamente l’inverso, ed è questo il motivo per cui non
ghiacciano i mari ma si formano solo lastre di ghiaccio sul pelo dell’acqua.
CALORE ≠
È ciò che 2 corpi con scambiano se posti a contatto, inizialmente si credeva che il calore fosse della
materia impercettibile che si scambiano 2 corpi per raggiungere un equilibrio termico e questa materia veniva
chiamata “calorico”, ma ciò non è possibile perché violerebbe i principi di conservazione dell’energia.
Infatti il calore è una delle tante forme che può assumere l’energia. L’unità di misura è la caloria, che
operativamente è la quantità di calore necessaria per portare un grammo di acqua, in condizione di pressione
atmosferica, da 14,5°c a 15,5°c.
La definizione dipende dal tipo di sostanza e da come avviene la trasformazione (cammino termodinamico).
L’espressione del calore è: =
Dove Q è il calore, dT è la variazione di temperatura e C è una costante di proporzionalità chiamata “capacità
termica”, essa è una quantità estensiva definita come l’inerzia di un corpo al variare la propria temperatura.
Legata alla capacità termica c’è una grandezza intensiva che è il calore specifico, definito in questo modo:
=
Cioè il rapporto tra la capacità termica di un’unità di sostanza e la quantità di sostanza. Per i gas è un po'
→
diverso perché si utilizza il calore specifico molare, ovvero il calore specifico per mole di gas ( ).
Ps. Il calore non è univocamente determinato ma dipende dal cammino termodinamico intrapreso
(trasformazione effettuata)
CAMBIAMENTO DI FASE Un passaggio di stato consiste nell’assorbire
l’energia necessaria da permettere alle particelle
di allontanarsi indefinitamente.
Inoltre durante la transizione di fase il calore
fornito al sistema si trasforma in energia chimica
che rompe i legami intermolecolari con la
conseguenza che la temperatura, durante la
transizione di fase, rimane costante.
=
Questa relazione serve per determinare il calore che viene fornito al sistema durante questo processo.
è un coefficiente chiamato “calore latente” ed è dipendente dalla pressione a cui si trova la sostanza e dalla
sostanza stessa. È indice di quanto in fretta una sostanza cambia stato d’aggregazione se sottoposta a calore.
• è il calore latente di fusione (o di solidificazione nel processo inverso)
• è il calore latente di evaporazione (o di condensazione nel processo inverso)
Ps. Durante una transizione di stato la trasformazione è isoterma (la temperatura rimane costante)
ESPERIMENTO DI JOULE
Con questo esperimento Joule ha voluto trovare una
correlazione tra lavoro meccanico fornito ad un sistema
e il calore da esso sviluppato.
Per farlo ha ideato uno strumento meccanico in grado
di sfruttare la forza peso pe far ruotare delle pale
all’interno di un liquido e ha verificato la relazione tra il
lavoro compiuto dalla forza peso e l’innalzamento della
temperatura del liquido:
ℒ(⃗ = −Δℎ = Δ =
)
2
Ripetendo l’esperimento un numero apprezzabile di volte trovò “l’equivalente meccanico del calore”:
1 = 4,186ℐ
Tutte le varianti dell’esperimento trovarono lo stesso valore (provò addirittura a fornire energia elettrica).
RICAPITOLANDO:
• La temperatura è associata all’energia cinetica di un sistema
• Il calore è un modo in cui il lavoro di forze esterne agisce sul sistema, ed esso agisce in maniera
diversa se si tratta di una trasformazione di stato di aggregazione o un innalzamento di
( ≠ )
= {
temperatura: ( = )
PRIMO PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA
La variazione dell’energia interna di un sistema dipende dal calore sviluppato o assorbito dal sistema e dal
lavoro meccanico compiuto o subito da esso secondo la relazione:
Δ = −
• Q è il calore, positivo se assorbito e negativo se ceduto dal sistema.
• W è il lavoro, positivo se sviluppato e negativo se subito dal sistema. (sottratto in valore assoluto se
sviluppato e sommato in valore assoluto se subito)
L’energia interna è una quantità definita all’equilibrio termico. È una proprietà posseduta dal sistema
termodinamico e dai sistemi di particelle, sottoposta ad una variazione solo nel caso di forze esterne al
sistema che compiono lavoro. Infatti il lavoro di forze esterne genera una variazione di energia interna.
ℒ(⃗ = Δ
)
Se il sistema è in quiete o scelgo il sistema di riferimento del centro di massa allora posso definire l’energia
meccanica uguagliandola all’energia interna.
= + = + =
Più in particolare possiamo definire 2 diversi tipi di lavoro che subisce o svolge il sistema:
• Lavoro Macroscopico: tipo di lavoro che produce spostamenti macroscopici nel sistema (corrisponde
alla componente “-W”) ed è spesso associato ad una variazione del volume di un sistema.
• Lavoro microscopico: tipo di lavoro non apprezzabile ad occhio nudo (corrisponde alla componente
“Q”) esso non produce spostamento nel sistema seppure le molecole all’interno siano in agitazione
per via del calore svolto da questo lavoro.
Entrambi in definitiva producono agitazione delle molecole, l’unica differenza è che il lavoro macroscopico
produce un movimento ordinato, mentre quello microscopico lo produce disordinato. La formula quindi è:
. .
ℒ = ℒ + ℒ = Q − W = ΔU
All’equilibrio ho un’energia interna che posso misurare
mentre negli altri momenti della trasformazione questo
non è possibile, quindi il primo principio della
termodinamica esprime solo un bilancio energetico sul
complesso.
Infatti W e Q sono scambi di energia che non possono
essere definiti all’equilibrio perché dipendono dalla
trasformazione termodinamica intrapresa.
È necessario definire alcune tipologie di equilibrio per i parametri P,V,N,T:
• Equilibrio meccanico: W=0 quindi V=cost, P=cost
• Equilibrio termico: Q=0 quindi T=cost
• Equilibrio chimico: non avvengono reazioni chimiche quindi N=cost
Per diverse condizioni esistono diverse funzioni di stato, una che le racchiude tutte è l’equazione di stato dei
gas perfetti (e l’equazione basata su essa sui gas reali):
(, , , ) = − = − = 0
Essa definisce i gas all’equilibrio termodinamico. (anche U(P,V,N,T) è una funzione di stato).
(con N=cost, per semplicità di trattazione)
Trasformazioni diverse possono determinare cammini
termodinamici diversi seppur arrivando agli stessi
punti, quindi non posso sapere il cammino intrapreso,
a meno che io non possa supporre un numero
indefinito di trasformazioni infinitesime nelle quali il
sistema ritrova sempre un equilibrio, così facendo
potrei riscrivere P in funzione di V.
Questo mi permette conoscere l’andamento della mia trasformazione dal punto di vista termodinamico
perché riportato ad una forma lineare. Quando è possibile conoscere l’andamento della trasformazione
passando per i punti di “quasi-equilibrio” (termine serio) allora la trasformazione si dice reversibile perché
conoscendo il cammino intrapreso lo si può ripercorrere a ritroso. Così avremo un modo per sapere Q e W.
= ∫ = = ∫ =
(,) (,)
“δ” sta a indicare il fatto che non siano differenziali esatti, ma in questo caso ideale si può comunque definire:
= −
Per ogni punto che descrive uno stato nel nostro cammino termodinamico.
PRECISAZIONE:
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