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Lezione di giovedì 4 marzo 2021 (in presenza)

Le origini dell'urbanistica moderna

Il tema della lezione è legato al cogliere quali sono le origini dell'atteggiamento del progetto della città che l'uomo ha avuto dalla formazione della città ad oggi. Dobbiamo fare una distinzione: studiare la storia della città, quindi con gli eventi, le situazioni che hanno portato al costituirsi degli elementi urbani così come noi oggi li percepiamo e studiare invece la disciplina dell'urbanistica che è una disciplina che ha sempre cercato di governare i processi di trasformazione urbana. Noi leggiamo la storia della città per cercare di avere degli elementi di conoscenza dal punto di vista della sequenza temporale con cui gli eventi si sono registrati, la nostra disciplina cerca invece di capire quali sono i principi di carattere aggregativo e quali sono state le condizioni che hanno portato alla costruzione e alla trasformazione dell'elemento urbano.

Per cui possiamo dire mentre la storia costruisce una cronologia di eventi cercando di metterli in una successione che sia in qualche modo percepibile, comprensibile dal punto di vista degli accadimenti, l'urbanistica cerca di capire quali sono le regole, gli elementi di carattere regolativo che hanno in qualche modo portato all'evolversi della costruzione della città.

L'urbanistica si occupa dei principi di carattere aggregativo. La storia costruisce una cronologia di eventi, l'urbanistica cerca le regole, gli elementi di carattere regolativo che hanno portato all'evoluzione della città.

Bibliografia essenziale

Per poter parlare di storia dell'urbanistica bisogna far riferimento a un insieme articolato di testi, non esiste un libro che da solo racconta la storia dell'urbanistica. Infatti, tra la nostra bibliografia abbiamo:

  • The City in History, Lewis Mumford (1961), New York: Harcourt, Brace & World (presente anche in italiano ed è il testo che adottiamo come riferimento per leggere alcuni passaggi di carattere evolutivo).
  • Atlante di storia dell'urbanistica, Mario Morini (1963), Milano: Hoepli (libro che avrà una seconda edizione nel 1973, è un atlante di rappresentazioni planimetriche dell'evoluzione dei diversi concetti di città. La maggior parte delle immagini il professore le prende da qua).
  • Le origini dell'urbanistica moderna, Leonardo Benevolo (1963), Roma-Bari: Editori Laterza.
  • Profilo storico dell'urbanistica dalle origini al Settecento, Fabrizio Brunelli (1989), Padova: CEDAM.

Nascita dell'urbanistica moderna

L'urbanistica come disciplina autonoma, con un suo statuto di carattere scientifico, nasce nella seconda metà dell'1800 (XIX secolo). Questa disciplina nasce come risposta ai problemi suscitati nell'esistenza e nella cultura urbana dal progressivo svilupparsi della popolazione e del traffico, soprattutto motorizzato nel nostro secolo. Per analogia si chiamano urbanistici i nodi di strutturazione, organizzazione, configurazione dello spazio urbano nel passato, siano essi spontanei o diretti da norme giuridiche o iniziative di governo, o da teorie e principi formulati da politici, filosofi e architetti.

La figura associata alla nascita dell'urbanistica è quella di Idelfonso Cerdà, un urbanista catalano che opera a Barcellona, la prima città costruita secondo un’idea di regola compositiva urbana normata dentro la legge. Se è vero che l'urbanistica nasce nella seconda metà del 1800, è assolutamente evidente che la città, ossia l'elemento urbano come elemento di vita collettiva, come luogo di vita collettiva, nasce molto prima. Noi ereditiamo una città che si è costruita senza urbanistica, una città che in qualche modo riusciamo a leggere come capace di generarsi secondo regole, che al tempo non si chiamavano ancora urbanistica in senso proprio.

Temi della disciplina dell'urbanistica

Che cosa vuol dire studiare urbanistica? Quali sono i temi che rendono la nostra disciplina riconoscibile dal punto di vista della sua composizione, delle sue caratteristiche? Vediamo la citazione di Giovanni Astengo (voce “urbanistica”, Enciclopedia universale dell’arte, vol. XIV, Istituto per la collaborazione culturale, Venezia-Roma, 1966):

<<In questo senso il significato del termine urbanistica è profondamente diverso da altri di analoga radice, con i quali è talvolta confuso; urbanesimo, che indica la concentrazione e condensazione dei fattori demografici, sociali, culturali ed economici costituenti la città; urbanizzazione, che indica il processo di formazione e disseminazione delle città in una determinata area; e infine inurbamento, che è il processo di afflusso di popolazioni per lo più rurali nei centri urbani>>.

Quando parliamo di urbanistica, parliamo di una disciplina che si fonda sostanzialmente sulla volontà di normare, di definire regole per il processo di espansione della città, ma dobbiamo avere chiaro che le città in cui noi oggi viviamo, in cui ci troviamo ad operare dal punto di vista progettuale sono città che sono cresciute, che si sono trasformate, si sono modificate in epoche storiche molto spesso precedenti rispetto alla definizione, allo statuto disciplinare dell'urbanistica.

La sequenza temporale nell'urbanistica

Nella ricostruzione avremmo una sequenza di carattere temporale, ossia 7 passaggi:

  • Dal villaggio alla città (fase che anticipa il formarsi della città);
  • La città della Grecia antica;
  • Roma e la colonizzazione romana;
  • La città medievale;
  • L'età rinascimentale;
  • L'età barocca;
  • La formazione della città industriale (città dell'epoca industriale).

Dobbiamo essere in grado di creare una sorta di linea del tempo dove alcuni fenomeni urbani possano essere messi a fianco ad alcuni fenomeni di carattere architettonico. Se prendiamo come esempio l'opera del Bernini a San Pietro dobbiamo essere in grado non solo di collocarlo dal punto di vista della realizzazione del manufatto architettonico ma anche saperlo posizionare da un punto di vista evolutivo del concetto di città, del concetto di stare insieme dentro una comunità, di utilizzatori di questo assembramento edilizio che è la città e saper collocare questo evento trasformativo dentro la trasformazione che in quegli anni stava vivendo Roma, trasformazione che questa città stava vivendo perché qualcuno aveva deciso che Roma dovesse tornare ad assumere un ruolo di centralità rispetto ad un insieme di relazioni che da quella città si volevano in un qualche modo far partire e collegare.

Quindi a cosa serve questo corso? A saper collocare certi eventi, certe situazioni che incrociamo dal punto di vista della storia legate al manufatto; nel corso di storia dove abbiamo trovato una serie di momenti che fanno cambiare il rapporto che l'uomo ha con l'architettura, il corso di urbanistica tenta in un qualche modo di darci qualche riferimento per collocare quegli stessi eventi dentro uno scenario che non è legato al rapporto uomo-manufatto, ma è un po' più complesso, quindi legato al rapporto uomo-società-comunità-città, quindi all'insieme degli elementi che lo caratterizzano.

Dal villaggio alla città secondo Lewis Mumford

Se si dovesse dire qual è l'elemento saliente del passaggio da villaggio a città c'è una definizione fornita da Lewis Mumford quando nella prima parte del suo volume “La città nella storia” descrive le origini e lo sviluppo della città ricostruendo il passaggio dalla cultura del villaggio a quella urbana:

<<Le vecchie componenti del villaggio furono trasposte e incorporate nella nuova unità (rappresentata dalla città) ma, grazie all'azione di fattori nuovi, si ricomposero in uno schema più complesso e più fluttuante, e nello stesso tempo in modo da favorire ulteriori trasformazioni ed evoluzioni... Divenne più complessa anche la composizione umana della nuova unità: accanto al cacciatore, al contadino e al pastore, entrarono a far parte della città, apportando un contributo alla sua esistenza, altri prototipi umani: il minatore, il boscaiolo e il pescatore, ognuno dei quali interveniva con gli utensili, le capacità e le abitudini di vita che si era andato creando sotto le pressioni di un contesto diverso. Il meccanico, il barcaiolo e il marinaio emersero da questo sfondo primitivo generico in punti isolati della valle e da questi prototipi originari derivarono altri gruppi professionali: il soldato, il banchiere, il mercante e il sacerdote. Grazie a questa complessità la città arrivò ad esprimere un'unità nuova>>.

Scrive ancora Lewis Mumford con riferimento alla fase di costituzione delle città: <<Specializzazione, divisione, costrizione e spersonalizzazione originarono nella città una tensione interna, che si manifestò per tutto il corso della storia in una corrente sotterranea di sordi risentimenti e di aperte ribellioni delle quali forse non abbiamo una documentazione completa in quanto affioravano alla superficie solo occasionalmente, quando una rivolta di schiavi, come quella scoppiata all'epoca dei Gracchi, veniva domata con il sanguinoso massacro degli insorti>>.

In questa frase c'è un'idea della composizione della città come una composizione che sottende un approccio dinamico, la città non è mai stata pensata in termini conclusi, finiti dal punto di vista del suo processo evolutivo; la città è sempre stata pensata come qualcosa che si regola dal punto di vista della sua costruzione, per cui questa trasposizione e incorporazione sempre nell'idea che questo schema complesso e fluttuante, che ci lascia immaginare uno schema che ha degli elementi di libertà, di interpretabilità da attribuire al progetto della città, in modo da favorire ulteriori trasformazioni ed evoluzioni; la specializzazione delle componenti sociali, per cui persone che operano e lavorano dentro la città in maniera specialistica (non tutti sono capaci di fare tutto, quindi c'è una specializzazione di carattere professionale), professioni che emergono da uno sfondo primitivo generico e che in qualche modo diventano prototipi originari da cui derivano altre forme e altre figure che animano la città.

Un altro concetto fondamentale che noi dobbiamo cogliere è proprio quello della città come elemento eterogeneo, la città non può essere ricondotta ad uno schema interpretativo rigido, omogeneo dal punto di vista delle sue componenti, in quanto la città nasce in virtù della complessità degli elementi che la compongono. Allora da questo punto di vista il primo tema che abbiamo di fronte è la storia della città, il passaggio dal villaggio alla città è legato ad una dimensione di carattere difensivo; la città viene costruita perché dentro di essa ci si difende meglio dagli agenti esterni (diventa un luogo capace di offrire protezione). Tutte le forme aggregative urbane che abbiamo imparato a chiamare urbane che si sviluppano in questa prima fase della urbanizzazione del nostro territorio nascono a partire dalla cinta muraria, che diventa un po' l'elemento che contraddistingue l'essere dentro e l'essere fuori dalla città, l'appartenere o meno ad un contesto di carattere urbano.

Sam’al (odierna Zincirli)

Sam’al, città posta all'interno della Turchia meridionale.

La città della Grecia antica

C'è un passaggio fondamentale nel transito da villaggio a città che è rappresentato proprio dalla città della Grecia antica. Tra il 2000 e il 1400 a.C. la grande civiltà del mondo Egeo (civiltà cretese) raggiunge il suo massimo splendore. Si tratta del punto di arrivo di una lunga evoluzione sociale ed economica che contribuisce, come conseguenza, a mutare radicalmente le caratteristiche degli insediamenti umani dell'isola: gli antichi villaggi dispersi su tutto il territorio vengono perlopiù abbandonati e la popolazione di agricoltori e pescatori tende ad accentrarsi in tali zone, in vario modo privilegiate dalla posizione geografica, nelle quai sorgono nuovi e più vasti insediamenti con caratteristiche di città-stato (tra i più importanti ricordiamo Mallia, Paleokastro e Cnosso).

La civiltà greca rappresenta l'origine di tutti i percorsi di civiltà del nostro continente, ma possiamo dire anche a livello mondiale ed è la prima civiltà che viene riconosciuta come una civiltà capace di produrre urbanità, capace di produrre effetto urbano nei propri insediamenti. Stiamo parlando della civiltà che si sviluppa nella regione cretese (Creta), regione estremamente importante dal punto di vista dei traffici delle merci che attraversano il Mediterraneo, ed è una civiltà che nasce intorno ad una serie di insediamenti ancora oggi in parte visitabili nell'isola che avevano come idea di costruire delle città che fossero una mediazione di palazzo (il Palazzo di Cnosso rappresenta l'idea più chiara di questo modello di costruzione, di aggregato urbano).

Palazzi talmente grandi da poter produrre all'interno della loro dimensione questa complessità rappresentata dalla città. Qualche autore sottolinea, in seguito ad una dimostrazione degli scavi archeologici, che la civiltà cretese è pochissimo attenta alle fortificazioni, ma è facile intuire che la posizione isolata, separata rispetto al contesto territoriale adiacente favoriva questo tipo di atteggiamento, in effetti la protezione del mare equivaleva sostanzialmente ad una protezione generata da una cinta muraria, a maggior ragione Creta esercitava il proprio dominio su un largo tratto del mare circostante (non è un caso che Mantova quando vuole difendersi dalle aggressioni terrestri costruisce la cinta dei laghi intorno alla città).

Questi grandi complessi si sviluppavano intorno ad un nucleo centrale determinato da un ampio cortile con portici lungo i lati. Oltre alla dimora del sovrano e alla sala del trono, i palazzi contenevano sale di rappresentanza, appartamenti privati per i numerosi componenti della corte, grandi magazzini alimentari e ampi laboratori. Questo palazzo che diventa un elemento urbano complesso dal punto di vista della sua dimensione resta per molti anni il prototipo, l'elemento di riferimento per poter capire che cosa vuol dire passaggio da villaggio a città ed evolve dal punto di vista della sua complessità quando alcuni esuli dalla civiltà cretese vanno a colonizzare le sponde della Grecia dando luogo a quella che viene chiamata civiltà Micenea, tutta la famosa evoluzione che passa e vede la centralità dell'agglomerato urbano di Micene. La civiltà micenea fondò alcune città fortificate, con palazzi e sepolture monumentali. L'arte minoica e quella micenea sono molto simili (anche se con alcune piccole differenze), in quanto tra queste due civiltà vengono stretti solidi legami commerciali. Creta infatti grazie alla sua particolare collocazione geografica, rappresenta un ponte di collegamento tra civiltà mediterranea, egizia e mesopotamica (a partire dal 1400 a.C. la civiltà minoica viene assorbita da quella micenea: è la premessa per la fioritura dell'arte della Grecia antica e classica).

Città di Micene

Nell'immagine vediamo la planimetria dell'insieme degli scavi e delle rovine che si sono portate alla luce relativamente alla città di Micene, qui non può passare inosservata alla nostra visione di architetti la complessità passa da un palazzo città, da un elemento che vuole contenere tutto dentro di sé, ad una città che si compone di elementi differenti. Micene è uno dei capisaldi dell'evoluzione del concetto di città, dove abbiamo il concetto di porta, di palazzo, di acropoli, di elementi che lavorano in maniera sinergica dal punto di vista delle relazioni che si stabiliscono tra i differenti elementi a costituire una città che essendo terraferma, collocata in un contesto terrestre e non isola, si ripropone il tema della fortificazione, per cui l'idea di un'evoluzione dal palazzo-città alla città composta da elementi, ognuno dei quali viene chiamato a svolgere in qualche modo una funzione dentro la città. Come ben sappiamo la porta dei Leoni e la tomba di Agamennone sono degli elementi fulcro della visita alla città di Micene.

La civiltà micenea, fondata sulla forza e sul prestigio personale di sovrani dispotici e bellicosi che non si preoccupavano di creare un'adeguata struttura organizzativa nelle loro città-stato, decadde senza aver posto le premesse per la nascita di una vera e propria cultura urbana. È solo dopo un periodo assai lungo (medioevo ellenico) che tra l'VII e il VI secolo a.C., si assiste ad un nuovo sviluppo culturale nella penisola greca e sulle coste dell'Asia Minore che si affacciano sul mar Egeo dove avevano trovato rifugio popolazioni elleniche fuggite in conseguenza della grande migrazione dorica. In questa età, come risultato di un lungo processo evolutivo che portò ad una concezione generalmente democratica della società, nasce in Grecia un tipo di società fondata sul rispetto della dignità di ogni individuo.

Lewis Mumford, <<...le loro città>>, scrive riferendosi ai popoli greci e confrontandoli con quelli mesopotamici e con gli abitanti dell'impero egizio, <<erano più vicine alla misura umana ed erano esenti dalle pretese paranoiche dei monarchi semidivini, nonché dalle coercizioni e dalle irreggimentazioni del militarismo e della burocrazia che ne conseguivano inevitabilmente>>.

In effetti, analizzando a fondo il funzionamento e la struttura, ci si accorge che la città greca, almeno nel primo periodo del suo sviluppo, non perde mai del tutto certe caratteristiche che erano state proprie della vita del villaggio; tant'è vero...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marinacibotto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Peraboni Carlo.
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