Comunicazione politica
Prima la politica era definita come un campo che aveva proprie regole e una propria autonomia nella quale gli strumenti di comunicazione non erano che una variabile subordinata e secondaria. I politici potevano giovarsi di canali comunicativi, ma il rapporto tra i due ambiti era strettamente verticale, nel senso che la politica comandava e la comunicazione era ai suoi ordini, come in un rapporto tra una centrale di comando e una serie di terminali che non erano niente di più che degli attrezzi per poter arrivare alla pubblica opinione e influenzarla, determinando certe scelte e portando ad alcuni tipi di comportamenti.
È passato un ventennio e anche se la politica non ha perso del tutto la sua autonomia nei confronti della comunicazione poiché le rimangono ancora dei domini riservati (come quelli sulle decisioni, nelle quali è autonoma), possiamo dire che la simbiosi tra questi due ambiti è ormai fortemente avanzata. Lo vediamo d’altronde nella vita di tutti i giorni, come il presidente del consiglio che si è rivolto ai cittadini tramite Facebook; il fatto di aver scelto questo strumento, superando il più di uso membro di comunicazione popolare, la TV di stato, si è prestato a polemiche ed accuse di demagogia. Ciò mostra che oggi la scelta di uno strumento di comunicazione piuttosto che di un altro è assolutamente fondamentale: non si gioca più solo sui contenuti dei messaggi, ma anche sulle loro forme. Lo studio della comunicazione politica è ormai lo studio della maggior parte di essa (necessario per arrivare al suo cuore).
Capitolo 1: Retorica
Il termine può avere un’accezione positiva, usata per sottolineare la capacità dei leader, degli attori politici di comunicare con efficacia ciò che intendono far pervenire ai loro ascoltatori, oppure negativa, utilizzata per sottolineare i toni enfatici e propagandistici incorporati nei messaggi politici. Tuttavia il termine in sé richiama l’arte retorica classica, un veicolo fondamentale attraverso cui nell’antichità greca/ellenica e romana si sono forgiati i rapporti tra i governanti e i governati.
Retorica, dialettica e sofistica erano strumenti fondamentali per il confronto tra i vari aspiranti al potere pubblico e anche per l’assunzione delle decisioni, prese all’epoca nelle sedi di confronto politico pubblico. Il solo fatto dell’esistenza dell’agorà fa capire quanto l’elemento della capacità di persuasione fosse fondamentale già a quei tempi. Ancora oggi, seppur in forme aggiornate, l’arte del saper parlare e comunicare è assolutamente fondamentale (es: populismo, dove la capacità di attrazione dei leader risiede nel saper inviare messaggi efficacemente).
Difatti viene sostenuto che l’uso corretto dei nuovi sistemi di comunicazione, soprattutto quelli orizzontali come i social media, sarebbe una delle chiavi del successo politico odierno. Anche in passato è comunque stato così, dato che alle capacità espressive sono state legate le fortune di molti soggetti politici individuali e collettivi. L’eredità del mondo classico si vede molto nella terminologia odierna, come “candidato” (derivato dal fatto che i candidati indossavano appunto una tunica candida che permetteva loro di essere facilmente riconosciuti dalla folla) oppure “comizio” (momento di confronto tra candidati ed elettori in cui si potevano scambiare punti di vista o semplicemente ascoltare).
Oltre ad “arte della parola” ci può riferire alla retorica anche con “potere della parola”, dato che essa ha sempre avuto un rilievo fondamentale nella trasmissione dei messaggi politici. Fin dai primordi delle comunità politiche ci si è resi conto che riuscire a persuadere i soggetti della bontà di questa o quella scelta politica era un dato fondamentale per riuscire a garantire un determinato programma di azione orientato a produrre i risultati che i soggetti si contendevano il potere volevano mettere in atto. La scoperta del potere della parola è anche questa di origine molto antica, già Aristotele parla di demagogia, riferendosi al modo di comunicare di certi soggetti che volevano ottenere consenso cercando di andare in direzione delle aspettative del popolo; i demagoghi erano quei politici che volevano lusingare la massa per ottenere acquiescenza rispetto al loro modo di comportarsi e quindi un consenso verso i loro obiettivi.
Machiavelli è un autore che ha compreso come l’uso della parola fosse fondamentale nella manipolazione degli individui e nei suoi celebri moniti al principe uno dei punti fondamentali che tocca è proprio quello di riuscire ad apparire in un certo modo per potersi poi accaparrare i favori del pubblico. L’apparire secondo lui è molto legato alla manipolazione, per cui per far approvare il proprio operato un capo politico deve apparire più che essere qualcosa (efficace, onesto, etc). La sua non è una lezione di immoralità, ma è una diagnosi precoce della capacità di ottenimento del consenso, di coinvolgimento delle masse di cittadini in un dialogo con l’attore politico tale per cui ottiene una reazione positiva da parte dei suoi potenziali sostenitori.
Questa componente manipolativa che c’è nella politica ovviamente la espone a forti critiche di chi ne contesta l’eticità, tuttavia un’analisi realistica ci dice che la sua efficacia è stata quasi sempre raggiunta tramite la persuasione. Questa certezza è stata utile per analizzare le nuove forme che la politica stava assumendo; la democrazia è quel tipo di regime politico nel quale il potere lo si ottiene tramite una manifestazione palese e corretta di consenso dei cittadini (visti come elettori). Proprio la progressiva dilatazione del corpo elettorale ha spinto la comunicazione ad un ruolo sempre più significativo (non si trattava più di governare una corte ristretta, arbitrare fra i diversi poteri di aristocrazia, clero e proprietari terrieri, ma di rivolgersi a masse sempre più larghe).
La maggior parte delle persone non si interessa granché della cosa pubblica ed entra in contatto con la politica solo in modo saltuario, tramite i mezzi di comunicazione di massa. Infatti lo studio della comunicazione politica deve basarsi prima di tutto sui modi in cui le informazioni sulla res publica giungono alle persone: si creano dei flussi comunicativi tra i vari soggetti che sono coinvolti nella sfera pubblica. Lo studio di questi flussi è legato ad autori che hanno individuato sia concetti che modelli di interpretazione che tutt’ora fanno parte del dibattito accademico.
La sfera pubblica
Un primo concetto importante è quello di sfera pubblica, creato sulla base della volontà di capire come le informazioni su ciò che accade nella vita pubblica si trasmette da individuo ad individuo. La Arendt e Habermas hanno fatto riferimento a tutti gli ambiti in cui la comunicazione politica si è generata e poi diffusa. Si è parlato di “sfera pubblica borghese” dato che, al di là dello spazio ristretto della democrazia ateniese, il dibattito pubblico si è alimentato soprattutto all’interno di circoli borghesi (salotti del ‘700, illuminismo, società di pensiero, caffè letterari). Questo scambio e dialogo fra soggetti è stata la premessa di talk shows e dibatti odierni.
Questa nozione di sfera pubblica ha alimentato una discussione sulle modalità di trasmissione delle idee: sono trasmesse orizzontalmente o verticalmente? Sono discusse attraverso una rielaborazione critica oppure vengono reindirizzate da soggetti detentori di potere che “scagliano” i loro messaggi nella collettività facendo riprodurre le idee dominanti?
Modelli della comunicazione politica (cap. 2)
Si vogliono capire le modalità di scambio/interscambio che avvengono attraverso le 3 principali aree della vita organizzata: il sistema politico, il sistema della cittadinanza e il sistema dei media. Il rapporto tra questi soggetti ha dato vita a due modelli di interpretazione dei flussi comunicativi in ambito politico (sono consecutivi perché spiegano l’evoluzione del rapporto tra cittadini e politica).
Modello pubblicistico o dialogico
Il primo è il modello pubblicistico o dialogico, che può essere esemplificato con un’immagine di parziale sovrapposizione dei sistemi l’uno all’altro, che crea alcuni ambiti di comunicazione diretta tra ciascuno di questi attori. Ad esempio esiste un contatto diretto tra cittadini e politica (che prescinde dal filtro dei media), come quando un cittadino si iscrive ad un partito e lo frequenta, oppure quando un candidato fa il porta-a-porta. Inoltre ci sono anche forme di rapporto diretto tra cittadini e media (lettere alla redazione per esprimere opinioni critiche e fare domande, oggi sostituite da blog e siti internet), senza passare per il sistema politico. Infine c’è una forma di rapporto diretto tra media e politica, che si può esprimere nell’influenza della seconda sui primi (collocando strategicamente giornalisti scelti per merito di partito invece che per capacità professionali, o quando i media ottengono dalla politica delle agevolazioni fiscali o provvedimenti ad hoc per riuscire ad essere avvantaggiati nella loro professione).
Presupponendo spazi di manifestazione di contatti diretti tra ciascuno dei singoli settori, questo modello riduce l’influenza della comunicazione “mediatizzata” ad un ambito molto ristretto in cui contemporaneamente sono presenti tutti e tre gli attori.
Modello mediatico
Tuttavia oggi questo modello appare obsoleto ed è stato sostituito dal modello mediatico, il quale parte dal presupposto che la politica con l’andare del tempo si è sempre più mediatizzata, vale a dire ha sempre più fatto riferimento a strumenti di comunicazione di massa per poter comunicare i suoi messaggi e per entrare in una sorta di rapporto sinergico con i cittadini. Questo nuovo modello comporta un cambiamento di raffigurazione tra i tre sistemi, che non sono più sullo stesso piano, ma c’è invece un’interazione tra politica e cittadini che avviene in un contesto che è quello della mediatizzazione. I media diventano quindi l’arena del confronto politico, sono come un campo entro il quale i vari soggetti si muovono e non si può più prescindere dalla loro presenza. La raffigurazione diventa quella di due sfere, quella politica e di cittadinanza (che mantengono comunque forme di rapporti diretti), immerse nell’altro sistema che è quello dei mezzi di comunicazione di massa. Questo comporta una forte crescita delle capacità di influenza di chi gestisce e opera nei media, che comporta a sua volta la perdita di rilevanza degli attori politici che svolgevano quelle stesse funzioni. I media lanciano una sorta di sfida alla politica, cercando di porsi come fonte alternativa di indicazioni per il comportamento dei cittadini per quanto riguarda la sfera pubblica.
La competizione non è solo tra media e politica, ma anche direttamente all’interno della politica, influenzata, organizzata e manifestata appunto grazie ai media. In questo ambito la possibilità d’intervento dei media è estremamente più ampia, perciò la comunicazione politica assume davvero la forma di un’interazione/competizione fra i vari attori presenti nello spazio politico mediatizzato.
In questo ambito ci si trova in una logica di flussi che si incrociano, si affiancano e si contrastano. Per poter agire liberamente i mass media hanno bisogno di una regolamentazione pubblica, che avviene da parte dei governi attraverso leggi, le quali sono fatte dalle forze politiche, per cui è chiaro che si istituisce un rapporto diretto tra le grandi aziende della comunicazione e gli attori politici, dato che le prime dipendono in buona misura dai secondi (che possono limitarle, tassarle, incentivarle, etc.).
A volte esistono problemi di reperimento delle informazioni delle notizie che provengono dal sistema politico per quanto riguarda i media, come quando si cercano di ottenere scoop sui retroscena politici che gli attori interessati possono concedere a taluni e negare ad altri, creandosi un credito per cui può venirsi a creare un rapporto reciproco di sostegno e fiducia (tra certe formazioni politiche e certe formazioni di stampa). Altresì il rapporto può essere di critica, con lo scopo di andare a scavare in aspetti che invece i politici vorrebbero mantenere riservati; le rivelazioni derivate da queste ricerche hanno avuto anche conseguenze molto importanti per tutto il sistema politico (es: caso Watergate, Tangentopoli), talvolta invertendo nella pubblica opinione i rapporti di forza e di consenso precedenti.
Inoltre quella informativa è una funzione essenziale svolta dai media per la politica, che ha bisogno di conoscere informazioni che altrimenti non potrebbe raccogliere (risposte e reazioni nei confronti del sistema politico da parte dei cittadini tramite internet). Oggi la propaganda deve tenere conto che esistono social networks e dirette TV, ma tutte le forme di comunicazione politica comportano una forma di interazione e non sono più unidirezionali come un tempo. Oggi la possibilità di esprimersi, di domandare e di criticare è molto maggiore, mentre la propaganda è rimasta più o meno tale.
Alcuni autori distinguono fra propaganda e pubblicità politica, sostenendo che la prima non abbia possibilità di risposta mentre la seconda sì, tuttavia la distinzione è davvero molto sottile e le due cose praticamente coincidono. Oggi la comunicazione politica ha una permanenza molto forte all’interno delle nostre società e si può definire come scambio e confronto di contenuti (non è più unidirezionale) (è interattiva) di interesse pubblico e politico (talvolta con temi esplicitamente politici, altre invece attraverso tematiche dal contenuto non immediatamente politico che veicolano delle suggestioni che si traducono poi in stimoli a scelte politiche diverse, come ecologia, eutanasia, fecondazione assistita, matrimoni gay, consumo di droghe, vaccini, le quali fino a tempo fa non erano ritenute degne di far parte del dibattito pubblico, ma erano lasciate alla sfera privata perché non rientravano nei diritti, mentre oggi le posizioni delle forze politiche su questi temi fanno riferimento ad una certa visione del mondo che richiama un’ideologia che influenza la scelta politica dei cittadini).
Ecco perché per studiare questa disciplina occorre un approccio di tipo multidisciplinare, sociologico (per connettere i vari gruppi sociali alle relative espressioni politiche) e linguistico (le parole e il loro uso hanno un’importanza fondamentale). Gli USA hanno avuto un ruolo pionieristico in questi studi ed hanno influenzato notevolmente il campo generale della comunicazione politica, tant’è che i modelli utilizzati per lungo tempo sono stati quelli basati sul sistema politico statunitense, che non rispecchiano perfettamente tutti gli altri contesti. Infatti alcune teorie che sembravano di carattere generale oggi iniziano a mostrare dei limiti. Possiamo quindi enumerare i settori in cui si è espresso lo studio scientifico della comunicazione politica: gli studi di retorica (rapporto tra ciò che i politici dicono e quello che fanno), il campo della propaganda (in forma iconografica e non), gli studi sugli elettori (voto come dipendente di mentalità, emotività, modi di ragionare dei cittadini, perciò frutto dei messaggi politici e a sua volta forma di comunicazione di volontà politica nei confronti del sistema, dei governi, dei partiti stessi), i rapporti tra governanti e organi d’informazione, gli studi sulle tecnologie (il loro ruolo nell’innovazione nelle forme di comunicazione politica, come i social media) e sul mondo dello spettacolo (canzoni, cinema, televisione, teatro, arti figurative sono ambiti dove gli stimoli politici possono esserci sia in forma diretta che indiretta e influenzare le persone nella vita quotidiana).
Bisogna dunque sottolineare una quasi onnipresenza della comunicazione politica, che si manifesta nei settori più svariati ed ha un’incidenza fondamentale sulla dimensione basilare della vita associata, che è la formazione, lo sviluppo e la manifestazione delle mentalità individuali e collettive; da qui scaturiscono certi atteggiamenti che costruiscono giornalmente la politica e ne influenzano la presenza all’interno delle società soprattutto nell’epoca contemporanea.
Le fasi della moderna comunicazione politica (cap. 2)
Dal punto di vista scientifico le fasi dello sviluppo della comunicazione politica sono state individuate da Blumer e Kavanagh, i quali hanno proposto una scansione in 3 parti a partire dal secondo dopoguerra:
- I fase (dopoguerra e anni ’50): Non esistono ancora gli strumenti di comunicazione più attuali, ci sono solo giornali e radio. Il rapporto con i cittadini è tenuto dai politici nello stesso modo al quale erano abituati. Sono ancora in auge i partiti politici, che sono fortemente strutturati sul territorio (sezioni, federazioni, militanti, attivisti) e contattano con i cittadini usando volantini, manifesti e la stampa di partito (quotidiani e settimanali). Tutto ciò è mosso dall’ideologia, un insieme di credenze che servono ai militanti di partito per rafforzare la convinzione nella bontà del progetto che sostengono e per avere una sorta di spirito missionario, cercando di convertire gli altri e di farli aderire ai propri programmi d’azione. Questo ha un suo peso in Europa fino alla fine degli anni ’50, che sono l’epoca d’oro dei partiti politici.
- II fase (dagli anni ’60 agli anni ’80): Quando la televisione diventa uno strumento fondamentale per tutti i cittadini le cose cambiano. All’inizio l
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