Estratto del documento

1

LEZIONE 1 - CHE COS’E’ L’URBANISTICA?

Definizione

L’Urbanistica è la disciplina che studia la formazione, la trasformazione e il funzionamento degli aggregati

urbani e ne progetta l’impianto, la crescita e il rinnovamento con un insieme di misure tecniche,

amministrative e economiche finalizzate alla tutela, lo sviluppo e il miglioramento degli stessi dal punto di

vista estetico e funzionale, in modo da renderli adeguati alle esigenze degli abitanti. I suoi ambiti di ricerca

teorica e di applicazione pratica sono tre: 1. analisi dei fenomeni urbani; 2. la progettazione dello spazio

fisico della città; 3. la partecipazione ai processi politici e amministrativi inerenti le trasformazioni urbane.

Questa definizione tiene conto dell’evoluzione dell’urbanistica moderna come disciplina (cioè una

codificazione di regole e norme), dalla sua nascita, nel corso del XIX secolo, ad oggi. Un’evoluzione che si

può leggere nelle tre definizioni successive: “L’arte di costruire la città” di Camillo Sitte (1889);

“Urbanistica”, voce nell’Enciclopedia Universale dell’Arte di Giovanni Astengo (1966); “Città senza cultura.

Intervista sull’urbanistica a Giuseppe Campos Venuti” a cura di Federico Oliva (2010).

“L’arte di costruire la città” di Camillo Sitte (1889)

Camillo Sitte (1843-1903), architetto e urbanista viennese, teorico ma anche progettista attivo, pubblica nel

1889 un testo intitolato “L’arte di costruire le città” che all’epoca ha avuto molto successo e una grande

diffusione tra i tecnici anche per i risvolti pratici che offre.

L’obiettivo di Sitte è rintracciare nelle esperienze del passato gli elementi che facevano belle le città, al

contrario di quanto avviene per la città moderna. La sua tesi fondamentale è che l’urbanistica, una

disciplina all’epoca in fase di formazione e molto importante data la fase di crescita che vivevano tutte le

città europee e nord-americane sotto la spinta della rivoluzione industriale e del conseguente urbanesimo,

avesse acquisito molti meriti in fatto di regolazione del traffico, di utilizzazioni dei suoli e d’igiene urbana

e quindi dal punto di vista “tecnico”, ma mostrasse molti limiti dal punto di vista “estetico” (Sitte usa

questo termine che noi oggi tradurremmo in “qualità urbana”). Quindi la questione dei piani regolatori

delle città è una delle più scottanti della nostra epoca dato che l’urbanistica moderna e il suo principale

strumento (il piano regolatore), dimenticavano la tradizione precedente alla rivoluzione industriale,

incentrata sullo spazio pubblico (le piazze e le vie principali) e sulla sua qualità. Per questo è fondamentale

rintracciare e codificare il fondamenti artistici dell’urbanistica per produrre un’urbanistica di qualità.

Qualità che percepiamo ancora oggi, dato che, è proprio il centro storico la parte di città che preferiamo e

che ci sembra più vivibile.

Qualità urbana e spazio pubblico

La traduzione letterale del titolo originale è migliore di quella ufficiale: “L’Urbanistica secondo i suoi

fondamenti artistici”. Quindi l’Urbanistica ha dei fondamenti artistici che si sono persi nell’età moderna e

che Sitte intende rintracciare, con questo piccolo manuale ed è incentrato su esempi di sistemazioni di

spazi pubblici, specialmente le piazze. Gli esempi riguardano cassi di città europee che Sitte conosceva

direttamente con qualche incursione in città antiche nell’area del mediterraneo. I disegni sono quasi tutti

originali, disegnati in scala, per facilitare il confronto e la finalità didattica.

“Urbanistica” – enciclopedia universale dell’arte di G. Astengo (1966)

Si tratta della definizione più complessa tra tutte quelle presenti nelle Enciclopedie, un vero e proprio

2

saggio sull’urbanistica articolato in tre parti: 1. la definizione di urbanistica: la scienza che studia i

fenomeni urbani in tutti i loro aspetti avendo come proprio fine la definizione del loro sviluppo storico; 2. la

trasformazione dello spazio urbano nella storia, fino all’individuazione delle fonti della concezione

moderna della pianificazione e delle diverse tendenze; 3. le prospettive future, con il coinvolgimento non

solo delle città ma anche del territorio e dell’ambiente naturale.

La formazione dell’urbanistica come disciplina moderna (per Astengo una scienza!) è avvenuta per fasi:

• dapprima con il superamento dell’arte urbana, cioè la composizione architettonica di un insieme di

edifici;

• poi con il superamento della normativa edilizia e dell’ingegneria stradale e sanitaria;

• infine come disciplina autonoma che si occupa della città e del territorio urbanizzato, ma anche del

territorio che circonda le città.

Rispetto all’impostazione più radicale presente nel movimento razionalista (nel quale in buona misura

Astengo s’identifica) l’urbanistica è considerata importante anche per la conservazione del patrimonio

storico, anche per le condizioni particolari del sistema insediativo italiano (v. PRG Assisi ’58).

Il piano di Amsterdam 1935

Il prototipo del piano “scientifico” prodotto dalla cultura razionalista (del Movimento Moderno) è il piano di

Amsterdam (1928-1935), sia per quando riguarda la concezione del nuovo spazio urbano, sia per il sistema

di conoscenze che sta alla base di ogni razionale decisione di pianificazione (le analisi urbanistiche che sono

uno dei contributi disciplinari più importanti di Astengo), sia per tecnica di pianificazione (lo zoning).

Giuseppe Campos Venuti

Il contributo originale che Campos Venuti ha dato all’urbanistica italiana riguarda l’innovazione del piano,

cioè la sperimentazione continua di nuove forme di piano capaci di affrontare con efficacia le

problematiche del momento, anche in assenza di una riforma legislativa adeguata. Dal punto di vista

teorico si è occupato più di tutti delle conseguenze negative sulla città e sul territorio della rendita fondiari.

Nel testo “Intervista sull’urbanistica” non vi è una definizione di urbanistica, ma si mettono in luce le nuove

condizioni che devono cambiare (riformare) l’urbanistica e i suoi strumenti: che cosa si deve intendere oggi

per “qualità urbana” (quando le città sono “brutte” o “belle”?); perché l’urbanistica non è oggi apprezzata

dalla società italiana; quali sono i problemi attuali delle città e del territorio italiano nella nuova fase di

metropolizzazione (dopo l’espansione e la trasformazione urbana); quale deve essere l’impostazione della

riforma urbanistica nazionale; qual è la reale dimensione ambientale e paesaggistica dell’urbanistica; qual è

il sistema di conoscenze necessarie per un’urbanistica efficace.

All’inizio del testo Campos Venuti riprende la definizione di urbanistica riformista contenuta in un testo del

1991: “L’urbanistica riformista è quella che riconosce il mercato e le sue esigenze, ma impone però regole di

comportamento che, senza soffocare anzi stimolando l’iniziativa imprenditoriale, sono necessarie a

difendere e a garantire gli interessi della comunità urbana e nazionale”.

Le ragioni dell’urbanistica

L’urbanistica nasce per affrontare le patologie della città moderna sotto la spinta della Rivoluzione

Industriale per poi proseguire nel XIX secolo in Francia e Germania e successivamente in Italia. Le città

crescono rapidamente per il fenomeno dell’urbanesimo, un fenomeno fino ad allora sconosciuto almeno

3

con quelle dimensioni, vale a dire l’arrivo di decine di migliaia lavoratori che abbandonano le campagne per

lavorare nelle fabbriche insediate ai margini delle città. Ciò comporta la necessità di:

• nuovi alloggi per i nuovi abitanti della città;

• nuove infrastrutture per la mobilità delle persone e delle merci (strade, ferrovie) e per l’igiene urbana

(fogne, acquedotti);

• nuove attrezzature e servizi (scuole e parchi).

Le condizioni delle città e dei suoi nuovi abitanti nella prima fase dell’urbanesimo sono disastrose. Ad una

prima fase gestita dall’ingegneria sanitaria, che affronta l’emergenza causata dall’urbanesimo, se ne

sostituisce una seconda, dove sono gli urbanisti (una nuova figura professionale) che cominciano a lavorare

per dare una “forma” alla nuova città. L’urbanistica è quindi una funzione essenzialmente pubblica, con

una forte connotazione sociale, anche se le grandi ricchezze che muove favoriranno anche gli interessi

privati (di una minoranza).

Gli strumenti dell’urbanistica: piano ed esproprio

Lo strumento principale dell’urbanistica è il piano, cioè un progetto dell’assetto futuro di una città o di un

territorio, normalmente disegnato su planimetrie. Nella sua evoluzione, l’urbanistica ha prodotto diversi

tipi di piani alle diverse scale, dapprima relativi all’espansione parziale o alla riforma interna di una città,

successivamente all’intera trasformazione della città (piani generali), per affrontare poi le problematiche

del territorio più vasto (piani territoriali). Dalla nascita dell’urbanistica moderna ad oggi le modalità

tecniche e le forme giuridiche dei piani sono molto cambiate, anche in funzione dell’ordinamento giuridico

di ogni Paese, ma il piano è stato sempre confermato come uno strumento utile e indispensabile per

affrontare il futuro di una città. Anche quando in alcune fasi della vicenda urbana il piano è stato messo in

discussione, ciò non ha riguardato il piano in quanto strumento, ma una certa tipologia di piano, una sua

forma giuridica che non appariva adatta per affrontare le problematiche del momento.

Il secondo strumento fondamentale riguarda la modalità per attuare le previsioni del piano. Mentre la

parte privata delle previsioni è normalmente affidata all’iniziativa privata (e risponde quindi alle regole

dell’economia, pur sottostando a quelle dell’urbanistica), la parte pubblica (la rete stradale innanzitutto, lo

spazio pubblico in generale, le attrezzature e gli edifici pubblici. Il piano è dunque lo strumento essenziale

dell’urbanistica moderna, anche se vi erano forme di pianificazione precedenti all’urbanesimo, legate a

particolari necessità delle città.

Il piano di Friedrichstadt, Berlino (1789)

È il caso di Berlino, capitale della Prussia, dove il re Federico I Hoenzollern avvia all’inizio del XVIII secolo la

realizzazione di un nuovo asse stradale a sud-ovest della città di Coelln (che con l’adiacente Berlin formava

il nucleo originario della futura Berlino), la Friedrich Strasse. Un asse che termina con una piazza rotonda

(Belle Aliance Platz), mentre le sue due trasversali ortogonali terminano in altrettante piazze: la Unter den

Linden nella quadrata Pariser Platz (la porta di Brandeburgo) e la Leipziger nell’ottagonale Leipziger Platz

(oggi Posdamer Platz). Si tratta di un vero e proprio piano urbanistico per una nuova città (Friedrichstadt),

completato dal successore Federico Guglielmo I e dal Federico II “il Grande”, il re illuminista.

Regent Street, Londra (1811-1825)

Tuttavia il primo piano urbanistico moderno o comunque il primo vasto intervento urbanistico su una città

in crescita sotto la spinta della rivoluzione industriale, è considerato quello di Regent Street di Londra, così

4

chiamato perché realizzato sui terreni prevalentemente di proprietà del Principe Reggente (il futuro Giorgio

IV) situati a Ovest del centro della città, tra il quartiere popolare di Soho e la ricca zona del West End, già

abitata dalla borghesia.

L’intervento progettato e realizzato da John Nash dal 1811 al 1825, sia per la parte urbanistica che per

quella architettonica (quest’ultima in forme neoclassica), era finalizzato a valorizzare i terreni della Corona

e a creare un nuovo quartiere per la borghesia, oltre che a riorganizzare l’intera area urbana dove erano già

presenti numerosi edifici pubblici. Il nuovo asse stradale parte da Piccadilly Circus e sale verso Nord termina

nel nuovo spettacolare parco di Regent’s Park, uno dei cinque royal parks di Londra, ad esso raccordato

dalle nuove tipologie residenziali dedicate alla borghesia (le terraces houses); esso riguarda quindi una

parte di città parzialmente già costruita; nel suo tracciato incontra numerose strade orientate est-ovest, tra

cui l’importante New Road (Oxford Street) o la contemporanea Marylebone Road che attraversava un

nuovo quartiere realizzato sempre sulla proprietà della Corona.

Central Park, New York (1851)

Lo sviluppo di New York sull’isola di Manhattan avviene sulla base di un piano del 1811 (Commissioners’

Plan), una griglia ortogonale fatta da 12 Avenues (nord-sud) larghe 30 metri e da 155 Street (est-ovest)

larghe 20 metri, che interessa i 4.600 ha dell’isola ulteriori rispetto alla piccola parte della punta

meridionale (Lower Manhattan) dove si era insediata la colonia olandese originaria, chiusa a Nord

dall’attuale Wall Street. L’unica strada che non appartiene alla griglia è Broadway, un antico sentiero

indiano con un tracciato irregolare in direzione sud-nord. Nella griglia del piano non sono individuati

parchi o spazi pubblici, ma i lotti sono tutti edificabili per blocchi, secondo regole che dipendono anche

dall’altezza dei futuri edifici.

Sin dagli anni ‘40, man mano che gli isolati venivano costruiti, si pone il problema di creare un parco nel

centro della griglia. La decisione è presa nel 1851 e, dopo un concorso, il progetto è stato affidato a

Friedrick Law Olmsted (il più importante progettista di parchi americano) e a Calvert Vaux, un architetto

inglese. Per realizzare il parco vengono stanziati 5 milioni di dollari, acquisiti 330 ha e piantati oltre 5 milioni

di alberi e sloggiati migliaia di abitanti poveri, insediati nell’area in condizioni precarie. Il parco viene aperto

nel 1856 e i suoi riferimenti urbanistici sono il Bois de Boulogne di Parigi e Hyde Park di Londra.

LEZIONE 2: TERREMOTI E RICOSTRUZIONE: L’ESPERIENZA ITALIANA DAL TERREMOTO DI ANCONA DEL

1972 A QUELLO DEL CENTRO ITALIA

Il rischio sismico in Italia

Il territorio italiano è esposto al rischio sismico a causa della particolare situazione geodinamica che lo

caratterizza → convergenza placca euroasiatica con la placca africana.

Il patrimonio edilizio esposto ad elevata vulnerabilità sismica, perché si tratta di un patrimonio in muratura

portante è costruito prima del 1980 ( anno in cui sono entrate in vigore le attuali norme per le costruzioni

antisismiche).

Gli edifici a rischio sismico sono 975000, pari al 8% degli edifici esistenti. intervenire sulla riduzione ai

sismica vuol dire agire sulla vulnerabilità sismica e cioè sulla predisposizione all'esposizione del rischio:

ristrutturando tutti gli edifici soggetti a rischio. Un impegno che comporta un grandissimo sforzo di costi.

Le uniche zone dove non vi è presenza di sismi sono la Sardegna e la zona del salento.

5

La ricostruzione post terremoto

La ricostruzione dopo un terremoto è stata condotta in Italia senza forma specifica di pianificazione, con

l'eccezione del terremoto di Ancona e Bassa Emilia.

Il ruolo della pianificazione territoriale ( ha scala più ampia) può essere nel processo di ricostruzione molto

più importante di quanto valutato dalla politica e tecnica ma è indispensabile per ridurre i disagi della

popolazione nelle fasi di emergenza post-terremoto.

I terremoti sopra il quinto grado della scala sono considerati pericolosi. I terremoti non sono tutti uguali tra

loro e dipendono da diversi fattori:

• intensità del terremoto, cioè dell'energia sprigionata (misurata come magnitudo scala Richter);

• dalla natura dei luoghi e dalla geologia delle aree colpite;

• dalle caratteristiche e dalla consistenza del patrimonio edilizio.

I principali terremoti degli ultimi 50 anni

1. 1972 Ancona: 11 mesi di scosse, abbandono centro storico;

2. 1976 Friuli; 48 comuni, 989 vittime;

3. 1980 Irpinia e Basilicata: 687 comuni, 2914 vittime;

4. 1997 Umbria marche: 76 comuni nella provincia di AN, MC, PG.

5. 2009 L'Aquila: 57 comuni, 309 vittime;

6. 2012 bassa Emiliana: 20 comuni, 27 vittime;

7. 2016 centro Italia: 62 comuni ( 3 completamente distrutti), 294 vittime.

Ancona 1972

Il terremoto avviene mentre la città sta predisponendo un nuovo piano urbanistico (PRG 1972) con il

decentramento della città verso la Baraccola e la realizzazione della “terza ancona”. La ricostruzione post-

terremoto non è accompagnata da una specifica pianificazione ma da una normale pianificazione

urbanistica, Realmente coincidente con i tempi dell'emergenza e della ricostruzione.

L'accelerazione della costruzione dei nuovi quartieri ha favorito la ricostruzione, offrendo una prospettiva

agli abitanti del centro storico inabitabile.

Emergenza è stata risolta, oltre che con le consuete sistemazioni temporanee (tende, ecc…), utilizzando il

patrimonio edilizio extraurbano (le frazioni), più facilmente riparabile e accessibile.

La ricostruzione del centro storico è frutto di un “ progetto unitario” la cui realizzazione è stata attuata in

tempi contenuti (10 anni) tenendo conto delle sue dimensioni, grazie alle disponibilità degli immobili e

degli ingenti finanziamenti.

In questo caso la pianificazione ha svolto un ruolo importante, anche se casuale essendo già stata

programmata indipendentemente dal terremoto.

Friuli 1976

La ricostruzione del terremoto del Friuli e quello di Umbria Marche p

Anteprima
Vedrai una selezione di 12 pagine su 55
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 1 Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 2
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 6
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 11
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 16
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 21
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 26
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 31
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 36
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 41
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 46
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti completi Tecnica Urbanistica Pag. 51
1 su 55
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.mura1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Marinelli Alberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community