MATTIA FILOSA
La diffusione del materiale presso altri è punibile legalmente. 15/10/2018
Libro di testo: Pierluigi De Vecchi-Elda Cerchiari, Arte nel tempo.
L’immagine ha un testo è stata costruita; noi viviamo in un mondo in cui le immagini hanno un’importanza
enorme.
Immagine del 1422 mostra che tutte le immagini sono frutto di una costruzione, possono avere un valore di
rivelazione di quello che è il nostro presente. È fondamentale guardare le immagini, il pittore non vuole
necessariamente mandare un messaggio (collegamento con la pubblicità). Dobbiamo avere un
atteggiamento semplice di fronte all’opera.
Masaccio, uno dei più grandi pittori rinascimentali, nasce a San Giovanni Valdarno nel 1401, si forma a
Firenze, la sua biografia è poco conosciuta, anche le botteghe che frequenta. Tra il 1417-21 Masaccio va a
Firenze che lavora in una città tra le più grandi in Europa, sia a livello culturale-economico; nel giro di pochi
anni Masaccio esegue dei capolavori nel giro di pochi anni, lui muore nel 1428 a Roma (attività intensa negli
anni ’20 quindi). La sua prima opera è “Trittico di San Giovenale” per la Chiesa di San Giovenale è del 1422,
dovrebbe essere la sua prima opera, ma non abbiamo delle fonti certe, viene attribuita a lui perché in
quegli anni non c’era nessuno in grado di fare un dipinto del genere (anche qui c’è un atteggiamento di
scetticismo). Sempre di questa fase iniziale lui fa “La madonna con il bambino e Sant’Anna” fatta in
collaborazione con Masolino (rapporto importante con il pittore), pittore fiorentino che nasce nel 1383, ha
un rapporto di allievo-maestro con Masaccio →nel 1424 Masaccio lavora a questi affreschi della cappella
Brancacci su commissione (affidata a Masolino). Masaccio non lavora come aiuto, ma come pari di
Masolino, cosa non da poco per un pittore giovane. Il cantiere di affreschi ha un percorso accidentato
perché Masolino ad un certo punto abbandona l’Italia per delle commissioni in Ungheria, nel frattempo
Masaccio continua la cappella. Questo ciclo di affreschi non viene portato a termine, il committente viene
esiliato per motivi politici agli inizi degli anni ’30, terminati poi da Lippi negli anni ’80. Masaccio esegue altre
opere, nel 1426, “La trinità” che si trova in Santa Maria Novella, affresco con una storia complicata, viene
realizzato nel 1427 era visibile fino al 1570 finché Giorgio Vasari non gli addossa un altare. È stato
riscoperto nell’800 dietro all’altare, viene staccato dal muro e collocato in un’altra parte della chiesa. Nel
1951 vengono fatte delle ricerche e viene riscoperto.
Nel 1426 Masaccio fa un polittico, una serie di tavole legate tra loro, inserite in un’intelaiatura. “Il trittico di
Santa Maria Maggiore” visibile sia di fronte sia di retro fatto nel 1428 da Masolino e Masaccio a Roma, non
riuscendo a portarlo a termine fa solo un’anta con San Giovanni Battista e San Girolamo. L’opera di Vasari
divisa in 3: una dedicata al ‘300, una al ‘400 e una alla sua epoca. Secondo Vasari uno degli elementi di
accelerazione è data dall’opera di Masaccio. Il confronto tra Masaccio e Masolino per la cacciata dall’Eden:
due pittori che lavorano assieme, ma molto diversi, simili a livello di tema, lo stesso e lo affrontano anche
raffigurando la nudità dell’uomo e della donna, lavorano partendo dagli stessi elementi. Masaccio inserisce
i due protagonisti in uno spazio dove circolano una luminosità massima, elemento decisivo per articolare
l’immagine, distribuisce un pigmento scuro per allungare le ombre, con un senso di atmosfera circolare
→funzione importante delle ombre, senso eccezionale di Masaccio in uno spazio che si configura come una
specie di ampiezza. Masolino. 23/10/2018
Masolino lavora sulla base degli artisti che lo avevano preceduto dall’inizio del secolo agli anni ’20:
Brunelleschi, Ghiberti, Donatello, ecc. →rapporto costruttivo per maturare e realizzare quelle pitture. Uno
degli elementi centrali della sua pittura: le figure sono rappresentate all’interno dello spazio. Uno dei suoi
essenziali punti di riferimento è Brunelleschi (Tavoletta prospettica). Rappresentato il Battistero guardando
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di fronte, stabilisce un rapporto tra ciò che viene dipinto e l’occhio vede, parte dall’idea di essere più fedele
all’occhio dell’osservatore. Anche gli scultori si preoccupano dello spazio, Donatello per esempio assicura
importanza alla rappresentazione dello sfondo (dell’ambiente) lo fa rappresentando in primo piano la
Battaglia, dando rilievo ad uno sperone roccioso e un edificio (entrambi ai lati) →sono le quinte, lo spingersi
in profondità della scena. Inoltre, sul fondo è intervenuto abbassando i valori di rilievo andando a lavorare
le incisure, per raffigurare gli alberi, valori di ampiezza, se vediamo il rilievo dal vivo abbiamo un senso
visivo di apertura di uno spazio. Questo rilievo avviene prima dei lavori di Masaccio, che si ispirerà a
Brunelleschi. Un altro esempio di Donatello un rilievo degli anni ’20 dove si nota il lavoro sullo spazio, figure
integrate nello spazio.
Masaccio condiziona quello che viene dopo di lui, un pittore importante è Veneziano. La rappresentazione
dello spazio anche nella rappresentazione di San Pietro in una via fiorentina, sembra una marcia lenta, ma
implacabile, Masaccio è stupefacente nel riprodurre l’andamento del passo, a suggerire la marcia, il
percorso, grazie allo spazio concreto in cui si cammina. Queste figure emanano un senso di solidità, figura
di Pietro che emana una forza fisica, morale, allude al sentimento che lo guida nel suo andare, questi
aspetti Masaccio la riprende dai suoi predecessori. Prendendo in esame il San Giorgio di Donatello ha i piedi
impostati sul terreno, la statua dà un’idea di spazio che si apre, l’effetto è prodigioso. Questo santo si eleva
in alto, solidità di ordine emotivo, percepiamo un senso di forza. Donatello anche nella raffigurazione degli
occhi crea un messaggio, uno sguardo emotivo.
Rapporto molto creativo tra Masaccio e i suoi simili, non se ne appropria delle tecniche, bensì riconosce
nelle opere dei suoi predecessori le riconosce proprie. Masaccio aveva l’apertura emotiva di comprendere
le istanze dei suoi predecessori, utilizzando come elemento per crescere come pittore, capacità umana di
essere aperti e sensibili. Il rapporto tra Donatello e Masaccio è di derivazione, restando sulle stesse
coordinate. Il San Giovanni del 1415, un capolavoro di Donatello, figura a sé, statica perfettamente
raggiunta, si tratta di un alto complesso, da una parte la dimensione fisica dell’uomo, figura stabile, e c’è
una statica naturale che garantisce la stabilità. Il senso di equilibrio è anche una qualità del suo animo, è
forte, c’è una forza di esistere da dentro di lui, senso di serietà, sguardo di un uomo. San Pietro di Masaccio
sulle spalle è simile alla statua di Donatello, per l’arcata delle spalle, c’è un senso di statica, che fa della
figura umana, qualcosa di vivente, profilo simile alla cupola di Santa Maria del Fiore, fatta da Brunelleschi e
finita negli anni’30. Figura monumentale che richiama il profilo della cupola, a dimostrazione del fatto che
Donatello, che concepisce la figura del corpo come una struttura architettonica regolare.
Lorenzo Ghiberti, San Matteo, statua collocata all’esterno all’interno di una nicchia, questo santo è stato
eseguito tra gli anni’10 e gli anni’20, opera guardata bene da Masaccio, perché c’è un senso di
bilanciamento della figura, senso di rotazione della figura sull’asse centrale dell’altezza del corpo,
movimento di torsione che sembra accompagnato dall’estendersi delle braccia, il Santo sta indicando il
libro che ha aperto guardandoci con gli occhi, ci sta chiamando in causa. Capacità degli artisti sul lavorare
sul corpo umano con sensibilità sulla dinamica interna del corpo, Masaccio la recupera nell’affresco della
Cappella Brancacci, con Gesù che si espande verso gli apostoli, espansione delle braccia, gioco di anatomia.
La statua era legata alla nicchia, il suo ambiente originario, quando la estraiamo le togliamo valore. La
nicchia è una specie di scatola all’interno della quale la statua emerge, l’ombra si addensa.
Masaccio è particolarmente abile nella rappresentazione del nudo, nella Cappella Brancacci, nella
rappresentazione di San Pietro che battezza, evoca una corporeità massiccia, riprendendo Ghiberti nel
sacrifico di Isacco (1401), nella figura di Isacco si evidenzia uno studio della natura, uno studio dell’antico,
ritroviamo infatti un busto del II secolo a.c. ideale di prestanza fisica che veicolano con le loro opere con il
confronto con la statuaria classica. Recuperano l’antico perché danno dei suggerimenti, questi artisti
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vogliono celebrare la qualità del corpo visto come un’architettura vivente, che la dimensione dell’essere
vivi è un bene, recuperano l’antichità è perché sono talmente intelligenti perché recuperano ciò che
vogliono →avanguardia che si afferma, una pittura straordinaria, perché è una cultura non bigotta, sono
capaci i pittori di guardarsi attorno. Masaccio nella camminata di San Pietro raffigura una persona malata
riproduce l’essere tragico anche nel volto, tratti irregolari, bocca senza denti, ricerca a 360°, Masaccio
evoca lo zuccone, l’abacuc di Donatello, c’è un’intensità nella rappresentazione di fisionomia umana,
questa stata è un prodigio, una statua talmente riuscita, esperienza diretta, tutto il corpo pervaso dalla
forza del suo spirito, sembra un uomo vivo, forza che si irradia sullo spessore della sua pelle. Masaccio
riprende la statua di Donatello per dare la forza umana alla sua figura. Gli estremi della drammaticità
l’abbiamo nella statua di legno di Donatello, intervenendo nella lavorazione del legno, statua degli anni’60
per rappresentare Santa Maria Maddalena
(https://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_penitente_(Donatello)) , i capelli si confondono con la veste, la
struttura interna dello scheletro traspare, viene evocato qualcosa che sembra vicina alla morte, emerge per
contrasto questo sentore di luminosità che emerge dall’interno → la santità, la scultura funziona così:
raffigurando l’aspetto esteriore traspare l’aspetto esterno. Masaccio parte da Donatello. Il San Giorgio si
collega al David di Donatello. Bassorilievo di Donatello, lui lavorò anche a Padova per l’altare della chiesa di
Sant’Antonio, in questo bassorilievo evoca l’apice di intensità dell’animo umano, la scultura traspare
sentimento, non abbiamo più la percezione della materialità sorda, rappresentazione del sentimento
tragico, Donatello si collega a Masaccio con la cacciata dal paradiso, per le figure urlanti, schegge di ombra
folta, che scandiscono l’andamento degli occhi per esempio. Due tecniche diverse, ma in entrambi i casi
sono molto simili visivamente, le figure nel bassorilievo sfruttano la luminosità.
Lorenzo Ghiberti è precedente a Masaccio, del 1378, muore dopo Masaccio nel 1455, è un orefice e lavora
anche il metallo, parte dalla modellazione con la creta e poi vengono tradotti in metallo, Ghiberti è legato
all’esecuzione delle due porte del Battistero, una venne realizzata all’inizio del’300 da Andrea Pisano. I
committenti dopo avergli commissionato la porta nord, gli affidano la porta del paradiso. 1401 concorso
per la porta del Battistero, nel 1403 firma il contratto e la finisce negli anni’20.
La seconda porta nel 1425 firma il contratto e la porta finisce nel 1452, con queste due porte Ghiberti copre
la prima metà del secolo. 29/10/2018
Ghiberti è autore delle porte del battistero di Firenze, la terza fu commissionata tra il 1320-1330 da Andrea
Pisano, il progetto di dotare il battistero fu ripreso alla fine del ‘300 quando fu vinto con Ghiberti che
esegue la porta nel primo quarto del secolo. I primi 25 anni del secolo rimandano a questa prima porta
fatta da Ghiberti, così gli fu commissionata la terza, quella detta del Paradiso (secondo quarto del’400),
quando fu terminata la seconda delle due porte di Ghiberti, la prima che dava sul Duomo viene spostata
sulla parte laterale. Ghiberti e i suoi committenti per la prima volta pensano di usare quella di Andrea
Pisano come modello, per esempio nel riquadro. Differenza forte di iconografia, mentre Andrea Pisano
aveva raffigurato San Giovanni, Ghiberti doveva raffigurare scene del nuovo testamento e dei padri della
chiesa. La cornice entro la quale Ghiberti lavora per raffigurare uno specifico episodio della Bibbia, da una
parte l’adorazione dei Pastori, dall’altra quella dei re Magi. Ghiberti in alcuni casi si trova nel problema di
come far entrare nella cornice i personaggi mantenendo la leggibilità dell’immagine. Diversi problemi per
Ghiberti, che li affronta così: raffigura due momenti diversi della storia, da una parte il colloquio animato,
importanti anche i gesti, sulla duplicità dei momenti: la sacra famiglia e i pastori colti nell’atto dinamico.
Nell’adorazione dei magi, implica anche il problema del corteo che segue i re, così Ghiberti adotta un
sistema intelligente di impostazione della scena, da una parte c’è la sacra famiglia alle spalle di un
complesso architettonico che si allarga, senso di apertura, in primo piano ci sono le figure principali, con
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uno dei magi inginocchiato in adorazione, alle spalle dei magi inserisce un gruppo di figure, che
suggeriscono la situazione di un affollamento, con questo gioco riesce ad evocare la dimensione del corteo,
della fastosità orientale del corteo. Inoltre, c’è anche l’instaurarsi di una modalità di composizione, raffigura
dei colloqui in cui le figure si guardano negli occhi, importante perché grazie a questa dinamica allude al
contesto spaziale.
La cacciata dei mercanti dal tempio, il problema di raffigurare una scena dinamica, una scena violenta, in
cui una folla di mercanti viene con grande energia costretta a uscire dal tempio. Innanzitutto, recupera
un’idea; raffigura un portico, che da l’idea di spazio aperto, due portici uno a pianta rettangolare e uno
dietro circolare, Ghiberti raffigura Cristo in primo piano che scaglia la frusta; le figure sono mercanti per
vari elementi che compaiono. Tutto è funzionalizzato, Ghiberti nella flagellazione di Cristo usa la simmetria,
evoca lo sforzo, la forza dei flagellatori, c’è una dinamicità incredibile. Cristo, una delle sue raffigurazioni più
riuscite, immolandosi e sacrificandosi, Ghiberti così facendo evoca la personalità di Cristo, c’è una specie “di
perdono assoluto”; rappresentazione dell’interiorità. Dal punto di vista visivo, nel portico c’è uno schema
quadrato, mentre nelle figure ci sono anche delle cadenze, inserite secondo un principio diverso nella
struttura, richiamando la cornice della formella formata dall’intersezione della figura quadrangolare con le
anse →studio fortissimo. Ghiberti è sottovalutato, perché è sia un personaggio di avanguardia sia un
personaggio con un piede nel passato (tardo-gotico); Leonardo da Vinci riprende Ghiberti, lo recupera nella
sua pittura, nel suo modo di fare. Ghiberti vuole riprodurre delle scene in spazi diversi rispetto alla prima
porta, ha la possibilità di aprire l’immagine, per esempio raffigura tutta la storia di Caino e Abele in
un’immagine. La scena è rappresentata all’aperto, in un ambiente tropicalizzato, sono le scene di Giuseppe,
Ghiberti interviene per la raffigurazione delle architetture evocando con esse l’espansione di una struttura.
Nella prima porta ha poche possibilità, nella seconda invece ha più mano libera, elabora, l’eccezionale
impegno che lui mette negli accessori che fanno parte della struttura dell’opera. Nella rappresentazione
femminile, rappresenta la tenerezza dei gesti, riprende Donatello, Masaccio; Ghiberti è più armonico, ha un
atteggiamento ricettivo, Donatello è più nervoso. 30/10/2018
La bottega di Ghiberti era formata anche dai suoi aiutanti, si formano presso di lui grandi scultori ad
esempio Donatello dal 1404 al 1407 come aiutante, aspetto di collaborazione, di rapporto diretto tra
scultori che beneficiano di questo tipo di relazione influenzandosi l’un con l’altro. Fluidità della situazione,
la bottega di Ghiberti ha importanza, lui lavora il bronzo, dalla lavorazione della creta si ricavano alcune
conseguenze, una delle sue caratteristiche è la straordinaria morbidezza, fondamentale il rapporto con la
materia, lavorazione di un materiale morbido, la figura finale mantiene la morbidezza. In tutto questo
converge la componente realistica dell’immagine, delle figure, tutto ciò sembra derivare dall’utilizzo di
questa tecnica. Formella del 1407, non si sa chi la eseguì, forse Ghiberti, Brunelleschi o Donatello.
Formella con un Donatello giovane, nella bottega del
Ghiberti(https://www.google.it/imgres?imgurl=https%3A%2F%2Fupload.wikimedia.org%2Fwikipedia%2Fco
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