APPUNTI COMPLETI DI STORIA DELL’ARCHITETTURA
UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI TORINO
Prof. ENRICO LUSSO
INTRODUZIONE ALLA MATERIA E DESCRIZIONE DEI PRINCIPALI METODI
COSTRUTTIVI
La storia dell’architettura si occupa fondamentalmente di problemi tecnici. L’architettura e’
tale perche’ prima di tutto ci sono dei problemi di natura costruttiva, edilizia, tecnica, e tutto
ciò l’avevano già capito i romani. L’architetto Vitruvio (I secolo a.c.) scrisse infatti il trattato
" De Architectura" in dieci libri. Al tempo la figura dell’architetto si avvicinava anche molto a
quella dell’ingegnere. Per Vitruvio ci sono tre principi alla base dell’architettura che devono
essere rispettati:
- firmitas (stabilita’)
- utilitas (utilità)
- venustas (bellezza)
Non si parla di masse chiaroscurali: un'architettura é tale se é stabile (se regge) e utile
(ossia commisurata alle esigenze per cui viene costruita). Questo mostra la distanza tra arte
e architettura, in quanto nell’arte non esistono i suddetti principi (stabilità e utilità).
L’architettura é lo spazio funzionale circoscritto dalla struttura che noi vediamo (l’involucro
esterno), la quale ha una funzione strutturale. Parlare di architettura comporta quindi parlare
inevitabilmente e simultaneamente di involucro e spazio interno(é quest’ultimo a determinare
l’architettura). Ciò che muove la costruzione dell’architettura è la funzione. Ovviamente
anche l’architettura può avere dei valori artistici, ma essi sono solo aggiunti/sovrapposti alla
natura intrinseca dell’architettura.
Cos'è la storia dell’architettura? Perché essa muta con il passare del tempo? (non si parla di
stile). La storia dell'architettura é la disciplina che individua e studia i cambiamenti formali
che intervengono nell’architettura e che dipendono da maggiori/minori capacità di
organizzare la struttura costruita dell'edificio. Le tecniche costruttive e i materiali hanno un
ruolo assolutamente determinante nel definire la struttura resistente e nelle possibilità
spaziali interne dell’edificio. Oggi costruendo un edificio in acciaio ci si può permettere degli
spazi liberi da pilastri, cosa che fino a pochi secoli fa non era possibile. Tutte le scelte legate
alla costruzione di un edificio(costi, tecnologie, materiali) sono quelle che determinano gli
“stili”, ossia le varie forme/maniere di costruire. Il fine dell’architettura e’ sempre lo stesso:
definire uno spazio. L’uomo a un certo punto della storia decide di costruire delle sorte di
caverne artificiali, ossia degli edifici per poterci vivere dentro---> l’architettura risponde quindi
al primo bisogno umano: vivere. Poi l'architettura evolve: si cercherà di ottenere il massimo
risultato con la minima spesa, ottimizzando la capacità tecnologica di ogni periodo storico.
Differenze tra arte e architettura:
- rapporto che vi e’ fra artista-opera d’arte, e fra architetto-edificio. L’artista, qualunque
sia la sua specialità, prende il mano il suo strumento e scolpisce, dipinge, ecc....
L’architetto invece non si tira su le maniche, ma una volta creato il progetto lo lascia
eseguire. Nell’arte quindi vi e’ un rapporto diretto tra artista e prodotto. Tra architetto
ed edificio vi sono invece le maestranze che costruiscono fisicamente l’architettura.
Nel caso in cui un’opera d’arte non sia eseguita bene, la colpa ricade interamente
sull’artista. Se invece e’ un edificio a crollare dopo poco tempo, il discorso e’ più
complicato. Infatti spesso le maestranze non sono in grado di costruire come
richiesto dall’architetto. Questo spiega perché anche in presenza di un
progetto/modello architettonico, la realizzazione e’ poi caratterizzata da forme
diverse, proprio a causa dell’interferenza delle maestranze.
- l’architettura consuma/sottrae spazio, in maniera molto superiore a qualsiasi opera
d’arte
- l’uomo tende a vivere con i propri simili, dunque l’architettura crea un contesto per
attrazione: da un singolo edificio si sviluppa poi la città--->crescita di agglomerati
insediativi. All’interno della città gli edifici non sono solo funzionali, alcuni servono
anche come luoghi pubblici. Tutto ciò distingue esplicitamente l’architettura dalla
produzione artistica.
Punto di contatto tra architettura e arte: il valore principale che viene trasmesso da entrambe
e’ di tipo simbolico. Entra anche in gioco il committente, cioè chi paga e vuole l’architettura.
Nel momento in cui commissiono qualcosa all’architetto, mi aspetto che il risultato finale mi
rappresenti, che sia testimonianza che l’ho voluto io (e qui si inseriscono lo status sociale del
committente, la sua religione, ecc). Dunque l’architettura assume questo valore che si
riferisce ad un certo tipo di committenza.
La storia dell'architettura utilizza due tipi di fonti:
- storiche (si studiano i documenti polverosi)
- architettura stessa(si osservano edifici ancora intatti)
Tra il X e il XVIII secolo i materiali utilizzati non variano molto (mattoni, pietra,ecc.), così
come i modi di costruire. Cambiano peró alcuni dettagli che permettono di realizzare degli
spazi più grandi,articolati e funzionali.
METODI DI COSTRUZIONE
- Sistema trilitico (basato sull'utilizzo di 3 pietre):caratterizzato dal “telaio”:due elementi
verticali=piedritti; un elemento orizzontale=architrave. Sistema più arcaico ideato
dall’uomo per codificare. Esempi: Stonehenge. La pietra ha due difetti:pesa ed e’
poco elastica, dunque se viene sollecitata si spezza. E’ poco incline a sopportare dei
carichi, e questo porta al fatto che questo sistema funzioni ma fino a un certo limite,
intrinseco alla struttura stessa, oltre il quale l’architrave si spezza.Questo limite può
anche essere interno, e si situa nel momento in cui l’architrave e’ troppo pesante per
se stessa e quindi crolla. Lo stesso sistema viene impiegato anche nei templi, dove
l’architrave prende il nome di trabeazione e la distanza tra le colonne si chiama
intercolumnio. Quando quest’ultimo e’ troppo grande, l’architrave crolla. L’architrave
ha un peso che viene scaricato sui due piedritti. Per riassumere, esiste un
intercolumnio massimo oltre il quale non posso andare per non far crollare l’edificio.
Questo sistema viene superato nell'età ellenistica/romana con un nuovo sistema,
quello dell’arco.
- Sistema dell’arco . Da il via all’architettura moderna, e va avanti dal XII secolo fino al
XX. L’arco e’ formato da conci. Per costruirlo devo munirmi di centine(strutture in
legno) che servono da scheletro. Su di esse appoggio i conci. Quello fondamentale
e’ quello centrale, detto concio di chiave, che rende saldo l’attrito tra tutti gli altri. I
due elementi verticali sono i piedritti, i quali possono essere scomposti in pezzi più
piccoli. Il punto in cui terminano i piedritti e inizia l’arco si chiama piano d’imposta;
questo normalmente e’ segnato dalla presenza di capitelli. Il capitello sporge sempre
rispetto ai piedritti, perché su di esso viene poggiata la centina, ed e’ un elemento
architettonico. L’arco ha 3 facce: mostra o ghiera dell'arco; quella che si vede da
sotto(intradosso) e quella che i vedrebbe guardando dall’alto(estradosso). Il primo
tratto di arco compreso in un angolo ideale di 35 gradi e’ detto rene o spalla dell’arco,
ed è il punto più stabile dell’arco stesso. La luce e’ lo spazio ricoperto a terra
dall’arco. La corda dell’arco e’ la distanza tra i due punti di appoggio(imposte). La
distanza tra la mezzeria della corda e l’intradosso dell’arco si chiama freccia. Questi
due elementi definiscono geometricamente la forma dell’arco. Se la corda vale 1 e la
freccia ½, si tratta di un arco a tutto sesto, poiché la corda sarebbe il diametro e la
freccia il raggio di un’ipotetica circonferenza. Quando la freccia e’ maggiore di ½ si
tratta di un arco a sesto acuto, quando la freccia e’ minore di ½ si tratta di un arco a
sesto ribassato. L’arco risolve alcuni dei problemi, ma ha al suo interno la ragione
stessa del suo potenziale crollo. La forza nell’arco non e’ di trazione ma di
compressione, ed e’ quella che mette in crisi il sistema. Alla lunga la forza che spinge
in senso orizzontale provoca il crollo dell’arco e il ribaltamento dei piedritti. Una prima
soluzione sarebbe quella di opporre alla forza di trazione una forza uguale e
contraria. La seconda consiste nel costruire attorno all’arco una muratura spessa in
modo da aumentare la componente verticale e riducendo quella orizzontale. L’arco
per definizione e’ una struttura bidimensionale, ma nella realtà qualunque arco e’
tridimensionale--->volta
- Sistema della volta. Ha come punto di partenza il sistema
dell’arco(bidimensionale):traslo l’arco orizzontalmente creando un semi
cilindro,formato da infiniti archi tutti identici fra loro. La più utilizzata e’ quella a botte.
Esiste anche la volta a crociera, che nasce dall’intersezione di piu’ volte, nello
specifico di due volte a botte.La volta a crociera poggia su 4 piedritti, dunque la forza
di trazione in essi e’ amplificata; crea quindi dei problemi maggiori. Ci sono anche
altri tipi di volte(esempio a padiglione)
- Sistema della cupola . Cupola: rotazione dell’arco su un asse verticale, creando una
semisfera. ARCHITETTURA ROMANICA
Architettura romanica : produzione architettonica dagli ultimi decenni del X secolo (età
ottoniana) fino agli anni '40 del XII secolo, durante il quale si sviluppa poi l’architettura
gotica.
Storia romana : dopo il crollo dell'Impero Romano d’Occidente (476 d.c.) si apre un periodo di
scorrerie dei cosiddetti barbari, popolazioni nobili che vivevano nelle steppe dell’Asia
centrale. Esse erano state spinte da altre fino all’Occidente a invadere parte del territorio dei
Romani.
Cardini della cultura romana : stretto rapporto che si viene a creare con le città (cultura
urbanocentrica. Le città nascono per ragioni ed esigenze economiche) + importanza del
mercato (il surplus della produzione veniva trasferito altrove)--->la città controllava i flussi del
mercato, poiché senza di esso la città stessa non poteva reggere. Prima delle città ogni
abitante era allo stesso tempo produttore e consumatore, e l’economia era legata
esclusivamente all’autosussistenza (forma economica autarchica); poi con l’introduzione del
mercato parte della società inizia a dedicarsi anche ad altro, ad esempio alla politica. I
Romani si spaventano per l’arrivo dei barbari perché essi non condividono questa
prospettiva urbanocentrica, ma al contrario sono nomadi, e dunque privano di valore la città.
Gradualmente però queste popolazioni diventano egemoni. Successivamente il mercato va
in crisi a causa della mancanza di materie prime (causata a sua volta dalla mancata
manutenzione delle strade); di conseguenza gli abitanti abbandonano i centri urbani poiché
non c'è più la possibilità di procurarsi di che vivere (=ritorno alle campagne). Si creano
piccoli insediamenti, spesso composti da poche decine di persone, dove ciò che si produce
viene consumato; il surplus e’ quasi inesistente. Sant’Ambrogio, vescovo di Milano alla fine
del V secolo, scrisse che affacciandosi dall’episcopio vedeva solamente ‘cadaveri di città e
di una moltitudine di insediamenti senza alcuna forza’, ovvero la morte graduale delle citta’ e
il progressivo nascere di piccoli insediamenti. Si registra poi un’inversione di tendenza: la
demografia in occidente torna ad aumentare nelle zone urbane e di conseguenza tornano a
fiorire dei mercati locali (si ritorna ad un equilibrio). L’architettura in questo scenario
interviene come elemento naturale, soprattutto spinta dal fatto che ci sia la necessità per
ogni comunità di avere un edificio di culto--->non per niente gran parte dell’architettura di
questo periodo è costituita da chiese in muratura. Uno storiografo del tempo, Rodolfo il
Glabro, dice che l’Europa che ha sotto gli occhi e’ un manto di “candidi edifici”=chiese. Per
costruire, bisogna averne le capacità. Nel momento in cui si sentì l’esigenza di costruire,
però, le capacità tecniche e progettuali in occidente non c’erano piu’. In questo periodo il
problema maggiore non era tanto costruire, ma farlo nell’ottica di un’architettura che avesse
un costo ragionevole. Alla fine del X secolo nascono delle problematiche:
Modello
--->ha a che fare con il progetto *
Tecnica
-
--> ha a che vedere con le maestranze: sono loro a costruire l’edificio
Materiali
-
--> hanno a che vedere con la produzione e il commercio
Avendo quasi smesso di costruire, nel panorama del X secolo i materiali sono più che
rari:non ci sono più cave, fornaci di mattoni, boschi per il legno… È necessario recuperare la
capacità per costruire un edificio in termini anche economicamente sostenibili, rispetto alle
aspettative della committenza. Conoscenze, competenze e materiali devono ottimizzare il
cantiere, anche a livello di costi.
*come faccio la chiesa? il punto di partenza e’ guardare com’era stata fatta l’ultima volta; in
questo caso, si guarda all’arte paleocristiana. Esempio: Basilica di San Pietro a Roma (anni
20-70 del quarto secolo). La chiesa ha due funzioni: memoriale (luogo destinato al culto alla
memoria del santo) e liturgica (dedicata alle celebrazioni religiose). E’ stata costruita quasi
totalmente con materiali di recupero.
Nelle chiese paleocristiane ci sono delle navate
, ossia dei corpi longitudinali (una centrale
più grande e ampia, quelle laterali più piccole. Normalmente si costruivano tre navate,
separate tradizionalmente da colonne). Nel caso di chiese a 5 navate (tipiche delle prime
chiese paleocristiane), nelle due più esterne erano collocati i non battezzati (=catecumeni),
che potevano assistere alla celebrazione fino all’offertorio. Vi erano delle vere e proprie
tende nell’ intercolumnio (
=spazio tra una colonna e l’altra) delle navate più esterne che
venivano chiuse a quel punto della celebrazione. Alla progressiva diminuzione dei
catecumeni, le navate più esterne sono state eliminate rimanendo solo tre. Quella centrale
fuoriusciva rispetto alle altre due, per costruire lungo le sue pareti laterali una fila di finestre
(= claristorio-
p
orta il chiaro) che illuminavano l’intero edificio. Vi era poi un corpo trasversale
alle navate, chiamato transetto
, elemento poco noto sia nell’architettura paleocristiana sia in
quella romanica, che tagliava il corpo longitudinale. Normalmente il transetto e’ alto come la
navata centrale. La navata centrale termina,oltre l’arco di trionfo, con il presbiterio (
area
della chiesa destinata all'officiante, fino al Medioevo inaccessibile ai fedeli). Dietro
quest’ultimo l’ abside
, che poteva essere presente o meno, con base di semicerchio; essa
non coincideva con il presbiterio ma ne era parte, ed era sovrastata da una mezza cupola
(= catino absidale
). Sopra le colonne non vi erano più le architravi ma gli archi.
Nell’architettura paleocristiana guardando dall’esterno una chiesa si capisce abbastanza
chiaramente la sua struttura interna. Esempi:
- Chiesa di San Michele di Oleggio (Novara, primi anni dell’XI secolo)---> tre navate
con tre absidi (chiesa triabsidata), due corrispondono alle navate laterali e una a
quella centrale. La navata centrale e’ più alta delle laterali, presenta un timido
claristorio (finestre piccolissime per paura del crollo del muro in caso di aperture
troppo grosse) e ha una struttura lignea di copertura. Apparentemente, quindi, dal
punto di vista formale non ci sono differenze dal modello paleocristiano. Ciò che
cambia e’ com'è fatta al suo interno, e in particolare la qualità dell’architettura, che
mostra che il costruttore non era troppo competente. Un esempio di questo e’ che
non esistono elementi scultorei: le colonne non ci sono ma sono sostituite da pilastri
senza elementi intermedi. Su di essi poggiano direttamente le strutture del muro.
Quest’ultimo era stato realizzato interamente con materiali di recupero. Per questo
anche le navate laterali, come il claristorio, sono piccole,basse e buie, e riducono
così le dimensioni complessive dell’edificio.
Costruire i muri:
I muri generalmente erano costruiti con mattoni (laterizi di piccole dimensioni) a lisca di
pesce (un po’ in una direzione, un po’ nell’altra).
Tetti: formati da coppi (ravvicinati nel tetto alla Piemontese) sorretti da travi
Le tegole spezzate a seguito dei crolli erano utilizzate poi per costruire i muri. Non si
trovavano materiali di pregio--->si era interrotta la filiera produttiva e si faceva di necessità
virtù, nel senso che si costruiva in maniera incerta e con materiali incerti, con la paura che
gli edifici crollassero.
Il romanico origina l’architettura dell’Occidente, poiché segna un momento di riavvio.
Guardandolo da un punto di vista meccanicistico, e’ un tipo di architettura sperimentale che
si trasforma gradualmente in base al re
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