Semiotica II - Semestre II
Preappello e paper
Preappello scritto: 22 maggio
Appello orale: da definire
Paper: entro il 12/5 - individuali o a gruppi - cartaceo o no
Primi 10 capitoli manuale: per i frequentanti
Centralità del testo audiovisivo
Secondo Bettetini, il testo audiovisivo non è il semplice frutto dell'insieme dei segni che lo compongono, ma si ritrova in qualche modo a stimolare i nostri sensi, a stimolarci dal punto di vista sensibile. Questa prima mediazione coinvolge la nostra corporeità e la nostra sensibilità e ci coinvolge a 360 gradi.
Cos'è la semiotica?
La semiotica si occupa di come qualcosa acquisti senso per qualcuno. Senso: quella proprietà inerente a qualsiasi fenomeno a cui un qualsiasi soggetto assiste, ed essa è ciò che rende quel fenomeno comprensibile, spiegabile, interpretabile.
Campi di significazione
Da un lato abbiamo degli oggetti che si riferiscono ad un'esperienza diretta e naturale delle cose. Dall'altro abbiamo i materiali artificiali, costruiti appositamente con l'obiettivo di orientare il nostro stare al mondo - abbiamo qui tutti i dispositivi mediali.
Si considerano anche le condizioni della significazione: ci sono due ambiti che mi consentono di elaborare interpretazioni di quanto accade:
- Insieme delle conoscenze e di saperi di cui è ricco il mio bagaglio personale e che mi consente di compiere azioni
- Legato alle azioni che compio quando interpreto un fenomeno: quando accade qualcosa il soggetto attiva 3 livelli per capire cosa sta accadendo: uno legato alla percezione (sensi), uno legato al livello cognitivo (comprendere il fenomeno) e l'ultimo relativo alle emozioni (livello patemico)
Diversi paradigmi della semiotica
- Semitica del segno: la stagione della semiotica del segno è quella relativa alle sue origini. De Saussure dice che il segno è una legge di arbitrarietà che lega significante e significato. Pierce direbbe invece che ci sono segni di natura diversa: indici, icone, simboli.
- Passaggio dal segno al testo: relativamente a quest'immagine ci concentriamo sulla frase di per sé, su come è scritta la frase. Parlando di testo consideriamo un oggetto che diventa significante, assume un significato in virtù dell'organizzazione interna ai suoi elementi. Questo testo rappresenta una forma di comunicazione tra autore e destinatario.
Esperienza e memoria
Esperienza: è il luogo di accadimento dei fenomeni di significazione. Eugeni si ispira alla fenomenologia per definire l'esperienza: ci sono 2 diverse accezioni:
- Si lega al concetto tedesco di erfahrung
- Umberto Eco intervista sui processi della memoria, i modi in cui la società oggi cerca di conservare il passato - CODICE ITALIA
Noi siamo la nostra memoria, la memoria è l’anima. Se si perde la memoria si diventa un vegetale. Si accresce il patrimonio della nostra memoria, più si invecchia più si ha anima. Memoria selettiva: abbiamo rimosso cose che ci hanno dato noia e ne ricordiamo altre che ci hanno fatto piacere. Conservazione della memoria tipica dei gruppi reazionari. La memoria collettiva è l'identità collettiva.
Non possiamo parlare di Europa e sentirci europei se non riusciamo a ricostruire quella che è stata l'identità europea. L'insieme delle biblioteche è l'insieme delle memorie e dell'identità del mondo. La biblioteca è il simbolo di una memoria collettiva e Dante quando arriva in paradiso e ha la visione di Dio - vede Dio come la biblioteca delle biblioteche.
Se pensiamo al ricordo, che oggetti ci vengono in mente: giornali, tradizioni, foto, riti, parenti, leggi, feste popolari, musei, chiese, biblioteca, istituzioni. La scrittura, la condivisione di foto e giornali fissano degli istanti che immortalano un momento e ci restituiscono il ricordo.
Dimensione materiale: ci ha indotto ad individuare i processi della memoria con dei prodotti, con oggetti concreti che consumiamo e con cui abbiamo a che fare. La società ha bisogno di appoggiarsi a schemi mentali - capire cosa sia il tempo, la storia, deve avere un’idea di identità privata, nazionale per percepire se stessi e gli altri. Ci occuperemo di testi, studiamo azioni e comportamenti che hanno prodotto quell'oggetto e ne orientano il consumo e la ricezione - processi della significazione, modi in cui interpretare i fenomeni culturali della memoria contemporanea.
Due casi di studio
Ogni cosa è illuminata
Film del 2005: storia di un ragazzo, Jonathan, che decide di partire per l’Ucraina alla ricerca delle radici del proprio passato e conoscere anche la storia della donna che salvò il nonno del protagonista durante la persecuzione ebraica. Colleziona oggetti un po' stravaganti (dentiera della nonna, fotografie, apparecchi), tutti oggetti che secondo il suo punto di vista recano una connessione con il passato.
Ma perché proprio questi oggetti? Cosa li rende speciali agli occhi del collezionista? Essere appartenuti a un familiare, contatto tra la persona e il suo oggetto, oggetti che sono importanti perché rimandano a tracce o impronte - indice semiotico. Tutte quelle cose che J ha appeso alla parete sono di natura indicale perché hanno un'impronta o un contatto con chi le ha possedute, come se la persona o l’evento durante il quale sono state usate si fossero impresse sull’oggetto stesso. Come se la fotografia, il ciondolo d’ambra che ha imbalsamato un insetto cristallizzando nel tempo (traccia), vivono di un rapporto di contiguità con la propria causa (evento, azione o persona cui apparteneva questo oggetto).
Non c’è solo un rapporto di causalità, dobbiamo anche vedere il suo statuto temporale perché la causa è sempre antecedente, è qualcosa che è stato che è avvenuto prima. Somiglianza con la causa, riproduce i suoi contorni visibili. Ci muoviamo quando lavoriamo sugli oggetti in questo duplice solco, la natura indicale e la natura iconica (rilevante soprattutto nelle fotografie che cristallizzano l’istante e ne rappresentano gli aspetti visibili) - siamo dentro a un paradigma della memoria concepiti in quanto tracce e testimonianze del passato che rinvia all'alterità, a qualcos'altro e alla temporalità - è avvenuto nel passato e si ricollega al mio presente ora che osservo le tracce che mi son rimaste e che ancora mi parlano e hanno senso per me oggi.
Black Mirror
Ragiona su scenari futuribili da cui derivano gli attuali usi del sistema mediale che mettono in luce le nostre ossessioni tra cui c’è la tendenza a cercare di conservare il più possibile qualsiasi ricordo. Sembra che qualsiasi esperienza possa essere catturata, fermata e condivisa a testimonianza tra presente e ciò che diventa passato in quanto condiviso con altri in rete, sui social, conservano le nostre esperienze di vita appena vissute.
Questo telefilm lavora su questa ossessione: cercare di conservare tutta la nostra memoria in un grande archivio che non è più solo dentro a nostra testa, che ovviamente non è in grado di conservare tutto, ma viene aiutato da questo supporto che è capace di convertirlo in un vero e proprio archivio digitale che si trasforma in apparato di visione che lancia input a schermi esterni. I processi della memoria si stanno evolvendo grazie ai media - possiamo parlare di una vera e propria memoria mediale, i media possono diventare il supporto dei contenuti del nostro ricordo, possono conservarli e trasmetterli.
Dobbiamo lavorare anche con una compenetrazione tra media e memoria perché i media condizionano in profondità le nostre esperienze della memoria perché dentro al nostro bagaglio culturale possiamo inserire vere e proprie esperienze mediatiche. Di alcuni fatti non abbiamo esperienza diretta ma solo memorie mediatiche (esempio vediamo colle cose dalla TV e non direttamente ma si fissano comunque nella memoria).
I media agiscono quindi nella costruzione della memoria e anche queste memorie mediatiche hanno al loro interno le tracce dei dispositivi degli apparati mediali che le hanno generate. Gli strumenti che utilizziamo per fissare la memoria condizionano la materia e il livello espressivo di questi contenuti.
Paradigmi culturali e digitali
Passiamo quindi da un paradigma culturale (traccia) a quello digitale che è dentro la nostra memoria perché la memoria oggi è inconcepibile se non nella riproduzione di tutti i suoi aspetti sensibili (sonoro, visivo, tattile, emozionale).
Vengono fissati su qualcosa di visivo, osservabile, concreto. In questi termini i media sono un supporto ma sono anche viste come delle protesi del nostro corpo. Ci restituiscono contenuti del passato che noi da soli non saremmo in grado di fare.
Esperienza: definizioni e interpretazioni
Esperienza: una definizione poggia sull’idea di esperienza in qualità di patrimonio, accumulo e collezione di strumenti che vengono depositati e sedimentati all’interno della memoria e della mente. Seconda idea: qualcosa che pertiene all’esperienza che è vivente, che si colloca nel qui ed ora del nostro stare al mondo, si costituisce dal proprio essere calati, in un determinato momento, in un determinato ambiente. Noi siamo collocati, calati all’interno di un contesto, parliamo di un’esperienza situata ma deve anche definirsi in relazione al nostro essere soggetti dotati di un corpo, esperienza non solo situata ma anche incorporata. Individuo quindi attraverso il proprio corpo e la propria mente entra in relazione con la realtà circostante.
Definiamo quindi un’esperienza vivente e vissuta perché è esperienza immediata, contatto senza mediazione con la realtà, vissuta però perché questo esperienza nel momento in cui si fa porta il soggetto a prenderne coscienza e lo sollecita ad una riflessione. Dobbiamo riferirci in termini di esperienza riflessiva.
Erlebnis: esperienza vivente e vissuta (seconda tipologia di esperienza, esperienza 2)
Erfahrung: esperienza accumulata e sedimentata (esperienza 1)
Esperienze vivente e vissuta non solo è calata all’interno di un ambiente ma deve essere anche messa in relazione con la storia dell’individuo. Tre aree disciplinari che hanno fornito una definizione di esperienza: aurea sociologia, neuroscienze, teorie della conoscenza.
Descrizioni dell'esperienza
Descrizioni sociologiche e antropologiche
Esperienza come un fenomeno culturale, un evento che rinvia e attiva una serie di conoscenze e competenze che rimandano ad una determinata cultura. L'esperienza è sempre sia storicamente che socialmente determinata, questo ci fa pensare all’esperienza in termini di esperienza accumulata e quindi di memoria culturale. Ogni esperienza è legata alla condivisione dei codici sociali, appresi da ognuno di noi e introiettati dandoli per scontati: naturalizzazione. Questo patrimonio condiviso è ciò che ci fa prendere coscienza del fatto che l’esperienza è luogo della creazione di rapporti tra il singolo individuo e la sua comunità di riferimento. Quando si cerca di spiegare le esperienze che stiamo vivendo, si adottano codici per interpretarli. L’esperienza è quindi un fenomeno relazionale che non può essere solo soggettivo o privato, ma è anche la fonte per la comprensione di quanto noi ci sentiamo in sintonia con gli altri o attiviamo un senso di estraneità con le prassi comuni.
Descrizioni neuro-fisiologiche
Ogni esperienza rimanda alle sinapsi. 5 metasistemi funzionali:
- Percettivo: 3 dimensioni - esterocettiva: riguarda relazione tra soggetto e ambiente esterno, riguarda i nostri sensi; propriocettiva: aiuta ad attivare i collegamenti con il nostro scheletro, siamo in movimento o fermi; interoccettiva: ci fa percepire i nostri movimenti interni, visceri, organi, cuore.
- Emotivo
- Mestico: memoria inconscia o procedurale che riguarda ciò che ormai abbiamo appreso e riproduciamo in modo automatico
- Motorio: capacità di trasmettere impulsi
- Cognitivo: metasistema del ragionamento, consente di formulare piani di azione, produce considerazioni utili alla nostra vita di tutti i giorni, centro di controllo di tutto il resto
Riceviamo un sacco di stimoli in ingresso a cui siamo capaci di rispondere dandone altrettanti in uscita. Si tratta di flussi percettivi che si moltiplicano a livello esponenziale, sono indipendenti e autonomi ma tra loro sono coordinati e avvengono contemporaneamente.
Descrizione di tipo mentale
Elaborata dalle cosiddette teorie della conoscenza. L’esperienza è un fenomeno che può essere analizzato. L’esperienza è qualcosa di soggettivo, ragionare sull’esperienza in via ipotetica facendo congetture e idee che poi solo dopo possono essere verificate. Prendiamo quindi in considerazione due aspetti: ispirandoci alla fenomenologia dobbiamo osservare come l'esperienza deve essere considerata come un rapporto tra soggetto e mondo, realtà a cui appartiene. Prendiamo poi in considerazione il versante quantitativo o intenzionale: il soggetto è vero ma anche consapevole e prende coscienza di se stesso degli oggetti che gli stanno intorno popolato da entità reali, proprio prospettiva da cui guardare le cose e a partire da questa prospettiva è in grado di stabilire relazioni tra sé e oggetti che lo circondano. Possiamo quindi considerare l’esperienza come un fenomeno interpretativo, si cerca di interpretare la realtà che ci sta intorno, determinano il nostro modo di conoscere la realtà.
Visione unitaria dell'esperienza
Processo dinamico che coinvolge degli stati di coscienza che appartengono al presente (erlebnis) ma l’abbiamo messa in relazione con un’idea di esperienza e patrimonio culturale (erfahrung) questo ci porta quindi a creare un legame tra questi due livelli basati sul fatto che l’esperienza si debba collocare all’interno di una nicchia spaziale e ambientale, connessione tra dato ambientale e culturale quindi esperienza è anche un atto interpretativo e creativo:
- Qualificazione sensoriale
- Ordinamento narrativo
- Sintonia relazione: costruiamo gerarchie che ci consentono di orientarci
Capire la differenza tra l’esperienza ordinaria e quella che è generata dai sistemi mediali.
Introduzione
Spot Wind: si ispira alle pratiche mediali dei giovani di oggi dove si è portati a catturare qualsiasi istante si stia vivendo con gli amici, si costruisce una sorta di cronaca, aggiornamento fino al momento in cui la ragazza si trova al saggio della sorella e si accorge che ci si trova a guardare più il telefono piuttosto che i bambini, si guarda la performance già trasformata in un prodotto mediatico: capiamo come si sta rivoluzionando l’esperienza mediale in funzione dei media digitali dove non cogliamo più la superficialità, non vediamo più la differenza tra esperienza mediata e naturale, si è creata una totale sinergia, siamo sia i creatori di prodotti mediali sia i consumatori. Sono fenomeni che ci sollecitano a livello cognitivo, percettivo e pratico eppure nonostante questa continuità dobbiamo capire in cosa l’una è differente dall’altra, cosa distingue l’esperienza ordinaria da quella mediale. L’esperienza mediale è progettata e costruita, supportata da uno strumento, da una forma di mediazione che è il generatore della nostra esperienza.
Mondo diretto: mondo che vedo direttamente
Mondo indiretto: percepisco indirettamente, compete al flusso di immagini che si svolge attraverso il dispositivo mediale che sto fruendo.
Il discorso è organizzazione che riguardano i movimenti di macchina, le luci, le inquadrature, la costruzione delle forme. Molteplici esperienze mediali (andare al cinema, visitare mostre).
Lotman: nesso tra memoria e cultura
La stessa definizione di cultura va a coincidere con idea generale di memoria: la cultura è l’insieme di tutta l’informazione non ereditaria e dei mezzi per la sua organizzazione e osservazione. Secondo Lotman, l’uomo va considerato sotto due aspetti, l’aspetto di tipo biologico e sociale. Secondo l’aspetto biologico Lotman dice che uomo conduce la propria esistenza agendo come consumatore di cose materiali, si nutre, costruisce case, si veste. In questo caso quindi l’impiego di oggetti è ciò che lo preserva e garantisce la sua sopravvivenza corporea biologica. Uomo però non si riduce alla sua dimensione naturale ma è anche da considerarsi in qualità di accumulatore, collezionista, di informazioni quindi la sua esistenza si alimenta anche attraverso la raccolta di valori immateriali - garantisce la sua esistenza sul piano sociale, dal punto di vista relazionale. La cultura in qualche modo è quel sistema che Lotman definisce organizzato, raccoglie un insieme di segni, messaggi, testi che possono quindi preservare la vita sociale degli uomini. Insieme articolato che definisce alcune classi di saperi, alcuni sistemi semiotici inerenti alla politica, alla lettura, pittura, filosofia, antropologia, si tratta quindi di sottoinsiemi che coesistono ma che vanno visti rispetto alle loro relazioni reciproche.
La cultura è il deposito di tutte queste forme di sapere e delle loro relazioni. Allo stesso tempo però non è un deposito inerte ed immobile sempre ed è qui che arriva la relazione tra cultura e memoria. Consideriamo questo insieme come non ereditario: qualsiasi periodo storico non eredita direttamente ciò che è stato ma è capace o di conservare o rielaborare e rigenerare i contenuti provenienti dalle epoche provenienti. È necessario rimettere in discussione i principi che regolano l’organizzazione dei sistemi culturali. Di epoca in epoca cambiano i criteri che stabiliscono cosa è degno di essere conservato e cosa può essere escluso o modificato. La cultura è soggetta quindi ad un continuo processo di rielaborazione dei dati del passato.
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