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2º ipotesi (reintegro)

AZIONISTA C/REINTEGRO a SVAL.ATTR. 15000

DISPONIBILITÀ LIQUIDE a AZIONISTA C/REINTEGRO 15000

3º ipotesi (recesso)

CAPITALE SOCIALE a SVAL.ATTR. 15000

CAPITALE SOCIALE a AZIONISTA C/RIMBORSO 35000

3º.1 ipotesi (attr.)

AZIONISTA C/RIMBORSO a ATTREZZATURE 35000

3º.2 ipotesi (danaro)

AZIONISTA C/RIMBORSO a DISP.LIQUIDE 35000

VALORE CONFERIMENTI NEI 180 gg)

ESERCIZIO 2 (CONTROLLO

B ha conferito il macchinario valutato per 30000 ed il controllo dopo 180 gg ha stabilito

che vale 18000.

PERDITA DI VALORE=12000

SVALUTAZIONE MACCHINARI a MACCHINARI 12000

partecipazione e capitale)

1º ipotesi (abbatto

CAPITALE SOCIALE a SVAL. MACCH. 12000

2º ipotesi (reintegro)

AZIONISTA C/REINTEGRO a SVAL.MACCH. 12000

DISPONIBILITÀ LIQUIDE a AZIONISTA C/REINTEGRO 12000

3º ipotesi (recesso)

CAPITALE SOCIALE a SVAL.MACCH. 12000

CAPITALE SOCIALE a AZIONISTA C/RIMBORSO 18000

3º.1 ipotesi (macch.)

AZIONISTA C/RIMBORSO a MACCHINARI 18000

3º.2 ipotesi (danaro)

AZIONISTA C/RIMBORSO a DISP.LIQUIDE 18000

VALORE CONFERIMENTI NEI 180 gg)

ESERCIZIO 3 (CONTROLLO

Si conferisce un’attrezzatura per 20000€ e nei 180 gg si verifica il valore e si constata una

perdita di valore di 8000.

SVALUTAZIONE ATTREZZATURE a ATTREZZATURE 8000

partecipazione e capitale)

1º ipotesi (abbatto

CAPITALE SOCIALE a SVAL. ATTR. 8000

2º ipotesi (reintegro)

AZIONISTA C/REINTEGRO a SVAL.ATTR. 8000

DISPONIBILITÀ LIQUIDE a AZIONISTA C/REINTEGRO 8000

3º ipotesi (recesso)

CAPITALE SOCIALE a SVAL.ATTR. 8000

CAPITALE SOCIALE a AZIONISTA C/RIMBORSO 12000

3º.1 ipotesi (attr.)

AZIONISTA C/RIMBORSO a ATTREZZATURE 12000

3º.2 ipotesi (danaro)

AZIONISTA C/RIMBORSO a DISP.LIQUIDE 12000

SOVRAPPREZZAZIONI

2431 c.c

Nel si parla della sovrapprezzazione dell’azione cioè la riserva che si alimenta

allorquando l’emissione azionaria avviene in maniera superiore a quella nominale

RISERVA

(VE>VN); inoltre è una riserva di capitale (e non di utile) ed alimenta il conto

SOVRAPPREZZAZIONE che è un conto distribuibile solo se la riserva legale raggiunge

almeno 1/5 del capitale sociale.

ESERCIZIO 1 (SOVRAPPREZZAZIONI)

Si costituisce una S.p.A con capitale distribuiti in azioni per 100000.

VN=1 VE=1.2 (VE>VN) SOVRAPPREZZO=0.2

AZIONISTI C/SOTT. a DIVERSI 120000

Cap.sociale 100000

Ris.sovrap. 20000

BANCA C/C a AZIONI C/SOTT. 45000

(25% CAP.SOCIALE + RIS.SOVR.)

ESERCIZIO 2 (SOVRAPPREZZAZIONI)

Si costituisce una S.p.A con 100000€ in titoli azionari. Si rilevi la costituzione ipotizzando

un versamento nelle casse sociali ai minimi di legge e sapendo che:

VN=2€ VE=2.1€ VE>VN SOVRAPPREZZO=2.1-2=0.1

AZIONISTI C/SOTT. a DIVERSI 110000

Cap.sociale 100000

Ris.sovrap. 10000

BANCA C/C a AZIONI C/SOTT. 35000

(25% CAP.SOCIALE + RIS.SOVR.)

08/05/18 IMMOBILIZZAZIONI

immobilizzazione

In economia, si intende per quel bene che, all'interno dell'impresa, non

esaurisce la sua utilità in un solo esercizio ma manifesta benefici economici in un arco

temporale di più esercizi (sono anche indicati infatti come "fattori produttivi a fecondità

3 tipologie: materiali, immateriali finanziarie;

ripetuta"). Possono essere di e inizialmente

analizzeremo le prime 2 perché le finanziarie hanno trattazione a parte.

movimentano: acquisizioni, fondo

Le immobilizzazioni le l’ammortamento ed il

ammortamento (viene portato a diretta diminuzione del costo storico). Generalmente sono

2 modalità

presenti di acquisizione del FPFR: quella interna o in economia che realizza

all’interno il FPFR con costi sostenuti che vanno tolti dal CE ed una volta determinati

rappresenteranno il costo; in questo caso si arriva alla somma finale andando a sommare

costi diretti ed indiretti. L’altra categoria, invece, è quella esterna cioè quando il FPFR

viene acquistato da altre economie e la differenza dell’acquisizione in economia e quella

esterna sono la fase iniziale ed i periodi. Tuttavia possiamo aggiungere anche un’altra

2424 2424

categoria a queste, e cioè il leasing. Infine di immobilizzazioni oltre che nel e

bis OIC 16 OIC 24

del c.c se ne parla anche negli (materiali) e (immateriali).

IN ECONOMIA)

ESERCIZIO SPIEGATO 1 (COSTRUZIONE

Al 31/12/n si constata il sostenimento dei seguenti costi:

- Materie prime dirette 3000

- Mat. consumo diretto 1000

- Mat. sussidiario 1000

- Amm.ti tecnici diretti 1000

- Amm.ti tecnici generici 20000

- Salari e stipendi 90000

- Salari e stipendi (personale direttamente impiegato) 5000

- Oneri finanziari generici 10000

- Mutui passivi 10000

- Imposte e tasse 3000

- Crediti vs/clienti 30000

- Disp. liquide 8000

Att. costi indiretti 10%, diretti

I vengono considerati pari al quelli integralmente, invece

oneri finanziari imposte e tasse

ed pari a 0.

Non viene terminato a fine del n ed in n+1 sostiene i seguenti costi:

- Manodopera 2000

- Materiali di consumo diretto 1000

Alla fine del n+1 partecipo con la relativa procedura di amm.to.

Rileva, rappresenta e valuta quanto è necessario alla fine dell’n (val.intermedio) e dell’n+1

(val.finale anno successivo). 31/12/n

CE a DIVERSI 134000

Materie prime dirette 3000

Mat. consumo diretto 1000

Mat. sussidiario 1000

Amm.ti tecnici diretti 1000

Amm.ti tecnici generici 20000

Salari e stipendi 90000

Salari e stipendi (personale direttamente impiegato) 5000

Oneri finanziari generici 10000

Imposte e tasse 3000

COSTRUZIONE IN ECONOMIA a CE 21100

SP a COSTRUZIONE IN ECONOMIA 21100

01/01/n+1

COSTRUZIONE IN ECONOMIA a SP 21100

31/12/n+1

CE a DIVERSI 3000

Manodopera 2000

Materiali di consumo diretto 1000

COSTRUZIONE IN ECONOMIA a CE 3000

ATTEZZATURE a COSTRUZIONE IN ECONOMIA 24100

Att. 21100=3000+1000+100+1000+2000+9000+5000

Att. CE _ _ SP _

134000 21000

21000

Att. immobilizzazioni in corso ed acconti 2424

La voce si legge nel B, II, 5 del c.c

(contenuto SP).

Att. incrementi di immobilizzazioni per lavori interni 2425

La voce si trova in A,4 del

c.c (contenuto CE) e non è un ricavo, bensì una eliminazione di un costo perché rilevato

(CAP. DI COSTO POSITIVO).

Att. Imobilizzazioni in corso ed acconti (SP) ha un valore di 21100 nel primo anno (n)

quindi si legge; pari a 0 nel secondo anno (n+1) e perciò non si legge.

Att. Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni (CE) ha un valore pari a 0 e quindi

non si legge nel primo anno (n); invece avrà un valore pari a 3000 nel secondo anno (n+1).

LEASING

Presenta un specificità, cioè che spesso la corresponsione del danaro non avviene

competenza economica

rispettando la perché si richiede solitamente una maxi-rata

risconto attivo,

iniziale. Siamo dinanzi ad un cioè un costo sostenuto in via anticipata

rispetto alla competenza dell’esercizio, che nasce in n e finisce col finire del contratto di

leasing. Prevede 2 tipologie:

• 2 soggetti produttore

Leasing operativo: in cui sono presenti cioè il e l’utilizzatore, e

nessun intermediario. Inoltre è un contratto simile a quello di locazione.

• Leasing finanziario: è un contratto atipico poiché non disciplinato nel c.c, ed è simile

3 soggetti: produttore, utilizzatore

al contratto di finanziamento. Sono presenti e

società di leasing (del mondo bancario solitamente).

• Lease-back: già visto in precedenza, questa tipologia è stata illegale per molto

tempo e ha avuto un lungo travaglio giuridico in cui alla fine è stata ammessa la sua

liceità; inoltre la sua logica è finanziaria e ci sono anche qui meccanismi di risconti

attivi.

Le plusvalenze/minusvalenze sono tecnicamente componenti straordinari di reddito che

si manifestano in relazione alla cessione di un’immobilizzazione la quale può essere

immateriale, materiale o finanziaria.

In caso di vendita ad un valore superiore al valore contabile, il venditore realizzerebbe

una plusvalenza mentre, in caso contrario, di vendita ad un valore inferiore a quello

contabile, una minusvalenza. Entrambe impattano sul CE ma non solo perché devono

essere spalmate rispetto la vita utile del contratto del bene e attraverso:

• Nel caso di minusvalenza si ha un risconto attivo (costo anticipato).

• Nel caso di plusvalenza si ha un risconto passivo (ricavo anticipato).

Sono presenti 2 metodi di rappresentazione:

1. Il metodo finanziario consente alla società utilizzatrice di iscrivere il bene acquisito in

leasing tra le proprie attività sin dal momento di sottoscrizione del contratto, al valore

corrente del bene o, se minore, al valore attuale dei pagamenti minimi dovuti per il

leasing. Questo metodo si cela alla sostanza ed è consigliabile per il leasing

finanziario perché i benefici ed i rischi sono in capo al soggetto che lo utilizza.

(amm.to—>valore del bene—>debito del bene)

2. Il metodo patrimoniale, similmente alla rilevazione contabile di una locazione, prevede,

durante il periodo di durata del contratto, la contabilizzazione del bene in leasing tra gli

elementi dell’attivo patrimoniale dell’azienda proprietaria, che procede

all’ammortamento del relativo costo: mentre l’utilizzatore rileva esclusivamente per

competenza in conto economico i canoni periodici corrisposti a fronte del debito di

utilizzazione del bene. L’iscrizione del bene in leasing nell’attivo dello stato

patrimoniale dell’impresa utilizzatrice può avvenire solo nel momento in cui essa ne

acquisisce la titolarità giuridica, ossia al termine del contratto in caso di riscatto del

bene e per un valore pari al prezzo di riscatto stabilito. In questo metodo si cela la

forma ed è consigliabile al caso del leasing operativo. (costo—>risc.attivi)

Inoltre, una differenza tra i due metodi è la lettura del valore del bene nei 2 conti.

Att. In Italia tutti i leasing vengono trattati con il metodo patrimoniale, pur tuttavia, nel 2427

c.c (nota integrativa), il legislatore richiede una simulazione del metodo finanziario (cioè

fingere che il bene sia tuo e che quindi sussista il debito); questo deriva dal fatto che

siamo in un sistema di civil law cioè dove la legge prevale sulla dottrina.

ESERCIZIO 1(LEASING)

Si stipula un contratto di leasing finanziario con durata pari a 24 mesi cioè da 01/10/n a

01/10/n+1, e si prevede una maxi-corresponsione iniziale di 18.000 € più il 24 rate mensili

per 1000 € oltre Iva. Il valore di riscatto alla fine del contratto è pari a 2000 € oltre Iva.

n n+1 n+2

3 12 9

5250 21000 15750

(non c’è competenza economica)

ESBORSO=MAXI CORR.INIZIALE + N°RATE x VAL.SINGOLE

RATE=18000+24x1000=42000

CANONE MEDIO MENSILE=ESBORSO/DURATA CONTRATTO=42000/24=1750

Att. Il prezzo di riscatto non si considera.

Att. Solitamente la rilevazione negli esercizi la si fa finire al 31/12/n

01/10/n

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 23180

canoni di leasing 190000(18000+1000)

iva ns credito 4180 01/11/n

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 1220

canoni di leasing 1000

iva ns credito 220 01/12/n

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 1220

canoni di leasing 1000

iva ns credito 220 31/12/n (epilogo)

CE a CANONI DI LEASING 21000

RISCONTI ATTIVI a CE 15750

SP a RISCONTO ATTIVO 15750

01/01/n+1

RISCONTO ATTIVO a SP 15750

CE a RISCONTO ATTIVO 15750

Att. Da Gennaio a Dicembre (n+1) in ogni mese avrò questa rilevazione:

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 1220

canoni di leasing 1000

iva ns credito 220 31/12/n+1(epilogo)

CE a CANONI DI LEASING 12000

RISCONTI ATTIVI a CE 6750

SP a RISCONTO ATTIVO 6750

01/01/n+2

RISCONTO ATTIVO a SP 6750

CE a RISCONTO ATTIVO 6750

Att. Per i primi 9 mesi in (n+2) avrò questa rilevazione:

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 1220

canoni di leasing 1000

iva ns credito 220 31/12/n+2(epilogo)

CE a CANONI DI LEASING 9000

Nel caso in cui il bene venga riscattato si avrà:

1/10/n+2

DIVERSI a DEBITI VS/FORNITORI 2440

macchinari 2000

iva ns/credito 440 ESERIZIO 2 (LEASING)

Si stipula un contratto di leasing finanziario con durata pari a 48 mesi cioè da 01/10/n a

01/10/n+4, e si prevede una maxi-corresponsione iniziale di 12000 € più i 48 rate mensili

per 1000 € oltre Iva. Il valore di riscatto alla fine del contratto è pari a 1000 € oltre Iva.(fino

al 31/12) n n+1 n+2 n+3 n+4

3 12 12 12 9

3750 15000 15000 15000 11250

(non c’è competenza economica)

ESBORSO=MAXI CORR.INIZIALE + N°RATE x VAL.SINGOLE

RATE=12000+48x1000=60000

CANONE MEDIO MENSILE=ESBORSO/DURATA CONTRATTO=60000/48=1250

01/10/n

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 15860

canoni di leasing 13000

iva ns credito 2860 01/11/n

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 1220

canoni di leasing 1000

iva ns credito 220 01/12/n

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 1220

canoni di leasing 1000

iva ns credito 220 31/12/n (epilogo)

CE a CANONI DI LEASING 15000

RISCONTI ATTIVI a CE 11250

SP a RISCONTO ATTIVO 11250

Nel caso in cui il bene venga riscattato si avrà:

1/10/n+2

DIVERSI a DEBITI VS/FORNITORI 1220

macchinari 1000

iva ns/credito 220

Att. Se il valore di riscatto è basso rispetto a quello di mercato non sono ammesse

comunque rivalutazioni perché non possono avvenire per legge e caso eccezionale;

viceversa le svalutazioni devono essere sempre considerate per il principio di correzione

dei costi e dei ricavi. BENI IN CONCESSIONE

Le imprese “concessionarie“ sono aziende che svolgono le proprie attività, parzialmente

o totalmente, in regime di concessione, cioè dietro autorizzazione di un ente pubblico

concedente (Stato, Regioni, Province, ecc).La peculiarità di tali imprese consiste

nell’impiego nel processo produttivo di alcuni beni (per esempio: fabbricati, strade, ponti,

spiaggia) che, seppur acquisiti attraverso l’investimento di mezzi propri, al termine del

periodo di concessione devono essere trasferiti gratuitamente ed in buone condizioni

d’uso all’ente concedente. Quindi, per avere il bene devo pagare un prezzo che alla fine

dell’utilizzo non riotterrò più, dovrò rispettare alcune regole (come lasciare il bene nelle

medesime condizioni iniziali e per questo avrei bisogno di alcune riserve che coprano il

rischio ad esempio) e qualora non lo facessi, andrei incontro a delle sanzioni.

Solitamente si ha che: VITA UTILE=DURATA CONCESSIONE

Può accadere che se la VITA UTILE>DURATA CONCESSIONE si perda parte della vita

utile del bene che poi verrà retroceduto.

Oppure può accadere che se VITA UTILE<DURATA CONCESSIONE anche in questo

caso avrò una perdita ossia una PERDITA DI DEVOLUZIONE: è un valore complessivo

rappresentante la perdita di utilità che deriva dalle circostanze e che si traduce nel fatto

che la vita utile del bene eccede la durata della concessione (in particolare è l’eccedenza).

L’AMMORTAMENTO FINANZIARIO è il valore annuo che deriva dalla perdita di

devoluzione e si ottiene come: PERDITA DI DEVOLUZIONE/DURATA CONCESSIONE.

Inoltre l’impresa concessionaria potrebbe sostenere costi di manutenzione e di

ripristino, per i quali, non dovendo gravare economicamente interamente sull’esercizio di

sostenimento, è necessario procedere alla costituzione di un apposito fondo spese future

(fondo manutenzioni e ripristino beni) in cui l’entità di tale quota (che va considerata per il

suo contributo annuale) è determinata sulla base di un piano di intervento stabilito dagli

amministratori.

10/05/18 ESERCIZIO 1(BENI IN CONCESSIONE)

Si acquisisce un bene in concessione di valore pari a 200000 euro e vita utile pari a 7

anni. La durata della concessione è di 5 anni, inoltre si stima che per poter riconsegnare il

bene nelle medesime condizioni iniziali sia necessario sostenere costi di manutenzione

pari a 10000 euro. CONCESSIONE(5) VITA UTILE (7)

Att. I beni in concessione si trovano in altri beni del 2424 c.c (B,II,4).

Att. 6° e 7° anno sono la perdita di devoluzione cioè l’eccedenza di vita utile rispetto alla

concessione del bene.

Att. Usando l’amm.to tecnico non arriveremmo ai 200000 e perciò consideriamo

l’ammortamento finanziario.

AMM.TO ECONOMICO-TECNICO=VALORE CONCESSIONE/VITA

UTILE=200000/7=28571,43

PERDITA DI DEVOLUZIONE=AMM.TO ECONOMICO-TECNICO x ECCEDENZA VITA

UTILE=28571.43 x 2=57142,86

AMM.TO FINANZIARIO=PERDITA DI DEVOLUZIONE/DURATA

CONCESSIONE=57142,86/5=11428,57

ACCANTONAMENTO=COSTO MANUTENZIONE/DURATA CONC.=10000/5=2000

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 244000

beni in concessione 200000

iva ns/credito 44000

CE a F.DO AMM.TO TECNICO 28573,43

CE a F.DO AMM.TO FINANZIARIO 11428,57

CE a F.DO MANUT. BENI IN CONC. 2000

DIVERSI a SP 42002

F.DO AMM.TO TECNICO 28573,43

F.DO AMM.TO FINANZIARIO 11428,57

F.DO MANUT.BENI 2000

SP a BENI IN CONCESSIONE 200000

Att. 28573,43 x 5 + 11428,57 x 5 = 200000 (i 2 amm.ti coprono i 200000)

ESERCIZIO 2 (BENI IN CONCESSIONE)

Si acquisisce un bene in concessione di valore pari a 300000 euro e vita utile pari a 12

anni. La durata della concessione è di 10 anni, inoltre si stima che per poter riconsegnare

il bene nelle medesime condizioni iniziali sia necessario sostenere costi di manutenzione

pari a 5000 euro. CONCESSIONE(10) VITA UTILE (12)

Att. 11° e 12° anno sono la perdita di devoluzione cioè l’eccedenza di vita utile rispetto alla

concessione del bene.

Att. Usando l’amm.to tecnico non arriveremmo ai 300000 e perciò consideriamo

l’ammortamento finanziario.

AMM.TO ECONOMICO-TECNICO=VALORE CONCESSIONE/VITA

UTILE=300000/12=25000

PERDITA DI DEVOLUZIONE=AMM.TO ECONOMICO-TECNICO x ECCEDENZA VITA

UTILE=25000 x 2=50000

AMM.TO FINANZIARIO=PERDITA DI DEVOLUZIONE/DURATA

CONCESSIONE=50000/10=5000

ACCANTONAMENTO=COSTO MANUTENZIONE/DURATA CONC.=5000/10=500

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 366000

beni in concessione 300000

iva ns/credito 66000

CE a F.DO AMM.TO TECNICO 25000

CE a F.DO AMM.TO FINANZIARIO 5000

CE a F.DO MANUT. BENI IN CONC. 500

DIVERSI a SP 30500

F.DO AMM.TO TECNICO 25000

F.DO AMM.TO FINANZIARIO 5000

F.DO MANUT. BENI IN CONC. 500

SP a BENI IN CONCESSIONE 300000

Att. 25000 x 10 + 5000 x 10 = 300000 (i 2 amm.ti coprono i 300000)

10/05/18 I CONTRIBUTI

I contributi pubblici sono trasferimenti di risorse all'impresa da parte dello Stato o di altri

enti pubblici, previsti da apposite leggi, a condizione che l'impresa abbia rispettato, o si

impegni a rispettare, certe condizioni relative alla sua attività operativa.

Dottrina e prassi distinguono i contributi pubblici in: contributi in conto capitale e contributi

in conto esercizio.

I contributi agli investimenti si suddividono in: contributi in conto capitale che svincolano da

un singolo fattore e rappresentano il denaro che entra per rinforzare il capitale netto

aziendale (iniezione di liquidità per fattore non specifico) e contributi in conto impianti che

riguardano un singolo investimento di un fattore produttivo a fecondità ripetuta (FPFR) ben

specifico.

Il contributo nasce (e quindi si iscrive) quando ci sarà il provvedimento della PA (pubblica

amministrazione); inoltre quando la PA da e tu non ridai si ha il FONDO PERDUTO.

ESEMPIO CONTRIBUTI IN CONTO IMPIANTI

Si acquisisce un'attrezzatura per 30.000 € oltre Iva(22%) e una norma prevede che il 20%

sia coperto da un contributo in conto impianti riscuotibile metà entro la fine del primo anno

e metà entro la fine del secondo anno. Inoltre considera che la vita utile del bene è di 4

anni.

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 36600

attrezzature 30000

iva ns/credito 6600

CREDITI PER CONTR. C/IMPIANTI a CONTIBUTI C/IMPIANTI 6000

DISP.LIQUIDE a CREDITI 3000

CONTIBUTI C/IMPIANTI a CE 6000

CE a F.DO AMM.TO ATTR. 7500

CE a RISCONTI PASS. 4500

RISC.PASSIVI a SP 4500

Att. L’iva è imposta sul valore aggiunto (non è ne un costo e ne un ricavo) che finisce nelle

casse dello stato. I contributi vanno sul costo dell’investimento e non riguardano l’Iva.

CONTR.C/IMPIANTI _ CR. PER CONTR. C/IMPIANTI CE _

6000 6000 6000 3000 x x

7500 6000

4500

Att. Di ciò si parla nel METODO REDDITUALE DEL RISCONTO PASSIVO (OIC 16);

tuttavia c’è anche un’alternativa (che consiste nel prendere il contributo , portarlo a

decurtazione del valore dell’attrezzature e lavorare sull’amm.to dell’attrezzatura) ma non è

consigliabile perché con il metodo reddituale leggo tutto il tema con i valori lordi e non netti

e quindi risulta essere più completo. (7500+4500-6000=6000)

I contributi in conto esercizio, invece, sono erogati a sostegno generale di determinate

imprese, al fine di integrare ricavi della gestione caratteristica e delle gestioni accessorie

(ma non di quella finanziaria) o di ridurre i costi delle stesse. Riguardano solo i costi e di

ricavi (non

SP) ed un esempio è quello dei contributi per agevolare l'imprese ad utilizzare mezzi che

abbiano un minimo impatto ambientale. Anche qui ci deve essere un provvedimento da

parte della PA che certifichi il diritto a ricevere quella determinata somma; inoltre

contribuisce nel CE di periodo.

ESEMPIO CONTRIBUTO IN CONTO ESERCIZIO

CREDITI PER CONTR. C/ESERCIZI a CONTRIBUTI C/ESERCIZI

31/12

CONTRIBUTI C/ESERCIZI a CE

ESERCIZIO 1 (CONTRIBUTI)

In data 20/03/n con apposito provvedimento si ottiene un contributo in conto impianti

(30%) per un’attrezzatura di 30000 che viene acquistata nella stessa data e pagata per il

60% a 30 gg ed il 40% ad un anno data fattura. Il contributo in conto impianti viene

riscosso per il 10% a pari data, il 30% il 30/10/n, ed il rimanente a marzo successivo.

Questa azienda per la sua attività ottiene un contributo in c/esercizio in data 20/04/n e lo

riscuote totalmente il 30/04/n. Inoltre la vita utile è di 4 anni ed il contributo in conto

esercizio di 10000. 20/03/n(ACQUISTO)

DIVERSI a DISP.LIQUIDE 36600

attr. 30000

iva ns/credito 6600

CREDITI PER CONTR. C/IMPIANTI a CONTR. C/IMPIANTI 9000

DISP.LIQUIDE a CREDITI PER CONTR. C/IMPIANTI 900

20/04/n

DEBITI VS/FORNITORI a DISP.LIQUIDE 21960

30/04/n

CREDITI PER CONTR. C/ESERC. a CONTR. C/ESERCIZI 10000

DISP.LIQUIDE a CREDITI PER CONTR. C/ESERCIZI 10000

30/10/n

DISP.LIQUIDE a CREDITI PER CONTR. C/IMPIANTI 2700

31/12/n

DIVERSI a CE 19000

contr. c/esercizio 10000

contr. c/impianti 9000

CE a F.DO AMM.TO ATTR. 7500

CE a RISCONTO PASSIVO 6750

DIVERSI a SP

attr. 30000

crediti per contr. c/esercizio 900

crediti per contr. c/impianti

risconti passivi 6750

LEASE-BACK

Nell’ultimo comma del 2425 bis, nel 2426 punto 3 e nell’OIC 9 si parla a tal riguardo.

Att. La minusvalenza non va suddivisa ed impatta sul CE a differenza della plusvalenza

che invece viene ripartita.

Ipotizziamo che nei conti aziendali si abbia:

- costo storico originario 30000 (dare)

- f.do amm.to attr. 18000

ATTREZZATURE _ F.DO AMM.TO ATTR. _

30000

(utilità comprata) 18000

18000

(val. già utilizzato)

Att. VALORE CONTABILE=30000-18000=12000

F.DO AMM.TO ATTR. a ATTREZATURA 18000

Se vendessimo l’attrezzatura ad una società di leasing a 15000 oltre Iva

CREDITI a DIVERSI 18300

attr. 12000

plusvalenza 3000

iva ns/debito 3300

31/12/n

PLUSVALENZA a CE 3000

3 anni da 01/10/n a 01/10/n+3 (36 mesi)

Att. PLUSVALENZA=PREZZO DI VENDITA - VAL.CONTABILE=15000-12000=3000

n n+1 n+2 n+3

3 12 12 9

250 1000 1000 750

(3000/36) x 33=2750

CE a RISC.PASSIVO 2750

RISC.PASSIVO a SP 2750

Nel 2426 punto 3 si afferma che nel caso in cui si abbia l’immobilizzazione (mat. o imm.)

all’interno della quale il valore contabile al 31/12 è inferiore al valore corrente bisogna

svalutare ma l’articolo risulta essere incompleto e perciò subentra l’OIC 9 con funzione

interpretativa. Dell’OIC 9 (PERDITE DUREVOLI DI VALORE) è importante studiare le

definizioni da 4 a 10:

4. Si definisce perdita durevole di valore la diminuzione di valore che rende il valore

recuperabile di un’immobilizzazione, determinato in una prospettiva di lungo termine,

inferiore rispetto al suo valore netto contabile.

5. Si definisce valore recuperabile di un’attività o di un’unità generatrice di flussi di cassa il

maggiore tra il suo valore d’uso e il suo fair value, al netto dei costi di vendita. Alcuni

esempi di costi di vendita sono le spese legali connesse alla transazione, imposte, e costi

diretti necessari per rendere il bene pronto per la vendita.

6. Si definisce valore d’uso il valore attuale dei flussi di cassa attesi da un’attività o da

un’unità generatrice di flussi di cassa.

7. Il fair value è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività ovvero che si

pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di

mercato alla data di valutazione.

8. Un’unità generatrice di flussi di cassa è il più piccolo gruppo identificabile di attività che

include l’attività oggetto di valutazione e genera flussi finanziari in entrata che siano

ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata generati da altre attività o gruppi di

attività.

9. La capacità di ammortamento di un dato esercizio è costituita dal margine economico

che la gestione mette a disposizione per la copertura degli ammortamenti. La capacità di

ammortamento è determinata sottraendo algebricamente al risultato economico

dell’esercizio gli ammortamenti delle immobilizzazioni.

10. Il bilancio in forma ordinaria è il bilancio redatto secondo le disposizioni del codice

civile dalle società che non redigono il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435-

bis c.c. e che non redigono il bilancio ai sensi dell’art. 2435-ter c.c. (bilancio delle micro

imprese).

Dobbiamo ricordare gli indicatori di potenziale perdite di valore da 16 a 18:

16. La società valuta a ogni data di riferimento del bilancio se esiste un indicatore che

un’immobilizzazione possa aver subito una riduzione di valore. Se tale indicatore dovesse

sussistere, la società procede alla stima del valore recuperabile dell’immobilizzazione ed

effettua una svalutazione soltanto nel caso in cui quest’ultimo sia inferiore al

corrispondente valore netto contabile. In assenza di indicatori di potenziali perdite di valore

non si procede alla determinazione del valore recuperabile.

17. Nel valutare se esiste un’indicazione che un’attività possa aver subito una perdita

durevole di valore, la società considera, come minimo, i seguenti indicatori:

a. il valore di mercato di un’attività è diminuito significativamente durante l’esercizio, più di

quanto si prevedeva sarebbe accaduto con il passare del tempo o con l’uso normale

dell’attività in oggetto;

b. durante l’esercizio si sono verificate, o si verificheranno nel futuro prossimo, variazioni

significative con effetto negativo per la società nell’ambiente tecnologico, di mercato,

economico o normativo in cui la società opera o nel mercato cui un’attività è rivolta;

c. nel corso dell’esercizio sono aumentati i tassi di interesse di mercato o altri tassi di

rendimento 5

degli investimenti, ed è probabile che tali incrementi condizionino il tasso di attualizzazione

utilizzato nel calcolo del valore d’uso di un’attività e riducano il valore recuperabile;

d. il valore contabile delle attività nette della società è superiore al loro fair value stimato

della società (una tale stima sarà effettuata, per esempio, in relazione alla vendita

potenziale di tutta la società o parte di essa);

e. l’obsolescenza o il deterioramento fisico di un’attività risulta evidente;

f. nel corso dell’esercizio si sono verificati significativi cambiamenti con effetto negativo

sulla società, oppure si suppone che si verificheranno nel prossimo futuro, nella misura o

nel modo in cui un’attività viene utilizzata o ci si attende sarà utilizzata. Tali cambiamenti

includono casi quali:

l’attività diventa inutilizzata, piani di dismissione o ristrutturazione del settore operativo al

quale l’attività appartiene, piani di dismissione dell’attività prima della data prima prevista,

la ridefinizione della vita utile dell’immobilizzazione, dall’informativa interna risulta evidente

che l’andamento economico di un’attività è, o sarà, peggiore di quanto previsto.

18. Se esiste un’indicazione che un’attività possa aver subito una perdita durevole di

valore, ciò potrebbe rendere opportuno rivederne la vita utile residua, il criterio di

ammortamento o il valore residuo e rettificarli conformemente, a prescindere dal fatto che

la perdita venga poi effettivamente rilevata.

Infine la determinazione del valore recuperabile da 18 a 20:

19. Il valore recuperabile di un’attività è il maggiore tra il suo fair value e il suo valore

d’uso. Se non è possibile stimare l’importo recuperabile di una singola attività in quanto

non produce flussi di cassa autonomi rispetto alle altre immobilizzazioni, i riferimenti a

“una attività” riportati nei paragrafi da 16 a 26 devono essere letti come riferimenti anche a

“un’unita generatrice di flussi di cassa (UGC)”.

20. Non è sempre necessario determinare sia il fair value di un’attività sia il suo valore

d’uso. Se uno dei due valori risulta superiore al valore contabile, l’attività non ha subito

una riduzione di valore e, dunque, non è necessario stimare l’altro importo. Se vi è motivo

di ritenere che il fair value approssimi il valore d’uso non è necessario procedere alla stima

di quest’ultimo. IMPAIRMENT TEST

1° HP: VALORE CONTABILE=10 FAIR VALUE=11 VALORE D’USO=12

Non c’è perdita, perché se ci fosse il VC sarebbe sarebbe superiore al parametro, e

• perciò si confermano i 10 (ovviamente non si potrebbe rivalutare).

2° HP: VALORE CONTABILE=10 FAIR VALUE=12 VALORE D’USO=9

In questo caso non si può fare nulla perché uno è superiore e l’altro inferiore (cioè il VC

• appartiene al range) e anche qui si conferma 10 come valore di bilancio.

3° HP: VALORE CONTABILE=10 FAIR VALUE=9 VALORE D’USO=8

Devo svalutare attraverso l’adeguamento del parametro più alto tra i 2 (valore d’uso e

• fair value). ESERCIZIO 1(IMPAIRMENT TEST)

1° HP: Abbiamo acquisito in 01/01/14 un’attrezzatura per 30000 con vita utile pari a 10

anni ed alla fine del terzo anno è ormai svolto l’ammortamento per i 3 anni( svalutazione

del 10% ad anno); si ha che il fair value è pari a 22000 ed il valore d’uso pari a 20000.

L’impairment test darà esito positivo o negativo?

Visto che la svalutazione è del 10% ogni anno, allora visto che gli anni sono 3, la

svalutazione totale sarebbe il 30% di 30000 ovvero 9000. Facendo la differenza tra il

prezzo originario (30000) e la svalutazione (9000) otterrò il valore contabile cioè 21000.

Perciò visto che il valore contabile è maggiore di entrambi i parametri, il test darà esito

negativo (non faremo nulla) cioè si confermano i 21.

2°HP: VALORE D’USO=19000 FAIR VALUE=20000

Ci sarà svalutazione e prenderemo il parametro più alto e avremo la seguente scrittura:

CE a ATTREZZATURA 1000

Se alla fine del 4° anno ci sono i seguenti nuovi valori:

VALORE D’USO=29000 FAIR VALUE=28000

Allora possiamo ripristinare solo andando a recuperare per quanto era stato svalutato in

precedenza, indipendentemente dal valore dei due parametri perché dobbiamo ricordare

che le rivalutazioni (ad un valore superiore) sono possibili solamente nel caso di legge o

evento eccezionale. Inoltre si avrà la seguente rilevazione:

ATTREZZATURE a CE 1000

AZIONI PROPRIE (2357, BIS, TER, QUATER E 2358)

Le azioni proprie sono acquisizioni di azioni da parte della stessa società emittente,

mediante l'impiego, di utili distribuibili e riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio

regolarmente approvato (2357 comma primo). L'acquisto deve essere deliberato in

assemblea, la quale deve deciderne le modalità di realizzazione (numero massimo di

azioni da acquistare; durata dell'operazione, non superiore a 18 mesi; corrispettivo minimo

e massimo per l’acquisto).

L’ultimo comma del 2357 ter afferma che: l‘acquisto di azioni proprie comporta una

riduzione del patrimonio netto di eguale importo, tramite l'iscrizione nel passivo del bilancio

di una specifica voce, con segno negativo.

Inoltre nel 2424 in A,X del passivo è presente la voce “X - Riserva negativa per azioni

proprie in portafoglio”.

Analizzando questi due articoli possiamo intuire che comprando un'azione propria non

possiamo iscriverla nel dare dello stato patrimoniale, bensì la dovremmo iscrivere

all'interno di “risorse negative per azioni proprie”.

L’annullamento delle azioni proprie consiste nell'andare a comprare azioni proprie e

liquidare attraverso il capitale sociale un altro socio (è legale ed è una sorte di recesso).

Esempio:

Se comprassi 1000 titoli azionari il cui valore nominale di ciascuna azione è pari a 2 euro,

avrei che le azioni proprie saranno pari a 2000 € e andrò ad alimentare la riserva negativa

per azioni proprie.

RISERVE NEGATIVE PER AZIONI PROPRIE a DISP.LIQUIDE 2000

Se compro a 2000 e rivendo a 3000 avremmo:

DISP.LIQUIDE a DIVERSI 3000

ris. neg. per az.proprie 2000

proventi finanziari 1000

DIVERSI a RIS.NEG. PER AZ.PROPRIE 2000

disp.liquide 1500

perdita su titoli 500

Nel caso in cui voglia abbattere il capitale avrò:

CAP.SOCIALE a RIS.NEG. PER AZ.PROPRIE 2000

Nel caso voglia liquidare con riserve di utile e non abbattendo il capitale avrò:

RISERVA LIBERA a RIS. NEG. PER AZ.PROPRIE 2000

PARTECIPAZIONI (2359-2426-OIC 17-OIC 21)

Le partecipazioni consistono nell'acquisizione da parte dell'impresa delle quote o azioni

del capitale di rischio di altre imprese, delle quali la prima assume la qualifica di socio.

L'impresa che detiene le quote si denomina partecipante, la società il cui capitale di rischio

è detenuto parzialmente o totalmente dalla partecipante e definita invece partecipata.

È opportuno rilevare che il concetto di partecipazione è strettamente connesso a quello di

controllo, ossia alla possibilità per la società partecipante di esercitare il potere di

comando della società partecipata. Infatti, le singole partecipazioni possono assumere

consistenza differente, dando luogo a distinte situazioni di controllo, in funzione della

detenzione del numero di diritti di voto esercitabili all'interno dell'organo volitivo

(assemblea dei soci). Ai sensi del 2359 c.c (che va a tipizzare) il controllo può suddividersi

in:

• controllo di diritto o legale, consistente nella detenzione della totalità o della

maggioranza dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria.

• controllo di fatto, che deriva dalla detenzione di diritti di voto sufficienti per esercitare

un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria o da una situazione in cui l'influenza

dominante risulti da particolari vincoli contrattuali ossia rapporti di natura non

patrimoniale.

• collegamento, derivante dalla detenzione di diritti di voto sufficiente ad esercitare

un'influenza notevole. Esso, quindi, esprime un legame diversi rispetto al controllo, tra

partecipante per partecipata. Per legge, generalmente si presume che l'influenza

notevole e quindi il collegamento si realizzino quando la partecipante può esprimere

almeno un quinto dei voti nell'assemblea ordinaria della partecipata.

• altro.

Le società nei confronti delle quali la partecipante detiene il controllo di diritto e controllo di

fatto sono definite controllate; le società nei confronti delle quali la partecipante esercita il

collegamento sono definite collegate. Inoltre, mentre in contesti societari caratterizzati da

un capitale fortemente frazionato (public company) potrebbe essere sufficiente una quota

di partecipazione di minoranza qualificata (per esempio pari al 15-20% del capitale, per

esercitare un'influenza dominante e, quindi, il controllo di fatto, in una società

caratterizzata dalla divisione del capitale tra pochi soci, la detenzione di una quota di

partecipazione più elevata (per esempio, pari al 40-45% del capitale) potrebbe non essere

sufficiente per determinarne il controllo di fatto. L'influenza dominante (tipica delle public

company o del modello consociativo), consente di nominare la maggioranza dei

componenti dell'organo amministrativo e, quindi, assicura il controllo sulla gestione della

partecipata.

Il controllo può essere:

diretto, se ad esempio A controlla B.

• indiretto, se A controlla indirettamente X, poiché A controlla B, B controlla C e C controlla

• X.

Inoltre, la presenza di partecipazioni in imprese controllate o collegate può realizzare un

gruppo aziendale, caratterizzato dall’autonomia giuridica delle singole società ad esso

appartenenti e dall'esistenza di un unico soggetto economico che domina, di diritto o di

fatto, tutte le altre imprese; la società controllante viene chiamata come società

capogruppo o società holding.

Infine, sono presenti 2 percorsi valutativi: il costo ed il metodo del patrimonio netto di cui si

parla nel 2426 punto 4 in cui si dice che il metodo del patrimonio netto correla il valore

della partecipazione al valore del patrimonio netto della società partecipata.

Att. Le partecipazioni possono essere svalutate o rivalutate.

16/05/18

Il 2426 (guarda anche 3 e 4) punto 1 afferma che le immobilizzazione (anche finanziarie)

possono essere iscritte al costo di acquisto o di produzione (criterio del costo).

Se l’investimento è durevole va nelle immobilizzazioni (2424: B, III,1), invece nel caso

contrario, cioè di investimenti non durevole andrebbe nell’attivo circolante (2424: C, III, da

1 a 5). Nel 2424 bis (secondo comma) si afferma che: Le partecipazioni in altre imprese in

misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma dell'articolo 2359 si presumono

immobilizzazioni; qui abbiamo quella che viene definita come presunzione legale, ma che

non comporta la facoltà di doverle trattare per forza in questo modo infatti è possibile

anche trattarle nell’attivo circolante.

METODO DEL PATRIMONIO NETTO

Anche i principi nazionali OIC hanno trattato questo ambito ed in particolare andremo a

parlare dell’OIC 17 (bilancio consolidato e metodo del patrimonio netto) che contiene

anche la tecnica di consolidamento (che noi non tratteremo) e l‘OIC 21 (partecipazioni)

ricollegato al 2359 c.c dove si parla che il controllo di fatto differisca in base alle varie

fattispecie.

L’OIC 21 (FINALIT , AMBITO DI APPLICAZIONE, DEFINIZIONI, SP) afferma nel punto

À

21): le partecipazioni sono iscritte al costo di acquisto o di costituzione, comprensivo dei

costi accessori; qui si applica il principio valutativo del costo ma se guardassimo al punto

29): le partecipazioni di controllo, collegamento e in joint venture iscritte nelle

immobilizzazioni possono essere valutate, oltre che al costo, con il metodo del patrimonio

netto. Il metodo del patrimonio netto è disciplinato nell’OIC 17 “Bilancio consolidato e

metodo del patrimonio netto”, al quale si rinvia; qui è presente un’alternativa al criterio del

costo, poiché quest'ultimo presenta un significativo limite dato dal fatto che non consente

di evidenziare lo stretto legame economico-strategico esistente tra partecipante e

partecipata nelle partecipazioni in imprese collegate e controllate, cioè il metodo del

patrimonio netto. Il criterio del costo, allora, e adatto per quel investimenti che sono

posseduti al solo scopo di conseguire flussi finanziari positivi, poiché il costo misura la

redditività dell’investimento, invece per le partecipazioni di tipo strategico il criterio del

costo non consente la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale,

finanziaria e del risultato economico della società che ha investito nella partecipazione. Il

metodo del patrimonio netto introduce le svalutazioni (negative) e le rivalutazioni (positive)

che contribuiscono al conto economico poiché rappresentano “un provento non realizzato

ma maturato” per il principio di competenza economica. Nonostante il legislatore abbia

consentito di leggere la rivalutazione (ad esempio da 20 a 22 è di 2), stabilisce (nel 2426

ultimo comma) che 2 è un vincolo che ha bisogno di una riserva non distribuibile (tranne

nel caso in cui fosse realizzato). Invece se svalutassimo ad esempio da 10 a 8 non

esisterebbero vincoli perché ha già influito con la perdita realizzata di 2.

Il punto 22) afferma che: nel caso di incremento della partecipazione per aumento di

capitale a pagamento sottoscritto dalla partecipante, il valore di costo a cui è iscritta in

bilancio la partecipazione immobilizzata o iscritta nell’attivo circolante è aumentato

dall'importo corrispondente all’importo sottoscritto.

Nel 23): nel caso di aumenti gratuiti del capitale della partecipata, questi non comportano

alcun onere, né modificano la percentuale di partecipazione; conseguentemente non si

procede ad alcuna 5 variazione nel valore della partecipazione. Le azioni acquisite a titolo

gratuito si sommano numericamente a quelle già in carico, con la conseguenza che il

valore unitario medio si riduce. Le azioni gratuite relative ad azioni classificabili come

partecipazioni immobilizzate o iscritte nell’attivo circolante non sono perciò rilevate come

utile, in quanto esse aumentano il numero delle azioni senza modificare l’interessenza del

percipiente.

Qui descrive come non avvenga alcun aumento; inoltre, quando la partecipazione deriva

dalla rinuncia del credito precedente bisogna eliminare il credito e considerare la

partecipazione.

Nel punto 153) e 154) dell’OIC 17 si determina il valore d’ingresso al valore del PN della

partecipata:

153. Le partecipazioni valutate con il metodo del patrimonio netto sono iscritte al costo di

acquisto, comprensivo degli oneri accessori. Gli oneri accessori sono costituiti da costi di

intermediazione bancaria e finanziaria, ovvero commissioni, spese e imposte. Possono

comprendere costi di consulenza corrisposti a professionisti per la predisposizione di

contratti e di studi di fattibilità e/o di convenienza all’acquisto.

154. In sede di prima rilevazione, se il costo di acquisto della partecipazione è superiore al

valore della corrispondente quota del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio della

partecipata, la differenza può essere iscritta nell’attivo della partecipante purché ne siano

indicate le ragioni nella nota integrativa; tale differenza deve essere ammortizzata

limitatamente alla parte attribuibile ai beni ammortizzabili, compreso l’avviamento (ai sensi

di quanto disposto dall’articolo 2426, numero 4, 2° capoverso. Cfr. paragrafi 166 e

seguenti).

Att. Il metodo del PN correla B ed A cioè partecipata e partecipante.

ESERCIZIO 1 (PARTECIPAZIONI)

Ipotizziamo di aver acquistato il 70% di una società sostenendo un costo di acquisizione

pari a 420000 ed il PN della controllata è di 500000; il maggior valore di costo rispetto al

valore contabile si spiega cosi: 30000 ad un aumento del valore dell’attrezzatura (aliquota

del 30%), 40000 per l’avviamento (aliquota del 20%). Alla fine del primo periodo la

controllata consegue un utile di 200000 e nel n+1 accade che:

- la controllata mette in distribuzione 130000.

- chiude in n+1 con un utile di 210000.

(dobbiamo giungere al 31/12/n e al 31/12/n+1)

Att. dobbiamo considerare l’avviamento perché se comprassimo l’impresa questa è già

avviata e per questo paghi di più oltre che per alcuni macchinari che hanno un valore

superiore rispetto a quello contabile.

Att. rettifica di consolidamento = simulare cioè ridefinire il risultato in virtù dei proventi di

consolidamento.

Valore iniziale=420000 Valore reale>Valore contabile

Utile=200000 —————> non è tutto mio poiché detengo il 70%—————>140000

Rettifiche che abbattono l’utile: amm.to attrezzatura=9000(30% di 30000)

amm.to avviamento=8000(40% di 40000)

420000+

140000 - 543000 -

9000 - 91000 +

800 = (70% di 21000)=143000 -

543000———> è il valore al 31/12/n del PN (9000+8000) =

582000—> il PN al 31/12/n+1

31/12/n

PARTECIPAZIONI a RIVAUTAZIONI SU PARTECIPAZIONI 123000

SP a PARTECIPAZIONI 543000

RIVALUZIONI SU PARTECIPAZIONI a CE 123000

01/01/n+1

PARTECIPAZIONI a SP 543000

1 30/04/n+1(ad esempio)

UTILI a DIVERSI -

.

.

.

riserva ex 2426 punto 4 123000

03/05/n+1 (ad esempio)(riscossione dividendo)

DISP.LIQUIDE a PARTECIPAZIONI 91000

2 (70% di 130000)

RIS. EX 2426 PUNTO 4 a RIS.STRAORDINARIA 91000

31/12/n+1

PARTECIPAZIONI a RIVAUTAZIONI SU PARTECIPAZIONI 130000

SP a PARTECIPAZIONI 582000

RIVALUZIONI SU PARTECIPAZIONI a CE 130000

Att. L’impairment test è applicabile alle partecipazioni e nel caso di svalutazione si ha:

SVALUTAZIONE PARTECIPAZIONE a PARTECIPAZIONI

Att. L’OIC ha eliminato il metodo patrimoniale e resta solamente quello integrale.

1

PARTECIPAZIONI(n+1) (nace al 31/12/n) RIS. EX 2426 PUNTO 4 (nasce al 30/04/n+1)

543000 123000

91000 91000

130000 l’eccedenza è di 32000 cioè il pezzo

di ricchezza non realizzato.

Att. La logica di creazione della riserva è quella del principio di prudenza: è un vincolo

2

di distribuzione che si è realizzato adesso; bisogna eliminare quel pezzo di vincolo che

ormai non serve più.

17/05/18

Nel 2424 c.c nell’attivo circolante voce I “rimanenze” si ha un crescendo dalla voce 1 a 5

fino ad arrivare alla vera e propria realizzazione del prodotto (escludendo la voce 3 cioè

LCO che ha una trattazione specifica). Nel punto 2) sono presenti prodotti tipici industriali

come "prodotti in corso di lavorazione e semilavorati”, dove la differenza è che i primi al

31/12 presentano un processo produttivo iniziato e non terminato (non presentano

autonomia), invece nei secondi è presente autonomia funzionale cioè possono essere

venduti nonostante non siano stati finiti. Il punto 4 rappresentano prodotti tipiche delle

imprese industriali e pronti per la vendita. Infine il punto 5 rappresentano la destinazione

effettiva-sostanziale.

Nel 2426 punto 9) è presente asimmetria perché se il valore contabile è maggiore del

valore di mercato allora ciò impatta nel bilancio, viceversa no; inoltre in questo caso il

principio di prudenza sovrasta quello di competenza.

Nel punto 10) entrano in ballo i metodi di determinazione del costo di beni fungibili, invece

nel punto 11) è presente specificità valutativa perché si parla dei cosiddetti LCO.

Le rimanenze, di cui si parla nell’OIC 13, si leggono per chiarezza nel CE con il

meccanismo di variazione (2425 A=RICAVI e B=COSTI), ma fondamentalmente nell'attivo

del SP (elemento attivo del capitale di funzionamento). Il loro criterio valutativo è quello

del costo (che è generico visto che vale sia per i beni fungibili che per quelli infungibili):

d’acquisto (ad esempio merci, materie prime e materiali di consumo) o di produzione (ad

esempio semilavorati e prodotti finiti); tuttavia se il valore di mercato è inferiore bisogna

considerare il principio di prudenza estimativa, altresì è possibile utilizzare tali metodi:

LIFO, FIFO e media ponderata.

Gli LCO si concretizzano in una commessa specifica dettata dal committente e volti alla

produzione di un prodotto ben specifico (con determinate caratteristiche) ed in un

determinato periodo di realizzazione (con durata media di 1 anno, invece medio-lunga

oltre 1 anno). Dei Lavori in Corso su Ordinazione (LCO) si parla sia all’interno del punto

11) del 2426 c.c che riguarda la "percentuale di completamento" (secondo percorso

valutativo) cioè agire sullo stato di avanzamento dell'opera all’interno del quale il margine

o guadagno viene ripartito negli anni rispettando il principio di competenza; invece il

primo percorso valutativo è quello del costo detto anche “commessa completata” dove si

rispetta il principio di prudenza e perciò si agisce in base al costo cioè tutto il margine o

guadagno è all’ultimo anno.

Anche l’OIC 23 parla degli LCO e dice che allorquando la commessa si caratterizzi con la

presenza di un contratto dove si può leggere con un buon grado di precisione e dettaglio

gli impegni all'esecuzione di una data opera e la relativa scansione temporale, ecco che il

principio stabilisce con forza la percentuale di completamento poiché consente un

adeguato rispetto della clausola generale (e dei suoi 3 principi: chiarezza, verità e

correttezza).

21/05/18

ESERCIZIO 1 (LCO CON COMMESSA COMPLETATA E % COMPLETAMENTO)

Abbiamo una commessa triennale, con ricavi di commessa pari a 1000000 e costi di

commessa pari a 800000.

1°anno 2°anno 3°anno

% completamento: 20% 30% 50%

COMMESSA COMPLETATA: MARGINE

CE (n) _ 0 SP (n) _

160000 160000

160000(rimanenza)

CE (n+1) _ 0 SP (n+1) _

160000 400000

240000 400000

CE (n+2) _ 200000 SP (n+2) _

400000 1000000

400000 1000000

PERCENTUALE DI COMPLETAMENTO:

MARGINE

CE (n) _ 40000 SP (n) _

160000 200000

200000

CE (n+1) _ 60000 SP (n+1) _

200000 500000

240000 500000

CE (n+2) _ 100000 SP (n+2) _

500000 1000000

400000 1000000

Att. la scrittura contabile dovrebbe essere : CE a DIVERSI

ESERCIZIO 2 (LCO CON COMMESSA COMPLETATA E % COMPLETAMENTO)

Abbiamo una commessa di 4 anni, con ricavi di commessa pari a 1000000 e costi di

commessa pari a 900000.

1°anno 2°anno 3°anno 4°anno

% completamento: 10% 20% 30% 40%


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andrea9874 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Caputo Fabio.

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