12 febbraio 2018
MICROECONOMIA è quella parte della teoria economica che si occupa delle
decisioni prese a livello individuali dai singoli soggetti economici (Li abbiamo divisi in
due grandi categorie: consumatori e imprese)
Posiamo dividere la microeconomia in due grandi campi:
1. LA TEORIA DEL CONSUMATORE che ci spiega il comportamento del
consumatori, le loro scelte e decisioni, scelte e comincia ad aggregarle a un
livello che non è ancora macroeconomico, ma è un livello di aggregazione che
mostra cosa succede in un determinato mercato.
Per esempio: noi possiamo sulla base della teoria del consumatore capire perché e
dimostrare rigorosamente perché la curva di domanda individuale del singolo
consumatore è/presenta, una relazione inversa tra la quantità domandata dal singolo
consumatore (QD) e il prezzo unitario di una determinata merce (p).
GRAFICO:
Asse x: QD (per esempio la quantità domandata dal consumatore QD1)
Asse y: P
Questa si chiama CURVA DI DOMANDA INDIVIDUALE DEL SINGOLO
CONSUMATORE/INDIVIDUO PER UNA DETERMINATA MERCE Ha inclinazione
negativa ( = per prezzi alti la quantità che il singolo consumatore domanderà e sarà
disposto a pagare per avere la merce sarà bassa e viceversa).
Ma in una grande economia, con migliaia di consumatori, questa è la curva di
un singolo consumatore, quindi avremo tante altre curve di domanda individuale (per
esempio questo è il consumatore ‘1’).
Le curve di domanda individuale non sono identiche, non hanno tutte la stessa
inclinazione anche se mantengono tutte una inclinazione negativa (esempio curva di
domanda individuale del consumatore ‘2’).
E dunque anche la sommatoria delle quantità domandante dai singoli consumatori in
funzione del prezzo unitario presenterà una inclinazione negativa la sommatoria
delle curve di domande individuali è la CURVA DI DOMANDA DI MERCATO (D)
: relazione inversa tra il prezzo unitario di una data merce e la quantità
complessivamente domandata dai vari consumatori (la domanda di mercato).
- È una nozione aggregata, non aggregata al massimo livello, non sono i consumi
espressi dall’insieme delle famiglie per le varie merce.
- L’ inclinazione della curva rimane sempre negativa essendo una sommatoria.
Come si dimostra che la curva di domanda di mercato di una determinata merce ha
una inclinazione negativa?
Bisogna fare riferimento alla inclinazione negativa delle singole curve di domanda di
mercato dei singoli consumatori.
NON APPROFONDIAMO LA TEORIA DEL CONSUMATORE, FACCIAMO SOLO
RIFERIMENTO A QUESTA TEORIA PERCHÉ QUESTI SONO I FONDAMENTI
MICROECONOMICI CHE CI CONSENTONO DI DIMOSTRARE RIGOROSAMENTE LA
INCLINAZIONE NEGATIVA DELLA CURVA DI DOMANDA DI MERCATO.
LE DECISIONI DELLE IMPRESE: (La microeconomia dell’impresa)
2. LA TEORIA DELL’IMPRESA
IMPRESA è una organizzazione che acquista determinati input sul mercato (beni e
servizi), può contare sui servizi resi dai fattori primari di produzione (capitale e lavoro
– K e L) quindi ha la capacità di trasformare questi input in output.
- Esistono tante imprese, piccole e grandi (abbiamo una realtà molto ampia e
articolata)
Le decisioni che una impresa prende/può prendere, la natura di queste
decisione è influenzata dall’ambiente competitivo in cui opera. Gli economisti hanno
iniziato a semplificare questa grande complessità individuando alcune forme di
mercato (= forme stilizzate, semplificate degli ambienti competitivi che osserviamo
nell’economia reale, nel mondo reale).
Le forme di mercato che gli economisti usano sono : 1
1. Concorrenza perfetta
2. Concorrenza monopolistica
3. Oligopolio
4. Monopolio
Attraverso queste forme di mercato, si arriva a un quadro concettuale e analitico
utile per comprendere le decisioni prese dalle imprese, soprattutto quelle
fondamentali in termini di produzione (quanto produrre di una determinata merce), di
prezzo e per inquadrare una questione: le decisioni prese dalle singole imprese, a
livello microeconomico, nelle diverse possibili forme di mercato, queste decisioni
sono coerenti con l’interesse generale o no? (= benessere sociale, della società nel
suo complesso).
- Possiamo e dobbiamo fidarci del mercato e dei meccanismi di mercato e
confidare nella loro capacità di portare a risultati coerenti con l’interesse
generale, il benessere sociale, o no?
- E se no, o non sempre, possono essere utili delle politiche pubbliche attive?
Concorrenza perfetta e monopolio sono due estremi
L’interesse generale o benessere sociale non è salvaguardato nel monopolio.
(abbiamo incoerenza)
L’analisi delle forme di mercato conduce alla possibilità che emerga un fallimento del
mercato, che spetta alla legislazione e all’applicazione della legislazione antitrust da
parte delle agenzie antitrust contrastare.
MERCATO DI CONCORRENZA PERFETTA
DOMANDA D’ESAME DEFINIZIONE DI CONCORRENZA PERFETTA
Un mercato si definisce come perfettamente concorrenziale quando:
1. Il numero delle imprese (N) è molto elevato. Significa che ci sono tante
imprese.
Cosa significa tante imprese?
Significa che il numero delle imprese N tende a più infinito. In questo modo
siamo precisi a indicare le tante imprese.
(Gli economisti dicono che la dimensione di ciascuna impresa in un mercato di
concorrenza perfetta tende a zero. E infatti il limite di 1 su N, per N che tende a più
infinito, è uguale a 0).
Ovvero le imprese sono molto piccole.
Quindi la stilizzazione di questo tipo di mercato è il numero N delle imprese è
altissimo, tende ad infinito e la dimensione di ciascuna impresa tende a 0 Le
imprese hanno cioè una dimensione atomistica (molto molto piccola).
2. Le numerose imprese vendono beni o servizi (diciamo dei prodotti)
omogenei:
omogeneità del prodotto: significa che i prodotti delle varie imprese sono
assolutamente identici agli occhi del consumatore. Per cui è, per il
consumatore, indifferente acquistare il prodotto di una imprese rispetto a
quello di una altra.
- Questi prodotti omogenei sono dei perfetti sostituti l’uno dell’altro (se
sostituisco un prodotto con un altro prodotto omogeneo non cambia l’utilità).
Questa assunzione è molto importante e anche poco realistica, perché
quello che noi vediamo nei mercati è che le imprese adottano delle strategie,
prendono delle decisioni per differenziare la propria produzione da quella della
altre imprese.
Nel mercato delle mele oggi veniamo in misura crescente che i produttori di
mele si consorziano (=adottano delle organizzazioni articolate e complesse) e
differenziano la propria produzione.
I produttori o i consorzi di produttori cercano di differenziare la propria
produzione, le proprie mele da quelle degli altri produttori.
(qui siamo fuori dall’ipotesi di concorrenza perfetta. E perché i produttori
adottano queste strategie? Poi lo vedremo. Ma cioè che spinge i produttori ad
applicare queste strategie di differenziazione del prodotto, cercando di
persuadere il consumatori che la sua mela è differente, queste strategie le
2
inquadreremo nella forma di mercato della concorrenza monopolistica. Mentre
per definizione di concorrenza perfetta queste strategie di
differenziazione non esistono).
Dunque un mercato perfettamente concorrenziale è un mercato astratto e molto
lontano dagli altri mercati del modo reale.
Ci sono altre condizioni ma noi ci basiamo solo su queste due condizioni
14 febbraio 2018
Stiamo esaminando un mercato di concorrenza perfetta. Quindi abbiamo definito
cosa si intende per mercato perfettamente concorrenziale:
1. mercato in cui esistono tante imprese, per la precisione il numero delle imprese
tende a più infinito (N + oo); le imprese sono molto piccole, sono di dimensione
atomistica.
2. I prodotti di queste imprese, sia beni che servizi, siano dei prodotti omogenei
(=prodotti identici agli occhi del consumatore assunzione molto forte dal momento
che le imprese cercano di differenziare la propria produzione attraverso politiche e
strategie da quella dei concorrenti)
Quindi tante e piccole imprese che vendono prodotti omogeneo
Ci sono altre condizioni per cui un mercato possa dirsi perfettamente
concorrenziale: la più importante è che in un mercato di concorrenza perfetta è che
si assume che gli agenti economici abbiamo perfetta informazione su tutti gli aspetti
rilevanti per le decisioni che devono prendere. Oggi si è sviluppata una branca
dell’economia chiamata ECONOMIA DELL’INFORMAZIONE che approfondisce i
fattori e conseguenze che, in contrario all’assunzione di perfetta informazione tipica
della concorrenza perfetta, mostra che nei mercati del mondo reale consumatori e
imprese non hanno una informazione perfetta ma hanno una informazione
imperfetta (= cioè non sanno tutto ciò che è necessario sapere per prendere le
migliori decisioni), branca molto importante quindi che ci insegna molto
dell’economia reale NON LA PRENDIAMO NOI INCONSIDERAZIONE – CI FERMIAMO
ALLE PRIME DUE CONDIZIONI.
Una implicazione importante di queste due condizioni, dove porta?
Il prezzo, la formazione del prezzo, la decisone del prezzo cui vendere la propria
produzione. Il prezzo di vendita dei propri prodotti. Un’impresa che opera in un
mercato perfettamente concorrenziale è in grado/può o no deciderlo?
NO non è in grado di decidere il prezzo di vendita dei propri prodotti se
l’impresa
opera in un mercato di concorrenza perfetta.
In che senso e perché? E dunque chi lo decide?
Il prezzo in un mercato di concorrenza perfetta lo decide l’interazione tra la domanda
e l’offerta. In questo senso si dice che è il mercato che fa il prezzo.
Della interazione tra il lato domanda e il lato offerta emerge il prezzo di equilibrio
di mercato questo è preso da ciascun produttore come un dato. Il prezzo NON è
una VARIABILE DECISIONALE dell’impresa ma è un PARAMETRO DATO, cioè un
numero.
Le imprese prendono quel prezzo come una dato non modificabile, non è una
variabile decisionale dell’impresa.
Perché è un parametro dato e non una variabile decisionale? 3
Questo scaturisce dall’assunzione delle due condizioni presenti in un mercato di
concorrenza perfetta. La loro combinazione indica che questo prezzo PE è un
parametro dato, è un dato per ciascun produttore (P con trattino sopra).
Se sul mercato si forma un prezzo per le mele di 3€ al kg, un singolo produttore può
vendere le mele a 4€ al kg?
Non c’è nessuna legislazione che glielo impedisce ma c’è una fondamentale
considerazione economiche che glielo impedisce. Se il lato dell’offerta è
estremamente frammentato, polverizzato in un numero N di produttori che tende a
più infinito e se per definizione le mele solo assolutamente omogenee, quindi
identiche, dove li troviamo dei consumatori razionali che vanno ad acquistare a 4€ un
prodotto che ha come prezzo di mercato 3€.
Quindi l’’impresa che alza il prezzo oltre il prezzo di mercato vede azzerarsi
le vendite. In questo senso, l’impresa in concorrenza perfetta non può fare il prezzo.
L’impresa è una PRICE TAKER (=impresa che prende come parametro dato il prezzo
e sulla base di questo parametro fa i suoi calcoli di convenienza) Non è dunque una
PRICE MAKER (=non fa il prezzo).
L’impresa può diminuire il suo prezzo rispetto a quello di equilibrio, ma non
ha senso perché ridurrebbe il ricavo!
Come si comporta l’impresa in concorrenza perfetta?
Abbiamo capito che prende il prezzo di mercato come un parametro dato. Che il
prezzo non è una sua variabile decisionale.
Dunque che cosa decide l’impresa? Quale è la funzione obiettivo, che esprime
l’obiettivo dell’impresa, cosa vuole ottenere una impresa (in quanto organizzazione
che acquista input e butta fuori output)?
L’obiettivo è il PROFITTO (π) ma non solo. L’obiettivo di impresa è la
MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO (Maxπ).
Assumiamo che l’impresa sia un agente economico auto interessato e razionale (auto
interesse consente di inquadrare l’obiettivo e la funzione dell’impresa come il
profitto. E razionale quando adotta un comportamento di massimizzazione, cioè
punta a ottenere il profitto massimo possibile nelle condizioni date e nel rispetto
delle regole del gioco e delle norme prevalenti in un certo contesto istituzionale).
PROFITTO (RT-CT) Dato dalla differenza tra ricavi totali e costi totali (tutti i ricavi
e tutti i costi).
RICAVI TOTALI Valore monetario delle sue vendite, valore monetario della
produzione venduta. È il prezzo unitario per quantità prodotta (pxq)
- NB. P con trattino sopra perché è vero per definizione che RT- CT = PROFITTO
Ricavi totale è = a fatturato. Mentre profitto è diverso da fatturato
Come si fa a massimizzare il profitto?
Il profitto è massimo se le decisioni di impresa operano nel senso di aumentare i
ricavi totali e abbassare i costi. (è buona cosa cercare di ridurre i costi di produzione
e aumentare il fatturato).
A questo punto ci serve una TEORIA DELL’IMPRESA, TEORIA DEL COMPORTAMENTO
DELL’IMPRESA che ci consenta di spiegare perché sono queste le decisioni
dell’impresa.
Come è la teoria dell’impresa in concorrenza perfetta? Come si comporta una
impresa? Come fa una imprese in concorrenza perfetta a massimizzare il proprio
profitto e quali decisioni deve prendere per arrivare all’obiettivo?
TEORIA DELL’IMPRESA IN CONCORRENZA PERFETTA – LA TEORIA
NEOCLASSICA DELL’IMPRESA
Siccome il profitto è dato dalla differenza tra ricavi totali e costi totali, dobbiamo
vedere quali sono i fattori che influenzano i ricavi totali e quali influenzano i costi
totali.
FATTORI CHE INFLUENZANO I RICAVI TOTALI
Il ricavo totale o fatturato di una impresa è dato dal prezzo di vendita della
produzione, che coincide col prezzo di equilibrio del mercato (con trattino sopra in
quanto dato) moltiplicato per la quantità prodotta. 4
Se prezzo delle mele è 3€ al kg e impresa produce 0 unità = RT è 0.
L’unica variabile decisionale dell’impresa è la quantità prodotta (q). Non può agire
sul prezzo. L’impresa aumenta il fatturato solo attraverso l’aumento della
produzione.
RAPPRESENTAZIONE FUNZIONE RICAVI TOTALI RT =f(q) e RT=RT(q)
Asse x: quantità prodotta
Asse y: RT
Fare lo studio di una funzione significa rappresentarla graficamente. Siccome è una
relazione lineare rappresentata da una retta (bastano due punti soltanto nel grafico).
L’imprese se aumenta produzione aumenta fatturato.
SE PUNTIAMO ALLA MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO ABBIAMO UN
RISVOLTO: IL PROFFITTO è RT-CT. È vero che all’aumentare della produzione
aumenta il fatturato, ma all’aumentare della produzione aumentano anche i
COSTI TOTALI.
FATTORI CHE INFLUENZANO I COSTI TOTALI – cosa succede ai costi?
CT= f(q) funzione diretta CT=CT(q)
Anche i costi all’aumentare alla quantità prodotta tenderanno ad aumentare. Qui la
questione è un po’ più complicata.
Tra costi di produzione e quantità non c’è una relazione semplice, lineare e diretta
disegna una linea tratteggiata)
come per i ricavi (quindi si
Perché e come aumentano i costi di produzione all’aumentare della produzione?
Qui dobbiamo distinguere tra una ANALISI DEI COSTI DI BREVE PERIODO e una
ANALISI DEI COSTI DI LUNGO PERIODO
Concettualmente significa:
PER IL BREVE PERIODO assumere come data la dimensione dell’impresa.
PER IL LUNGO PERIODO la dimensione dell’impresa è variabile, è una variabile
e quindi può cambiare.
È importante capire cosa succede ai costi SE ASSUMIAMO COME DATA LA
DIMENSIONE DELL’IMPRESA (analisi di costi di breve periodo quindi)
- È interessante vedere come variano i costi della produzione al variare della
dimensione -
Esempio: supponiamo che si decide di costituire a una impresa che vende servizi di
consulenza giuridica. 3 persone mettono su uno studio legale di 100 metri quadri con
3 pc, acquistano input sul mercato e buttano fuori un output sul mercato di
consulenze.
(3 persone : fattore lavoro L e 3 pc: fattore capitale K )
Supponiamo che sia una piccola impresa e che scelga di assumere come punto di
riferimento la forma di mercato di concorrenza perfetta.
Ora ci ricordiamo sia dei ricavi totali che aumentano all’aumentare della quantità
domandata, ma anche dei costi totale che aumenteranno di conseguenza.
Nel BREVE PERIODO, cioè a dimensione di impresa data, certo i CT costi totali
aumentano all’aumentare della quantità prodotta.
Ma come aumentano? Sulla base di una relazione lineare? NO la relazione è non
lineare.
E che forma assume la relazione tra CT e Q prodotta per una impresa di questo tipo?
I costi totali aumentano all’aumentare della quantità prodotta ma aumentano in
relazione non lineare, hanno andamento diverso. Hanno inizialmente una concavità
verso il basso e poi verso l’alto (prima aumentano con scalini via via minori fino
al punto di flesso, poi i costi sempre aumentano ma con incrementi via via maggiori,
l’altezza degli scalini è via via maggiore).
- I costi totale aumentano sempre, ma in una fase iniziale sono aumenti via
via minori e poi aumentano con incrementi via via maggiori. hanno sempre
una inclinazione positiva - 5
Quindi in una fase iniziale l’incrementi d
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Appunti completi per esame frequentanti Microeconomia, professor Luciano Venturini
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Appunti completi per esame frequentati Macroeconomia, professore Luciano Venturini
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