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Appunti di microeconomia

Appunti di microeconomia per l’esame del professore Luciano Venturini. All'interno del file ci sono tutti gli appunti basati sulle lezioni dal professore, i grafici all'interno del file non ci sono in quanto li invio uno ad uno in seguito. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia politica docente Prof. L. Venturini

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ESTRATTO DOCUMENTO

LE IMPLICAZIONI DI WELFARE DEL MONOPOLIO

Stiamo parlando del social welfare, cioè del benessere sociale che è l’espressione tecnica che si usa in economia per

alludere all’interesse generale, al bene comune.

Il monopolio osserva bene gli interessi del monopolista. Il comportamento del monopolista è un comportamento sul

quale il monopolista persegue il proprio auto-interesse, è chiaramente interessato a massimizzare il profitto e riesce a

fare più profitto di quella che è la sommatoria dei profitti individuali delle imprese in concorrenza perfetta.

Oltre al profitto normale ( ) quello che fa anche l’impresa in concorrenza perfetta, il monopolista è in grado di

realizzare un extraprofitto da potere di mercato. Perché ha il potere di alzare il prezzo rispetto al prezzo di concorrenza

perfetta.

Pm> PC = CM πM

Il prezzo di monopolio è maggiore rispetto al prezzo della CP che coincide con il CM.

Questo implica che il profitto del monopolista è maggiore del profitto normale, c’è un extraprofitto.→

Perseguendo il proprio auto-interesse il monopolista realizza il beneficio in termini di differenza tra i suoi RT e CT, che va

oltre quello che ottengono le imprese in concorrenza perfetta.

Questo accade perché il monopolista è in grado di fissare un prezzo maggiore rispetto a quello cui vendono la

produzione le imprese in concorrenza perfetta. Cioè il monopolista ha potere di mercato P> CM

Quando un’impresa ha la possibilità di vendere a un prezzo maggiore del suo CM, significa che l’impresa ha potere di

mercato (realizza quindi un extraprofitto da potere di mercato).

Nel monopolio questa situazione di potere di mercato esiste per definizione, si parla infatti di POTERE

MONOPOLISTICO.

Quindi dal punto di vista dell’interesse dell’impresa, essere monopolisti crea un vantaggio. L’essere monopolista

fornisce un vantaggio al monopolista ed è intuitivo che i consumatori sono danneggiati perché devono pagare un prezzo

PM maggiore del prezzo che pagherebbero ai produttori di mercato in concorrenza perfetta.

Dunque, in una situazione di monopolio, il monopolista ha dei vantaggi e i consumatori sono danneggiati.

Come si può dimostrare che l’effetto netto di una monopolizzazione di mercato, cioè i vantaggi del monopolista e

svantaggi del consumatore, è negativo dal punto di vista dal punto di vista dell’interesse generale della società nel suo

complesso? Cosa ha e come fa la teoria economica a dimostrare che i costi del consumatori vanno oltre ai benefici che il

monopolista ottiene,e che quindi effettivamente le implicazioni di welfare di monopolio sono negative per la società del

suo complesso?

Si devono mettere a fuoco due nozioni:

1. Efficienza allocativa

2. Surplus dei consumatori

EFFICIENZA ALLOCATIVA:

Efficienza è un termine che gli economisti usano molto. Ed è un termine che gli economisti tra le diverse nozioni di

efficienza, distinguono tre diverse nozioni di efficienza:

1. Efficienza allocativa

2. Efficienza produttiva

3. Efficienza dinamica

• EFFICIANZA PRODUTTIVA

Ha a che fare coi costi di produzione di un’impresa, di paese o di un settore produttivo.

Esempio: L’impresa A ha più efficiente rispetto alla impresa B, se l’impresa A ha dei costi di produzione minori rispetto a

quelli dell’impresa B.

• EFFICIENZA DINAMICA

ha a che fare con la capacità di fare innovazioni. La capacità di fare innovazione è la capacità di introdurre sul mercato

nuovo prodotti, innovazioni di prodotti, o innovazioni nei processi produttivi o nelle tecnologie produttive.

Esempio: sistema produttivo tedesco è più innovativo di quello italiano. Cioè il sistema produttivo tedesco è più forte di

quello italiano nel fare innovazioni.

• EFFICIENZA ALLOCATIVA

Ha a che fare con un efficiente utilizzo delle risorse produttive di un sistema economico.

Esempio: le risorse produttive normalmente sono scarse rispetto agli usi alternativi possibili di queste risorse.

10

Noi alla prova di economia abbiamo avuto 55 minuti per rispondere a 3 domande. 55 minuti sono la risorsa scarsa che

va allocata per rispondere a 3 diverse domande. Se uno studente una 45 minuti per la prima domanda e dieci per le

altre due domande non è una efficiente allocazione.

È importante cercare di curare l’efficienza allocativa, cioè allocare in maniera efficiente le risorse produttive che

concettualmente sono sempre scarse.

DOMANDA ESAME: Dimostrare perché un mercato di CP, garantisce una allocazione efficiente delle risorse?

Un mercato in CP è caratterizzato dall’EA perché se si reinterpreta la curva di domanda di mercato (relazione inversa

tra prezzo unitario e la quantità complessivamente domandata di un determinata merce) come la curva del beneficio

marginale per i consumatori, e se si reinterpreta la curva di offerta di mercato (relazione positiva tra prezzo unitario e

la quantità offerta) come la curva che esprime il costo marginale dal punto di vista della società. Allora emerge la

proprietà di efficienza allocativa di un mercato di CP.

La curva di domanda di mercato può essere interpretata come la curva del beneficio marginale per la società:

GRAFICO

Supponiamo che i consumatori consumino la quantità Q1, i consumatori sono disposti a pagare il prezzo P1. In

corrispondenza della quantità Q1, il prezzo unitario indica il beneficio marginale per l’insieme dei consumatori in un

sistema economico. Quindi, indica dal punto di vista della società quanto tutti i consumatori valutano l’avere a

disposizione una unità di prodotto in più.

Partendo da Q1 l’insieme dei consumatori valuteranno il beneficio di avere una unità in più a P1, perché sono disposti a

pagare P1.

In altri termini la curva di domanda dà la disponibilità a pagare. Se sono disponibili a pagare p1, in corrispondenza

della quantità Q1, vuol dire che p1 misura l’incremento di beneficio ottenuto dai consumatori per il fatto di avere una

unità di prodotto in più partendo dalla quantità Q1.

Dunque, il punto Q1 indica il beneficio marginale, l’incremento di soddisfazione di utilità di beneficio, per l’insieme dei

consumatori, per il fatto di avere una unità di prodotto in più.

La curva di offerta di mercato può essere interpretata come la curva dei costi marginali dal punto di vista della società:

La curva di offerta di mercato, cioè la relazione tra prezzo unitario e la quantità offerta dall’insieme delle imprese, e che

è la sommatoria delle curve di offerta individuali delle singole imprese, quindi è la sommatoria dei costi marginali delle

imprese, che possiamo interpretare come curva dei costi marginali.

GRAFICO

La curva di offerta può essere interpretata come la curva che esprime il costo marginale dal punto di vista della

società. 11

METTIAMO ENTRAMBE LE CURVE BMa e CMa:

Prendiamo un mercato di concorrenza perfetta e reinterpretiamo la curva di domanda come la curva del beneficio

marginale, e reinterpretiamo la curva di offerta come la curva del costo marginale.

GRAFICO

Supponiamo che il mercato veda una produzione Q1. In corrispondenza della quantità prodotta Q1, il beneficio

marginale è maggiore del costo marginale. BMa > CMa vuol dire che partendo da Q1, allocare ulteriori risorse

→ →

produttive per produrre una unità di prodotto in più, fa aumentare il beneficio per la società più di quanto aumentino i

costi per la società. Dunque, dal punto di vista della società nel suo complesso partendo da Q1 è conveniente allocare

più risorse per produrre la quantità Qc. E fino a quando non arriviamo a quel punto Qc è conveniente allocare più risorse

produttive. La quantità Qc corrisponde all’equilibrio di concorrenza perfetta.

Quindi le forze di mercato portano il mercato a QC, e in corrispondenza di Qc si ha una allocazione efficiente delle

risorse, cioè in corrispondenza dell’equilibrio di concorrenza perfetta si ha il rispetto della proprietà dll’efficienza

allocativa, e dunque non si alloca né troppo nè troppo poco.

Quando si arriva a Qc il beneficio marginale e uguale al costo marginale (BM=CM), e dunque non ha più senso

allocare ulteriori risorse.

Se si va avanti ad allocare risorse si va di nuovo in una allocazione non efficiente, perché troppe risorse vengono

allocate, e si entra nella regione in cui il costo marginale è maggiore del beneficio marginale.

Quindi l’equilibrio di concorrenza perfetta garantisce la efficienza allocativa. Garantisce che le risorse allocate alla

produzione di una determinata merce è corretta, nel senso che né tropo ne troppo poco le risorse vengono allocate per

la produzione.

Supponiamo che il mercato sia stato monopolizzato:

GRAFICO

La curva di domanda ora sappiamo che va interpretata come la curva del ricavo marginale e la curva di offerta come

quella del costo marginale. Partendo dalla concorrenza perfetta sappiamo che l’equilibrio è nella quantità Qc.

Sappiamo anche che il monopolista produce la quantità Qm che è minore di Qc.

In Qc abbiamo efficienza allocativa mentre in Qm vediamo subito che la restrizione della produzione che il monopolista

trova conveniente effettuare, fa perdere efficienza allocativa.

Quindi nel monopolio non abbiamo efficienza allocativa. La allocazione delle risorse non è più efficiente, nel senso che

troppe poche risorse vengono allocate alla produzione di quella merce.

SURPLUS DEI CONSUMATORI (nella domanda d’esame: le implicazioni di welfare nel monopolio non dimenticare il

surplus dei consumatori)

GRAFICO

Data la curva di domanda il surplus dei consumatori è misurato dalla superficie del triangolo compreso tra la curva di

domanda e un determinato prezzo.

Se il prezzo è P1, il surplus dei consumatori è misurato dalla superficie di P1 e D1.

Se il prezzo è P2, il surplus dei consumatori è misurato dalla superficie di P2 e D2.

In generale la superficie del triangolo definito dalla curva di domanda e da un certo livello di prezzo

misura/indica/definisce il surplus del consumatori. 12

GRAFICO

Supponiamo che il prezzo delle mele sia P1 e quindi la domandata sia Q1. Per avere a disposizione la quantità Q1, i

consumatori sono disposti a pagare il prezzo p1. Ciò vuol dire che sulle quantità minori di Q1 (Q2-Q3) i consumatori

sarebbero disposti a pagare dei prezzi più elevati (per esempio un prezzo p2 per la quantità Q2, che è maggiore di p1).

E per avere a disposizione la quantità Q3, i consumatori sarebbero disposti a pagare si un prezzo inferiore a p2, ma

sempre maggiore di P1.

Allora se i consumatori quando hanno la quantità Q1, sono disposti a pagare il prezzo P1, dal momento che per quantità

inferiori sarebbero stati disposti a pagare prezzi maggiori, la superficie del triangolo misura una sorta di surplus, e

concettualmente i consumatori portano a casa della quantità per cui sarebbero stati disposti a pagare prezzi maggiori.

LA PERDITA SECCA

Quando un mercato passa dalla concorrenza perfetta alla forma del monopolio, vediamo emergere non solo una

riduzione della efficienza allocativa; ma vediamo emergere anche una riduzione di questa efficienza che va a superare i

vantaggi che il monopolio comporta per il monopolista. La nozione di perdita secca dimostra il fatto che Il danno della

società nel suo complesso va a superare i benefici/vantaggi che il monopolio comporta per il monopolista.

Questo è un esempio di una applicazione di una analisi, che fa emergere un danno per la società superiore ai vantaggi

privati che il monopolista riesce a portare a casa.

Per semplificare l’analisi del surplus del consumatore, dobbiamo introdurre un’assunzione riguardate la inclinazione dei

costi marginali:

GRAFICO

La vecchia curva di offerta di mercato, che l’abbiamo sempre presa come una retta con inclinazione positiva, in questo

caso deve essere immaginata con un’inclinazione orizzontale, cioè si possono assumere dei costi marginali del

monopolio costanti.

GRAFICO

Le forze di mercato opereranno nel senso di portare la produzione al livello Qc, quantità prodotta e consumata in un

equilibrio di concorrenza perfetta. E sarebbe venduta al prezzo di concorrenza Pc. L’equilibrio in CP ha un’allocazione

efficiente delle risorse, e cioè le risorse produttive del sistema sono allocate in maniera corretta.

Ora supponiamo che questo mercato sia monopolizzato da una sola impresa:

GRAFICO

A questo punto la curva di offerta la chiamiamo curva del costo marginale del monopolista. La curva di domanda di

mercato diventa la curva di domanda del monopolista. Il ricavo marginale del monopolista ha un’inclinazione doppia. Il

monopolista massimizza il suo profitto se sceglie quella produzione che è coerente con l’uguaglianza tra RM e CM,

quindi il monopolista sceglierà di produrre la quantità QM. La quantità Qm è minore della quantità Qc che verrebbe

immessa nel mercato e domandata ad un prezzo Pc, se il mercato fosse in CP. Il prezzo cui la quantità QM viene venduta

dal monopolista è il prezzo PM. Quindi Pm e Qm in altri termini, è l’equilibrio di monopolio, mentre Pc e Qc è di

concorrenza perfetta. 13

Ora usiamo la nozione di surplus dei consumatori:

GRAFICO

Il surplus è l’area compresa tra la curva di domanda e un determinato prezzo, è la superficie del triangolo tra il prezzo P1

e la quantità domandata D1. Per portare a casa la quantità Q1, i consumatori sono disposti a pagare il prezzo P1, ma per

portare a casa le quantità inferiori a D1, sarebbero disposti a pagare prezzi superiori.

Quando il mercato è in un equilibrio di concorrenza perfetta, cioè quando c’è efficienza allocativa, ecco a quanto

ammonta il surplus dei consumatori:

GRAFICO

Il surplus dei consumatori ammonta dalla superficie compresa dalla curva di domanda, e il prezzo Pc. Quindi il triangolo

da considerare è α, PC, CP.

Quando il mercato viene monopolizzato, ecco cosa succede al surplus dei consumatori:

GRAFICO

Nell’equilibrio di monopolio il prezzo è Pm. Quindi il nuovo surplus del consumatore è dato dalla superficie di α, Pm, M.

Quindi, passare dalla concorrenza perfetta al monopolio comporta una riduzione del surplus dei consumatori.

La differenza tra il triangolo grande (α, Pc, Cp) e triangolo piccolo (α, pm, m) è data dalla superficie del trapezio Pm, M,

CP, PC.

Il rettangolo pm, m, h, pc, la base di questo rettangolo corrisponde a Pc, H, indica la quantità Qm che il monopolista

decide di produrre. E l’altezza di questo rettangolo è il differenziale di prezzo, cioè misura il maggior prezzo imposto

dal monopolista (rispetto al prezzo pc di concorrenza perfetta), cioè la sua capacità di alzare il prezzo oltre al prezzo di

concorrenza perfetta.

Quindi la superficie di questo rettangolo è l’extra profitto che il monopolista ottiene rispetto all’insieme dei profitti

che realizzava le imprese in concorrenza perfetta, perché la quantità prodotta dal monopolista, moltiplicata per

maggior prezzo unitario cui il monopolista vende, misura l’extraprofitto da potere di mercato che ottiene il

monopolista.

Quindi questo ci indica i benefici privati, il maggior profitto che il monopolista ottiene, per il fatto di essere il

monopolista.

GRAFICO

La superficie del triangolo che rimane del trapezio, indica la PERDITA SECCA che la monopolizzazione comporta per la

società nel suo complesso.

Le conseguenze negative sono maggiori del beneficio che il monopolista ottiene, e la differenza è costituita dalla

superficie del triangolo M, H, Cp.

Attraverso questo, la teoria economica dimostra che il monopolio è fonte di problemi per la società nel suo complesso.

Cioè riduce il benessere sociale più di quanto non ottenga il monopolista e quindi la teoria economia è in grado di dire

che la monopolizzazione del mercato provoca un danno superiore. La società nel suo complesso deve riprendersi da una

situazione di questo tipo. 14

OLIGOPOLIO

Oligopolio significa che in un settore ci sono poche e grandi imprese. È la forma di mercato più diffusa.

Poche e grandi imprese non significa che il numero delle imprese è contenuto, ce ne sono comunque tante.

GRAFICO

La struttura dimensionale delle imprese nei vari settori ha questo andamento: esistono poche e grandi imprese che

costituiscono il core oligopolistico del settore. Poi ci poi c’è una frangia di piccole imprese, e queste imprese sono le così

dette di nicchia.

Le imprese possono produrre prodotti differenziati, le imprese si possono specializzare. In ogni caso il 60/70% del

settore è fatto dal core oligopolistico, quindi da poche grande imprese

Quale tipo di equilibrio, in termini di prezzo di mercato e quantità prodotta e venduta si determina nel mercato

oligopolistico?

• In concorrenza perfetta Pc, Qc EA

→ →

Le forze spontanee di mercato portano il prezzo al livello Pc, e la quantità che viene prodotta è la quantità Qc. In

relazione a questo prezzo e questa quantità si ha l’efficienza allocativa.

È un equilibrio unico e stabile all’interno delle assunzioni date.

• Nel monopolio Pm, Qm NO EA Perdita secca

→ → →

L’equilibrio che si forma è caratterizzato dal prezzo Pm e dalla quantità Qm. Inoltre, si perde l’efficienza

allocativa con la monopolizzazione del mercato, e si ha invece la perdita secca.

È un equilibrio unico e stabile.

• Nell’oligopolio

Non si ha un solo equilibrio, ma abbiamo equilibri multipli, cioè possono emergere situazioni di prezzo e di

quantità prodotta differenti, e questi equilibri non sono stabili, ma sono instabili.

L’oligopolio presenta dunque delle caratteristiche diverse dalla cp e dal monopolio.

LA TEORIA DEI GIOCHI:

Serve a studiare le situazioni che si vengono a determinare quando i decisori/soggetti che prendono decisioni, sono

pochi e dunque c’è una possibilità di interazione strategica tra i decisori.

Supponiamo esistano solo due imprese: N=2 impresa A e impresa B DUOPOLIO

Lo strumento analitico che serve per studiare la interazione tra due duo polisti è:

IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO

Ci sono due agenti (N =2)

Ci sono due galeotti che hanno commesso un delitto, hanno rubato un 1kg di mele, e sono stati non colti sul fatto ma

sospettati, e quindi vengono interrogati da un magistrato. Entrambi, sia A che B si trovano di fronte a due strategie

differenti: possono confessare o negare di aver commesso il fatto. A seconda che confessino o meno ci si pone di fronte

a 4 situazioni diverse:

TABELLA

All’intero delle caselle sono inseriti gli anni della condanna.

Se entrambi negano, non ci sono prove per condannare, e dunque sono assolti per insufficienza di prove. (-1.-1)

o Se entrambi confessano, sono condannati, ed è chiaro che pagano di più (-5,-5)

o Se A confessa e B nega, succede che A fa la figura di avere commesso un delitto e di pentirsi di non confessare, e

o invece B né esce molto meglio rispetto ad A. (0, -10)

Se è invece B a confessare e A a negare. (-10,0)

o 15

Abbiamo costruito la MATRICE DEI PAY-OFF, è la matrice dei risultati che possono emergere da una situazione di

interazione strategica.

Interazione strategica, significa che il risultato di una dei due, non dipende solo dalle sue decisioni, ma dipende anche

dalle decisioni che prende l’altro. Dunque, il risultato per entrambi dipende dalla interazione tra le decisioni di A e B.

Dunque, non c’era interazione strategica in concorrenza perfetta e monopolio. Nel monopolio perché c’è n=1, mentre in

CP abbiamo N che tende ad infinito e proprio per questo non c’è interazione strategica, nel senso che ciascuna piccola

impresa in CP non guarda quello che fanno le altre imprese. Prende il prezzo di mercato come parametro dato e decide

quanto produrre. Se guarda è solo per accorgersi che non può cambiare il prezzo rispetto al prezzo di equilibrio di

mercato.

C’è invece interazione strategica nel duopolio perché le imprese sono due.

Come si trova la soluzione del gioco? Come si procede? che cosa succede? Perché tutti i 4 scenari ipotizzati dalle celle

sono tutti scenari possibili ma, alla fine che equilibrio si determina?

A e B sono agenti auto interessati e razionali.

• Dal punto di vista di A:

Tabella

- Se B confessa, A vede chiaramente che le conviene confessare così da ottenere un pay-off di -5, che è meglio di

uno di -10. Quindi se B confessa, ad A conviene confessare

- Se B nega, A capisce subito di nuovo che gli conviene confessare in quanto 0 è meglio di -1. Quindi se B nega ad A

conviene ancora confessare.

Significa che confessare è la strategia più convenente per A, quale che si a la scelta di B. Quindi, confessare per A è una

strategia dominante, cioè è la strategia più conveniente indipendentemente da ciò che fa B.

• Dal punto di vista di B:

Tabella

- Se A confessa, a B conviene confessare perché -5 è meglio di -10. Quindi se A confessa a B conviene confessare

- Se A nega, a B gli conviene confessare perché 0 è meglio di -1. Quindi se A nega a B conviene confessare ancora.

Dunque, due agenti perseguendo i propri interessi non arrivano a massimizzare il benessere sociale, anzi è al

contrario. La causa di questo è che nel gioco del dilemma del prigioniero esiste una situazione di interazione

strategica. Nelle situazioni di interazione strategica che si determinano quando il numero degli agenti è limitato, il

benessere sociale non è massimizzato.

----

Tutto questo serve per spiegare gli equilibri che si possono trovare in un mercato di oligopolio:

Questo è sufficiente per esaminare come si determina il prezzo/quantità prodotte di due imprese (N=2) (DUOPOLIO):

A e impresa B

→Impresa

GRAFICO

La curva di domanda di mercato è la solita relazione inversa tra prezzo e quantità prodotta. Naturalmente c’è una

relazione tra prezzi e quantità.

Supponiamo che le due imprese decidano di produrre due quantità molto limitate. Le imprese potranno vendere la

quantità Q1, ad un prezzo alto come PA, oppure con un prezzo alto il mercato assorbirà una quantità contenuta. La

quantità che arriva sul mercato dipende dalle decisioni di A e di B.

Quindi se le due imprese decidono di produrre poco, il prezzo è alto, ovvero se fissano il prezzo a un livello alto,

vendono poco. 16

Viceversa, se sia A che B decidono di produrre molto, sul mercato arriva una quantità più consistente e per vendere

questa quantità maggiore il prezzo sarà minore (PB<PA) ovvero se le imprese vendono entrambe ad un prezzo basso,

potranno produrre maggiori quantità.

Ma non è detto che le imprese prendano la stessa decisione sul prezzo:

GRAFICO

se entrambe le imprese fissano il prezzo su un livello alto, il prezzo tende a collocarsi a livello di prezzo che

o fisserebbe un monopolista, e quindi i profitti che le due imprese ottengono sono profitti elevati, perché

incorporano un extraprofitto da potere di mercato (20,20)

se entrambe le imprese fissano un prezzo su un livello basso, significa che questo è il prezzo che si avrebbe in

o concorrenza perfetta. Arriva molta offerta sul mercato, le imprese vendono a prezzi vicini al prezzo di mercato

di CP e quindi le imprese farebbero solo il profitto normale (10,10)

se A fissa un prezzo basso e B un prezzo alto. Supponiamo che i prodotti di A e di B siano omogenei e quindi non

o differenziati (agli occhi dei consumatori è indifferente acquistare il prodotto A piuttosto che quello B).

Ciò significa che i consumatori razionali chiaramente acquisteranno il prodotto che ha il prezzo di vendita più basso.

E in questo caso l’impresa A vende molto di più, guadagna quota di mercato e fa molti più profitti, mentre i profitti

dell’impresa B tracollano (40,5)

se B fissa un prezzo basso e A un prezzo alto. avremo la situazione opposta, quindi (5,40)

o

Per gli agenti, essendo agenti auto interessati e razionali, risulta più coerente fissare un prezzo basso, in quanto risulta

una strategia dominante, cioè la strategia più conveniente quale che sia la scelta dell’altra parte. Dunque, nell’oligopolio

se i prezzi bassi sono strategie dominanti per entrambe le imprese, le imprese non realizzano il massimo, realizzano un

profitto relativamente basso. Le due imprese si comportano come delle imprese in concorrenza perfetta, in cui il prezzo

coincide con il costo marginale, e dunque le imprese realizzano solo il profitto normale. Alle due imprese dal loro punto

di vista, sarebbe molto più conveniente accordarsi e mettersi d’accordo, per fissare dei prezzi alti, perché cosi facendo

otterrebbero dei profitti molto più alti.

Dunque, le due imprese nell’oligopolio sono incentivate a mettersi d’accordo per fissare dei prezzi alti ed ottenere dei

profitti molto più consistenti. Otterrebbero i profitti che otterrebbe il monopolista, perché fissare dei prezzi alti significa

operare una restrizione della produzione.

Il termine che si usa per inquadrare una situazione in cui due o più imprese si mettono d’accordo per fissare prezzi alti è

COLLUSIONE produttori si accordano, cooperano per alzare i prezzi e realizzare i profitti alti, profitti che si avvicinano.

Nell’oligopolio non abbiamo un unico equilibrio possibile.

GRAFICO Se le imprese non colludono, il prezzo si avvicina a quello di concorrenza perfetta, e quindi questo implica

o che hanno un’efficienza allocativa delle risorse. (10,10)

Se le imprese colludono, si va a finire in un equilibrio con prezzi alti, concettualmente a prezzi vicino a quello

o di monopolio. (20,20). Dunque, le due imprese saranno incentivate a colludere. Se si ha collusione però, si

perde efficienza allocativa. E questa riduzione di efficienza comporta una perdita secca per la società.

Dunque, la ricerca del proprio auto interesse da parte dei due produttori A e B, comporta una perdita secca per la

società. 17

Cosa impediva ai nostri detenuti di cooperare quindi di negare al posto di confessare?

Il fatto che è un gioco non cooperativo. E non è cooperativo perché c’è una autorità che impedisce ai due di mettersi

d’accordo e di controllarsi reciprocamente e quindi di negare e negare.

C’è una autorità che impedisce alle imprese nell’oligopolio di cooperare quindi di colludere?

Si, l’autorità antitrust (istituzione pubblica).

Più equilibri sono possibili nell’oligopolio a differenza della concorrenza perfetta e del monopolio dove avevamo un

equilibrio ben definito.

Tabella

Supponiamo che A e B si siano messi d’accordo per fissare prezzi alti, dunque che ci sia un accordo collusivo:

Tabella

Supponiamo che ci sia un accordo collusivo e che quindi l’equilibrio sia (20,20=40)

Questo accodo collusivo è stabile, cioè regge nel tempo o no?

Ovviamente entrambe le imprese hanno l’incentivo a non rispettare l’accordo collusivo, in quanto chi non rispetta

l’accordo e impone sei prezzi bassi, vede aumentare i suoi profitti da 20 a 40.

I BENI PRIVATI E BENI PUBBLICI

Per capire bisogna mettere a fuoco le nozioni di RIVALITA’ ed ESCLUDIBILITA’, due caratteristiche che possono essere o

non esserci:

• RIVALITA’: riguarda la possibilità che un bene utilizzato/consumato da un agente economico possa, quello

stesso bene, essere usato anche da un altro agente. Se due beni sono rivali, il fatto che un bene sia usato da un

agente, impedisce che quello stesso bene possa essere usato anche da altri agenti.

Esempio: Se io mangio la mela, quella mela non la può mangiare nessun’altro. Quindi in questo senso la mela si

deve intendere come un bene privato. Un bene privato è un bene per il quale vale al massimo grado possibile la

nozione di rivalità.

BENI PRIVATI: sono beni rivali, per i quali vale la nozione di rivalità

BENI PUBBLICI: sono beni non rivali (esempio: illuminazione pubblica di una città, mentre ne usufruisco io questa stessa

possibilità non viene negata ad altri).

Dunque, i beni privati sono beni rivali, e i beni pubblici sono beni non rivali.

• ESCLUDIBILITA’: è la possibilità tecnica/tecnologica/logistica/legale di escludere dall’utilizzo di un determinato

bene, coloro che non hanno titolo ad usarlo, a consumarlo. Esempio: la mela è escludibile, significa che a meno

che i la mela me la coltivi, io la mela per consumarla devo acquistarla, devo quindi avere un titolo giuridico per

consumare un bene privato.

QUINDI:

BENI PRIVATI: sono beni RIVALI ed ESCLUDIBILI (beni privati puri)

o BENI PUBBLICI: sono beni NON RIVALI e NON ESCLUDIBILI (beni pubblici puri)

o 18

IL FALLIMENTO DEL MERCATO NELL’OFFERTA DI BENI PUBBLICI:

GRAFICO

Nei beni privati esiste la curva di domanda, che esprime la disponibilità a pagare un certo prezzo unitario da parte dei

consumatori per avere a disposizione una certa quantità di merce. Ad esempio la mela è un bene privato ed escludibile,

quindi se la voglio avere devo pagare.

Per i beni pubblici non emerge una disponibilità a pagare, perché se i beni pubblici sono beni non rivali e non escludibili,

il comportamento auto interessato e razionale degli agenti, li induce ad adottar comportamenti opportunistici

(comportamento da portoghesi), ed essere opportuni.

GRAFICO

Per i beni pubblici la curva di domanda collassa, sparisce a causa dei comportamenti opportunistici degli agenti. La curva

di domanda va a finire alla origine degli assi, la curva di domanda che esprime la disponibilità a pagare, dunque collassa,

sparisce e se sparisce la curva di domanda, collassa il mercato, in quanto non c’è neanche il lato offerta.

Per dimostrare il fallimento del mercato sui beni pubblici però si può usare un altro metodo:

Applicando la teoria dei giochi del dilemma del prigioniero nel contesto in cui due agenti A e B devono prendere una

decisione collettiva circa il livello di un determinato bene pubblico:

Supponiamo che A e B siano i residenti vicino un incrocio.

Hanno tanti beni privati ma si rendono conto che il traffico non regolato comporta problemi e sarebbe meglio sistemare

al centro dell’incrocio un semaforo o una rotonda per regolarlo meglio. Il semaforo e la rotonda sono dei beni pubblici e

sono non rivali e non escludibili. Ma sia A che B non esprimono la loro disponibilità a pagare, perché ognuno è indotto a

comportarsi da portoghese, sperando che sia l’altro a pagare.

GRAFICO

Supponiamo che il bene pubblico puro costi 100 € e supponiamo che A e B abbiano fatto 50 e 50.

Vengono a formarsi 4 situazioni:

• se entrambi pagano, pagano 50€. (50,50)

• se entrambi decidono di non pagare non pagano nulla, non finanziando la realizzazione e quindi rimangono

senza e con un incrocio caotico (0,0)

• se A non paga, B deve pagare tutto (0,100)

• Se B non paga, A deve pagare tutto (100,0)

Ciò che conta è la coerenza tra il dato numerico e la situazione che rappresentiamo.

Con questa matrice di pay-off la situazione di interazione strategica, quello che succede ad A e B dipende anche dalle

scelte dell’altro e non solo dalle proprie.

Perché se guardiamo il gioca dal punto di vista di A:

se B paga, ad A Conviene non pagare così ha un pay-off di 0 anziché di 50

o Se B non paga, ad A conviene non pagare perché in questo caso ha un pay off di 0 anziché di 100.

o

Quindi ad A conviene non pagare, ma anche a B conviene non pagare. Entrambi hanno come strategia dominante cioè

come più conveniente strategia, quale che sia la visione dell’altro, quella di non pagare.

Entrambi non pagano l‘offerta del bene pubblico non viene bene pubblico non viene realizzato

→ → 19

Fallimento del mercato significa che le decisioni decentrate prese autonomamente dagli individui non consentono di

ottenere il benessere sociale, non consentono di ottenere il bene comune. L’implicazione di policy è che deve entrare in

gioco una decisione centralizzata. Quindi dire che il mercato fallisce nella offerta di beni pubblici significa che se

vogliamo avere beni pubblici, deve entrare in gioco una autorità di governo in grado di prendere decisioni centralizzate

Perché se non è possibile una soluzione decentrata, bisogna finanziare la raccolta delle risorse necessarie a finanziare la

realizzazione del bene pubblico, e ciò deve passare attraverso il potere coercitivo dell’autorità di governo.

Termini che non hanno risultati positivi perché quando l’autorità di governo interviene a prelevare risorse dai singoli

agenti, a far pagare le tasse per esempio.

Se A e B vogliono il semaforo o la rotonda il loro due non decidono più come singoli individui, decidono come

un’amministrazione locale che decide. Il semaforo costa 100€. Benissimo A paga 50 e B paga 50 attraverso il metodo

coercitivo delle imposte locali. Dunque, o l’amministrazione segue il percorso delle imposte e decide per il bene pubblico,

oppure A e B fanno a meno del semaforo. Le imposte in questo senso sono belle, nel senso che consentono di finanziare i beni

pubblici. E per avere un’adeguata offerta di beni pubblici è necessario qualche livello di governo centralizzato, che raccolga

risorse attraverso l’imposizione fiscale e finanzi la realizzazione dei beni pubblici.

Il benessere pubblico inoltre è massimizzato quando esiste un certo equilibrio tra beni privati e beni pubblici.

ESTERNALITA’ o EFETTI ESTERNI

Il singolo consumatore, le singole imprese, prendono delle decisioni private, cioè sceglie e decide il proprio

comportamento sulla base delle assunzioni. Sceglie dunque in base ai costi e ai benefici che potrà trarre che gli verranno

dalla decisione che prende.

Esempio, un’impresa le sue decisioni le prende sulla base dei benefici che ne derivano in termini di profitto e sulla base

dei costi. Tutto questo funziona perfettamente nella misura in cui non esistono COSTI SOCIALI per la società nel suo

complesso, cioè nella misura in cui non ci sono EFFETTI ESTERNI, delle ESTERNALITA’.

Nella misura in cui ci sono EFFETTI ESTERNI, nella misura in cui le decisioni di consumo prese dai consumatori e le

decisioni di produzione prese dalle imprese hanno effetti esterni, nella misura in cui si creano/esistono esternalità,

allora sorgono dei problemi e si può dimostrare che la presenza di esternalità comporta un FALLIMENTO DEL MERCATO.

Quindi il mercato fallisce in presenza di esternalità. Le esternalità possono essere negative e positive.

Supponiamo che le imprese che producono una certa merce, supponiamo che ci sia concorrenza perfetta e quindi

abbiamo numero che n tende a più infinito, ciascuna impresa è una organizzazione che acquista input sul mercato

(capitale e lavoro) e produce output.

GRAFICO CURVA DI DOMANDA IN CP

Supponiamo che le varie imprese numerosissime, i produttori di mele oltre a produrre mele, inquinino l’ambiente

usando pesticidi. Questo è un costo esterno, un costo sociale. È un costo che ciascun produttore può non prendere in

considerazione nella misura in cui lui non si preoccupa solo dei costi e benefici privati. Ma se più o meno tutti si

comportano in questo modo, e quindi oltre a produrre mele, producono inquinamento, questo è un effetto esterno che

non rappresenta di per sé un costo per il singolo consumatore, ma è un costo per la società. 20

Se oltre ai costi privati (CP) esistono anche dei costi sociali (CS), il costo di produzione totale/complessivo (CT) che

dovrebbe essere preso in considerazione per valutare la questione di allocazione efficiente delle risorse produttive, è

maggiore del CP se CS è maggiore di 0. CP+CS = CT e se CT>CP se CS>0

Insomma, se ci sono degli effetti esterni, delle esternalità, la curva dei costi privati non coincide con la curva dei costi

totali.

GRAFICO

Se i produttori di mele creano degli effetti esterni, e creano un costo sociale, e il costo sociale è maggiore di 0, non c’è

più coerenza tra costi privati e costi totali.

GRAFICO

La curva di offerta rilevante non è più la SP ma diventa la ST. Se si vuole valutare l’equilibrio verso cui il mercato ci

conduce e verificare se questo equilibrio è coerente o no, bisogna prendere in considerazione non solo i costi privati ma

anche i costi sociali. Per cui la curva rilevante è ST. La curva ST è una curva che prende in considerazione anche le

esternalità, ed è una curva che giace più in alto e più verso sinistra, rispetto alla curva che considera i soli costi privati. La

curva più in alto significa che per ogni dato prezzo, la quantità che dovrebbe essere prodotta tenendo conto anche dei

costi sociali, è una quantità inferiore.

Per definizione i produttori prendono in considerazioni solo i costi privati e non anche i costi sociali, quindi decidono

sulla base dei costi privati.

GRAFICO

Quindi succede che i produttori prendono in considerazione la curva SP e non quella ST. Producono la quantità QC

Ma questa quantità che viene prodotta da un mercato perfettamente concorrenziale ora che la nozione che ci siano

effetti esterni è stata presa in considerazione, la quantità QC è ancora la quantità efficiente e abbiamo ancora efficienza

allocativa in presenza di esternalità?

NO, perché la quantità ottima dal punto di vista della società nel suo complesso, quella coerente con la efficienza

allocativa non è più QC ma QO.

L’equilibrio concorrenziale comporta una produzione eccessiva, si sta allocando troppe risorse alla produzione di una

merce la cui produzione comporta esternalità negative di tipo ambientale. Si sta allocando troppe risorse alla

produzione, quindi stiamo determinando troppo inquinamento rispetto a ciò che sarebbe ottimo dal punto di vista

della società.

Quindi in presenza di esternalità NEGATIVE l’equilibrio che si determina sulla base dei meccanismi di mercato non

garantisce l’allocazione efficiente delle risorse. Siamo di fronte a un FALLIMENTO DEL MERCATO.

Non esistono solo esternalità negativa, infatti ci sono anche ESTERNALITA’ POSITIVE, e anche in questo caso possiamo

cogliere l’esistenza di un FALLIMENTO DI MERCATO.

Esempio: il prodotto istruzione elementare

L’istruzione ha benefici per i singoli soggetti che la ricevono. L’istruzione aumenta il capitale umano delle singole

persone che ricevono istruzione, in questo senso ha dei benefici privati, però l’istruzione ha anche dei benefici sociali.

Supponiamo che abbiamo benefici esterni, cioè che sia preferibile per la società avere una popolazione un po' più

istruita che meno istruita.

Se l’istruzione ha benefici privati (BP) ma anche sociali (BS) e quindi i benefici totali (BT) sono la sommatoria di questi.

BP+BS=BT

→ 21

Se i benefici totali esistono, cioè se abbiamo esternalità positive, le decisioni di quanta istruzione acquistare sono una

decisione privata decentrata presa dai singoli agenti privati.

GRAFICO

Se singoli decisori prendessero in considerazione non solo i benefici privati, ma anche i benefici sociali, la curva di

domanda che prende in considerazione tutti i benefici sarebbe più in l’alto e spostata verso destra. Per ogni dato

prezzo la quantità domandata sarebbe maggiore, quindi in presenza di esternalità POSITIVE la curva di domanda

rilevante per l’analisi si sposta.

GRAFICO

La quantità prodotta in CP è Qc, ma in corrispondenza di Qc non si ha più efficienza allocativa, perché se l’istruzione ha

esternalità positive, la quantità ottima e efficiente è Qd.

In presenza di ESTERNALITA’ POSITIVE il mercato, i meccanismi di mercato, conducono a una produzione non

efficiente e non coerente con la massimizzazione del benessere sociale. Si produce troppo poco di quel prodotto, la cui

produzione comporta non solo benefici privati ma anche sociali.

I meccanismi di mercato in presenza di esternalità non conducono all’efficienza sia nel caso di esternalità negative e

positive.

GRAFICO

Se ci sono esternalità negative, la curva di offerta rilevante per arrivare ad un equilibrio in grado di garantire l’efficienza

allocativa, è la curva ST che giace più in alto e a sinistra, rispetto alla curva SP. In corrispondenza di Qc, l’equilibrio di

mercato non è un equilibrio ottimo dal punto di vista della società. La presenza di esternalità negativa fa sì che si

produce la quantità Qc, e si allocano troppe risorse per produrre una merce, e la cui produzione comporta degli effetti

negativi per l’ambiente. In presenza di esternalità sia positive che negative, il mercato lasciato a sé stesso non raggiunge

l’efficienza allocative, e dunque:

POLITICHE PER CORREGGERE/RIDURRE FALLIMENTI DI MERCATO

Sono 3:

1. STRUMENTI DI COMANDO E CONTROLLO

Cioè sono delle direttive, una legislazione che impone ai produttori di adottare determinate tecnologie per

ridurre le esternalità negative.

Per esempio, se le imprese oltre alla produzione emettono fumo nell’ambiente, allora l’autorità di governo può

adottare una legislazione che impone a chi produce quelle determinate merci che determinano delle esternalità

negative, di adottare delle tecnologie che abbattano le immissioni.

L’autorità pubblica vincola/disciplina/impone ai produttori/imprese di adottare tecnologie meno inquinanti,

più green. Imporre quindi determinati cambiamenti alle tecnologie adottate.

Questi strumenti hanno una pessima reputazione tra gli economisti: perché le imprese non sono tutte uguali e

alcune possono non avere risorse necessarie ai cambiamenti. Imporre quindi una certa tecnologia o il

rispetto di parametri significa vincolare tutti a adottare comportamenti e processi produttivi che non tengono

conto della eterogeneità delle imprese 22

2. APPLICAZIONE CONCETTO ‘CHI INQUINDA PAGA’

introduce un principio semplice: non si impone un cambiamento di tecnologia, ma chi inquina paga.

GRAFICO

Questo strumento che fa diventare in qualche modo un po’ più rilevante la curva ST piuttosto che la SP, perché

se l’autorità pubblica interviene e chi inquina deve pagare, ecco che impone un costo alle imprese che copre

tutto o in parte il costo sociale.

Questo strumento no forza sulla produzione della tecnologia, ecco perché è uno strumento più flessibile, e lo è

perché le imprese sanno che se vanno oltre un certo livelli di emissioni, devono pagare una imposta. Però per

stare al di sotto di questa soglia nessuno gli dice cosa fare, quindi le imprese sono libere di modificare i processi

produttivi. Quando c’è più flessibilità e più libertà di scelta, generalmente lo strumento è più efficacie. Chi

inquina paga, significa anche che si applicano delle imposte ambientali, chiamate anche imposte mirate.

3. LA CREAZIONE DI UN MERCATO DEI DIRITTI COMMERCIABILI O NEGOZIABILI:

Questo mercato che non esisterebbe in natura e che esiste perché proprio viene creato dall’autorità pubblica

per correggere un fallimento del mercato.

GRAFICO

È come un mercato dei titoli del debito pubblico, c’è un lato domanda e un lato offerta. Il lato domanda esiste

perché si fa una legislazione ambientale che dice alle imprese che emettono immissioni inquinanti, il governo li

lascia piena libertà di inquinamento, non introduce alcuna misura limitante, non si applica nemmeno il principio

di chi inquina paga, o meglio questo principio lo si adotta ma paga nel senso che se un produttore vuole buttare

fuori 100 tonnellate al mese o all’anno di CO2, può farlo ma deve avere permessi per l’ammontare che intende

buttare fuori. Quindi deve acquistare dei permessi che gli consentono di buttare fuori quella determinata

quantità di immissioni. I permessi si acquistano sul mercato e in questo senso si ha una DOMANDA DEI

PERMESSI.

La domanda sarà in relazione inversa al prezzo di mercato dei permessi:

Se il prezzo dei permessi è alto, la domanda sarà contenuta.

Se il prezzo è basso la domanda sarà maggiore.

LA CURVA DI OFFERTA

GRAFICO

La curva di offerta è decisa dall’autorità pubblica (curva verticale), e le forze di mercato spingeranno il prezzo al

livello di equilibrio, e quando il prezzo è al suo livello di equilibrio la quantità domandata di permessi sarà uguale

alla offerta di permessi che è decisa dalla autorità pubblica (QD=QS)

Con i permessi l’autorità pubblica è in grado di regolare la produzione di quella determinata merce la cui produzione

comporta delle esternalità negative, ed è in grado di determinare il livello di inquinamento però a questo risultato si

arriva senza usare strumenti come gli strumenti di comando e controllo e applicando in maniera ancora più flessibile e

articolata il principio di chi inquina paga. Al di là della flessibilità un permesso dei mercati negoziabili, consente anche

di creare senza complicazioni un incentivo cambiamento tecnologico, perché per esempio, una impresa che era

abituata a buttar fuori 100 tonnellate di CO2, sa che in presenza di un mercato dei permessi negoziabili, se adotta nuove

tecnologie che le consentono di scendere a 50 tonnellate, non ha più bisogno di permessi per 100, ma solo per 50. E

quindi riduce i permessi che ha in portafoglio, li vende e questo non fa altro che premiarle per l’adozione di tecnologie

meno inquinanti. 23


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielcortez977 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Venturini Luciano.

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