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La teoria dell'impresa

Impresa è una organizzazione che acquista determinati input sul mercato (beni e servizi). È una organizzazione che può contare sui servizi resi dai fattori primari di produzione (capitale e lavoro), quindi ha la capacità di trasformare questi input in output. Esistono tante imprese, piccole e grandi. Le decisioni che un'impresa prende e può prendere, è influenzata dall’ambiente competitivo in cui opera e gli economisti hanno individuato alcune forme di mercato.

Forme di mercato

  • Concorrenza perfetta
  • Concorrenza monopolistica
  • Oligopolio
  • Monopolio

Il mercato di concorrenza perfetta

Un mercato si definisce come perfettamente concorrenziale quando:

  1. Il numero delle imprese (N) è molto elevato. Ciò significa che il numero delle imprese tende a +∞. La dimensione di ciascuna impresa in un mercato di concorrenza perfetta tende a zero, ovvero le imprese sono molto piccole e contenute.
  2. Queste numerose imprese vendono beni o servizi omogenei. Omogeneità del prodotto significa che i prodotti delle varie imprese sono assolutamente identici agli occhi del consumatore. Per cui è, per il consumatore, indifferente acquistare il prodotto di un'impresa rispetto a quello di un'altra. Dunque, questi prodotti omogenei sono dei perfetti sostituti l'uno dell'altro. Le imprese, proprio per differenziare la propria produzione da quella delle altre, adottano delle strategie di differenziazione del proprio prodotto. Queste strategie di differenziazione non esistono in concorrenza perfetta.

Implicazioni della concorrenza perfetta

La formazione, la decisione del prezzo cui vendere la propria produzione. Un’impresa che opera in un mercato perfettamente concorrenziale può decidere il prezzo?

L’impresa non è in grado di decidere il prezzo di vendita dei propri prodotti se opera in un mercato di concorrenza perfetta. Dunque, chi decide il prezzo di vendita?

Il prezzo in un mercato di concorrenza perfetta lo decide il mercato stesso, è lui che assume che il lato offerta abbia una struttura di concorrenza perfetta. Dall'interazione tra il lato offerta e il lato domanda, emerge il cosiddetto prezzo di equilibrio di mercato. Questo prezzo di equilibrio di mercato è preso da ciascun produttore come un dato, cioè il prezzo non è una variabile decisionale dell’impresa, in quanto è un parametro dato. E dunque, le imprese prendono quel prezzo come un dato non modificabile.

Perché è un parametro dato e non una variabile decisionale? Se sul mercato si forma un prezzo per le mele di 3€ al kg, un singolo produttore può vendere le mele a 4€ al kg?

Non c’è nessuna legislazione che glielo impedisce, ma c’è una fondamentale considerazione economica che glielo impedisce, perché l’impresa che dovesse alzare il prezzo oltre al prezzo di mercato vede azzerarsi le sue vendite. L’impresa dunque non può fare un prezzo tutto suo, l’impresa in concorrenza perfetta è una price taker, un’impresa che prende il prezzo di mercato come un parametro dato, e sulla base di questo parametro fa i suoi calcoli di convenienza. E invece l’impresa in concorrenza perfetta non è una price maker, cioè un’impresa che non fa il prezzo, e può prendere il prezzo di mercato come un parametro dato. L’impresa può diminuire il suo prezzo rispetto a quello di equilibrio, ma non ha senso perché ridurrebbe il ricavo!

Il comportamento dell’impresa in concorrenza perfetta

L’obiettivo dell’impresa in concorrenza perfetta è il profitto e soprattutto la massimizzazione del profitto nelle condizioni date e nel rispetto delle regole. Ma non solo.

Che cos'è il profitto?

Il profitto è dato dalla differenza tra i ricavi totali e i costi totali. (RT - CT = PROFITTO) I ricavi totali sono il valore monetario delle sue vendite, vale a dire che se abbiamo il prezzo di vendita delle mele e lo moltiplichiamo per la quantità prodotta di mele, abbiamo il ricavo totale. Ricavi totale è uguale a fatturato. Mentre profitto è diverso da fatturato.

Come si fa a massimizzare il profitto?

Il profitto è aumentato se le decisioni di impresa operano nel senso di aumentare i ricavi totali e abbassare i costi totali. Come fa l’impresa in concorrenza perfetta a massimizzare il proprio profitto?

La teoria dell'impresa in concorrenza perfetta o la teoria neoclassica dell'impresa

Siccome il profitto è definito tra la differenza dei ricavi totali e costi totali, si devono vedere quali sono i fattori che influenzano i ricavi totali e quali influenzano i costi totali.

Fattori che influenzano i ricavi totali

Il ricavo totale di un'impresa è determinato dal prezzo di vendita della produzione (che coincide col prezzo di equilibrio del mercato) moltiplicato per la quantità prodotta.

Esempio:

P. mele al kg Qtà. Prodotta RV/FATTURATO
3€ 0 unità 0 €
3€ 1 unità 3€
3€ 2 unità 6€

Dunque, l’impresa per aumentare il ricavo totale in un ambiente di concorrenza perfetta, può farlo solo attraverso l’aumento della produzione.

Rappresentazione grafica ricavi totali

All’aumentare della produzione aumenta il fatturato, ma all’aumentare della produzione aumentano anche i costi totali.

Fattori che influenzano i costi totali

I costi hanno un andamento non lineare, cioè è una relazione positiva. I costi aumentano sempre all’aumentare della quantità prodotta. I costi hanno un andamento non lineare per una ragione molto semplice. Se la dimensione dell’impresa è data e se la capacità di produzione di un’impresa è data dalla disponibilità di capitale e lavoro, e noi abbiamo k = 3 e L = 3, nel tratto iniziale, cioè partendo da livelli nulli o bassi di produzione, a mano a mano che la produzione aumenta questo stock di capitale e questa dotazione di lavoro riuscirà a combinarsi sempre meglio. Se partiamo da livelli di produzione molto bassi i 3 computer non sono pienamente usati. È chiaro che invece all’aumentare della produzione si raggiunge un impiego ottimale, una relazione ottimale tra K e L. Come si traduce questo in termini di efficienza di produzione e quindi di costi di produzione?

Si traduce nell’esistenza di rendimenti crescenti. Cioè partendo da livelli bassi di produzione, essendo data la dimensione di impresa, l’impresa riesce a organizzarsi via via meglio questo è fonte di rendimenti crescenti, cioè di maggiore efficienza e quindi si di incrementi di costo ma di costi che aumentano con incrementi via via minori. Viceversa, a mano a mano che la produzione aumenta, sempre a parità di k = 3 e L = 3 perché per definizione la dimensione è sempre quella. Ma attenzione perché a questo punto la produzione aumenta con dei rendimenti decrescenti, cioè con una efficienza via via minore perché i 3 si contendono i pc, non siamo più nella migliore situazione ottimale fra il fattore lavoro e il fattore capitale.

Costi totali = costi fissi + costi variabili. Costi fissi sono i costi che non variano all’aumentare della quantità prodotta (es. affitto). I costi variabili sono i costi che variano all’aumentare della quantità prodotta. Quindi costi totali sono i costi variabili + costi fissi CT = CF + CV

A questo punto è sufficiente fare un diagramma (grafico):

Cosa succede ai profitti dati dalla differenza tra RT e CT?

  1. Se l’impresa rimane su livelli molto contenuti di produzione (da 0 a q1), si registra una situazione in cui CT > RT, cioè in questa 1ª regione il profitto è negativo e l’impresa registra una perdita.
  2. Dalla quantità q1 a q2 i RT > CT quindi l’impresa ha un profitto positivo.
  3. Oltre il livello q2 della produzione, i CT > RT e quindi di nuovo abbiamo un profitto negativo e in cui l’impresa realizza una perdita.
  4. Il profitto è massimo solo in corrispondenza di q*

Solo il livello di q* è coerente con la massimizzazione del profitto. Prima implicazione pratica: almeno a q1 dobbiamo arrivare, sennò operiamo in perdita. Supponiamo che siamo andati oltre q2, certo siamo entrati nella regione della perdita, ma è una perdita buona, nel senso che qualitativamente è diversa da quello che succede nella prima regione. Oltre q2 si siamo in perdita, ma lo siamo perché stiamo producendo troppo, perché abbiamo troppa domanda. Abbiamo una perdita perché ora la nostra dimensione di impresa ora è inadeguata. Questa perdita è un segnale di mercato che dice attenzione state producendo troppo rispetto alla dimensione attuale dell’impresa, dunque aumentate la dimensione d’impresa.

Se il prezzo di equilibrio di mercato pe = p+ (trattino sopra in quanto dato) aumenta oppure per un prezzo inferiore quindi pe = p- (ipotesi di una riduzione di prezzo di mercato), quali sono le implicazioni per le decisioni di impresa? Cioè la singola impresa neoclassica che opera in un mercato perfettamente concorrenziale se il prezzo di mercato aumenta o diminuisce, come reagisce?

Cosa succede ai ricavi totali RT se il prezzo p1 aumenta e passa a p2? La curva del ricavo totale RT sarà più inclinata. Insomma, l’aumento del prezzo di mercato fa aumentare l’inclinazione della curva del ricavo totale.

L'approccio marginalista

q* è il livello ottimo della produzione dell’impresa, cioè quel livello in cui il profitto si massimizza. Questa analisi però possiamo ripeterla usando le variazioni al margine delle variabili.

Cosa significa ragionare in termini di variazioni al margine di due variabili come ricavo totale e costo totale? Variazione al margine del ricavo totale significa rispondere a questa domanda: se l’impresa aumenta e vende una unità in più di prodotto di quanto aumenta il ricavo totale dell’impresa? Quale è la variazione al margine, nel senso che si ipotizza un incremento, il minimo possibile perché abbia senso. Una unità di prodotto in più fa aumentare i RT, sì, di quanto?

Ecco questa è la variazione al margine. Questa variazione al margine dei RT prende il nome di ricavo marginale (RM). Quindi il ricavo marginale è l’incremento dei ricavi totali all’aumentare di una unità della produzione. Dunque, il ricavo marginale non è altro che la variazione del ricavo totale al variare della quantità prodotta. Ricordando le derivate, sappiamo che data una funzione y = f (x) in cui y è variabile dipendente e x è variabile dipendente. In altri termini la variabile indipendente x influenza la variabile dipendente y.

Per calcolare il ricavo margine bisogna prendere la funzione del e calcolare la derivata: RT p x q (dove il prezzo in CP è in parametro dato, per la quantità prodotta) → Derivata dRT/dq = RM = p. Il ricavo marginale di una impresa in CP coincide con prezzo di mercato che per l’impresa è un parametro dato.

Rappresentazione grafica curva del ricavo marginale

Il ricavo marginale di un’impresa è uguale al prezzo p segnato. Non dipende dalla quantità prodotta, quindi graficamente viene rappresentato da una retta orizzontale, perché quale che sia la quantità prodotta (0,1,2,3) il ricavo marginale dell’impresa in concorrenza perfetta è sempre uguale al prezzo di equilibrio del mercato della merce considerata che l’impresa assume come un parametro dato. Dopodiché abbiamo anche i costi totali che sono funzione della quantità prodotta, e quindi aumentano all’aumentare della quantità prodotta. CT = f (q)

Cosa succede ai costi totali quando si varia di una unità la quantità prodotta?

Se l’impresa aumenta di una unità la quantità prodotta i costi totali aumentano. Ma l’aumento dei costi è via a via maggiore con una produzione maggiore. Ciò vuol dire che la curva del costo marginale è una curva a U.

Rappresentazione grafica ricavo marginale e costo marginale

Supponiamo che l’impresa produca la quantità q1. Il prezzo è maggiore del costo marginale, ciò vuol dire che i ricavi totali aumentano più di quanto non aumentino i costi totali, e dunque la differenza tra i ricavi totali e i costi totali aumenta. Quindi partendo da q1, se l’impresa produce e vende una unità in più, l’impresa è in grado di aumentare i profitti. Quindi q1 non è il livello ottimo di produzione che consente di massimizzare il profitto. Produrre una unità in più significa in questo caso aumentare la differenza tra ricavi totali e costi totali. Quanto RM > CM conviene all’impresa aumentare la produzione, fino al punto q*. Quindi prima e dopo q* la produzione non è ottima. Oltre q* se l’impresa decide di ridurre la produzione aumentano i suoi profitti. Il prezzo di vendita dell’impresa in concorrenza perfetta è uguale al costo marginale.

Vantaggio dell'approccio marginalista

Come reagisce l’impresa di fronte a una variazione del prezzo di equilibrio di mercato? Se il prezzo aumenta o si riduce, come reagisce l’impresa?

Se il prezzo aumenta, la curva del RT diventa più inclinata. Perché se il prezzo di equilibrio di mercato aumenta, la curva del RM dell’impresa si sposta verso l’alto passando da RM1 a RM2. Quindi se il prezzo era P1 ora passa a P2 che è più alto. Di conseguenza il livello di produzione q* non è più il livello ottimo per l’impresa, quello che le consente di avere il profitto massimo, perché ora che il prezzo di mercato è aumentato e dunque il ricavo marginale è maggiore. In corrispondenza della vecchia produzione ottima il RM > CM, quindi l’impresa capisce che aumentando di una unità la quantità prodotta, aumenta i suoi profitti, quindi è incentivata a aumentare la produzione. E è incentivata ad aumentare la produzione fino a che non arriva al punto di intersezione nuovo q*2, cioè il nuovo livello della produzione ottima.

Dunque, se il prezzo di equilibrio aumenta (quindi RM), l’impresa in concorrenza perfetta è incentivata ad aumentare la produzione. All’aumentare del prezzo di mercato le imprese in concorrenza perfetta aumentano la produzione. Quindi la curva di offerta di mercato presenta una inclinazione positiva. Pe+ → qi+ → qs+

Curva di domanda dell'impresa in concorrenza perfetta

Definizione generale di curva di domanda di impresa: la curva di domanda dell’impresa è la relazione tra la quantità prodotta dall’impresa e il prezzo unitario a cui quella impresa può vendere quella quantità prodotta. Come è la curva di domanda dell’impresa in concorrenza perfetta? Come si configura?

La curva di domanda dell’impresa in concorrenza perfetta è una curva orizzontale tracciata in corrispondenza del prezzo, dunque con il ricavo marginale. L’informazione contenuta nel RM, è che se l’impresa vende una unità di prodotto, questa unità di prodotto la può vendere al prezzo P. Se il prezzo è a 3 e la quantità è 1-2-3, il ricavo totale è 3-6-9. Dunque, il ricavo marginale è 3, e coincide con il prezzo. Ma la curva del ricavo marginale configura anche la curva di domanda dell’impresa in concorrenza perfetta. Dunque, in concorrenza perfetta la curva di domanda dell’impresa coincide con la curva del ricavo marginale.

È vietato fare confusione tra curva di domanda dell’impresa e curva di domanda di mercato o curva di domanda individuale del singolo consumatore. Ricorda:

  1. Curva di domanda di mercato: La curva di domanda di mercato è la relazione inversa tra il prezzo unitario di una determinata merce e la quantità di merce complessivamente domandata dall’insieme dei consumatori esistenti in un dato sistema economico. Ha inclinazione negativa. È la sommatoria orizzontale delle curve di domanda individuali dei singoli consumatori.
  2. Curva di domanda individuale del singolo consumatore: La curva di domanda individuale del singolo consumatore è la relazione tra prezzo unitario di mercato e la quantità domandata dal singolo consumatore.

La curva di offerta di mercato

Presenta una inclinazione positiva. È la sommatoria orizzontale delle curve di offerta individuali delle singole imprese operanti in concorrenza perfetta, e dunque la sommatoria dei costi marginali delle singole imprese.

La curva di offerta individuale di una impresa

È la relazione tra la quantità prodotta e il costo marginale che l’impresa sopporta per produrre. Se il prezzo di equilibrio di mercato passa da P1 a P2, e dunque la curva del ricavo marginale passa da RM1 a RM2, la quantità q*1 non è più la quantità di produzione che consente alle imprese di massimizzare il profitto. E in questo caso l’impresa è incentivata ad aumentare la produzione passando da q*1 alla quantità q*2.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielcortez977 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Venturini Luciano.
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