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13 novembre 2017

DA = PL condizione di equilibrio macroeconomico del sistema. Espresso dalla bisettrice

del quadrante

Da = y (uguale).

Il punto di intersezione tra la curva della DA e la bisettrice individua il livello di equilibrio

del reddito. Individua la soluzione quindi il reddito di equilibrio del sistema

Modello formale grafico di determinazione del reddito di equilibrio.

Perché il punto di intersezione consente di individuare il reddito di equilibrio e cosa è il

reddito di equilibrio?

E questo reddito di equilibrio è sempre reddito di piena occupazione?

E se il sistema non è sempre in un equilibrio di piena occupazione è possibile che il

sistema vada su reddito di equilibrio ma non di piena occupazione?

Che significa parlare di un equilibrio non di occupazione piena?

E che cosa si deve fare in questa situazione?

Bisogna spiegare che cosa significa e che implicazioni di politica economica

(policy) ne possiamo trarre.

Ripartiamo dalla determinazione del reddito di equilibrio grafico

Asse x DA, asse y Y

Mettiamo curva domanda, bisettrice e DA e punto di equilibrio

Dimostrazione che il punto di intersezione determina il reddito di equilibrio

Prendiamo in considerazione un sistema in cui le decisioni di produzione delle imprese

formano PIL = 1 quindi Y1, le famiglie decidono di consumare c1

Se il reddito è y1 e il consumo delle famigli è c1 y1 – c1 = S1 (RISPARMIO)

Andiamo su fino alla bisettrice e troviamo dove si colloca y1 in verticale

È quel segmentino li tra y1 in verticale e c1 è s1, cioè il risparmio

Se il reddito è y1, la condizione di equilibrio macroeconomica del sistema S=I è

rispettata?

Se il reddito è y1, il risparmio delle famiglie S1 è minore dell’investimento delle imprese

Gli investimenti sono maggiori del risparmio.

Conviene che la seconda componente della DA, gli investimenti delle imprese (I), sono

maggiori rispetto a una dispersione del flusso circolare che è rappresentata dal risparmio

delle famiglie.

Ciò che del reddito delle famiglie non si traduce in domanda di merci, consumi quindi il

risparmio (S) delle famiglie, se è inferiore agli investimenti S<I significa che si ha un

potere di acquisto (I) che è superiore a ciò che si traduce in risparmio (S)

Significa che il risparmio delle famiglie è minore dell’investimento (S<I) delle imprese e

quindi la DA nel sistema è maggiore di y (DA>Y)

Per tutti i livelli di reddito minori di YE la DA che si forma nel sistema è maggiore del PL

E cosa succede se DA è maggiore?

C’è una richiesta di merci superiore alla quantità che mediamente le imprese hanno

bisogno di produrre mediamente

SEGNALE DI MERCATO CHE INDUCE LE IMPRESE PiU’ O MENO AD AUMENTARE LA

PRODUZIONE S<I DA >y

Significa quindi che PL aumenta

Questi segnali di mercato che inducono le imprese ad aumentare la produzione, ci sono

fino a che DA > y, fino a che il sistema il risparmio è minore degli investimenti.

È così fino a che il sistema non va ad un reddito di equilibrio.

Reddito di equilibrio che cosa vuol dire?

Vuol dire che è rispettata la condizione di equilibrio macroeconomico: S=I e la domanda

aggregata che si forma è DA=PL

Supponiamo che il sistema sia in equilibrio rispetto a YE e vediamo se in corrispondenza

del reddito YE c’è coerenza tra le scelte delle famiglie e imprese, quindi tra risparmio S e

investimento I.

In corrispondenza di YE reddito di equilibrio, si forma nel sistema economico un risparmio

S che è esattamente uguale all’investimento delle imprese I , e dunque si forma una

domanda aggregata esattamente uguale a YE DA=YE.

REDDITO DI EQUILIBRIO: definizione formale di reddito di equilibrio del sistema

economico

È quel livello di reddito in corrispondenza del quale è rispettata la condizioni di

equilibrio macroeconomico del sistema, cioè S=I e si forma DA=Y.

Si intende quel livello del reddito in corrispondenza del quale il risparmio è uguale

all’investimento e dunque si forma una domanda aggregata uguale al livello del reddito.

Abbiano quindi visto che per tutti i livelli di reddito inferiori a YE come y1 si forma più

domanda rispetto al livello di produzione, quindi le imprese saranno indotte a

aumentare la produzione segnale di mercato

Prendiamo che sia y2>YE e completiamo l’analisi:

Y2 non è un livello di equilibrio del reddito. (infatti solo in corrispondenza di YE si ha S=I).

Con y2 il consumo delle famiglie è c2. Il risparmio delle famiglie è s2

Si forma nel sistema un risparmio maggiore dell’investimento delle imprese S>I, e infatti

in corrispondenza di y2 abbiamo un livello di DA<Y

Quindi non è rispettata la condizione di equilibrio macroeconomico del sistema

E se DA<PL (Y)cosa significa concretamente?

A livello macro significa che le imprese si ritrovano con ordini minori rispetto a ciò che ha

bisogno di produrre, non viene quindi venduto tutto quello che si produce.

SEGNALE DI MERCATO DICE ATTENZIONE: HAI PRODOTTO TROPPO, PIÙ DI QUANTO IL

MERCATO RIESCA AD ASSORBIRE.

Le imprese reagiscono tagliando, riducendo la produzione fino a che si arriva a

YE

Si applica quindi una riduzione di PL fino a che non si arriva a YE

I segnali di mercato inducono le imprese a prendere decisioni coerenti con il ritorno

all’equilibrio macroeconomico del sistema.

Reddito di equilibrio non significa un reddito ottimale per il benessere sociale e comune.

Se il sistema è in un equilibrio YE e che questo equilibrio sia anche l’equilibrio di piena

occupazione (YF ) full employment, prodotto potenziale del sistema.

Supponiamo di partire da qua: Poi succede un ondata di pessimismo imprese decidono

le

di ridurre gli investimenti e che la curva della DA scenda a DA1 livello YF non è più

il

livello di equilibrio.

Il nuovo livello è y1 (è reddito di equilibrio ma non di piena occupazione), eppure è un

reddito di equilibrio.

Quando il sistema è in equilibrio non arrivano più segnali di mercato che dicano alle

imprese di modificare il livello di produzione.

15 novembre 2017

Keynes sta lavorando con una nozione di equilibrio che è molto diversa rispetto a quella

nozione pre-keynesiana (equilibrio assumeva un significato positivi, era la conseguenza di

decisioni libere decentrate prese dagli agenti economici).

QD esprime il comportamento, quindi le scelte decentrate prese individualmente dai vari

consumatori.

QS esprime le scelte libere decentrate prese dai produttori.

Quindi dire QD = QS significa dire che questo equilibrio del mercato è basato sulle libere

scelte individuali decentrate . posizione scelta. Presenta un aspetto positivo.

L’equilibrio generale walrasiano basandosi su questo meccanismo. Cioè basandosi sulle

libere scelte individuali decentrate visione positiva dell’equilibrio.

La nozione di equilibrio di Keynes cioè la visone di equilibrio incorporata nell’ idea del

reddito di equilibrio è diversa: il sistema può essere in equilibrio anche con livelli elevati di

disoccupazione. Keynes non è una cosa buona.

Grafico 1

Questa nozione di equilibrio vede l’equilibrio come uno state of rest (stato di quiete).

Nel senso che non c’è necessità ne di aumentare ne di diminuire la produzione. Equilibrio

inteso come stato di quiete. Questo equilibrio non incorpora nessun giudizio positivo

(come invece c’era nella visione walrasiana).

La curva di domanda aggregata si abbassa. Il nuovo livello di equilibrio (il punto di

intersezione cambia).

Il vecchio livello di equilibrio non è più un livello di equilibrio.

Il risparmio complessivo è ora maggiore dell’investimento S>I. Indica che DA che si forma

nel sistema è minore rispetto al livello della produzione DA<PL. Si accumulano scorte e le

imprese tagliano la produzione.

Una caduta degli investimenti e di una DA porta a una situazione negativa di

disoccupazione che può raggiungere percentuali anche molto elevate.

È comunque un reddito di equilibrio ma non di piena occupazione. il mercato

non da alle imprese segnali tali da fargli modificare la produzione.

Le imprese hanno una capacità produttiva potenziale non usata e ci sono disoccupati che

non vengono impiegati grande spreco

Grafico 2

Profilo stilizzato della grande depressione

Sistema economico che era in piena occupazione va in contro a difficoltà, per cui passa a

un nuovo equilibrio non di piena occupazione. Una volta arrivato a questo nuovo equilibrio

la situazione persiste nel tempo. (non arrivano segnali di mercato).

Teoria di keynes

Teoria che riesce a spiegare come mai può emergere un problema (tecnicamente chiamato

fallimento macroeconomico del mercato) economia di mercato lasciata a se stessa può

andare incontro a situazioni di shock di domanda aggregata (esempio: guerra, crisi

finanziare, turbolenze politiche ecc).

Se per qualsiasi fatto la DA si riduce, noi passiamo da un equilibrio buono (di piena

occupazione) a uno cattivo (non di piena occupazione). E il sistema rimane lì.

La teoria di Keynes consente di capire che uno shock dal lato della DA può collocare il

state of rest,

sistema in una posizione di equilibrio inteso come da cui i meccanismi di

mercato da soli non riescono a farci uscire Si parla di un aumento macroeconomico di

mercato (il mercato da solo non riesce a evitare il problema).

Cambia l’ottica: Ottica post- walrasiana.

Il problema non nasce nella mancanza di flessibilità dei prezzi, ci possono essere origini in

altri meccanismi .

Keynes mette in evidenza il fatto che l’equilibrio di piena occupazione non è l’unico

equilibrio possibile. Mette in conto che qualcosa possa andare storto dal lato dello shock di

DA. Mette a fuoco che gli equilibri siano equilibri multipli.

Può essere che l’economia vada a collocarsi negli equilibri buoni o cattivi.

Ecco perche Keynes ha intitolato il suo lavoro migliore nel 1936 ‘la teoria generale’ perché

nella sua ottica/visione la possibilità di equilibri multipli denota che la teoria di Keynes è

una teoria più generale di quella walrasiana standard.

Keynes non è un economista walrasiano ma post-walrasiano.

Implicazioni di policy (politica economica)

Laissez faire

Le implicazioni della visione walrasiana standard erano delle implicazioni di politica

economica liberiste cioè lasciamo fare al mercato e se dobbiamo preoccuparci di qualcosa

dobbiamo preoccuparci che in tutti i mercati ci sia flessibilità del prezzi. Siamo fiduciosi

che le forze di mercato da sole mantengano equilibrio.

Keynes ha implicazioni diverse. Se il sistema può andare in un equilibrio non di piena

occupazione il sistema tende a rimanere qui lasciato a se stesso. Quindi il non fare niente

significa che essendo questo uno stato di quiete e quindi il mercato non lancia segnali di

quiete alle imprese, permane questo livello di reddito di equilibrio quindi la disoccupazione

persiste.

Keynes dice ‘il mercato da solo non è in grado di portarsi da solo di nuovo a un livello di

piena occupazione’. Altri dicono che però nel lungo periodo ce la fa. Può essere che il

sistema riesca in qualche modo a rimettersi in movimento da solo’.

Keynes dice ‘si, ma nel lungo periodo siamo tutti morti (we are all dead)’

Quanto tempo ci vuole perche l’economia torni da sola alla piena occupazione ai livelli più

vicini a questa? Quanto è lungo il lungo periodo?

Le implicazioni di policy della teoria di Keynes non sono implicazioni liberiste di

lasciar fare, bisogna fare qualcosa.

Economia in recessione quando PIL si riduce per due trimestri consecutivi (3+3=6 mesi)

Lasciando andare l’economia in recessione ci si allontana sempre di più da YF (full

employment)

Keynes dice che dobbiamo vedere se abbiamo degli strumenti di politica

macroeconomica attiva e siccome il problema e la DA la correzione consistete

nell’aumentare DA.

Ma chi interviene?

Solo autorità pubblica, che ha una certa responsabilità.

Non è vero che le libere scelte decentrate dei singoli agenti economici (base della libertà

economica e politica) . Dice attenti alle visioni ideologiche Non è che se abbiamo colto

questo aspetto dell’’economia di mercato allora le decisioni decentrate siano sempre e

comunque sufficienti.

Noi dobbiamo quindi auspicare a decisioni centralizzate, di autorità, prese, a livello di

governo, dalla autorità centrale che deve trovare e vedere se ha strumenti per fare una

politica macroeconomica di espansione della DA.

Sarebbe buona cosa trovare strumenti per bilanciare la DA, mantenerci in un intorno della

piena occupazione.

Non fare nulla è comunque una politica. Non adottare politiche macro per sostenere DA è

anche lei una politica macroeconomica passiva .

ESEMPIO DI ATTUALITA’

La risposta alla grande crisi finanziaria del 2007- 2008 ha avuto risposte diverse in USA e

in Europa.

Supponiamo che ovunque c’era un equilibrio di occupazione piena o comunque vicina (ora

siamo al 11,8 %)

Negli USA la risposta è stata una politica macro, politica pubblica, una politica

macroeconomica attiva di sostegno della DA (Politica macroeconomica espansiva: usano

come strumenti di politica economica la politica fiscale e la politica monetaria).

Tenendo il sistema vicino alla piena occupazione per poi portarlo di nuovo alla piena

occupazione in modo veloce.

Gli ISA hanno fatto politiche fiscali e monetarie espansive. Politiche monetarie

estremamente espansive e quindi molto aggressive applicate con prontezza e mantenuto

per tutto il tempo necessario. Solo ora la FEDERAL RESERVE si sta muovendo per

fuoriuscire da queste politiche espansive.

In una prima fase, l’amministrazione a Washington, ha adottato delle politiche fiscali

espansive.

Economia europea è andata avanti a ruota libera e solo in un secondo momento sono

state applicate le misure americane. BCE solo nel 2014 ha adottato le misure necessarie.

Abbiamo fatto solo politiche monetarie espansive e non fiscali.

Se il problema è la DA abbiamo bisogno di strumenti.

Servono decisioni centrali cioè una politica macroeconomia pubblica attiva espansiva di

sostegno alla DA se ci si trova in una situazione di questo tipo (situazione keynesiana)

se siamo in questa situazione servono politiche macro espansive, politiche dette anche

keynesiane.

Quali strumenti possiamo trovare? Ha delle leve su cui agire per sostenere DA?

Sono strumenti per attuare politiche fiscali e politiche monetarie.

Politica fiscale (più semplice). Politica fiscale come politica macroeconomica.

Come può essere adottata e quali strumenti possiamo usare per regolare la DA?

Ipotizziamo che il sistema si chiuso ma non più senza stato.

Lo stato impone delle imposte e quindi il reddito che arriva alle famiglie non può andare

solo a consumi e risparmio perché le famiglie pagheranno le imposte.

Immaginano che T sia il valore monetario complessivo delle imposte che le

famiglie pagano allo stato. (tasse sono diverse dalle imposte. imposte sono i flussi

monetari che dalle famiglie vanno allo stato indipendentemente dai servizi specifici che i

cittadini ottengono. Tasse sono dei pagamenti che i cittadini pagano in relazione a uno

specifico servizio).

T Dipende dal reddito delle famiglie e dall’aliquota di imposte T = t(aliquota d’imposta) *

y (reddito famiglie)

Gettito fiscale entrate dello stato, ciò che porta a casa lo stato attraverso il pagamento

delle imposte

L’aliquota di imposta T/y Misura la relazione ci esiste tra ciò che lo stato prende dalle

famiglie come gettito fiscale complessivo (T) e quello che è il reddito complessivo delle

famiglie (y)

Aliquota misura la pressione fiscale.

Se le imprese devono pagare le imposte (perche lo stato c’è) le decisioni che vengono

prese a livello decentrato dalle famiglie in termini di consumo e risparmio, non possiamo

più considerarle al lordo delle imposte ma dobbiamo togliere il gettito fiscale cioè ciò che

le famiglie pagano allo stato Y – T = Yd reddito disponibile: ciò che rimane alle

famiglie dopo il pagamento allo stato. Tolte le imposte le famiglie decideranno quanto

consumare e quanto risparmiare sulla base di ciò che rimane loro.

Qua vediamo che il redito disponibile delle famiglie che evidentemente influenzerà le

decisioni di consumo, è infuenzato dal parametro t

Se lo stato riduce la pressione fiscale t- aumenta il reddito disponibile delle famiglie e

stimola il consumo (componente di DA). In questo modo lo stato riesce a espandere la Da.

Allora l’aliquota di imposta è una variabile strumentale, strumento della politica

fiscale che l’autorità di governo, pubblica può decidere e decidere di usarla in modo

espansivo per sostenere DA.

Lo stato riduce la pressione fiscale aumenta il reddito disponibile delle famiglie

 

aumentano i consumi DA aumenta

Come si può usare la politica fiscale in modo espansivo?

Si usa per ridurre la pressione fiscale.

Strumenti della politica fiscale:

1. Aliquota t

2. G che è la spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche

amministrazioni.

Domanda d’esame e errore frequentissimo:

Gli strumenti della politica fiscale (domanda).

Se uno dice spesa pubblica no. si deve dire spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi perché

bisogna andare a vedere la componente pubblica della DA. In un sistema chiuso senza stato

avevamo solo le componenti del settore privato come componenti della DA.

Se c’è lo stato si fa pagare le imposte e con quelle entrate fa qualcosa.

Con T lo stato fa un po’ di cose per esempio: salari e stipendi per dipendenti pubblici, traducono in

acquisto di beni e servizi di G.

Tutto ciò che le pubbliche amministrazioni acquistano in termini di beni e servizi sono G e sono la

componente pubblica della DA.

Altro strumento della politica fiscale è G. allora con t- (riduce aliquota d’imposta) e G+ (aumenta

acquisto di beni e servizi) questo implica un aumento di DA.

Perché con t- si aumenta il reddito disponibile e quindi si stimolano i consumi delle famiglie e con

G+ abbiamo un aumento della DA.

Se si opera con t+ e G- si fa una politica fiscale restrittiva.

20 novembre 2017

SPESA PUBBLICA TOTALE: componenti sono per esempio

salari e stipendi

 interessi che lo stato deve pagare ai suoi debitori (servizio del debito pubblico circa

 70 miliardi all’anno)

G acquisto di beni e servizi. (ovviamente essendo una componente G<SPT)

G è e si traduce direttamente in componente di DA. Mentre salari (W) e interessi sono

componenti indirette.

La domanda complessiva (DA) in un sistema economico in cui c’è lo stato e

svolge un ruolo macroeconomico avremo DA = C + I + G

Se c’è necessità di fare politica fiscale espansiva lo stato ha gli strumenti per fare questo:

agire sull’aliquota d’imposta e/o aumentare la spesa pubblica di beni e sevizi (t- e G+)

La politica fiscale può anche essere usata in modo restrittivo. Politica fiscale restrittiva (t+

e G-)

Questa politica keynesiana viene criticata (politica fiscale espansiva). La questione si pose

subito negli anni 30. Non è che una politica fiscale espansiva aumenta il disavanzo

pubblico e aumenta il debito pubblico.

Partiamo da questa nozione:

BILANCIO IN PAREGGIO bilancio è un documento contabile che esprima conti

il

pubblici, conti dello stato. I conti pubblici sono in pareggio quando le risorse complessive

che lo stato raccoglie col gettito fiscale T (imposte pagate) sono uguali alla spesa pubblica

totale SPT.

Quando T = SPT si dice che il bilancio pubblico è in pareggio.

Prima e fino a Keynes l’ortodossia economica insegnata era che il bilancio pubblico

dovesse essere sempre in pareggio. Cioè che lo stato non dovesse avere un livello di spesa

superiore all’entrata Normale e banale principio di correttezza della gestione dei conti

pubblici.

Il bilancio in pareggio era anche una prescrizione normativa : quello che era corretta fare

impostazione corretta della politica pubblica.

Supponiamo che i conti dello stato siano in equilibrio (che ci sia quindi situazione di

pareggio e che quindi si abbia T = SPT) e l’economia inizi ad avere debolezze e inizi a

avviarsi verso recessione.

Arriva Keynes e dice attenzione: non fate una politica di lasciar fare e consiglia una

politica fiscale espansiva.

Immaginiamo che venga fatta una politica fiscale espansiva partendo da un bilancio in

pareggio.

La riduzione della pressione fiscale riduce il gettito fiscale.

Porta a una situazione in cui T sarà minore di SPT T<SPT

La differenza tra T e SPT è il deficit pubblico o disavanzo. Significa passare quindi

da un bilancio di pareggio a un disavanzo.

Se i conti pubblici sono già in deficit fare una politica espansiva significa

aumentare il deficit o disavanzo.

L’ortodossia della necessità del pareggio dei conti pubblici acquisiva lo stato di una norma

sociale, etica. Era normativo, un indicatore di sana gestione delle finanze.

Con Keynes cambia l’ottica

Come fa tecnicamente lo stato a spendere più di quanto raccolga con le imposte?

Se una famiglia ha entrate per 2000 mese può spendere 2500? Si

Un qualunque agente economico, centro decisionale può anche spendere andando oltre le

sue entrate indebitandosi, accendendo dei debito. Per ogni debitore occorre che ci sia

creditore che presti le risorse

Il settore bancario e finanziario ha come missione, obiettivo fondamentale quello di fornire

strumenti finanziari che consentano agli agenti economici di usare risorse altrui.

Lo strumento principale di indebitamento dello stato è l’emissione di titoli del

debito pubblico (come per esempio: certificati del tesoro esempio, BTP)

Lo stato quindi si indebita e può ottenere un livello si SPT superiore a quello che è il gettito

fiscale.

L’industria finanziaria è un settore enorme che consente agli agenti economici di

indebitarsi, di spendere oltre le sue possibilità.

IL DIBATTITO DI KEYNES.

Si veniva da una norma sociale in cui il bilancio in pareggio era una cosa buona e giusta.

Gli stati non si dovevano indebitare.

Keynes dice di indebitarsi per sostenere e aumentare la DA Vai in DEFICIT SPENDING.

Spendi, aumenta la spesa pubblica totale attraverso l’aumento di G. - anche se aumenti

ulteriormente il deficit -

Non confidare nel fatto che il mercato e la farà a rimanere vicino alla piena occupazione.

Fare DEFICIT SPENDING a più riprese alimenta il debito pubblico.

Differenza tra DEFICIT e DEBITO PUBBLICO il deficit è una nozione di flusso, il

debito è una nozione di stock.

DEFICIT PUBBLICO: è una eccedenza delle uscite sulle entrate in un determinato periodo

di tempo (di regola l’anno solare o fiscale). Si tratta del totale della spesa sostenuta dallo

Stato ma non coperta dalle entrate, il che comporta un disequilibrio dei conti statali

perché, in quel dato periodo, le uscite superano le entrate. Le cause del deficit sono due,

di natura opposta: un aumento delle uscite o una diminuzione delle entrate.

DEBITO PUBBLICO: rappresenta la totalità dei debiti che lo Stato ha nei confronti di altri

soggetti, pubblici o privati, che hanno, ad esempio, sottoscritto i titoli statali in quel

momento emessi proprio per coprire il deficit.

PIL ITALIANO 1560 MILIARDI DI EURO - 32, 33 MILIARDI DI SPT ITALIANA

Keynes si è allontanato da quella norma sociale di prudenza del bilancio in pareggio (ha

insegnato ai governi ad indebitarsi)

La situazione spesso è però stata gestita senza prudenza nel fare elevati deficit e

aumentare un debito quando non vi era alcuna necessità di fare politiche keynesiane

espansive.

Keynes ha trovato una cura potente e adatta, con strumenti molto delicati ma se

necessario si fa poi si sono riallineate le condizioni di equilibrio

quando

macroeconomico del sistema , certo, bisogna rientrare.

Surplus (deficit positivo) e quindi la riduzione del debito pubblico

Il dibattito non fu semplice ma Keynes vinse

Oggi c’è un attaccamento forte alla visione prekeynesiana.

22 novembre 2017

PIL – A( stima degli ammortamenti) = PIN

Ammortamento è un costo di cui dobbiamo tenere conto

Messaggio centrale della teoria di Keynes dice che se è necessario per evitare recessione o

depressione è possibile e doveroso (implicazione di policy) con una politica fiscale

espansiva aumentare DA.

POLITICA MONETARIA

Moneta cosa è? Perché si dice che le nostre economie sono economie monetarie?

Noi viviamo in economie monetarie perché gli agenti economici nell’ operare transazioni di

mercato non si basano sul baratto (scambio regolato merce contro merce)

L’umanità ha messo a fuoco prima delle economia di mercato come la conosciamo oggi

perchè il baratto è inefficiente. Nel baratto lo scambio deve inevitabilmente basarsi sul

fatto che i contraenti di una transazione attribuiscano un valore d’uso alle merci che si

scambiano.

Quindi in una economia complessa il baratto non si può usare.

Moneta una qualunque merce generalmente accettata negli scambi,

transazioni commerciali di mercato (definizione generale di moneta)

I sistemi economici che adottano una moneta si dicono economie monetarie. Il vantaggio è

rompere la perfetta simmetria di valutazione di valore d’uso delle merci scambiate.

In antiche civiltà la moneta era fatta delle cose più strane (esempio il cloruro di

o sodio ‘sale’).

Nei campi di prigionia della 2° guerra mondiale la moneta erano le sigarette

o

Che cosa è concretamente moneta oggi nei nostri sistemi economici?

Definizione operativa di moneta:

noi come intermediari per fare acquisti usiamo moneta metallica, banconote. Sia le

monete metalliche che le banconote sono accettate come intermediario negli scambi.

Quindi sono moneta nel senso della definizione operativa di moneta.

Monete metalliche + banconote = (prendono il nome di) circolante o cash

Se devo acquistare un appartamento (quindi transazioni consistente) cosa uso?

Uso gli assegni bancari e non le banconote. A fronte dell’assegno devo avere un deposito

in banca altrimenti è reato ‘emissione di assegni a vuoto ’.

Significa quindi che moneta nella nostre economie monetarie è anche costituita

dai depositi bancari, dai depositi di cc.

La moneta intesa come definizione operativa (cioè come concretamente si usa come

moneta) è costituita dai contati e dai depositi di cc

Gli economisti dicono che questa è la moneta M1

M1 = contanti (circolante + cash)+ depositi in cc

Con una unità di conto monetaria.

Termini denaro e soldi alludono al cash

MERCATO MONETARIO. ‘IL MERCATO DELLA MONETA’

Ricordiamo che il mercato è il luogo economico in cui si incontrano domanda e offerta.

Quindi il mercato monetario è il luogo economico in cui si incontrano la domanda di

moneta MD e la offerta di moneta MS. Abbiamo quindi un lato domanda e un lato offerta.

OFFERTA DI MONETA MS

Se c’è moneta significa che qualcuno ha deciso quanta moneta M1 immettere nel

sistema .

M1 = anche chiamata liquidità. È lo strumento liquido per eccellenza

M1 = contanti (monete metalliche e banconote) + depositi cc

Chi ha titolo di stampare banconote e di immetterle? Chi decide l’offerta di moneta?

Autorità pubblica banca centrale (fino a poco tempo fa era banca d’Italia, ora BCE)

BCE ha sede a Francoforte

BCE ha influenza diretta sul valore monetario dei contati in circolazione.

BCE decide i contanti in circolazione

L’offerta di moneta è quindi direttamente decisa dalla banca centrale

Il valore complessivo dei depositi bancari dipende da scelte decentrate di varie famiglie e

imprese (dei singoli agenti economici) questa decisione non viene quindi presa dalla

banca centrale.

Controlla solo il contante in circolazione e non tutta la M1

Però la banca centrale non li può controllare direttamente i depositi ma li può influenzare

(è in grado in influenzare il valore complessivo dei depositi di cc)

BCE controlla quindi direttamente i contanti e indirettamente i depositi cc

RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DEL MERCATO MONETRIO

OFFERTA DI MONETA è UNA DECISIONE PUBBLICA E CENTRALIZZATA PRESA DA autorità

centrale

Curva di offerta verticale

DOMANDA DI MONETA MD

Chi domanda moneta e perché e quali variabili la influenzano?

Gli agenti economici hanno bisogno di moneta per operare nel sistema

MD = f (y)

Il reddito complessivo del sistema , il prodotto lordo (PL) influenza la domanda di moneta

espressa dagli agenti.

Se è una economia con un prodotto loro molto elevato avremo una banca centrale che

avrà deciso una M1 molto consistente.

Y è tanto chiara quanto irrilevante o poco interessante dal punto di vista teorico, della

teoria monetaria.

Decisioni di portafoglio degli agenti economici scelte che fanno gli agenti economici,

nelle modalità in cui tengono il loro patrimonio.

Il risparmio è il flusso che va ad alimentare lo stock della mia ricchezza/patrimonio

Patrimonio/ricchezza è uno stock. Risparmio invece è un flusso

Come gestisco il mio patrimonio? -Assumendo che non sia uguale a 0-

Ogni agente economico, famiglia decide come gestirlo (scelte di portafoglio)

Nel portafoglio ci saranno le diverse attività patrimoniali e tutti cercheranno di fare scelte

appropriate in termini di composizione di questo portafoglio. Le attività patrimoniali sono

molte: terreni, immobili, azioni di spa, obbligazioni che sono titoli di debito.

- Molta parte del portafoglio è costruito da titoli del debito pubblico -

Una fetta del mio portafoglio lo posso anche tenere sotto forma di M1 infatti le modalità

concrete con in cui può essere tenuto il patrimonio sono tantissime.

La moneta M1 è una modalità concreta in cui può essere tenuta una parte più o meno

rilevante del proprio patrimonio. In questo senso domandano moneta, esprimono una

preferenza per la liquidità

Quindi gli agenti economici non domandano moneta solo per fare transazioni .

Y non è l’unica determinante, variabile che influenza la domanda di moneta. Gli agenti

vorranno tenere anche moneta in portafoglio perché la moneta è una modalità attraverso

cui può essere tenuto il patrimonio.

Quindi poco o tanto la domanda di moneta è influenzata da questa scelta di portafoglio.

La variabile che entra in gioco qui il tasso di interesse i

Tasso di interesse Rendimento delle attività patrimoniali diverse da M1

Quello che un agente economico può ottenere tenendo parte o tutto del proprio

patrimonio in quelle attività patrimoniali.

La moneta M1 ha una caratteristica che la distingue da tutte le altre attività patrimoniali:

la moneta M1 da certezza di valore nominale ma non ha un rendimento

Certezza di valore nominale (una banconota da 5 euro è sempre una banconota da 5

euro). Il valore non cambia.

Si dice che anche che la moneta è riserva di valore nominale. Non rischio di incorrere in

perdite di valore nominale sulla parte di patrimonio che tengo sottoforma di moneta ma in

cambio non mi da rendimento.

Tutte le altre attività patrimoniali sono attività più o meno rischiose (no certezza di valore

nominale, il loro valore di mercato può cambiare e incorrere in perdite) ma in compenso

possono darmi un rendimento (posso avere guadagni in conto capitale).

RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLA CURVA DI DOMANDA DI MONETA

Relazione inversa tra il rendimento delle attività patrimoniali diverse dalla moneta a dalla

moneta tenuta in portafoglio. Esiste una relazione inversa tra la domanda di moneta e il

tasso di interesse

Quanto più alto è il rendimento delle attività patrimoniali diverse dalla moneta tanto

minore sarà la propensione a tenere moneta in portafoglio. E quindi una bassa domanda di

moneta

- se io tengo tanta moneta in portafoglio in un momento in cui il rendimento della moneta

è elevato io questo rendimento lo perdo- costo opportunità di tenere moneta

Se invece il rendimento è inferiore la moneta m1 che viene tenuta sarà maggiore.

27 novembre 2017

ASSET = attività patrimoniale liquida per definizione

Il rendimento che posso ottenere sulle attività patrimoniali che ho in portafoglio diverse

dalla moneta diventa un COSTO OPPORTUNITÀ (non è un costo monetario ma una

opportunità persa)

Per la parte di portafoglio sottoforma di moneta non ottengo il rendimento che invece

ottengo con tutte le altre attività patrimoniali diverse dalla moneta.

Quando il rendimento di queste attività patrimoniali è alto avremo operatori disposti a

detenere poca M1 nel portafoglio. Viceversa con un rendimento più basso gli operatori

saranno disposti a tenere molta M1 in portafoglio.

VEDIAMO MERCATO MONETARIO ALL’OPERA - usando la rappresentazione formale -

Il mercato monetario consiste nel cogliere la interazione tra offerta e domanda di moneta.

Luogo economico in cui interagiscono gli agenti che offrono e che domandano moneta

Opereranno forze spontanee di mercato, meccanismi spontanei che spingeranno il prezzo

che si forma in questo mercato (che chiameremo tasso di interesse). Data la curva di

domanda di moneta (espressa dagli agenti economici) e data la decisione di BC

riguardante la quantità di moneta in circolazione nel sistema economico, il tasso di

interesse raggiungerà il suo livello di equilibrio La quantità di moneta domandata dagli

agenti economici sarà uguale alla quantità di moneta decisa dalla banca centrale.

Cosa succede nel sistema quando il mercato di moneta non è in equilibrio?

Si verifica un eccesso di domanda e eccesso di offerta di moneta. Avremo quindi dei

conseguenti meccanismi automatici di aggiustamento del mercato.

Vediamo in che senso la politica monetaria decisa dalla banca centrale è in grado di

influenzare DA che si forma nel sistema e quindi in grado di influenzare l’equilibrio

macroeconomico del sistema.

Questo lo vediamo subito guardando il mercato monetario rappresentato graficamente:

Supponiamo che l’offerta di moneta sia MS 1 e che il tasso di interesse d’equilibrio sia ie1

Come si modifica l’equilibrio sul mercato della moneta se la banca centrale fa una politica

monetaria espansiva?

Politica monetaria espansiva significa che la banca centrale decide di aumentare la

moneta M1 in circolazione nel sistema (ci sono diversi strumenti).

Se la banca centrale aumenta l’offerta di moneta e quindi la curva di moneta si sposta da

MS1 a MS2 noi siamo in grado di dire che la conseguenza di questa politica monetaria

espansiva è che il tasso di interesse di equilibrio si riduce da ie 1 a ie2. ie2 diventa quindi

il nuovo tasso di interesse di equilibrio, il tasso migliore in questo momento.

La banca centrale attraverso l’aumento dell’offerta di moneta è in grado di ridurre il livello

dei tassi di interesse.

Possiamo mette a fuoco l’esistenza di una sequenza causale (chiamata anche sequenza

degli impulsi monetari) cioè un aumento dell’offerta di moneta MS+ deciso dalla banca

centrale porta a una riduzione del tasso di interesse (porta a una riduzione del costo del

denaro).

Che conseguenze ha questo sugli investimenti decisi dalle imprese I?

Su I la conseguenza è che la sequenza causale stimoli le imprese a investire di più, quindi

gli investimenti tendono a aumentare.

Ma gli I sono un a componente della DA quindi se la banca centrale fa una politica

monetaria espansiva, alla fine di questa sequenza causale, stimola la DA.

Questo evita che il sistema entri in depressione o in recessione.

Si possono creare anche situazioni in cui il problema è diverso, e serva invece

una politica monetaria restrittiva

Se la banca centrale riduce l’offerta di moneta comporta un aumento dei tassi di

interesse I vengono colpiti negativamente e si riducono la DA si riduce

 

POLITICA MONETARIA ESPANSIVA: MS+ i - I + DA +

  

POLITICA MONETARIA RESTRITTIVA: MS - i+ I - DA –

  

Politiche monetarie fortemente espansive che hanno ridotto i tassi di interesse

drasticamente: POLITICHE DI QUANTITATIVE EASING

Interpretiamo ‘i’ come il tasso di interesse sul titoli del debito pubblico (sono

quantitativamente un’attività patrimoniale estremamente rilevante).

Per semplicità immaginiamo di avere un sistema economico composto solo due attività

patrimoniali moneta M1 e i titoli del debito pubblico. Questa supposizione significa che

quando gli agenti economici quando devono decidere come tenere il loro portafoglio

decidono di tenere o moneta M1 o titoli del debito pubblico.

E decideranno sulla base delle due variabili fondamentali.

La moneta M1 non fa rischiare nulla ma non da alcun rendimento.

I titoli del debito pubblico danno un rendimento, infatti una parte della SPT è spesa per

pagare gli interessi sul debito a chi ha acquistato/sottoscritto titoli del debito pubblico. Non

danno però certezza di valore, sono quotati sul mercato e la loro quotazione può salire

come scendere senza preavviso.

Tra la quotazione (prezzo) di un titolo del debito pubblico e il rendimento del

titolo (i) esiste una relazione inversa . Perché?

Per capire questa relazione facciamo riferimento a che cosa succede quando uno Stato

titoli del debito pubblico

sovrano emette (sono pezzi di carta, sono ricevute che lo stato da

a chi li sottoscrive)

Esempio: per ogni 100 euro lo stato si impegna regolarmente a pagare 4 euro di interessi

di cedola a chi è proprietario di questo titolo.

I mercati finanziari esistono e sono complessi perché rispondono a determinate esigenze

economiche.

Supponiamo che io abbia investito 100.000 euro in titoli dei debito pubblico e questi titoli

sono decennali.

Devo aspettare la scadenza di dieci anni se volessi rientrare in possesso dei miei soldi, e

quindi venderli? No non devo aspettare la scadenza, possono venderli prima entrando sul

mercato dei titoli . Infatti il mercato finanziario si è sviluppato in modo da creare un

mercato in cui ogni secondo avvengono transazioni.

Qui entra in azione la questione del prezzo. A quale quotazione io posso vendere il mio

titolo?

Normalmente la cedola degli interessi sono espressi in percentuale %

All’emissione del titolo, per esempio, lo stato si impegnava a pagare il 4%

Ovvero il 4% in relazione al valore nominale scritto sul titolo. Ma quando quel titolo

quotato sul mercato, non è detto che abbia sempre lo stesso valore nominale. Per esempio

se il prezzo del titolo è sceso può essere arrivato a 87, o salito a 120 euro.

Questa è la ragione per cui il titolo non da certezza di valore nominale, la quotazione di

mercato varia nel tempo.

Se sul mercato dei titoli prevalgono gli acquisti il prezzo dei titoli aumenta, se invece

prevalgono le vendite il prezzo del titolo diminuisce.

Quando il titolo è stato emesso lo stato si è impegnato a pagare ogni anno 4 euro, cioè il

4% in relazione al valore nominale di 100.

Dopo di che il titolo è quotato sul mercato ma non è detto che il suo valore rimanga

sempre lo stesso, anzi non capita quasi mai.

Questa è la ragione per cui il titolo non ha certezza di valore nominale, perché la

quotazione di mercato di un titolo di stato può essere diversa nel tempo.

Significa che lo stato paga ogni anno 4 euro ma se io quel titolo l’ho acquistato a 87 i miei

4 euro sono 4 euro di cedola di interessi su 87.

Quindi se io acquisto sul mercato un titolo a un prezzo basso per me il rendimento di quel

titolo sarà superiore a 4%, circa 6-7%.

Se invece acquisto un titolo a un prezzo alto, esempio 120, emesso sempre con un

interesse del 4%, il rendimento per me sarà inferiore al 4, circa 2-3%.

Emerge quindi una relazione inversa tra il rendimento di un titolo e la

quotazione. Se la quotazione è bassa,a parità di cedola, il rendimento del titolo

è alto. Viceversa se la quotazione è alta, sempre a parità di cedola, il

rendimento del titolo sarà basso.

29 novembre 2017

I meccanismi o processi spontanei di aggiustamento che operano sul mercato

- domanda d’esame -

della moneta

La premessa per spiegare questi meccanismi spontanei di aggiustamento che operano sul

mercato della moneta è la distinzione tra prezzo (o quotazione) e rendimento del titolo del

relazione inversa.

debito pubblico. Tra i due c’è una

Quando lo stato si fa prestare i soldi e rilascia queste ricevute che attestano la transazione

a chi presta. Queste ricevute si chiamano titoli del debito pubblico. Chi è titolare di questi

titoli del debito pubblico si presenta a riscuotere la cedola di interessi. L’impegno formale

a pagare un certo interesse a chi è proprietario del debito pubblico è fissato al momento

della emissione sul titolo.

NB: Mercato primario : momento emissione

Mercato secondario : scambio di titoli tra gli agenti economici

Quindi il prezzo dei titoli sale e scende sul mercato; ci sono continue vendite e acquisto di

titoli sul mercato.

Un conto è il tasso di interesse nominale scritto sul titolo e un conto è il rendimento, che

dipende dal tasso di interesse nominale e dal prezzo a cui il titolo è stato acquistato.

PRENDIAMO LA DOMANDA E OFFERTA DI MELE. AVEVAMO VISTO CHE SE IL PREZZO DELLE MELE

ERA ALTO RISPETTO AL REZZO DI EQUILIBRIO AVEVAMO UN ECCESSO DI OFFERTA DI MELE. IL

PREZZO CONTINUA A SCENDERE FINO A QUANDO NON ARRIVA AL SUO LIVELLO DI EQUILIBRIO. E

QUANDO è AL SUO LIVELLO DI EQUILIBRIO LA DOMANDA DI MELE COINCIDE CON LA PRODIUZIONE

DI MELE, C’è DUNQUE COERENZA TRA DOMANDA E OFFERTA. NON ABBIAMO AGGIUNTO ALTRO

PERCHÉ È FACILMENTE INTUIBILE CON UN ECCESSO DI OFFERTA IL PREZZO TENDE A SCENDERE E

CON UN ECCESSO DI DOMANDA IL PREZZO TENDE A SALIRE.

E sul mercato della moneta? GRAFICO

Tasso di interesse i inteso come tasso di interesse di rendimento (i è un costo

opportunità, per questo la relazione è inversa).

Se il tasso di interesse è alto iA rispetto al tasso di equilibrio abbiamo un eccesso di

offerta di moneta ESM perché l’offerta di moneta decisa da dalla banca centrale supera

quella che è la domanda di moneta espressa dagli agenti economici (individui e imprese)

al tasso di interesse iA.

Dunque i vari agenti sceglieranno di tenere in portafoglio poca moneta.

Un eccesso di offerta tende a ridurre il prezzo rilevante che si forma in questo mercato,

cioè deprimere il tasso di interesse, il rendimento dei titolo.

BISOGNA CAPIRE LE SCELTE DI PORTAFOGLIO

Le scelte di portafoglio degli agenti economici (individui e imprese) che hanno un

determinato portafoglio cui devono decidere la composizione.

Cosa vuol dire situazione di eccesso di offerta monetaria?

Eccesso di offerta di moneta non significa che c’è troppa liquidità, troppa moneta M1.

L’eccesso di offerta di moneta sta nei portafogli degli agenti economici. Cioè c’è eccesso di

moneta M1 nel portafogli, c’è troppa moneta M1 nei vari portafogli. La fetta allocata alla

M1 è in eccesso rispetto a ciò che più o meno i vari agenti desiderano tenere in

portafoglio.

Quindi in una situazione di eccesso di moneta è una situazione in cui nei

portafogli gli agenti hanno M1 in eccesso rispetto ai loro calcoli di convenienza

economica.

Eccesso di offerta di moneta significa che il tasso di interesse è alto, significa che il

rendimento dei titoli, il costo opportunità del tenere moneta è alto.

Accidenti, con questo rendimento tendo una parte toppo elevata del mio patrimonio

sottoforma di moneta M1. Mi conviene usare parte di M1 per acquistare tioli del debito

pubblico che mi danno un rendimento elevato.

Come si fa a ridurre M1 in portafoglio e ampliare i titoli in portafoglio? Si acquistano titolo

Se tutti si comportano in questo modo arrivano molti ordini di acquisto di titoli sul mercato.

Se ci sono forti acquisti di titoli il prezzo dei titoli, la quotazione tende a salire. Ma se

 

la quotazione o i prezzo dei titoli tende a salire il rendimento dei titoli tende a scendere.

Questa è la spiegazione in quello che si verifica in termini di aggiustamento

spontaneo sul mercato della moneta (non ci sono agenti esterni).

Questi aggiustamenti spontanei portano al prezzo di equilibrio che, sul mercato monetario

si chiama tasso di interesse di equilibrio.

La stessa cosa avviene con un disequilibrio sul mercato monetario di segno opposto.

Se prediamo un tasso di interesse iB relativamente basso. Il mercato non è in equilibrio:

eccesso di domanda di moneta EDM

Con un tasso di interessa basso abbiamo la situazione opposta. Eccesso di domanda

significa che la domanda di moneta espressa è inferiore all’offerta di moneta decisa da

banca centrale.

Significa che nei portafogli la gente si trova con troppi titoli e poca moneta M1.

Perché rinunciare alla moneta se non è rischiosa in una situazione di questo tipo?

La gente decide di vendere titoli, ridurre cioè la parte dei titoli in portafoglio e aumentare

la moneta M1.

I titoli non rendono nulla, tanto vale tenere moneta.

Fanno tutti così, sul mercato arrivano forti vendite, la quotazione tende a ascendere e il

rendimento dei titoli tende a salire.

I meccanismi spontanei spiegano come sul mercato il prezzo che si forma su

quel mercato, cioè il tasso di interesse tende al suo livello di equilibrio.

Sono meccanismi spontanei, non c’è l’intervento dell’autorità monetaria.

- NON C’ENTRA NULLA LA VARIAZIONE DELLA POLITICA MONETARIA DI BANCA CENTRALE

PER SPIEGARE QUESTI MECCANISMI SPONTANEI DI AGGIUSTAMENTO -

Supponiamo che banca centrale aumenti offerta di moneta da MS1 a MS2. La banca

centrale interviene e aumenta l’offerta di moneta. Graficamente il nuovo livello del tasso

di interesse sarà, invece che ie1, ie2. Se l’offerta di moneta non è più MS1 ma è MS2, il

tasso di interresse ie1 non è più di equilibrio ma relativamente alto rispetto al nuovo

livello di equilibrio.

Ora che banca centrale ha messo liquidità nel sistema, gli agenti economici capiscono che

si ritrovano con troppa moneta M1 in portafoglio, decidono di ridurla.

Certo che i meccanismi spontanei di mercato ora operano in relazione a una variazione di

politica monetaria. Ma per spiegare i processi spontanei di aggiustamento

concettualmente non abbiamo bisogno di introdurre la variazione di politica monetaria, la

variazione dell’offerta di moneta.

Serve solo a capire attraverso quale processo, un aumento dell’offerta di moneta

contribuisce a portare il mercato monetario in un equilibrio caratterizzato ora da un tasso

di interesse inferiore rispetto al livello precedente.

Se banca centrale deve affrontare una politica monetaria espansiva per evitare che il

sistema vada in recessione abbiamo la sequenza MS+ i - I+ DA+

  

Ma come fa banca centrale a aumentare l’offerta di moneta? Stampa banconote

Ma banca centrale può fare quello che vuole? Può stampare un sacco di moneta di

banconote?

Fino agli anni ’30 si collegava all’oro, la moneta veniva stampata in relazione alle

 loro riserve auree. REGIME DI GOLD STANDARD

Il sistema è stato superato perché imponeva vincoli rigidi e ora banca centrale può

 aumentare illimitatamente l’offerta di moneta.

Gli economisti usano l’espressione: ‘Banca centrale può aumentare l’offerta di moneta con

un tratto di penna’. quindi banca centrale può decidere di stampare, creare moneta a

piacimento, indipendentemente dalle riserve di oro.

Concretamente attraverso quale strumento banca centrale aumenta l’offerta di moneta

M1?

- le dimensioni del mercato dei titoli sono rilevantissimi -

I titoli che esprimono debito pubblico nei vari paesi alimentano una enorme dimensione.

1. Uno degli strumenti usati da banca centrale per aumentare l’offerta di

moneta è l’acquisto dei titoli del debito pubblico da parte di banca

centrale.

Banca centrale è una organizzazione che può decidere di entrare sul mercato e acquistare

titoli o venderli. Con una specificità che se io come singolo o impresa decido di intervenire

sul mercato per acquistare o vendere titoli lo faccio in relazione a ciò che ho in portafoglio.

Banca centrale non ha questo vincolo; con un tratto di penna aumenta le proprie

disponibilità monetarie e acquista titoli.

Le operazioni di mercato aperto sono lo strumento con cui le anche centrali entrano sul

mercato dei titolo. Se acquistano titoli li devono pagare usando la moneta.

E se banca centrale non ha nel proprio bilancio moneta? Può crearsela, stamparsela. Entra

quindi con l’acquisto di volumi molto elevati. È quindi capace di alzare la quotazione dei

titoli, e quindi di ridurre il tasso di interesse.

QUANTITATIVE EASING: possibilità di banca centrale di intervenire con grosse operazioni

Risvolto negativo di una politica monetaria troppo eccesiva e prolungata nel tempo?

Il livello del reddito di equilibrio possa collocarsi a un livello inferiore a quello di piena

occupazione

YE < YA, cosiddetto prodotto potenziale di un sistema

In questa ottica il problema è la disoccupazione. Esiste un altro problema macro:

l’inflazione.

Due malattie macro sono:

1. disoccupazione

2. infazione

INFLAZIONE: è un aumento generalizzato e diffuso dei prezzi.

Perché si possa parlare di inflazione non è sufficiente che aumenti il prezzo di qualcosa o

che l’aumento di prezzo sia una tantum. Concettualmente l’inflazione è un processo

continuo nel tempo. I prezzi aumentano per più periodi tempi. Tendono ad aumentare

sistematicamente nel tempo e in maniera generalizzata. Si dice che deve aumentare il

livello generale dei prezzi (non esiste in natura, è un indice di statistica che ci consente di

dire: il tasso di inflazione in Italia su base annua è attualmente dell’ 1,9%).

L’annotazione convenzione che si utilizza è: il tasso di inflazione Ṗ (P con un punto sopra);

sul testo è indicato con π (pIgreco minuscolo).

Ṗ è il tasso di inflazione, cioè la variazione nel tempo dell’indice che misura il livello

generale dei prezzi. È un numero indice perché non esiste in natura.

IPERINFLAZIONE una situazione di inflazione particolarmente elevata. L’inflazione è

un fenomeno monetario, per il quale l'inflazione di un paese eccede significativamente i

livelli medi mondiali. Generalmente si parla di iperinflazione quando l'inflazione mensile

eccede il 50%, ossia più dell'1% al giorno. - I costi dell’inflazione non sono così immediati

da cogliere -

Prendiamo una inflazione del 2000% al mese Le moneta non valgono nulla in un

sistema del genere.

Non avevamo detto che la moneta da certezza di valore nominale? Se il tasso di inflazione

è nullo questo succede, seno no.

Quali sono i problemi economici?

I problemi economici sono problemi di competitività di prezzo delle merci prodotte in un

determinato paese nei confronti di altri paesi in cui il paese è in competizione.

Esempio: paese A è in competizione con paese B e C

Italia Francia

Tra 1975 e 1995 il tasso di inflazione in era al 20%, in era al 12%e in

Germania al 6%.

- Uno dei problemi dell’inflazione è che inflazione significa aumento del livello generale dei

prezzi quindi aumento dei prezzi delle merci -

Dunque se l’inflazione in Italia è per un po’ di anni al 20%, Francia 12% e Germania 6%

significa che dopo un anno la competitività di prezzo delle merci prodotto in Italia rispetto

a quelle prodotte in Germania scende del 20 meno 6.

Se un paese ha il tasso di inflazione superiore a quello di altri paesi perde competitività . 

si compreranno sempre meno automobili italiane e sempre più tedesche.

Il benessere è maggiore se si supera la fase dell’autarchia (cioè autosufficienza

economica, chiamato anche "economia chiusa", in cui non sono presenti relazioni

commerciali con l'estero e l'ecosistema economico nazionale non è influenzato dalle

tendenze internazionali).

Se un paese ha un tasso di inflazione superiore ai suoi concorrenti pagala perdita di

competitività con minori esportazioni e maggiori importazioni.

Quando una economia è aperta la differenza tra il valore delle importazioni e il

valore delle esportazioni è una componente di DA, la componente estera DA =

C+ I + G + (X-M)

X-M è la differenza tra il valore delle esportazioni il valore delle importazioni.

Le esportazioni sono domanda di merci prodotte in Italia che arriva dall’estero.

Le importazioni sono, è il potere di acquisto che si orienta verso produzioni prodotte in

altre paesi

Allora perdere competitività significa che il valore delle esportazioni si riduce e aumenta il

valore delle importazioni.

PROBLEMI DELL’INFLAZIONE:

L’infazione fa perdere competitività di prezzo.

 Non tutte le categorie sociali sono in grado di difendersi allo stesso modo

 dall’infazione.

Chi ha potere contrattuale e è in grado di difendersi sul mercato del lavoro si difende

anche dall’inflazione.

Se l’inflazione è bassa, se sono un debole e vivo in un contesto di inflazione elevata e non

riesco a difendere il mio problema di acquisto mi impoverisco.

Tanto più l’inflazione è alta tanto più si assiste a redistribuzioni del reddito dovute alla

differenza di potere contrattuale dei vari gruppi, persone.

E un conto è arricchirsi o impoverirsi per ragioni di merito. Diverso è un meccanismo

indipendentemente

causale. Il meccanismo dell’inflazione introduce una redistribuzione

dal merito. Quindi un redistribuzione del reddito che è tanto più marcata quanto più è alto

il livello di inflazione è arbitraria. Dunque pericolosa dal punto di vista sociale: c’è chi si

arricchisce e impoverisce indipendentemente al merito.

TERZO PROBLEMA DELL’INFLAZIONE:

Variabilità

Tanto più l’inflazione è elevata quanto più è variabile. Se l’inflazione è bassa non c’è spazio

per una variabilità dell’inflazione (esempio se è 1-2-3% annuo); cosa che c’è con un

inflazione più alta.

Il calcolo economico delle imprese diventa più difficile, e per alcuni versi anche impossibile

quasi, in un ambiente con una elevata e variabile inflazione. Rende più difficile il calcolo

economico delle imprese.

Cioè con quale dinamica temporale l’impresa decide gli investimenti, se aumentare

capacità produttiva, le proprie politiche, le proprie strategie?

In un contesto di stabilità di prezzi le strategie di imprese sono più facilmente definibili

rispetto a un sistema con inflazione alta e variabile.

OBIETTIVO DI BANCA CENTRALE tenere il tasso di infazione minore ma vicino

al 2 %

La stabilità assoluta non va bene, ma neanche tropo alta - DECISIONE REGOLA

DELL’EUROZONA -

Abbiamo quindi la necessità di studiare le determinanti del tasso di interesse

Abbiamo bisogno di modelli che, oltre al reddito di occupazione, ci spieghi anche il tasso di

inflazione. Dobbiamo quindi passare a modelli più estesi.

MODELLO AD – AS

AD : aggregate demand : domanda aggregata

AS : aggregate supply : offerta aggregata

AD curva della domanda aggregata

AS curva AS dell’offerta aggregata

Il modello lo vediamo subito le variabili degli assi sono:

Y su asse orizzontale (livello del reddito)

 Ṗ su asse verticale (tasso di inflazione)

Si dice che il modello AD- AS è caratterizzato, presenta due variabili endogene. Cioè ci

consente di spiegare la formazione sia di Y (reddito prodotto nel sistema) e del tasso di

inflazione Ṗ.

L’interazione che si ha nel modello AD-AS non è l’interazione di una determinata merce,

ma riguarda fenomeni aggregati. È un modello macroeconomico.

Per evitare di fare confusione bisogna spiegare cosa è la curva di domanda AD e la curva

di offerta AS, e perché hanno una relazione inversa tra il livello del PIL e il tasso di

inflazione; e invece la curva del’offerta aggregata ha questo andamento nominale (cambia

inclinazione), perché è così?

Abbiamo sempre usato per semplificare delle rette. Qui abbiamo però la curva AS che non

può essere più assunta come una retta.

4 dicembre 2017

MODELLO AD-AS è un modello in cui abbiamo due variabili endogene, cioè due variabili

macro spiegate dal modello, e cioè il PIL e l’inflazione.

È in grado dire anche che cosa succede al tasso di inflazione Ṗ o π. Cioè l’aumento nel

L’aumento deve essere continuo nel tempo e

tempo dei livello generale dei prezzi.

generalizzato = inflazione.

Servono due equazione per riuscire a determinare due variabili avevamo il modello

Noi

che lavorava solo per spiegare il livello della DA.

Abbiamo inquadrato ora un livello più complesso

CURVA AD

La prima informazione ci viene dalla curva AD. La curva AD mette a fuco la relazione tra

domanda aggregata DA che si forma nel sistema, e dunque i livelli di produzione delle

imprese e quindi il livello del PIL, e il livello generale dei prezzi Dobbiamo esaminare un

lato domanda aggregata del modello che ci serve a vedere l’impatto del livello generale

dei prezzi o dinamicamente le variazioni nel tempo del livello generale dei prezzi (tasso di

inflazione) e quindi PL del sistema.

Si può ragionare in termini di livello generale dei prezzi o in termini di variazione nel

tempo dei livello generale dei prezzi (quindi di tasso di inflazione)

(RAGIONIAMO IN TERMINI DI INFLAZIONE) Che impatto ha l’inflazione sulla DA?

La curva AD esamina questa relazione, relazione tra tasso di inflazione e DA (AD sta per

aggregate demand: è la nostra vecchia domanda aggregata. Noi vogliamo vedere che

impatto ha su questa domanda aggregata il tasso di inflazione).

Tra infazione e DA e dunque il PIL esiste una relazione inversa. E questa relazione

inversa la chiamiamo AD (DA in funzione dell’inflazione).

Come spieghiamo la relazione inversa?

Quanto più alto è il tasso di inflazione tanto più alta è la perdita di competitività

 delle merci di un paese e quindi tanto più contenuta sarà la domanda che si orienta

verso le imprese che producono merci in quei paesi. Quindi se DA è contenuta

anche il livello del PIL a parità di condizione sarà contenuto.

Se invece i prezzi crescono poco quindi se il tasso di inflazione è basso, il

 meccanismo opera nel senso di evitare perdite di competitività, quindi a parità di

condizioni la domanda sarà maggiore.

Possiamo fermarci qui, all’EFFETTO COMPETITIVITA’ (1)

Ma questo è solo uno dei canali attraverso i quale l’inflazione può influenzare la domanda:

1. effetto competitività

2. effetto tassi di interesse

3. effetto ricchezza

EFFETTO TASSI DI INTERESSE (2)

Se parliamo di tassi di interesse si deve riprendere il mercato monetario.

In che senso l’inflazione può influenzare l’equilibrio che si forma sul mercato monetario?

(avvertenza: accertiamoci di avere bene in mente il mercato della moneta).

- SUPPONIAMO CHE BC ABBIA DECISO UNA POLITICA MONETARIA DI UN CERTO TIPO,SUPPONIAMO

CHE ABBIA DECISO DI AUMENTARE UN OFFERTA DI MONETA DEL 5% ALL’ANNO.

Quando entra in ballo il tasso di inflazione?

L’offerta di moneta in termini reali, di potere di acquisto reali è diversa a parità di aumento

nominale di moneta a seconda che il tasso di inflazione sia alto o basso.

Supponiamo di prendere un tasso di inflazione elevato del 5% (elevato). Con un tasso di

inflazione elevato la variazione di moneta in termini reali, cioè tenendo conto del tasso di

inflazione, è MS(Ṗ) - ṖA e 5%-5%=0.

In altri termini, per questo tasso di aumento dell’ offerta nominale di moneta MS, la

crescita dell’offerta di moneta in termini reali è molto contenuta se il tasso di inflazione è

elevato.

Mentre, sempre con una offerta del 5%, se il tasso di inflazione è basso (1%) avremo una

crescita di 5%-1%=4%

Quindi la crescita dell’offerta di moneta in termini reali è maggiore se

l’infazione è più contenuta. Significa che l’iniezione di liquidità nel sistema economico

quando l’inflazione è bassa 1% è maggiore. E i tassi di interesse saranno inferiori. E gli

investimenti saranno maggiori. E quindi DA sarà maggiore.

Mentre a parità di crescita dell’offerta nominale di moneta, se inflazione è alta 5%, i tassi

di interesse saranno più alti e quindi gli investimenti delle imprese saranno minori e quindi

DA sarà miniore.

Attraverso l’effetto dei tassi di interesse emerge un ulteriore meccanismo che contribuisce

a creare una relazione inversa tra reddito e tasso di inflazione.

(RIPETIAMO ANALISI RAGIONANDO SUL LIVELLO DEI PREZZI PIUTTOSTO CHE SULLA

VARIAZIONE DEI PREZZI)

Differenza tra una variabile nominale e una variabile in termini reali

È una distinzione importante e semplice. Non l’avevamo mai fatta perché consideravamo

dato il livello generale di prezzi. Se i prezzi sono dati possiamo fare confusione tra una

variabile nominale e una variabili in termini reali.

Prima guardiamo, partiamo dalla differenza tra salario in termini nominali e salario in

termini reali.

- SUPPONIAMO CHE IL MIO SALARIO SIA DI 2000€ AL MESE

Questo è il salario in termini nominali, cioè quello che sta scritto sulla ‘busta paga’. In

termini reali (cioè in termini di potere d’acquisto)invece il mio salario sarà influenzato dal

livello generale dei prezzi o dinamicamente dal tasso di inflazione.

Se vivo in un contesto in cui i prezzi sono bassi i miei 2000€ in termini di potere

d’acquisto, in termini di salario reale, risulteranno più elevati rispetto al valore reale di

quei 2000€ in un contesto in cui i prezzi sono alti.

Il salario in termini reali è dato da un rapporto tra salario in termini nominali e il livello

generale dei prezzi (Wa= W/P)

Esempio concreto: Se sono un dipendente delle poste o ENEL ricevo i miei 2000 euro al

mese (salario in termini nominali). Dopodiché vivo in un area interna della Sardegna dove

il costo della vita è basso. In un contesto in cui i prezzi sono bassi, se il mio salario è 100

(usiamo un indice) 100/1=100

Lo stesso numeratore di 100 se i prezzi sono alti, esageriamo, sono 100 abbiamo

100/100=1

Insomma il salario reale non dipende solo dal salario nominale, ma dipende

anche dal livello generale dei prezzi.

Ora estendiamo la cosa al tasso inflazione se io sono in un contesto in cui l’inflazione è un

:

po’ alta il salario monetario perde rapidamente valore in termini reali e viceversa (se sono

quindi in un contesto in cui l’inflazione è bassa il salario acquista valore in termini reali).

È quindi importante se i prezzi sono variabili, se i prezzi di muovono, se l’inflazione è alta o

bassa, come è importante stabilire la relazione tra variabili nominali e reali.

LA STESSA COSA LA POSSIAMO APPLICARE ALL’OFFERTA DI MONETA

La nostra offerta MS è una variabile nominale. Ma l’offerta aumenta in termini reali è data

da MS rapportata al livello generale dei prezzi.

Se la banca centrale decide una offerta di moneta pari a 100, se i prezzi sono alti (per

esempio l’indice è 100) l’offerta di moneta in termini reali è MS/PA100/100 1

Se invece i prezzi sono bassi (facciamo l’indice uguale a 1), l’offerta in termini reali è

MS/PB 100

100/1

Io ho due storie diverse in termini di offerta di moneta in termini reali a seconda che i

prezzi siano alti o bassi.


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fancesca. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Venturini Luciano.

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