Microeconomia e teoria del consumatore
Microeconomia è quella parte della teoria economica che si occupa delle decisioni prese a livello individuale dai singoli soggetti economici. Li abbiamo divisi in due grandi categorie: consumatori e imprese.
La teoria del consumatore
Possiamo dividere la microeconomia in due grandi campi:
- La teoria del consumatore che ci spiega il comportamento dei consumatori, le loro scelte e decisioni, e comincia ad aggregarle a un livello che non è ancora macroeconomico, ma è un livello di aggregazione che mostra cosa succede in un determinato mercato.
Per esempio, possiamo sulla base della teoria del consumatore capire perché e dimostrare rigorosamente perché la curva di domanda individuale del singolo consumatore presenta una relazione inversa tra la quantità domandata dal singolo consumatore (QD) e il prezzo unitario di una determinata merce (p).
Grafico della curva di domanda individuale
Asse x: QD (per esempio la quantità domandata dal consumatore QD1)
Asse y: P
Questa si chiama curva di domanda individuale del singolo consumatore per una determinata merce. Ha inclinazione negativa (per prezzi alti la quantità che il singolo consumatore domanderà e sarà disposto a pagare per avere la merce sarà bassa e viceversa).
Ma in una grande economia, con migliaia di consumatori, questa è la curva di un singolo consumatore, quindi avremo tante altre curve di domanda individuale (per esempio questo è il consumatore '1'). Le curve di domanda individuale non sono identiche, non hanno tutte la stessa inclinazione anche se mantengono tutte un'inclinazione negativa (esempio curva di domanda individuale del consumatore '2').
La sommatoria delle quantità domandate dai singoli consumatori in funzione del prezzo unitario presenterà un'inclinazione negativa. La sommatoria delle curve di domande individuali è la curva di domanda di mercato (D): relazione inversa tra il prezzo unitario di una data merce e la quantità complessivamente domandata dai vari consumatori (la domanda di mercato).
È una nozione aggregata, non aggregata al massimo livello, non sono i consumi espressi dall’insieme delle famiglie per le varie merce. L’ inclinazione della curva rimane sempre negativa essendo una sommatoria.
Come si dimostra che la curva di domanda di mercato di una determinata merce ha un'inclinazione negativa? Bisogna fare riferimento all'inclinazione negativa delle singole curve di domanda di mercato dei singoli consumatori.
Non approfondiamo la teoria del consumatore, facciamo solo riferimento a questa teoria perché questi sono i fondamenti microeconomici che ci consentono di dimostrare rigorosamente l'inclinazione negativa della curva di domanda di mercato.
La teoria dell'impresa
Le decisioni delle imprese
Impresa è un’organizzazione che acquista determinati input sul mercato (beni e servizi), può contare sui servizi resi dai fattori primari di produzione (capitale e lavoro – K e L) quindi ha la capacità di trasformare questi input in output.
Esistono tante imprese, piccole e grandi. Abbiamo una realtà molto ampia e articolata. Le decisioni che un’impresa può prendere, la natura di queste decisioni è influenzata dall’ambiente competitivo in cui opera. Gli economisti hanno iniziato a semplificare questa grande complessità individuando alcune forme di mercato (= forme stilizzate, semplificate degli ambienti competitivi che osserviamo nell’economia reale, nel mondo reale).
Le forme di mercato che gli economisti usano sono:
- Concorrenza perfetta
- Concorrenza monopolistica
- Oligopolio
- Monopolio
Attraverso queste forme di mercato, si arriva a un quadro concettuale e analitico utile per comprendere le decisioni prese dalle imprese, soprattutto quelle fondamentali in termini di produzione (quanto produrre di una determinata merce), di prezzo e per inquadrare una questione: le decisioni prese dalle singole imprese, a livello microeconomico, nelle diverse possibili forme di mercato, sono coerenti con l’interesse generale o no? (= benessere sociale, della società nel suo complesso).
Possiamo e dobbiamo fidarci del mercato e dei meccanismi di mercato e confidare nella loro capacità di portare a risultati coerenti con l’interesse generale, il benessere sociale, o no? E se no, o non sempre, possono essere utili delle politiche pubbliche attive?
Concorrenza perfetta e monopolio sono due estremi. L’interesse generale o benessere sociale non è salvaguardato nel monopolio (abbiamo incoerenza). L’analisi delle forme di mercato conduce alla possibilità che emerga un fallimento del mercato, che spetta alla legislazione e all’applicazione della legislazione antitrust da parte delle agenzie antitrust contrastare.
Mercato di concorrenza perfetta
Definizione di concorrenza perfetta
Un mercato si definisce come perfettamente concorrenziale quando:
- Il numero delle imprese (N) è molto elevato. Significa che ci sono tante imprese. Cosa significa tante imprese? Significa che il numero delle imprese N tende a più infinito. In questo modo siamo precisi a indicare le tante imprese. Gli economisti dicono che la dimensione di ciascuna impresa in un mercato di concorrenza perfetta tende a zero. E infatti il limite di 1 su N, per N che tende a più infinito, è uguale a 0. Ovvero le imprese sono molto piccole. Quindi la stilizzazione di questo tipo di mercato è il numero N delle imprese è altissimo, tende ad infinito e la dimensione di ciascuna impresa tende a 0. Le imprese hanno cioè una dimensione atomistica (molto molto piccola).
- Le numerose imprese vendono beni o servizi (diciamo dei prodotti) omogenei: omogeneità del prodotto significa che i prodotti delle varie imprese sono assolutamente identici agli occhi del consumatore. Per cui è, per il consumatore, indifferente acquistare il prodotto di una impresa rispetto a quello di un’altra. Questi prodotti omogenei sono dei perfetti sostituti l’uno dell’altro (se sostituisco un prodotto con un altro prodotto omogeneo non cambia l’utilità).
Questa assunzione è molto importante e anche poco realistica, perché quello che noi vediamo nei mercati è che le imprese adottano delle strategie, prendono delle decisioni per differenziare la propria produzione da quella delle altre imprese. Nel mercato delle mele oggi veniamo in misura crescente che i produttori di mele si consorziano (= adottano delle organizzazioni articolate e complesse) e differenziano la propria produzione. I produttori o i consorzi di produttori cercano di differenziare la propria produzione, le proprie mele da quelle degli altri produttori.
(Qui siamo fuori dall’ipotesi di concorrenza perfetta. E perché i produttori adottano queste strategie? Poi lo vedremo. Ma ciò che spinge i produttori ad applicare queste strategie di differenziazione del prodotto, cercando di persuadere il consumatori che la sua mela è differente, queste strategie le inquadreremo nella forma di mercato della concorrenza monopolistica. Mentre per definizione di concorrenza perfetta queste strategie di differenziazione non esistono).
Dunque un mercato perfettamente concorrenziale è un mercato astratto e molto lontano dagli altri mercati del mondo reale. Ci sono altre condizioni ma noi ci basiamo solo su queste due condizioni.
Caratteristiche del mercato di concorrenza perfetta
Stiamo esaminando un mercato di concorrenza perfetta. Quindi abbiamo definito cosa si intende per mercato perfettamente concorrenziale:
- Mercato in cui esistono tante imprese, per la precisione il numero delle imprese tende a più infinito (N + oo); le imprese sono molto piccole, sono di dimensione atomistica.
- I prodotti di queste imprese, sia beni che servizi, siano dei prodotti omogenei (= prodotti identici agli occhi del consumatore assunzione molto forte dal momento che le imprese cercano di differenziare la propria produzione attraverso politiche e strategie da quella dei concorrenti).
Quindi tante e piccole imprese che vendono prodotti omogenei.
Ci sono altre condizioni per cui un mercato possa dirsi perfettamente concorrenziale: la più importante è che in un mercato di concorrenza perfetta si assume che gli agenti economici abbiano perfetta informazione su tutti gli aspetti rilevanti per le decisioni che devono prendere. Oggi si è sviluppata una branca dell’economia chiamata economia dell’informazione che approfondisce i fattori e conseguenze che, in contrario all’assunzione di perfetta informazione tipica della concorrenza perfetta, mostra che nei mercati del mondo reale consumatori e imprese non hanno una informazione perfetta ma hanno una informazione imperfetta (= cioè non sanno tutto ciò che è necessario sapere per prendere le migliori decisioni), branca molto importante quindi che ci insegna molto dell’economia reale. Non la prendiamo noi in considerazione – ci fermiamo alle prime due condizioni.
Prezzo e decisioni di impresa in concorrenza perfetta
Una implicazione importante di queste due condizioni, dove porta? Il prezzo, la formazione del prezzo, la decisione del prezzo cui vendere la propria produzione. Il prezzo di vendita dei propri prodotti. Un’impresa che opera in un mercato perfettamente concorrenziale è in grado o può o no deciderlo? No, non è in grado di decidere il prezzo di vendita dei propri prodotti se l’impresa opera in un mercato di concorrenza perfetta. In che senso e perché? E dunque chi lo decide?
Il prezzo in un mercato di concorrenza perfetta lo decide l’interazione tra la domanda e l’offerta. In questo senso si dice che è il mercato che fa il prezzo. Dall’interazione tra il lato domanda e il lato offerta emerge il prezzo di equilibrio di mercato. Questo è preso da ciascun produttore come un dato. Il prezzo non è una variabile decisionale dell’impresa ma è un parametro dato, cioè un numero. Le imprese prendono quel prezzo come un dato non modificabile, non è una variabile decisionale dell’impresa.
Perché è un parametro dato e non una variabile decisionale? Questo scaturisce dall'assunzione delle due condizioni presenti in un mercato di concorrenza perfetta. La loro combinazione indica che questo prezzo PE è un parametro dato, è un dato per ciascun produttore.
Comportamento delle imprese in concorrenza perfetta
Se sul mercato si forma un prezzo per le mele di 3€ al kg, un singolo produttore può vendere le mele a 4€ al kg? Non c’è nessuna legislazione che glielo impedisce ma c’è una fondamentale considerazione economica che glielo impedisce. Se il lato dell’offerta è estremamente frammentato, polverizzato in un numero N di produttori che tende a più infinito e se per definizione le mele sono assolutamente omogenee, quindi identiche, dove li troviamo dei consumatori razionali che vanno ad acquistare a 4€ un prodotto che ha come prezzo di mercato 3€.
Quindi l’impresa che alza il prezzo oltre il prezzo di mercato vede azzerarsi le vendite. In questo senso, l’impresa in concorrenza perfetta non può fare il prezzo. L’impresa è una price taker (impresa che prende come parametro dato il prezzo e sulla base di questo parametro fa i suoi calcoli di convenienza). Non è dunque una price maker (non fa il prezzo). L’impresa può diminuire il suo prezzo rispetto a quello di equilibrio, ma non ha senso perché ridurrebbe il ricavo!
Funzione obiettivo dell'impresa
Come si comporta l’impresa in concorrenza perfetta? Abbiamo capito che prende il prezzo di mercato come un parametro dato. Che il prezzo non è una sua variabile decisionale. Dunque, che cosa decide l’impresa? Qual è la funzione obiettivo, che esprime l’obiettivo dell’impresa, cosa vuole ottenere un’impresa (in quanto organizzazione che acquista input e butta fuori output)?
L’obiettivo è il profitto (π) ma non solo. L’obiettivo di impresa è la massimizzazione del profitto (Maxπ). Assumiamo che l’impresa sia un agente economico auto interessato e razionale (auto interesse consente di inquadrare l’obiettivo e la funzione dell’impresa come il profitto. E razionale quando adotta un comportamento di massimizzazione, cioè punta a ottenere il profitto massimo possibile nelle condizioni date e nel rispetto delle regole del gioco e delle norme prevalenti in un certo contesto istituzionale).
Profitto (RT-CT) dato dalla differenza tra ricavi totali e costi totali (tutti i ricavi e tutti i costi). Ricavi totali valore monetario delle sue vendite, valore monetario della produzione venduta. È il prezzo unitario per quantità prodotta (p x q).
Massimizzazione del profitto
NB. P con trattino sopra perché è vero per definizione che RT-CT = Profitto. Ricavi totale = fatturato. Mentre profitto è diverso da fatturato. Come si fa a massimizzare il profitto? Il profitto è massimo se le decisioni di impresa operano nel senso di aumentare i ricavi totali e abbassare i costi. È buona cosa cercare di ridurre i costi di produzione e aumentare il fatturato.
A questo punto ci serve una teoria dell’impresa, teoria del comportamento dell’impresa che ci consenta di spiegare perché sono queste le decisioni dell’impresa.
Teoria dell'impresa in concorrenza perfetta
Teoria neoclassica dell'impresa
Siccome il profitto è dato dalla differenza tra ricavi totali e costi totali, dobbiamo vedere quali sono i fattori che influenzano i ricavi totali e quali influenzano i costi totali.
Fattori che influenzano i ricavi totali
Il ricavo totale o fatturato di un’impresa è dato dal prezzo di vendita della produzione, che coincide col prezzo di equilibrio del mercato (con trattino sopra in quanto dato) moltiplicato per la quantità prodotta. Se il prezzo delle mele è 3€ al kg e l’impresa produce 0 unità, RT è 0. L’unica variabile decisionale dell’impresa è la quantità prodotta (q). Non può agire sul prezzo. L’impresa aumenta il fatturato solo attraverso l’aumento della produzione.
Rappresentazione funzione ricavi totali RT = f(q) e RT = RT(q)
Asse x: quantità prodotta
Asse y: RT
Fare lo studio di una funzione significa rappresentarla graficamente. Siccome è una relazione lineare rappresentata da una retta (bastano due punti soltanto nel grafico). L’impresa se aumenta produzione aumenta fatturato.
Se puntiamo alla massimizzazione del profitto abbiamo un risvolto: il profitto è RT-CT. È vero che all’aumentare della produzione aumenta il fatturato, ma all’aumentare della produzione aumentano anche i costi totali.
Fattori che influenzano i costi totali
Cosa succede ai costi? CT = f(q) funzione diretta CT = CT(q). Anche i costi all’aumentare della quantità prodotta tenderanno ad aumentare. Qui la questione è un po’ più complicata. Tra costi di produzione e quantità non c’è una relazione semplice, lineare e diretta come per i ricavi (quindi si disegna una linea tratteggiata).
Perché e come aumentano i costi di produzione all’aumentare della produzione? Qui dobbiamo distinguere tra una analisi dei costi di breve periodo e una analisi dei costi di lungo periodo.
Concettualmente significa:
- Per il breve periodo assumere come data la dimensione dell’impresa.
- Per il lungo periodo la dimensione dell’impresa è variabile, è una variabile e quindi può cambiare.
È importante capire cosa succede ai costi se assumiamo come data la dimensione dell’impresa (analisi di costi di breve periodo quindi).
È interessante vedere come variano i costi della produzione al variare della dimensione.
Esempio: supponiamo che si decida di costituire un’impresa che vende servizi di consulenza giuridica. Tre persone mettono su uno studio legale di 100 metri quadri con 3 pc, acquistano input sul mercato e buttano fuori un output sul mercato di consulenze. Tre persone: fattore lavoro L e 3 pc: fattore capitale K.
Supponiamo che sia una piccola impresa e che scelga di assumere come punto di riferimento la forma di mercato di concorrenza perfetta. Ora ci ricordiamo sia dei ricavi totali che aumentano all’aumentare della quantità domandata, ma anche dei costi totali che aumenteranno di conseguenza. Nel breve periodo, cioè a dimensione di impresa data, certo i costi totali aumentano all’aumentare della quantità prodotta.
Ma come aumentano? Sulla base di una relazione lineare? No, la relazione è non lineare. E che forma assume la relazione tra costi totali e Q prodotta per un’impresa di questo tipo? I costi totali aumentano all’aumentare della quantità prodotta ma aumentano in relazione non lineare, hanno andamento diverso. Hanno inizialmente una concavità verso il basso e poi verso l’alto (prima aumentano con scalini via via minori fino al punto di flesso, poi i costi sempre aumentano ma con incrementi via via maggiori, l’altezza degli scalini è via via maggiore). I costi totali aumentano sempre, ma in una fase iniziale sono aumenti via via minori e poi aumentano con incrementi via via maggiori. Hanno sempre un'inclinazione positiva.
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