Politica e comunicazione
Introduzione
Prof. Luca Gino Castellin
Immagine del protagonista di 'Quarto Potere' di Orson Welles, film incentrato interamente su politica e comunicazione, due termini diversi ma strettamente collegati l’uno all’altro.
Comunicazione politica
Comunicazione politica = aspetto della scienza politica che ha assunto grande rilevanza. È quel campo di interazione-palcoscenico in cui si incontrano 3 attori differenti:
- Sistema politico (P) → tutto ciò che riguarda la politica: partiti, istituzioni politiche, movimenti, gruppi di pressione, sindacati, gruppi di interesse. Riguarda tutti quegli attori o istituzioni che hanno a che fare con la politica.
- Sistema dei media (M) → rappresenta tutti i diversi media: quotidiani, radio, tv, social media.
- Cittadino elettore (C) → siamo tutti noi.
Due modelli
Nell’ambito scientifico esistono per intendere questo rapporto:
Modello pubblicistico-dialogico
Si ha una comunicazione politica mediatizzata quando i 3 attori si incontrano, cioè quando i 3 ‘cerchi’ riescono a trovare un punto di incontro. Possono esistere delle forme di comunicazione che NON sono comunicazione politica mediatizzata: interazione del cittadino con sistema dei media; interazione della politica con il cittadino senza passare dai media; interazione tra sistema politico e sistema dei media senza il tentativo del politico di far breccia nella mente del cittadino utilizzando una comunicazione politica.
Modello mediatico
No incontro tra 3 elementi, cittadino e sistema politico sono all’interno di un sistema mediatico. Questo modello rappresenta la sempre maggiore pervasività del sistema mediatico ai giorni nostri. Il rapporto tra i 3 sistemi può assumere forme diverse:
Tipi di comunicazione
- Comunicazione pubblica = comunicazione di tipo istituzionale che viene svolta dalle istituzioni politiche per rendere note funzioni istituzionali e normative.
- Comunicazione politica = comunicazione dei soggetti politici dal punto di vista NON istituzionale, volta a modificare i rapporti di forza tra i partiti, all’interno delle coalizioni partitiche o tra leader politici per mantenere il potere o ottenere maggiore consenso. È una comunicazione persuasiva, non informativa perché qualsiasi politico cercherà di vendere come migliore la posizione che esprime. Non è uno strumento per far comunicare l’istituzione. Obiettivo: acquisire e mantenere il consenso.
- Comunicazione sociale = Proviene da istituzioni pubbliche o private che cercano di sensibilizzare i cittadini su alcune tematiche (es. pubblicità progresso). Queste tematiche possono non avere carattere politico ma avere a che fare con l’azione politica (es. fame nel mondo, inquinamento, surriscaldamento…) per sensibilizzare i cittadini su alcune tematiche di rilevanza politico-sociale.
Evoluzione della comunicazione politica
Ci occuperemo della comunicazione politica intesa come quello strumento per conquistare e conservare cariche politiche, o per influire sulle decisioni delle istituzioni politiche. Cambiamenti nella tecnologia, negli strumenti e nei soggetti della comunicazione politica e nella società portano gli studiosi Blumler e Kavanagh ad individuare nel 1999 tre fasi storiche della comunicazione politica che si rifanno soprattutto all’esperienza americana:
Prima fase: Comunicazione politica pre-moderna
Anni '40-'50 del secolo scorso (immediato dopoguerra). Negli USA in quel periodo la comunicazione politica è dominata dai partiti, a decidere la linea politica e l’impostazione della campagna elettorale è il partito. Partito democratico e partito repubblicano erano fortissimi in quanto cinghia tra società e stato, ciò che univa i cittadini alle istituzioni, al potere politico. Attraverso i partiti, eleggendo i loro rappresentanti i cittadini riescono ad avere un legame con la politica. L’appartenenza ad un partito diventa una sorta di fede politica. Si rivolge ai propri elettori, seguaci del partito, per rafforzare ciò che essi pensano (MOBILITAZIONE) al fine di vincere. In quegli anni, no pretesa di conquistare altri cittadini.
Seconda fase: Comunicazione politica moderna
1960 per la prima volta grande dibattito televisivo tra candidati, Kennedy sfida Nilson in diretta tv. Anni '80 domina la scena Ronald Reagan, che aveva fatto l’attore e conosce molto bene il mezzo televisivo. La tv permette alla politica di poter vedere fisicamente il candidato, rende sempre più quotidiano e personale il rapporto che il cittadino ha con il candidato, è possibile verificare lato umano e affidabilità del candidato… Kennedy riesce ad essere molto spigliato con il mezzo televisivo, si presenta in maniera positiva; Nixon si agita, è sudaticcio, impacciato… la tv cambia i tempi e il linguaggio, ciò avviene più velocemente in America e più lentamente in Europa. Necessarie immediatezza, battute pronte che sintetizzino la propria linea politica. Obiettivo: persuadere gli indecisi, ovvero gli ‘elettori indipendenti’ che non erano iscritti a nessuno dei due partiti. Più è commerciale il candidato, più è visibile. Avvengono quindi cambiamenti molto forti rispetto alla fase pre-moderna.
In Italia, la fase moderna dura quando la tv generalista diventa uno strumento politico per eccellenza con la discesa in campo di Berlusconi, quindi dall’inizio degli anni '90 fino al primo decennio di questo secolo.
Terza fase: Comunicazione politica post-moderna
Va dagli anni '90 fino al 2008. L’inizio combacia con la presidenza di Bill Clinton, la fine con l’inizio della presidenza di Obama. In questa terza fase dopo 30 anni che la tv è entrata nelle case dei cittadini americani, l’offerta televisiva è aumentata a dismisura moltiplicandosi e dividendosi. Si sviluppano tv via cavo, canali tematici… non c’è più solo la tv generalista, quindi il candidato ha delle possibilità in più. Si diffonde un consumo occasionale di comunicazione politica perché la politica ormai pervade tutto. Oggi, quarta fase della comunicazione politica: appaiono nuovi strumenti che ridimensionano il peso della tv (email, blog, social media). L’utilizzo dei social media porta con sé la necessità di un’analisi dei dati dei social media: più si è in grado di analizzare i dati, più si è abili a costruire una proposta politica. La reazione ad un dibattito tv si può conoscere solo alle elezioni, i social media invece permettono un feedback immediato. Nel 2008 Barack Obama utilizza i social per una campagna online. Retweet, likes = engagement dei singoli elettori. 2012 la campagna di Obama è ancora più raffinata perché lascia alcuni suoi collaboratori a Chicago per costruire un sistema che gli permette di migliorare la capacità di engagement dei dati. La cittadinanza si ridefinisce in 2 modi:
- Cittadino che ritorna a fare campagna e a mobilitarsi per il proprio candidato.
- Radicalizzazione del dibattito politico, polarizzazione nel dibattito politico americano: conta la capacità di dividere.
Politica
Questi grandi cambiamenti tecnologici, politici e sociali portano alla nascita della Fast Politics → le leadership hanno vita breve, la parabola di un uomo politico non ha più la durata decennale o ventennale che poteva avere negli anni '90 (es. Berlusconi, De Mita…).
Termine-concetto
Politica come ‘cosa’ e politica come ‘termine’. La politica come ‘cosa’ è ciò che vediamo all’opera laddove c’è una forma organizzata di vita sociale, è la direzione, organizzazione, buon/cattivo governo di una comunità politica. È tutto ciò che ha a che fare con la gestione del potere.
La politica come ‘termine’ di per sé è un’invenzione della storia occidentale a partire dalla Grecia classica, dove viene inventato. Questo ci dice che il termine greco ‘politica’ è una parola che possiede una propria storia perché nel corso del tempo, sulla base del contesto culturale e sociale in cui viene utilizzato, può cambiare significato.
Il termine-concetto nasce nella Grecia classica da pòlis, città-stato, unità politica fondamentale del mondo greco antico intorno alla quale si organizza la convivenza.
Tà politikà e Politeìae
Tà politikà e Politeìae = due espressioni per indicare il termine ‘politica’, sono due perché si rifanno a due autori differenti: Aristotele e Platone. Tà politikà lo traduciamo dal greco con ‘La politica’ che è anche il titolo di un’opera di Aristotele che viene considerata come il primo trattato sulla natura, le funzioni, le partizioni di una comunità organizzata. È un’opera che guarda le varie forme di governo, si interroga sul buon governo. Politica per Aristotele è tutto quel complesso di cose che riguarda i politai (cittadini) ma anche le poleis (città stato) => è ciò che regola i rapporti tra i cittadini e anche il rapporto tra le città. In Grecia c’erano delle caste sociali, i cittadini erano i ricchi possidenti che appartenevano alle città: donne, schiavi, minori e stranieri erano esclusi dalla vita politica. Aristotele fa una distinzione importante tra la polis (sfera pubblica) e l’oikos (casa, sfera privata di ogni cittadino). Contrapposizione tra pubblico e privato: nel privato hanno centralità i rapporti di tipo economico legati alla capacità dei cittadini di far coltivare agli schiavi i propri terreni o fare sviluppare il commercio e gli affari. Oikos sono gli affari. La politica invece riguarda il pubblico, quindi il rapporto del capo famiglia con gli altri cittadini. Oikos è il luogo dei rapporti gerarchici naturali > il capo-casa è capo di un branco di lupi come il padre, figli, moglie e schiavi obbediscono al padre. Aristotele pensava che gli uomini NON fossero tutti uguali e che la schiavitù fosse una condizione naturale. Polis è la sfera pubblica > rapporti orizzontali e artificiali tra i vari capi-casa. Orizzontali perché i capi famiglia sono tutti sullo stesso piano in quanto cittadini liberi e uguali che hanno tutti gli stessi diritti; artificiali perché sono rapporti creati dagli stessi esseri umani. Tuttavia la polis permette all’essere umano di realizzare pienamente la sua natura utilizzando la ragione, è il luogo in cui si afferma l’abilità di utilizzare il logos, fondamentale all’interno della polis perché conta la capacità di ragionamento e di argomentazione. Un cittadino realizza sé stesso e la sua natura partecipando alla comunità politica e sottraendosi ai gradi inferiori dell’esistenza grazie all’utilizzo della sua creatività e della ragione. La vita del cittadino si realizza e si esaurisce nella polis. Ciò che è politico riguarda gli affari di tutti i cittadini perché ha a che fare con ciò che è comune, generale.
Politeia
Politeia è il termine di Platone, già utilizzato da Erodoto nella sua produzione storica in cui assumeva il significato di ‘diritto di cittadinanza’, mentre per Platone politeia è la REPUBBLICA. In quell’opera Platone si interroga su ciò che è giusto e ingiusto all’interno di una comunità politica organizzata, potremmo associarlo al concetto di ‘Costituzione’ come insieme di ordinamenti fondamentali della città-stato. Sono le regole del gioco per la convivenza tra i cittadini. Polis ha la stessa radice di polemos (guerra) perché la polis nasce come aggregato di difesa da un nemico esterno: le varie famiglie con il proprio capo-famiglia decidono di difendersi da nemici sia interni alla civiltà greca (es. altre poleis, vedi Sparta e Atene) sia esterni (es. barbari) per proteggere il loro privato. All’interno della polis c’è la pace, convivenza ordinata e pacifica in cui ciascuno può fare il proprio interesse e realizzare la propria natura di essere umano; all’esterno della polis c’è la guerra. Quindi la polis è necessaria per una questione di sicurezza, per la difesa dei membri della comunità rispetto a qualcuno che li possa minacciare. Un’autorità superiore fa rispettare le regole ai cittadini per evitare la guerra di tutti contro tutti.
Nel passaggio tra l’antichità greca classica e l’antica Roma accade una cosa molto particolare: il termine politeia viene tradotto con ‘res publica’, il termine ta politikà viene tradotto con due aggettivi, ‘politicus’ e ‘politicum’. A Roma il termine politico di fatto si impoverisce e decade perché il contesto culturale, sociale e politico romano non è quello delle città-stato greche, che aspiravano all’autonomia e all’autarchia. A Roma autonomia e autarchia non esistono più: esistono le civitas, ma sono come delle sedi amministrative decentrate senza auto-sufficienza perché nel mondo romano solo ROMA è l’urbs, il centro politico, culturale, economico e istituzionale di tutto il mondo romano sia con monarchia, sia con repubblica che con impero. È UNA unità politica che assume un’importanza infinitamente superiore rispetto alle altre. Le altre città fanno semplicemente ciò che Roma ordina.
Riscoperta del termine "politica"
Nel mondo arabo vengono conservate le opere dell’antica Grecia che poi giungono in Occidente, viene riscoperto il termine ‘politica’ durante il medioevo. Durante il Medioevo l’aggettivo ‘politicus’ ricompare per la prima volta nel 1159 nell’opera ‘Policraticus’ di Giovanni di Salisbury. La riscoperta del termine invece la dobbiamo a due monaci domenicani: un fiammingo di nome Guglielmo di Moerbeke che nel 1260 traduce dal greco ‘La Politica’ di Aristotele: conosce il greco, viene in possesso di un manoscritto della Politica e lo traduce direttamente in latino, consentendo dopo 700 anni di recuperare lo studio dell’opera di Aristotele. Il pensiero di Aristotele ricompare nelle opere di Papa Alberto Magno e soprattutto di S. Tommaso d’Aquino il quale riporta in auge il concetto di politica. S. Tommaso non è più immerso nel contesto culturale dell’antica Grecia, per cui modifica la concezione di politica che aveva Aristotele. Aristotele definiva l’essere umano ‘zoon politikòn’, animale politico, S. Tommaso invece lo riadatta in animale sociale perché secondo lui la natura umana è contraddistinta dalla capacità di convivere in società con altri. Politica inizia ad indicare la partecipazione alla vita sociale della città, la socialità diventa l’elemento che mette soprattutto in risalto S. Tommaso → il pensiero cristiano fa emergere la necessità di una convivenza politica e sociale tra gli esseri umani. Marsilio da Padova afferma che la legittimazione del potere politico sta nei suoi risultati, è legittimo un potere che riesce a mantenere l’ordine all’interno della comunità politica. ‘Defensor Pacis’ (1324) → il termine ‘politeia’ viene tradotto in latino nel termine ‘policia’ che indica una casa ordinata all’interno della quale ci sono sicurezza e ordine pubblico. Colui che detiene il potere politico garantisce la pace e la convivenza politica all’interno di una comunità. La policia è la condizione del buon ordine, ciò che è importante è che le leggi vengano fatte rispettare grazie alla presenza di qualcuno che garantisca il buon ordine. Fine sempre più funzionale a cui tende il termine politica.
Politica moderna
In Prussia, intorno alla metà del ‘600, si ha l’apice di questo processo: l’idea che il benessere dei cittadini venga incarnato dalla politica. Nel Regno Unito ci sono ben 3 termini diversi per definire il concetto di politica: politics (competizione politica per ottenere il potere), polity (struttura istituzionale e costituzionale di uno stato) e policy (politiche pubbliche). Johannes Althusius nel 1603 scrive ‘Politica methodice digesta’, per lui la politica è l’arte di consociare gli uomini al fine di costituire, conservare e coltivare la vita sociale tra gli uomini. È qualcosa di simbiotico che ha a che fare con il vivere insieme degli esseri umani, un essere insieme dei cittadini che si obbligano a vivere insieme tramite un consenso tacito o un patto espresso e si obbligano a comunicare l’uno all’altro ciò che è utile alla vita sociale perché in questa comunicazione sta l’idea della politica. Risulta importante che ci sia un accordo tra i membri di una comunità al fine di fondare e mantenere questa comunità. Hobbes, Locke e Rousseau riprendono questa importanza della comunità. Diffondendosi sempre di più, il termine politica subisce un concetto inflazionistico: se tutto è politica, non si capisce quale sia l’aspetto fondamentale che contraddistingue la politica. Max Weber riconosce questo processo e ne individua 3 cause principali:
- A partire dal ‘600 avviene una equiparazione della politica con lo Stato moderno.
- Mutamento rapporti tra Stato e società.
- Ubiquità della politica, la politica è in tutti i luoghi.
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Appunti del Corso Politica e Comunicazione - I Modulo, Prof. Luca Gino Castellin
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Appunti completi - I e II semestre
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Appunti Economia dell'Informazione e della Comunicazione I semestre
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Appunti Comunicazione politica