Diritto dello spazio
Lezione 1. Le Nazioni Unite e il regime internazionale dello spazio
Le origini
Il primo lancio di un satellite è avvenuto il 4 ottobre 1957 → Sputnik I. Lo spazio interessava come nuova dimensione dal punto di vista strategico e militare, si poteva osservare qualsiasi punto della terra dall’alto. Accanto a questo motivo, c’erano considerazioni di prestigio, essere i primi con delle tecnologie adatte. Quando l’Unione Sovietica vinse questa competizione, gli Stati Uniti cercarono subito di rimediare (allunaggio 1969).
I primi anni, essendo in piena guerra fredda, erano caratterizzati da questo contrasto Unione Sovietica-Stati Uniti. L’avvio della conquista dello spazio crea reazioni nella Comunità internazionale. Altri Stati volevano partecipare a queste nuove attività, ma inizialmente solo le due superpotenze erano in grado di affrontare queste sfide tecnologiche e i costi delle attività spaziali. Con il tempo, dagli anni ’60, lo sviluppo di vari paesi, le scoperte scientifiche, il progresso tecnologico, la rivoluzione digitale hanno determinato delle rivoluzioni notevoli nella condotta delle attività spaziali.
Le attività spaziali si sono molto ampliate e continuano a cambiare in questi anni/mesi, i cambiamenti sono rapidissimi e sono oggetto di una continua espansione. Accanto alle due superpotenze si sono affacciati, già a partire dagli anni ’60, nuovi attori, Stati europei come il Regno Unito, la Francia, la Germania, l’Italia, ma in particolare anche l’Europa “tutta insieme” perché si sono associati per procedere insieme per lo svolgimento di una serie di attività spaziali. Si sono affacciate, inoltre, la Cina, il Giappone, l’India, il Brasile.
Presto si sono affacciate sulla scena anche le imprese private. All’inizio ci sono stati dei privati che hanno iniziato a gestire satelliti per le comunicazioni, ma presto i privati sono stati in grado di costruire dei lanciatori, dei mezzi per raggiungere lo spazio, in grado di lanciare essi stessi i satelliti → poi prime basi spaziali private da cui viene lanciato il mezzo spaziale.
Gli sviluppi tecnologici e scientifici hanno dato luogo ad una serie di applicazioni spaziali, in particolare per quanto concerne l’utilizzo dei satelliti in orbita intorno alla Terra. Attraverso i satelliti si sono sviluppate una serie di applicazioni, una delle prime → telecomunicazioni. Telerilevamento → un altro degli aspetti essenziali delle applicazioni satellitari. Rilevamento da lontano di risorse sul suolo terrestre. L’osservazione da satellite serve a scopi militari, sfruttamento, rilevare problemi di natura ambientale, meteorologia, etc.
Negli ultimi decenni si sono sviluppate le applicazioni in tema di posizionamento e navigazione, cioè i satelliti rilevano la posizione sulla Terra di un certo mezzo attraverso appunto i satelliti, in particolare sistema GPS (americano) a cui si affiancano nuove tecnologie analoghe. Di recente si stanno sperimentando le prime forme di turismo spaziale → voli suborbitali.
Lo spazio è anche il luogo per alcune grandi imprese spaziali di cooperazione, la più importante di tutte è la stazione spaziale internazionale, la più grande base orbitale gestita in cooperazione tra più Stati. Lo spazio è il terreno di un fenomeno ormai avanzato di commercializzazione, di privatizzazione, inteso come l’utilizzo dello spazio per creare profitto.
La commercializzazione si accompagna alla privatizzazione perché sempre più si tende alla privatizzazione delle attività di carattere commerciale, sono i privati che entrano nella scena commerciale e la occupano. Nell’ambito della privatizzazione ci sono anche degli sviluppi rilevanti anche in questi ultimi anni, per esempio quello collegato ai “piccoli satelliti”. Inizialmente i satelliti erano grandi, ma gli sviluppi tecnologici hanno permesso di creare dei materiali sempre più leggeri e di occupare spazi sempre più piccoli, abbassando notevolmente i costi.
Queste attività presentano tutta una serie di caratteristiche che hanno influenzato molto lo sviluppo della disciplina giuridica delle attività spaziali. In particolare, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, lo spazio presentava determinati caratteri → era un ambiente completamente nuovo, lontano, difficile da raggiungere e da abitare e allo stesso tempo si presentava come una nuova frontiera militare per le maggior potenze e correlativamente le attività spaziali potevano rappresentare una minaccia per tutti gli altri Stati.
Lo spazio rappresentava anche un potenziale enorme per le attività di carattere scientifico, di carattere pacifico, e rappresentava una dimensione difficilmente accessibile dal punto di vista economico. Tutti questi caratteri hanno determinato poi le norme giuridiche internazionali elaborate. Tutte queste caratteristiche hanno fatto sì che, fin dal principio, suscitassero l’interesse delle Nazioni Unite perché erano e sono attività che si svolgono in una dimensione globale, interessando tutti gli Stati.
La regolamentazione delle attività spaziali
La prima domanda che veniva a porsi era a quali norme fossero soggette queste attività. La risposta era evidente → il diritto internazionale è applicabile alle attività spaziali, quindi queste sottostanno al diritto internazionale e quindi alla Carta delle Nazioni Unite.
L’Assemblea Generale si è interessata delle attività spaziali fin dal primo momento (4 ottobre 1957: Sputnik).
Risoluzione 1148 (XII) del 14 novembre 1957
L’Assemblea Generale esorta gli Stati interessati a pervenire ad un accordo di disarmo che preveda lo studio congiunto di un sistema di ispezione volto a garantire che l’invio di oggetti nello spazio avvenga per fini esclusivamente pacifici e scientifici. La prima preoccupazione dell’Assemblea Generale è che lo spazio non diventi una nuova dimensione militare e che venga impedita una corsa agli armamenti. Lo spazio deve essere riservato esclusivamente a fini pacifici e scientifici.
Il 12 dicembre 1959, nel preambolo di un’altra risoluzione (1472(XIV)) è pervenuto un altro richiamo dell’Assemblea Generale → interesse comune dell’umanità nel promuovere gli usi pacifici dello spazio e l’auspicio che lo spazio sia esplorato e utilizzato per il miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità e a beneficio di tutti gli Stati. Non per promuovere gli interessi di una o dell’altra potenza, ma per realizzare delle attività e produrre risultati a beneficio di tutta la comunità internazionale.
Due anni dopo, una prima risoluzione normativa dell’Assemblea Generale che fissa due principi fondamentali.
Risoluzione 1721 (XVI) del 20 dicembre 1961
- Il diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, si applica allo spazio extra-atmosferico e ai corpi celesti
- Lo spazio extra-atmosferico e i corpi celesti sono aperti alla libera esplorazione e al libero utilizzo da parte di tutti gli Stati in conformità del diritto internazionale e non sono suscettibili di appropriazione nazionale → Principio fondamentale dell’utilizzo dello spazio
Res communis omnium → bene appartenente a tutti (gli Stati). Così come il mare, anche lo spazio atmosferico è liberamente utilizzabile da parte di tutti. Anche in questo campo abbiamo la consuetudine (prassi+opinio iuris) e i principi generali del diritto che possono anche intervenire per integrare la consuetudine. Dall’altro lato soft law, abbiamo i trattati internazionali, fondamentali, ma abbiamo anche le fonti di fonti normative con valore di raccomandazione, che non traducono obblighi giuridici, in particolare le risoluzioni dell’Assemblea Generale.
La formazione delle norme applicabili alle attività spaziali ha presentato caratteristiche peculiari, in particolare una rapida formazione della consuetudine internazionale. Un’altra caratteristica particolare della formazione delle norme relative all’attività spaziali è lo sviluppo in un arco di tempo decisamente breve (1967-1979) di un corpo di trattati, 5 trattati, che regolano i principi di base applicabili in questa materia. La caratteristica non è solo la velocità, ma il fatto che questi trattati hanno regolato in parte fenomeni nuovi, non ancora realizzatisi nella prassi, cosa che normalmente non avviene: il diritto segue i fatti.
Più di recente si è sviluppato un altro fenomeno. Gli Stati, in particolare certi Stati e soprattutto gli Stati Uniti, non sono più propensi a concludere nuovi trattati internazionali per disciplinare aspetti relativi all’utilizzo dello spazio che non trovino una disciplina soddisfacente nei trattati già esistenti. Ci sarebbe un bisogno di nuovi trattati, di una nuova disciplina vincolante, ma gli Stati maggiormente impegnati nell’attività spaziale non vogliono più concludere nuovi trattati sulla base di due considerazioni:
- Considerazione di tipo tecnico → le attività spaziali ormai evolvono in continuazione, quindi non si possono fissare delle regole che poi potrebbero diventare obsolete in tempi rapidi
- Considerazione di tipo politico → non stipulare nuovi trattati significa “tenersi le mani il più possibile libere” nell’intraprendere nuove attività che non siano oggetto di trattati
Ciò non significa che non si faccia nulla dal punto di vista della regolamentazione, ma si preferisce la soft law al diritto non vincolante e quindi vengono utilizzate risoluzioni dell’Assemblea Generale, codici di condotta sviluppati da diversi tipi di attori (Stati, agenzie spaziali, operatori privati), norme tecniche non vincolanti, etc.
Procedura di codificazione del diritto dello spazio
La Carta delle Nazioni Unite prevede che l’Assemblea Generale promuova la codificazione e lo sviluppo progressivo del diritto internazionale. La codificazione è affidata alla Commissione del diritto internazionale, per poi essere sottoposti all’Assemblea Generale (che li adotterà) o oggetto di conferenza internazionale. Nel caso della disciplina delle attività spaziali si è proceduto diversamente.
L’Assemblea Generale, nel 1958, ha creato un comitato ad hoc di 18 membri che si occupasse della gestione delle attività spaziali di carattere pacifico e che si occupasse di predisporre dei progetti di normativa in questo settore. Questo comitato, nel 1959, è stato reso permanente, diventando il Comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico → COPUOS. Il COPUOS è l’organo fondamentale delle Nazioni Unite che si occupa di discutere di tutti gli aspetti relativi all’utilizzo pacifico dello spazio e di proporre dei progetti di regolamentazione in questo campo.
Il COPUOS si è ingrandito nel corso del tempo e ad oggi comprende 87 Stati membri. Dal 1962 si è dotato di due organi interni: un sottocomitato giuridico e un sottocomitato tecnico-scientifico. È stato scelto un procedimento interamente politico e non tecnico. La stessa predisposizione dei progetti è effettuata non da esperti bensì da un organo formato dai rappresentanti degli Stati membri delle Nazioni Unite → si è utilizzata questa linea di condotta perché sono attività estremamente sensibili dal punto di vista della percezione degli Stati, vogliono mantenere il controllo su tutto il processo di codificazione per questa materia.
Questa procedura ha dato luogo alla formazione di 5 Trattati:
- Trattato sui principi che regolano le attività degli Stati di esplorazione ed uso dello spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti → conosciuto come Trattato sullo spazio, adottato dall’Assemblea Generale il 19 dicembre 1966, aperto alla firma il 27 gennaio 1967.
- Accordo sul salvataggio degli astronauti, la restituzione degli astronauti e la restituzione degli oggetti lanciati nello spazio → conosciuto come Accordo sugli astronauti, adottato dall’Assemblea Generale il 19 dicembre 1967, aperto alla firma il 22 aprile 1968.
- Convenzione sulla responsabilità internazionale per danni causati da oggetti spaziali → conosciuta come Convenzione sulla responsabilità, adottata dall’Assemblea Generale il 29 novembre 1971, aperta alla firma il 29 marzo 1972.
- Convenzione sulla immatricolazione degli oggetti lanciati nello spazio → conosciuta come Convenzione sull’immatricolazione, adottata dall’Assemblea Generale il 12 novembre 1974, aperta alla firma il 14 gennaio 1975.
- Accordo che regola le attività degli Stati sulla luna e sugli altri corpi celesti → conosciuto come Accordo sulla luna, adottato dall’Assemblea Generale il 5 dicembre 1979, aperto alla firma il 18 dicembre 1979.
Dopo questi cinque trattati non si sono più stipulati trattati di codificazione, gli Stati hanno concluso accordi tra loro, ma non di codificazione e quindi, nel periodo successivo, sono state adottate solo norme di soft law.
Serie di principi (espresse dall’Assemblea Generale)
- Principi che regolano l’uso da parte degli Stati di satelliti artificiali per la trasmissione televisiva diretta, Ris. 37/92 (10 dicembre 1982)
- Principi relativi al telerilevamento della terra dallo spazio, Ris. 41/65 (3 dicembre 1986)
- Principi relativi all’uso di fonti di energia nucleare nello spazio, Ris. 47/68 (14 dicembre 1992)
La prima importantissima dichiarazione di principi dell’Assemblea Generale è stata, in realtà, la Risoluzione 1962 (XVIII) adottata il 13 dicembre 1963 → è una dichiarazione di principi che regolano l’esplorazione e l’uso dello spazio. Questa risoluzione ha posto i principi fondamentali codificati qualche anno dopo, in forma vincolante, nel Trattato sullo Spazio → in esso è stato trasposto tutto il contenuto della risoluzione.
Trattato sullo spazio
Principi fondamentali enunciati:
- Articolo 3: gli Stati parte del Trattato svolgeranno le attività di esplorazione ed uso dello spazio in conformità del diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite, nell’interesse del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e della promozione della cooperazione e della comprensione internazionali → il diritto internazionale si applica alle attività spaziali.
- Articolo 1:
- 2. Lo spazio e i corpi celesti potranno essere esplorati e utilizzati liberamente da tutti gli Stati senza discriminazione e in condizioni di uguaglianza e vi sarà libero accesso a tutte le aree dei corpi celesti (stesso principio applicato all’alto mare);
- 3. La ricerca scientifica nello spazio sarà libera
- Articolo 2: Lo spazio e i corpi celesti non possono formare oggetto di appropriazione nazionale attraverso proclamazioni di sovranità, mediante uso od occupazione o con qualsiasi altro mezzo (vale anche per l’alto mare) su questo divieto vi è un grosso dibattito in corso, ci si chiede se valga anche per i privati (ovviamente è così)
Il principio fondamentale dell’utilizzo dello spazio fa parte sicuramente del diritto consuetudinario e si può affermare perché, sin dai primi lanci nello spazio, nessuno Stato ha protestato per il sorvolo del proprio territorio da parte di satelliti altrui. Questo comportamento statale ci porta a ritenere che si sia formata una consuetudine in tempi molto rapidi secondo cui l’utilizzo dello spazio e anche l’utilizzo delle orbite intorno alla Terra è libero.
Articolo 1, comma 1: L’esplorazione e l’uso dello spazio e dei corpi celesti saranno svolti a beneficio e nell’interesse di tutti i paesi, quale che sia il grado del loro sviluppo economico, e saranno appannaggio dell’intera umanità.
Regime di patrimonio comune dell’umanità: si va oltre al concetto di res communis omnium (lo sfruttamento di un’area viene stabilito per risorse limitate). I trattati sullo spazio non prevedono un regime di patrimonio comune dell’umanità per lo spazio nel suo insieme. Le affermazioni dell’articolo 1 costituiscono una sottolineatura sul fatto che le risorse dello spazio, ed in particolare quelle esauribili, debbano essere utilizzate in modo da consentire che tutti gli Stati possano trarne beneficio tramite sistemi che consentano a tutti gli Stati di accedervi.
A riprova del fatto che non ci sia un regime internazionale che imponga agli Stati ricchi delle attività che aiutino gli Stati meno avanzati/Paesi in via di sviluppo abbiamo una Risoluzione dell’Assemblea Generale adottata nel 1996: Dichiarazione sulla cooperazione internazionale nell’esplorazione e nell’uso dello spazio a beneficio e nell’interesse di tutti i paesi, tenendo in particolare considerazione le necessità dei paesi in via di sviluppo → Gli Stati sono liberi di determinare tutti gli aspetti della loro partecipazione alla cooperazione internazionale nella esplorazione e nell’uso dello spazio su una base equa e mutuamente accettabile.
Lezione 2. La responsabilità per le attività spaziali
Il regime delle attività nello spazio è un regime che risulta da un contrasto netto verificatosi nel momento in cui gli Stati volevano procedere alla disciplina delle attività spaziali. In sede di COPUOS si contrapponevano le tesi delle due superpotenze. Gli Stati Uniti sarebbero stati a favore di un regime di completa libertà di accesso per i privati allo spazio extra-atmosferico. L’Unione Sovietica, invece, era contraria a consentire l’accesso ai privati allo spazio extra-atmosferico. Il risultato di questo contrasto è la disciplina che troviamo oggi → è una soluzione di compromesso incardinata nell’articolo 6 del Trattato sullo spazio.
Articolo 6: sugli Stati parti del Trattato grava la responsabilità internazionale per le attività...
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