Manuale di psicologia dinamica
Lezione 27 e 28 settembre 2021
La psicologia dinamica è una branca della psicologia che fa riferimento ad uno specifico approccio alla teoria della personalità che considera la personalità come un intreccio di forze che possono interagire o essere in conflitto tra loro (dinamica).
Il punto di vista psicodinamico risulta fondamentale all’interno della psicoanalisi ma anche all’interno di:
- Modelli psicoterapeutici derivati da alcuni aspetti del pensiero psicoanalitico;
- Modelli teorici lontani dalla psicoanalisi.
Sigmund Freud
Sigmund Freud, dopo essersi laureato in medicina, iniziò la sua attività di ricercatore in neurofisiologia. Passando poi dalla ricerca alla pratica clinica iniziò a curare i pazienti che secondo lui soffrivano di disturbi neurologici causati da un danneggiamento o indebolimento dei nervi.
Le dimostrazioni di Charcot di cui fu testimone durante un soggiorno in Francia fecero accrescere il suo interesse per il mondo inconscio spostando l’attenzione dal cervello alla mente. Charcot aveva dimostrato che alcuni problemi fisici non dipendevano da danni neurologici ma dai pensieri del paziente rispetto a quelle parti del corpo, pensieri di cui il paziente stesso non aveva consapevolezza ma che avevano un potente effetto sul piano fisico.
Attraverso la trance ipnotica Charcot aveva dimostrato che idee e pensieri potevano essere utilizzati per curare disturbi fisici senza cause neurologiche: “il problema non è nella carne, il problema è un’idea estranea alla coscienza: l’idea del paziente di non riuscire a sentire, vedere, camminare”. Questa idea, durante l’ipnosi, poteva essere contrastata da un’altra idea (ingiunzione ipnotica) che ordinava di sentire, vedere, camminare.
Tappe del percorso creativo di Freud – 1) L’isteria
Per rispondere alla domanda “Per quale motivo alcune idee diventano inaccessibili alla coscienza, creando disturbi così invalidanti?” nel 1880 Breuer cercò risposte su Bertha Pappenhaim (Anna O.), sua paziente. Stava provando a trattare i disturbi della sua paziente Anna O (paralisi e disfunzioni del linguaggio) attraverso la tecnica ipnotica di Charcot che riguardava l’eliminazione dei sintomi mediante la suggestione ipnotica, ma senza successo.
Durante la trance ipnotica, la paziente iniziò a parlare dei suoi sintomi: grazie all’incoraggiamento di Breuer, le associazioni della ragazza consentirono di risalire al momento in cui ogni sintomo era apparso: invariabilmente a partire da un evento disturbante o stressante (che Freud chiama “Fatto originario” o “trauma originario”).
Intraprendere tali discorsi comportava un’abreazione, ovvero una scarica emotiva, che si produceva dall’emergere dei ricordi degli eventi scatenanti ed aveva un effetto curativo sul paziente. Negli “Studi sull’isteria” (Freud e Breuer, 1892-1895), si afferma che l’isteria sarebbe causata da ricordi bloccati e dalle emozioni a questi associate. Questi ricordi si sarebbero separati dal resto della mente (sarebbero stati rimossi) per poi riemergere in superficie sotto forma di sintomi, apparentemente inesplicabili, continuando così ad agire inconsciamente sul funzionamento dell’individuo. Qualora si riuscisse a risalire alle loro origini, i sintomi scomparirebbero perché il loro significato diventerebbe evidente e le emozioni ad essi associate potrebbero essere scaricate (abreati).
Freud e Breuer erano in disaccordo sul motivo per il quale alcuni ricordi si dissociassero dal resto della mente:
- Secondo Breuer il fatto si verificava in stati di coscienza alterati in cui l’apparato mentale non è in grado di assimilare ed integrare l’informazione eccessivamente disturbante e dunque la rimuove;
- Secondo Freud il contenuto dell’evento è talmente inaccettabile che per difesa, la mente, è costretta a rimuoverlo. Con Freud, dunque, viene introdotto il ruolo attivo dell’individuo nei confronti dell’evento.
1895-1905: dall’ipnosi alla psicoanalisi
Tra il 1895 ed il 1905 Freud inizia ad accorgersi che l’ipnosi era sempre meno efficace: si rese conto che l’eliminazione permanente dei sintomi poteva essere possibile solo se il materiale inconscio sgradevole fosse divenuto accessibile alla normale coscienza. I ricordi che emergevano durante la trance ipnotica, infatti, si perdevano nuovamente una volta che il paziente usciva dalla trance stessa: il paziente quindi poteva essere informato dall’analista di quei ricordi ma non poteva crearsene una sua consapevolezza esperienziale.
Nello stato di veglia, nella mente del paziente, esistono delle forze che oppongono resistenza (difesa) per mantenere i ricordi lontani dalla coscienza. Inizialmente Freud fa fatica a prendere le distanze dal modello medico e a calarsi nella relazione piuttosto che osservare l’altro dall’esterno. È mantenuta la separazione tra un soggetto (il terapeuta) ed un oggetto (il paziente); permane l’idea che questo oggetto vada sollecitato in modo da ottenere risposte per un certo verso attese.
È ancora forte l’idea che il ricordo rappresenti una “cosa” e non un fenomeno che si esprimeva nella relazione tra terapeuta e paziente (transfert e controtransfert) divenendo poi oggetto di lavoro del terapeuta. Da qui un concetto di resistenza del paziente come “opposizione” volontaria piuttosto che come manifestazione naturale ed ovvia delle difficoltà che emergono quando ci si interroga su sé stessi in relazione all’altro.
Nonostante questo, Freud inizia ad intuire l’esistenza di relazioni simboliche tra il sintomo ed il conflitto che lo aveva generato che non sono immediatamente afferrabili ma richiedono un’elaborazione. Ovviamente, perché il sintomo si manifesti deve esserci una compiacenza somatica, offerta da un organo del corpo per lo sfogo organico dei processi psichici. Si fa strada l’idea di un’interconnessione tra psichico e somatico, reciproca interdipendenza.
In ogni caso è l’isteria, nelle sue diverse forme, la via di accesso alla psicoanalisi. Gli Studi sull'isteria non rappresentano tanto l'espressione di una posizione scientifica consolidata, quanto piuttosto la testimonianza di un “pensiero in movimento”, che arriva alla scoperta del conflitto come motore della mente ma anche della sessualità come realtà inseparabile dalla persona e come parte integrante della sua vita mentale.
Tappe del percorso creativo di Freud: 2) Il desiderio sessuale
Una svolta importante del percorso clinico e teorico di Freud avviene con la presa di coscienza che eventi traumatici in precedenza considerati reali possono essere invece il risultato di fantasie del paziente. Se in precedenza la sua attenzione era certamente influenzata dal peso dato ai fattori esterni, d'ora in avanti essa si rivolge ai fattori interni, accentuando il concetto di desiderio inconscio.
In quest’ottica, secondo Freud, i sogni potevano essere considerati come un appagamento camuffato di un desiderio inaccettabile o conflittuale. Freud li descrive come “…sostituti deformati di qualcos’altro sconosciuto al sognatore”, infatti, il vero significato del desiderio (pensiero onirico latente) viene sottoposto ad un processo di distorsione che produce il sogno così come viene vissuto e ricordato (contenuto onirico manifesto).
Sono gli impulsi dell’Es a fornire l’energia necessaria al lavoro onirico di trasformazione e deformazione del contenuto onirico latente. Lo scopo del sogno è quindi l’appagamento allucinatorio di un desiderio represso, in una forma (manifesta) accettabile e - dunque - garante della continuità del sonno, infatti, se tali desideri venissero rappresentati direttamente nel sogno, il sonno ne verrebbe disturbato: è necessario un compromesso tra la forza che porta il desiderio alla coscienza e quella che ne blocca l’accesso alla coscienza stessa.
Il lavoro onirico, ovvero la trasformazione del contenuto latente in contenuto manifesto ha due modalità:
- Modalità di pensiero pre-logiche ed arcaiche (pensiero primario)
- Condensazione: combina diversi pensieri latenti all’interno di un unico elemento “di sintesi”. Le cariche affettive che vengono da contenuti inconsci diversi, in un lavoro di sintesi vengono condensate all’interno di un’unica immagine. Il sogno, infatti, è molto più conciso dell’analisi del sogno stesso.
- Spostamento: consiste in una traslazione ed una deviazione dell’intensità psichica dei singoli elementi su un elemento che all’apparenza sarebbe privo di carica. Responsabile del lavoro di spostamento sono la censura e la resistenza atte a non riprodurre in sogno elementi di intensità psichica perturbante, la quale necessariamente causerebbe il risveglio.
- Rappresentazione plastica: grazie alla quale il marasma proveniente dall’energia pulsionale prende forma. La rappresentazione plastica quindi definisce primariamente il sogno come costituito da immagini ed impressioni visive alle quali il sognatore attribuisce carattere di veridicità; va comunque sottolineato che, a volte, le impressioni oniriche possano presentarsi anche secondo altre modalità sensoriali (come quelle tattili, uditive o cinestetiche). Tutti questi processi possono avvenire sequenzialmente o contemporaneamente.
- Modalità di pensiero logico e razionale
- Elaborazione secondaria: assegna coerenza e logicità al sogno, conferendogli un senso. Il racconto del sogno da parte del sognatore può, a sua volta, essere oggetto di questa attività, che si esprime in una narrazione, un racconto che riformula il sogno, adattandolo maggiormente alla realtà.
Durante l'analisi, ogni elemento del contenuto onirico manifesto viene isolato e usato per produrre associazioni in grado di far emergere i pensieri patogeni.
Alla seconda tappa del pensiero freudiano appartengono alcuni tra gli scritti che hanno permesso di porre le basi dell'edificio psicoanalitico. Meltzer parla di esplosione del genio per il periodo che va dal 1899, anno durante il quale Freud termina “L'interpretazione dei sogni”, e il 1905, data di pubblicazione dei Tre saggi sulla teoria sessuale. Uno scritto a cui è d'obbligo riferirsi è quello relativo a Dora, il cui sottotitolo è Frammento di un'analisi di isteria. Tale caso mostra un profondo cambiamento nello stile relazionale di Freud e nel suo modo di farsi coinvolgere in prima persona nel breve periodo di 3 mesi durante il quale ebbe in cura la diciottenne Dora.
L’analista, durante tale periodo, si convince ancor di più delle sue ipotesi:
- Che vi sono sicuramente legami tra lo sviluppo della prima infanzia e i conflitti attuali
- Che il sogno è una delle vie indirette per aggirare la rimozione
- Che il pieno significato dell'anamnesi è comprensibile solo al termine del trattamento
- Che le condizioni umane e sociali dei malati non sono meno importanti dei dati somatici
- Che i sintomi non sono tanto manifestazioni di traumi quanto segnali di conflitti attuali e pregressi.
Nei “Tre saggi sulla teoria sessuale” (1905) Freud parla di:
- Desideri inconsci inaccettabili - di come “forza motrice” di ogni sintomo, sono sempre di natura sessuale e si manifestano a partire dall’infanzia.
- Bambino ricostruito - in riferimento alla ricostruzione del bambino in rapporto alla terapia, a partire dal passato della primissima infanzia, dal rapporto con le figure primarie della vita dell’individuo.
- Disposizione indifferenziata del bambino - perché il corpo del bambino diventa la fonte e l’origine di tutte queste fantasie e desideri inaccettabili, il corpo del bambino è erotico, ci sono delle zone erogene dall’inizio della sua vita che lo orientano nel mondo esterno, vanificando la convinzione che le perversioni sessuali siano degenerazioni o addirittura bestialità.
- Confusione sessuale durante l’adolescenza - con naturale inclinazione verso individui dello stesso sesso in seguito ad una forte tensione alla sperimentazione sessuale e alla ricerca di oggetti che gli consentano di appagare la tensione.
Transfert
Il transfert sarebbe uno spostamento di schemi di sentimenti, pensieri e comportamenti sperimentati durante l’infanzia in relazione a persone significative, su una persona coinvolta nella relazione attuale. Il transfert sarebbe una “formazione inconscia” inevitabile che Freud considera connessa alla nevrosi, ossia ad un disturbo psichico privo di una causa organica, frutto del conflitto intrapsichico. Successivamente comprende che sebbene il transfert possa apparire come un ostacolo alla relazione terapeutica in realtà è il suo migliore strumento di lavoro nel tentativo di risolvere la nevrosi: la cura consiste nell’interpretazione del transfert come una riedizione di impulsi, sentimenti o desideri (prima latenti) che il paziente rifiuta in sé e vengono proiettati sul terapeuta e che possono suscitare anche delle reazioni del terapeuta (controtransfert) che a loro volta sono oggetto di lavoro terapeutico.
Tuttavia, un contributo altamente innovativo de “I tre saggi sulla teoria sessuale” del 1905 riguarda proprio gli eventi che contraddistinguono le fasi dello sviluppo.
Lo sviluppo libidico – Lo sviluppo psicosessuale
Nei primi anni del 900 Freud fa riferimento ad un modello idraulico (o energetico) della mente in cui la mente è l’apparato finalizzato a scaricare l’energia degli stimoli che premono su di essa, per mantenere quella che oggi viene chiamata “omeostasi”, riducendo la portata delle tensioni accumulate.
Tali tensioni di natura sessuale, o pulsioni libidiche, derivano da diverse parti del corpo (fonte) e necessitano dell’intervento di un oggetto (mezzo) per raggiungere la meta (ovvero la scarica pulsionale). Queste parti del corpo, essendo ricche di terminazioni nervose che se sollecitate producono piacere, vengono chiamate zone erogene ed hanno sempre un potenziale di eccitamento sessuale. All’interno di ogni fase dello sviluppo libidico diverse zone erogene assumono dominanza condizionando la vita affettiva del bambino.
Lo sviluppo psicosessuale è un modello evolutivo maturazionale e di sviluppo stadiale lungo una successione temporale che va dall’infanzia all’età adulta e che avviene tra continue oscillazioni definite momenti di:
- Fissazione: rappresenta un arresto della libido che rimane legata a zone erogene, persone, oggetti o modalità di soddisfacimento tipiche di una particolare fase evolutiva;
- Regressione: in cui si ha una ricaduta a fasi evolutive precedenti.
Il comportamento dei bambini dimostra che la sessualità non è solo un fenomeno adulto, non coincide cioè con la genitorialità, per questo Freud parla di sessualità allargata e del bambino “perverso polimorfo”, come di un perverso perché si concentra anche anni in una fase esercitandosi all’interno di piaceri parziali pregenitali indipendenti, e polimorfo perché sperimenta piaceri di diversa natura ognuno dei quali contribuisce allo sviluppo con proprie qualità.
È bene sottolineare che pur essendo sequenziali, le fasi presentano delle sovrapposizioni e che nel raggiungimento della fase finale, quella genitale, le altre parti del corpo sotto forma di piacere preliminare continuano ad avere una grande rilevanza anche nella vita sessuale dell’adulto. Quando questi piaceri parziali, si sostituiscono alla meta sessuale o non sono subordinati ad essa, allora diventano perversioni.
Nello specifico, le diverse fasi sono:
- Fase orale: (Primo anno e mezzo. Zone erogene: labbra, bocca, lingua): La meta è l’incorporazione. Inizialmente tale fase è associata al bisogno di nutrimento poi si svincola dalla presenza del cibo e la suzione diviene gratificante di per sé. In seguito ad una condizione traumatica, l’individuo potrebbe sviluppare una fissazione nella fase di riferimento: se durante lo svezzamento il seno arriva troppo tardi o, viceversa, il bambino viene svezzato troppo precocemente potrebbe non completare la fase e restarvi bloccato. La fissazione in fase orale comporta lo sviluppo di una personalità con tratti di tipo orale che hanno a che fare con molti di quelli tipici della prima infanzia come una forte dipendenza dagli altri, possibile sviluppo di dipendenze che riguardano la cavità orale (dipendenza alimentare, dipendenza da fumo).
- Fase sadico-anale: (Fino ai 3 anni. Zone erogene: zona uretro-anale) È collegata alla funzione fisiologica (l’eliminazione delle feci) ed al controllo sfinterico. Questa fase assume estrema importanza per la natura psichica del bambino: egli, infatti, inizia ad avere controllo del proprio corpo, acquisendo maggiore autonomia. La mucosa erogena intestinale si fa valere come meta sessuale passiva e provoca piacere nel bambino che inizia a controllare l’attività sfinterica attraverso 2 attività: ritentiva ed espulsiva. Il bambino inoltre prova interesse e piacere per i propri escrementi, tanto da considerarli talvolta come un dono fatto alla madre ed il rinforzo del comportamento porterà a ripeterlo nuovamente. Ove ci sia stata una eccessiva gratificazione nella fase anale, essa porta allo sviluppo di una fissazione anale espulsiva: il bambino sarà portato a defecare in posti non opportuni, o immediatamente prima o dopo essere stato posto sul vasino. In futuro il carattere anale espulsivo svilupperà una personalità estremamente disordinata, crudele, e distruttiva, con tendenza alla manipolazione. Viceversa, quando la gratificazione non sia stata soddisfacente, la fissazione sarà di tipo anale ritentiva e il bambino proverà piacere nel trattenere.
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