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Modulo 2 - Apprendimento visivo: integrare le immagini nelle pratiche didattiche

Linguaggio delle immagini: perché supportare il verbale con il visivo?

L'immagine può comunicare delle cose perché ha anch'essa una sua grammatica. Di conseguenza, succede che utilizziamo le immagini nella didattica con soltanto uno scopo illustrativo, decorativo, trascurando appunto gli elementi di grammatica che riguardano cosa l'immagine rappresenta ma anche come viene rappresentato.

Risorse didattiche

L'insegnante della scuola dell'infanzia è già abituato a impiegare immagini nel processo di mediazione didattica (cartelloni, grafici, mappe concettuali, disegni, fotografie) per sostenere un apprendimento visivo. Le immagini, infatti, possono essere definite come catalizzatori didattici, perché permettono di sintetizzare alcuni elementi del sapere in maniera impattante quando c'è una grammatica del visivo adeguato.

Le immagini, se considerate in direzione di un apprendimento significativo, possono assumere il carattere di scaffold a sostegno della costruzione e ristrutturazione (rispetto alle conoscenze già acquisite) delle conoscenze.

Funzioni comunicative

  • Decorativa
  • Rappresentativa – scelte specifiche, faccio ricorso a qualcosa che è inerente alla mia soggettività e posso fare ricorso ad un'immagine, un testo poetico ecc... Quindi, per quanto una foto sia oggettiva, non lo è mai completamente perché disegna quel concetto con determinati espedienti.
  • Mnemonica – supporto per il ricordo
  • Trasformativa – mostrare cambiamenti nello spazio e nel tempo
  • Interpretativa – illustrare le tappe di sviluppo di un processo

Funzioni cognitive

  • Supporto all’attenzione
  • Attivazione della conoscenza (recuperare conoscenze pregresse)
  • Minimizzazione del carico cognitivo
  • Supporto alla motivazione (rendere interessante il contenuto senza minimizzare l'apprendimento)

Stili apprendimento e ricerca neuroscientifica

Tutti gli studi sull'apprendimento visivo fanno affidamento alla ricerca neuroscientifica. Non tutti abbiamo lo stesso stile dell'apprendimento. Quindi, per una didattica inclusiva, dobbiamo tenere conto di questa diversità che include anche la memorizzazione visiva, quindi ci sono soggetti che sono molto aiutati dal supporto visivo alle spiegazioni.

Lo stile di apprendimento visivo contraddistingue i soggetti che tendono a comprendere e memorizzare meglio il materiale didattico corredato di stimoli visivi (accentuazioni grafiche e diversificazioni cromatiche; organizzazione del testo in tabelle, paragrafi, didascalie ecc.; ausili visivi, come foto, disegni, diagrammi, ...).

Questa preferenza per i modi sensoriali di natura visiva trova le proprie radici nel funzionamento dei due emisferi cerebrali. Vi è una branca specifica delle neuroscienze, la Visual Neuroscience, che si concentra proprio sul sistema visivo, con l’obiettivo di comprendere le attività neurali rispetto ai processi di percezione visiva.

  • Il canale visivo dell'uomo occupa il 20%
  • Elaboriamo gli elementi visivi non verbali più velocemente di quelli verbali
  • Ricordiamo circa il 10% di quel che si ascolta, il 20% di quel che si legge e l'80% di quel che si vede.

Indicazioni ministeriali

Le immagini rivestono un ruolo fondamentale per conoscere l'arte e imparare a osservarla per educare lo sguardo. L'incontro dei bambini con l'arte è occasione per guardare con occhi diversi il mondo che ci circonda. L'arte è educazione dello sguardo. Il bambino si confronta con nuovi mezzi dell'arte, nuovi media, sia come spettatore che come attore. La scuola lo aiuta ad avvicinarsi all'esperienza con la multimedialità, favorendo un contatto attivo con i media e la ricerca delle loro possibilità espressive e creative.

  • Scuola primaria: obiettivi di apprendimento – osservare e leggere le immagini.
  • Guardare e osservare con consapevolezza un'immagine utilizzando le regole della percezione visiva e l'orientamento nello spazio. È quindi un'osservazione attenta, non superficiale.
  • Riconoscere in un testo iconico-visivo (rimanda subito ad un significato di riferimento – quando si parla di iconico faccio riferimento sia ad un legame diretto ma anche più ampio, che include l'una e l'altra finalità) gli elementi grammaticali e tecnici del linguaggio visivo (linee, colori, forme, volume, spazio) individuando il loro significato espressivo.

Perché a scuola non si utilizzano molto?

Le immagini inquietano perché sono aperte e dirette e lasciano poco spazio alle mediazioni interpretative. Mettono in gioco la complessità e la molteplicità dei giochi che si attuano nell'intendere e nel praticare quel terzo spazio (l'immaginario) che sta tra il mondo esteriore ed il mondo interiore.

Come facilitare la lettura delle immagini

  • Rallentare l'esplorazione e garantire un tempo adeguato alla visione. Osservare vuol dire esplorare l'immagine, quindi dobbiamo dedicargli tempo per non perdere aspetti
  • Fare verbalizzare tutto ciò che si vede
  • Confrontare cosa sembra e cosa potrebbe essere – lavorare sull'immaginario.
  • Elementi deittici (La deissi): elementi apparentemente marginali, da trascurare ma che in realtà conducono il nostro sguardo (diagonali, posizione degli oggetti come in questo caso il coltello sul piatto). In certi casi possiamo trovare proprio dei personaggi che hanno questa funzione perché magari con il proprio sguardo o con un direzionano la nostra attenzione.

È necessario dedicare tempo all’osservazione delle immagini, all’interpretazione di questa che ha il potere di dirci qualcosa. Se noi lavoriamo soltanto sull’immagine, lavoriamo anche su una terza lettura più espressivo-creativa che parte da ciò che è rappresentato per immaginare una storia a partire dagli elementi. Per far questo facciamo riferimento a ciò che conosciamo, alla nostra quotidianità. Quindi le immagini sollecitano le nostre conoscenze pregresse e le nostre esperienze e attivano un processo di interazione.

Da questa prima interpretazione soggettiva e personale poi si passa al confronto con il testo che ci aiuta a collocarla storicamente, ci dà il vero significato e ci permette quindi anche di affrontare temi interdisciplinari.

Le tecnologie ci hanno abituato alla visione delle immagini e questo ci spinge a voler vedere sempre più nel dettaglio, a dover porre maggior attenzione a ciò che ci comunicano perché siamo troppo circondati da immagini che scorriamo superficialmente. Le tecnologie ora ci permettono anche di approfondire, avvicinare, studiare l’immagine e quindi sono uno strumento importante anche in ambito educativo correlato alle immagini.

C’è una sorta di assuefazione percettiva rispetto alle nuove tecnologie di riproduzione dell’arte e c’è un adattamento dello sguardo alle nuove tecnologie. Assuefatti dalle nuove immagini dei media, si guardano troppo in fretta e quindi si deve insegnare i tempi del vedere, impostare esercizi di durata crescente, che contrastino l'occhio distratto e lo inducono a sostare sull'immagine.

Per restare, l'occhio deve farsi interrogante, deve cercare. C'è una grammatica del vedere che, contestualmente alla misura del tempo riconquistato e adeguato al manufatto in esame, va insegnata.

Gli insegnanti di qualsiasi materia devono avvalersi di più linguaggi compreso quello visivo perché come abbiamo visto quelle immagini ci parlano anche di storia o di scienze o di tante altre cose che possiamo utilizzare per affrontare una determinata materia. Le immagini, quindi, non sono correlate solo alla storia dell’arte.

In questo le tecnologie visive possono educare lo sguardo da distratto ad attento e questo significa attivare una serie di azioni, quindi scomporre e ricomporre l’opera. Ogni opera infatti sottende una straordinaria condensazione semantica. Un’immagine ha un significato così complesso che al suo interno possiamo trovarne moltissimi di questi significati (ogni opera ha una storia da raccontare legata alla sua realizzazione, ai suoi colori, al luogo di esposizione, il tema e dunque l’iconografia). È da questo che deriva quell'inquietudine di cui parlavamo nelle righe più sopra. Quelle immagini sono così vere che a volte sono scomode.

Allora bisogna affidarsi al proprio sguardo a quello che sa vedere, perché oggi l’errore è quello di guardare le immagini con il filtro del verbale perché i manuali di testo ci abituano ad avere già le descrizioni di fianco. Dunque noi leggiamo le immagini condizionati dalle informazioni che ci vengono veicolate dalla didascalia.

Questo ha anestetizzato la nostra capacità di utilizzare lo sguardo e fa sì che molti di noi ci sentiamo inadeguati ad andare nei musei. Dobbiamo quindi lavorare sul recupero della fiducia del nostro sguardo, dobbiamo insegnare a guardare nelle scuole anche perché i bambini sono molto più attenti degli adulti, notano di più perché non hanno nessuna sovrastruttura, non hanno condizionamenti.

In questo senso l'immagine digitale quando è ben costruita è l’interfaccia di accesso per approcciarsi ad un patrimonio immenso di significati. Le tecnologie (dopo un processo di progettazione) possono essere funzionali se utilizzate in supporto dell’immagine per far emergere tutte le storie che quell’immagine ci può veicolare.

Processo di osservazione dell'immagine

Dunque, riassumendo, possiamo dividere in fasi il processo di osservazione dell’immagine:

  1. Leggere come è rappresentato e non cosa - Piano visivo (legato a come è rappresentata l'immagine)
  2. Notare cosa è rappresentato (fase facilitata dalla fase precedente grazie agli elementi deittici che indirizzano lo sguardo e suggeriscono i dettagli su cui fermare l'attenzione) - Piano figurativo riguardo a cosa è rappresentato nell'immagine
  3. Abbiamo cercato il contesto di riferimento, quindi il significato, il tema. Dobbiamo consultare gli apparati informativi
  4. Rielaborazione – iniziamo a proiettare su quella immagine delle storie altre, differenti. Ed è il livello dell'immaginario su cui lavoriamo con i bambini. Usiamo l'immagine per sollecitare la creatività.

In questo processo diviso in fasi abbiamo utilizzato le tecnologie digitali perché passando dalla prima alla seconda fase ci siamo resi conto di voler vedere meglio, di voler osservare più dettagliatamente. Questo perché il nostro occhio è abituato a vedere di più grazie alla tecnologia. Quindi ci siamo avvalsi di un ambiente digitale specifico (Google Arts).

L’immagine digitale è facilmente producibile, riproducibile e manipolabile. Per questo è necessario avvalersi di ambienti affidabili.

Due tipi di approcci esplorativi

Possiamo distinguere due tipi di approcci esplorativi supportati da due sistemi tecnologici:

Digital zoom – Approccio in superficie

Le attuali riproduzioni/immagini digitali d’arte si caratterizzano per una qualità tale da offrire nuove opportunità conoscitive (il visivo si spiega con il visivo, molto spesso le immagini ci permettono di conoscere a fondo, non sempre è necessario il verbale). Ciò viene confermato dalle recenti immagini ad alta definizione che attraverso sistemi di digital zoom technology:

  • Possono essere ingrandite a dismisura senza alcun effetto di sgranatura; (percepiamo la texture, le pennellate, la direzionalità delle pennellate, il colore, la colatura).
  • Permettono di “navigare” all’interno dell’immagine.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiacrocini2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Macauda Anita.
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