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Appunti completi di Geografia economica
Prof. Ugolini, Unige.
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Argomenti trattati:
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- paesi sviluppati
aree geografiche
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Esame di geografia economica docente Prof. G. Ugolini

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Dalla ricostruzione postbellica ai nuovi sistemi economici: Alla fine del secondo conflitto

mondiale, gli USA erano il paese più sviluppato; l’Europa occidentale e il Giappone conobbero

una fase di forte crescita. Iniziano a delinearsi i confini politico-economici tra blocco

occidentale e orientale per poi dare il via alla cosiddetta Guerra Fredda. Il blocco occidentale

era guidato dagli USA e quello orientale era guidato dall’URSS. Gli USA volevano fare in modo

che l’Europa non cadesse sotto il comunismo e crearono il piano di aiuti per l’Europa

occidentale denominato Piano Marshall e nacque la NATO. L’URSS per rispondere all’iniziativa

statunitense creò il COMECON e il Patto di Varsavia per l’Europa orientale. Successivamente

alla divisione in due blocchi politici nasce un terzo polo di PVS in fase di decolonizzazione. La

conferenza di Bandung in Indonesia del 1954 fa nascere il movimento dei paesi non allineati . I

paesi leader del movimento sono la Jugoslavia di Tito, l’India di Nehtru e l’Indonesia di

Suharno. In questo periodo nacquero le prime organizzazione sovranazionali. La prima di

queste fu l’ONU che derivava dalla Società delle Nazioni. Successivamente nacquero il Fondo

Monetario Internazionale e l’Organizzazione Internazionale per il Commercio (WTO). Nel

1949 nacque il Consiglio d’Europa. Nel 1951 prende vita in Europa la CECA (Comunità Europea

del Carbone e dell’Acciaio) che comprende alcuni paesi dell’Europa Occidentale. Nel 1957

nasce il Mercato Comune Europeo e poi la CEE.

Gli anni del Boom economico: In Europa vi fu uno sviluppo economico diseguale fino al 1970.

Prese vita la società dei consumi di massa, lo sviluppo delle industrie e dei servizi. In URSS

erano sviluppate l’agricoltura e l’industria tuttavia vi era poca coesione interna. In Cina erano

sviluppate l’agricoltura e l’industria grazie agli aiuti sovietici, con la salita al trono di Mao

Zedong prese il via la rivoluzione culturale. In Giappone vi fu una rimonta tecnologica, una

rivalutazione del capitale umano, lo sviluppo cooperativo e corporativo. Hong Kong e Singapore

erano sviluppate nel commercio e nei settori terziario e finanziario. La Corea del Sud e il

Taiwan furono sviluppate in agricoltura e crearono industrie collegate. I paesi del PVS non

riuscirono a decollare, si basavano su monoproduzioni e mercati interni insufficienti, si

assistette ad una crescita demografica tuttavia mancavano gli aiuti internazionali.

Gli anni ’70 e le risorse strategiche: Con l’avvento del petrolio come energia diffusissima, si

crea l’OPEC composto dalle 7 sorelle ossia le compagnie petrolifere di maggiore importanza.

Nel 1973 si verifico una crisi in quanto il barile del petrolio salì di prezzo vertiginosamente.

Venne avviato lo sfruttamento del Mare del Nord. In URSS con l’inizio della crisi Gorbaciov al

governo nel 1987 creò delle aperture. Nel 1989 tuttavia venne eretto il Muro di Berlino e nel

1991 venne sciolto il COMECON. In Australia vi fu uno sviluppo economico. Il Messico, il

Brasile e l’Argentina crescono ma dipendono dagli Stati Uniti. l’Africa perde importanza e

diventa un caso drammatico. Si configura dunque uno scenario totalmente diverso da quello di

inizio secolo tuttavia era squilibrato e dominato dal potere economico e da una crescente

globalizzazione.

La Globalizzazione e il nuovo millennio: La globalizzazione derivò dalla diffusione delle

imprese multinazionali, dalla mobilità del sistema finanziario, dalla caduta del blocco sovietico

e dalla diffusione del capitalismo. La globalizzazione opera attraverso aspetti quantitativi

(internazionalizzazione della produzione) e qualitativi (integrazione funzionale di diverse

attività economiche). Vi furono cinque aspetti importanti per la riorganizzazione dell’economia.

Il primo di questi fu la centralità delle reti finanziarie che ebbero un ruolo più importante

delle strutture produttive. Il secondo riguarda l’economia della conoscenza (knowledge

structure) che sottolinea l’importanza della conoscenza come fattore di produzione. Il terzo

aspetto individua l’internazionalizzazione della tecnologia ossia la diffusione e l’evoluzione

delle tecniche di produzione utilizzate e quindi la diffusione dello standard e del know how. Il

quarto aspetto prevede la diffusione di oligopoli transazionali ossia delle grandi imprese

multinazionali che operano su scala globale e si occupano in modo solo marginale dei singoli

mercati nazionali. Il quinto e ultimo aspetto analizza la diffusione di diplomazia economica

transazionale e l’orientamento delle strategie economiche transazionali ossia il dialogo tra

governi e imprese che contrattano e acquistano su area globale. Lo sviluppo nell’era della

globalizzazione si svolge attraverso interdipendenze e tramite una dialettica locale-globale.

Un elemento importante è il radicamento di un’industria nel territorio e gli ancoraggi

territoriali acquisiti proprio con la presenza sul territorio. Con la globalizzazione si va verso

un’economia della conoscenza. Vi fu un ruolo crescente della conoscenza e dell’innovazione

tecnologica che è fortemente radicata in specifici territori. Per misurare la capacità di

produzione la Proxy introdusse tre indicatori. Tali indicatori furono i brevetti registrati

(output), le spese per ricerca e sviluppo (input) e il personale addetto ad attività di ricerca e

sviluppo (input). I brevetti sono concentrati nei paesi industrializzati in primis la Germania, gli

USA, il Giappone, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e la Svizzera. I paesi che

investirono di più nella ricerca sono gli USA, l’UE e il Giappone. In termini percentuali sul PIL

ai primi posti compaiono la Svezia, la Finlandia, il Giappone e gli USA. L’economia è la forza

trainante della globalizzazione che trascina tutti i settori di uno stato insieme alla cultura,

alla politica e ai problemi ambientali. La globalizzazione va invece a rilento per il global change

(salvaguardia dei diritti umani, regolamentazione del lavoro e diritti dei popoli migranti).

Oggigiorno si va verso il post-global (ricerca di sviluppo equo e sostenibile).

INTERPRETAZIONI E RAPPRESENTAZIONI DEL SISTEMA

ECONOMICO MONDIALE

Interpretazione del sistema economico mondiale: Per interpretare il sistema economico

mondiale vengono introdotte tre categorie interpretative ossia la modernizzazione, la

dipendenza e il sistema mondo.

- Ideologia della modernizzazione: L’ideologia della modernizzazione si compone della

crescita (trasformazioni quantitative) dello sviluppo (trasformazioni qualitative) e dl

progresso (trasformazioni qualitative). La modernizzazione tuttavia ha assimilato tali

concetti in modo ambiguo. Un emblema di tale ambiguità è il modello evolutivo di

Rostow (1960) che prevede lo sviluppo attraverso stadi successivi. In pratica si ha il

passaggio dalla società tradizionale a economie di consumo di massa. Nell’industria vi è

più tecnologia che porta a un progresso sociale e quindi a un maggiore benessere. Vi è

inoltre la negazione di una prospettiva relazionale e quindi geografica al problema di

sottosviluppo (tuttavia si constata per il fallimento dei PVS).

- I meccanismi della dipendenza: La relazione fra PS e PVS si fonda su un meccanismo

di dipendenza elaborato da Frank nel 1967 (neomarxista) e che prevede l’analisi dello

squilibrio tra PS e PVS e della popolarizzazione a vantaggio dei centri. Vi è un rapporto

di sviluppo e sottosviluppo anche tra regioni interne a tali paesi. Il sistema produttivo

locale si disgrega e si indirizza verso i settori che non partecipano al circuito degli

scambi mondiali. Slater (1975) divide la dominazione coloniale in tre fasi ossia la

penetrazione, il controllo esteso e la decolonizzazione delle città primate che porta

alla disgregazione culturale. Nell’analisi di dipendenza bisogna analizzare lo scambio

ineguale e il trasferimento del surplus. I PS infatti acquistando merci dai PVS pagano

un prezzo molto inferiore, i PVS invece importando dai PS pagano un prezzo superiore.

Lo sviluppo e il sottosviluppo sono elementi di una stessa dialettica. Il centro integra la

periferia nel sistema di scambi per consolidare la propria posizione dominante.

- Il sistema mondo secondo Wallerstein: Il sistema mondo è capitalistico in quanto è un

sistema gerarchico composto da tre parti ossia il centro, la semiperiferia e la

periferia. Il centro del sistema è nelle città che possiedono superiori capacità

produttive e finanziarie. La loro gerarchia muta nel tempo (città polo variano, Anversa,

Amsterdam, Londra, New York). Le caratteristiche dei paesi “centro” sono i PS, le

infrastrutture, i centri di ricerca, la conoscenza, i capitali, e la caratterizzazione come

aree geografiche di mercato e consumo. Le caratteristiche della semiperiferia sono le

aree di recente industrializzazione e le regioni agricole legate ai circuiti internazionali,

vi è inoltre dipendenza tecnologica, finanziaria e decisionale nei confronti del centro.

Le caratteristiche della periferia sono la povertà diffusa, l’instabilità politica,

l’arretratezza tecnologica e la dipendenza e subordinazione.

Sviluppo Sostenibile: Lo sviluppo sostenibile nasce sono negli anni ’60. Si configura una

economia di frontiera contro l’ecologia profonda. Lo sviluppo sostenibile è definito come lo

sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle

generazioni future di soddisfare i propri. I concetti chiave dello sviluppo sostenibile indicano

il bisogno come l’esigenza di tutti e la responsabilità verso i posteri. I principi fondamentali

sono l’integrità dell’ecosistema (conservazione ecologica), l’efficienza economica (costi e

vantaggi considerati su lungo periodo) e l’equità sociale (intragenerazionale e

intergenerazionale). Per quanto riguarda la prospettiva intragenerazionale si fa riferimento

alla possibilità di accedere alle risorse, all’equa distribuzione dei redditi e al diritto di ogni

persona alla propria cultura, religione e idea politica. Per quanto riguarda invece la prospettiva

intergenerazionale si fa riferimento all’obbligo morale di operare senza precludere alle

generazioni future l’utilizzo dell’ecosistema e delle sue risorse. La sostenibilità può essere

intesa in senso debole (si riferisce alla possibilità di sostituzione fra capitale naturale e

artificiale) o in senso forte (necessità di mantenere inalterata la dotazione di risorse naturali.

Globalizzazione, Conoscenza e Cultura: La globalizzazione interessa anche l’aspetto culturale

ossia riguarda gli usi, gli orientamenti, i gusti, le mode e i sentimenti di identità. Si fa

riferimento al modernismo e al villaggio globale. Bisogna tuttavia conservare la biodiversità

culturale. Vi è per reazione alla globalizzazione culturaale l’indigenizzazione e localismi

culturali e la riscoperta del locale (no-global).

Immagini e Metafore in Geografia: L’economia individua regole e meccanismi causali ossia

descrive, interpreta e spiega i fenomeni in una prospettiva spaziale. Le immagini operano come

metafore, un’esmpio è la forma della penisola italiana che viene indicata come stivale. Un’altra

metafora riguarda il nord e il sud del mondo non in senso geografico ma in senso di sviluppo.

Rappresentazioni del Sistema Mondo: Il sistema mondo viene rappresentatoc ome metafora

centro-periferia nel 1957, come metafora tra nord e sud (rapporto Brandt 1980), come

periferia dominata e periferia integrata (tuttavia un’ipotesi troppo semplicista è la

semiperiferia del 1985). Un’altra metafora è quella del primo, secondo e terzo mondo (fine

anni ’50 a causa di allineamenti politici). Vi è anche la metafora del quarto mondo come

maggiore povertà a estremi livelli. Si indicano in tal modo le ultime città sviluppate. Nasce da

qui la necessità di contestualizzare e distinguere all’interno del terzo mondo. Il terzo mondo

può essere infatti emergente (potenze regionali, paesi con risorse energetiche, NICS) e

periferico (fortemente arretrati o colpiti da crisi, senza svocco al mare o insulari. Vi è anche

una metafora per il mondo sviluppato (triade globale tra USA, UE e Giappone) indicato come

pilastro dell’economia mondiale. Al Giappone si uniranno poi Cina, India e Sud-est Asiatico

dando vita a l terzo polo.

Gli indicatori dello sviluppo: Le metafore sono rappresentazioni qualitative e di conseguenza

gli indicatori sono quantitativi. Tali indicatori sono il PIL e il PIL VERDE, vi è poi l’ISU (indice

di sviluppo umano che prende in consideranzione il PIL reale pro capite, la speranza di vita e il

tasso di scolarizzazione). IMPRESE MULTINAZIONALI

Imprese multinazionali: Nel 2004 vi furono 82000 imprese, 866000 affiliate straniere e 53

milioni di occupate. Le vendite delle affiliate sui rispettivi mercati erano di 18000 miliardi di

dollari (valore totale delle esportazioni di merci è solo di 6400) ciò significa che le filiali

estere sostituiscono le esportazioni.

Teorie e Modelli Interpretativi: L’impresa multinazionale ha il potere di coordinare e

controllare le operazioni in più di un paese. Ha quindi la caratteristica del controllo, del

vantaggio e della flessibilità. Il fenomeno inizia massicciamente dagli anni ’60 grazie a

scomposizione del ciclo produttivo e alle infrastrutture di trasporto. Dal 1950 al 1973 si passa

dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico. Nel 1980 vi sono nuove esigenze

che necessitano di investimenti in ricerca e sviluppo portando all’integrazione fra le tecnologia

tuttavia si ha un accorciamento della vita dei prodotti. Ciò comporta una ridefinizione delle

strategie ampliando i settori di attività, penetrando in nuovi mercati e ricercando alleanze.

Nasce la multinazionale globale caratterizzata da flessibilità organizzativa, diffusione a rete

e centri più autonomi. Tuttavia non esiste un modello unico e statico e inoltre le imprese

multinazionali mantengono sempre un contatto con il contesto socio economico locale. Per

quanto riguarda il ciclo di vita del prodotto, Vernon (1966) elabora il modello del ciclo di vita

del prodotto che parte dall’introduzione, poi vi è la crescita e infine la maturità. Tale modello

interpreta bene la realtà del tempo e fornisce la spiegazione della divisione internazionale del

lavoro.

Paradigma Eclettico di Dunning: Tale paradigma mette insieme contributi differenti.

Individua tre principi o vantaggi generali che determinano la scelta di localizzazione

multinazionale OLI. Ossia sono l’Ownership advantages, la Location advantages e

l’Inernalization advantage. Per vantaggi localizzativi si possono distinguere imprese orientate

al mercato e orientate ai costi (da qui il collegamento a Vernon). I fattori della scelta

multinazionale nel paradigma OLI sono la ricerca di risorse naturali, la ricerca di mercati, la

ricerca di efficienza nei prodotti e nei processi, il commercio e la distribuzione e i servizi di

supporto.

Modelli organizzativi di impresa: Chandler si basa sullo studio delle forme organizzative e

distingue tra strategie (obiettivi a lungo termine) e modalità di crescita (selezione dei

comportamenti) tuttavia sono fortemente connesse. Le strategie possono essere di

integrazione (ampliamento delle dimensioni di impresa, orizzonale per assrbimento di imprese

concorrenti e verticale per le forniture o i mercati) e di diversificazione. Nel primo ‘900

prevalgono le strategie di integrazione mentre dal dopoguerra quelle di diversificazione. La

diversificazione prevede nuovi prodotti e nuovi mercati e si è concretizzata in due modalità di

crescita ossia la crescita interna (ampliamento impianti esistenti) o esterna (acquisizione di

imprese già esistenti).

Radicamento Territoriale: Il radicamento si può evincere anche dall’indice di transazionalità

che considera gli investimenti, le vendite gli occupati esteri rapportati a quelli totali (esteri +

nazionali). L’indice è alto quando i paesi e i relativi mercati sono piccoli. La localizzazione

geografica riveste sempre un ruolo importante. Anche per le multinazionali contano i fattori di

eocnomie di agglomerazione, di urbanizzazione di scale. Le imprese multinazinali sono

portatrici delle caratteristichen nazionali. Anche la competitività delle imprese risulta spesso

legata a specificità goegrafiche e ambientali non riproducibili.

Vecchia e Nuova divisione del lavoro: La vecchia divisione del lavoro prevede i PVS come

fornitori di materie prime e i PS come produttori di manufatti quindi vi è una relazione di

dipendenza. Tuttavia tale divizione è stata superata per tre ragioni ossia per la rivoluzione

verde, la parcellizzazione dei processi (rivalutazione del lavoro non specializzato) e le

tecnologie di trasporto. Nacquero inoltre nuovi centri denominati tigri asiatiche che avevano

dunque nuovi ruoli periferici anche all’interno dei PS. Le imprese multinazionali hanno

determinato una nuova divisione internazionale del lavoro. le decisioni localizzative sono prese

oltre il puro costo del lavoro, degli input produttivi, dei mecati promettenti, della disponibilità

di acqua e energia, degli incentivi finanziari, delle regole ambientali e di sicruezza. Il sistema

produttivo era sempre meno interpretabile a scala regionale o nazionale.

Ruolo della Conoscenza: Alcune funzioni aziendali rimangono fortemente radicate al

territorio, quelle ad alto contenuto di conoscenza. Occorre precisare i concetti di

informazione, conoscenza e tecnologia. L’informazione è l’insieme dei dati e delle notizie. La

conoscenza è l’acquisizione intellettuale dell’informazione, processo di apprendimento,

carattere cumulativo, la sua diffuzione non è a costo zero. La conoscenza può essere

codificata (esplicita) o tacita (contestuale). Si passa dalla conoscenza tacita a codificata e

commerciale. Vi sono difficoltà di trasmissione in quanto vi è un gap tra chi comunica e chi

riceve. Poiché la conoscnza è sempre più diffusa perde il suo vantaggio competitivo. Diventa

importante la capacità di apprendere e generare nuova conoscenza dunque. Le attività ad alto

contenuto di conoscenza mutano rapidamente e quindi anche le relative scelte delle

multinazionali. La gegrafia delle imprese multinazionali si compone di 82000 imprese di cui

58700 nel nord del mondo e 43500 nell’UE e 13900 nel sud-est asiatico.

LA RETE DEGLI INVESTIMENTI INTERNAZIONALI

Introduzione: Una misura del processo di internazionalizzazione sono gli investimenti diretti

esteri IDE. Gli IDE sono investimenti internazionali effettuati da un soggetto investitore con

l’obiettivo di stabilire interessi durevoli in un impresa di un differente paese. L’interesse

durevole prevede l’esistenza di una relazione di lungo periodo tra investitore e impresa.

Nacquero gli investimenti greenfield. L’ammontare della quota azionaria in possesso

dell’investitore permette di classificare le imprese oggetto di investimenti in succursali (pieno

controllo), sussidiarie (con più del 50% di controllo) e associate (dal 10 al 50 % di controllo).

Storia e settorializzazione degli IDE: L’evoluzione degli IDE parte dall’immediato

dopoguerra con una crescita esponenziale degli IDE e con l’espansione delle multinazionali che

erano il motore della globalizzazione economica. Nei primi anni del duemila vi è una

concentrazione a causa della crisi del mercato azionario, dal rallentamento dei processi di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kiki_horse di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Ugolini Gian Marco.

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