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Oriente e occidente

Quella tra Oriente e Occidente è una dicotomia con un certo eurocentrismo che si fonda su una distinzione di base geografica che nasce con il rafforzarsi dell'identità greca al tempo delle guerre persiane, sulla base degli scritti di Erodoto. Definiamo geograficamente il Vicino Oriente Antico come l'insieme delle regioni in cui fiorirono quelle civiltà che fecero parte della koinè epigrafica e culturale della scrittura cuneiforme e che copiavano e traducevano la letteratura sumera del terzo millennio.

Storia degli studi

La civiltà del VOA è stata vittima di una scomparsa nella tradizione già al tempo della romanizzazione dei diadochi:

  • Le civiltà anatoliche erano sparite senza lasciare alcuna traccia.
  • La Siria divenne dimora delle prime organizzazioni cristiane in Oriente.
  • I fenici e i cartaginesi vennero ricordati soltanto da ciò che ci tramandano le opere letterarie.

Anche nel corso del Medioevo vengono perse la gran parte delle opere a riguardo. Sicuramente la causa di tutto ciò va ricercata nel fenomeno uniformante dell'islam che impose una cultura forte che trasformò in mondo arabo una serie di luoghi che precedentemente avevano una forte identità e culture ricchissime.

Bibbia e in Erodoto

Babilonia viene ricordata in due importanti fonti che ci sono state tramandate ed erano conosciute già nel Medioevo e nell’età moderna e che, ai tempi dei primi viaggiatori, costituivano la cosa più vicina a una fonte storica:

  • La Bibbia: nel Vecchio Testamento è luogo della cattività dei Giudei, è sede della mitica torre (sappiamo che nel XII Nabucodonosor I avviò una ziqqurat che non venne mai completata. Probabilmente da lì nacque la storia della torre distrutta da dio per la presunzione degli uomini che avevano cercato di arrivare al cielo), e diviene poi, nei testi del Nuovo Testamento, il simbolo del male. In generale nel VOA ci sono vari luoghi che prendono il nome da personaggi o fatti biblici. Un esempio è la collina del profeta Giona, sito in cui viene ritrovata Ninive: si pensava che in quel luogo Giona avesse avuto una visione. Oggi sappiamo che Ninive è una grande città dell'impero Assiro che viene fondata nel III millennio. Il panorama biblico è quello del VOA: l'interesse per il VOA nasce per cercare i luoghi dei personaggi biblici e non delle civiltà antiche e si esprime nei primi viaggi dei viaggiatori arabi medievali.
  • Le storie di Erodoto: raccolta di logoi con protagonisti i popoli del Mediterraneo orientale, fonte importante che non deve essere trascurata (Erodoto ha origini carie e viaggiò in questi luoghi) ma che deve essere trattata con cautela. Anche l’Iliade cita qualcosa.

La riscoperta

Resoconti dei Gran Tour degli europei nell’età moderna, motivati da interessi religiosi (visitare i luoghi della Bibbia) che accesero la curiosità in Occidente → Pietro della Valle che nel XVII visita la collina di Babilonia, Persepoli, Ur e riporta in Italia le prime iscrizioni su tavolette, in cuneiforme ma soprattutto quello di Carsten Niebuhr che scrisse il resoconto di viaggio di una spedizione in Egitto, Siria, Arabia (rovine di Persepoli) al servizio del re di Danimarca nel 1772, in cui compaiono importanti disegni, tra i quali l’iscrizione di Behistun di Dario I (egli copia l’iscrizione: queste erano in elamita, persiano antico e babilonese), lavorando sul quale Georg Griedrich Grotefend decifrò nel 1837 la cuneiforme persiana, aprendo la strada per la decifrazione.

Dagli anni Venti e Trenta dell’Ottocento l’interesse per l’oriente aumenta tant’è che si parla di orientalismo (corrente culturale ed estetica): le spedizioni napoleoniche portano anche alla decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion.

Le grandi scoperte archeologiche in questa zona avvengono a metà dell'800 quando prima i francesi e poi gli inglesi, grazie ai loro interessi commerciali, aprono dei consolati (Mossul, Iraq) in cui i consoli avviano degli scavi archeologici sistematici. Il primo, nella collina di Ninive, è operato dal console francese ma di nascita italiana Paul Emile Botta nel 1842. Egli si sposterà poi a Khorsabad, altra capitale dell'impero assiro. A Ninive gli inglesi (scavarono di notte nella parte francese, violando l'accordo) scoprirono la grande biblioteca di Assurbanipal, nel 1853: oggi i testi si trovano al British Museum (ciò che si trovava veniva portato via).

Nel 1845 saranno gli inglesi (Austen Henry Layard) a scavare a Nimrud, anche questa capitale assira. Nel 1857, con la gara indetta dalla Royal Asiatic Society, si arriva alla decifrazione della lingua accadica scritta in cuneiforme da un prisma medio-assiro di Tiglatpileser I in cui si raccontavano le imprese militari del sovrano → si prende come data simbolica della comprensione del cuneiforme. Non si comprendono ancora tutte le lingue: ognuna di esse ha variazioni.

Nel 1861 George Smith scopre il primo frammento ninivita del mito del diluvio. Fino ad ora gli scavi si sono svolti solo nel nord della Mesopotamia: nel 1877 con Ernest de Sazac (francese) si scava anche nel sud della Mesopotamia: egli scava a Telloh (Girsu, regno di Lagash) in cui trova i reperti del regno di Gudea nel III e testi cuneiformi.

  • Vengono scoperti i sumeri: fino ad ora si era pensato che le popolazioni del VOA fossero solo semitiche. Già nel 1874 lo studioso francese Joseph Halevy (studioso ebreo che studiava le lingue semitiche) si era scagliato contro la possibilità che una tale popolazione esistesse, per paura che questi avrebbero tolto il primato culturale della zona ai semiti (siamo in pieno ambiente antisemantico).

Nel 1888 viene compreso il sumerico. Nel 1898 i tedeschi, sempre in migliori rapporti con l’impero ottomano, fondarono l’associazione Deutschen Orient-Gesellschaft (incoraggiare le spedizioni, raccogliere fondi e divulgare): l’anno dopo essa è a capo degli scavi di Babilonia (1899), dove vennero trovati tantissimi testi cuneiformi.

  • Questione Babel und Bible: problema scientifico e culturale dell’integrazione del dato storico con quello biblico, sentito da teologi e semitisti quali Friedrich Delitzsch nei primi del Novecento: tenne lezioni dal titolo Babel und Bible in cui sosteneva che il VOA era il precedente formativo di ciò che si racconta nella Bibbia (si mette in dubbio il primato e la sacralità della Bibbia). Sicuramente quest’attività non fece altro che portare alla ribalta gli studi su questa zona del mondo. La questione continua quando l’inglese George Smith, studiando da testi della biblioteca di Assurbanipal al British Museum, pubblicò un’opera in cui cercava di dimostrare che le popolazioni dell’Assiria e della Babilonia già conoscevano il mito del diluvio (Gilgamesh e Atrakasis→ attraversano il VOA: risalgono alle popolazioni sumeriche, si tramandano a Babilonia fino ad essere incluse nella raccolta di Assurbanipal nel I).

All’inizio del 900 si scava in Siria: gli scavi di Wolley e Lawrence d’Arabia (ufficiale inglese e archeologo) rivelano Karkemish. Nel 1903 sempre i tedeschi scavano ad Assur mentre nel 1906 Hugo Winckler e il turco Theodore Makridi Bey scavano a Hattusha (sito già identificato dal francese Texier nel 1834). Nel 1915 si identifica la lingua ittita ma solo tempo dopo si capirà che è indoeuropea e non semitica.

Con alcune pause durante la prima e la Seconda guerra mondiale, gli scavi continuarono nel Novecento quando negli anni Sessanta e Settanta l’italiano Paolo Matthiae scoprì Ebla. Nel secondo dopoguerra lo sviluppo delle scienze quali l’antropologia culturale permisero di descrivere al meglio le società e le culture. In questo periodo, in Italia, viene creata la “storia del Vicino Oriente Antico”, disciplina scientifica e materia di studio nella quale si applica per la prima volta un approccio storico-critico alla cultura, società, economia per una ricostruzione storiografica delle vicende delle civiltà orientali. Personalità importanti sono Sabatino Moscani e Mario Liverani (Antico Oriente), considerato padre della nuova scienza.

Sicuramente queste prime esplorazioni ebbero il merito di aver scoperto varie compagini linguistiche nel VOA: semiti, indoeuropei (hittiti) e altre famiglie linguistiche a parte (sumeri)… che, tuttavia, si servono tutte del cuneiforme. L’orientalistica europea fu innanzitutto di tipo filologico (grande rinvenimento di documenti epigrafici in accadico, sumerico, ittita).

La scrittura cuneiforme e la cultura del Vicino Oriente Antico

Scrittura che fa da congiunzione tra le differenziate popolazioni del VOA. Il termine cuneiforme è coniato dal botanico e viaggiatore Kampfer nel 1712, per indicare una scrittura in uso dalla fine del IV millennio a.C al I d.C. Le evoluzioni:

  • Primi contrassegni che rappresentano quantità (bullae, tokens…).
  • IV millennio→ impressione di uno stilo (“chiodo”) in pietra, osso, argilla nella tavoletta d’argilla seccata o cotta (materiale più prezioso nella BM, quando viene utilizzata per la prima volta dai sumeri, anche se ne conosciamo anche di legno cerato e di metallo)→ pittogramma→ 1200 segni che servivano quasi tutti per esprimere parole intere (logogrammi: ogni segno esprime una parola).
  • Fine del III-inizio II: segni cuneiformi (si ruota la tavoletta: in sumerico DUB, conservata nella “casa delle tavolette”)→ ognuno di questi è composto dalla combinazione di una serie di impressioni sull’argilla (verticali, orizzontali, oblique, larghe…)→ sistema misto detto logo-sillabico: certi segni continuano ad esprimere parole intere, altri solo dei suoni o combinazioni di questi.
  • Stilizzazione dei segni: i segni vengono selezionati e si riducono ma ve ne sono comunque tantissimi (è per questo motivo che la scrittura nel VOA è elitaria ed è per questo che nasce la figura specializzata dello scriba).
  • Scrittura cuneiforme vera e propria→ si comprende che un segno può non esprimere una parola intera ma anche semplicemente dei suoni, che combinati formano le parole→ si passa da un uso molto base della scrittura in cui vengono espresse poche cose, molto pratiche, a un sistema che ci permette di esprimere più concetti, anche astratti. Questo passaggio avviene già nel periodo sumerico, quando cominceranno ad essere composte le prime iscrizioni celebrative dei sovrani. Ogni popolazione adatterà il cuneiforme alla propria lingua.
  • 1900: i mercanti assiri avranno la necessità di semplificare il cuneiforme: 100 segni per esprimere concetti nelle lettere, nei contratti e nelle liste di merci.
  • Ugarit (XIV-XII): abbiamo una sorta di proto-alfabeto, realizzato da mercanti. Il cuneiforme non è più una combinazione di suoni ma indica delle consonanti (le vocali di accompagnamento sono rese nel parlato). Si arriva a solo 30 segni. L’esperimento finisce nel XII con la distruzione della città. Non è un caso che i primi alfabeti del I millennio cominceranno a svilupparsi lungo la costa mediterranea, dove è più pressante la necessità di utilizzare una forma semplice.
  • I millennio: semplificazione persiana, la prima a essere decifrata.

Caratteristiche:

  • Scrittura mista: abbiamo sillabe (vocali, consonanti), ideogrammi (un segno-una parola) e determinativi (circoscrivono il campo semantico).
  • A partire dalla fine del III millennio fino al I la scrittura va da sinistra verso destra.
  • Nel corso della storia del VOA, è stata usata da molte popolazioni in quanto era un sistema utile a scopi pratici (nasce per supplire scopi pratici durante la rivoluzione urbana) trovando poi applicazioni molto diversificate (storico, mitologico, epico, di propaganda, religioso, rituale, carteggi…). Viene utilizzata anche su statue, stele, sigilli, pareti rocciose, tavole di metallo, di pietra, in legno.

NB: oltre alla cuneiforme, abbiamo il geroglifico in Egitto e in Anatolia e scritture alfabetiche dal I millennio.

Biblioteche e archivi

I testi rinvenuti venivano raccolti in depositi, che facevano parte di istituzioni pubbliche o luoghi privati appartenenti a persone che svolgevano determinate attività. Oltre ad essere conservati, qui venivano copiati in maniera sistematica. Spesso vengono rinvenuti anche nelle discariche degli archivi: quando non serviva più la tavoletta poteva essere riciclata per crearne di nuove o spaccata per renderla materiale da costruzione. Abbiamo anche i testi della tradizione, della cultura scribale, delle corti: utilizzati per l’istruzione e per tramandare la cultura corrente. Nel corso del tempo subiscono canonizzazione (Atrahasis). Alcuni sono funzionali a una determinata popolazione: mito di Marduk è funzionale a Babilonia, altri motivi come Gilgamesh o Sargon diventano importanti anche al di fuori del contesto in cui vengono creati. Esempi di biblioteche ben conservate:

  • Ebla: III millennio, è soprattutto un archivio perché vi sono testi di amministrazione. Scavata negli anni 70 dalla Sapienza di Roma: i testi dovevano trovare su scaffali di legno disposti lungo le pareti.
  • Hattusa: II millennio, tanti edifici conservano testi sia di carattere amministrativo che letterario.
  • Sippar: I millennio, piccola biblioteca nel tempio del dio Shamash, divinità solare mesopotamica che ha la sua città principale in Sippar. I testi erano disposti in nicchie di paglia intrecciata solidificata attraverso l’argilla.
  • Biblioteche neo-assire: biblioteca di Assubarnipal→ migliaia di testi, la più grande raccolta del VOA, premeditata con lo scopo di raccogliere tutta la conoscenza dell’epoca. Venne costruita a Ninive, nucleo storico dell’Assiria dal III millennio quando era stata costruita. I testi della raccolta sono quelli del palazzo sud est, del palazzo nord e quelli della cittadella in cui si trovava il tempio di Nabu, dio della sapienza e di Ishtar. Assurbanipal inviava i suoi emissari per raccogliere questi testi, soprattutto a Babilonia in quanto aveva una lunga tradizione scribale (ci restano le lettere che testimoniano quest’attività)→ è quasi un interesse antiquario da parte del sovrano, che nelle sue iscrizioni dichiara di essere esperto nella scrittura. A differenza di altri sovrani, egli sapeva scrivere (non era frequente, per i sovrani vi erano gli scribi). Aveva un interesse per la tradizione: nella biblioteca vengono ritrovati i testi sul diluvio (III millennio). Dopo essere stati raccolti, i testi venivano portati nella biblioteca e venivano compilate delle liste annuali in cui si registravano i testi che entravano nella raccolta, distinguendoli tra quelli su argilla e quelli su tavolette di legno cerate→ il sistema è spesso usato nel VO. Oggi questi testi sono dispersi nei vari musei internazionali.

I temi: la maggior parte sono divinatori (osservazione astrale e delle viscere per presagire il futuro; presagi avvenuti in passato usati come linee guida), testi religiosi (feste, rituali), medici (ricette e modi di curare le malattie), testi lessicali (liste di parole e/o segni per gli scribi), storici (annalistica), epici, mitologici, matematici, lettere, testi di amministrazione e testi non identificati → si tratta soprattutto di testi che servivano agli scribi per imparare la cultura del tempo, dopo che imparavano a scrivere. Dai rilievi di Tiglatpileser e Assurbanipal capiamo che alla corte dei re assiri si scriveva il cuneiforme su tavoletta e l’aramaico su pergamena, che prenderà sempre più piede.

Il mito del diluvio

Le composizioni risalgono al periodo delle popolazioni sumeriche, si tramandano a Babilonia, vengono canonizzate fino ad essere trovate nella biblioteca di Assurbanipal nel I, da Smith nel XIX. Due composizioni:

  • Il mito di Atrakasis: personaggio che riesce a salvarsi dal diluvio grazie all'aiuto del dio Enki. Dal testo ricaviamo informazioni sul pantheon del VO (sono conosciute tutte ma ogni città ha la sua divinità poliade), che comprende divinità soprattutto sumeriche, che si dividono in dèi Annonaki, di primaria importanza, e dèi Ighighi, divinità di tipo secondario. Per volere degli Annonaki, gli Ighighi scavarono la terra creando il Tigri e l'Eufrate e quindi rendendola coltivabile (rimanda alle opere di canalizzazione, realmente realizzate dagli uomini, che hanno reso la terra molto fertile)→ se gli Annonaki hanno il dominio, gli Ighighi sono costretti a lavorare→ discordia→ per placare gli Ighighi viene creato l'uomo, secondo il progetto di Enki, in modo che possa lavorare per gli dèi. Questo è creato dalla dea matrice e da Enki, che propone di immolare uno degli dèi: gli Annonaki accettano e la dea impasta l'argilla con il sangue e la carne del dio immolato affinché l'uomo possa essere anche immortale. Si arriva poi alla volontà di distruzione dell’uomo, infatti se nella bibbia il diluvio è una condizione di Dio che punisce gli uomini maligni, in quella del VOA sono gli dèi che decidono di sterminare gli uomini perché sono troppi (sono stati creati immortali, perciò, si moltiplicano all’infinito) e fanno troppo rumore. Si prova prima con malattie e pestilenze, poi si opta per il diluvio. Tutti gli dèi sono d'accordo, tranne il dio Enki che ha creato l'uomo e gli ha dato saggezza e comprensione→ gli dèi gli intimano di non rivelare niente agli uomini ma lui decide di aiutare un unico uomo, Atrakasis, rivelandogli come potersi salvare: costruendo una barca→ alla fine del diluvio gli uomini torneranno sulla terra, alle loro solite faccende, questa volta da mortali, ad eccezione di Atrakasis. Il mito spiega la mortalità dell'uomo.
  • L'epopea di Gilgamesh: eroe e re mitologico di Uruk che va alla ricerca dell'immortalità dopo aver perso un amico, spaventato dalla mortalità dell’uomo dopo il diluvio. Gilgamesh trova l'eroe del diluvio, l'ultimo immortale: Utanapishti (Atrakasis).
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/01 Storia del vicino oriente antico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mart1na11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del vicino Oriente antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Torri Giulia.
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