CAPITOLO 2: Basi di ottica nel visibile e nell’infrarosso
l’ottica geometrica
2.1 Principi base di ottica nel visibile:
geometrica è una disciplina che esula dalla natura della luce, ed indifferentemente
L‟ottica da come
nell‟ipotesi che ciò
questa viene prodotta o utilizzata, si interessa esclusivamente di come si propaga,
teoria dell‟ottica geometrica si approssimano
avvenga secondo raggi assimilabili a linee rette; nella
dunque le onde luminose come raggi lineari in propagazione.
2.2 Velocità di propagazione della luce
Come prima caratterizzazione delle modalità di propagazione della luce, si è voluta studiare la
velocità con la quale la stessa si propaga; è noto, come la velocità di propagazione della luce nel vuoto
⋅10 8
c = 2.99792558 m/s. In realtà è scarsamente concretizzabile che la luce si
sia pari alla grandezza
propaghi nel vuoto; nella maggior parte dei casi la propagazione avviene attraverso un mezzo
l‟aria stessa lo è), con la conseguenza di abbassare la velocità
dielettrico (anche caratteristica di
propagazione nel vuoto c ad una velocità di propagazione inferiore v. Fisicamente ciò è imputabile
alla natura elettromagnetica della radiazione luminosa; quando questa viene a propagarsi attraverso un
mezzo dielettrico, quest‟ultimo subisce un fenomeno di polarizzazione (gli elettroni del materiale,
eccitati dal campo magnetico della radiazione, si dispongono forzatamente nello spazio originando un
dipolo che va a costituire parte di un ulteriore campo magnetico proprio del materiale che interagisce
con quello in propagazione) con l‟effetto globale di diminuire il campo elettromagnetico totale in
propagazione, ossia di rallentamento dell‟onda elettromagnetica in viaggio.
Poniamoci nella seguente situazione, ove da una sorgente S si genera una radiazione elettromagnetica
che si propaga prima nel vuoto con velocità c, poi è forzata ad attraversare un mezzo dielettrico di
spessore d al fine di arrivare all‟osservatore posto in P;
Figura 2.1 t′ = d/v
in tale situazione il tempo di percorrenza del mezzo dielettrico sarà pari a:
t = d/c
che confrontato con il tempo che si avrebbe se la velocità fosse c :
permetterebbe di stimare la differenza tra i tempi impiegati, anche esprimibile come:
Δt = d/c (n - 1) (1)
ove: n = c/v indice di rifrazione assoluto n(λ) = A + B / λ2
stimabile anche dalla formula di Cauchy: (2)
con A e B costanti caratteristiche del materiale.
di rifrazione assoluto risulta dunque un importante parametro, dipendente sia dalle
L‟indice
caratteristiche del mezzo, sia dalla tipologia di radiazione in propagazione, attraverso il quale risalire,
a partire da c, alla reale velocità di propagazione della luce attraverso un mezzo dielettrico.
2.3 Fenomeni di base
Assorbimento, riflessione e trasmissione sono i fenomeni che avvengono quando la luce interagisce
con la materia. Quando l'energia radiante incide su un corpo, una parte viene assorbita, una parte viene
riflessa e una parte viene trasmessa. Per la legge di conservazione dell'energia, la somma delle
quantità di energia rispettivamente assorbita, riflessa e trasmessa è uguale alla quantità di energia
incidente.
Da tale situazione generale, possiamo isolare alcuni fenomeni di base, più o meno ideali, che
avvengono per particolari condizioni di interazione della radiazione con corpi esterni:
Riflessione => è il fenomeno per cui un raggio luminoso che colpisce una superficie viene riflesso
(respinto) in un unica direzione; più propriamente definibile come riflessione speculare , si tratta di un
fenomeno idealizzato, tanto meglio approssimabile tanto più la superficie sia levigata (specchio).
Figura 2.2
Diffusione => è il fenomeno per cui raggi luminosi incidenti e paralleli fra loro, vengono riflessi in
direzioni diverse; più propriamente si dovrebbe parlare di riflessione diffusa, intendendo un fenomeno
realizzabile nella maggior parte dei casi reali, in cui la superficie di incidenza presenti una certa
scabrosità. Figura 2.3
Rifrazione => è la deviazione subita da un raggio luminoso quando questo passa da un mezzo fisico
ad un altro, nel quale cambia l‟indice di rifrazione (nonché la velocità di propagazione); si parla di
quando l‟onda incidente
rifrazione totale su un interfaccia separante i due mezzi con indici di
rifrazione diversi, viene completamente trasmessa (più propriamente „rifratta‟), con nessun fenomeno
di riflessione. Solitamente tuttavia, l‟onda incidente viene in parte riflessa ed in parte trasmessa;
evidentemente solo la parte trasmessa andrà in contro al fenomeno di rifrazione. Interessante è andare
ad analizzare fenomeni per i quali il raggio subisce due rifrazioni consecutive, quali ad esempio il
passaggio attraverso una superficie vetrata:
Alla prima rifrazione (passaggio aria-vetro) spesso è associata
anche una riflessione, nonché un cambiamento di direzione del
raggio incidente; alla seconda rifrazione (passaggio vetro-aria)
si manifesta un secondo cambiamento di direzione ella luce;
l‟effetto globale sarà quello che vede il aggio uscente dal vetro
parallelo al raggio entrante a sfasato di posizione. Il tutto se le
superfici delimitanti il vetro sono parallele fra loro, altrimenti
andremo a perdere il parallelismo della luce uscente rispetto
l‟incidente.
Figura 2.4
Dispersione => è il fenomeno ottico che si verifica quando un raggio di luce incide, secondo una
determinata direzione un peculiare oggetto, quale ad esempio un
prisma di vetro, generando una dispersione (separazione) dei vari
fasci aromatici costituenti la luce stessa. Fisicamente ciò è
giustificabile dal fatto che ogni radiazione cromatica costituente la
luce subisce fenomeni di rifrazione diversi e distinti.
Figura 2.5
2.4 Leggi della riflessione - 1° e 2° legge di Snell
Considerando il caso di una riflessione speculare (riflessione) e definiti:
Figura 2.6
Le prime due leggi di Snell affermano che:
1. Il raggio incidente, il raggio rifratto, il raggio riflesso e la normale alla superficie che separa i due
mezzi appartengono allo stesso piano, chiamato piano di incidenza.
2. L'angolo di incidenza è uguale all'angolo di riflessione.
2.5 Leggi della rifrazione - 3° legge di Snell
Considerando il caso di una rifrazione parziale (ossia parte del raggio incidente viene riflesso dalla
superficie) e definiti: Figura 2.7
Si dimostra che:
Il fenomeno si accentua all‟aumentare della differenza
• di densità dei due mezzi
Al variare dell‟angolo di incidenza varia anche l‟angolo di rifrazione ma non in
•
maniera proporzionale
3. (Terza legge di Snell) il rapporto fra il seno dell'angolo incidente e quello dell'angolo di rifrazione è
costante e dipende dalle densità dei due mezzi (3)
Ove: n = indice di rifrazione tra il mezzo 1 ed il mezzo 2
12 di rifrazione ha un importante significato fisico essendo legato alla velocità della luce
L‟indice nei mezzi:
n =v /v
12 1 2
ricorda come l‟indice di rifrazione assoluto era definito a partire dalla velocità della luce nel vuoto:
Si n =
c/v dell‟angolo α
Esiste un valore di incidenza, chiamato angolo critico , oltre il quale si ha il fenomeno della
lim
l‟energia
riflessione interna totale: tutta incidente viene riflessa, ovvero confinata nel mezzo di
quell‟angolo
provenienza senza attraversare il mezzo su cui è incidente. L‟angolo critico è dunque di
l‟angolo
incidenza per il quale di rifrazione assume un valore di 90°; imponendo questa condizione nella
di Snell, si ottiene la relazione di stima dell‟angolo critico:
terza legge ( ) (4)
2.6 Catottrica e specchi
La catottrica è la branca dell'ottica che studia i fenomeni di riflessione della luce; è imprescindibile parlare
di riflessione, senza parlare di specchi. Lo specchio è una superficie riflettente sufficientemente lucida da
visibile dallo
permettere la riflessione totale (o quasi) di immagini, dunque di raggi luminosi. L‟immagine
specchio non è chiaramente un immagine reale, bensì si tratta di un
immagine virtuale; si distinguono infatti:
oggetto => sono i punti dell‟oggetto da cui effettivamente
-punti partono i
raggi luminosi.
-punti immagine => sono i punti dai quali sembrano provenire i raggi
luminosi che in realtà sono o riflessi o rifratti.
L‟immagine reale è costituita dunque da punti attraverso cui la luce passa
l‟immagine
realmente divergendo da essi, mentre virtuale è costituita da
punti dai quali la luce sembra provenire,ma in realtà non passa per essi.
Talvolta si può parlare di ingrandimento M definibile come il rapporto
rispettivamente tra le dimensioni dell‟immagine reale (h) e virtuale (h‟).
Figura 2.8
Il tipo più noto è lo specchio piano; questo è caratterizzato da uno sviluppo puramente perpendicolare
rispetto l‟asse ottico, ossia la direzione lungo la quale si sviluppa il
sistema ottico;
I raggi luminosi, partendo dall'oggetto, incontrano la superficie dello
specchio e vengono riflessi con un angolo identico a quello di incidenza
ma opposto rispetto alla perpendicolare allo specchio.
non è ingrandita, è virtuale e non capovolta; M=1 (h=h‟)
L‟immagine
Figura 2.9
Altra importante tipologia di specchi sono gli specchi sferici;
questi risultano costituiti semplicemente da una calotta sferica. Lo specchio si dice concavo se la superficie
riflettente è posta nella parte di calotta rivolta verso il centro della sfera, lo specchio si dice invece
convesso se la superficie riflettente è rivolta dalla parte opposta rispetto al centro della calotta sferica. Il
centro della sfera cui la calotta riflettente appartiene viene chiamato centro di curvatura. L'asse di
simmetria della calotta che passa per il centro di curvatura, si chiama asse ottico principale, mentre ogni
altra retta per il centro di curvatura che incontra la superficie riflettente si chiama asse secondario; in
particolare, nel caso di:
- Specchio sferico concavo
1. Se l'oggetto si trova alla destra del centro C si
forma un'immagine reale rimpicciolita e capovolta
dell'oggetto. L'immagine è reale perché su di essa
arrivano i raggi luminosi.
2. Se l'oggetto si trova tra il fuoco F e il centro C si
forma un'immagine reale, ingrandita e capovolta
dell'oggetto. Figura 2.10
3. Se l‟oggetto si trova tra il vertice V e il fuoco F si forma un‟immagine virtuale e ingrandita dell‟oggetto
alla sinistra del vertice V. L‟immagine è virtuale perché si forma sui prolungamenti dei raggi luminosi
passanti per l‟oggetto.
- Specchio sferico convesso
L‟immagine risulta essere sempre virtuale, rimpicciolita e diritta. Figura 2.11
2.7 Lenti
Le lenti sono elementi ottici costituiti da materiale trasparente vetroso o similare opportunamente
sagomati, con i quali è possibile deviare i raggi di luce in modo da farli convergere o divergere a
seconda delle necessità.
Le lenti, possono classificarsi in due grandi tipologie, dette:
1. Convergenti o positive => se la lente ha uno spessore al centro maggiore di quello ai bordi; inoltre a
seconda della geometria si può inoltre distinguere lenti: biconvesse (a), a menisco convergente (b) e
piano-convesse (c).
2. Divergenti o negative => se la lente ha lo spessore al bordo maggiore di quello al centro; si possono
inoltre distinguere ulteriormente lenti: biconcave (a), a menisco divergente (b) e pianoconcave (c).
Figura 2.12
2.8 Fuoco e piani focali di lenti
Consideriamo una trattazione semplificata che interpreta la lente come un mezzo rifrangente
l‟aria atmosferica.
delimitato da diottri sferici ed immerso in un altro mezzo, quale
Si specifica che per diottro si intende la superficie di separazione tra due mezzi omogenei,
trasparenti e con indice di rifrazione differente; a seconda della forma della superficie di
separazione si parla di diottro piano o sferico. entrambi sull‟asse
In una lente costituita da due diottri sferici i centri di questi ultimi giacciono ottico
della lente; inoltre, nel caso in cui lo spessore del mezzo rifrangente sia trascurabile si parla di
lente sottile per la quale il centro della lente è univoco ed identificabile nel punto C.
si indica il punto in cui un fascio di raggi incidenti e paralleli all‟asse ottico,
Con il termine fuoco
convergono, a seguito del fenomeno di rifrazione generato da una
lente convergente, o analogamente, sembrano divergere, se il fenomeno di rifrazione è generato da una
lente divergente;
più specificatamente, per qualsiasi tipologia di lente, è possibile distinguere un fuoco oggetto F ed un
fuoco immagine F’, questo, poiché nell‟ipotesi di lente simmetrica il fenomeno di rifrazione è
perfettamente speculare; ad esempio, considerando una lente convergente, proiettando su di essa dei
raggi luminosi paralleli all‟asse ottico, questi saranno concentrati dalla lente sul fuoco dell‟immagine
F‟, viceversa se dalla lente sono rifratti dei raggi paralleli all‟asse ottico, questi saranno provenienti da
un unico punto che è il fuoco dell‟oggetto F.
F si trova sempre nello spazio oggetti, mentre F‟
In una lente convergente si troverà sempre nello
spazio immagini; esattamente il contrario accade in una lente divergente.
La distanza tra il fuoco oggetto F ed il centro della lente sottile C, ed analogamente la distanza tra il
fuoco immagine F‟ ed il centro della lente sottile C,valutate sull‟asse ottico, sono dette distanze focali
‟
della lente ( rispettivamente f ed f ).
Se si misura in metri la focale immagine f ' si definisce potere diottrico (φ) della lente il suo inverso e
si misura in diottrie (D). Si definisce infine piano focale
dell‟oggetto e piano focale dell‟immagine,
i piani costituiti rispettivamente da tutti i
fuochi oggetto e fuochi immagini,
definibili andando a considerare la
convergenza/divergenza di raggi luminosi
paralleli fra loro, ma non paralleli con
l‟asse ottico.
Figura 2.13
2.9 Costruzioni di immagini
In base alle proprietà appena viste, conservando le ipotesi di lenti sottili e simmetriche,
nell‟aria
costituite da diottri sferici ed immerse atmosferica, possiamo giustificare fisicamente la
perpendicolari all‟asse ottico; in particolare per:
costruzione di immagini semplificate e
• lenti divergenti => le immagini fornite sono sempre virtuali.
Si ricorda che: all‟asse
-raggi paralleli ottico divergono
secondo la congiungente con il fuoco
oggetto;
-raggi passanti per il centro si propagano
inalterati;
-r a g g i d i r e t t i v e r s o i l f u o c o i m m a g i n e
o parallelamente all‟asse
si p r o p a g a n
ottico.
Figura 2.14
=> le immagini fornite sono reali se lʼoggetto si trova oltre la distanza focale
• lenti convergenti
altrimenti sono virtuali. N e l c a s o d i i m m a g i n i r e a l i
, l‟immagine resterà inalterata nelle
dimensioni se è posta esattamente ad una
distanza dal centro della lente pari a due
volte la distanza focale; risulterà ingrandita
se è posta ad una distanza inferiore a 2f ,
mentre risulterà più piccola se si trova ad
una distanza superiore a 2f.
Figura 2.15
In tal caso si ricorda che:
raggi paralleli all‟asse ottico convergono
- sul fuoco immagine;
- raggi passanti per il centro si propagano inalterati;
raggi diretti verso il fuoco oggetto si propagano parallelamente all‟asse ottico.
- 2.10 Aberrazioni
La formazione di immagini da parte delle lenti non è perfetta, ma esiste sempre un certo livello di
particolari soluzioni progettuali e l‟uso di
distorsioni, più propriamente dette aberrazioni ottiche;
materiali speciali consentono la loro minimizzazione.
In generale le aberrazioni si distinguono in aberrazioni di tipo cromatico ed aberrazioni di tipo
geometrico; di seguito si caratterizzano i più importanti tipi di aberrazioni:
di una lente è funzione dell‟indice di rifrazione
• Aberrazione cromatica => La distanza focale f
e, visto che questo parametro cresce al diminuire
n(λ) d‟onda, è logico che f diminuisca col
della lunghezza
diminuire della lunghezza d‟onda stessa; si vengono
così a creare processi di rifrazione distinti per le varie
costituenti della luce, con il risultato di perdere
l‟unicità del fuoco.
Figura 2.16 => fenomeno che consiste nella creazione di più fuochi lungo l‟asse
• Aberrazione di sfericità ottico della lente, ognuno di esso riconducibile a
determinate zone della lente stessa, che
inducono a processi di rifrazione differenziati.
Figura 2.17
Un fascio di raggi paralleli provenienti da un punto all‟infinito fuori dall‟asse non
Coma
• => converge su un unico punto del piano
focale. A ogni anello di raggi incidente
sulla lente corrisponde un cerchio nel
piano focale, tanto più piccolo quanto la
all‟asse.
zona anulare di lente è vicina La
sovrapposizione di questi diversi cerchi
sul piano focale origina una forma a V,
simile appunto alla coda di una cometa.
Figura 2.18
• Astigmatismo => a differenza del coma, che crea immagini asimmetriche, l'astigmatismo crea
immagini simmetriche. Anche questa
aberrazione riguarda sorgenti fuori asse.
L'immagine di una sorgente puntiforme
creata da un diametro dell'obiettivo è un
bastoncino a una certa distanza focale,
mentre il diametro perpendicolare ne crea un
altro a una diversa distanza: a una distanza
intermedia l'immagine è circolare e diventa
sempre più ellittica avvicinandosi alle due
immagini estreme. L'effetto cresce quanto
più' si va fuori asse.
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