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Eva Burba

CAPITOLO 7: IL MERCATO DEL LAVORO

Il tema del mercato del lavoro è un tema molto rilevante perché riguarda noi, es. in paesi come

l’Italia, o anche in altri paesi dell’area dell’Euro, ci sono dei livelli di DISOCCUPAZIONE

GIOVANILE molto elevati: tramite il sito dell’International Labour Origanisation (ILO), es. si può

vedere l’evoluzione negli anni del tasso di disoccupazione nei diversi paesi del mondo

Le dinamiche occupazionali sono diverse tra diversi paesi perché i MERCATI DEL LAVORO

vengono gestiti con delle LEGGI DIVERSE, es. alcuni paesi c’è una regolamentazione del mercato

del lavoro più rigida, e quindi è più di cile licenziare e assumere, mentre in altri paesi la

regolamentazione è più essibile:

• es. Unione Europea: durante la pandemia si è occupata della tutela del lavoro con degli

strumenti di supporto del mercato del lavoro: per preservare i livelli occupazionali durante la crisi

del Covid, ogni Stato ha assunto gli strumenti messi che sono stati messi a disposizione

dell’Unione Europea, ma anche delle proprie misure per tutelare l’occupazione. L’Unione

Europea quindi per la prima volta ha agito a sostegno del mercato del lavoro nel 2020 e 2021

con un programma che si chiama SURE, che è stato uno strumento creato per cercare di

supportare l’occupazione di fronte all’emergenza. Quindi l’Unione Europea durante la pandemia

ha preso delle decisioni tramite la Banca Centrale Europea che sono state diverse dalla normale

operatività che contraddistingue i periodi ‘tranquilli’, e questo tipo di strumenti hanno

evidenziato un certo grado di maggiore unità rispetto al passato: è stato un importante esempio

di una diversa politica da parte dell’Unione Europea a favore dei cittadini, dei lavoratori, delle

imprese, e rappresenta un punto di partenza di una politica economica da parte dell’Unione

Europea che non venga solo rimandata a delle indicazioni generiche che i singoli paesi possono

seguire, ma è auspicabile che ci sia un’attivazione di un certo tipo di politiche scali anche da

parte dell’Unione Europea, come è stato fatto, e non solo da parte dei singoli Stati membri

1. UN VIAGGIO NEL MERCATO DEL LAVORO

Iniziamo con qualche informazione de nitoria:

A. POPOLAZIONE ATTIVA: individui che sono in età lavorativa (15-64)

Popolazione attiva: si tratta degli individui in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni. Talvolta questa

fascia d’eta può essere modi cata, infatti es. in alcuni stati è compresa tra i 15 e i 74 anni: si tratta

di modi che che vengono apportate ai SISTEMI PENSIONISTICI

B. FORZE DI LAVORO: lavoratori occupati + lavoratori in cerca di occupazione

C. FUORI DALLE FORZE DI LAVORO (INATTIVI): individui in età lavorativa

NON in cerca di un’occupazione

• es. il fenomeno dei LAVORATORI SCORAGGIATI: quando l’economia è in recessione, e c’è un

calo del PIL, le persone smettono di cercare lavoro perché sono scoraggiati 1

fi fl fi ffi fi fi Eva Burba

D. TASSO DI PARTECIPAZIONE: rapporto tra le forze di lavoro e la popolazione in età lavorativa

E. TASSO DI DISOCCUPAZIONE: rapporto tra il numero di disoccupati e le forze di lavoro

• es. dati legati al mercato del lavoro in Italia nel 2018:

2. I FLUSSI DEI LAVORATORI

1. Un certo tasso di DISOCCUPAZIONE può indicare situazioni diverse:

A. Un mercato del lavoro VIVACE, con molte interruzioni dei rapporti di lavoro e molte assunzioni

Quindi quando c’è un mercato del lavoro con delle persone che ci entrano ed escono, es. chi

nisce gli studi e trova un’occupazione in tempi rapidi, senza attendere molto, o chi abbandona

un’occupazione perché è in cerca di una migliore, e quindi non rimane molto tempo

disoccupato,…: quindi in questa situazione vuol dire che c’è FLUIDITÀ nel mercato del lavoro

B. Un mercato del lavoro ASFITTICO, con una disoccupazione di lungo periodo.

Si tratta della situazione opposta: se c’è un mercato del lavoro molto più statico, rigido, as ttico,

questa fotogra a che viene fatta può essere il risultato di delle dinamiche nel mercato del lavoro

molto più rigide e che quindi richiedono molto più tempo per chi deve entrarci, es. per chi cerca

un’opportunità migliore di lavoro, o per chi è rimasto disoccupato,…: in questa situazione è più

complicato RICOLLOCARSI da una precedente posizione lavorativa ad una nuova

2. Per analizzare il mercato del lavoro è importante capire la dinamica dei suoi FLUSSI

Esistono dei FLUSSI in cui ci si sposta: es. 340 mila persone sono passate dall’essere occupate

all’essere disoccupate, es. 413 mila persone sono passate dall’essere disoccupate all’essere

occupate,…: questi ussi hanno delle dimensioni diverse, anche da Stato a Stato

3. MOVIMENTI ALL’INTERNO DELLA DISOCCUPAZIONE

Quando l’economia è in RECESSIONE, le imprese reagiscono alla

RIDUZIONE DELLA DOMANDA in due modi:

1. RIDUCENDO LE ASSUNZIONI di nuovi lavoratori, quindi è MENO probabile che i lavoratori

disoccupati TROVINO un lavoro: la DURATA DELLA DISOCCUPAZIONE aumenta

perché le imprese non hanno bisogno di nuovi lavoratori 2

fi fi fl fi Eva Burba

2. LICENZIANDO i lavoratori attualmente occupati, quindi è PIÙ probabile che

i lavoratori occupati PERDANO il loro lavoro perché le imprese non ne hanno più bisogno

• es. USA: le barre grigie nel gra co ci indicano una situazione di RECESSIONE, di contrazione

del PlL, in corrispondenza delle quali quindi le imprese hanno minore bisogno di forza lavoro, di

conseguenza il tasso di disoccupazione in corrispondenza di quegli eventi cresce, es. nel 2008,

con la crisi nanziaria, c’è stato un incremento del livello della disoccupazione. Questo perché in

una situazione di recessione le imprese non abbiano bisogno di tutti i lavoratori che avevano in

un periodo caratterizzato invece da una modesta espansione: non ha senso per un imprenditore

mantenere la stessa forza lavoro che era necessaria in un contesto privo di crisi.

Quindi il ciclo economico e gli shock economici, es. crisi, hanno un grande impatto

sulle SCELTE DELLE IMPRESE riguardanti la forza lavoro:

Nel mercato del lavoro la possibilità di essere occupati o no dipende anche dalle scelte delle

imprese: se le imprese sono attive e hanno delle PROSPETTIVE DI SVILUPPO saranno anche più

inclini ad assumere, e viceversa, in un contesto di RECESSIONE, questo non accade, quindi le

imprese saranno meno inclini ad assumere nuovi lavoratori

MOVIMENTI ALL’INTERNO DELLA DISOCCUPAZIONE

Abbiamo detto che in un contesto di crisi la DURATA DELLA DISOCCUPAZIONE aumenta perché

c’è una riduzione della domanda, e quindi alle imprese non serve tanta forza lavoro. Ma non si sa

quanto durerà questa contrazione della domanda, quindi, visto che la durata della disoccupazione

dipende dalla durata della contrazione della domanda, che a sua volta dipende sia dall’ampiezza

che dalla gravità della crisi, la durata della disoccupazione è legata alla durata della recessione

• es.1: in questo gra co si vede la relazione tra il tasso di

disoccupazione e i disoccupati che trovano lavoro ogni

mese (ATTENZIONE: in questo caso la scala è invertita

quindi più il valore è alto meno disoccupati che trovano

lavoro ci sono): nei periodi vicini al 2009, quando’è stata una

recessone, si vede che era più di cile trovare lavoro, infatti

in quei periodi i disoccupati che trovano lavoro erano molti

di meno, e di pari passo c’era un aumento del tasso di

disoccupazione, mentre una volta che la crisi inizia ad

essere superata il numero di disoccupati che trova lavoro

aumenta e il tasso di disoccupazione diminuisce

• es. 2: in questo gra co si vede la relazione tra il tasso di

disoccupazione e il tasso mensile di interruzione, quindi

quante persone vengono licenziate ogni mese: si vede che

in un periodo di crisi c’è un picco di tasso mensile di

interruzione, quindi c’è un incremento di licenziamenti, e allo

stesso tempo quindi c’è anche un alto tasso di

disoccupazione, mentre quando la crisi inizia ad essere

sperata il tassi mensile di interruzione diminuisce insieme al

tasso di disoccupazione 3

fi fi fi fi ffi Eva Burba

4. LA DETERMINAZIONE DEI SALARI

Esistono delle diversità tra diversi paesi europei, ma non solo, nel modo in cui è de nito il salario:

A. In Europa, per la determinazione salariale, si ricorre spesso (per circa il 98% dei casi in Austria

e tra il 60 e l’80% nel resto dei paesi europei) alla CONTRATTAZIONE COLLETTIVA, ossia

contrattazioni che avvengono tra imprese e sindacati

Esistono delle forme di CONTRATTAZIONE COLLETTIVA tra imprese e sindacati: per alcuni settori

dell’attività economica si raggiungono degli ACCORDI su certi livelli salariali, quindi alcuni paesi

hanno dei livelli di contrattazione salariale particolarmente di usi all’interno del paese, es. Austria,

Germania,… mentre in altri Stati questo accade di meno, come es. nei paesi anglosassoni, quindi

USA e Regno Unito, in cui si fa generalmente meno ricorso ai rapporti tra le imprese e i sindacati,

perché in questi Stati si ricorre per lo più a dei rapporti individuali

Però il funzionamento della contrattazione collettiva non è ottimale quando si hanno di fronte dei

soggetti che hanno delle competenze elevate e per i quali le esigenze salariali possono essere più

speci catamente soddisfatte con un rapporto diretto con il potenziale datore di lavoro:

B. Se sono richieste competenze elevate, è più frequente l’ACCORDO BILATERALE

In questi caso è più adeguato un RAPPORTO BILATERALE tra il potenziale dipendente e il

potenziale datore di lavoro proprio a causa delle COMPETENZE ELEVATE del potenziale

dipendente. Quindi in questi casi la contrattazione collettiva non ha una grande rilevanza, è

smorzata, es. sportivi di alto livello: in questi casi non si applica la contrattazione collettiva ma

piuttosto un accordo bilaterale: questo perché il POTERE/FORZA CONTRATTUALE di un

potenziale dipendente che ha delle conoscenze speci che, delle caratteristiche siche speci che,

delle doti speci che,… è diverso dal potere contrattuale di un potenziale dipendente che invece

non ha bisogno di competenze speci che, es. un operaio all’interno di un’impresa che svolge un

lavoro standardizzato: questo tipo di lavoratore può essere FACILMENTE SOSTITUITO,

diversamente da es. un grande sportivo, che invece non è sostituibile facilmente con un altro

Quindi ci sono due fattori rilevanti:

1. I lavoratori percepiscono solitamente un salario superiore al loro SALARIO DI RISERVA, cioè il

salario che li rende indifferenti tra lavorare ed essere disoccupati: il lavoratore decide di

lavorare se il salario proposto è maggiore del suo salario di riserva

I lavoratori sono normalmente inclini a percepire un salario superiore a quello de nito come

SALARIO DI RISERVA, cioè ciò che li rende indi erenti tra il lavorare e il non lavorare: la scelta di

essere occupati la si ha quando il salario proposto è maggiore del salario di riserva, altrimenti si

sceglie di non lavorare, ma di usare il proprio tempo libero in altro modo perché darebbe una

maggiore utilità rispetto all’utilità che invece quello stipendio/salario proposto potrebbe dare

2. I salari di solito dipendono dalle CONDIZIONI ECONOMICHE, in particolare dalle condizioni

del mercato del lavoro: quanto più basso è il tasso di disoccupazione,

tanto maggiori sono i salari

Il salario dipende anche dalle CONDIZIONI DEL MERCATO DEL LAVORO a cui si guarda:

• es. se la situazione è quella di una CRESCITA ECONOMICA, e quindi ci sono molte persone

occupate e pochi disoccupati, i salari saranno generalmente più elevati perché l’economia

cresce e quindi c’è una maggiore domanda da parte dei consumatori, di conseguenza le

imprese hanno una maggiore necessità di lavoratori per soddisfare la domanda aumentata,

quindi i lavoratori sono in una POSIZIONE DI POTERE, infatti possono decidere di abbandonare

l’azienda, di spostarsi verso un’altra, per trovare un salario più elevato, perché c’è molta

domanda di lavoratori. Quindi la domanda di lavoratori in una situazione di crescita economica 4

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permette ai lavoratori di esercitare nei confronti dei datori di lavoro una RICHIESTA SALARIALE

SUPERIORE rispetto a quella di un’economia stagnante o di una situazione di recessione

CONTRATTAZIONE DEL SALARIO

La FORZA CONTRATTUALE di un lavoratore dipende:

1. Dal COSTO, in caso di DIMISSIONI, che l’impresa paga per sostituirlo

La forza contrattuale di un lavoratore dipende dal costo che l’impresa deve sostenere se lo perde

per istruire un nuovo dipendente a svolgere la stessa funzione di quello precedente: nel caso di un

lavoratore che svolge un’attività standardizzata, i costi per la sua formazione saranno minori

rispetto ad un lavoratore con delle competenze più quali cate

2. Dalla difficoltà a TROVARE UN NUOVO LAVORO

Questo tipo di facilità o di di difficoltà dipende a sua volta dalle condizioni economiche e dal tipo

di mansione. Di conseguenza, la forza contrattuale è influenzata:

3. Dalle CONDIZIONI prevalenti sul mercato

• es. in un’economia in crescita la domanda di lavoro è maggiore e quindi i lavoratori hanno un

maggiore potere contrattuale, quindi in generale si trova lavoro più facilmente rispetto ad una

situazione di crisi in cui le aziende non hanno bisogno di lavoratori

4. Dalla NATURA del lavoro

La forza contrattuale dipende anche dal TIPO di attività lavorativa/mansione che si deve svolgere:

es. uno sportivo che ha una competenza particolare ha un grande potere contrattuale. Quindi la

natura del lavoro, es. un soggetto che svolge delle mansioni standardizzate per cui è semplice

essere istruiti, richiede poco tempo e poche risorse all’impresa, quindi viene facilmente

rimpiazzato, diversamente da un soggetto che ha invece investito nella sua formazione, il quale è

più di cile e costoso da sostituire perché ha un tipo di competenza diverso e più speci co,

rispetto a quelle di una persona che ha delle competenze standardizzate

I SALARI DI EFFICIENZA

Ci possono essere casi in cui le imprese potrebbero voler pagare un salario superiore a quello

di riserva, per far sì che i dipendenti siano più produttivi. Le teorie che legano

produttività e salario son dette dei SALARI DI EFFICIENZA:

Il contributo all’attività dell’azienda dei lavoratori più QUALIFICATI è di valore, quindi in questi casi

il datore di lavoro eroga un salario che ha l’obiettivo di tenere legato il lavoratore all’azienda,

ovvero il SALARIO DI EFFICIENZA, che quindi serve per grati care e anche per ottenere un

maggiore output da parte di quel lavoratore, es. con i lavoratori che hanno delle competenze

accumulate nel corso del tempo e che es. hanno una formazione universitaria: perché in

un’azienda hanno es. permesso di raggiungere certi risultati, l’azienda vuole EVITARE che quei

soggetti abbandonino l’azienda, quindi si vuole evitare che quei lavoratori decidano es. di

svolgere la stessa mansione in un’azienda concorrente che o rirebbe un salario maggiore

Come le teorie basate sulla contrattazione, le teorie dei salari di efficienza

suggeriscono che i salari dipendono: 5

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fi fi Eva Burba

1. Dalle CONDIZIONI del mercato del lavoro

Anche il salario di e cienza dipende dalle condizioni del mercato del lavoro: se il mercato del

lavoro è inserito in una condizione economica favorevole, è più probabile che il datore di lavoro

voglia pagargli un salario superiore a quello di riserva, mentre è più complicato farlo quando le

risorse dell’azienda sono più contenute perché l’economia è in contrazione

2. Dalla NATURA del lavoro

Per svolgere delle mansioni più quali cate è più ragionevole pensare che il soggetto venga pagato

molto di più rispetto al salario di riserva

5. SALARI, PREZZI E DISOCCUPAZIONE

Come vengono determinati i salari da un punto di vista formale?

La precedente discussione sulla determinazione dei salari suggerisce

un’equazione dei salari come segue:

= e

W P F ( u

, z )

- +

( , )

L’equazione che ci dice che il salario W, che è il SALARIO NOMINALE AGGREGATO, quindi non è

espressione del salario termini di beni ma in termini di moneta, dipende da due elementi:

1. Il LIVELLO ATTESO DEI PREZZI P : se P aumenta, aumenta

e

Quindi, tanto più elevato è il livello de prezzi che ci si attende per il futuro, tanto più ragionevole è

pensare che le richieste salariali siano crescenti, che ci siano delle rivendicazioni salariali da parte

dei lavoratori a causa della situazione positiva, quindi che il valore del salario vada verso l’alto.

ATTENZIONE: se ci si aspetta che il prezzo dei beni P aumenti, si desidererà anche essere pagati

di più per poter essere in grado di acquistare sempre lo esteso numero di beni

2. Il TASSO DI DISOCCUPAZIONE u: se u diminuisce, aumenta

Quindi, se il tasso di disoccupazione cala, e quindi ci troviamo in una situazione economica

positiva, questo signi ca anche che il potere contrattuale dei lavoratori è maggiore, e quindi i

lavoratori possono chiedere un salario maggiore: anche in questo caso W aumenta

3. Una generica variabile, z, che rappresenta tutte le altre variabili

che influenzano la determinazione dei salari:

Quindi z è una variabile ETEROGENEA che rappresenta le altre variabili che in uenzano la

determinazione dei salari: z è identi cativo d

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 20eva01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Giansoldati Marco.
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