MODELLI E TECNICHE DI SCRITTURA
LEZIONE 1
INTRODUZIONE
L’italiano non è sempre stata la lingua di tutti gli italiani, e la scrittura negli anni 50 non
“Non è mai troppo tardi” con il
era una competenza data per scontata-> programma
maestro Manzi, in cui con questa scuola in televisione molti italiani riuscirono ad ottenere
la licenza elementare, imparando a leggere e scrivere.
Totò, Peppino e la malafemmina di Camillo Mastrocinque (1956 ): quali sono i fenomeni
linguistici che vengono rappresentati in questa parodia? Grafia; ortografia; morfologia
(plurali, maschili e femminili, coniugazioni dei verbi); sintassi; organizzazione della frase e
del periodo; organizzazione complessiva di un testo, cioè la sua tenuta legata a due
aspetti, la coerenza, cioè come procede il testo dal punto di visto logico, e la coesione,
che riguarda la tenuta formale di quello stesso testo; il livello del lessico, cioè le parole e
le espressioni utilizzata -> le violazioni sono avvenute a tutti questi livelli.
QUALI SONO LE VIOLAZIONI PIU’ FREQUENTI? È UN TESTO DI ITALIANO POPOLARE.
ITALIANO POPOLARE che è l’italiano faticoso e stentato che riusciva a produrre chi
aveva per madrelingua il dialetto. Un uso errato della punteggiatura, la segmentazione
delle parole, la divisione delle parole nell’italiano popolare è spesso errata (a dirvi tutto
attaccato), malapropismo, cioè sostituire all’ignoto il noto (laura/laurea), citazioni latino a
caso, verbi usati al femminile, si tende ad avere come modello l’italiano burocratico, ma
errato, concordanze sbagliate errori che riguardano tutti i livelli di una lingua.
Manca il dialetto, viene tenuto fuori da questa parodia, e viene tenuto fuori proprio
perché presente nella vita di tutti i giorni in quegli anni la maggioranza degli italiani si
esprimevano quasi unicamente in dialetto.
non ci resta che piangere” di Benigni e
Negli anni 80 viene ricreata questa gag “
Troisi”(1984): cosa è cambiato nello scrivere una lettera rispetto a 25 anni prima? La
situazione è cambiata perché scrivono come parlano, non c’è più nessun timore
referenziale, non c’è quella fatica nei confronti della lingua italiano, il gesto dello scrivere
non è più qualcosa di spaventoso. L’italiano inizia ad essere la lingua di tutti gli italiano e
la lingua scritta si da un po' per scontata, la scolarizzazione aveva raggiunto ben altri
livelli-> SI SCRIVE COME SI PARLA-> c’è un capovolgimento, cioè l’italiano non è più
l’italiano scritto, ma l’italiano è soprattutto l’italiano parlato, e quindi il trasporre l’italiano
nello scritto risulta ancora un problema.
Trascrivono i suoi onomatopeici (wee).
La lettera non funziona perché non è coerente, non creano un insieme coerente o coese
sul piano testuale, il vero difetto è nella testualità perché è difficile passare da una
competenza orale alla competenza scritta. È data per risolta invece il livello della
scolarizzazione, quindi le doppie ecc.
Il registro è sbagliato, perché quello che prevale è l’esperienza quotidiana del parlato di
tutti i giorni-> l’errore non è più orecchiare un italiano burocratico, alto e ufficiale ma
sbagliando, ma l’errore è quello di cercare di trasferire in una comunicazione, che
comunque doveva essere formale, perché le persone a cui scrivono non era amico loro,
ed usare un registro troppo colloquiale, troppo amichevole. Mentre prima mancavano i
registri colloquiali della lingua italiana, perché prima si parlava solo in dialetto, la
situazione in pochi anni si ribalta e l’informalità inizia ad essere il modello di riferimento e
cominciano ad avere il problema opposto di non saper più attingere ai livelli formali di
una lingua.
DIALETTI: si sentono gli accenti dei due attori (toscano e napoletano)-> prosodia, la curva
melodica che ci dice subito la provenienza regionale di una persona.
Dialetto o italiano regionale è quell’italiano informale che si parla quando si è rilassati->
può presentarsi anche come una mescolanza di dialetto e italiano-> negli anni 80
l’italiano regionale era diventata la lingua predominante.
DIACRONIA: la lingua cambia attraverso il tempo-> basta pensare a parole che
andavano di moda qualche anno fa e che oggi ci sembrano già parole vecchie NOI
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PARLIAMO DI ITALIANO CONTEMPORANEO, quindi noi facciamo riferimento all’ITALIANO
IN SINCRONIA.
DIATOPIA: dia (attraverso)+ topia (luoghi) la lingua cambia attraverso i luoghi, lo
spazio-> non solo perché l’italiano è diverso dal francese, dallo spagnolo, dal tedesco
ecc, alcune sono lingue neolatine, quindi abbastanza simile e le altre lingue germaniche,
ma anche perché il siciliano è diverso dal napoletano, ma se questa cosa dei luoghi la
portiamo zoomando sempre più nello specifico un dialetto che si parla in un paese è
diverso da quello di un altro paese NON ESISTE SOLO UNA DIATOPIA TRA LINGUE
DIVERSE, perché i dialetti sono lingue diverse, ma i dialetti vengono direttamente dallo
stesso latino parlato, soprattutto nell’ultimo periodo della latinità da cui esce fuori
l’italiano-> i dialetti sono lingue potenziali che sono rimaste legate a comunità più
ristrette che sono rimaste tra una comunità ristretta di persone. Quando parliamo di
diatopia non parliamo di rapporto tra lingue e dialetti ma soprattutto di rapporto tra
italiani regionali, italiani locali, COME CAMBIA L’ITALIANO A SECONDA DELLE AREE
GEOGRAFICHE-> geosinonimi che sono usati a seconda delle diverse aree geografiche
(es stampella, gruccia, ometto), non sono espressioni dialettali, ma è il lessico che
cambia a seconda della geografia.
DISTRATIA: la lingua che cambia a seconda della propria collocazione socio culturale
l’italiano popolare era l’italiano di chi non aveva potuto studiare perché veniva da classi
meno abbienti.
DIAFASIA- LE VARIETA’ SITUAZIONALI: è la differenza del parlare a seconda delle
situazioni entrano in gioco i registri-> le coordinate sono il rapporto tra gli interlocutori,
la confidenza, i rapporti gerarchicamente asimmetrici-> es con un nostro coetaneo che
ben conosciamo ci esprimeremo in maniera diversa rispetto a come parliamo con un
adulto che non conosciamo o che in quel momento ha un ruolo diverso. Altra coordinata
può essere legata all’argomento, quando parliamo di sport usiamo un registro diverso
rispetto a quando parliamo di politica. C’entra anche la situazione comunicativa, es
parliamo diversamente al bar con gli amici, rispetto ad una situazione più esposta.
DIAFASIA- LE VARIETA’ FUNZIONALI: è la differenza di quando parliamo di un italiano
settoriale, un italiano tecnico es diversa terminologia tecnica fra uno scienziato e un
falegname.
COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO
LA COMUNICAZIONE SECONDO JAKOBSON (1960)
Individua la comunicazione come la trasmissione di un messaggio da un mittente e
destinatario-> per arrivare da mittente a destinatario utilizza un canale, ma ha bisogno di
un codice che sia condiviso, perché chi esprime un messaggio possa codificare quel
messaggio, quindi in una lingua verbale che è la lingua italiana, perché il messaggio arrivi
con successo al destinatario bisogna fare in modo che il destinatario lo decodifichi -> es
viene uno che parla un’altra lingua noi non lo capiamo, perché non condividiamo il codice
Tutto ciò avviene in quello che Jakobson definisce CONTESTO.
LE FUNZIONI DEL LINGUAGGIO
Jokobson individua alcune funzioni dei linguaggi che sono prevalenti in corrispondenza
con ciascuno dei vari elementi che abbiamo individuato.
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Se la focalizzazione prevalente del mittente è su sé stesso, la comunicazione sarà una
funzione che mira a trasmettere qualcosa di suo, di interiore e quindi il suo modo di
comunicare e di esprimere il messaggio attraverso il suo codice vedrà prevalere una
FUNZIONE EMOTIVA, in a prevalere nella codificazione è l’elemento soggettivo, in
corrispondenza con il mittente. Dall’altra parte invece si parla di FUNZIONE CONATIVA,
cioè la funzione di convincere il mio destinatario, della bontà delle mie opinioni o
convincerlo a pensare qualcosa, a fare qualcosa->es di campi in cui la funzione conativa
è più evidente: propagando, pubblicità, politica.
FUNZIONE FàTICA, focalizzata sul canale della comunicazione-> è un modo per avviare
o verificare il funzionamento del canale comunicativo (es non c’è campo, non ti sento
bene), nella comunicazione in presenza per aprire o chiudere una conversazione (es ciao
come stai?, poi ne parliamo meglio, vero?, no?, capito?)-> modi di verificare il passaggio
della comunicazione-> l’avvio, la verifica del funzionamento del canale di comunicazione
e quindi le procedure di avvio e di chiusura della comunicazione.
FUNZIONE METALINGUISTICA riferita al codice: quando usiamo la lingua per parlare di
una lingua-> funzione in cui una lingua verbale è focalizzata su sé stessa.
FUNZIONE REFERENZIALE riferita al contesto: funzione che cerca di usare la lingua
nella maniera più oggettiva possibile-> es funzione di un trattato scientifico, in cui si
riportano i risultati di un esperimento; funzione cronachistica (separare la notizia dal
commento)-> privilegia l’oggettività e la concretezza linguistica
FUNZIONE POETICA: è quella che da più valore al messaggio, cioè più alla forma del
messaggio che viene codificato, che non al suo contenuto-> perché quando si usa la
lingua per fare poesia il suono delle parole, l’evocazione ritmica delle parole, dovrebbe
avere un valore in se superiore all’effetto che fanno le parole per il loro significato
(fonosimbolismo) (capiamo dal ritmo regolare, l’insistenza su determinati timbri vocalici,
capiamo che è una poesia triste)-> il suono evoca (es brivido brancamenta evoca il
fresco).
Quando la forma del messaggio tende a prevalere sul suo contenuto.
LEZIONE 2
LA VARIAZIONE LINGUISTICA
SAGGIO SOPRA LA FILOSOFIA DELLE LINGUE- MELCHIORRE CESAROTTI (1802)
In questo saggio prova a mettere in chiaro alcune idee, alcuni elementi che vanno contro
corrente rispetto a quelle che sono state le convinzioni sulla lingua per secoli.
1 niuna lingua originariamente non è né elegante né barbara, niuna non è pienamente e
assolutamente superiore ad un’altra.
non bisogna avere pregiudizi immotivati sulla superiorità di una determinata lingua.
Per secoli ad esempio vi è stata una superiorità delle lingue classiche, come il greco
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antico. Non c’è nessuna lingua che di sua natura può essere considerata elegante o
barbare (barbare potevano essere intese le lingue degli indigeni americani), non c’è né
nessuna superiore o inferiore a un’altra, tutte le lingue hanno un loro funzionamento che
a loro modo è perfetto questo non era ovvio scriverlo e dirlo nel 1802
2 niuna lingua è pura. Non solo non n’esiste attualmente alcuna di tale, ma non ne fu
mai, anzi non può esserlo.
spesso sentiamo dire che la nostra lingua è imbarbarita da parole straniere, neologismi
o altre parole che vengono considerare estranee si continua a perpetuare quindi la
purezza di una lingua e di quello che nell’800 viene chiamato il purismo linguistico->
nessuna lingua è pura, ogni lingua nasce attingendo a diversi elementi. L’italiano ad
esempio deriva dal latino parlato, nella fase più tarda dell’impero, ma poi gli elementi di
origine germanica cominciano ad infiltrarsi molto presto, in corrispondenza delle invasioni
germaniche.
3 niuna lingua fu mai formata sopra un piano precedente, ma tutte nacquero o da un
istinto non regolato, o da un accozzamento fortuito.
viene smentita l’idea di poter pianifica a tavolino una lingua, cioè di poter avere un
atteggiamento di controllo sull’evoluzione di una lingua, come invece speso ci si illude di
fare nelle accademie nazionali delle lingue, che cercano di orientare la scelta di una
parola rispetto ad un’altra, di tener fuori determinate parole. ci sono state delle lingue
nate a tavolino, ma non hanno avuto la diffusione che i loro creatori speravano (es
l’esperanto). La filosofia medievale, quella a cui attingeva Dante Alighieri nella sua opera
sulla lingua volgare, scritta in latino, la filosofia medievale era convinta che il latino fosse
una lingua artificiale, che fosse stata progettata a tavolino dai dotti per porre rimedio alla
situazione seguita alla maledizione di Babele, quindi Dio avrebbe fatto in modo che ogni
persona cominciasse a parlare una lingua diversa-> Dante era convinto che non fosse il
volgare a venire dal latino ma che il latino fosse una lingua artificiale, creata da persone
che erano in grado di parlare diversi volgari, diverse linguenessuna lingua nasce a
tavolino. Le lingue artificiali non esistono o non hanno diffusione.
4 niuna lingua fu mai formata per privata o pubblica autorità, ma per libero e non
espresso consenso del maggior numero.
i cambiamenti di una lingua vengono definiti dalla comunità di una lingua, cioè
dall’insieme dei parlanti, degli scriventi che vivono in quella lingua. Ai tempi di Cesarotti
le grammatiche consideravano come unica forma corretta per la prima persona
dell’imperfetto indicativo la prima persona singolare (es io andava), perché quella era la
desinenza regolare dalla base latina, “io andavo” veniva considerato errato, poi sarà
Manzoni nella seconda edizione dei Promessi Sposi a passare alla forma che oggi
conosciamo, e poi pian paino questo modello del Manzoni è diventata la forma corretta,
per consenso del maggior numero, cioè perché la comunità della lingua pian piano si è
orientata in quella direzione
5 niuna lingua è perfetta: come non lo è verun’altra delle istituzioni umane .
a giudicare con categorie soggettive le lingue, es l’italiano è una lingua
attenzione
musicale, il tedesco è una lingua dura, l’inglese è una lingua pratica-> ci possono essere
alcune caratteristiche che portano in queste direzioni, ma sono tutte considerazioni
culturali, es essendo stato usato l’italiano per molto tempo negli accompagnamenti
musicali e grazie al grande successo della lirica allora si è diffusa l’idea dell’italiano come
lingua musicale è l’elemento cultura che ci fa giudicare in un determinato modo una
lingua e c’è sempre da considerare l’elemento etnocentrico, es i suoni del tedesco
possono sembrare duri.
6 niuna lingua è ricca abbastanza, né può assegnarsi alcun tempo in cui ella non abbia
bisogno di nuove ricchezze.
4 le lingue sono in continua evoluzione, in continuo arricchimento, come anche
tutte
spesso si muove la critica che ormai non usiamo più molte delle parole del nostro
vocabolario, questo perché alcune parole passano, e anche perché ogni giorno si
aggiungono sempre nuove parole. Da quando lo Zingarello, dizionario dell’uso ogni anno
fa ormai un aggiornamento, integrando nuove parole, ci siamo anche accorti che questo
continuo arricchimento lessicale può essere istitualizzatodelle parole passano e delle
parole arrivano, il mondo cambia in continuazione (cambiamenti scientifici, tecnologici,
nella mentalità) e di questo la lingua tiene sempre conto.
Es quando negli anni 50 si iniziò a diffondere l’idea che l’uomo potesse arrivare sulla luna
si introdusse il termine “allunare” e subito partirono grandi critiche da letterari e filosofi
quando qualcosa di impossibile si realizza la lingua ne prende atto. Parole nuove che
all’inizio ci sembrano strane, ma che poi pian piano entrano nell’uso quotidiano le
lingue hanno sempre bisogno di rinnovarsi.
7 niuna lingua è inalterabile. Le cause dell’alterazione sono inevitabili e necessarie.
è una lingua viva e per questo in continua evoluzione, evoluzioni che sono
l’italiano
necessarie in quanto si va incontro ai cambiamenti scientifici, tecnologici (es freezzare)->
le lingue che non cambiano sono le lingue morte, il latino ad un certo punto non l’ha più
parlato nessuno ed è rimasto quindi uguale.
8 niuna lingua è parlata uniformemente dalla nazione. Non solo qualunque differenza di
clima suddivide la lingua in varj dialetti, ma nella stessa città regna talora una sensibile
diversità di pronunzia e di modi. Le diverse classi degli artefici si formano il loro gergo: i
colti, i nobili hanno anche senza volerlo un dialetto diverso da quello del volgo.
se al clima suddividiamo la differenza geografica, rientriamo a pieno nella variabilità
diatopica, la lingua dei vari dialetti, ma nella stessa città regna anche una diversa
sensibilità di pronuncia. Per quando riguarda le diverse classi degli artefici, si parla di
lingue professionali o settoriali e ci troviamo quindi nella variabilità diafasica. Ultima
variabilità a cui Cesarotti fa riferimento è la variabilità diastraticaanche se in maniera
più confusa e solo intuitiva questo tipo di variabilità nello spazio, nel tempo e nella
società e a seconda delle situazioni comunicative era evidente a un letterato illuminista.
OGNI LINGUA VIVA VARIA NEL TEMPO, NELLO SPAZIO, IN BASE A CHI E A COME LA USA
le principali linee di variazione sono 5:
-DIACRONICA: nel tempo
-DIATOPICA: nello spazio
-DIASTRATICA: nella società
-DIAFASICA: nel discorso
-DIAMESICA: nei diversi canali di comunicaz
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