Modalità di esame
25.02.19
Scritto -> test 2 parti
- Domande aperte (5 o 6) tre righe ben fatte
- Manuale -> comprare Italiano Contemporaneo, D’Achille 20.5 Tranne secondo e quarto capitolo
Appunti molto importanti
Analisi di un testo -> testo giornalistico da analizzare con strumenti forniti lezione Sintattica, lessicale e retorica. TESTO 1, no studiare ma aiuta a studiare le altre cose.
Mutamento della lingua
27.02.19
Antonelli -> desacralizzazione della scrittura, scrittura sempre più usata in modo pratico e spesso incorretto per comunicare tramite la tecnologia.
Norma = ciò che una buona porzione della popolazione riconosce come corretto.
Oggi, poiché la parola è maneggiata quotidianamente per rivolgerci a interlocutori nostri pari a livello istituzionale e quindi usata in modo informale, la norma è costituita da un linguaggio più povero e snello.
Ogni lingua è soggetta a mutamenti continui e ciascuno di noi vi partecipa inconsciamente ma inesorabilmente per il semplice fatto che adoperiamo giornalmente la lingua concorrendo all’impresa del cambiamento linguistico.
La lingua non è un elemento statico consegnato a chi viene dopo di noi esattamente come ce la hanno consegnata, la lingua è un corpo vivo e tutti noi parlanti siamo membra che cambiano col corpo e che lo cambiano.
Lingua morta = una lingua che non si muove e non cambia.
Per il fatto stesso di essere usata in tutti gli usi e in tutti i contesti si ottiene un continuo mutamento di cui non ci accorgiamo ma che ci porterà fra 80 anni a parlare un italiano differente da quello che usiamo per scrivere e parlare oggi.
Lo stato dell’italiano oggi = l’italiano ha una storia più breve rispetto ad altre lingue europee, poiché mancando unità politica prima del 1860, l’unità della lingua era in realtà molto parziale e riguardava più che altro la lingua scritta, mentre in ciascuna area era parlato un dialetto diverso.
Infatti se leggessimo Dante oggi, ¾ delle parole usate sono a noi comprensibili mentre un testo francese dello stesso periodo sarebbe comprensibile solo per ¼.
L'evoluzione della lingua italiana
La lingua infatti partecipa ed è influenzata dalla realtà storica e politica, poiché essendo parte dell’uomo muta in base alle dinamiche che muovono l’uomo. Quindi, è molto influenzata ad esempio dalla possibilità che un potere centrale forte imponga l’uso di una determinata lingua a discapito dei dialetti, come avvenne in Francia, mentre in Italia questo non è avvenuto. Sono stati necessari decenni di alfabetizzazione e di diffusione dei media come i giornali, ed eventi storici come la prima guerra mondiale.
Se infatti, l’italiano come strumento di cultura ha una storia ricca e gloriosa, il suo utilizzo come strumento di scambio e comunicazione effettiva si è imposto molto tardi rispetto alle altre lingue europee, poiché il tasso di persone che utilizzavano il dialetto come prima lingua era ancora alto all’inizio del ‘900.
L’italiano come lingua di comunicazione è molto giovane e quindi i cambiamenti che la affettano sembrano più rapidi proprio come un corpo adolescente muta in tempi rapidissimi.
Gli ultimi decenni hanno visto una serie di cambiamenti notevoli di cui ci si accorge facilmente confrontando un testo di oggi con uno di metà secolo. Spesso i cambiamenti partono da quelli che noi troviamo degli errori e che ci sono stati insegnati essere degli errori alle scuole ma che nell’uso pratico utilizziamo quotidianamente. Infatti, il cambiamento è definito unicamente dall’uso e non da un’autorità o da un ente statale; nel momento in cui la popolazione lo avvertirà come corretto diverrà la norma e avverrà il cambiamento.
L'uso linguistico
Per i linguisti, l’uso di una determinata espressione o di un determinato termine non è giusto o sbagliato ma quanto più adatto o non adatto al contesto in cui viene utilizzato.
Es. “Gli ho detto” anziché “Ho detto loro” è arrivato ad un punto di diffusione come pronome tale da essere considerato un uso corretto seppur meno formale.
Es. l’uso del pronome lui o lei come soggetto es. “Lui è andato al mare” anziché “Egli è andato al mare”, quando in realtà già Manzoni lo utilizzava tranquillamente.
Un tempo l’impronta letteraria e scritta della lingua italiana proteggeva dal cambiamento, MA oggi la lingua parlata ha molte più probabilità di entrare nella lingua scritta poiché i due sottoinsiemi della lingua sono molto più vicini e intersecati rispetto al passato. Inoltre oggi diversi elementi agiscono sulla lingua portando nella lingua influssi di altre lingue e culture come l’uso del sintagma "scena del crimine" dalla diretta tradizione dall’inglese "crime scene" usato nel cinema e nelle serie TV anglosassoni.
Fattori di cambiamento linguistico
Fra questi:
- Mass media
- La pubblicità
- Generi letterari minori come i fumetti e la letteratura di consumo (no velleità artistiche ma di più facile fruizione)
- Cinema e serie TV
La sensibilità normativa oggi è stabilita dalla scuola anzitutto e poi dalla diffusione pervasiva dei mass media che dettano la norma e fungono da modello, configurandosi come esempio di italiano imitabile e accettabile. I dizionari NON creano la lingua MA fungono da notai, registrando la presenza e la diffusione di un termine, secondo un sistema per cui i neologismi che hanno fortuna e si diffondono a sufficienza vengono registrati.
Es. Tangentopoli, neologismo giornalistico che ha avuto una enorme fortuna agli inizi degli anni 90 è diventato un modello per indicare un sistema corretto come nel caso successivo di Calciopoli.
Varietà linguistiche
Varietà = insieme coerente di elementi (forme, strutture, ecc.) di una lingua che tendono a presentarsi in concomitanza con determinati caratteri extralinguistici e sociali. I diversi modi in cui una lingua può cambiare si misurano attraverso gli assi di variazione della lingua:
- Varietà diacronica = mutamenti linguistici al variare del tempo
- Varietà diatopica = mutamenti al variare dei luoghi geografici. Osservando questa variazione oggi possiamo notare come da un punto all’altro dell’Italia vi siano delle variazioni regionali o legate a specifiche aree
- Varietà diastratica = mutamenti che dipendono dalla collocazione sociale, culturale, economica e di alfabetizzazione del parlante
- Varietà diafasica = mutamenti al variare della situazione o contesto comunicativo, che in genere riguarda il tasso alto o basso di formalità
- Varietà diamesica = variare della lingua al variare del mezzo di comunicazione, un tempo solo scritto o parlato, l'avvento della tecnologia ha suggerito agli studiosi l'avvento di una nuova categoria che riguarda le varietà trasmesse, tanto scritte quanto parlate ma che non passano attraverso la carta ma attraverso radio, telefono, Internet, ecc.
Occasioni d'uso linguistico
Nella lingua vale ciò che per l’abbigliamento rappresenta il dress code, necessario sapere in quale occasione è necessario adottare un certo registro piuttosto che un altro in base a cosa è più opportuno o meno opportuno in base a scopo della comunicazione, al destinatario, ecc.
Es. È stato ripreso un vecchio intervento che rispondendo come costume dell’AdC di affidare le risposte ai suoi collaboratori ha detto in merito al fenomeno diatopico diffuso in buona parte sud uso transitivo di verbi intransitivi Coletti “Siedi il bambino, no fallo sedere”, intervento sostiene che in determinati casi è accettabile quest’uso in quanto in linguistica non esiste qualcosa di integralmente giusto sbagliato ma usi opportuni e non opportuni, usi più o meno accettati. MA una testata ha ripreso quest’intervento un anno dopo, estrapolando la parte permissiva della sua risposta e ha usato un titolo clickbait, che ha portato la smentita della AdC e interviste a Sabatini che ha ribadito come esistono verbi che si prestano di più a quest’uso poiché hanno una sorta di oggetto interno benché intransitivi come “scendere le scale” o “vivere la vita”, tuttavia scendere il cane non è consigliabile nell’uso poiché diafasicamente e diastraticamente collocate in un livello basso. Questo mostra come funzioni il dilagare delle fake news e come AdC che prima di internet era più o meno sconosciuta al grande pubblico quasi dopo 400 anni di attività ha acquisito visibilità e centralità data anche dallo spessore dei suoi comunicatori e della sua comunicazione efficiente e si colloca nell’immaginario comune come punto di riferimento linguistico. Senza tuttavia aver nessuno ruolo normativo, non stabilisce riforme ortografiche come i suoi corrispondenti tedeschi o francesi, non ha nessun potere, vive e gode soltanto della sua autorevolezza. Dà indicazioni, suggerimenti, chiarisce dubbi, permette di riflettere sulle dinamiche della lingua e sull’uso corretto di alcune costruzioni e espressioni.
Il caso "petaloso"
Il caso di "petaloso" rende palese come AdC non ha carattere normativo, ma ha permesso di comprendere come un aggettivo di fantasia costruito in modo corretto, nel momento in cui fosse usato da un grandissimo numero di persone avrebbe la chance di entrare nella lingua ed essere registrato sul dizionario.
Dizionari le parole
- Entrano, in quanto, una parola è studiata e analizzata nella sua presenza nel discorso pubblico e se permane per un certo numero di anni è registrata perché ha dimostrato di avere diffusione e tenuta nel tempo.
- Escono parole che non sono più utilizzate per una serie di ragioni, spesso perché si riferiscono a situazioni e contesti ormai passati come una figura professionale che scompare e con sé muore la parola (es. bambinaia).
(Sinonimi perfetti non esistono, scelte lessicali non sono mai neutre e hanno sempre una ricaduta di significato. Bambinaia non è la babysitter.)
Le prime definizioni date dai dizionari sono generiche e riguardano esclusivamente il testo scritto, in seguito indicano diverse accezioni con dei numerini.
Es. parola testo -> non c’è riferimento alla sua natura diamesica, non dicono se si parla di testo scritto o parlato ecc. considerano il testo come un’unità comunicativa, una qualsiasi produzione che comunichi un messaggio compiuto, completo, ordinato e variabile all’infinito.
Testo
Testo = un’unità comunicativa, una qualsiasi produzione che comunichi un messaggio compiuto, completo, ordinato e variabile all’infinito.
- Formato dell’unione di lessico, sintassi e impiego delle figure retoriche.
- Caratterizzato da un livello:
- Denotativo = espressioni sono usate nel loro significato letterale e scarsamente espressivo
- Connotativo = livello supplementare al primo, in cui le espressioni vengono invece utilizzate nel loro significato allusivo, compiendo uno scarto ulteriore rispetto all’impiego medio della lingua.
- Ciascun testo deve rispondere a condizioni di testualità, requisiti senza la quale non può essere davvero considerato un testo ovvero una comunicazione verbale efficace.
Condizioni di testualità
- Coerenza (livello significato e legami logici) = qualità che fa di una sequenza di parole un testo che funziona sotto tutti gli aspetti, ovvero la connessione dei contenuti sotto il profilo del senso, significato e della tenuta logica, garantendo continuità semantica fra i diversi blocchi di un testo. Testo può essere coeso ma non coerente.
- Es. Visto che diluvia esco senza ombrello.
- I rapporti fra frase e frase tuttavia possono non essere esplicitati dal punto di vista dei connettivi, ma essere implicitamente legati da connessione logica.
- Es. Piove. Prendo l’ombrello.
- MA il fatto di riservare alla semplice successione di frasi separate da una pausa forte i legamenti, il senso ecc. è una scelta con ricadute espressive che vanno valutate attentamente.
- La coerenza riguarda rapporto fra testo e realtà e può variare al variare della realtà che il testo rappresenta e con cui il testo ha a che fare.
- Es. in un racconto di fantascienza può avere senso dire “John attivò il terzo occhio”.
- Coesione (tenuta sintattico-grammaticale del testo) = qualità di un testo che ne indica la compiutezza e unità, grammaticale e semantica. Un testo è un’unità complessa, un insieme legato da corrispondenze e legami linguistici. A permettere unità ad un testo sono:
- I coesivi = elementi linguistici che legano un punto del testo con un altro, tramite il rinvio all’indietro a un elemento che precede o il rimando in avanti a un punto successivo.
- I connettivi = A differenza dei coesivi non rinviano ad altri punti del testo, ma mettono in relazione tra loro le frasi, in un periodo, o collegando le parti di un testo.
Coesivi
- Accordi morfologici (es. agg femminile con nome femminile o mantenere la stessa persona fra soggetto e verbo)
- Forme sostituenti forme che possiamo utilizzare per riferirci a soggetto di un tema (elemento di cui si sta parlando in un testo es. signora Maria) o uno dei suoi protagonisti.
- Pronomi lui
- Es. Mario è venuto da me, è un amico su cui contare
- Parole che sostituiscono il tema per sinonimia o equivalenza, ricorso a iponimi e iperonimi (sostantivi più generici o meno generici)
- Es. animale è iperonimo di felino, gatto è iponimo di felino
- Incapsulatore anaforico, ovvero usare un pronome o una parola generica che riprende quanto detto in precedenza gesto...
- Es. “L’uomo a mezzanotte ha ucciso il fratello, il movente del (gesto è incapsulatore della frase precedente). In questo caso gesto è un coesivo perché garantisce unità fra le 2 frasi.
- Ripetizioni es. “Mario va a casa, Mario è stanco”
- Ellissi del pronome, “Mario prese il treno, salì e incontrò l’amore”
- Pronomi lui
- Errori della coesione più evidenti: mancati accordi verbali, consecutio temporum, errori di reggenza (verbi intransitivi usati come transitivi)
Connettivi
Segnano il rapporto logico fra le diverse parti del testo fornendo la tenuta logico-narrativa del testo. Segnano i rapporti all’interno dei blocchi di testo garantendo passaggio fra uno e l’altro dal punto di vista semantico. Di questi fanno parte tutti gli indeclinabili (dunque, quindi, infatti, inoltre ecc.) che introducono una frase o che chiariscono i legami di significato fra le parti quindi (gli studenti erano molto attenti, avrebbero capito).
- Avverbi
- Locuzioni avverbiali
- Congiunzioni
- Si considerano connettivi anche subordinate come “per concludere” o incisi come “come detto in precedenza” ecc.
- I demarcativi di oralità che garantiscono la tenuta dello scambio in corso, detti anche segnali discorsivi come gli intercalare “Sai” “Capisci”, che mantengono attivo il dialogo, che ad oggi sono entrati nello scritto.
Altre condizioni di testualità
- Intenzionalità (atteggiamento di chi produce) = può essere parafrasato come "volontà di significazione" e si riflette nell’essere coesi e concisi nella stesura del testo per produrre un’opera ordinata e pulita divisa in paragrafi, con una buona scelta del font, una disposizione di spazi vuoti e pieni adeguata all’interno della pagina affinché non risulti respingente.
- Accettabilità (atteggiamento di chi riceve) = aspettativa del ricevente è avere un testo pulito e ordinato utile a recepire info e conoscenze che egli può mentalmente colmare con le proprie conoscenze.
- Es. su un report finanziario non va spiegato mentre su un manuale scolastico sì.
- Es. di accettabilità e intenzionalità è data dal TESTO n.2
- Informatività = presenza di informazioni al suo interno, fornire elementi nuovi o già noti, attesi o no, che riguardano il grado di probabilità di trovare nel testo determinati elementi, trovare elementi inattesi regala efficacia al testo
- Situazionalità = elemento che riguarda il testo in base al contesto comunicativo, riguarda quindi il contesto comunicativo in cui il testo è prodotto e rende significativo il testo per una data situazione significativa (es. non gettare rifiuti dal finestrino, ha senso su finestrino del treno)
- Intertestualità = insieme di rapporti che il testo necessariamente intrattiene
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