SOMMARIO
COME MUTA LA LINGUA ..................................................................................................................................................... 1
INTRODUZIONE AL CORSO .............................................................................................................................................. 1
IL TESTO .............................................................................................................................................................................. 4
TESTO GIORNALISTICO ........................................................................................................................................................ 7
I LANCI DI AGENZIA DI STAMPA .................................................................................................................................... 10
ARTICOLI EDITORIALI ........................................................................................................................................................ 10
ITALIANO DIGITATO .......................................................................................................................................................... 12
ITALIANO DIGITATO ...................................................................................................................................................... 13
PRESTITI LINGUISTICI .................................................................................................................................................... 14
TESTI IN RETE ................................................................................................................................................................ 15
ELEMENTI CHE POSSONO CONTRIBUIRE A RENDERE EFFICACE UN POST .................................................................... 16
Parole e rete ................................................................................................................................................................. 17
Mail ............................................................................................................................................................................... 19
TUTORATO ........................................................................................................................................................................ 20
IL TESTO GIORNALISTICO .............................................................................................................................................. 20
LINGUAGGIO SPECIALISTICO............................................................................................................................................. 20
COME MUTA LA LINGUA
INTRODUZIONE AL CORSO
Oggi siamo immersi in un paradigma digitale, questo coinvolge anche l’aspetto legato alla lingua. Cosa
comporta questo dominio tecnologico? Comporta una novità assoluta per la scrittura e per il nostro
rapporto con essa. Prima del boom economico e della rivoluzione digitale (prima degli anni 80-90), il
rapporto con la scrittura si limitava al percorso scolastico o, in alcuni casi, a quello professionale, quindi la
scrittura non era una pratica quotidiana. La rivoluzione arriva con l’arrivo dei mezzi tecnologici che
permettono ad oggi di scrivere qualunque cosa a chiunque e dovunque. Prima il rapporto con la scrittura
era meno spensierato, questo ha ricadute sul tipo di scrittura, il testo cambia, il modo di scrivere è diverso.
[ N.B. si ricordi sempre la distinzione tra la varietà scritta e parlata di una lingua.]
Quando nel 900 sono arrivati i nuovi mezzi (radio, televisione, computer, telefoni e poi la rete) ci si è resi
conto che la varietà scritta andava adattata alla varietà parlata -> italiano trasmesso scritto e italiano
trasmesso parlato. Processo di desacralizzazione della scrittura, il testo prodotto con i nuovi mezzi
tecnologici è molto meno stabile e definito rispetto ai mezzi tradizionali, prima il testo richiedeva un livello
di concentrazione molto più elevato.
Se per secoli l’italiano è stato quello della letteratura, ancora fino al pieno Novecento, ora la situazione è
molto diversa e sulla lingua agiscono con più forza i mass media, la pubblicità (e generi letterari minori:
letteratura di consumo, fumetti, cinema e serie tv, canzoni): probabilmente è da qui che provengono le
maggiori innovazioni, diventando i mass media “le nuovi fonti della norma linguistica”. Fino all’800, inizio
900 erano i testi letterari a dettare la norma, a fungere da modello; ora restano sì grammatiche e dizionari,
1
ma la “sensibilità normativa” viene principalmente determinata dalla scuola e dai mezzi di comunicazione
di massa).
Questo però fa anche sì che si creino più facilmente testi scorretti, e tra le altre cose questo comporta un
avvicinamento tra il parlato e lo scritto: il parlato invade lo scritto, i tratti tipici del parlato entrano nello
scritto (costruzione sintattica, composizione morfologica, scelta del lessico). Le modalità di scrittura veloce
e non controllata entrano nello scritto e si perde la consapevolezza della distinzione dei vari tipi di testo e
delle opportunità, si perde la consapevolezza delle diverse strategie comunicative che vanno usate nelle
diverse situazioni. Si può dire che cambi quindi la norma.
La norma è il sentimento della lingua che la maggioranza dei parlanti avverte come corretto, ovvero come i
parlanti considerano la lingua come corretta -> criteri di coerenza ed adeguatezza.
Oggi si tende ad essere più tolleranti riguardo a formulazioni non completamente corrette o adeguate, o
almeno nei contesti che non prevedono controlli forti e formali.
La lingua è un corpo vivente e muta nel tempo e ad oggi è un cambiamento molto rapido a cui tutti noi
partecipiamo inconsapevolmente.
È un movimento non abbastanza veloce da far sì che ce ne si accorga mentre avviene.
Ci sono neologismi che non durano nel tempo e quindi non entrano a far parte della lingua, mentre altri
vengono accettati dalla Crusca ed entrano a far parte della lingua (es. petaloso).
Un tempo il sentimento della norma, ciò che imponeva il modello, era la letteratura, nel corso del 900 la
situazione è molto cambiata e sulla lingua hanno iniziato ad agire i mass media, la società di consumo. La
scuola continua ad essere una fonte normativa. I dizionari non sono i creatori della lingua, sono i notai della
lingua.
Il parlato condiziona lo scritto soprattutto nello scritto digitale ("e-taliano": varietà a sé stante di italiano
scritto presente soprattutto sui canali di comunicazione elettronica, fortemente ibridata col parlato e dal
modo in cui nel parlato si imposta il test), il parlato agisce per lo più semplificando la sintassi. Parlato e
scritto si collocano lungo uno dei cosiddetti assi di variazione della lingua (vedi definizioni su Treccani), per
fotografare lo stato linguistico e per discutere le differenze nella lingua gli studiosi usano il concetto di assi
di variazione lungo cui si dispone la lingua e ci aiutano a capire come si differenzia -> asse diamesico, la
diamesia è il variare della lingua a variare del mezzo di comunicazione. L'asse diacronico è il variare della
lingua al variare del tempo. L'asse diatopico riguarda il variare della lingua al variare del luogo (varietà
regionali, rappresentazione sulla diatopia su kiro -> quello cerchiato sarebbe l'italiano corretto, l'italiano
standard).
La diastrattia rappresenta il livello culturale, asse diastrattico è il variare della lingua al variare del livello
culturale, dello strato sociale. 2
Si nota soprattutto che al centro dello schema del 2010 (elaborato da Giuseppe Antonelli) troviamo, come
modello esemplare di italiano neostandard il testo giornalistico. Cioè oggi un buon modello di testo scritto,
ben scritto ed efficace, si può trovare sui giornali. E inoltre l’italiano standard non è più rappresentazione
dai testi letterari, ma dall’italiano insegnato a scuola.
Poi: tra le varietà scritte più formali (lungo l’asse diagonale della diafasia), l’italiano aziendale ha sostituito
l’italiano burocratico.
La più grande novità riguarda però l’italiano digitato (l’e-taliano), collocato in posizione isolata, come
varietà parlata trascurata. Alla fine del manuale di Antonelli del 2016, a seguito di nuove riflessioni
dell’autore, troverete che l’italiano digitato si trova nel quadrante in basso a sinistra, dunque come varietà
più propriamente scritta, ma sempre generalmente poco controllata.
Nell’uso (scritto e parlato) della lingua vale ciò che per l’abbigliamento è il dress code: cioè le occasioni
d’uso. Non esiste tanto il giusto e lo sbagliato, ma l’opportuno o meno: ciò che è meglio fare in una data
occasione (e in base al destinatario, allo scopo del testo, ecc.). 3
IL TESTO
Il textus del testo, testo dall'etimologia "tessuto", qualcosa che si intreccia.
Possiamo considerare testo una qualunque produzione che comunichi un messaggio compiuto, quindi non
solo la dimensione prettamente verbale (scritta o orale) ma anche simboli, suoni, figure ecc. (es. linguaggio
dei segni).
Il testo scritto può essere accompagnato da altri elementi, lo vediamo per esempio nella messagistica e in
generale nei testi digitali -> questo rende più complessa la valutazione globale di un testo, vanno
considerati anche tutti gli elementi che stanno attorno al testo scritto.
[N.B distinzione tra paragrafo e capoverso: il capoverso è quella porzione di testo compresa tra due "a
capo", mentre il paragrafo è un blocco di testo più articolato che può contenere più capoversi.]
Perché un testo sia efficace deve soddisfare una serie di requisiti, detti anche condizioni di testualità
(riguardano tutti i tipi di testi):
1. *Coerenza: l'insieme degli elementi del testo devono essere amalgamati, il significato dei concetti
del testo devono essere coerenti fra loro, devono avere un senso, una continuità, riguarda la
dimensione semantica, è la connessione tra i contenuti del testo.
2. *Coesione: l'insieme degli elementi del testo devono essere ben collegati, coesi tra loro, riguarda la
dimensione grammaticale, la struttura grammaticale degli elementi del testo e dei mezzi coesivi
che li legano gli uni agli altri (accordi morfologici, avverbi, congiunzioni, forme sostituenti come
pronomi, perifrasi, incapsulatori anaforici, sinonimi ecc.) e dei mezzi connettivi demarcativi che
segnano i rapporti all'interno dei blocchi di testo, che legano i diversi paragrafi e capoversi
(congiunzioni che indicano coordinazione e subordinazione, avverbi e locuzioni che chiariscono i
legami tra le parti, segnali discorsivi tipici del parlato).
3. Intenzionalità ed accettabilità: riguardano l'atteggiamento di chi produce e di chi riceve il testo, che
devono cooperare affinché la comunicazione vada a buon fine, il produttore deve creare un testo 4
coeso e coerente, chiaro e ordinato, considerando anche gli elementi extra testuali (scelta del
carattere, divisione in paragrafi ecc.), e il ricevente si aspetta quindi un testo con queste condizioni.
4. Informatività: riguarda la compresenza e la distribuzione di informazioni nuove o già note, attese o
inattese.
5. Situazionalità: riguarda il testo in base al contesto comunicativo in cui è prodotto, le circostanze
linguistiche ed extralinguistiche (sociali) in cui è prodotto.
6. Intertestualità: insieme dei rapporti che un testo necessariamente intrattiene con altri testi, non c'è
nessun testo che viva in una bolla totalmente autonoma rispetto alla produzione testuale che ci sta
intorno, ogni testo ne presuppone altri.
Oltre a questi requisiti esistono poi i principi regolativi di un testo:
1. Efficienza: grado di impegno che un testo richiede per essere prodotto e correttamente inteso
2. Efficacia: grado di utilità del contenuto del testo, cosa mi lascia di utile un testo?
3. Appropriatezza: necessità di adottare un linguaggio appropriato in base alla funzione, alla natura
del mezzo e al rapporto tra emittente e destinatario.
Oltre al testo, si parla di ipertesto: un testo non lineare che contiene collegamenti ad altri testi, è la
condizione per eccellenza con cui si viene a contatto navigando online, ma non solo online, è il linguaggio
scritto ad essere di per sé non lineare (es. note a piè di pagina, le note fuori dal testo).
Pronominalizzazione -> sostituire il nome di una persona o di un oggetto con un pronome.
Anticipo -> costruzione che merca la sintassi, quando un pronome anticipa una cosa che non è ancora stata
detta (pronome cataforico)
Diversi tipi di testo, divisi in base a caratteristiche e funzioni. Un primo livello di classificazione si basa sul
riconoscimento dei vari macro-atti linguistici: atto del narrare, del descrivere, dell'argomentare,
dell'informare o esporre, del prescrivere o ordinare (testo narrativo, descrittivo, informativo,
argomentativo, regolativo o prescrittivo). Un'altra distinzione si basa su modelli definiti che riguardano
l'organizzazione del testo, che impongono un'organizzazione testuale. Un terzo livello di classificazione
riguarda il tema trattato, divide i testi in base al contenuto (testo scientifico, poetico, giuridico…).
Un'altra classificazione si basa sulla capacità di elaborazione dell'esperienza testuale (espressione,
rappresentazione, riflessione, immaginazione, regolazione interpersonale). Un'altra si basa sul vincolo
interpretativo del testo, il grado di vincolo determina tre variazioni (testi molto, mediamente o poco
vincolanti).
Non ci sono però testi reali che sono totalmente di un solo tipo o di un altro, si parla di dominanza, ogni
testo è prevalentemente di un tipo ma contiene sempre caratteristiche di altri tipi (testi misti). I tipi di testo
sono categorie astratte, mentre il genere è determinato dal tipo stesso. Le varie caratteristiche delle
classificazioni mutano col tempo insieme alla lingua (es. un testo scientifico nel passato poteva avere la
forma di un dialogo o di una lettera, mentre oggi ha la forma di un saggio). L'appartenenza di un testo ad un
tipo o ad un altro dipende da fattori extralinguistici.
Primo livello di classificazione: 5
• Testo narrativo: narra e racconta dei fatti, ha per protagonisti una o più persone, è il tipo che ha
meno vincoli in assoluto perché noi quando raccontiamo possiamo scegliere l'ordine con cui
raccontiamo fatti, si ha libertà di scelta della prospettiva del narratore e nelle scelte stilistico-
espressive.
• Teso informativo: esplica qualcosa, fornisce delle informazioni
• Testo descrittivo: rappresenta un oggetto o una persona e si trova spesso a servizio di altre funzioni
• Testo argomentativo: sostiene una tesi, definito anche come testo persuasivo
• Testo regolativo: prescrive qualcosa, regola il comportamento, deve essere esatto e univoco,
altrimenti viene meno il suo scopo.
-> analisi del testo narrativo preso da I promessi sposi: ricco di verbi che raccontano qualcosa che sta
succedendo, uso predominante dell'imperfetto indicativo che, solitamente, nei racconti rimane più di
sfondo, si usa per le azioni che fanno da sfondo a quelle principali o indica ripetitività, in questo testo
l'azione principale è affidata invece all'imperfetto in questo testo, che indica la ripetitività delle azioni
narrate, l'abitudine. Verso la metà del testo ci sono due righe in cui c'è un accumulo di verbi al perfetto, che
danno al testo un ritmo serrato.
Nella scrittura di un testo la scelta dei verbi è fondamentale, ci sono due tipi di verbi: i verbi narrativi
(imperfetto, trapassato prossimo e passato remoto) e i verbi commentativi (presente, passato prossimo e
futuro). La narrazione più usuale attesa è quella id rispettare l'ordine temporale, l'ordine cronologico, ma al
di là dell'ordine cronologico si possono trovare le anacronie: rotture, inversioni dell'ordine cronologico dei
fatti raccontati -> la prolessi (raccontare prima quello che succede dopo, effetto di sorpresa e aspettative) e
la analessi (o flashback, raccontare dopo quello che è successo prima). Questa scelta e quella del narratore
(esterno, interno) cambiano la struttura del testo.
Un esempio di quello che può accadere al testo quando si cambiano uno o più di questi elementi viene da
Esercizi di stile di Raymond Queneau (riscrive 99 volte lo stesso testo intitolato Annotazioni, traduzione di
Umberto Eco)-> in base al narratore cambia tutta la struttura del testo, anche l'ordine degli eventi non è
lineare.
La coesione viene garantita anche dalla punteggiatura e dall'uso dei capoversi: è fondamentale per tenere
insieme un testo. Uso frequente del punto fermo per spezzare periodi in piccole frasi. Dall'altra parte la
virgola isola periodi, indica delle pause e ha a che fare con l'intonazione e con la lettura che lo scrittore
vuole dare alla sua narrazione (esempio su kiro). Il punto esclamativo indica una sottolineatura emotiva. I
tre puntini indicano suspense. Il capoverso agevola la lettura e alleggerisce la pagina.
->analisi del testo descrittivo preso dalla descrizione della Monaca di Monza di Manzoni: l'autore fa una
descrizione iconica, ne disegna un ritratto, la descrizione di un personaggio può venire o prima della sua
apparizione oppure a posteriori, Manzoni la fa a priori, la descrizione può essere fatta in molti modi, in base
a indicatori spaziali, cioè i deittici, che legano testo e contesto e le varie parti
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Appunti completi di Modelli e tecniche di scrittura
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