Corso storia sociale della comunicazione M/Z
Testi di riferimento
Informazione in guerra nel XX e XXI secolo (Valeria Galimi)
Modulo A
- O. Bergamini, Specchi di guerra. Giornalismo e conflitti armati da Napoleone a oggi, Laterza, 2009
- J. Black, Le guerre nel mondo contemporaneo, il Mulino, 2006
- Il giornalismo d’inchiesta fra Otto e Novecento (Francesca Tacchi)
Modulo B
- Giovanni Gozzini, Storia del giornalismo, B. Mondadori, 2000
- Professore reporter, il giornalismo d’inchiesta nell’Italia del dopoguerra, a cura di F. M. Battaglie e B. Benvenuto, Rizzoli 2008 (selezione di articoli)
Avere sempre un manuale di storia, conoscere gli eventi storici trattati. Senno' l’esame non lo passi
Esame
Esame in forma scritta, 4 domande corrispondenti ai 4 testi. (es. rapporto tra giornalismo e guerra), Domande aperte in cui devi ragionare.
Intervista a una giornalista di guerra
Barbara Schiavulli: lavoro che sta diventando sempre più difficile, è appena tornata dal Iban, unica giornalista italiana trovata al centro di una vera crisi internazionale, parla dell’Afganistan, entrare nella quotidianità della gente, “Fare questo mestiere è un privilegio perché entro in contatto con le persone, con le storie” raccontare la forza delle donne, parla del Venezuela sull’orlo della guerra civile.
Reporter di guerra: mestiere in estinzione. “Io mi trovavo al posto sbagliato al momento sbagliato, ma è lì che deve stare il giornalista di guerra”, il giornalista di guerra è presente sul fronte di guerra, non sta in redazione. Interessata a come questo conflitto ha un impatto sui civili, in che modo le guerre vedono sempre più il coinvolgimento delle popolazioni civili.
Comprendere come le guerre abbiano impatto sulle società, aspetto messo in luce: ancora oggi ci sono guerre che non vengono raccontate abbastanza. Punto dove c’è un conflitto c’è la politica, e dove c’è la politica c’è un interesse: capire il contesto. Mestiere che comporta molti rischi, lei racconta come non fa due volte la stessa strada, e visto che è piccolina riesce a non dare nell’occhio.
Cosa vuol dire oggi fare il reporter di guerra, quanto spazio oggi viene dato ai reporter di guerra. Provare a osservare l’informazione, osserva quanto spazio è riservato ai conflitti contemporanei, vedere telegiornali di più canali non sono RAI, e vedere come i vari media trattano questi temi.
Il giornalismo da televisione si focalizza su pochi argomenti alla volta e questi vengono sfruttati e trattati fino all'esasperazione togliendo spazio a molti accadimenti che così rimangono fuori dall'informazione "per la massa".
Ritengo che la diminuzione dei reporter di guerra sia correlata anche a una visione che alcuni politici di oggi trasmettono alla popolazione. Solitamente cercando di instaurare un'avversione verso chi è diverso da noi. I reporter di guerra entrano in conflitto con questi intenti raccontando la guerra negli altri paesi e il motivo per cui molte persone fuggono dal luogo in cui vivono. Vogliono farci percepire il nostro paese come in crisi e che non può permettersi di accogliere persone che provengono da paesi maggiormente in difficoltà.
Francesca Manocchi
Le origini del giornalismo di guerra
- La narrazione dei conflitti c’è dall’età antica (letteratura greca e italiana)
- Quello che cambia è l’idea del giornalismo, il giornalismo nasce in un’epoca moderna, la narrazione degli eventi bellici la abbiamo già nel Cinque-Seicento ma qualcosa cambia, e profondamente, quando nasce il giornalismo come lo intendiamo modernamente. (Epoca moderna: quando si sono formati gli elementi che delineano la nostra contemporaneità, fine '700 con la Rivoluzione francese, rivoluzione industriale, contesto '800-'900)
Le trasformazioni del giornalismo di guerra (approccio storico)
I cambiamenti da seguire sono: come evolve la stampa e come evolvono i media, come cambia il modo di fare la guerra e il ruolo della guerra nello spazio pubblico, nella politica ecc. (J. Black), come cambia il modo di raccontare la guerra e come cambia l’opinione pubblica e il rapporto tra società e conflitti (la conseguenza che la guerra ha sulla società e risposta della società alla guerra).
Avvento del giornalismo
Definizione Bergamini: Giornalismo, cioè, inteso nel suo senso moderno, come raccolta e diffusione di notizie effettuata in modo obiettivo, imparziale, (non vuol dire che non si capisca la propria opinione, ma riporta tutte le fonti in maniera plurale, un giornalista le riporta tutte) con piena onestà intellettuale da parte di professionisti dell’informazione che si collocano in posizione terza rispetto alle parti in causa, fatto di servizi elaborati in base a una pluralità di fonti affidabili (a partire dai giornalisti stessi, nella misura in cui riescono a essere testimoni diretti degli eventi), nell’interesse di un pubblico di cittadini ai quali si sentono vincolati da un rapporto fiduciario.
L’elemento di novità fondamentale nell’avvento del giornalismo moderno è la presenza del pubblico, dell’opinione pubblica, la quale ha un rapporto fiduciario nei confronti del giornalista. Il pubblico crede imparziali e obiettivi le notizie del giornalista.
Il giornalismo si è sviluppato in età moderna, in un preciso contesto sociale, economico, politico e culturale. Elemento da non sottovalutare: autorità politiche e militari che controllano l’informazione, perché l’informazione diventa un elemento essa stessa per fare politica.
Napoleone e la guerra
Partiamo con Napoleone perché la prima ondata di informazione di guerra in Europa avvenne durante l’età napoleonica. Napoleone fu un genio militare, Napoleone utilizzò la guerra come gesto per fare politica. Modalità di combattimento si trovano in una modalità di passaggio, fra le guerre del Settecento (guerra per affermazione del potere dinastico) e nuove guerre industriali di massa dell’Ottocento-Novecento. Siamo in un’epoca dove c’è una permanenza di elementi tradizionali ovvero il fatto che la guerra napoleonica avviene tra entità consistente ma non di massa, decine di migliaia di uomini.
A Waterloo Napoleone aveva 72.000 uomini (le guerre novecentesche ne contano milioni). La guerra al tempo di Napoleone si articolava in campagne: armata percorreva svariati chilometri, combattendo scontri di varia entità, si concludeva con la battaglia climax. Uso della baionetta, cannoni a mitraglia. Anche guerra navale. Video guardato Battaglia di Austerlitz 1805, essa rappresenta il più grande successo raggiunto da Napoleone nella sua carriera militare.
Lo sviluppo della stampa dopo la Rivoluzione francese
La Rivoluzione francese favorì lo sviluppo e la diffusione della stampa periodica in tutta Europa, che inizialmente circola nelle classi più abbienti e successivamente anche nella classe borghese. Il numero delle riviste e dei giornali aumentò, “Times” di Londra vendeva nel 1815 tra le 4.000 e 7.000 copie. Giornali ancora espressione di battaglie di idee politiche, scrivevano spesso militari stessi. Stampa non ancora libera, ma controllata dai governi.
Guerra vista come istituzione positiva
Uno dei maggiori giornalisti di guerra è stato Napoleone stesso, mostrò fin dall’inizio una straordinaria sensibilità per la comunicazione pubblica e una chiara percezione della rilevanza della stampa nella costituzione del consenso. Sottolineava i suoi successi.
Successo giornalistico di Napoleone si radicava nella realtà dei suoi successi militari. Un’informazione di guerra distorta può sviare l’opinione pubblica, influenzare gli equilibri legati al conflitto, ma non può mai farlo del tutto o per un periodo indefinito, non può annullare la materialità di una sconfitta. Anche in Gran Bretagna (avversaria contro la Russia) resoconti di guerra caratterizzati da spiccata tendenziosità politica, di matrice opposta, nazionalistica e conservatrice. Resoconti provennero soprattutto dagli altri gradi di esercito e marina, sia nella forma di lettere o trascrizione di dispacci ufficiali.
Waterloo 1815
Times 1815: questo è il grande e glorioso risultato di quelle magistrali manovre per cui l’Eroe della Britannia affrontò e neutralizzò l’audace tentativo del capo ribelle… si descrive la sconfitta di Napoleone con un linguaggio epico che non presenta le caratteristiche del giornalismo di guerra.
Informazione di guerra e potere
War reporting: idea della battaglia di tipo napoleonico come evento cruciale sarebbe rimasta un topos fisso del giornalismo di guerra anche molto tempo dopo l'evoluzione della tecnologia bellica aveva diminuito l’importanza delle singole battaglie a favore di altri aspetti. Emerge il problema fra informazione di guerra e potere: gioco di controlli, pressioni, condizionamenti, censure, manipolazioni verso i quali i reporter avrebbero a loro volta tenuto atteggiamenti oscillanti tra collaborazione e ribellione.
William H. Russell
Giornalista irlandese che viene ingaggiato dal Times di Londra, egli si distinse nella copertura dei lavori del Parlamento, dimostrando solidarietà e indipendenza del giudizio. Nel 1854 il direttore del Times lo convocò per comunicargli di aver ottenuto l’autorizzazione ad inviare un giornalista al seguito del corpo di spedizione inglese in partenza per la guerra di Crimea, contro la Russia. Era un viaggio che doveva durare un paio di mesi, finì per durare due anni, e per cambiare il volto del giornalismo di guerra.
Nell’ottobre del 1854 descrisse la rovinosa carica della cavalleria leggera a Balaklava e le difficili condizioni dei soldati inglesi al fronte: queste sono verità difficili, però il popolo inglese deve ascoltarle. Deve sapere che il mendico che si trascina sotto la pioggia nelle strade di Londra vive una vita da principe, in confronto con quella vissuta dai soldati che combattono per il loro paese.
Russell trasse il meglio da questa situazione nuova, non ebbe grande aiuto dai militari inglesi, al contrario i suoi articoli gli alienarono le simpatie degli ufficiali e si trovò di fronte a continui tentativi di scoraggiarlo e allontanarlo. Doveva procurarsi a sé cibo e alloggio, trovata smontata e gettata da una parte la tenda in cui dormiva. I comandi militari vista la situazione nuova, non avevano previsto di controllare e filtrare l’informazione. Grazie alla sua ostinazione, svolse il suo compito con successo.
Russell brillò soprattutto per la sua integrità e indipendenza. Prima i fatti, poi il patriottismo. Informazione che aspirava a essere fattuale e obiettiva, anche se scomoda. Denunciò le carenze amministrative e errori di comando di una spedizione guidata da generali anziani e ufficiali-baronetti che arrivavano con servitori, scorte di vettovaglie.
Un esempio di articolo di Russell
[Inserire articolo di Russell]
Il merito
Il suo merito maggiore sta nel fatto che, per la prima volta in modo così netto e in circostanze così drammatiche, egli raccontò gli eventi bellici da giornalista prima che da cittadino di un paese che era “parte in causa” nella guerra e antepose la verità dei fatti al patriottismo. Continuò a dire le cose come stavano anche quando divenne oggetto di feroci attacchi da parte dell’establishment militare e politico. Lo si considera il primo giornalista di guerra.
I primi fotoreporter di guerra
Contestualmente nasce l’idea del fotoreporter. Le fotografie vanno a arricchire lo sguardo del giornalismo. Es: Roger Fenton, la valle dell’ombra della morte. Nel 1855 il governo di Londra inviò in Crimea il fotografo ufficiale Roger Fenton, con il compito preciso di fornire un’immagine opposta della guerra e delle condizioni del corpo di spedizione inglese. Fenton non tradì le aspettative, spedì in patria una serie di fotografie, ampiamente pubblicate in cui i soldati inglesi apparivano ben vestiti ed equipaggiati, efficienti, feriti ben curati, non fotografò morti, feriti, disordine del campo di battaglia. 360 foto in un carro armato.
Karl Baptist von Szathmari: la nascita del giornalismo nasce con la nascita dei conflitti? No, i conflitti sono fenomeni di lunga durata, ci sono dall’età antica, piuttosto dire che, a un certo punto nella storia (nell’età contemporanea), si è avvertita la necessità di narrare effettivamente cosa succedeva nel terreno bellico.
Terza lezione: Guerre industriali e guerre coloniali a cavallo del XX secolo
La prima rivoluzione industriale avviene nel '700, si ha un profondo stravolgimento dell’assetto precedente in Gran Bretagna, che si trova questo sviluppo considerevole per quanto riguarda il settore tessile. Ci sono varie innovazioni che vanno a favorire il lavoro meccanizzato, si utilizzano queste nuove scoperte per accelerare e organizzare in modo diverso il lavoro nel settore tessile, si ha la prima forma di lavoro in fabbrica, fordismo e taylorismo.
A partire dagli anni '70 dell’800 avviene la Seconda Rivoluzione Industriale, la quale va a definire il sistema economico europeo occidentale, il quale si industrializza in modo massiccio e vede come protagonista non più la Gran Bretagna ma altre potenze europee che vivono una forte accelerazione nel settore industriale, che produce non solo manifatture tessili ma prodotti come acciaio (industria pesante). C’è un forte sviluppo dei trasporti, grossi fenomeni di urbanizzazione, si aprono nuove questioni sociali.
Cambiò anche il settore dell’informazione, grazie al diffondersi delle innovazioni tecnologiche. La più importante fu la rotativa: una nuova macchina a stampa, con questa le tirature dei giornali giunsero a centinaia di migliaia di copie. Allo stesso modo utilizzando una carta meno pregiata e più economica e la composizione a caldo (linotype), si aprì così la strada alla stampa di massa: nacque una nuova generazione di quotidiani a basso costo, tirature di centinaia di migliaia, fino a un milione di copie.
Questi giornali erano destinati alle classi medie o medio-basse e alle classi popolari. Giornali ricchi di illustrazioni, immagini. Affermarsi delle società liberali, parlamenti, partiti ecc., perché a un certo punto si sente di volere delle forme di rappresentanza, questa è una questione di attualità, pensiamo al movimento dei 5 stelle che fanno democrazia diretta, è molto importante rendersi conto che quello che viviamo oggi è frutto di un processo, in conseguenza di avvenimenti passati. A fine '800 ci sono i primi partiti di massa, in questo contesto nasce l’opinione pubblica, c’è l’interesse.
Quarta lezione
Nonostante la diffusione dell’alfabetizzazione, il contesto economico meno sviluppato di quello che è oggi, le tirature erano molto auliche. Noi oggi abbiamo una crisi della stampa, del giornale stampato e ciò lo vediamo nelle loro tirature. Dati quotidiani DMS luglio 2020: Lettori popolazione maschile più anziana che compra ancora il giornale, come si vede dalla tiratura dei giornali cartacei di sport.
Ieri abbiamo visto in che modo con la fine dell’800 avvengono delle trasformazioni sui tre piani: trasformazione società europee. L’idea di società entra in crisi con la Prima guerra mondiale che sconvolge tutto. Si afferma il giornalismo, non solo destinati a fasce ristrette della comunicazione ma rivolto ai ceti popolari e alla media borghesia, si forma quindi l’idea di opinione pubblica. Si comincia a formare un’idea di giornalismo di guerra, si cerca la notizia in posti lontani.
Giornalista Luigi Barzini. La Prima guerra mondiale cambia completamente il rapporto con il giornalismo di guerra. L’informazione in guerra non è un’informazione libera.
Data sbagliata 28 ottobre 1917. Questo articolo riferisce la sconfitta di Caporetto, una delle sconfitte più clamorose dell’esercito italiano. Contro l’esercito austriaco l’esercito italiano viene annientato. Dimostra due cose questo articolo: paragrafo che racconta un momento di difficoltà ma non viene dato nessun dettaglio, non si dice cosa è successo. Notizia completamente vaga. Seno paragrafo con tono patriottico, è un appello patriottico agli italiani che devono sostenere la guerra, non perdersi d’animo. Giornali spesso megafoni di propaganda patriottica, mobilitazione del “fronte
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