Storia economica lezione 1 e 2
Perché la storia economica, perché viene insegnata? Di cosa tratta?
La storia economica è sicuramente una storia, una disciplina scientifica di colore e di genere umanistico che sta all'interno di quelle che in ambito storico sono descritte come discipline speciali o particolari. C'è una contrapposizione tra quella che è la storia generale e speciale. La prima è una disciplina scientifica che studia il percorso dell’uomo nel suo complesso, in tutte le sue sfaccettature (sociali, economiche, ambientali ecc.). La storia universale comprende tutto il mondo che noi conosciamo.
La storia particolare fa riferimento a un settore geografico ben delimitato. Ad esempio, storia generale dell'Europa. Le storie speciali e particolari sono storie che hanno un ambito di studio particolare. L’attore dello studio è sempre l’uomo ma visto sotto un certo aspetto particolare. Ci sono molte storie particolari: la storia sociale, la storia della cultura, della religione oppure dell’arte. La storia economica è quindi una storia particolare. È una storia che porta con sé l’aggettivo economica. È molto diversa dalla storia politico-istituzionale.
Cercheremo di ripercorre quelli che sono stati i passaggi dei processi economici nella storia. Vedremo l’uomo in chiave storica non parlando di avvenimenti e fatti economici ma di processi economici. Studieremo dei periodi piuttosto ampi racchiusi in diversi secoli cercando di evidenziare le caratteristiche dei sistemi economici all’interno di questo periodo. Normalmente si studiano i fatti, gli avvenimenti, ma non qui. Nella storia economica si studiano dei processi. Quando avviene un cambiamento di tipo economico non è mai un cambiamento di tipo repentino.
Per esempio, come facciamo a datare l’invenzione dell’aratro triangolare o del mulino a vento? Non siamo in grado di collocarli con precisione all’interno di una linea temporale. Per questo parliamo di processi. Nell'arco di tot tempo è avvenuta una trasformazione economica ma non possiamo collocarla in una linea del tempo in modo preciso. Gli avvenimenti economici, quindi, non sono databili. Questo tipo di disciplina è abbastanza giovane. La prima cattedra di storia economica si è avuta nel 1894 ad Harvard con Ashley. Qualche decennio prima si era avuta in Germania con altri studiosi di economia politica l'introduzione di questo campo particolare di studio della storia.
In Italia viene insegnata a partire dagli anni 50. È stata in voga soprattutto tra gli anni sessanta e settanta. Attualmente è presente in quasi tutti i corsi universitari di economia. È una disciplina importante perché non dà tante indicazioni su quello che dovremmo fare ma ci restituisce cosa siamo stati e perché siamo a questo punto.
Lo storico economico e l’economista
Si occupa di processi economici, ma che differenza c'è con l’economia? Tra lo storico economico e l’economista? Quando fu inizialmente insegnata i prof erano economisti politici. Non erano professori umanistici. Ci sono una serie di aspetti comuni e delle profonde differenze. Sia lo storico economico che l’economista si occupano di processi. I punti di vista sono diversi. Lo storico si occupa dei processi economici del passato. L’economista si occupa del presente cercando di fare delle proiezioni e delle leggi che siano valide per il futuro. Studia la realtà, studia variabili quantitative e trova modelli, leggi e sistemi che permettano di risolvere problemi.
Lo storico studia il passato, studia sempre i processi economici ma studia un qualcosa che è già concluso, cercando di riportare tutti gli elementi che hanno portato a quella situazione. Con la volontà di riportarlo e di descriverlo senza descrivere o creare modelli validi per il futuro. Narra una situazione le cui variabili si sono tutte manifestate.
Per esempio, la crisi di Wall Street lo storico economico la studia, avendo tutto il pacchetto a disposizione. Tutti i fattori quantitativi e qualitativi. Può capire le cause che hanno influito sulla crisi e le variabili di ordine qualitativo che hanno determinato quella situazione lì. Lo storico potrà mettere tutto insieme nello studio. L’economista di oggi invece a cui viene chiesto di fare un modello per uscire dalla crisi del 2008, lui con tutta una serie di dati mette insieme variabili di tipo quantitativo e cerca di fornire delle soluzioni.
Lo storico economico del 2060 che si vuole occupare dell’epidemia di coronavirus avrà a sua disposizione tutti i dati quantitativi e qualitativi. Avrà tutti gli strumenti per comprendere ciò che è accaduto. Historia magistra vitae significa che la storia ci insegna come siamo fatti e perché siamo fatti in un certo modo. Non ci dà gli strumenti per evitare lo stesso tipo di pericolo nel futuro. La storia insegna perché ci dice come e perché siamo in un certo modo e non per evitare di commettere degli errori futuri.
L’economista studia il presente, elabora piani e progetti per il futuro. Si può definire storico economico se studia un passato relativamente vicino ai nostri giorni? Se effettivamente si tratta di storico economico non guarda al passato prossimo (fino a qualche decennio). Lo storico economico deve studiare un passato piuttosto lontano per essere obiettivo e scientifico. Sono due figure diverse perché studiano con grado differente di numerosità di variabili, hanno obiettivi diversi ma possono utilizzare gli stessi strumenti. Queste differenze tra lo storico e l’economista vanno tenute ben presenti per tutto il percorso di studio. Perché gli strumenti che utilizzano possono essere gli stessi ovvero le fonti e i documenti che possono avere sì la stessa natura però vanno interpretati in maniera diversa a seconda che l’atteggiamento sia quello dello storico che non si preoccupa del futuro o quello dell’economista che invece cerca di formulare dei piani utili per il futuro.
Storia economica lezione 3
I tre periodi storici, fonti dirette ed indirette
Storia che è economica, ovvero che ha un oggetto di ricerca preciso. Studia i processi e non i fatti e gli avvenimenti. Non fa riferimento a una data ben precisa ma a un arco temporale più vasto. È una storia particolare, economica.
I tre sistemi economici
Il fatto che la storia economia abbia come oggetto dei processi, ha come risultato il fatto che nel momento in cui si delineano i sistemi economici nell’arco cronologico tra la crisi dell’economia romana ai giorni nostri, ci rendiamo conto che la storia economica tratta di argomenti molto ampi compresi nell’arco di diversi secoli. Dal punto di vista di grandi temi che vengono trattati vediamo che nella periodizzazione non abbiamo tante età storiche. Abbiamo tre grandi fasi: il sistema economico antico, il sistema economico curtense ed il sistema economico moderno. C’è chi azzarda a considerare un sistema economico post capitalistico.
Questi tre processi si intersecano tra di loro e prevedono durante il loro cambiamento one in cui gli elementi e le caratteristiche di essi si intersecano. Questo perché le caratteristiche di un dato sistema economico sono ben precise ma a volte meno. Nel nostro corso faremo riferimento al continente europeo. In alcune fasi le caratteristiche di un sistema economico si manifestano in contemporanea con le caratteristiche del sistema economico precedente.
Questi secoli a cosa fanno riferimento? Il sistema economico antico o romano comincia a sfumare le proprie caratteristiche a partire dal II-III secolo d.C. La data con la quale termina l'impero romano è il 476 d.C. ma il suo sistema economico aveva già iniziato a scricchiolare. Dal V-VIII secolo dopo cristo il sistema economico romano non esiste più. Perché? Il quinto secolo è il secolo delle invasioni barbariche, l’ottavo secolo è quello dell’invasioni arabe nel Mar Mediterraneo. Abbiamo la mescolanza di varie realtà. Già all’undicesimo secolo inizia a cedere a favore del nuovo sistema economico. Questo è il secolo dei comuni, dell’urbanizzazione. Fino alla metà del 1700 dove prende avvio in Inghilterra a rivoluzione industriale.
Ciascuna età non ha contatti con l'età precedente, si possono vedere come compartimenti stagni. Ci occuperemo di una storia che parla di processi molti ampi che coinvolgono molti secoli, fluidi ed interconnessi con diversi sistemi economici.
Le fonti
Su che tipo di materiali ci basiamo per effettuare i nostri studi di storia? Lo storico economico utilizza degli strumenti tipici dell’economista. Quali sono le fonti da cui si abbevererà lo storico? Sono le più diverse. Fonti dirette e indirette. Le prime sono in prevalenza documenti scritti prodotti da operatori economici pubblici e privati. Le fonti indirette che non sono specifiche della storia economica ma magari di altre discipline che fanno riferimento ad altri ambiti di studio. Le fonti indirette sono moltissime.
Vediamo quelle più rilevanti. Le fonti di tipo artistico: pitture, sculture, oreficeria e opere architettoniche. Tutte queste opere sono prodotte in determinati periodi caratterizzati da determinati elementi sociali politici ma anche economici. Lo storico economico quindi cerca di addentrarsi attraverso queste opere, nella realtà economica e sociale in cui l’opera fu prodotta.
Prof spiega attraverso l’affresco dell’inferno che si trova all’interno della chiesa di San Gimignano la figura dell’usuraio. A quel tempo il prestito doveva essere elargito senza interessi. Al momento del rimborso l’usuraio poteva ricevere solo il capitale. Se veniva richiesto l’interesse egli veniva emarginato dalla società cristiana. Questo significava essere messo ai margini della società civile e l’attività economica dell’usuraio sarebbe stata gravemente pregiudicata. L’usuraio viene cagato in bocca dal diavolo nell’affresco poc’anzi citato. È una figura ai margini della società.
Può sovvenire un altro tipo di fonte indiretta: la fonte letteraria, la poesia, la cronaca e i romanzi. Fonti utili dove si possono rintracciare alcuni aspetti economici. Rientrano nelle fonti indirette una serie di fonti come quelli notarili, giudiziarie, ufficiali (comune, ducati, granducati). Importanti anche le fonti archeologiche che possono aiutare se si studiano epoche molte lontane. Ci sono, quindi, infinite fonti indirette. Incrociando le fonti indirette con quelle dirette si riescono a dare risposte più esaurienti per la nostra ricerca. Per sistema economico si intende un insieme di processi che hanno caratterizzato un periodo dal punto di vista economico. La parola evento fa riferimento ad una data puntuale.
Storia economica lezione 4
Abbiamo parlato delle fonti di cui si abbevererà lo storico economico. La storia economica è la narrazione di fatti avvenuti in un passato oltre che al prossimo. Un passato più lontano. Le fonti possono essere dirette e indirette. Dirette quelle emanate dai soggetti economici. Indirette quelle appartenenti non alla storia economica ma provenienti da altre discipline. Sono tante le fonti indirette ad esempio quelle letterarie, artistiche, notarili, giudiziarie, pubbliche, fiscali, archeologiche. Tutte quelle fonti che possono fornire allo storico economico un quadro più completo.
Le fonti dirette, quelle specifiche, che provengono da un soggetto impegnato in una attività economica (pubblica o privata). All’interno di questa classe, si classificano due tipi di fonti: carteggio e contabili (sistema ragionieristico, sistema dei registri contabili etc.). Per carteggio si intende l’insieme delle corrispondenze, ovvero tutto l’insieme delle lettere che hanno una data, una firma e un contenuto testuale che sono prodotte da un soggetto economico nell’esercizio della sua attività.
Fonti e vaglio critico
Qualsiasi tipo di fonte che utilizza lo storico economico deve essere sottoposta ad un vaglio critico per quanto riguarda l’aspetto formale e sostanziale. La fonte deve essere sottoposta ad una verifica formale. In relazione a documenti molto lontani da noi bisogna necessariamente verificare se questi siano autentici. Per fare questo si deve rilevare la presenza delle caratteristiche formali di quel periodo. Per esempio dovrà essere analizzata il materiale della carta, dell’inchiostro e così via…
Tutte le caratteristiche che ci dicono che quella fonte è stata prodotta in quel determinato periodo. Spesso quindi venivano fatti dei documenti falsi che cercavano di replicare un eventuale documento vero. Bisogna poi verificare l’autenticità sostanziale. Nel caso degli atti di proprietà dei beni immobili si dovranno ricostruire le vicende relative al bene immobile. Nel momento in cui un soggetto faceva una dichiarazione fiscale che poi veniva ripresa dai pubblici ufficiali per fissare la tassazione, il soggetto tendeva a sottostimare le attività e il risultato netto per avere un carico fiscale minore.
La terza cosa che lo storico economico deve verificare è nel momento in cui analizza un documento lo si fa cercando di far rispondere quel documento delle domande di problematicità storica che lo studioso si pone. Se viene analizzato un documento contabile di un certo periodo storico le domande potrebbero essere che tipo di attività veniva svolta, che tipo di investimento è stato fatto o se l’attività ha rilevato degli utili o no. Spesso lo storico economica guarda i documenti prodotti dall’amministrazione per vedere per esempio quanti uomini e donne c’erano o il reddito pro-capite medio.
Quindi lo storico si approccia a questi documenti con una serie di domande diverse dal soggetto che le ha prodotte nel passato. Riassumendo lo storico dovrà verificare:
- L’autenticità formale
- L’autenticità sostanziale
- E dovrà porsi delle domande che saranno naturalmente differenti da quelle poste dal soggetto economico che ha prodotto il documento
Prima parte delle fonti dirette: le fonti contabili, il sistema ragionieristico, il sistema dei registri e dei libri contabili. Queste fonti sono diverse a seconda che il soggetto che le ha prodotte sia pubblico o privato e nel caso sia privato se la sua attività sia di dimensione contenuta o di un soggetto che abbia una media grande impresa con un volume di attività maggiore. Questa differenza tra soggetto pubblico e privato di piccola e di grande dimensione è da tenere presente perché i registri contabili saranno diversi.
Fino agli anni del dopoguerra abbiamo un sistema dei libri di conto che risponde a esigenze di ricordo degli eventi aziendali, dopo gli anni 60 ecco che si sono dovute associare a esigenze di memorizzazione di eventi anche altri elementi. Vediamo alcuni esempi:
Il sistema contabili dei soggetti economici privato con una realtà contenuta
La figura fa riferimento al sistema contabile di un soggetto privato (Paolo di Ser Ambrogio) con una piccola attività. È un soggetto che ha un raggio d’azione limitato. È una azienda individuale, una piccola bottega dove lavora da solo aiutato a volte dalla moglie. All’interno di queste piccole realtà, il soggetto ha bisogno di ricordare alcuni fatti di gestione della sua attività. Paolo di ser Ambrogio ha bisogno di avere un libretto nel quale registrare quelle cose che nella sua attività ha timore di scordarsi. Sarà molto semplificato, il suo sistema contabile, deve tenere a memoria quelli che sono i debiti e i crediti con scadenze diverse. Perché questi sono elementi che possono sfuggire al suo ricordo in termini di scadenza. Ha bisogno di annotarli sulla carta.
I libri contabili hanno l’obiettivo di mettere per scritto quelle che sono le scadenze dei crediti e dei debiti dell’attività. Si hanno delle registrazioni sintetiche dei crediti e dei debiti della sua attività. Non ha bisogno di segnare la cassa, le merci in magazzino, gli ammortamenti delle macchine ecc... Perché per esempio le merci possono essere visivamente controllate con facilità. Non ha bisogno di registrare tutti i flussi di cassa perché la sua memoria può essere sufficiente. La ristrettezza che caratterizza questo genere di attività fa sì che se non ci fossero input esterni non sarebbe bisogno registrare una serie di cose perché la memoria sarebbe sufficiente. Nel caso in cui all’interno di questo tipo di attività vengono svolte attività esterne o secondarie a quelle principali preferisce anziché tenere tutto a memoria scrivere le scritture nel suo libretto.
Verrà tenuto un quaderno preparatorio dove analiticamente sono tenute in ordine cronologico i fatti gestionali dell’azienda ma se non è tenuto a farlo dalla legge non è detto che lo faccia. Terrà sicuramente un libro dei crediti e dei debiti contratti nella gestione aziendale.
Quello che ci perviene sia dalle aziende più distanti che vicine temporalmente è solo una parte dei documenti inerenti alle attività. Per ricostruire quello che era l’attività di un soggetto economico non basta avere il libretto dei creditori e dei debitori, perché per esempio tutto quello avviene per cassa noi non lo sappiamo. Manca perché non ci è pervenuta o perché non è mai stata prodotta tutta la contabilità giornaliera (magazzino, cassa ecc.). Ai noi ci sono arrivati soprattutto quei grandi libri contabili ben tenuti ma non quelli meno gradevoli scritti di prima mano o meno importanti. Questo a causa degli scarti archivistici effettuati negli anni.
Ci può essere inoltre un incendio, un'alluvione, una confusione nella tenuta contabile che non permette il pervenire a noi dei sistemi contabili. Lo scarto archivistico consiste nel taglio di documenti nell’archivio per ragioni di spazio. Lo scarto tiene conto della rilevanza delle scritture. Fino agli anni ‘50 g.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti completi di Storia economica
-
Appunti completi Storia economica
-
Storia economica appunti completi
-
Appunti di Storia economica