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Storia economica di Tassinari Giammarco

Introduzione

La Storia Economica è una disciplina giovane, che risale alla seconda metà dell’800. La sua culla d’origine è la Germania, che si preoccupa di studiare la storia in relazione ai “fatti” economici. Questa era la scuola storica tedesca, che si sviluppa in forte polemica con l’economia politica classica inglese. La scuola tedesca infatti prevedeva un metodo induttivo, ossia leggi valide non universalmente ma adattate alle circostanze storiche e che governano precisi stadi dello sviluppo economico. Si ha quindi una inversione di tendenza dal basso verso l’alto, ossia si parte dai fatti, modulati sui diversi contesti storici nazionali. Sono quindi leggi non universalmente valide ma adattate ai singoli contesti. Questo era in contraddizione rispetto al metodo deduttivo della scuola inglese, che al contrario sviluppava leggi universalmente valide in ogni contesto.

Werner Sombart, esponente della scuola storica tedesca, diede una definizione di sistema economico:

Totalità definita tramite la sua organizzazione istituzionale (leggi ecc.) e mediante il suo spirito. Esistono diversi sistemi economici tra cui il capitalismo. Lo spirito del capitalismo sono la mentalità e la sua cultura. Ci sono tanti sistemi quante sono le tappe dello sviluppo economico.

La storia economica rimane una disciplina minoritaria fino alle guerre mondiali, per poi avere negli anni '20-'30 un grande sviluppo. I motivi sono:

  • Grande influenza della scuola francese con la rivista delle Annales
  • Diffusione del marxismo, poiché tratta la struttura economica della società
  • Categorie macro-economiche keynesiane e tematica dello sviluppo economico

Vi è poi una frattura iniziale fra quelli che intendevano questa disciplina come la disciplina dei fatti e quelli che la considerano in chiave prettamente storica. L’economia per gli storici è composta da tre stadi: cosa si produce (risorse e tecnologia), come si produce (organizzazione del lavoro) e come si distribuisce (forme di circolazione del prodotto). Per gli economisti invece l’agire economico non può essere indotto alla razionalità massimizzatrice, ossia l’insieme di leggi che vale sempre in qualsiasi momento. Devono avere altre influenze.

Keynes a riguardo disse:

Gli individui si muovono spinti anche da istinti animali, quindi l’economia è continuamente influenzata da rapporti extra-economici

Caso di studio: crollo della borsa di New York (1929) e crisi internazionale del 2009. Nel 1929 le ripercussioni economiche negli altri stati sono molto più potenti per via della mancanza di cooperazione tra di essi. Ogni stato tentava di salvaguardare la propria economia con politiche protezionistiche, rendendo così di fatto “ridondante” la crisi stessa, con un conseguente aggravamento economico e un aumento della tensione politica fra gli stati. Nel 2009 solamente la cooperazione fra stati può evitare la crisi (e la terza guerra mondiale).

Fonti della storia economica

Sono i libri contabili delle aziende, atti di politica economica, censimenti della popolazione, catasti di proprietà urbana e agricola, statistiche industriali. Questa è una conoscenza indiretta poiché costruita attraverso le fonti. Queste dovranno poi passare al vaglio della critica delle fonti, esaminate da uno storico per controllarne la veridicità. Da chi, perché sono state prodotte le fonti -> Istituto produttore (istituzione) -> sviluppo economico

Istituto produttore: insieme di persone o elementi materiali organizzati secondo norme per perseguire determinati fini. Producono i documenti per lo storico.

Lo sviluppo economico quindi è determinato dalla tecnologia e dalle istituzioni sociali (forme di organizzazione economica, sociale, politica, sistema legale, religione...). Certo è che non si può conoscere a priori il collegamento fra istituzioni e sviluppo economico, ma è imprescindibile il suo studio. Tecnologia e istituzioni sociali, quindi, determinano crescita e sviluppo. La crescita è l’incremento dei fattori di produzione, che si risolve nella crescita economica, ed è un aspetto quantitativo. Su questo si può innestare (non sempre) lo sviluppo, ossia il miglioramento delle condizioni di vita in generale. Se prendiamo il caso della Cina, vi è stato un grande sviluppo economico non supportato però dal miglioramento di condizioni di vita.

Fasi dello sviluppo economico

Prima fase: XI-XII -> Interrotta dalla peste nera del 300

Durante il medioevo comincia a profilarsi una area circoscritta con dei profili ben delineati con elementi comuni, determinati dall’unità religiosa e da forme di organizzazione della società come città e signoria terriera. Si comincia inoltre a delineare una economia mondo europea, basata su un centro, una periferia e una semiperiferia. Il che garantisce omogeneità e integrazione. Inizia quindi a profilarsi una economia di mercato, la cui circolazione di beni è fondata sullo scambio di merci valutate sulla base di un prezzo (espressione monetaria).

L’economia di mercato viene definita da Adam Smith come una “mano invisibile”:

Meccanismo impersonale, tendenzialmente efficiente, che equilibra domanda e offerta sulla base dei prezzi. È in grado cioè di ottimizzare l’allocazione di risorse. Il mercato è in grado di auto regolamentarsi, trovando da sé un suo equilibrio. Bisogna lasciarlo agire indipendentemente dalle istituzioni.

Tuttavia il mercato è una istituzione a sua volta ed emerge in questo periodo solamente con l’aiuto di altre istituzioni.

Espansione economica dell’Europa medievale

I fattori che determinano la crescita economica dell’Europa sono:

  • Ripresa demografica
  • Aumento della produzione agricola
  • Ripresa degli scambi a breve e lunga distanza (nuovi circuiti commerciali con nuova geografia economica dell’Europa)
  • Crescente urbanizzazione e nuove forme di economia cittadina

Sono tutti fattori che si supportano a vicenda. La ripresa demografica aumenta di pari passo con la produzione agricola, supportandosi a vicenda. La maggiore produzione implica la creazione di nuovi circuiti commerciali a breve e lungo termine, e nuove forme di economia cittadina, come il contratto mezzadrile e il sistema a tre campi, contribuiscono ulteriormente all’aumento di produzione. In definitiva si ha la formazione di diversi tipi di mercati nell’Europa medievale:

  • Mercati locali (dimore signorili, villaggi)
  • Mercati urbani (permanenti o periodici nelle città, che rappresentano nodi essenziali degli scambi commerciali)
  • Mercati interregionali (fiere, che riunivano mercanti provenienti da lontano, diverse aree europee)

Nelle fiere in particolare avveniva lo scambio delle cosiddette “merci sottili” (ad alto valore aggiunto, come pepe, seta, ecc), erano infatti spesso il collegamento fra l’Europa e mercati orientali. Come si dirà più sotto, le fiere agivano come “stanza di compensazione” fra i mercanti.

Aree proto-industriali

In Europa vi sono 4 aree proto-industriali:

  • In Italia si affermano grandi porti attrezzati per il raggiungimento delle fonti ad alto valore aggiunto (Genova, Venezia)
  • Città della Costa Germania, lega Anseatica, intermediari fra l’Europa occidentale e l’area russa-scandinava
  • Area baltica, flussi fra l’Europa occidentale e l’Inghilterra
  • Catalogna (Barcellona), che si emancipa dal dominio arabo e diventa centro di intensa attività commerciale nel Mediterraneo

Stratificazione sociale nell’Europa

  • Grande inurbazione da parte dei contadini
  • Mercanti
  • Artigiani
  • Salariati
  • Ceto di professionisti (notai, giudici, avvocati, professori) forniscono servizi utili all’ampliamento dell’economia di mercato. Questi agiscono tramite la formazione di associazioni, come gilde e corporazioni, che associano i diversi rappresentanti dei ceti sociali.

Tali associazioni hanno funzione assistenziale (corporazioni) e funzione di carattere giurisdizionale. Gli istituti corporativi prescrivono norme precise per il processo di formazione professionale, come ad esempio il modo in cui un aspirante artigiano doveva perseguire il suo iter professionale. Le corporazioni dettavano inoltre le modalità secondo il quale doveva svolgersi il processo di produzione. Fissavano il numero di lavoranti, i livelli dei salari, la qualità e i prezzi delle merci. Svolgono quindi funzione di monitoraggio. Garantivano standard qualitativi ai quali i membri delle corporazioni dovevano attenersi. Cercavano di evitare la concorrenza fra esterni ed interni all’associazione. Svolsero questa funzione fino al 700 inoltrato (oltre che funzioni di natura politica). L’entrata nelle associazioni era controllata dalle elite dirigenti, poiché agli appartenenti veniva assegnato un monopolio di produzione che poi doveva essere salvaguardato.

Economia di mercato che comincia a prendere forma

Si profila una economia di mercato in duplice forma: mercato pubblico, ossia regolamentato, “controllato” da istituzioni, leggi, norme. E poi una economia di mercato non regolamentato, che si sviluppa nei mercati inter-regionali come le fiere medioevali. Queste fiere agivano come “stanza di compensazione”, ossia luoghi dove i grandi operatori economici regolavano debiti e crediti (anticipando il sistema bancario). Tutto questo si affianca alle innovazioni di prodotto (seta, lana) e di processo (sistema a 3 campi, contratto mezzadrile ecc ecc ).

Nell’ambito proto-industriale si ebbero trasformazioni che superarono la produzione tipica della bottega. I mercanti attivi nella lunga distanza, infatti, grazie alla grossa liquidità ottenuta affiancarono l’attività imprenditoriale a quella mercantile, attraverso due vie:

  1. Manifattura centralizzata: concentrazione di lavoratori e mezzi di produzione in un luogo (anticipa la fabbrica)
  2. Manifattura disseminata: sistema di produzione che prevede il decentramento delle fasi produttive (quelle meno complesse) definito “outsourcing”. È una scappatoia per evitare le costrinzioni imposte dalle corporazioni, che esigeva salari di manodopera molto più alti. Fu proprio la manifattura disseminata a garantire lo sviluppo in Europa, dato che sosteneva le zone rurali, facendo circolare la moneta in ambiti prima sconosciuti.

Queste due saranno le principali forme di lavoro fino alla prima rivoluzione industriale.

Innovazioni istituzionali e sviluppo economico dell’Europa medievale

  • Nella sfera giuridica: In questo periodo emerge il notariato, che garantisce la certificazione dei diritti di proprietà e l’ius mercatorum che si configura come un embrione del diritto commerciale. Al notariato era affidata la fides pubblica, con la responsabilità di garantire la veridicità degli atti pubblici e dei diritti di proprietà, apportando certezza nelle transazioni L’ius mercatorum regolava i diversi aspetti dell’economia di mercato e obbligava i mercanti a tenere i libri contabili regolando anche i casi nel quale il mercante cessava l’attività e falliva. L’applicazione e il rispetto di queste norme venne delegata ai tribunali mercantili.
  • Nel settore monetario: La moneta svolgeva funzione di mezzo di scambio e di circolazione, di misura, di riserva di valore. L’incremento degli scambi stimolò le innovazioni in ambito monetario che contribuirono, insieme alle innovazioni in ambito creditizio, un sensibile incremento della mobilità del capitale. Il regime monetario medievale era dicotomico, governato ossia da una moneta metallica reale e una di conto, immaginaria. Il valore della moneta reale a sua volta possedeva due valori, uno intrinseco, legato alla quantità di fino che essa conteneva, e uno estrinseco, attribuito dalle autorità. Quest’ultimo valore era regolato attraverso il sistema di conto introdotto dai carolingi, imperniato su una unità monetario di conto, detta lira. Si trattava di una moneta immaginaria utilizzata come unità di misura. La lira era suddivisa in 20 soldi, ciascuno dei quali corrispondeva a 12 denari. 1 lira = 240 denari. Neanche il denaro tuttavia era realmente coniato, e quindi tutto il sistema poggiava su unico pezzo monetario del denaro, una moneta d’argento di 2 g.

Tuttavia questo sistema era compatibile con un livello limitato degli scambi, e l’intensificarsi degli scambi esterni e interni resero obsoleto questo sistema. Si diffusero nuove zecche, causando un crescente frazionamento monetario, e il valore delle monete da esse coniate tendeva a diminuire di peso con il tempo. Nelle città portuali della penisola italiana si aveva invece l’esigenza di disporre di monete stabili di peso non calante, per questo le autorità politiche decisero la coniazione di monete d’argento denominati “grossi”, multiplo del denaro, per poi tornare alla coniazione dell’oro da parte di Firenze. Quest’ultima fu probabilmente la più grande innovazione in ambito monetario. La presenza di più di una moneta metallica causò instabilità sociale, poiché le monete d’oro ed’argento erano dei “ricchi”, mentre quelle di rame o bronzo dei “poveri”. Si accostava quindi alla stabilità della moneta ricca l’instabilità della moneta povera. I rimedi vennero inizialmente con un rafforzamento del sistema monetario di conto, basato su lire, soldi e denari, e poi con la creazione di nuove monete di conto (scudo di marco), razionalizzando in parte il pluralismo monetario che frazionava l’Europa, per rendere le transazioni monetarie più efficienti, così come il cambio fra diverse monete. Queste innovazioni contribuirono significativamente al miglioramento dell’impianto di contabilità, e venne quindi introdotta la tecnica contabile della partita doppia, il passaggio da numeri romani a numeri arabi. Queste, insieme all’introduzione del libro mastro, quaderno di cassa, il libro giornale, contribuivano poi a definire l’impresa in una sua identità e autonomia, slegata dalla figura del mercante e della sua famiglia.

  • Forme di impresa: che rispondono a precisi criteri di razionalità per diminuire il rischio economico, diverse persone si mettono in cooperazione. A queste compagnie si accompagnano innovazioni come l’introduzione dei numeri arabi e l’introduzione dei libri contabili.

Compagnia: fa riferimento ad un unico gruppo familiare, che finanziano la produzione per via terrestre. I soci della compagnia hanno responsabilità illimitata nei confronti di terzi, poiché rispondono ai debiti non con quote societarie ma con l’intero patrimonio monetario. Nel corso del tempo tuttavia il crescente volume d’affari portarono la compagnia ad estendere la società anche ai parenti meno stretti o persone esterne, che investivano nella compagnia, costituendo la compagnia di negozio (prima veniva detta solamente “compagnia”), consacrata tramite un atto di fondazione che ne designava i soci, l’entità del capitale, l’entità delle partecipazioni ecc ecc. Importante fonte di finanziamento per la compagnia di negozio erano i depositi a discrezione, somme di denaro raccolte presso il pubblico (o presso gli stessi soci), data dal fatto che spesso la compagnia di negozio esercitava l’attività bancaria.

Commenda: si sviluppa a Genova, Venezia, Barcellona. Il gruppo è composto dai finanziatori (stanziali) e un mercante che affida ad essi la sua professionalità, a cui spetta solitamente 1/4 del guadagno totale. Anticipa la accomandita. Raggiunse il suo picco tra la fine del XIII secolo e il XIV secolo, quando si avviò verso un relativo declino dovuto soprattutto all’emergere di commissionarie (compagnie più ampie e meglio strutturate, dotate di agenti esteri).

Settore creditizio: è un settore nevralgico delle attività commerciali, funzionale per attività commerciale all’estero. Nel medioevo la chiesa proibiva il prestito ad interesse. Si svilupparono così forme che anticipano la banca moderna:

  • Sistema di compensazione (banchi di scripta): Operazioni di giro conto tra i clienti che avevano conti presso lo stesso banchiere. Regolavano debiti e crediti tra i clienti attraverso operazioni contabili. Emergono mercanti che si dedicano solo alla attività di banchieri, trovando posto nei centri commerciali.
  • Lettera di cambio e di fiera: la lettera di cambio è un tipo di moneta scritturale. Pezzo di carta in cui erano stabilite condizioni di debito e di credito. Potevano spostare denaro su piazze diverse con ingenti somme di denaro, lucrando sul diverso tasso di cambio con la moneta data in prestito e quella restituita. La lettera di fiera invece vedeva il mercante impegnarsi, all’interno della fiera, di restituire un debito nella fiera successiva con una moneta diversa, sempre lucrando sul tasso di cambio.

Le finalità di queste nuove innovazioni istituzionali quindi erano l’accrescimento di mobilità di capitale, l’accrescimento del rendimento degli investimenti, la diversificazione e la suddivisione dei rischi d’impresa fra più investitori.

Dalla crisi del ‘300 alla seconda tappa dello sviluppo economico

La crescita demografica aveva fatto emergere i limiti dell’economia agricola europea. Sebbene la produzione agricola seguisse un andamento crescente, il tasso di natalità ne seguiva uno esponenziale. Si cadde così nella cosiddetta “trappola maltusiana”, e l’Europa venne colpita da una serie di carestie, epidemie e guerre. È una crisi di sottoproduzione, rispetto alla crisi di sovrapproduzione tipica dell’età industriale. Seguirono il fallimento delle banche, quali creditori non riuscivano ad onorare i pagamenti per via delle difficoltà economiche. L’innovazione che seguì fu la società in accomandita.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carli186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fornasari Massimo.
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