Il potere
Come possiamo misurare il potere?
O come possiamo capire come il potere si distribuisce in una società democratica? Potere come rapporto di causazione sociale. Parliamo di una relazione sociale, cioè tra esseri umani. Noi perciò siamo in presenza di un potere solo se abbiamo almeno due esseri umani che creano una relazione sociale. Secondo elemento; il potere non è un mezzo, non si risolve nel possesso di determinati strumenti. Perciò avere molto denaro non è un sinonimo di potere. Il potere è la capacità di un individuo di indurre alcuni propri simili a comportarsi in un certo modo.
Potere attuale e potere potenziale
Possiamo distinguere tra potere attuale e potere potenziale. Il primo è il potere che si manifesta mentre il potere potenziale è la capacità potenziale di essere in grado di esercitare il potere. La distinzione è tra potere e potenza.
Intenzionalità nel potere
Come si realizza questa influenza sugli altri individui? Per parlare di potere (e non in tutti i casi) è necessario l’elemento dell’intenzionalità. Cioè A non esercita il potere su B se indirizza il comportamento di B in un modo non conforme alle proprie intenzioni. Ci deve essere l’intenzione di A di modificare il comportamento di B e B deve reagire con un comportamento conforme alle intenzioni di A. Il potere perciò è un rapporto di causazione sociale intenzionale.
Definizione di "potere" (Stoppino)
Possiamo definire potere un rapporto di causazione sociale intenzionale e/o interessata. Perciò nella definizione di potere rientreranno anche quei comportamenti di A che, anche se non intenzionali, vanno a influenzare il comportamento di B e a modificarlo in modo desiderato da A. Sono comportamenti non sempre consapevoli ma che vanno nella direzione dell’interesse di A. Causazione significa che A causa la modifica del comportamento di B. Dobbiamo intendere il rapporto di causazione non come una causa necessaria ma sufficiente a spiegare la causa della modificazione del comportamento di B. Questo elemento probabilistico non lo possiamo eliminare perché, trattandosi di una relazione sociale, abbiamo una componente soggettiva.
Se la scienza politica nasce e si sviluppa in Europa, viene poi portata avanti come studio negli USA. Anche la scienza politica americana si pone lo stesso problema sul potere ma ponendosi il problema in modo differente rispetto agli europei.
Dimensioni e fonti del potere
Quali sono le dimensioni rilevanti del potere? Come si studia il potere? Come si può comprendere la distribuzione del potere nelle società contemporanee? Quali sono le fonti del potere?
La scuola di Chicago (Lasswell)
Nella scienza politica americana c’è un politologo che crea un ponte tra la teoria e dell’élite e quella contemporanea. Questo politologo faceva parte della scuola di Chicago, dove alcuni personaggi iniziano a riprendere soprattutto Pareto per studiare la società americana. Il loro obiettivo è quello di comprendere chi detiene il potere nella società americana. Questo fece sì che si concentrarono sulle dimensioni del potere. Gli esponenti principali della scuola di Chicago sono: Charles Merriam, Cattlin, Lasswell.
Inizia a prendere forma tra gli anni ’20 e gli anni ’50. Introduce per la prima volta l’approccio comportamentista. I comportamentisti cercano di raccogliere dati dalla realtà perché solo questi dati possono fornire una base per una buona analisi. Questo comporta uno spostamento da una ricerca attraverso lo studio all’analisi della realtà.
Lasswell in maniera più sistematica e costante si dedica allo studio del potere; in particolare cerca di tradurre e di rendere utilizzabili le teorie di Pareto, cerca di trasformare in ipotesi empiricamente dimostrabili. Si trova ad operare in una società completamente differente da quella che circondava Pareto. In particolar modo Lasswell scrisse: Politics 1936 e Power and society (che verrà scritta anche da Kaplan?) negli anni ’50. In quest’opera Lasswell rivede la sua posizione originaria anche se le basi rimangono invariate.
Lasswell compie diversi studi sulla teoria dell’élite del potere che lo portano ad affermare che il potere si basa sull’influenza; infatti per Lasswell il concetto più importante è quello dell’influenza, intesa come la capacità che un attore ha di cambiare il comportamento di un secondo attore. L’influenza, come avviene per il potere, può essere individuata solo nel rapporto tra individui anche se qui non è necessaria l’intenzionalità del soggetto. Tanto che noi possiamo influenzare qualcuno senza necessariamente rendercene conto.
Inoltre Lasswell fa una distinzione tra influenza, ovvero la capacità potenziale di esercitare l’influenza e l’esercizio d’influenza, ovvero la condotta con cui si modifica il comportamento di un altro soggetto (influenza in azione). Il tassello chiave per questo studioso è: da dove deriva questa capacità? Secondo Lasswell questa capacità deriva dal possesso di alcuni valori.
Questo ci dice che la riflessione di Lasswell è una visione posizionalista del potere poiché cerca di capire chi nella società monopolizza le decisioni. Tra il 1936 e il 1950 intervengono alcuni cambiamenti nella sua teoria. Nel ’36 dice che per capire il potere e il potere politico bisogna partire dall’influenza. Non c’è distinzione tra influenza e potere. Tuttavia nel 1950 distingue tra influenza e potere e afferma che il potere è una forma d’influenza, cerca inoltre di capire come il potere possa essere distinto dall’influenza. Arriva a sostenere che il potere è una forma di influenza che comporta il ricorso a sanzioni coercitive. In un secondo momento specifica che il potere non è soltanto l’influenza che comporta il ricorso a sanzioni ma anche la partecipazione al processo decisionale il cui esito è il ricorso, anche eventuale o ipotetico, a sanzioni. Si può perciò affermare che anche per Lasswell la politica e il potere politico passano attraverso la coercizione.
Per Lasswell, la politica è un aspetto del processo sociale, e la lotta per il potere consiste nell'ottenere la capacità di influenzare la condotta altrui, attraverso l'impiego di meccanismi di sanzione o gratificazione, basata su valori. I valori che determinano l’influenza sono (1936):
- Il benessere [prevalentemente economico ma può essere anche inteso come benessere fisico]
- La deferenza: cioè la reputazione di cui si gode in una certa società.
- La sicurezza: cioè la sicurezza materiale rispetto alla violenza che può essere esercitata da altri.
Questa tripartizione è elementare anche se molto efficace, anche se, di fatto, non consistono una completa novità nel panorama teorico perché già menzionati a loro volta da Tucidide e da Hobbs. Considerando questi tre valori Lasswell si chiede anche quante siano le elite e chi ci dice che un individuo faccia parte di una determinata elite piuttosto che di un’altra o di nessuna.
Per Lasswell ci sono tre elite base composte da coloro che eccellono nel campo del benessere, nel campo della deferenza e nel campo della sicurezza. Ma ora che abbiamo individuato le tre elite come facciamo a individuare chi sta al vertice della piramide? Coloro che stanno al vertice sono semplicemente coloro che hanno successo. Se qualcuno ha conquistato successo in una di queste tre elite sarà al vertice della piramide. È sufficiente che qualcuno si trovi al vertice di questa piramide per esercitare, volontariamente o meno, l’influenza sui propri simili. (es. In USA miliardari o divi del cinema). Perciò l’elite influenza la società anche se non intenzionalmente.
Inoltre Lasswell, con la sua opera del 1950 approfondisce questa sua prima analisi e formula uno schema un po’ più articolato. La base rimane sempre il concetto di influenza, ma nel momento in cui cerca di capire da dove nasca l’influenza formula una distinzione più articolata della precedente. In particolare distingue tra quattro valori di benessere e quattro valori della deferenza che permetterebbero di raggiungere una posizione rilevante o di spicco nelle relative elite. I valori di benessere sono i valori che vanno a determinare il benessere dell’individuo:
- Il benessere fisico
- La ricchezza economica
- L’abilità, ovvero la perizia nell’esercitare una certa professione. Coincide con l’abilità tecnica
- Il sapere
Mentre i valori di deferenza sono quelli che determinano il successo e la reputazione dell’individuo:
- Il potere: ovvero la capacità di modificare coercitivamente il comportamento altrui.
- Il rispetto: cioè l’onore di cui si gode in una certa società
- L’affetto: cioè l’affetto che si può avere per una figura pubblica
- La rettitudine: cioè una reputazione morale che riconosce una rettitudine morale ad un certo individuo
Ma Lasswell non si limita a queste distinzioni delle risorse del potere; ci dice anche che un individuo può conquistare il potere in un determinato campo ma può altresì decidere di sfruttarlo anche in altri campi. Questo discorso lo conduce a distinguere tra la base del potere, ovvero il settore in cui si conquistano le risorse del proprio potere e la sfera del potere, ovvero il campo in cui, chi ha ottenuto potere, usa e sfrutta le risorse che ha conquistato. Tutto questo conduce Lasswell ad analizzare da una parte i valori come base del potere e dall'altra i valori come sfera del potere. Perciò avremo 64 possibili voci (8x8 valori).
Dopo Lasswell e la scuola di Chicago nasce una discussione sulla misurazione del potere. Queste posizioni sono 4 e si concentrano su 4 dimensioni del potere. La prima è la visione classicamente comportamentista del potere ovvero quella teoria del potere che cerca di riconoscere il potere a partire da alcuni elementi visibili. Studio che sarà sviluppato e applicato da Dahl che dice che il potere è la capacità in possesso di un attore di influenzare un secondo attore cambiando la configurazione degli eventi futuri. La posizione è simile a quella di Lasswell ma cambia il modo di analisi del potere. Mentre Lasswell adottava un metodo di indagine posizionalista secondo cui bisognava capire chi deteneva certi valori che stanno alla base dell’influenza.
Visione comportamentista
Invece i comportamentisti, non soddisfatti da questa lettura cercano di rendere visibile il meccanismo con cui si influenza il comportamento degli altri; si deve andare concretamente ad analizzare il comportamento che permette di influire sulle situazioni altrui. I comportamentisti utilizzano un approccio decisionale, e cioè si concentrano sul momento della decisione e cercano di capire chi influenzino quest’ultima. Infatti quest’ultimi vogliono portare alla luce il meccanismo con cui un soggetto influisce sulle decisioni che vanno a modificare il comportamento altrui. Al contrario di Lasswell, al quale, basta sapere chi può esercitare l’influenza tralasciando, differentemente dai comportamentisti, i processi decisionali che portano a questa modifica delle volontà altrui.
Da adesso abbiamo una visione bidimensionale del potere. La prima dimensione è la capacità di influire sulle decisioni politiche, mentre la seconda faccia del potere afferma che il potere non è esclusivamente il potere di decidere ma è anche il potere di non decidere. Cioè anche impedire che una proposta giunga sul tavolo della discussione è una forma di potere anche se più implicita. Questo va a danno delle minoranze. Quando entriamo nel campo delle “non-decisioni” abbiamo a che fare con un potere potenzialmente illimitato perché tutte le “non decisioni’ potrebbero essere una forma di potere.
La terza dimensione del potere
Ma allora quando una “non decisione” è un elemento di potere politico? Per rispondere a questa domanda bisogna ricorrere al concetto di interesse che però non è qualcosa di oggettivo e quantificabile e ciò è un elemento rilevante per chi subisce l’influenza. Chi parla della terza dimensione del potere sostiene che una parte del potere consiste anche nel modificare le modalità in cui alcuni individui percepiscono il proprio interesse. Pertanto per chi parla della terza dimensione del potere il problema è individuare con certezza un’esercizio di potere di A su B contrario agli interessi di B quando questi interessi non siano espressamente formulati da B. Cioè quando si va a modificare la percezione dell’interesse delle persone in campo e in questo caso si entra nel campo della manipolazione; pertanto le diverse forme di manipolazione ideologica ricadono nella terza dimensione del potere.
La quarta dimensione del potere
La quarta dimensione del potere invece è quella che di solito viene ricondotta a Foucault, filosofo francese, che sviluppa teorie che ad un certo punto arrivano in USA attorno al 1990 e che influenzano profondamente gli studi e la discussione americana. Foucault dice che non c’è alcuna costruzione e/o manipolazione dell’interesse, afferma inoltre che il potere non esiste in natura ma che al contrario viene prodotto attraverso il sapere. Inoltre il potere può essere ricondotto ad alcuni regimi di verità, che si sono succeduti negli anni e che inizialmente erano di natura religiosa, mentre successivamente di natura scientifico-medica.
In questo dibattito ci si concentra sulla dimensione locale, cioè sulla vita politica cittadina, che nella società americana ha un significato ben preciso, perché in America la vita cittadina è il centro, la struttura elementare della democrazia americana. Questo era in netta contrapposizione con Lasswell che invece basava i sui studi su una visione più ampia e generale e che quindi conduceva studi che non era basati sull’osservazione empirica di una città o comunità in particolare.
Discussione sulla natura del potere
Questa discussione vede molti studiosi che si contrappongono insieme a numerose domande differenti. Come si arriva al potere? Cosa è il potere? Come può essere studiato il potere? Per rispondere bisogna ricostruire le relazioni sociali di potere e portarle alla luce, e per farlo ci sono molti metodi differenti. Ma aggiungiamo un’altra domanda; infatti alcuni di questi studiosi si chiedono se la società americana sia effettivamente una democrazia dove comanda il popolo o se sia invece un’oligarchia dove pochi comandano le masse?
A partire dagli anni ’40 la democrazia viene definita dai politologi americani. Il metodo con cui viene assegnato a una persona o a un partito di governare tramite le elezioni competitive. Questa idea è così importante perché tutto il dibattito sul potere si fonda sulla domanda se esiste un’unica elite compatta che comanda e gestisce il potere oppure se esistono più elite in competizione tra loro.
Di fronte a questo bivio si contrappongono due schieramenti diversi: i primi sono i neoelitisti che dicono che nella società americana esiste un’unica elite, compatta, che prende tutte le decisioni rilevanti. Affermano che ciò è profondamente in contrasto con il concetto originario di democrazia degli USA. Essi sono profondamente critici verso questa deriva elitaria che ha preso la democrazia negli USA, tanto da affermare che questa deriva oligarchica sta portando l’America verso un ‘regime oligarchico’.
Altri; i pluralisti, sostengono invece che ci siano sì le elite ma che ce ne siano molte e che esercitino un controllo reciproco l’una nei confronti delle altre. Proprio l’esistenza di più elite impedirebbe la concentrazione di potere in una sola elite sbarrando quindi la strada al compimento di una deriva che avrebbe altrimenti portato gli USA ad un fattivo ‘regime oligarchico’.
I Neo-elitisti
Mills
Mills (1916-1962) è un sociologo, abbastanza che oggi definiremmo di sinistra, infatti si rifà a Marx e Weber. Noi ci concentriamo sulla sua opera: “Elite del potere” (1956). Gli anni ’50 sono nel pieno dell’anticomunismo della guerra fredda. In questo panorama Mills cerca di analizzare come sia cambiata la società americana nel corso ‘900 e come sia distribuito il potere. Bisogna inoltre specificare che Mills è l’unico che non studia la politica a livello locale. Mills dice che dal momento in cui gli USA entrano nello sviluppo industriale, si creano delle elite, passaggio inevitabile per Mills, che però iniziano diminuire sempre di più; tanto che a partire dal ‘900, mentre le altre elite si continuano a ridurre, si affermano su tutte le altre tre elite in particolare:
- Economica: dopo la crisi del 1929 è avvenuta una forte centralizzazione per meglio controllare gli eventi economici.
- Politica: Strettamente legata sia alla elite economica che militare, soprattutto in questi anni (guerra fredda)
- Militare: importanza enorme, reminiscenza della seconda guerra mondiale, inoltre siamo nel momento in cui gli USA diventano potenza nucleare, il che comporta una fortissima centralizzazione del potere.
Queste tre elite tendono a fondersi una nell’altra fino a costituire un’unica elite, questo processo avviene a causa delle esigenze di trasformazione delle elite che come risposta iniziano a centralizzarsi e fondersi tendendo perciò a costituire un’unica elite del potere. Mills trova le prove di ciò osservando chi è al vertice delle tre elite e conclude che i vertici sono caratterizzati da un’omogeneità culturale oltre al fatto che questi individui provengono tutti dallo stesso strato sociale. Inoltre nota come ci siano spesso passaggi dal vertice di una elite all’altra (es. presidente degli USA che diventa...).
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