Dispensa di scienza politica
Prof. Damiano Palano
Università Cattolica del Sacro Cuore
Corso di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali
A.A. 2014/2015
Scienza politica 6/10
1. Introduzione
1.1 Cosa è la scienza politica?
La scienza politica in quanto tale nacque nel mondo greco (Tucidide, Platone, Aristotele) e ha percorso tutta la storia dell'Occidente (Machiavelli su tutti). Norberto Bobbio fu un sostenitore della necessità di introdurre la scienza politica in quanto disciplina; secondo Bobbio la scienza politica può essere definita sulla base di due diverse interpretazioni.
Innanzitutto si presenta come lo studio sistematico della politica che pretende di essere scientifico, rigoroso e che si distingua dall'opinione. Per Bobbio esiste poi un'altra accezione più specifica che si avvicina maggiormente all'odierna visione della scienza politica: in base a ciò quest'ultima è lo studio dei fenomeni politici condotto con il metodo delle scienze empiriche. Le scienze empiriche in questione sono le scienze naturali.
Meritano particolare attenzione e interesse alcuni termini che caratterizzano questa definizione: fenomeni politici e scienze empiriche. Cosa sono i fenomeni politici? Qual è il metodo delle scienze empiriche?
1.2 Breve storia della scienza politica
La scienza politica ha vissuto due distinte fasi di vita, nacque due volte. Il primo momento in cui questa scienza prese piede fu durante il Positivismo; durante questo si possono trovare nell'evoluzione delle civiltà umana delle grandi leggi tutto sommato analoghe a quelle caratteristiche dell'evoluzione della specie. Per esempio la legge di sviluppo ed evoluzionismo esiste anche nelle società umane, pertanto ci sono meccanismi e leggi che spiegano l'evoluzione politica, culturale, economica. In questa fase si vuole trovare una legge di sviluppo e di trasformazione degli organismi politici.
Da una versione più attenuata di questa concezione si fa risalire la nascita della scienza politica in Italia con la pubblicazione degli Elementi di Scienza Politica da parte di Gaetano Mosca (1896). Questa si basa su una scoperta psicologica costante che caratterizza tutti elementi degli organismi del passato. Tale fase morì giovane già all'inizio del Novecento senza essere riuscita a gettare radici solide; tuttavia questa riflessione arrivò negli USA durante gli anni Venti/Trenta e qui si gettarono le basi per la seconda nascita della scienza politica. Sarà in particolare la scuola politologica di Chicago, a partire dalla fine della WWII, a fissare i cardini dello sviluppo della scienza politica, che dal 1945 assunse una propria legittimità e autonomia.
1.3 L'argomento, gli obiettivi e i metodi della scienza politica
Nonostante la scienza politica abbia subito mutevoli cambiamenti, ci sono 3 costanti che sono rimaste invariate nello sviluppo della stessa: obiettivo, argomento e metodo.
1.3.1 Argomento
Il concetto di “politica” è mutevole, tuttavia l'oggetto di studio fondamentale della scienza politica è il potere politico analizzato nelle sue fonti e nelle modalità in cui si esercita. Cosa distingue questo potere dagli altri? Per rispondere a questa domanda serve sapere cosa sia “politico”.
1.3.2 Obiettivo
L'obiettivo che si propone la scienza politica è triplice: prescrizione, spiegazione e previsione.
- Per quanto riguarda la prescrizione, si verifica una situazione analoga a quanto avviene con le ricette mediche. Solitamente la prescrizione normativa è più specifica di un ramo della filosofia politica (in particolare Platone fu il teorico della politica che riflette sul dover essere).
- La spiegazione mira a comprendere la realtà (di per sé il tentativo di comprendere qualcosa è tipico di ogni scienza); in questo caso si vuole spiegare la realtà della politica e capire perché le cose vadano così. L'esempio a riguardo è Machiavelli, che in una famosa pagina del Principe dice di non volersi occupare di repubbliche immaginarie ma della verità. Il Principe è un'opera che raccoglie in sé tanto l'essere della politica (la comprensione di come funzioni) quanto il dover essere, ossia cosa fare per risolvere i problemi.
- La terza ambizione è quella della previsione.
L'obiettivo su cui si concentra in modo specifico la scienza politica contemporanea è soprattutto quello della spiegazione (pur non accantonando gli altri).
1.3.3 Metodo
Per ciò che concerne il metodo la scienza politica ricerca un sapere nomotetico, ossia un sapere che è rivolto all'individuazione di leggi; le scienze nomotetiche si contrappongono a quelle idiografiche, ossia quelle che mirano alla descrizione. Prendiamo come esempio lo scoppio della WWII: una scienza idiografica come la storia si interessa della descrizione dei fatti, di come sia avvenuto lo scontro ecc., una nomotetica come la scienza politica persegue il perché, le relazioni di causa ed effetto o le modalità che si ripetono. Le leggi di trasformazione della società nell'Ottocento sono esempio di ambizioni nomotetiche (Spencer formulò le leggi che individuavano i cambiamenti sociali, Marx ed Engels le leggi della caduta tendenziale del saggio di profitto). I politologi per avere un controllo empirico delle proprie ipotesi si avvalgono del metodo comparato (con cui si comparano un numero ridotto di eventi) e del metodo storico (che prende il nome di “studio di caso”).
2. Definire la politica
Come possiamo descrivere l'oggetto che viene studiato dalla scienza politica, ossia come si può definire essenzialmente la politica? Cosa è, dove nasce, dove sono i confini tra politico e non?
Distinguiamo tra due aspetti della politica:
- Nome e concetto
- Organizzazione, forme politiche, cosa politica
Nome e concetto di politica nacquero dopo le prime forme di organizzazione politica, fondendosi a partire dal VI secolo a.C. circa. Il concetto di politica si sviluppò nella Grecia classica quando la politica come dimensione che caratterizzava la polis ha assunto una sua consistenza. Alcuni però lo ritrovano già attorno al 3000 a.C. tra Egitto e Mesopotamia, dove c'erano forme di organizzazione statale e la presenza di personale specializzato che utilizzava la scrittura per gestire la contabilità di palazzo.
Analizziamo ora la storia del nome “politica.” Carl Schmitt sviluppò un'intuizione per la quale tutti i concetti politici sono sempre e inevitabilmente concetti polemici; ciò significa che un concetto politico non è mai neutrale ma il suo significato è sempre il risultato di conflitti sociali, politici e internazionali. È altresì importante considerare che nella ricostruzione di un termine possiamo trovare sedimentazioni di conflitti che ne hanno ridefinito il concetto (di conseguenza la parola può rimanere immutata ma può cambiare il significato, esattamente come successo con “Stato”).
Il termine “politica” ha origine nel mondo greco e deriva dall'esperienza della polis (intesa dai greci non tanto come città-stato bensì come una forma di convivenza specifica differente da quella dell'unità domestica). Non si sa di preciso quando nacquero e si svilupparono le poleis; Smirne, che è ritenuta la più antica, risale al IX a.C., ma in generale si ritiene che la loro nascita avvenne durante l'VIII secolo a.C.
All'esperienza della polis si riconducono i termini politeia per indicare la forma di organizzazione politica della città (termine usato già da Erodoto e Aristotele e soprattutto nella Repubblica di Platone, il cui titolo originale è proprio Politeia, nella quale si immagina l'organizzazione della città ideale) e ta politikà, ciò che è proprio della polis (anch'esso titolo di un'opera, in questo caso di Aristotele). Questi due termini ebbero fortune alterne, infatti prima si sviluppò politeia, poi si sostituì col tempo l'aggettivo sostantivato politika che successivamente diventerà un sostantivo vero e proprio e sarà “politica.”
La concezione greca della politica è molto diversa da quella contemporanea; nel mondo greco c'era infatti una polarità netta tra il mondo dell'unità familiare (oikos) e la sfera della polis inerente il mondo politico. La dimensione dell'oikos è la dimensione in cui regna sovrana la “natura,” la gerarchia naturale tra gli esseri umani (colui che è sopra tutti è il capo famiglia). La polis invece è quella sfera in cui i cittadini possono collocarsi genericamente sullo stesso piano. Aristotele definì l'uomo come animale politico perché è un animale dotato di linguaggio e questi può discorrere coi propri simili all'interno della polis diventando umano, ossia diventando se stesso, completo.
Il termine polis non si sa di preciso da dove derivi, ma si suppone che provenga da un'espressione usata nella civiltà micenea (quella che precedette la civiltà greca come la intendiamo, quindi tra il XX e il XII secolo a.C.), ptolis, vocabolo a sua volta vicino a ptolemos che si trasformerà in polemos (guerra). Se questa teoria fosse accreditata si capirebbe che la polis nacque come unione di persone per difendersi da un nemico, e si comprenderebbe anche la interconnessione vigente tra guerra e politica.
Il passaggio successivo fu determinato dalla trasformazione politica che a partire dal IV secolo a.C. riguardò le poleis, quando queste persero la loro indipendenza e la loro autonomia politica; fu in questa fase che si perse anche parte della pregnanza dei due termini sopracitati. Il passaggio del concetto di politeia dal mondo greco a quello romano si esplicò con la traduzione di politeia (ossia la forma politica della città) in res publica, mentre polis divenne civitas (che però non ha significato di consistenza politica).
“Politicus” è un aggettivo esistente ma non solo ricorreva di rado ma non ha nemmeno la stessa consistenza che aveva nel mondo greco perché non c'è alcun riferimento alla polis. Successivamente i termini scomparvero dal lessico politico dopo la caduta di Roma.
I termini “politeia” e “ta politikà” cominciarono a riapparire solo dal XII secolo; in particolare Giovanni di Salisbury scrisse convenzionalmente nel 1159 un'opera intitolata Policraticus in cui riemerge il termine “politicus” appunto. Infatti Giovanni adottò l'espressione res politica non solo per riferirsi alla cosa pubblica ma in generale alle cose che hanno consistenza politica. Nonostante l'impiego, però, questo autore dà una lettura di questo aggettivo che ha solo una lontana ascendenza e prossimità con quella che era la concezione greca della politica.
Successivamente ci fu la riscoperta di Aristotele grazie al mondo arabo, soprattutto con Avicenna e Averroè, e alla traduzione diretta dal greco (Aristotele divenne quindi un importante punto di riferimento). Guglielmo di Moerbeke tradusse Aristotele in latino e fece riemergere la riflessione sulla dimensione della politica e sul suo significato; a loro volta Alberto Magno e San Tommaso d'Aquino recuperano Aristotele. In particolare Tommaso tradusse il termine aristotelico zwon politicon, animale politico, con l'espressione “homo est naturaliter politicus id est socialis.”
L'aggettivo politicus è in questo caso applicato alla società e ai rapporti tra gli individui, per quanto essi siano depoliticizzati. Tommaso usa anche il termine “politeia” che rimanda all'organizzazione politica senza però rimandare necessariamente alla dimensione della città (viene comunque usato molto più di “politicus” e di “politikà”). Politeia subì una trasformazione nel corso dei secoli non solo nella grafia ma anche nel significato; Marsiglio da Padova trasformò politeia in policia (pur intendendo quanto già si intendeva con politeia). Questa espressione si diffuse molto in Europa e cambiò col tempo la grafia perché con le lingue nazionali il latino venne accantonato e dal XIV secolo “policia” cominciò a essere usato nelle cancellerie europee come termine amministrativo.
Ci furono 3 tappe che condussero a un graduale cambiamento di significato del termine:
- Innanzitutto policia assunse il significato di comunità politica ben ordinata.
- Successivamente richiamò l'insieme delle regole che il governante deve seguire per garantire il buon ordine della comunità.
- Infine si riferì all'attività con cui si persegue il buon ordine della comunità.
Pertanto è evidente che si verificò uno slittamento del significato del termine dal campo politico a quello amministrativo: “policia” si spoliticizzò. Sempre da policia proviene Polizei Stat, termine che richiama una forma di Stato i cui governanti si occupavano del buon ordine della comunità grazie a una buona amministrazione (è sempre evidente la connotazione amministrativa del termine). Da qui ci fu un impoverimento del termine policia e oggi ha un unico rimando solo nel ramo delle forze dell'ordine.
Solo in Inghilterra rimase parzialmente l'accezione originaria: se in tutte le principali lingue europee c'è solo un termine per indicare la politica, “politica” appunto (dunque non c'è più termine che rimanda a politeia) in Inghilterra ci sono ben 3 termini, politics (ta politikà), policy (rimanda a politeia e indica le diverse azioni del potere pubblico) e polity (sempre riferito a politeia e riguarda l'assetto istituzionale).
Dal XVII si invertono le sorti dei termini e l'aggettivo sostantivato “politicus” venne definitivamente sostantivato e tornò a indicare la dimensione autonoma della politica. Joannes Althusius pubblicò nel 1603 un'opera intitolata Politica methodice digesta (“politica raccolta metodicamente,” non a caso egli cerca di esaminare tutte le considerazioni fatte dagli scrittori precedenti sulla politica) importante perché si definisce la politica come l'arte di consociare (di far vivere assieme), conservare e costituire la vita sociale fra gli uomini. Altra opera importante del XVII secolo fu il Trattato teologico politico di Spinoza. Diderot e Dalembert inserirono poi il termine “politica” nella loro enciclopedia (1750); da qui entrò stabilmente nel lessico europeo e scalzò le eredità di “politeia.”
Nella rivoluzione francese ci fu il coronamento del trionfo del nuovo sostantivo “politica” rispetto ai vecchi “policia” e “politeia” perché la politica divenne quasi onnipresente. Da questo momento in poi, tuttavia, cominciò a esserci un'inflazione del termine politica [celeberrima battuta di Weber a riguardo].
2.1 Perché è difficile cogliere la specificità della politica?
Innanzitutto era ancora presente la pesante eredità del XVII e XVIII secolo, la Ragion di Stato, una corrente dottrinaria tutt'altro che omogenea che stabilì una identità tra Stato e politica (a loro giudizio lo Stato viene considerato come il monopolista della politica, l'unico soggetto politico). Ciò implicò che spesso la scienza politica venne fatta coincidere con la scienza di Stato, ossia l'insieme di regole che devono indirizzare il regnante.
Nel momento in cui Stato e politica riacquistarono la loro “autonomia” il problema fu capire cosa caratterizzi la politica. Oltretutto se la politica viene fatta coincidere con lo Stato, tutto ciò che è oltre lo Stato viene fatto confluire nella società. Fu per questo motivo che l'identità Stato-politica entrò in crisi durante il Novecento, secolo che fu segnato da un meccanismo tale per cui si verificò una politicizzazione della società e dunque si affermarono soggetti politici ma ben distinti dallo Stato e dalle sue istituzioni. Dato che la politica non può più essere circoscritta alla dimensione statale ci si pose il problema di capire cosa sia di sua competenza: come definiamo la politica dunque? Come risolviamo il problema di inflazione del termine già evidenziato da Weber?
3. Cosa è la politica
Individuiamo una dimensione verticale (politica che si manifesta come comando), una orizzontale (dimensione partecipativa ed espressiva) ed escludente.
3.1 La dimensione verticale
Quando si parla di dimensione verticale ci si riferisce a un'attività dall'alto al basso di direzione politica.
3.1.1 Max Weber
Per analizzare la dimensione verticale della politica ci rifacciamo a Max Weber e a una sua definizione di “politica” data in una conferenza pronunciata nel 1919, La politica come professione (beruf, termine usato per richiamarsi alla vocazione, alla chiamata come nell'espressione “professione di fede”). Con un linguaggio abbastanza semplice Weber cerca di chiarire quali siano gli aspetti fondamentali della politica e del lavoro scientifico e sintetizza il risultato della sua riflessione. Weber si trova di fronte al problema di capire cosa possiamo definire “politica”; secondo Weber non è possibile definire la politica o un gruppo politico in base al contenuto della sua azione, ossia non si possono definire in base agli obiettivi perseguiti perché storicamente gli obiettivi sono svariati. Ciò che per Weber caratterizza un gruppo politico è l'utilizzo di uno strumento particolare.
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