Letterature comparate
Tema del corso: il soggetto oscuro, narrare l'estremo
Conrad apocalypse now (orrori coloniali).
Giro di vite storia doppia, di follia (quasi) criminale/possessione demoniaca.
Letteratura comparata: un concetto complesso
La letteratura comparata è un concetto difficile, quasi come S. Agostino che cerca di definire il concetto di “tempo”.
- Arte del linguaggio, la letteratura si fa con le parole con cui noi facciamo scambi; regime speciale in cui le parole hanno un valore diverso;
- Ha a che vedere con l’interpretazione della realtà;
- C’è un elemento di piacere estetico;
- Tratta di finzione, rielabora una storia fantastica che è avvenuta;
- Livello formale, quindi versi, rime, altri artifici formali, etc;
- Figure retoriche, ma comunque già Aristotele ha detto all’epoca che in una giornata di mercato si hanno più metafore che in un trattato di letteratura.
Finzione e realtà
Finzione? Ai tempi di Omero la gente dell’epoca non credeva che fosse finzione. Tutte queste sono caratteristiche che ha, ma che non bastano a definirla, non è detto che tutto ciò che ha queste caratteristiche è letteratura.
La letteratura ha qualcosa di istituzionale, è riconosciuta in un determinato ambiente. Infatti, non sempre ha le stesse caratteristiche, non tutta è finzione, non tutti scrivono in prosa, etc.
Definizioni della letteratura
- Oggetto molto inclusivo, può aver tante definizioni giuste; è una memoria collettiva.
- Istituzione fa sì che la letteratura sia costituita in una sorta di corpus, non definibile, con molte fratture storiche e sociali (es. quando Manzoni scrive il romanzo storico è una frattura rispetto al tempo storico in cui l’ha scritta).
Sempre in rapporto con delle istituzioni. Polo istituzionale e polo anarchico (immaginazione, cose finte).
Origini e sviluppi
Non si è sempre chiamata “letteratura”, che viene da “littera” che significa cultura in greco. Ciò che noi chiamiamo letteratura prima si chiamava poesia (fino alle soglie dell’Umanesimo), ed era infatti prevalentemente in versi, prime testimonianze che abbiamo sono poemi. A metà dell’Ottocento appaiono i primi poemi in prosa. La letteratura prende grossomodo quell’area di significati che noi intendiamo adesso, dalla fine del ‘700. Prima per letteratura si intendeva tutto ciò che veniva scritto/pubblicato.
Poesia e mito
La poesia per gli antichi greci: iniziano quasi tutte con l’invocazione alle muse, le 9 muse, figlie di Memosine (memoria); la musa sa tutto, il poeta non inventa nulla, probabilmente perché riprende da materiale tradizionale, non c’è nulla di nuovo. No invenzione, ma rimemorazione. Primo genere in cui si inventano personaggi e storie è il romanzo. Pochi però sono i personaggi che diventano “miti”.
Intertestualità e mimesis
Il poeta preleva dalla materia di tutti e restituisce a qualcosa che è comune. L’intertestualità, l’adattamento c’è già dall’origine, tutto è già copiato. Platone diceva che il principio della poesia era la mimesis, cioè l’imitazione; lui diceva, se già c’è un’imitazione del mondo nelle cose che facciamo perché anche la poesia? Aristotele riprende questo concetto, anche se crede che idea e materia siano fuse, non separate; in un testo chiamato “l’arte poetica” scrive che il principio poetico è mimesis.
Letteratura e società
Per Aristotele: mimesis praxeos (prassi). Per gli antichi la parola “prassi” non voleva dire tutte le azioni umane, ma è un’azione che non ha nessun fine al di fuori di sé; la prassi era la politica (polis) e la sua attuazione in guerra bei discorsi, belle azioni. I greci andavano a teatro per sentire i bei discorsi (come dice Nietzsche), discorsi pubblici. Ci sono anche altri generi, come la lirica, che però era pubblica. L’espressione del privato comincia quando la partecipazione alla vita pubblica diventa difficile.
Aristotele e la letteratura normativa
Per Aristotele, nelle commedie c’erano gli uomini peggiori (a livello di società), mentre nelle tragedie c’erano gli uomini migliori (sempre a livello di scala sociale). Umanesimo/rinascimento, il mondo antico diventa un modello anticristiano. Ciò che diceva Aristotele diventa importante anche per lo stile. Divina Commedia: c’è di tutto a livello di contenuto, anche cose non troppo “cristiane”, anche in paradiso. Dal rinascimento in poi invece viene ripresa in maniera normativa l’idea che la poesia (che viene chiamata in modo diverso perché ora c’è anche la prosa, viene chiamata “belle lettere”).
Il sistema dei generi nell'età moderna
Nel ‘500 la letteratura verrà pensata come sistema dei generi; codificazione ipernormativa delle regole di Aristotele rispetto alle unità di luogo, spazio, tempo (in realtà Aristotele aveva detto solo che l’azione doveva essere unitaria, non divise in 3 etc). Si davano quindi regole rispetto a tutti i generi, diventa una precettistica, esemplificata sugli antichi, motivo per cui nasce il classicismo. Ricompare il concetto di Aristotele dell’imitazione della natura. Non si intende la natura fisica, ma la bella natura (razionale); si dice che gli antichi erano più vicini alla natura, quindi è descritta meglio (natura ideale).
Il romanzo e il realismo
In questo periodo storico, ‘500-‘600, nasce quello che noi chiamiamo stato moderno e modernità. Ora invece non ci sono regole per scrivere un romanzo, etc. ora abbiamo meno generi, abbiamo fondamentalmente il romanzo e la lirica. Non esisteva quindi la critica letteraria, non si studiava a scuola. Il sistema dei generi non viene tranciato di botto comunque.
Capacità di distinguere tra finzione e realtà
Capacità di distinguere tra storie vere e storie finte l’abbiamo appresa da piccoli, col tempo. La potenza della finzione è ancora un po’ inquietante per qualcuno, ancora qualcosa non padroneggiato del tutto, tanto è vero che quando nacque il romanzo realista moderno intorno al 1700 con Robinson Crusoe per esempio, per tutto quanto il Diciottesimo secolo gli attori fingevano di essere degli editori, dicevano: ho trovato questo manoscritto, questa biografia, questo carteggio e lo offro al pubblico con delle correzioni, ho messo qualche nota ma fondamentalmente io l’autore non sono l’autore, questo testo è quello vero.
Perché accadeva? Il romanzo era un genere mal considerato e proibito, c’erano delle ordinanze delle varie censure che facevano del romanzo un genere un po’ fuorilegge. Il romanzo realista si era cominciato a dotare di una serie di procedimenti stilistici primo dei quali l’invenzione del nome dei personaggi oppure la descrizione minuziosa dei luoghi, l’imitazione del modo di parlare delle persone comuni che non erano più principi ed eroi che lo rendevano simile a un resoconto verosimile della realtà.
Perché il romanzo diventasse un genere normale, coerente con tutti gli altri sono dovute succedere diverse cose. Passato circa un secolo, ancora i Promessi Sposi di Manzoni, sono ancora un romanzo che si presenta con la forma di un manoscritto ritrovato, Manzoni finge di aver trovato un manoscritto seicentesco dove era raccontata la storia di Renzo e Lucia e allora lui la riscrive ma non l’ha inventata lui. A poco a poco, con un processo che è durato circa un secolo, il diverso modo di gestire la finzione narrativa più realistica, simile al modo in cui si raccontano le vite delle persone ordinarie (uno dei grandi successi del Settecento è “Pamela”, la storia di una cameriera, non più eroi, principesse e favole). È successo che lentamente nella mente dei lettori, si presentasse una nuova idea di finzione più simile al modo in cui si raccontano le storie vere e che questo modo di raccontare diverso diventasse meno perturbante, più normale.
Il genere del romanzo dal Seicento, con Don Chisciotte, la storia di un signore che diventa matto a furia di leggere romanzi e quindi inizia a pensare che anche lui può diventare un personaggio del romanzo, fare le stesse cose che facevano i cavalieri antichi. Nell’Ottocento Madame Bovary è la storia di una ragazza che in collegio ha letto talmente tanti romanzi d’amore e pensa che la sua vita possa essere scritta esattamente come un testo di questi romanzi rosa. Pensa che vive come le eroine che leggeva a 15 anni quando era in collegio.
Il romanzo come genere perturbante e il crollo del sistema dei generi
Il romanzo è dal punto di vista più inquietante, lo è stato per circa un secolo. Questo disorientamento del romanzo avviene e ci porta nel terzo modo d’intendere la letteratura, quello ancora nostro, un modo che deriva dal crollo del sistema dei generi, quello delle lettere, che aveva ereditato dal sistema della poesia antica, una insieme di precetti che ruotavano intorno all’autorità di Aristotele, e che era scandito: così si fa la tragedia, così si fa l’Epopea, la commedia. Un sistema riferito a poche persone colte che leggevano, quindi a un circolo ristretto, persone acclimatate a un certo regime di funzionalità.
Nel Settecento, prima in Inghilterra, poi in Francia e poi in tutta Europa, succede che il pubblico si amplia i ceti medi cominciano sempre di più a prendere più peso economico, ambiscono anche a un potere politico. La rivoluzione francese è sostanzialmente una rivoluzione borghese, una borghesia che paga le tasse a differenza dell’aristocrazia, il clero nemmeno. Questo era successo un secolo prima in Inghilterra. La seconda rivoluzione inglese nel 1688 esautora i grandi signori, la monarchia, la camera dei Lord e si fonda su una sorta di patto sociale tra i grandi mercanti di Londra e la piccola aristocrazia terriera, i gentiluomini di campagna, gente che vive sulle rendite della propria terra, lavorano in qualche modo. E i grandi mercanti che finanziano i grandi viaggi, le assicurazioni e la conquista dell’India.
La società borghese si mette in moto, e ha come principio base realizzativo a contrario di una società gerarchica con nobili, mercanti e contadini, aspira alla stabilità, il principio della società moderna, invece, è il movimento, l’ascesa sociale. Il caso di Robinson Crusoe, è emblematico. Figlio di un mercante inglese che sta bene (classe media) e invita al figlio di non mettersi nei guai, e il figlio dice: io voglio far fortuna, voglio che la mia condizione cambi ulteriormente, sente una vocazione all’ascesa sociale, al movimento, alla trasformazione.
Il romanzo e la società moderna
In una società dove, rispetto ad una società dove l’individuo contava meno del gruppo, una delle caratteristiche dei drammi che vivono i personaggi della tragedia classica francese del Seicento, e che erano degli enormi obblighi politici o familiari e che non possono fare quello che gli pare. La loro funzione sociale è molto più importante dei loro desideri individuali. Col romanzo il mondo diventa più instabile, più persone leggono, cominciano a leggere di più le donne. Una delle motivazione per cui i letterati tradizionali dicevano è roba da donne, con storiacce d’amore. Tanto è vero che la maggior parte dei romanzi del Settecento erano anonimi, un genere abbastanza basso.
Nel romanzo, quello che diventa importante è la sorte dell’individuo come singolo, la società dice: più ti dai da fare, più la ricchezza della nazione (come diceva Adam Smith) aumenta. Questa è l’origine del Capitalismo, da un certo punto di vista ogni personaggio di un romanzo è imprenditore di se stesso per fare fortuna, il suo compito è quello di uscire dal ruolo e la società non ha più valori stabili.
Per fare carriera devi rompere spesso equilibri stabiliti, delle regole, questa è la caratteristica del Capitalismo. Marx nel suo manifesto dice che il Capitalismo ha travolto tutto, non può tollerare che rimangano le vecchie usanze, i vecchi ceti, le vecchie credenze, i confini nazionali. Questo comporta una instabilità, nel giro di un secolo, rimangono a inizio Ottocento il romanzo che ha preso il comando e la poesia lirica.
Il romanzo storico e le masse
Romanzo storico romanzo in cui si raccontano le masse, le popolazioni, le nazioni. Gli individui li categorizzi con l’idea di nazione. Rivoluzione per la prima volta le masse non sono solo lo scenario su cui si stagliano le storie, le passioni oppure della gente miserabile ma so che i protagonisti a volte temibili, la rivoluzione francese sboccia in un periodo di terrore, l’Europa intera salta in guerra, dopo c’è Napoleone. Quando nel 1815 ci sarà la restaurazione, i sovrani tornano sul trono, il vincitore di questo sconvolgimento è la borghesia che ha come genere di accompagnamento il romanzo.
Storicismo e modernità
Nasce il fortissimo senso della storia storicismo, vuol dire che si comincia a pensare la storia come un vettore che va da un inizio verso una fine indefinita, tendenzialmente in forma di progresso (nasce nel Settecento). Buona parte dell’umanità, vivevano in un tempo circolare, scandito dal ritmo delle stagioni, nascita e morte erano processi circolari. Dalla fine del Settecento, lo storicismo dice che la storia è una evoluzione concatenata, ogni momento storico c’interessa perché è il nostro studia antenato, qualcosa che ha fatto si che siamo arrivati fino ai nostri giorni. Nasce la filologia, tutti i documenti storici del passato, comincia la storia come la conosciamo noi adesso. Ogni momento storico ha valore.
Letteratura e società del Romanticismo
Tutte queste cose ci portano ad una idea di Letteratura semplificata (venuto meno questa precettistica) si è imposto il romanzo, uno dei genere letterario nato dopo l’invenzione della scrittura, tutti gli altri generi sono nati orali (il teatro nasce dal rito, la poesia nasce dal canto). Il romanzo ha la caratteristica che nasce dalla scrittura e non ha canone, Aristotele non si trova nei testi paradigmatici, il romanzo è libero, può raccontare di tutto. Un sistema che in parte si semplifica, alla fine del Settecento sopravvivono solo romanzo e lirica, dall’altro si complica.
La letteratura diventa un concetto problematico e diventa un concetto che ha delle caratteristiche che sono contraddittorie. Con il Romanticismo, viene conferito un grande ruolo, un ruolo profetico (Victor Hugo) soprattutto si comincia ad affermare l’idea che uno scrittore, il poeta è una guida del popolo, qualcuno che vede qualcosa che gli altri non vedono, è portatore di valori. Prima la letteratura non aveva questo ruolo. Il poeta era alle dipendenze dei signori. Con l’avvento della società democratica lo scrittore diventa una sorta di faro, non è qualcuno che riflette ma qualcuno che illumina, è una lampada, porta la luce.
Secolarizzazione e istruzione
Questo viene anche in concomitanza col fatto che la religione riveste un’importanza pubblica molto minore. Tra 700 e 800 si avvia in maniera cospicua quel processo che chiamiamo secolarizzazione, la separazione dello stato dalla chiesa, la religione tende a diventare qualcosa di meno importante dal punto di vista pubblico. La letteratura diventa uno strumento di educazione delle masse popolari.
Via via si diffonde l’istruzione obbligatoria, per cui si studiano le letterature nazionali. Prima si studiava solo greco e latino. Questo perché le nazioni si inventano le loro storie e le cercano nelle loro tradizione letteraria. Costringere tutti a leggere gli stessi libri vuol dire nazionalizzare le masse, tutti hanno le stesse origini. Storia della letteratura di Francesco de Santis, scrive la storia della nazione (Italia), la scrive per le scuole. Qualcosa di simile all’obbligo della leva (nasce con la riv francese).
Letteratura e identità nazionale
Letteratura ha un enorme compito politico. Non è un terreno neutro, ma sono le classi dirigenti vincenti che dicono quali sono i valori a cui conformarsi. Inoltre la letteratura, soprattutto in Italia è anche un modello di lingua. È un modello ideologico, di comportamento ma è anche un modello di scrittura (i Promessi Sposi sono stati il libro nazionale d’eccellenza). Imparare a scrivere vuol dire anche imparare a immaginare.
La lingua non è un sistema di etichette, una lingua ha una storia, è stata creata da ceti, da classi, situazioni sociali di un certo tipo. Imparare la lingua aulica della letteratura italiana, per esempio, voleva dire ritagliare la propria immaginazione, il proprio modo di qualificare i fenomeni, la società, la natura, il rapporto fra i sessi, il modello di lingua era un modello di irregimentazione ideologica che educa le masse.
Letterature nazionali e globalizzazione
All’inizio dell’Ottocento troviamo il concetto di letterature nazionali, la letteratura fino al Settecento era cosmopolita. L’Arcadia aveva enorme prestigio europeo (internazionale). Goethe stesso dice che bisogna abituarsi ad una letteratura di mondo, che c’è in Europa e fuori Europa. Un uomo del Settecento come Goethe, che ha fondato lo Sturm und Drang, ha creato un Classicismo insieme a Shiller, ha visto nascere i romantici, ha attraversato tutti i generi, ha introdotto i poeti persiani e arabi dice che ci dobbiamo abituare a un idea di un mondo non solo europeo. La letteratura c’è anche al di fuori dell’Europa, può coincidere con la globalizzazione.
Nel 1827 la colonia inglese ha già preso possesso di buona parte dell’India, i francesi si stanno impadronendo dell’Africa, l’Inghilterra diventa un impero, il mondo si modernizza. Nel 1840 si apre la Cina, le cannoniere francesi e inglese bombardano Macao e altri porti perché la Cina si era chiusa ai commerci. Nel 1860 il Giappone cambia dinastie e comincia velocemente e a diventare una formidabile potenza industriale e in tutto il mondo si cominciano a scrivere romanzi e poesie.
La letteratura diventa un fenomeno mondiale, e poco a poco comincia ad affiorare un concetto...
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