Letteratura e cultura inglese II - II semestre
L'età vittoriana
Aspetti storici, politici, economici e culturali del XIX secolo
Nel 1837 ha inizio l'età vittoriana, quando sale al trono la nipote di Wilhelm IV, Queen Victoria. L'epoca vede grande progresso materiale e sociale, sviluppi industriali e tecnologici, a cui seguono altri sviluppi di carattere politico e costituzionale. Il merito di ciò va anche alla regina: a differenza dei suoi predecessori, vede il proprio ruolo come quello di una mediatrice.
Molte erano le richieste sociali del popolo, ma il movimento operaio rimaneva escluso dai benefici dell'industria e dal potere politico. Subito prima dell'età vittoriana c'era un grande malcontento della classe operaia: il movimento di protesta, negli anni '30, cresceva, e il punto critico della manifestazione di questo malcontento si ritrova nel Chartism.
Il movimento Chartist
Il People's Charter (1839) era un documento "scritto" da 3 milioni di persone, in cui si presentavano al parlamento una serie di richieste. La prima parte è la più rilevante e prevedeva i seguenti punti:
- Voto a scrutinio segreto, quindi voto non rilevabile.
- Pagamento dei membri del parlamento, quindi ampliamento della possibilità di entrarci.
- Abolizione delle qualifiche di proprietà per i membri del parlamento.
Il rifiuto del Charter da parte del parlamento scatenò rivolte. Il Chartism falliva, ma era il primo movimento organizzato a rivendicare i diritti politici della classe operaia.
La Anti Corn Laws League e riforme politiche
Seguì una battaglia più borghese: la Anti Corn Laws League. Chiedeva l'abolizione del dazio sull'importazione del grano dall'estero per favorire i proprietari terrieri, ovvero l'aristocrazia, dopo le guerre napoleoniche, e per far girare il più possibile il grano inglese.
Nel 1841 i conservatori ottennero in maggioranza alle elezioni e Sir Peel diventava Primo Ministro. Conservatore, quindi tradizionalmente rappresentante dell'aristocrazia, si rivelò invece riformista e abrogò le Corn Laws e altri dazi. Sir Peel anticipava la vocazione riformista che caratterizzò tutta l'età vittoriana.
Progresso industriale e sociale
A metà del XIX secolo l'Inghilterra era diventata l'officina del mondo, grazie a un massiccio sviluppo industriale e ferroviario. L'aumento della produzione industriale fece diventare l'Inghilterra il paese all'avanguardia e simbolo del progresso, e lo si nota dalla Great Exhibition del 1851, organizzata a Londra.
Gli inglesi erano il modello per l'industrializzazione degli altri paesi, ed era un momento positivo per l'economia, nonostante ci fossero ancora piaghe sociali, tra cui:
- Marcate differenze sociali.
- Miseria della classe operaia.
- Lavoro minorile e conseguente sfruttamento dei minori.
Lo spettro del socialismo era onnipresente: la Gran Bretagna era un vasto impero e per mantenerlo tale occorreva contrastare le mire espansionistiche degli altri paesi. Perciò si verificò l'intervento dell'esercito imperiale nella guerra di Crimea (1854-56), dove si scontravano principalmente Russia e Turchia, in seguito ai progetti espansionistici della Russia, che esigeva la possibilità di attraversare il paese. Il tutto era nato da pretesti religiosi. Francia e Gran Bretagna sostenevano la Turchia, insieme a Cavour.
L'evento ispiratore per la poesia di Tennyson è la carica della brigata leggera (The Charge of the Light Brigade). Racconta l'eroismo inglese, ma la società si rende conto che la guerra si sarebbe potuta evitare diplomaticamente. Fu una delle prime guerre con un alto numero di morti, e il quadro internazionale di metà secolo mostra come la Gran Bretagna avesse motivi egoistici per sostenere i movimenti di indipendenza greco e italiano, vale a dire l'indebolimento delle altre potenze egemoniche europee sotto le quali stavano Grecia e Italia. Così facendo, impoveriva le potenze maggiori e influenti, guadagnando terreno a loro discapito.
La crisi indiana e il Reform Bill del 1867
Un altro simbolo delle rivolte è la Crisi indiana del 1857, l'Indian Mutiny. Fu un moto di rivolta nato dal malcontento del popolo indiano di fronte all'oppressione inglese. Si tratta di un ammutinamento sedato con difficoltà e con spesa di vite umane.
A fine anni '60 cominciavano le riforme di rilievo. Importante è il Reform Bill del 1867: raddoppiava l'elettorato e includeva la classe operaia nelle votazioni. Questo periodo è quindi caratterizzato da maggiore pace sociale, grazie al contributo di due Primi Ministri:
- Gladstone, in carica dal 1868 al 1874, liberale.
- Disraeli, in carica dal 1874 al 1880, conservatore.
Il liberale Gladstone si distinse perché cercò soluzioni ragionevoli alla secolare questione irlandese. Inoltre, sancì l'uguaglianza di tutte le religioni sull'isola britannica; per scongiurare la rivoluzione operaia facilitò la creazione di un sistema di piccole proprietà accessibili a tutti. Fece riconoscere formalmente i sindacati da parte del governo, e con l'Education Act, legge sull'istruzione del 1870, definì la necessità dell'istruzione primaria, rendendola obbligatoria.
In seguito a queste riforme, considerate troppo radicali, l'aristocrazia non era contenta. Alle successive elezioni vinsero quindi i conservatori, e Disraeli divenne il Primo Ministro. Disraeli però proseguì sul solco del predecessore liberale: realizzò un vasto programma sociale in cui concesse ulteriori diritti ai sindacati e pari diritti a imprenditori e operai.
Il consolidamento dell'impero e la Seconda Guerra Boera
Il simbolo del consolidamento dell'impero era Suez, 1875. Il controllo del canale di Suez era fondamentale, era detto vena giugulare dell'impero. Grazie a Disraeli iniziò un controllo sotto forma di azioni, in seguito a un inciucio franco-egiziano-turco. Una soffiata di un giornalista inglese sulla bancarotta del vice-re egiziano Khedive permise a Disraeli di comprare le azioni del canale.
A fine anni '80 molte riforme erano state attuate, ma le tensioni si erano spostate anche fuori dall'Europa. Un ulteriore conflitto, le guerre boere, coinvolsero la Gran Bretagna nel teatro sudafricano. Furono coinvolti due Stati: Transvaal e Orange Free State, occupati dagli afrikaner (discendenti di olandesi).
Tra 1880 e 1881 si verificò la Prima Guerra Boera, in seguito a un attacco boero agli inglesi. Il conflitto durò poco e terminò con un'improvvisa alleanza tra le due parti, coalizzate contro gli Zulu. Dopo la sconfitta dell'impero Zulu si verificò il riattacco: la Seconda Guerra Boera si svolse tra il 1899 e il 1902. I boemi vennero catturati in massa e imprigionati in campi di concentramento. 20 mila morirono per le condizioni precarie, e il tutto con il pretesto di portare la civiltà ai selvaggi. Ci fu molta indignazione per il massacro compiuto da Lord Kitchener: la guerra boera diventava uno scandalo e iniziava il dissenso verso quella politica distruttiva.
La seconda fase dell'industrializzazione e i riscontri sociali, economici e politici
La seconda rivoluzione industriale ha luogo durante il periodo vittoriano. Lo sviluppo industriale del Paese aveva un nuovo corso. L'industria tessile era al limite e la seconda fase si basò su altre materie prime, quali carbone, ferro e acciaio. Cominciò la realizzazione di ferrovie in Gran Bretagna, nelle colonie e in altri paesi. Nella prima metà del XIX secolo quindi furono installate svariate miglia di ferrovie, un fattore importante per l'avanzamento tecnologico.
La ferrovia era però anche una fonte di investimento che permetteva di arricchirsi anche a distanza di tre generazioni, grazie all'accumulo di capitale e all'impiego di investimenti. La ferrovia era una trasformazione straordinaria poiché ebbe un impatto sulla vita del cittadino, cosa che invece non era accaduta con la prima rivoluzione industriale. La prima infatti portava innovazioni nel campo tessile e industriale, dai quali il cittadino era escluso. La via ferrata, invece, era più capillare, facilitava e ampliava gli orizzonti. Cambiò il mondo e il tempo: servivano orari e misurazioni esatte del tempo, fino ad allora ciò non era mai stata un'esigenza. A Greenwich vennero creati i primi timetables.
I risvolti sociali di questa seconda fase di rivoluzione:
- Sviluppo di una classe di persone che vivono di rendita, i rentiers, coi risparmi accumulati da generazioni precedenti. Spesso erano anche donne, e si viveva con le azioni e le obbligazioni delle imprese familiari.
- Sviluppo del turismo di massa: avere a disposizione una ferrovia significava avere la possibilità di spostarsi più facilmente. La classe media iniziò a viaggiare, poi a fine secolo cominciarono anche i lavoratori. Nascevano le prime agenzie di viaggi, le stazioni termali...
- Si erano create due figure: la lady of pleasure e il dandy, ovvero l'esteta vittoriano.
Nel frattempo erano avvenuti l'inclusione della classe operaia nell'elettorato e il miglioramento delle condizioni di vita di questa classe. Dopo il Reform Bill del '67 la classe operaia non era più vista come un problema reazionario e c'era una sorta di pace sociale. Il socialismo scomparì dalla scena poco più di un decennio dopo la pubblicazione del Manifesto Comunista.
Si riaccese però il focolare del malcontento nel 1873, durante il periodo definito Grande Depressione, che durò fino al 1896. Riemergeva quindi il socialismo sotto forma di partiti organizzati, grandi e di massa. Il fenomeno fu europeo, non solo inglese. Molti dei partiti erano organizzati nella internazionale marxista.
Le nuove potenze e la perdita di importanza della Gran Bretagna
Il periodo è cruciale perché emersero altre potenze sulla scena internazionale, quali USA e Germania. Nella stagnazione economica generale, questi due Paesi prevalsero e la Gran Bretagna, nonostante il suo impero, perse importanza. Nel 1896 lo scenario globale era completamente cambiato: l'Inghilterra cessava di essere il workshop of the world, poiché USA e Germania l'avevano raggiunta, e ormai superata.
Conseguenze ed elementi di crisi
- USA, Germania e Francia, per rispondere alla crisi, iniziarono politiche protezionistiche. Non c'era più il libero scambio, e si dovevano affrontare pesanti tariffe doganali, scelte per salvaguardare il mercato e l'agricoltura interni.
- La Gran Bretagna era riluttante ad adottare la politica economica protezionista.
- Avvenne una nuova trasformazione economica, ovvero la concentrazione di capitali in monopoli, da parte di USA e Germania, e nacquero i Trust.
- L'imperialismo prendeva piede: la corsa alla conquista di territori in cui riversare prodotti e ampliare il mercato era molto attiva. Le altre potenze guadagnarono terreno rispetto alla Gran Bretagna e la conquista commerciale stava assumendo tratti politici e militari.
L'imperialismo fece rilassare l'Europa e gli scontri interni, ma diede luogo a scontri al di fuori dell'Europa tra le potenze europee. L'Africa era diventata la valvola di sfogo, poi però cedette e venne suddivisa artificialmente dalle potenze europee.
Le colonie inglesi erano un quarto di quelle globali. C'erano l'India, i Dominions (Canada e Australia, che, nonostante fossero autogovernate, riconoscevano il monarca inglese) e le aree di influenza economica (Argentina, che fu "ferroviizzata").
L'imperialismo era importante specialmente per motivi economici: venivano effettuate conquiste strategiche. Accaparrarsi le materie prime più importanti era di vitale importanza per l'economia e l'industria (gomma, stagno, giacimenti minerari, depositi petroliferi...). La nuova rivoluzione industriale necessitava di molte più materie prime.
L'Inghilterra rimase attaccata alle proprie colonie e cercò di ricavare il più possibile dalle attività già avviate, fino a metà '900. Non si erano più verificate altre grandi innovazioni tecnologiche, e a fine secolo entrarono in gioco anche Cina, India, Giappone, soprattutto nel campo tessile: fu il colpo di grazia per la Gran Bretagna.
L'industria britannica languiva ma il commercio e la finanza brillavano ancora: si verificò un boom nella spedizione marittima e nelle mediazioni finanziarie, entrambe attività al fulcro di ogni produzione, e Londra divenne presto il centro del mondo in quel periodo, per più di 30 anni rimase il centro finanziario più rilevante.
Perché la Gran Bretagna perse terreno rispetto a Germania e USA?
Ci sono molte motivazioni. Nella seconda fase industriale, dal 1840 circa, le opere erano il risultato di esperienza pratica e sperimentazione di nuove tecniche. Gli avanzamenti tecnologici non erano più straordinari: acqua, carbone e ferro erano già stati sfruttati nei decenni precedenti. Ciò che avvenne fu solo che cominciarono a essere usati in larga scala.
I grandi trionfi della rivoluzione, quali ferrovia, treni e navi a vapore, erano state invenzioni precedenti. L'industria infatti cominciava a sfruttare altre materie prime, quali gomma e petrolio, materiali che richiedevano lavorazioni più complesse e che permettevano l'evoluzione invenzioni della prima rivoluzione industriale. Per impiegare le nuove materie prime c'era bisogno di studio e di applicazione di conoscenze scientifiche avanzate.
A fine '800 si può parlare di scienze tipo l'elettromagnetismo e la chimica organica: insieme alle varie ricerche scientifiche trainavano il progresso. Si verificarono collaborazioni tra industrie, scienziati e tecnici per usare le nuove materie e produrre nuovi materiali. Germania e USA investirono molto in centri di ricerca, a differenza della Gran Bretagna, su queste nuove tecniche, e perciò la distaccarono. La Gran Bretagna rimaneva infatti legata alla propria tradizione industriale.
Alla fine del XIX secolo fu chiaro, dall'esperienza chimica tedesca, che la produzione industriale era legata, e proporzionale, alla presenza di manodopera qualificata e specializzata. Questa poteva essere formata solo con studi speciali e con attrezzature costose. La produzione di massa portò alla trasformazione dell'economia globale, poiché ci si concentrava sulla produzione di macchinari e di beni di consumo durevoli, come ad esempio le prime auto.
Comunque, la produzione in larga scala non era una novità: già l'industria tessile era stata resa più veloce e autonoma dalla prima rivoluzione, nella prima metà dell'800. A fine '800, invece, l'automatizzazione si era diffusa in vari settori, ma lentamente, perché all'inizio i macchinari costavano molto di più di quanto costasse (sotto)pagare dei lavoratori. Solo a un certo punto, infatti, gli Stati cominciarono a meccanicizzare e automatizzare il maggior numero di processi. Basti pensare alla Ford, che diffuse un modello destinato a trainare l'economia per decenni (nastro trasportatore, catena di montaggio...). Il fordismo è il fenomeno che meglio rappresenta l'automatizzazione e la rivoluzione industriale.
“L’ascesa della mano visibile delle corporazioni”: Chandler rielaborò la teoria Adam Smith, che parlava della mano invisibile che agisce sul mercato. A fine '800 avvenne la concentrazione sistematica dei capitali: questo andava contro la tradizione economica inglese, che prevedeva la libera concorrenza. Occorreva un cambio di strategia da parte del governo, ma nell'era vittoriana lo Stato non doveva interferire nell'ambito economico, come da tradizione. Il mercato, secondo le teorie di Smith, era in grado di auto-regolarsi, ma le cose a fine '800 erano mutate. Il governo doveva cominciare a regolare l'economia, attraverso politiche economiche mirate e politiche estere.
Una delle spiegazioni dell'incapacità della Gran Bretagna di stare al passo con le altre potenze emergenti è di tipo sociologico: il conservatorismo della propria società. L'aristocrazia si era scontrata con una nuova società: i ceti nobili erano pronti ad accogliere chiunque potesse portare capitali. Una volta raggiunto lo status sociale, l'imprenditore britannico si faceva meno intraprendente e si avvicinava all'idea di agio e ozio dei conservatori.
La tradizione inglese prevaleva sull'imprenditoria. Essere troppo intraprendenti o imprenditoriale era fuori dai canoni aristocratici britannici, che infatti prediligevano la stabilità e la staticità. Al commercio britannico mancava la determinazione che invece si trovava nei Paesi emergenti, che essendo da poco industrializzati, avevano come obbiettivo quello di accelerare ogni produzione e operazione.
La Gran Bretagna invece era abituata a essere sopra a tutti: con meno sforzi aveva maggior rendita. Ma la mancanza di "forza d'animo" portò presto al sorpasso degli altri Paesi. In Germania e Stati Uniti tutto avanzava molto velocemente e negli USA era nata una nuova economia del consumo, un modello molto diverso da quello britannico. Il consumismo prevedeva la presenza di prodotti sempre aggiornati sul mercato e l'esistenza di status symbol, e di conseguenza il mercato era continuamente bombardato di prodotti sempre più nuovi ed efficienti. Lo status symbol inglese era ben diverso, l'aspirazione sociale era differente: l'appartenere all'aristocrazia era il modello.
Il romanzo in relazione alle condizioni sociali
Il romanzo era visto come una forma di intrattenimento nella società vittoriana, a fianco del teatro, che ebbe la maggiore popolarità durante l'800. Il romanzo era una forma di intrattenimento sia alta, sia popolare. Era aperto al grande pubblico (anche se non da subito). Oggi i romanzi di quell'epoca permettono di capire la condizione sociale del tempo, ma in quegli anni permettevano di comprendere la reazione dell'uomo alla società in piena trasformazione. L'uomo era di fronte a grandi cambiamenti, che erano avvenuti molto
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