Geografia, ambiente e paesaggio
Introduzione al corso
Prof. Marco Santangelo
Obiettivo: far acquisire conoscenza critica e operativa delle relazioni tra i caratteri di un contesto geografico e delle sue trasformazioni, per fini di progettazione urbana e paesaggistica, anche rurali. Si studieranno i fattori fisici e non che influenzano il territorio. Dovremo avere la capacità di tener conto del presente ma proiettandoci al futuro. Il corso è in parte teorico ma anche molta pratica (fatta a gruppi), con un’esercitazione di gruppo valutata prima dell’esame. In esame si chiede di discutere il lavoro svolto durante il corso e la relazione finale.
Testo di riferimento:
- Strahler A. (2015), Fondamentali di Geografia Fisica, Zanichelli, Bologna (Tutto il libro)
- Governa F., Memoli M. (2011), Geografie dell’urbano, Spazi, politiche, pratiche della città, Carrocci, Roma (In particolare i capitoli da pp. 83-108; pp. 109-146; pp. 167-190)
(Oltre a materiale online: slide etc.)
Quadri ambientali
Analizziamo le varie componenti di questi tre fattori.
Lezioni
Lezione 1
Quadri ambientali:
- Geolitologiche: tipi di rocce
- Geomorfologiche: forme del terreno
- Idrografiche e idrologiche: organizzazione superficiale acquee
- Climatiche: variabili climatiche legate a vari fattori
- Pedologiche: caratteristiche suolo
- Biogeografiche: coperture vegetali naturali o semi-naturali
Matrici territoriali:
- Maglie o orditure: organizzazione spazio agricolo/amministrativo
- Reti infrastrutturali: visibilità principale, secondaria, canali...
- Telai o trame insediative storiche: insediamenti stabili umani
- Capitale fisso: impianti produttivi agricoli di media-lunga durata che generano reddito
Urbanizzazioni recenti:
- Densità tessuto urbano: compatto, sfrangiato...
- Confini dell’urbanizzazione: un tempo erano più definiti (mura)
- Tipologia del tessuto insediativo
- Tipologia delle aree esterne
Lezione 2
Come descrivere un paesaggio?
- Osservazione del paesaggio
- Scomposizione nelle sue componenti genetiche principali
- Osservazioni delle relazioni geografiche spaziali
Relazioni geografico-spaziali: Relazioni fra elementi nello spazio geografico. Ci servono per analizzare un contesto territoriale e stabilire le relazioni tra certi oggetti che sono localizzati, è un’astrazione.
Esempio: Paesi mediterranei: indico, oltre ai paesi intorno al mar Mediterraneo (relazioni spaziali, posizioni), altri fenomeni (relazioni specifiche estremamente complesse). Con questa semplificazione posso avere dei vantaggi ma anche svantaggi: Pensare che alcuni fatti siano determinati da un semplice rapporto causa-effetto è errato (determinismo geografico). Esempio: Gli abitanti dei paesi caldi sono più pigri. Falso.
Le relazioni geografiche spaziali sono:
A) Orizzontali: Legano luoghi, posti e soggetti di diversi posti chiamate interazioni spaziali, la variabile principale è la distanza.
- Oggetti: quartieri di una città (A e B)
- Relazione spaziale: la loro posizione rispetto al centro
- Significato immediato: quartieri centrali, semi-centrali, periferici...
- Possibili significati: relazione tra settori dell’economia, classi sociali, valori immobiliari, simbolici...
B) Verticali: Intercorrono tra soggetti che occupano la stessa posizione nello spazio, chiamata correlazione spaziale.
- Oggetti: Insediamento (A) su una cima del colle (B)
- Relazione spaziale: sovrapposizione di A su B
- Significato immediato: centro di sommità
- Possibili significati: vicende storiche, difesa, funzioni agrarie, igiene, valori simbolici...
Lezione 3
Descrizioni come progetti
Tesi:
- Ogni descrizione contiene un progetto
- Ogni progetto presuppone una descrizione
Condizioni:
- Una descrizione è necessariamente soggettiva (non esiste l’oggettività)
- Possibilmente è arbitraria
Per poter descrivere devo scegliere come farlo e su cosa farlo. La scelta mi permette di non commettere l’errore di voler dire troppo e obbliga a sapere cosa non descrivere. La scelta del modo di descrivere mi porta a selezionare ulteriormente le informazioni, a codificare, a rappresentarle.
Definizione di obiettivi
La descrizione cambia in base ai nostri obiettivi, infatti è più o meno vera in base a quanto è coerente ai miei obiettivi che mi sono posto:
- Cosa si mette in scena
- Come si mette in scena
- L’ordine dato della scena
Pertinenza prescrittiva: Si descrivono soprattutto caratteristiche e condizioni che possono facilitare o ostacolare certe trasformazioni o certe permanenze.
Pertinenza predittiva: Si descrivono variabili e relazioni che possono essere inseriti in schemi di calcolo di interferenza casuale, cioè analizzando vecchi dati posso predirne gli stati del fenomeno nel futuro.
Pertinenza persuasiva: Scegliamo tutto ciò che possa comunicare un’immagine dei luoghi giustificandone la scelta progettuale (Es: rendering) e da indurre a comportamenti ad esso conseguenti.
Pertinenza euristica: realizzo un progetto che soddisfa la mia curiosità, e che va anche contro le attese del senso comune e delle teorie concettuali consolidate. È un metodo intuitivo.
Le nostre descrizioni rispecchiano le immagini mentali che abbiamo e ciò che osserviamo. Le fattezze del territorio sono uno strumento delle descrizione. I fatti descritti sono elementi che noi poi mettiamo insieme, secondo delle regole soggettive. La descrizione si divide in due:
- Descrizione territoriale nomotetica: (più vicina alla predittiva, quindi normativa) cerca le uguaglianze e si riconduce a principi universali. Ordine dal caos.
- Descrizione territoriale idiografica: (più vicina all’euristica, quindi innovativa) cerca il particolare e le differenze per trasformarle in cose reali. Questa può destabilizzare.
Possiamo usarle entrambe, integrandole.
Suggerimenti di letture (opzionali):
- Le città invisibili, Italo Calvino
- Flatlandia, di Edwin A. Abbott
Lezione 4
Tema del paesaggio
Il paesaggio può essere:
- Pubblico/privato
- Singolo/collettivo
- Controllo/consenso: controllo che posso esercitare sul paesaggio (trasformazione...) e le forme di consenso che posso utilizzare per farlo trasformare secondo le mie intenzioni
- Dimensione temporale: il paesaggio si è modificato in molti anni
- Concezione areale/simbolica: è un territorio ma carico di significati simbolici non solo legati alla sua fisicità
- Approccio scientifico (oggettivo) o emotivo, estetico (affettivo): il paesaggio è solo ciò che vedo?
Il paesaggio è un’immagine topografica? È statico? No. Il paesaggio è un concetto problematico: Non c’è una definizione condivisa ed è il modo complesso di vedere il mondo.
La prima possibile definizione: “Il paesaggio indica una parte della superficie terrestre caratterizzata e distinta dalle altre sulla base di elementi naturali e antropici”. Il problema di questa definizione è che dev’esserci per forza l’azione dell’uomo. Il paesaggio è anche inteso in ambito artistico.
Viene quindi fuori che il termine paesaggio non può solo riguardare i fenomeni naturali o umani che possono essere identificati e analizzati in un’area.
Convenzione EU paesaggio, 2000: “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori e/o naturali e dalle loro interrelazioni”.
Codice beni culturali e del paesaggio, D.lgs. 2004: (vedo slide) Questa definizione nazionale è molto più completa, ad esempio indica una “parte omogenea di territorio”, tiene in considerazione le azioni umane nella storia e il fatto che contribuisce al benessere sociale e aiuta a definire le identità regionali. Aggiunge inoltre che è una risorsa strategica.
Piano Territoriale Regionale, 2011 e Piano Paesistico Regionale, 2009: (vedo slide) È ancora più esplicito il fatto che aiuta a migliorare la competitività della regione.
Quindi il paesaggio:
- Insieme materiale di cose con certe caratteristiche storicamente acquisite
- Il paesaggio non è una realtà oggettiva ma è il nostro modo di percepirla che la connota come “paesaggio”
Abbiamo due possibili approcci:
Scientifico:
- È il quadro delle attività umane che caratterizzano un paesaggio
- Si analizzano le caratteristiche oggettive
- Si definiscono le cose tangibili, reali e misurabili
- Sono elementi statici, determinati dal loro contenuto scientifico
- La società umana rimane sullo sfondo, mi interessa solo cosa e come ha trasformato.
Estetico:
- Sottolinea l’effetto affettivo: Si tengono in considerazione le relazioni umane
- È per gli osservatori un’immagine estetica
- Insieme di oggetti e segni che producono emozioni sull’osservatore
- Sottolinea aspetti qualitativi e soggettivi
- L’osservatore è quindi al centro
Entrambe le concezioni sono create dall’uomo. Le analisi recenti sono analisi quantitative e qualitative.
Complessità paesaggio di ordine:
- Materiale: sistema di ecosistemi
- Simbolico: insieme segni e simboli
- Temporale: manifestazione superficie processi storici
Le relazioni del paesaggio sono tra due blocchi:
- Sistema produttore (P): forze naturali e antropiche che hanno creato il paesaggio, si descrive metodo scientifico, usiamo una visuale esterna
- Sistema Utilizzatore (U): l’uso dell’uomo sul paesaggio, si vedono gli aspetti dall’interno in modo soggettivo
Essi sono in relazione tra loro: P compone U, U riconosce P.
Consgorve analizza i fruitori del paesaggio: l’Outsider ha una visione funzionale ed esterna (Analisi morfologica). L’Insider ha una visione affettiva, soggettiva (Paesaggio simbolico).
Rapporto fra tutela e pianificazione:
Se una cosa ci piace cerchiamo di conservarla o di modificarla o trasformarla a nostro piacimento. Questo va bene se la “cosa” ci appartiene. In caso di paesaggio, che è un bene collettivo, per conservarlo, modificarlo e costruirlo dobbiamo cercare di esercitare un controllo sulla società che lo fruisce. Occorrerebbe quindi il consenso di soggetti attorno a questo paesaggio, cosa impossibile, dato che i valori non sono omogenei e a volte contrastanti o ci sono diversi interessi.
Paesaggio visibile: corrisponde all’idea intuitiva stratificata del senso comune. Il paesaggio visibile tiene conto dell’approccio oggettivistico e soggettivistico. Noi dovremo mediare tra il sistema U e P. Progettare il paesaggio significa operare sugli oggetti che producono significati (che non sono sempre univoci) per modificarli. Quindi abbiamo una responsabilità culturale e sociale a trasformare il paesaggio, questo può generare conflitti e opposizioni.
Quadri ambientali
I primi elementi a comparire nell’analisi del paesaggio sono quelli dei quadri ambientali. La prima cosa che notiamo è la forma del terreno, queste sono dinamiche e derivano da forze (che sono costruttive: movimento delle zolle e orogenesi e distruttive: erosione), noi però non percepiamo queste trasformazioni perché il fattore tempo è molto lungo (esclusi eventi catastrofici).
Componenti geomorfologiche
Le sono classificate dall’Istat come:
- Montagna: sono masse rilevate che al nord sono > 600 m mentre al centro-sud >700 m
- Collina: masse rilevate >300 m
- Pianura: non ci sono masse rilevate, ed è <300 m, (500 m nella Pianura Padana). Sono esclusi i fondovalle, all’apice dei conoidi e alle strisce litorali.
Questa classificazione tiene anche conto delle specie vegetali presenti. La pianura teniamo pensarla solo piatta, invece è considerata anche pianura una zona con grandi pendenze. La pianura è divisa in:
- Alta pianura: cioè la zona più vicina alle masse rilevate, ha pendenza, si forma grazie a materiali che scendono dalle masse rilevate, abbiamo un suolo più grossolano e ciottoloso e quindi molto permeabile.
- Bassa pianura: invece è situata al fondo, vicino ai fiumi, si trovano depositi fini (limo e argilla), poco permeabile, un tempo erano più paludose; nella storia infatti sono state bonificati e sono stati creati canali e opere per organizzare l’acqua.
Abbiamo detto che l’acqua nell’alta pianura viene assorbita e scorre sotto terra venendo filtrata; arrivata nella bassa pianura l’acqua trova il fondo e sgorga in superficie, questa è detta fascia delle risorgive, che andrà poi a finire nei fiumi e corsi d’acqua. In queste zone troviamo una linea di fontanili, cioè risorgive che sgorgano e formano delle pozze a temperatura costante (a 10-12°C), attorno al quale un tempo si crearono molte coltivazioni (le “marcite”) che davano foraggio per tutto l’anno, in questo modo si svilupparono allevamenti. Normalmente si urbanizzava solo sopra alla linea dei fontanili, perché in alta pianura si sta meglio.
Anfiteatro morenico
Questo fenomeno è formato dai ghiacciai, che muovendosi (stagionalmente) e crescendo scendono verso valle. I ghiacciai corrugano la superficie su cui scorrono, creando accumuli di detriti. Quando il ghiaccio si ritira vedremo un semicerchio di colline, chiamato anfiteatro morenico. Morene sta per indicare un insieme misto di varie rocce e terra.
Con l’acqua che il ghiaccio crea fondendosi si formeranno laghi. Con gli anni e l’erosione il lago bucherà la montagna e rimarrà una sequenza: montagna, pianura (simile alla bassa pianura), collina e pianura. Esempio per eccellenza è l’enorme anfiteatro morenico di Ivrea. Possono anche rimanere dei laghi dietro alle morene, che sono resti dei vecchi laghi morenici (es: lago di Candia).
Altipiano e pian alto
Il primo sono zone pianeggianti in alta pianura. In alta pianura può capitare che più fiumi unendosi tendano ad abbassare il piano di campagna dove scorrono (per effetto erosivo). I fiumi unendosi a “Y” abbasseranno le parti intorno ma nella lingua di terra il territorio rimarrà alto, creando un pian alto. Es: Cuneo sorge su un pian alto che si trova tra lo Stura e Gesso o i Piani alluvionali del Pesio.
Componenti idrogeologiche o idrografiche
L’acqua segue le pendenze, in natura troviamo delle linee spartiacque, cioè luoghi appuntiti (come i colmi del tetto) che dividono i bacini idrografici tra loro.
All’interno di ogni bacino idrografici (Es: Po’) ci sono piccoli bacini idrografici (Es: affluenti). I bacini sono divisi in tre parti:
- Bacino di raccolta: si trova nelle zone rilevate, in questa zona a ventaglio le acque scendendo e si uniscono
- Bacino vallivo: una volta che le acque si sono unite si forma un connettore che è chiamato bacino vallivo per il fatto che può modificare le valli, essendo in pendenza è normalmente dritto
- Bacino di deiezione: è il bacino che arrivato in pianura e inizia a depositare il suolo
Fiume
Il fiume è formato da varie parti:
- Alveo: è la parte del fiume in cui c’è sempre acqua, anche in periodi di secca
- Letto maggiore: sarebbe la parte in cui condizione normale l’acqua può passare e in questa zona si può coltivare, periodicamente avremo delle piene in cui il fiume esce.
- Sponda: la differenza tra alveo e letto maggiore
- Terrazzi: zone intorno all’alveo e al letto maggiore, spesso vengono abitate
Ci sono tre tipi di erosioni del fiume, che sono sempre complementari:
- Lineare: prevale in zone di grande pendenza e tende a scavare per andare verso il basso
- Laterale: in zone più piane, il fiume tende ad allargarsi
- Regressiva: il fiume dopo aver scavato in basso e essersi allargato, trasporta e scava la superficie su cui scorre portandola verso l’alveo
Le misure del fiume sono:
- Lunghezza: dipende dalla zona
- Pendenza: rapporto tra il dislivello e la lunghezza del percorso
- Velocità: è variabile, massima nei tratti torrentizi, diminuisce verso la foce. Dipende da pendenza, profondità e rugosità del fondo.
- Portata: quantità di acqua in metri cubi che passa in una sezione del suolo in un minuto. È proporzionale alla velocità. Ci sono periodi di magra e di piena
- Sx e Dx: si usano come riferimento le sorgenti (noi siamo a sinistra del Po’), idem per le valli
- Regime idrico: portata del fiume in un periodo
- Deflusso: quantità di acqua che arriva al mare all’anno
- Capacità di trasporto solido: esprime il peso dei sedimenti
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