DIRITTO INTERNAZIONALE
DELL’AMBIENTE
Perché è importante parlare di tutela ambientale?
l’ambiente e le risorse è fondamentale per la nostra
Tutelare salute e per la sopravvivenza
stessa. proteggere l’ambiente
Se è fondamentale per tutelare la vita e la salute, allora significa che
è fondamentale anche per la tutela dei diritti umani.
C’è un forte legame tra la tutela ambientale e il principio di non discriminazione: è sempre
più evidente che il degrado ambientale è sempre più legato anche alle difficoltà di garantire
la parità di trattamento di tutte le persone che vivono all’interno di una società. Si è osservato
che le minoranze che sono discriminate per altri motivi, lo sono anche dal punto di vista
ambientale.
un collegamento
C’è tra tutela ambientale e sicurezza internazionale: al di là della
dimensione individuale, la tutela ambientale ha delle ripercussioni significative sull’assetto
geo-politico internazionale dal punto di vista della sicurezza. Il modo con cui viene gestito
l’ambiente diviene una forza che determina delle migrazioni anche su vasta scala,
cambiando gli scenari geo-politici internazionali. Queste non sono determinate solo dai
cambiamenti climatici, ma anche da conflitti che nascono da questioni ambientali: data la
scarsità di risorse, molti conflitti internazionali o interni nascono dalla necessità di garantirsi
queste risorse. La questione ambientale diviene quindi un fattore determinante per garantire
nel rapporto dell’ONU sul Darfur, quando la
→
la pace. Es. Conflitto in Sudan, Darfur
commissione d’inchiesta è chiamata a valutare le cause del conflitto inserisce tra le più
importanti anche la questione ambientale.
L’ambiente è diventato un tema legato alla criminalità internazionale: in certi casi le risorse
sono così preziose che la criminalità organizzata su scala internazionale le usa per
finanziarie la propria attività criminosa. Ad es. appare ormai evidente che il commercio delle
via di estinzione, o dei prodotti che derivano da essi come l’avorio, ha superato il
specie in
traffico di stupefacenti, perché molto redditizio.
la tutela dell’ambiente
Dal punto di vista economico è importante per la necessità di
“sviluppo
equilibrare la crescita economica con la tutela ambientale: è il c.d. sostenibile”.
Però questo non è l’unico legame. Molto spesso si sente dire che tutelare l’ambiente
significa perdere posti di lavoro. Ma c’è un’altra prospettiva che si è affermata più di recente,
persegue lo stesso obiettivo dello sviluppo economico:
secondo cui l’ambiente cioè è un
elemento essenziale per uno sviluppo economico sano.
Data tutta questa importanza con la riforma del millennio delle Nazioni Unite, la tutela
tra i pilastri dell’organizzazione. È un aspetto rivoluzionario
ambientale è stata inserita
perché nella Carta di San Francisco (che istituisce l’ONU) non si parlava di ambiente.
l’emblema del processo che è
Questo inserimento è significativo perché rappresenta
l’aumento dell’importanza dell’ambiente e
avvenuto su scala internazionale: il fatto che
C’è una completa
abbia molte ramificazioni, ciò significa che è una tematica trans-settoriale.
interdipendenza tra gli stati: è assurdo pensare che per le problematiche ambientali
ciascuno stato agisca per conto proprio.
se c’è questa interdipendenza tra stati e c’è questa
Allora, natura trans-settoriale delle
tematiche, la questione ambientale può essere affrontata solo tenendo conto di tutti i fattori
1
“approccio Significa tenere in considerazione tutte le
e tutti i settori: si parla di integrato”.
questioni. Ad es. non bisogna parlare solo di cambiamenti climatici, sarebbe riduttivo.
Quindi, un approccio integrato sul piano tematico (tutte le questioni), spaziale (tutti gli stati)
e temporale (bisogna considerare anche le prospettive di lungo termine).
L’approccio integrato si può adottare solamente usando il diritto internazionale. Qualche
autore sostiene che il diritto internazionale dell’ambiente sia una materia a sé stante. In
dell’ambiente
realtà, il diritto internazionale è un settore del diritto internazionale ma ha delle
particolari caratteristiche che lo distinguono.
Le peculiarità di questo settore
Il diritto internazionale dell’ambiente si solamente negli anni ’70,
è affermato quindi è una
materia giovane. Essendo relativamente giovane, dal punto di vista tecnico ha una ricaduta
precisa: ossia abbiamo principalmente norme scritte perché le norme consuetudinarie sono
poche, in quanto è necessario un certo lasso di tempo affinché possano affermarsi. Però, la
scarsità di norme consuetudinarie è dovuta anche dal fatto che si tratta di una materia
fa capire un’importante aspetto del diritto internazionale
estremamente tecnica. Questo ci
dell’ambiente: il legame con la scienza, nel senso che la materia si sviluppa insieme alla
scienza. La scienza ci dice che è sorto un problema, e il diritto internazionale dell’ambiente
deve reagire intervenendo, eventualmente, con una disciplina. Questo legame si porta dietro
le difficoltà del diritto internazionale generale di svilupparsi in maniera veloce: adottare un
trattato è un processo molto lento e per questo è inadatto alla necessità di adattamento
continuo alle tecnologie che si sviluppano nel settore. Quindi si trovano dei metodi di
adattamento delle fonti pattizie alla scienza. Si sono trovate delle soluzioni innovative per
poter modificare ed emendare i trattati in modo molto più veloce rispetto a quanto accade
nel diritto internazionale generale.
Inoltre, si è fatto largo ricorso alle fonti di soft law, perché attraverso di essi si può iniziare a
testare le soluzioni normative che sembrano più appropriate per risolvere quel problema.
Gli stati, visto che non devono adottare uno strumento vincolante, saranno meglio disposti
ad adottare una soluzione prevista da uno strumento di soft law. Diviene fondamentale
perché è un tentativo attorno cui misurare le posizioni degli stati, e se le parti raggiungono
un accordo sullo strumento di soft law, allora sarà più facile poi adottare un trattato, avendo
anche già stabilito i principi e i tratti fondamentali nello strumento di soft law.
Ciò funziona finché la scienza ci sa dare delle risposte e delle certezze. Se invece non ci
vengono fornite, si pone un problema che non è presente in tutti i settori. Ecco perché si
sono sviluppate delle norme particolari che rispondono all’incertezza scientifica: ad
esempio, si sviluppa il principio precauzionale che mira a disciplinare come gli stati devono
reagire in caso di incertezza scientifica.
L’altra questione a cui è legato lo sviluppo della materia è la dimensione economica. A volte
il problema ambientale nasce da una questione economica come, ad esempio, la
scomparsa di una specie che è legata agli interessi economici che ci sono dietro. In modo
speculare, spesso le soluzioni adottate dal diritto internazionale dell’ambiente hanno natura
il problema dell’estinzione di una specie è
economica. Quindi, se legata al commercio, allora
il trattato porrà dei divieti di commercio. Dunque, dal punto di vista del contenuto, spesso si
tratta di norme di tipo economico. Sorgerà un problema di compatibilità tra le misure adottate
nell’ambito dei trattati ambientali e le norme del commercio internazionale che impongono
agli stati di commerciare.
Il legame con l’economia si manifesta anche da un altro punto di vista. Ciò che viene
richiesto dai trattati agli stati costa dal punto di vista economico. Questo crea una dinamica
peculiare: la disparità tra gli stati, perché quando parliamo di comunità internazionale
parliamo di stati diversi, il cui grado di sviluppo economico è differente e questa differenza
2
diviene allora fondamentale. Ci si deve preoccupare di questa differenza, quindi vengono
sviluppate una serie di norme che ne tengano conto. Ad esempio, abbiamo casi estremi in
cui certi trattati in cui tutti gli stati sono parte, alcuni di essi non si assumono obblighi.
Anche dal punto di vista dei soggetti abbiamo una serie di peculiarità.
C’è un ruolo preponderante delle organizzazioni internazionali che svolgono un ruolo di
assistenza fondamentale, molto più che in altri settori, proprio perché è un ambito molto
all’aspetto economico e scientifico.
legato
Hanno un ruolo importante anche gli attori non statali: le ONG, le imprese, le comunità locali,
le comunità indigene ecc. Questo perché, ad esempio, le ONG fungono da monitoraggio del
della società civile, questa può porre l’attenzione
rispetto delle norme: grazie alla pressione
degli stati su un certo stato che non sta rispettando le norme oppure fare pressione politica
per l’adozione di certe norme. Però, a volte potrebbero non avere solo un ruolo positivo.
Le imprese possono avere un ruolo duplice: spesso sono loro a causare dei problemi
ambientali; tuttavia, più di recente si sta affermando un ruolo positivo perché, da un lato,
nella logica tipica delle imprese (cioè il profitto come obiettivo) si è capito che è
economicamente più vantaggioso perseguire, almeno in parte, gli obiettivi di tutela
ambientale (grazie alla pressione della società civile); dall’altro, in certi ambiti, le imprese
hanno sostituito gli stati. Questo perché gli stati, con il loro modo di procedere lento, stanno
cioè l’essere leader politici. C’è palesemente una cesura tra
perdendo il loro ruolo naturale,
le istanze della società civile e la capacità di risposta degli stati. Ad esempio, quando una
comunità locale ha un problema ambientale e trova una soluzione, ha bisogno di un
interlocutore politico per applicarla si dovrebbe rivolgere allo stato, ma ora gli stati non
ascoltano più perché viaggiano ad una velocità diversa, più lenta. Dunque, come
interlocutore trova le imprese che ascoltano le domande della società civile e finanziano il
progetto concreto. Quindi, alla fine la società civile trova come interlocutore politico le
imprese molto prima che gli stati.
Infine, abbiamo il ruolo delle comunità locali e indigene. Si è capito che queste hanno un
l’ambiente
ruolo fondamentale nella tutela ambientale: da un lato, è fondamentale tutelare
perché la salute di esso, per alcune di esse, costituisce un elemento di sopravvivenza; ma
si è anche capito che possono dare un contributo fondamentale perché sono i primi
guardiani dell’ambiente. Fino a poco tempo fa era un ostacolo da superare perché le
comunità indigene erano viste come antitetiche rispetto alla tutela ambientale: ad esempio,
l’assunto dell’esclusione delle comunità locali.
nella gestione dei parchi naturali si è superato
Se voglio creare un’area protetta in un certo territorio devo per forza rapportarmi con queste
popolazioni.
Si afferma una modalità di risoluzione delle controversie peculiare perché si affermano una
serie di meccanismi che hanno natura assistenziale. Cioè, quando uno stato parte di un
trattato non riesce a rispettarlo, i meccanismi di risoluzione tradizionale sono poco efficienti
in quanto si va di fronte ad un giudice che valuta la situazione e stabilisce delle
conseguenze. Spesso non è la soluzione migliore dal punto di vista ambientale, perché se
lo stato fin dall’inizio ha avuto problemi nel rispettare una norma, una sentenza di condanna
non lo aiuta a rispettarla. Allora, accanto ai meccanismi tradizionali si affermano questi
“compliance”
meccanismi di che si innescano come se fossero meccanismi tradizionali:
quindi, uno stato cita in giudizio un altro, però la questione non finisce di fronte ad un giudice
ma passa ad un organo di tipo tecnico che valuta la situazione. Il risultato della procedura,
invece che essere una condanna, può essere un’assistenza tecnica o finanziaria. Questo
perché l’importante è la soluzione del problema ambientale. 3
IL CONTESTO STORICO
Prima fase
In questa fase, che va da quando nasce il diritto internazionale fino alle prime conferenze
dell’ONU, il diritto internazionale dell’ambiente segue l’approccio del diritto internazionale
generale: cioè essere un diritto che regola la coesistenza tra gli stati.
È un diritto abbastanza primitivo che detta poche regole, le quali vanno a disciplinare la
coesistenza tra entità sovrane. Questo vale anche dal punto di vista del diritto internazionale
ambientale.
Gli stati possono fare ciò che vogliono all’interno del proprio territorio, incontrando il limite
“domestic
del rispetto della sovranità altrui. Dunque, la questione ambientale è ancora di
ossia vi è la
jurisdiction”, sovranità piena degli stati fino a che, però, non invade quella la
sovranità degli altri. l’idea
Il primo principio che si afferma è che, per il principio della coesistenza, uno stato può
danneggiare l’ambiente di un
fare ciò che vuole ma non può altro stato.
Caso fonderia di Trail (1941): è un caso che si presenta di fronte a tribunale arbitrale e vede
la contrapposizione tra Canada e USA.
riguarda l’inquinamento di alcuni impianti
La questione in territorio canadese che provoca
danni in territorio statunitense. Per la prima volta in sede giurisdizionale si presenta il
problema di una questione ambientale: una questione di inquinamento transfrontaliero. La
decisone del tribunale viene considerato il primo tentativo di stabilire il primo principio
generale in materia ambientale. c’è la libertà di fare
Non si fa altro che applicare il principio di sovranità con il suo corollario:
ciò che si vuole ma non si può danneggiare il territorio altrui. In tal senso, non è una sentenza
molto innovativa.
Il principio verrà ribadito anche in una controversia del 1957 tra Francia e Spagna. La
Francia opera la deviazione di un fiume tale da ridurre la portata di acqua di un lago che si
trova un territorio spagnolo, provocando quindi un danno.
In questa fase al diritto internazionale non interessa ciò che accade al di là delle giurisdizioni
nazionali.
Il primo timido tentativo si ha nel caso di una controversia tra USA e UK relativo alle foche
dell’ambiente
del mare di Bering (1893): si presenta il problema della tutela e della
biodiversità. Queste foche sono importanti perché sono foche da pelliccia ma si trovano al
di là delle giurisdizioni nazionali. Alcuni stati ambiscono a regolare la loro caccia anche se
si trovano al di là dell’ambito di competenza. Altri stati interessati alla caccia contestano
questa posizione, argomentando che si tratta di risorse di tutti perché si trovano in alto mare.
Si pone il problema se si può o no regolare la gestione di una risorsa quando non è sotto il
controllo e la giurisdizione di uno stato. In principio il tribunale arbitrale fa salvo il principio
per cui non c’è un diritto dello stato costiero, però, il tribunale arbitrale suggerisce che gli
stati debbano cooperare per poter gestire quella che è una risorsa comune.
Questo approccio costituisce un cambiamento radicale rispetto a quello precedente: se si
inizia ad occuparsi di ambiente al di là dei territorio degli stati, significa occuparsi
dell’ambiente in quanto tale e non perché di pertinenza di uno stato.
si ha l’adozione dei
Dal punto di vista della disciplina pattizia primi accordi tra gli stati che
disciplinano la gestione delle risorse. Questi primi tentativi sono accomunati da alcune
caratteristiche: si tratta principalmente di accordi bilaterali o comunque tra numero molto
ristretto di stati in quanto si limitano a gestire delle risorse condivise, ad esempio un fiume
che attraversa più stati o un lago le cui coste appartengono a diversi stati. Abbiamo diversi
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accordi localizzati che gli stati hanno interesse a concludere, perché si tratta di risorse
naturali in comune con gli stati confinanti. per l’epoca
Cominciano poi ad essere adottati degli accordi diversi in risposta ad un evento
grave: l’affondamento della petroliera
molto Torrey canyon (1967). Questo evento dà vita
ad un accordo del 1969, che ancora oggi è molto importante, sulla responsabilità in caso di
danni provocati da idrocarburi. Questo è un modo di procedere tipico del diritto
dell’ambiente,
internazionale ossia reagire di impulso alle catastrofi naturali o agli incidenti.
Seconda fase dell’ONU.
Questa fase, molto determinante, si apre con le grandi conferenze
l’ONU,
Al termine della Seconda guerra mondiale viene creata evento già di per sé cruciale
e che porta con sé un effetto a catena di una grande espansione del diritto internazionale e
soprattutto un grande aumento della cooperazione che diventa una cooperazione
istituzionalizzata tra stati. Le organizzazioni internazionali ricevono, in parte, dei mandati
dagli stati al fine di gestire la cooperazione fra di essi a livello istituzionalizzato. Ciò comporta
un’accelerazione e l’intensità
delle materie di cui si occupa il diritto internazionale della
cooperazione fra gli stati. La stessa cosa avviene per il problema ambientale. Uno dei ruoli
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