Antropologia culturale
Anno accademico 2018
20/02/2018
Testi e letture consigliate
Elencate sul sito, ci sono i pdf caricati sulla pagina del docente. Alla fine del corso interventi di due relatori, presentazione di una docente che parlerà di un progetto che riguarda il doppiaggio di film e cartoni animati da parte dei suoi studenti e poi parlerà di un progetto di mediazione interculturale. Ci sarà l’intervento di una responsabile di una cooperativa sul territorio bergamasco che gestisce l’intervento di mediatori interculturali del territorio bergamasco.
Esame
Orale. Per i frequentanti è prevista una prova scritta da fare subito dopo il corso. In questa prova non chiede tutto il programma d’esame ma solo ciò che è stato spiegato a lezione. Gli aspetti approfonditi a lezione, la prova sarà costituita da domande a scelta multipla e una domanda in cui si deve provare a sintetizzare una risposta. Le slide si focalizzano sugli aspetti affrontati a lezione.
Cosa è l’antropologia socioculturale e cosa studia?
Antropologia si compone di due parole di origine greca che significano una uomo e l’altra parola, discorso riguardo all’uomo. Questo discorso intorno all’uomo è stato declinato in diverse maniere, possiamo parlare riguardo all’antropologia di antropologie, non solo di un’unica tipologia. Quella di cui ci occuperemo è quella socioculturale che a differenza delle altre antropologie ha un passato più recente.
Quella che ha avuto una affermazione precedente alla nostra disciplina è l’archeologia che in alcuni contesti come quello statunitense, è vista come una forma di antropologia perché studia l’uomo ma lo studia in contesti o società lontane dal presente. Studia la cultura, i costumi e le abitudini nelle società passate, ovviamente lo fa attraverso resti e testimonianze materiali. Studia gli usi, costumi e anche il linguaggio, testi, forme scritte che sono delle espressioni culturali dell’uomo che è vissuto nel passato.
Un altro tipo di antropologia è quella fisica che studia l’uomo ma studia le variazioni della specie umana e le loro classificazioni sulla base di caratteristiche biologiche (tratti somatici, misure antropometriche come la misura del cranio e delle ossa), si tratta di fornire una classificazione degli esseri umani sulla base di caratteristiche di tipo biologico.
A cosa serve l’antropologia fisica?
Non solo a classificare i reperti, resti umani di uomini vissuti in periodi lontani (es: scheletri o resti umani in sarcofagi o monumenti funerari che vengono alla luce con degli scavi) ma si può anche risalire all’epoca in cui sono vissuti e all’area geografica. L’antropologia fisica è molto usata nella criminologia, es: purtroppo in alcune guerre ci sono stati eccidi di massa. Quando vengono ritrovati i resti umani in fosse comuni l’antropologia fisica interviene per l’identificazione dei corpi e questo accade anche in crimini individuali, spesso l’antropologia fisica aiuta le indagini grazie alla produzione del corredo di conoscenze sull’uomo e delle sue caratteristiche biologiche.
Ad un certo punto nelle facoltà di giurisprudenza aveva preso piede una variante di questa antropologia fisica che vede per esempio Cesare Lombroso che cercava di trovare correlazioni tra le caratteristiche biologiche e culturali dell’uomo “delinquente”. Cercava di capire le propensioni degli uomini in base alle caratteristiche somatiche. Si pensava che uomini che avevano una mandibola più pronunciata potessero essere più propensi a commettere un certo tipo di crimine, studi compiuti su persone responsabili di crimini. Ovviamente questo tipo di approccio è fortemente discreditato perché porta alla creazione di pregiudizi, adesso non è possibile stabilire una correlazione tra questi elementi. L’antropologia fisica non trova correlazione con gli aspetti somatici e la propensione al crimine anche se è utilizzata nella criminologia per cercare di identificare le vittime o può essere utilizzata nei ritrovamenti archeologici per cercare di risalire all’origine geografica delle persone che sono state sepolte in alcuni monumenti funerari.
Un’altra branca dell’antropologia
È l’etnolinguistica che nasce all’interno dell’antropologia culturale statunitense soprattutto e si focalizza su un aspetto specifico della produzione culturale umana che è quello della lingua, studia le variazioni linguistiche nelle diverse società umane. Lingua intesa e studiata nei suoi aspetti morfologici e soprattutto come fatto culturale, articolazione di grafemi, morfemi e l’utilizzo di alcuni vocaboli visto come una espressione di una specifica cultura. Studia anche la comparazione tra diversi sistemi linguistici che è possibile isolare nell’ambito delle diverse società umane.
Antropologia culturale/sociale
Oggi abbiamo la convenzione che si parli di antropologia socio/culturale come un’unica disciplina ma non è stato sempre così. L’antropologia sociale e culturale si sono sviluppate in contesti geografici e culturali diversi e si sono focalizzate su aspetti specifici della produzione culturale umana. L’antropologia sociale si è sviluppata per lo più in Gran Bretagna e anche nell’ambito della cosiddetta etnologia francese. In Gran Bretagna in epoca vittoriana, era un’epoca anche coloniale in cui le conquiste imperialiste, l’espansione territoriale avevano fatto nascere l’interesse per le forme organizzative delle società che si incontravano nei territori di conquista e mostravano caratteristiche diverse da quelle della madre patria. L’interesse della prima antropologia sociale è rivolto alle forme di organizzazione politica (comprendere le forme di articolazione delle varie organizzazioni politiche che posso servire a creare un corredo di informazioni utili per chi vuole sottomettere quelle popolazioni e per poter comprendere con chi dialogare e chi possiede la leadership). Queste sono le motivazioni che fanno nascere l’interesse per le forme organizzative delle società altre. L’antropologia sociale studia l’organizzazione e il comportamento umano, dell’uomo in quanto membro di un gruppo sociale.
L’etnologia francese invece ha un’altra fonte d’ispirazione, si sviluppa nell’ambito della Sociologia e quindi è molto più comprensibile l’interesse per le forme organizzative della società, in ambito positivista figure come Marcel Moss ed Emile Durkheim sono a cavallo tra l’antropologia e la sociologia, studiano alcuni fatti culturali come espressioni della società, di modalità di organizzazione sociale. È la società e le sue logiche interne che determinano l’esistenza e lo sviluppo di alcuni fatti culturali come i rituali religiosi per esempio o i riti di passaggio come il matrimonio, alcuni fatti culturali come il matrimonio e la nascita che vengono visti come forme di cambiamento di status all’interno di un gruppo sociale. Logiche sociali che secondo questi autori starebbero a regolare tutta una serie di comportamenti che è possibile osservare nelle società umane. Interesse dell’etnologia francese che studia i fatti culturali come espressioni di logiche interne alla società vista come un corpo che determina il funzionamento e il comportamento umano.
L’antropologia culturale ha un’altra origine, sono gli Stati Uniti del XIX secolo che creano una propria legittimazione politica contrastando le forme di colonialismo delle nazioni europee (Francia e Gran Bretagna), spostano la propria attenzione non tanto sulle forme organizzative della società che servivano alle potenze coloniali per poter imporre il proprio dominio sulle società colonizzate, ma sulla cultura. Forme di espressione, comunicazione e percezione dell’uomo in quanto appartenente ad una specifica cultura. Cultura in quanto espressione di uno specifico gruppo umano, in qualche modo ogni cultura ha delle proprie logiche di funzionamento interne che sono valide per le persone che le hanno prodotte. Non è possibile fare delle gerarchie tra le culture, è un po’ quello che facevano le potenze coloniali che consideravano superiore la cultura o più evoluta quella della madrepatria rispetto a quelle che trovavano nei paesi da colonizzare. Negli USA gli antropologi che si oppongono a questo approccio studiano le culture nella loro armonia interna (forme di espressione di un particolare gruppo umano) e si focalizzano sullo studio di questi tratti come specificità culturali di quel gruppo umano e non sindacabili da parte di individui non appartenenti a quel gruppo umano (non è possibile fare gerarchie di validità tra culture). La cultura diventa oggetto di studio e messa in correlazione col gruppo umano che l’ha prodotta. Si evitano in questa maniera delle tendenze gerarchizzanti tra le culture.
L’antropologia sociale e culturale si sono sviluppate in contesti storici, geografici e politici differenti e hanno sviluppato sensibilità diverse, l’antropologia sociale si è focalizzata sullo studio dell’organizzazione dell’uomo in quanto membro di una società, l’altra si è focalizzata di più sulla cultura in quanto insieme di modi di espressione, comunicazione, usi e costumi.
Oggetto di studio dell’antropologia
È la disciplina che studia le somiglianze e le diversità proprie della specie umana. Viene sintetizzato l’oggetto di studio dell’antropologia sociale e culturale. Un aspetto sul quale pone l’accento il testo della Signorelli è che l’antropologia è lo studio della specie umana e non dell’uomo. Parlare dell’uomo come essere isolato è un controsenso per l’antropologia perché studia la cultura nelle sue varie forme e può essere prodotta solo in interazione con altri esseri umani e quindi noi facciamo riferimento non all’uomo come essere unico e isolato ma alla specie umana intesa come un insieme di individui che interagiscono tra di loro, la specie umana è una specie sociale.
L’antropologia studia le relazioni che intercorrono tra gli individui e che li tengono insieme (matrimonio, relazioni tra pari). Studia le strutture sociali come lo stato (è una struttura sociale in quanto tiene insieme individui che sono tra di loro correlati da diversi altri tipi di relazioni, è una sorta di contenitore macro di relazioni interpersonali di diverso tipo) oppure organizzazioni internazionali come l’Unione Europea. I fatti sociali: funzionamento materiale e simbolico delle strutture di relazioni, sono l’espressione pragmatica di come funzionano queste strutture di relazioni anche a livello simbolico. Troviamo espressioni valoriali, linguistiche e di costumi (migrazioni o riti religiosi). Osservando questi fatti sociali possiamo osservare la messa in pratica di alcune produzioni culturali degli individui che possono avvenire a livello materiale ma anche a livello simbolico. Pensiamo ai riti religiosi, i comportamenti che mettiamo in atto sono di natura simbolica, compiamo tanti atti simbolici che sono prodotti culturali. Il segno della croce è un atto simbolico, non spiegabile dal punto di vista razionale ma è una produzione culturale che si esprime a livello simbolico, poi studia come le espressioni di tipo culturale a livello individuale variano nel tempo e nello spazio.
Somiglianze
Gli esseri umani sono accomunati da una universale produzione sociale di cultura, la cultura si produce in interazione con altri individui ed è una produzione universale che accomuna tutta una specie umana. Non esistono popolazioni con cultura o senza cultura o con cultura superiore o inferiore, ogni società produce una propria cultura, la produzione di cultura è un tratto universalmente diffuso che ha delle varie declinazioni e si creano le diversità. Non tutti gli individui hanno la stessa cultura, la diversità è determinata dagli ambienti in cui gli esseri umani si sono trovati a vivere e in cui hanno dovuto adattare i loro bisogni (la produzione di culture di tipo enogastronomico rispondono all’universale bisogno dell’essere umano di nutrirsi). Ovviamente possiamo parlare di un tratto diffuso che individua una somiglianza tra gli esseri umani. Questa produzione di cultura universale può essere declinata in varie forme, ci saranno a disposizione non solo diverse materie prime ma anche verranno prodotte culturalmente diverse modalità per esempio di preparazione del cibo, produzioni valoriali che ci indicano come consumarlo e conservarlo (prescrizioni culturali che vengono prodotte e variano da cultura a cultura). Non è solo la soddisfazione di un bisogno ma c’è una serie di valori e prescrizioni che riguardano le culture enogastronomiche prodotte dall’uomo in quanto membro di una società e che determinano la diversità culturale per quanto riguarda la risposta al bisogno universale di nutrirsi che accomuna tutti gli esseri umani e ne determina una somiglianza a livello planetario.
Concezioni ed indicatori della diversità sono:
- Relazionali: il diverso è sempre diverso per qualcuno e da qualcuno (non esiste una diversità assoluta), la determinazione della diversità culturale ha alla base un meccanismo di tipo comparativo, diversità da qualcuno o da qualcosa ha anche una determinazione di quello che è il soggetto che definisce questa diversità. Si è sempre diversi per qualcuno.
- Situazionali: chi è definito diverso in una situazione potrebbe essere considerato “normale” in un’altra situazione.
- Variabili, dinamici: l’identificazione del diverso non è necessariamente permanente o definitiva ma può cambiare tramite processi di inclusione, assimilazione.
Esempio: tifo calcistico, riconosciamo come diversi i tifosi di un’altra squadra. I tifosi della Juventus riconoscono come diversi i tifosi del Napoli (si odiano). C’è una definizione della diversità di tipo relazionale e anche situazionale. Se pensiamo a quando gioca la nazionale, può essere che la diversità che viene segnalata tra i tifosi di squadre nazionali durante tutto il campionato calcistico italiano, possa in qualche modo essere accantonata per tifare la nazionale di calcio e segnalare un altro tipo di diversità che è quella dei tifosi della nazionale italiana rispetto ai tifosi di una squadra di un’altra nazione. Può essere anche variabile e dinamica, cambia da contesto a contesto. Magari i tifosi italiani tiferanno per una squadra straniera, queste identificazioni di diversità possono variare.
Diversità e differenze
La diversità viene generata dalla constatazione di una non-somiglianza, di una dissimilitudine tra chi osserva e chi è oggetto dell’osservazione. Riconosciamo qualcuno come diverso da noi perché ha una lingua diversa, ha un modo di abbigliarsi diverso dal nostro, un colore della pelle o una religione diversa dalla nostra. Nella specie umana la risposta a vari bisogni culturali viene declinata in maniera diversa a seconda delle diverse culture. Constatiamo un dato di fatto (siamo diversi).
La differenza significa attribuire alle diversità un giudizio di valore, viene valutata in termini assoluti, considerata di per se buona o cattiva e in termini comparativi, cioè chi è portatore di quella diversità è collocato più in alto o più in basso in una gerarchia sociale. Valutare la diversità è organizzarla secondo una gerarchia valoriale, possiamo dire che chi è diverso da noi è in qualche modo migliore o peggiore. Passiamo da una constatazione neutra (quella della diversità) a una constatazione che ha insito un giudizio di valore che è quella della differenza.
Vediamo una targa che segnalava nel periodo dell’Apartheid gli spazi riservati ai bianchi e quelli riservati ai non bianchi, in questo sistema non c’è solo una constatazione della diversità ma una sua separazione, viene caricata politicamente questa diversità, diventa differenza. Altri casi storici sono quelli del nazismo, la diversità è stata fatta oggetto di gerarchie di valore arrivando poi a creare una gerarchia tra razze superiori e inferiori.
Il sistema delle differenze
Può essere costruito sulla base della collocazione di individui in termini di valore, di pertinenza, si creano delle gerarchie ma anche collegamenti con altre caratteristiche. Si individuano delle differenze attribuendo valori alle diversità identificando chi sono i portatori di quella differenza, sistemando questi individui in una sorta di gerarchia rispetto ad altri individui.
Esempio del Nazismo, gli ebrei sono stati fatti oggetto di un giudizio di valore da parte dell’ideologia nazista che ha individuato nei membri di questa nazione i portatori di alcune caratteristiche di tipo razziale, di tipo biologico. Questi individui una volta elaborata la differenza sono stati fatti oggetto di una gerarchia di valori che vedeva ai posti superiori la razza ariana e in posizione di inferiorità non solo gli ebrei ma anche i rom e altre nazionalità. Ovviamente l’inferiorità di tipo razziale era collegata al riconoscimento di altre caratteristiche che potevano segnalare e giustificare l’identificazione di questa differenza e giustificare anche la discriminazione di queste popolazioni. Si era diffusa l’idea degli ebrei come avidi e legati al profitto in maniera smodata. Il sistema delle differenze di un gruppo costituisce una mappa per riconoscere gli altri, per giudicarli, diventa parte integrante della visione del mondo e condiziona l’agire sociale di quel gruppo.
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