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L’osservazione dell’organizzazione corporea di vertebrati molto diversi e lontani evolutivamente rivela un
piano corporeo identico e la presenza di organi caratterizzanti comuni. Tra di loro i vertebrati condividono
un piano anatomico simile a livello embrionale (corda dorsale, sistema nervoso dorsale rispetto alla corsa,
faringe fessurato ventrale).
Le principali caratteristiche dei vertebrati sono: vertebre (anche se sono inclusi nel subphylum animali privi
di vere e proprie vertebre, ex. missinoidi), cranio, encefalo a vescicole, faringe con funzione non alimentare
ma respiratoria, cuore concamerato, gonadi non metameriche, reni mesodermici, fegato, pancreas e milza.
L’osservazione dell’organizzazione corporea dell’embrione dei vertebrati mostra un periodo dello sviluppo
(stadio filotipico) durante il quale l’embrione mostra le caratteristiche del phylum e le caratteristiche
precipue dei vertebrati
LEGGE DI HAECKEL: L’ontogenesi ricapitola la filogenesi
La legge di Haeckel si basa sull’osservazione che tutti i vertebrati organizzano prima strutture generali e
organi comuni dai quali modellano strutture via via specie-specifiche. Secondo Haeckel allo stadio filotipico
tutti i vertebrati hanno l’organizzazione corporea e gli organi tipici del progenitore dei vertebrati.
Questo è vero sia dal punto di vista morfologico che dal punto di vista molecolare.
Proseguendo nello sviluppo le varie linee organizzano strutture proprie e caratteristiche prima della classe,
poi della sottoclasse, dell’ordine, della specie e infine dell’individuo (ogni individuo alla fine ha dettagli
unici). Grazie alla legge di Haeckel possiamo ripercorrere l’evoluzione ponendo alla base un qualsiasi
embrione di vertebrato allo stadio filotipico e comprendere i vari nodi dell’albero evolutivo osservando
stadi embrionali via via più avanzati.
CLASSIFICAZIONE DEI VERTEBRATI
Raggruppare in gruppi utili per la comprensione dei vertebrati: vertebrati non è il nome migliore in quanto
non tutti posseggono vere e proprie vertebre, suddivisione su base molecolare.
Le principali classi sono per i tetrapodi (a quattro zampe) anfibi, rettili, uccelli e mammiferi e gli ittiopsidi
(animali a forma di pesci
• ITTIOPSIDI: vertebrati a vita acquatica obbligata e respirazione branchiale predominante.
▪ AGNATI: senza bocca articolata
▪ OSTRACODERMI: completamente estinti, primi vertebrati di cui abbiamo resti
fossili. Alla base dell’albero evolutivo. Da questi si sono sviluppate due linee
principali
▪ CICLOSTOMI
▪ GNATOSTOMI: bocca articolata. Importante conquista evolutiva
▪ PLACODERMI: tutti animali estinti
▪ CONDROITTI: pesci cartilaginei
▪ OSTEOITTI: pesci ossei
• TETRAPODI: vertebrati con respirazione polmonare unica almeno nello stadio adulta; evoluzione
che ha portato alla conquista dell’ambiente subaereo e alla deambulazione in ambiente subaereo
(anche se successivamente può essere persa, ex serpenti).
▪ GNATOSTOMI: non sono presenti agnati nel raggruppamento dei tetrapodi
▪ ANFIBI
▪ RETTILI
▪ UCCELLI
▪ MAMMIFERI
• È possibile dividere dal punto di vista funzionale i vertebrati in due grandi raggruppamenti
▪ ANAMNI: sviluppo embrionale in ambiente acquatico; ITTIOPSIDI E ANFIBI
▪ AMNIOTI: sviluppo embrionale staccato dall’ambiente acquatico; non in modo assoluto a
causa dei movimenti che l’embrione compie durante lo sviluppo. Per permettere ciò i
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vertebrati hanno sviluppato un annesso embrionale detto AMNIOS che ricrea un ambiente
acquatico transitorio per lo sviluppo. Conquistano lo staccamento dall’acqua anche durante
la riproduzione.
▪ UOVA CHIUSE dette CLEIDOICHE: uccelli e rettili
▪ SVILUPPO INTERNO con rapporto trofico con la madre: MAMMIFERI
• SAUROPSIDI: raggruppano le classi dei rettili e degli uccelli grazie alla presenza di strutture tra loro
assimilabili anche dal punto di vista evolutivo
DENDROGRAMMA: permette di studiare la comparsa delle varie classi di vertebrati e il loro sviluppo
durante le loro ere geologiche. Permette anche di vedere la sequenza dell’evoluzione, da quali gruppi si
siano originati altri. Ex uccelli e mammiferi si sviluppano entrambi da rettili ma da rettili diversi e in ere
geologiche diverse (prima i mammiferi e in un’era successiva gli uccelli, da ciò si deduce che uccelli e rettili
attuali siano molto più vicini evolutivamente di quanto non lo siano mammiferi e uccelli o mammiferi e
uccelli attuali
ALBERO FILOGENETICO: mostra quali animali hanno preso un percorso evolutivo staccato, permettendo di
capire chi si è staccato e quando ma senza mostrare quanta fortuna abbiano avuto le varie classi nelle varie
ere geologiche
OSTRACODERMI
Primi vertebrati di cui abbiamo resti fossili; bocca circolare (agnati), filtratori; corpo corazzato
(ostracodermi= pelle a conchiglia) da piastroni dermici che comprendono anche il tessuto osseo e
proteggono il corpo dell’animale, a livello della testa costituiscono uno scudo cefalico; scudo cefalico è una
conquista antica ma importante che viene portata avanti nell’evoluzione. Dagli ostracodermi parte una
linea evolutiva che porta agli agnati e in particolare ai ciclostomi
CICLOSTOMI
Come gli ostracodermi hanno una bocca circolare, non hanno il corpo corazzato ma la pelle nuda. Presenza
di due stili di vita: MISSINOIDI hanno tentacoli che smuovono il fondale e filtrano i detriti per la ricerca di
cibo; PETROMIZONTI sono parassiti che si attaccano con la bocca provvista di dentelli cornei ad altri pesci e
con lingua a stantuffo ne succhiano i liquidi interni
PLACODERMI
Originano dagli ostracodermi; attualmente estinti; chiave per l’evoluzione successiva. Primi gnatostomi,
quindi dotati di bocca articolata formata da mascella e mandibole e dentelli cornei che favoriscono la
predazione. Mantengono lo scudo cefalico ma perdono i piastroni sul resto del corpo (placodermi= pelle
liscia). Dai placodermi originano tutti gli altri pesci e vertebrati gnatostomi
Partendo da placodermi abbiamo due linee evolutive divergenti: una porta ai condroitti, l’altra agli osteitti.
Ostracodermi e placodermi sono pesci in grado di ossificare: la linea che porta ai condroitti è un’evoluzione
particolare che porta i pesci a perdere la capacità di ossificare lo scheletro
CONDROITTI
• ELASMOBRANCHO: squali e razze; caratterizzati da avere un faringe branchiale con fessure
branchiali visibili dall’esterno
• OLOCEFALI: chimera mostruosa; pesci di profondità, fessure branchiali coperte da una piega
cutanea
OSTEITTI
• Actinopterigi: pesci comuni. Pinne pettorali, pelviche e caudali a ventaglio;
o Condrostei: presentano caratteri di primitività
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o Olostei: processo evolutivo intermedio
o Teleostei: classe più evoluta, processo evolutivo più lungo. Anche geneticamente
presentano molte differenze.
• Sarcopterigi: pinna carnosa. Rappresentano da pochi esemplari attualmente.
o Dipnoi: in caso di necessità come scarsezza di acqua o di ossigeno sopperiscono con un
polmone rudimentale
o Crossopterigi: direttamente imparentati con i dipnoi. Dai crossopterigi ripidisti si fa risalire
l’evoluzione dei tetrapodi: grazie a pinne carnose e polmone rudimentale sono riusciti a
staccarsi dall’ambiente acquoso
ANFIBI
• ANURI: rane e rospi
• URODELI: salamandre
• APODI: cecilie, forma vermiforme
• LABIRINTODONTI: da questi si evolve la linea che porta all’evoluzione dei rettili
RETTILI
Gruppo degli amnioti, totale sganciamento dell’acqua. Dai rettili è presente una linea che porta ai
mammiferi e una linea che porta agli uccelli
• CHELONI: non estinti, separano la loro linea evolutiva molto precocemente, tartarughe
• LURICATI: coccodrilli, caimani. Classe più vicina a quella degli uccelli
• SQUAMATI: lucertole serpenti
UCCELLI
Valutare le conquiste generali della classe: sono omeotermi (temperatura costante e tendenzialmente alta),
molto favorevole dal punto di vista metabolico, grande costo energetico (tachimetabolici, metabolismo
sempre tendenzialmente alto)
MAMMIFERI
Hanno conquistato l’omeotermia, conquista in modo indipendente rispetto a quello degli uccelli ma con
medesimi vantaggi e problemi: convergenza evolutiva di alcune strutture necessarie per il mantenimento
della temperatura
L’evoluzione mostra come da organismi più semplici con organi grossolani si riescano a modellare organismi
più complessi per rispondere al meglio alle esigenze evolutive. Non esistono animali più o meno evoluti:
tutti gli animali hanno la migliore struttura possibile per il loro stile di vita.
Fotografando l’embrione nello stadio filotipico è possibile osservare la natura del progenitore: l’organo
embrionale rappresenta un organo che aveva una funzione nel progenitore ma che è stato modellato per
svolgere diverse funzioni. Ex. nello stadio embrionale si osserva il faringe branchiale: negli agnati ha lo
scopo di sostenere la branchie; con la conquista della bocca articolata la prima parte del faringe branchiale
si rimodella per costituire mascella e mandibola; successivamente nell’evoluzione verso i tetrapodi si
modella a formare le strutture dell’orecchio medio e del collo
OMOLOGIA: stessa derivazione embrionale
ANALOGIA: struttura con la stessa funzione ma con origine evolutiva ed embrionale differenti
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EVO DEVO: EVOLUTION DEVELOPMENT
Il cammino evolutivo dei vertebrati ha seguito più tappe e un lungo cammino evolutivo.
Possiamo osservare la struttura del progenitore osservando l’embrione allo stadio filotipico.
Le caratteristiche che accomunano i vertebrati sono maggiori e precipue rispetto a quelle dei cordati:
• Encefalo a vescicole, suddivisibile in porzioni morfofunzionali
• Cranio e vertere a protezione del sistema nervoso
• Sistema digerente caratterizzato da faringe senza funzione alimentare ma funzione respiratorio pur
facendo parte del tubo digerente
• Presenza di un cuore concamerato più o meno complesso a seconda della circolazione
• Presenza di organi specifici come fegato e pancreas legati al digerente e la milza legata alla
generazione di cellule del sangue e alla distruzione di quelle invecchiate
• Presenza di reni e gonadi che si formano da strutture comuni di origine mesodermica e con
struttura non metamerica.
L’approccio metodologico classico è quello di andare a confrontare apparato per apparato, struttura per
struttura per valutare somiglianze e differenze morfologiche per cercare di ricostruire una storia evolutiva.
Non descrive il singolo animale nella sua complessità ma ogni singola funzione e ogni singolo apparato.
Significato profondo che non è la descrizione dell’animale ma la descrizione dell’adattamento delle varie
classi alle nuove nicchie ecologiche che vengono via via conquistate: alcuni animali presentano strutture di
primitività mentre animali con strutture estremamente specializzate. Storia evolutiva di massima nelle varie
classi, non valutazione delle differenze specie-specifiche
Evo-devo: branca della biologia che cerca di ricostruire la storia evolutiva dall’osservazione dello sviluppo
embrionale; approccio che si affianca alla metodologia classica per la comprensione delle tappe evolutive in
adattamento all’ambiente. Sguardo di massima sulle caratteristiche proprie dell’embrione allo stadio
filotipico per capire i rimodellamento delle strutture nelle varie linee evolutive in risposta alle pressioni
evolutive. L’embrione non solo rappresenta i nostri antenati: l’evoluzione si basa su cambiamenti che
necessitano di cambiamenti modellatori durante la fase dello sviluppo embrionale. L’embrione di
vertebrato ha delle caratteristiche uniche che gli permettono una modellabilità dei propri organi
CARATTERISTICHE DELL’EMBRIONE ALLO STADIO FILOTIPICO
Organizzazione del piano embrionale non solo simile a quello dei cordati ma anche presenza di
caratteristiche proprie. Presenza di organi embrionali tipici dei vertebrati che non si riconoscono in altri
cordati.
• ENCEFALO A VESCICOLE: parte cefalica molto allargata in cui si piò notare l’encefalo a vescicole. Si
possono anche osservare organi di senso speciali come abbozzi di organi dell’olfatto, vista e udito:
caratterizzavano anche il progenitore
• VERTEBRE e CRANIO: nella porzione ventrale si osserva un faringe che forma delle strutture
particolari metameriche definite archi branchiali. Sostengono le branchie. Negli gnatostomi il primo
arco branchiale forma l’articolazione della mandibola.
• SOMITI: nella porzione dorsale si riconoscono delle strutture metameriche dette SOMITI: unità
embrionali di tessuto che daranno origine alle strutture dell’asse corporeo come vertebre, muscoli
e derma dorsale.
• CUORE CONCAMERATO: ventralmente si osserva un cuore avvoltolato su sé stesso in cui si
riconoscono un atrio, un ventricolo e altre camere accessorie al funzionamento della circolazione
• In sezione istologica si osservano gli abbozzi di alcuni organi essenziali come fegato e pancreas,
ghiandole annesse al tubo digerente, e milza, organo linfoide annesso al sistema emopoietico
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• CRESTE UROGENITALI: presenza di unità preformate allo stadio filotipico dette creste urogenitali da
cui si svilupperanno i reni mesodermici e le gonadi non metameriche.
• CRESTE NEURALI: particolarità unica dei vertebrati è la presenza di tessuto detto creste neurali,
motore responsabile del successo evolutivo dei vertebrati. Differenziare: creare linee cellulari con
caratteristiche proprie. La caratteristiche delle cellule delle creste neurali è la capacità di
transdifferenziare: perdono il loro differenziamento (che le portano al sistema nervoso) diventando
cellule totipotenti. Dopo la transdifferenziazione escono dal cammino differenziativo del sistema
nervoso riacquistando caratteristiche delle cellule connettivali embrionali tra cui la capacità di
movimento > migrano e invadono tutti i tessuti dell’embrione. Dopo aver raggiunto la sede finale
del proprio movimento ricominciano la loro differenziazione ma in questo caso dando origine a
moltissime linee cellulari che permettono la rimodellazione delle caratteristiche degli organi e
tessuti. Questa capacità di movimento e transdifferenziazione è alla base della plasticità
dell’evoluzione dei vertebrati: generano strutture morfologicamente e funzionalmente diverse a
seconda di quanto, come e quali organi invado.
APPARATO o SISTEMA: insieme di organi diversi che cooperano ad una funzione-
ORGANO: insieme di tessuti diversi
TESSUTO: insieme di cellule dello stesso tipo 6
APPARATO TEGUMENTARIO
Struttura di rivestimento esterno del corpo, unico apparato visibile.
Interfaccia con l’ambiente esterno > strutture differenti in ambienti differenti > l’ambiente è il motore
dell’evoluzione dell’apparato tegumentario
Le principali funzioni sono:
• Protezione meccanica: epidermide
• Mantenimento equilibrio idrico-salino
• Difesa-offesa: ghiandole sierose, annessi cutanei
• Mimetismo: cellule pigmentate
• Escrezione CO : anfibi
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• Attrazione sessuale: pigmento e dimorfismo sessuale
• Funzione alimentare: accumulo di grassi, mammiferi in allattamento
• Mantenimento omeotermia: in uccelli e mammiferi grazie agli annessi cutanei
La struttura dell’apparato tegumentario del punto di vista istologico si nota che è costituito da due organi:
cute e sottocute. Cute costituita da epidermide di tipo epiteliale e derma di tipo connettivale; sottocute o
tela sottocutanea costituita interamente da connettivo. Nell’epidermide è presente uno strato germinativo
che produce gli strati superficiali che vanno a differenziarsi: le cellule in differenziazione presentano
esprimono una proteina detta cheratina (cellule chiamate cheratinociti) che è tipica dell’epidermide di tutti
i vertebrati ed indispensabile per la protezione da sollecitazioni meccaniche. Il derma è costituito da due
strati: derma lasso a diretto contatto con l’epidermide, caratterizzato da abbondante matrice extracellulare
attraverso cui vengono veicolati vasi e nervi e rappresenta una importante parte sensoriale dell’apparato
tegumentario; derma compatto ricco di fibre collagene con funzione di sostegno, funzione meccanica
PROTEZIONE MECCANICA
CHERATINA: struttura secondaria a α-elica. Solo nei sauropsidi mista alla α-cheratina si trova cheratina in
struttura a foglietto β-pieghettato: è una delle prove molecolari della vicinanza evolutiva tra rettili e uccelli
La presenza di cheratinociti in forma pluristratificata consente una protezione dalle sollecitazioni
meccaniche.
MANTENIMENTO IDRICO-SALINO
Il mantenimento di equilibri idro-salini è fondamentale sia per animali in ambiente acquatico che in
ambiente subaereo. Per animali in ambiente acquoso il principale problema sono i movimenti osmotici
dell’acqua dovuti a differenze di concentrazioni tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno; in ambiente
subaereo il problema principale è il disseccamento dovuto al movimento di evaporazione dell’acqua.
Ittiopsidi e tetrapodi hanno sviluppato strategie differenti:
• ITTIOPSIDI: costruzione di uno strato mucoso impermeabili esterno alla cute. Separazione della
superficie dell’animale (di per sé semipermeabile) dall’acqua. Lo strato di muco viene prodotto
direttamente delle cellule dell’epidermide
• TETRAPODI: presenza di uno strato di cheratina libera che impedisce l’evaporazione.
• ANFIBI: presenza di una doppia strategia costituita da uno strato di muco e uno strato sottile di
cheratina libera
Nonostante la struttura della cute sia uguale in tutti i vertebrati (derma + epidermide) la pressione
evolutiva ha portato alla formazione di due strutture diverse di epidermide: una con stratificazione
meccanica negli ittiopsidi e una con stratificazione funzionale nei tetrapodi
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