Corso di Storia Contemporanea A
Prof. Signori
19.02.2018
Nella narrazione dell'Eneide si ha il vinto che si trasforma in vincitore, oltre alla salvaguardia di due
generazioni. Si vede, quindi, come la casistica dell'esilio sia estremamente varia. Le diverse
casistiche diventano il tema del corso.
Con la cacciata di Adamo ed Eva si ha la prima esperienza di esilio, seguita da Caino e la cattività
babilonese degli ebrei, solo per citarne alcune.
In alcuni termini si intrecciano i registri letterario, giuridico e culturale:
– Proscritto è un'espressione tipicamente risorgimentale.
– Profugo è un termine latino che indica chi cerca la salvezza, fuggendo (profŭgus, der. Di
profugĕre); è un termine che mette in campo una serie di motivazioni di ampio respiro, che
comprende ragioni politico-militari o naturali. Il termine profugo è frequente nel lessico
odierno. Il profugo è un'identità priva di riconoscimento. Durante il regime fascista si
colpiscono gli esuli togliendo la cittadinanza. Il profugo è portatore di una grande quantità di
bisogni, come status, stabilità e diritti. Il profugo si qualifica per le sue limitazioni. Tra le
caratteristiche del profugo ci sono alcune privazioni: casa, patria.
– Gli sfollati sono coloro che si spostano verso centri sicuri, a causa di motivazioni
prevalentemente militari e politiche. C'è di fondo un'idea di vittima; colui che fugge è una
vittima pressata da dei pericoli.
– Aristide Zolberg (1931-2013) ha definito il rifugiato come un attivista, un elemento
impegnato in un'attività politica che nel suo contesto abituale è impedita o punita e, di
conseguenza, è consapevole del pericolo che corre. Il rifugiato viene definito anche come
bersaglio, come si vede nei conflitti di religione. Il rifugiato è anche una vittima, quindi non
ha alcuna responsabilità individuale.
– Un apolide è colui che viene privato della cittadinanza; nessuna città lo reputa cittadino e gli
nega i pieni diritti. Dopo la Prima Guerra Mondiale si vengono a creare grandi quantità di
apolidi, soprattutto dopo la creazione delle nuove entità statali, a seguito del trattato di
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Versailles. Il Nansen (Ufficio internazionale per i rifugiati, 1931-1938) arriva a creare
presso la Società delle Nazioni il progetto di un documento d'identità che permette agli
apolidi di trovare un luogo in cui vivere.
– Le displaced-person sono le minoranze che nel Novecento delle guerre sono lontane dai loro
luoghi di origine, come gli ebrei dei campi di concentramento o i tedeschi espulsi dai paesi
di residenza.
– I refugees sono i richiedenti asilo.
– Il termine esule deriva dal latino exsul; si intende il concetto fisico di essere fuori da un
determinato territorio senza la volontà di esserlo. L'esilio si conosce sin dalla civiltà greca
come pena con l'ostracismo. Il termine esilio può significare anche una scelta volontaria
preventiva, di cui un esempio è Carlo Cattaneo, che si rifugia a Lugano dopo le cinque
giornate di Milano per evitare il carcere. È un esilio volontario, una scelta coatta. L'esilio
può essere concordato anche con un luogo o il periodo di un allontanamento. L'esilio può
essere anche una condizione psicologica, prima che fisica (es. presa dei voti). L'esilio può
essere conseguenza delle proprie convinzioni politiche a cui non si è voluto voltare le spalle,
quindi diventa quasi un'identità positiva. Si usa la locuzione interiditio aquae et ignis per
indicare l'esclusione di una persona da ciò che permette la sopravvivenza e dalla comunità.
Il bannum era una pena inflitta al nemico nella società romana, che torna anche nel
medioevo e per tutti i secoli seguenti, come nel fascismo. Nelle categorie dell'esilio rientra
tutto il background di diversi significati ripresi dal passato latino e greco. L'esilio è sia
distacco doloroso, sia percorso di conoscenza, come si vede con Ulisse. Berchet si fa cantore
1 Ufficio della Società delle Nazioni, incaricato di assistere i rifugiati provenienti dalle aree di guerra, attivo dal 1931
alla fine del 1938. Aveva il ruolo di braccio operativo, sotto forma di assistenza materiale, del Segretariato della
SdN, cui faceva capo la responsabilità per i rifugiati. Nonostante le difficoltà, l'Ufficio Nansen riuscì a portare
quattordici stati ad adottare la Convenzione per i Rifugiati del 1933.
dell'odio antiaustriaco. Si ha la doppiezza della psicologia dell'esule, che attraversa mondi
diversi. Cattaneo sosteneva che l'esilio fosse un'istituzione, ovvero è un insieme di
esperienze che si sedimentano in un'altra Italia fuori dai confini, che continuano ad incidere
su quella canonica.
Le accezioni sono diverse, in quanto nelle prime due c'è una sorta di consapevolezza dello stato di
vittima, mentre dalla terza non vi è questa caratteristica, ma si parla di una dimensione di violenza
che trascende le prese di coscienza personali.
Tutte le rivoluzioni del XIX secolo hanno avuto come effetto delle ondate di emigrazione politica. Il
Risorgimento è puntellato di queste migrazioni (1790-1815, 1821, 1848-49). Tra gli esuli del
Risorgimento si ricordano Foscolo, Cattaneo e Mazzini, che conosce un esilio europeo, toccando in
particolar modo la Svizzera. Mazzini è figura simbolica e paradigmatica dell'esilio risorgimentale.
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Mazzini passa 38 dei suoi 67 anni come esiliato ed inseguito dalle polizie di tutta Europa. In
Svizzera passa almeno un decennio, inframmezzati da passaggi in altri contesti liberali, come la
Gran Bretagna. Mazzini conosce una Svizzera liberale, dove da cantone a cantone mutano le
condizioni dell'ospitalità. Ci sono municipalità che lo accolgono con grande benevolenza, fino a
proporgli la naturalizzazione, come a Grenchen. Per Mazzini la Svizzera è un paese di transito verso
altre mete, ma aveva una caratteristica importantissima, ovvero la vicinanza con l'Italia che gli
permettevano di organizzare insurrezioni al di là del confine. Per Mazzini la confederazione non si
adatta all'Italia, ma voleva comunque un'Italia unita. Tuttavia, ammirava l'indipendenza dei cantoni
svizzeri e la loro resistenza verso una mentalità più conservatrice e moderata. In Svizzera, Mazzini
lancia alcune delle sue più importanti iniziative, come la spedizione in Savoia per scalzare
militarmente gli austriaci partendo dal Ticino. L'altra importante iniziativa che Mazzini fa partire è
la fondazione della Giovine Europa. I giovani vengono visti come risorsa e come identità specifica.
Mazzini con grande anticipo sui tempi vede la necessità di rivolgersi ai giovani, che sono più
propensi al cambiamento e al liberalismo. A Berna nel 1834 firma l'Atto di Fratellanza per unire le
associazioni di stampo mazziniano. In Svizzera Mazzini conosce la crisi più drammatica, nel 1836 a
Grenchen medita suicidio, non crede di poter dare una svolta alla situazione italiana; vede
condannati al carcere o a morte i suoi affiliati. In Svizzera fonda una quantità di giornali, scrive e
pubblica. I fratelli Ciani furono grandi protettori di Mazzini a Capolago (Melide). La proposta di
naturalizzazione del cantone di Soletta era volta alla protezione di Mazzini verso attacchi esterni. La
dieta federale nel 1823 impone ai Cantoni un conclusum sul regime della stampa e degli stranieri,
ribaditi nel 1836. I cantoni possono accettare gli stranieri, ma devono adottare una sorveglianza
assoluta su quanto viene stampato nei confini cantonali, evitando stampe che mettano in pericolo la
neutralità. La circolazione degli scritti viene ora perpetrata attraverso i legami personali e non con i
canali ufficiali. Non ci si vuole confrontare con i vicini, militarmente più forti, ma non si vuole
nemmeno cedere la propria neutralità. Si vuole evitare che la Svizzera diventi il luogo di riferimento
di tutti i rivoluzionari europei con conseguenti destabilizzazioni. Ci sono anche volti femminili
esuli, come Cristina Trivulzio di Belgioioso, che investe nelle imprese mazziniane. La si trova al
centro di salotti brillanti e impegnata nella sovvenzione di esuli europei. Gli studi di alcuni
antropologi sull'esilio hanno influenzato gli storiografi, in particolare Richard Sennett. La figura in
copertina permette di vedere nello specchio il bar e il volto dell'osservatore. È una visione
innaturale ed artificiosa dell'immagine. Non si dovrebbe vedere l'osservatore. Sennett usa questo
quadro per dire che l'esilio permette una distorsione ottica ed è una condizione tale da permettere
una vista della realtà distorta e fortemente creativa. Si vedono cose che gli altri non vedono, come
Monet fa vedere cose che la prospettiva proibirebbe. Si crea una coscienza critica che spiega
stereotipi ed illustra particolari aspetti del mondo. L'esule che viene da fuori fa scattare una serie di
2 Mazzini militò nelle fila della carboneria tra il 1827 e il 1830, svolgendo un'intensa attività cospirativa in Liguria e
in Toscana. Arrestato il 13 novembre 1830 fu portato con gli altri incriminati nella fortezza di Savona, dove rimase
fino al termine del processo, concluso con l'assoluzione, per insufficienza di prove, di tutti gli imputati. Dopo la
sentenza, Mazzini ed altri furono invitati a scegliere tra il confino e l'esilio. Mazzini scelse l'esilio e fu a Ginevra, a
Lione e a Marsiglia.
abitudini ottiche e fa vedere qualcosa di nuovo. Sullo stesso tema si muove Edward W. Said, autore
di Nel segno dell'esilio, che vede l'allontanamento come un evento da cui estrapolare delle chiavi di
lettura dell'esistente particolarmente interessanti, quasi come un sesto senso per demistificare idee e
per andare al cuore dei problemi che la quotidianità impedisce di vedere.
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Chi affronta l'esilio può affrontarlo anche attraverso un senso di destabilizzazione, mentre il paese
di partenza vede i profughi come qualcosa da rigettare per diversi motivi, quali politici, religiosi o
razziali. Viene adottato un atteggiamento persecutorio, che mina la sopravvivenza del profugo. Ci
sono anche entità di mezzo, ovvero gli esuli che chiedono ospitalità. Si parla di una figura sospesa
di una figura allontanata dal contesto di partenza, rassicurante e noto, verso un paese estero, un
contesto ignoto. È una figura capace di facoltà critiche ed inventive nuove, visto che può estrapolare
dai due contesti aspetti nascosti a chi ci vive da sempre. Intorno al 1898 c'è una crisi di fine secolo
in Italia. C'è un'ondata repressiva da cui si attiva la fuga di esuli verso la Svizzera, in particolar
modo in Ticino. Il 1898 è un anno che presenta una situazione simile in tutta Europa, la quale
conosce momenti di crisi ed irrequietudine sociale, politica ed istituzionale. C'è una atmosfera
conflittuale sia in Italia sia in altri paesi, dove il modello costituzionale liberal parlamentare sembra
conoscere un momento di trasformazione e di crisi. In Francia si conosce una fase repubblicana,
preceduto da un tentativo di colpo di stato da un esponente della Destra. I comunardi francesi
devono rifugiarsi all'estero. Verso fine secolo in Italia vengono al pettine alcuni nodi dell'unità
italiana. Il sistema liberal parlamentare aveva una base di votanti molto ristretta. Ci sono delle
riforme negli anni Ottanta del secolo grazie alla Sinistra, che permette all'8% degli uomini di votare.
Il paese reale però è quello degli analfabeti, della campagna con rapporti semi-schiavistici di lavoro.
Alla fine del secolo si sono presentati dei movimenti di massa che si radicano nel paese reale,
ovvero i movimenti anarchici, che predicano la distruzione dello stato con una società successiva di
liberi ed uguali. Il partito socialista predica una soluzione, per cui si ha un riformismo graduale, che
ha un maggiore attecchimento in Italia. Il socialista deve lavorare su se stesso e rendersi capace e
competente, attraverso una pedagogia rivolta alle classi popolari per renderle le classi dirigenti del
futuro. Inizialmente bisogna fare un apprendistato alla politica nei comuni, che vanno conquistati.
Per sottrarsi all'egemonia del capitale bisogna costituirsi come lavoratori di cooperative. Gli
appartenenti alle cooperative acquistavano i prodotti e le materie prime, senza imporre sovrapprezzi
sul prodotto finito. I cattolici non sono organizzati in un partito, in quanto la questione romana
iniziata negli anni Settanta ha creato un conflitto istituzionale con la Chiesa che continua a
considerarsi come vittima di un'usurpazione. Si pone fine ad un dominio temporale su parte
dell'Italia centrale. La Chiesa considera un errore che i cattolici partecipino alla vita politica del
nuovo stato, da cui parte l'atteggiamento del non expedit, per cui non bisogna essere elettori o eletti.
C'è un'auto-emarginazione dei cattolici dalla vita politica del nuovo stato italiano. Non tutti lo
seguono e il conflitto viene con il tempo ammorbidendosi, tanto che si crede sia un movimento
autolesionista, siccome ci furono leggi che ledevano alla religione, quali l'esclusione
dell'insegnamento dalle scuole o il non riconoscimento dei vescovi. Nelle elezioni locali si invita a
votare per proteggere la famiglia e la religione contro le leggi lesive del culto cattolico. Nel '98 si
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crea il conflitto tra paese ideale e reale, poiché negli anni Novanta la monarchia con Umberto I ,
l'esercito e parte del mondo liberale ritengono che il regno sia messo in pericolo dai neri (cattolici) e
dai rossi (anarchici), ovvero le forze extra-sistema. Per difendere lo stato dall'emergere delle
pressioni dalle classi popolari bisogna tornare allo statuto, che diventa il titolo di un articolo di
Sonnino. Nello Statuto Albertino si stabiliva un rapporto squilibrato tra i poteri della monarchia e
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quelli del parlamento. Sonnino auspicava un sistema alla prussiana, con il parlamento meno
3 Re d'Italia dal 1878 al 1900. Il monarca viene ricordato positivamente da alcuni per il suo atteggiamento dimostrato
nel fronteggiare sciagure come l'epidemia di colera a Napoli del 1884, prodigandosi personalmente nei soccorsi, e
per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli che apportò alcune innovazioni nel codice penale, come
l'abolizione della pena di morte.
4 Offeso dal crollo di prestigio dell'Italia ed esasperato dai giochi di potere parlamentari, Sonnino riordinò le sue idee
nell'articolo Torniamo allo Statuto in cui si chiedeva una lettura più restrittiva dello Statuto Albertino allora in vigore
come carta costituzionale del Paese.Sonnino sostenne che per salvare lo Stato liberale dal socialismo e dal
clericalismo ed eliminare l'inefficienza delle istituzioni bisognava tornare ad una rigida interpretazione della Carta
del 1848. Specificatamente auspicò una restaurazione dei poteri del re e una riaffermazione della responsabilità del
governo unicamente nei confronti del sovrano.
centrale nella vita politica e che risponde alla monarchia in primo luogo. Nel progetto di
indebolimento del parlamento entra anche un progetto di moderato decentramento, dando maggiori
autonomie alle istituzioni locali. Bisogna fermare la deriva democratica delle masse popolari,
iniziata con l'allargamento della base elettorale. Nel frattempo ci sono una carestia e una guerra
ispano-americana per il dominio su Cuba. La guerra pone fine alla presenza spagnola al di fuori del
territorio europeo. La guerra fa si che i traffici dei grani tra Europa e USA siano altamente
danneggiati, in aggiunta all'incremento del prezzo dei grani americani. Il problema del caro pane
non viene affrontato in modo adeguato dalla politica, in quanto non si vogliono danneggiare i
produttori italiani di cereali con prezzi imposti e accessibili. I produttori sono coloro che formano la
base elettorale della destra italiana, quindi bisogna difenderne gli interessi. Non si toglie nemmeno
il dazio doganale per i grani esteri. Il caro pane, un problema primordiale, mette in moto un'ondata
di malcontento, che porta a tumulti antichi, dette anche “proteste dello stomaco”. L'assembramento
delle masse davanti ai municipi sono proteste, che vengono soppresse dalla politica con la violenza
dell'esercito. Si giustifica questi tumulti con moti rivoluzionari che tentano di sovvertire l'ordine
vigente, così da giustificare anche lo stato d'assedio in diverse città, come Milano. Si hanno brutali
interventi dell'esercito e della popolazione contro cittadini innocenti o inermi. Umberto I, re d'Italia,
diede un'onorificenza a colui che sparò su un convento che dava razioni gratuite di cibo alle masse
di mendicanti. Il Tribunale di guerra ha giurisdizione su tutti gli episodi di presunta rivoluzione. Tra
i condannati dal Tribunale ci sono membri del partito socialista, di quello repubblicano e i cattolici.
Molti scelgono l'esilio volontario e in Ticino arrivano circa 150 unità. Arrivano politici,
parlamentari, scrittori e giornalisti. Dopo la fase più acuta della crisi del '98, si ha il governo che
scioglie la camera nel 1900 e un regicidio da parte di un anarchico. Nel 1900 si tengono nuove
elezioni che danno come esito una svolta liberale; le condanne vengono revocate, come gli stati
d'assedio e i tribunali militari. Al timone del governo c'è Giovanni Giolitti. La crisi del '98 aveva
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alle spalle una costruzione giuridica voluta da Francesco Crispi , che aveva grande ammirazione per
il modello di Otto von Bismark, tanto che arriva a modificare il codice civile e penale. Inoltre, avvia
un programma di espansione coloniale del tutto fallimentare. Nella fase crispina si hanno
cambiamenti importanti per i sovversivi, ovvero coloro che non si identificano con il sistema
vigente. Nel '94 erano state introdotte delle misure contro i sovversivi, con l'introduzione del reato
di istigazione alla delinquenza. Per gli anarchici gli attentatori erano eroi, quindi si fa apologia
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