Carresi Irene Alessandra
24/09/2018
STORIA DELLE DOTTRINE POLITICHE
INFO CORSO
evitare di inviare email;
• corso di 65 ore diviso principalmente per AUTORI e per temi;
• modalità didattica: dal generale al particolare;
• verranno organizzati vari seminari collegati a tematiche attualità (illuminismo penale,
• giustizia, libertà di religione in Marocco, docenti ebrei esplusi nel 1938...);
lezioni (lun-mar) generalmente dalle 14.30 alle 16.10, con pausa di 10 min.;
• la prima parte del corso sarà dedicata allo studio generale del pensiero politico di alcuni
• autori (da Platone a Marx);
la seconda e ultima parte del corso sarà dedicata allo studio del pensiero politico del '700
• (illuminismo), con particolare attenzione alla tematica della laicità dello Stato;
ESAME: con preappello, durata: 90 min., 4 domande aperte (1/4 richiederà una risposta più
• breve); es: "qual è lo stato ideale per Platone?"; una domanda sarà specifica riguardo a un
libro scelto tra 5 proposte (es. "come descrive Rousseau la nascita della società?"); non verrà
richiesto il quadro storico, tuttavia, non trattandosi di pensatori puri, il pensiero degli autori
trattati risulta imprescindibile dal contesto;
la maggior parte degli autori che verranno trattati è concentrata nell'età moderna. A parte
• questi, verranno trattati Platone e Aristotele per quanto riguarda l'età antica, Marsilio da
Padova e San Tommaso per quanto riguarda l'età Medievale, con particolari riferimenti alle
connessioni con la filosofia araba. 1
Carresi Irene Alessandra
STORIA DELLA DOTTRINE POLITICHE: è la storia del pensiero politico (Occidentale) che si è
sviluppato a partire dall'antica grecia (politica deriva da POLIS – città); gli antichi greci furono i
primi a inventare e sviluppare la politica, l'esperimento democratico più avanzato era al tempo
quello della città di Atene.
1. PLATONE (428 – 348 a.C.)
Parlando di Platone, è necessario tenere a mente due tematiche fondamentali:
DEMOCRAZIA – al tempo, nella città di Atene, era di tipo diretto. Diversamente
• dall'accezione attuale, al tempo non era intesa in senso liberale e non aveva a che vedere con
la cultura dei diritti attuale. Infatti, i diritti individuali dei nostri giorni derivano dalle
filosofie individualiste.
IDEA – (noi pensiamo a questa parola come riferita a un pensiero/intuizione che non abbia
• necessariamente un'attua
zione pratica); per Platone, un'idea è una realtà oggettiva che si trova in un altro mondo più
• reale di quello in cui viviamo (IPERURANIO – aldilà del cielo). Per il filosofo, il nostro
mondo non è altro che una pallida riproduzione dell'Iperuranio, il mondo abitato dalle idee.
1
Per questo tipo di concezione, Platone è detto filosofo metafisico .
Si dice che Platone fosse "nemico della democrazia", sia per ragioni biografiche (oltre ad essere
2
figlio di aristocratici, egli considera la democrazia causa della morte del suo maestro, Socrate ), che
per ragioni legate al suo pensiero: nella sua concezione, la democrazia (governo del popolo) mette
al governo persone che ignorano l'esistenza dell'iperuranio, mentre al comando dovrebbe esserci
solamente chi vi è in contatto, ovvero i filosofi.
E' necessario notare che, parlando della Grecia antica, non ci si possa riferire ad essa come uno
Stato. Si trattava, invece, di un insieme di poleis che, quando non dovevano difendersi da minacce
esterne, erano spesso in lotta tra loro.
Ai tempi di Platone, Atene, che stava già da tempo sperimentando la democrazia, attraversava un
periodo di crisi dovuto alla perdita dell'egemonia sulla Grecia contro Sparta.
Platone non si occupò mai di politica in questa città, dove fondò invece l'Accademia che durò quasi
1000 anni. Tentò di realizzare la sua idea politica solamente in seguito a Siracusa (Magna Grecia).
25.09.2018
Socrate fu grande avversario dei sofisti. Conosciamo questa categoria di filosofi solamente grazie
agli scritti dei loro "nemici", che li fecero passare alla storia come relativisti, coloro secondo i quali
i contenuti reali non abbiano alcuna importanza/non esistano, mentre ciò su cui si deve veramente
porre l'attenzione sia solamente il metodo/la forma con la quale qualsiasi contenuto viene presentato
(la reltà è priva di ogni fondamento oggettivo). Ciò non è del tutto vero: tra i sofisti circolavano
diverse idee e opinioni anche molto variegate, essi erano accomunati dal fatto di insegnare, a
3
pagamento, l'arte della persuasione . I loro principali clienti erano gli aristocratici, che avevano
perso il proprio potere con l'avvento della democrazia.
1 Propone una visione basata sulla dicotomia idee-sensi.
2 Nel 399 a.C., Platone vede la morte del proprio maestro Socrate, costretto al suicidio (rifiutando l'alternativa
dell'esilio) in seguito ad un processo per empietà e corruzione della gioventù.
3 Essendo Atene una democrazia diretta, il potere si otteneva convincendo il popolo durante le assemblee nelle
piazze. 2
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Il metodo di persuasione dei sofisti consiste nel dire di una cosa il suo contrario (?); nel contrastarli,
Socrate utilizza lo stesso metodo ma afferma che la realtà ha un fondamento oggettivo di tipo
logico, il concetto, e che è unificata da una struttura razionale comprensibile dalla mente.
Anche per Platone la realtà ha un fondamento oggettivo di tipo ontologico, ovvero l'idea. Egli si
4
oppone ad un processo di dissacrazione che la società del suo tempo stava attraversando .
Ricapitolando, per Platone: la realtà ha un senso/fondamento/struttura razionale e soprattutto esiste
una realtà superiore, eterna e incorruttibile, che conosciamo solo molto superficialmente perché
noi, come ciò che percepiamo, ne siamo una pallida copia. Noi siamo corruttibili, abbiamo un ciclo
5
vitale che si conclude, mentre le idee che abitano l'iperuranio sono perfette ed eterne (es. Idea di
Stato, di giustizia, di bellezza...) e gli unici che si rendono conto della loro esistenza sono i filosofi.
Di Platone sembrano esserci giunte quasi tutte le opere essoteriche (destinate al grande pubblico)
che circolarono, sebbene alcune siano di attribuzione incerta. Il protagonista dei dialoghi è Socrate,
il metodo utilizzato è quello dialettico (?).
6
SCRITTI
LA REPUBBLICA
E' il più lungo dei dialoghi scritti da Platone e appartiene, ad esclusione del primo libro (di dieci),
alle opere della maturità.
Tra le tematiche fondamentali troviamo la critica alla repubblica ateniese, l'idea di Stato ideale (in
senso politico) e, in particolare, una riflessione sull'idea di giustizia.
Il filosofo si chiede non solo cosa è giusto, ma soprattutto chi è l'uomo giusto. L'ultima riflessione si
traduce in "chi è lo Stato giusto?". La domanda non può essere compresa senza considerare che
Platone è un organicista: egli pensa la società come un vero e proprio uomo: un organismo vivente,
un complesso di parti organiche legate tra di loro.
LIBRO I: la problematica centrale del dialogo è la giustizia.
• RIASSUNTO DIALOGO:
Socrate è stato alla festa della dea Bendis al Pireo e sta tornando in città. C’è un po’ di strada
da fare e Polemarco lo invita a fermarsi, con altri amici, a casa sua. La compagnia si ferma.
C’è parecchia gente. Il discorso a un certo punto finisce sul tema di cosa sia “giusto”. Non
facile, in effetti, da stabilire.
I pareri si accavallano. Si discute sul concreto. Giustizia è “restituire il dovuto”; è
“beneficare gli amici e nuocere ai nemici”. Si operano dei distinguo: il giusto è “beneficare
l‘amico buono e nuocere al nemico malvagio”.
Socrate (al solito) pone domande; e propone infine di concludere affermando che “il giusto
non può nuocere a nessuno”, né amico né nemico.
Tale Trasimaco ha assistito tacendo, e ribollendo. Non può concordare con Socrate. Lui è un
filosofo sofista, altro partito. E, comunque, non può lasciare il palco all’altro, che primeggia
mentre lui non viene lasciato parlare. Infine sbotta, affermando che la discussione è
impostata male; che Socrate, al solito, si diverte a confutare, a criticare, invece che a dare
4 Il processo di dissacrazione che stava prendendo piede nella società ateniese non è del tutto dissimile dalla
secolarizzazione che è da alcuni secoli in corso nella nostra società e alla quale si accompagnano teorie relativiste
se non addirittura nichiliste (se non c'è fondamento oggettivo nulla ha più senso).
5 Eidon
6 Cenni da E.A. Dal Maschio, Platone, Hachette fascicoli s.r.l., 2015. 3
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risposte. Troppo facile!
Trasimaco asserisce che “La giustizia è il vantaggio del più forte” ed è inutile starci a far
sopra belle parole che non reggono il confronto con la realtà.
Il dibattito si anima. Socrate individua elementi contraddittori nella tesi di Trasimaco, che
corregge la propria tesi in: “Il giusto è l‘utile del più forte, quando agisce nel suo vero
interesse”.
Argomento su argomento, finisce che la tesi di Socrate viene espressa, in quanto
logicamente dimostrata, così: “il vero governante è chi cerca l’utile del più debole”.
Gli argomenti addotti a favore di questa tesi si scontrano con gli argomenti portati da
Socrate a favore della propria: “il vero politico cerca il vantaggio degli altri e non il
proprio”. Si arriva (in modo giustificato) alla tesi per cui “Il guadagno non rientra nei fini
specifici di nessuna arte e tanto meno della politica”.
7
Trasimaco riconoscerà la vittoria di Socrate. 8
Per Trasimaco, l'attenzione è posta su colui che esercita la forza/il potere, mentre per Socrate la
politica deve essere esercitata nell'interesse dei governati, non dei governanti, agendo secondo
9
l'idea di giustizia : la giustizia esiste ed è una sola, e lo scopo del dialogo è quello di trovarla.
II/III LIBRO:
• Platone inizia a delineare quello che per lui è lo Stato ideale, ovvero quello ispirato all'idea
di Stato. Ovviamente se quest'ultima si potesse trasportare direttamente dall'iperuranio nel
mondo sensibile, non sarebbe un'idea: il re filosofo può solamente cercare di riprodurla più
10
fedelmente possibile . 11
Platone divide la società in tre classi organizzate gerarchicamente :
1. FILOSOFO/I: essendo gli unici a poter vedere il mondo delle idee, sono destinati a
governare lo Stato:
2. GUERRIERI: supportano i filosofi e si occupano della salvaguardia dell'ordine interno e
della protezione dalle minacce esterne, svolgendo le funzioni delle moderne forze
dell'ordine;
3. PRODUTTORI: chi non rientra nelle categorie precedenti deve occuparsi di produrre beni
per sè e per le classi superiori.
A una parte dei contenuti presenti in questi libri fa riferimento l'idea di "comunismo
platonico": il termine non ha a che vedere con l'accezione attuale riferita al movimento (...)
dedito alla creazione della "giustizia sociale" e uguaglianza socioeconomica.
Platone prevede il comunismo per le due classi governanti, che hanno l'obbligo di vivere in
un regime di comunione dei beni e di abolizione della famiglia. Egli non è interessato al
perseguimento di una sorta di giustizia sociale, si tratta solamente della risposta a un
problema politico: le due classi non devono avere alcun tipo di distrazione e pensare
solamente al governo dello Stato.
Per i produttori è funzionale il diritto alla proprietà, in quanto il loro obiettivo è quello di
produrre più risorse possibile e il possesso può sviluppare una propensione ad ottenere beni
7 https://lalibraiavirtuale.com/2017/02/03/dialogo-tra-socrate-e-trasimaco-per-poi-parlare-di-un-bel-libro-di-roberta-
de-monticelli/
8 Platone, in realtà.
9 Che si trova fisicamente nell'iperuranio
10 In realtà Platone, proseguendo nello sviluppo di questo tipo di pensiero, si accorgerà poi che anche una
riproduzione approssimata dello Stato ideale sarebbe impossibile.
11 Tre classi come tre parti dell'anima (secondo gli antichi): la suddivisione è frutto di una visione organicista. 4
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materiali.
Platone è uno dei pochissimi pensatori (della storia non moderna) a ritenere che le donne
possano svolgere le stesse attività degli uomoni indiscriminatamente, se egualmente dotate.
LIBRO IV
• Parla delle virtù che ogni classe dovrebbe esercitare affinché lo Stato sia giusto, difatti per
Platone la giustizia è armonia tra le virtù.
I filosofi devono essere dotati di saggezza (sofia), i guerrieri di coraggio e i produttori di
12
temperanza, poiché il popolo ha come facoltà prevalente quella passionale .
LIBRO VII
• 13
Contiene il mito della caverna : 14
è la descrizione narrativa del percorso conoscitivo del filosofo , il quale, nella sua ricerca
della verità, si stacca dal mondo sensibile per raggiungere le idee e il Bene, e ritornare
quindi tra gli altri uomini per governare la città nel modo migliore.
• Il racconto può essere diviso e analizzato in quattro sezioni. 15
1. La caverna, ovvero il mondo della conoscenza sensibile (doxa ): la caverna è un luogo
angosciante dove i prigionieri, incatenati fin da fanciulli, scorgono soltanto alcune ombre
proiettate sulla parete che sta loro di fronte. Essi ritengono che le ombre siano l’unica e vera
realtà esistente e non possono immaginare ciò che accade alle loro spalle.
2. Il viaggio verso la luce: nella seconda parte del mito, Platone immagina che uno schiavo
16
venga liberato dalle catene e trascinato all’esterno della caverna . Dopo aver scoperto che
12 Mentre nella classe dei filosofi prevale la facoltà razionale.
13 https://www.studiarapido.it/platone-il-mito-della-caverna/#.W8TBpWgzbIU
14 Per Platone esistono varie forme di conoscenza umana organizzate gerarchicamente, le più alte sono le più vicine
alla conoscenza dell'iperuranio.
15 Opinione, organizzazione approssimativa di quanto percepito dai sensi, non richiede una grande conoscenza dei
concetti, quasi tutti ne dispongono e soprattutto in pochi riescono a uscirne.
16 Forma di conoscenza della scienza e della matematica: rende più certa la forma empirica. 5
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né le ombre che vedeva quando era incatenato, né gli oggetti portati lungo il muro e
proiettati sul muro costituiscono la vera realtà, egli sarebbe abbagliato dalla luce del sole e
solo poco per volta imparerebbe dapprima a discernere gli oggetti del mondo autentico e alla
fine a guardare direttamente il sole (l’idea somma del bene). (episteme)
3. Il ritorno nella caverna: invece di rimanere a contemplare in solitudine il sole e il mondo
reale, cioè il Bene e la verità, lo schiavo liberato decide di tornare nella caverna, per
comunicare agli altri prigionieri ciò che ha visto e per aiutarli a liberarsi a loro volta della
prigionia. I suoi occhi, però, faticheranno a riadattarsi al buio ed egli sarà deriso dagli altri
schiavi, che si convinceranno che la luce esterna gli abbia rovinato gli occhi e quindi non gli
crederanno. E alla fine, infastiditi dal suo tentativo di scioglierli e di portarli alla luce del
17
sole, lo uccidono .
4. La spiegazione del mito: Platone ricorda che l’impegno del filosofo verso i suoi simili è
accolto il più delle volte con diffidenza, poiché chi ha raggiunto i più alti gradi della
conoscenza fatica a tornare ad occuparsi delle cose ordinarie della vita: egli apparirà
“ridicolo” a chi è immerso totalmente nella vita sensibile. Tuttavia, la “missione” del
18
filosofo è degna del massimo rispetto .
Obiettivo della Repubblica è trovare la giustizia: se essa viene trovata nell'uomo, viene trovata
19
anche nello Stato e viceversa ; lo Stato sarà giusto quando ogni ceto occuperà il giusto posto nella
società: la visione che emerge da questi scritti è fortemente antidemocratica: lo Stato di Platone
vede e organizza tutto, anche ad insaputa delle classi subalterne (includendo gli accoppiamenti,
sebbene il filosofo non sia a favore di un'aristocrazia di sangue). Al comando c'è un'elite
aristocratica del sapere: il ruolo del popolo comune (i produttori) è solamente quello di farsi guidare
dai filosofi, come mostra anche il prossimo mito (della biga alata). 20
La ricerca filosofico-politica di Platone è basata sull'obiettivo di creare una nuova aristocrazia in
grado di guidare lo Stato. Questa non può più essere un'aristocrazia di classe ma deve essere basata
17E' l’uccisione del filosofo: l’allusione a Socrate è evidente.
18La conoscenza del mondo delle idee può essere raggiunta dai filosofi solamente dopo un lungo e ben preciso
processo di apprendistato.
19Visione organicista
20La democrazia è una degenerazione nell'ottica di Platone, che era figlio di aristocratici. 6
Carresi Irene Alessandra
sulla conoscenza, grazie alla quale i filosofi ("aristocrazia del sapere") dovranno governare. Essi,
per ottenere tale conoscenza superiore, dovranno studiare per oltre trent'anni. 01.10.2018
IL FEDRO
Si tratta di un dialogo tra Socrate e Fedro e comprende, tra le altre, una discussione sull'anima
immortale.
Il dialogo contiene il "mit
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