Scienza della politica - Prof. De Giorgi Eva Burba
Che cos'è la 'scienza politica'?
Definizione del dizionario Collins: si tratta dello studio dei diversi modi in cui il potere politico viene acquisito e gestito in un certo paese, quindi dell’acquisizione e della gestione del potere politico, il quale si occupa di prendere decisioni che hanno influenza su tutti i cittadini.
Definizione del dizionario Treccani: si tratta della disciplina che studia le diverse modalità di organizzazione delle unità politiche, che classifica studiandone l’evoluzione, scoprendone le regolarità e le connesse cause (cioè si tratta dell’organizzazione delle autorità).
È una disciplina articolata, poiché la scienza politica si articola su tre grandi rami:
- Politica comparata: si può studiare un caso particolare, ad esempio lo studio delle istituzioni, ma ci sono molti ricercatori che lavorano sulla politica comparata, quindi basata su un confronto, su una comparazione, tra diversi soggetti, ad esempio come si comporta l’opposizione parlamentare nelle diverse istituzioni, o come il sistema elettorale proporzionale impatta sui vari paesi.
- Relazioni internazionali: oggetto di studio del secondo anno di corso.
- Analisi delle politiche pubbliche
Parlamento e governo in tempo di pandemia: La legiferazione in tempo di emergenza
La pandemia ha avuto conseguenze su tutto: sulla nostra vita professionale, privata, ma non solo: anche sul funzionamento delle istituzioni e sui meccanismi che rendono una democrazia tale, ovvero il lavoro dei suoi rappresentanti in Parlamento e il rapporto che normalmente c’è tra potere legislativo e potere esecutivo, ovvero tra Parlamento e Governo. In una democrazia parlamentare la vita del Governo si basa sulla fiducia del Parlamento. Questo non significa solo che il Parlamento, nel momento in cui il Governo si forma, deve approvare la sua composizione (come è avvenuto con il Governo Draghi, che si è rivolto prima al Senato e poi alla Camera per avere la fiducia di entrambi), poiché il Governo deve sempre avere la fiducia del Parlamento, o perlomeno non deve avere la sfiducia: in alcuni paesi ci sono dei sistemi che non prevedono la fiducia esplicita ma una fiducia implicita come in Spagna, in Portogallo e nei paesi scandinavi. In questi casi il Governo rimane in carica purché non riceva una sfiducia (spesso in questi casi il Governo si basa sull’astensione, ovvero le forze politiche sono d’accordo nel non sfiduciarlo).
A volte però il processo legislativo può essere diverso da così: il Governo ha alcuni strumenti da utilizzare ‘in casi di necessità e urgenza’, per prendere decisioni velocemente, tramite un decreto legge, quindi senza passare per l’approvazione del Parlamento (seppur dopo 60 giorni il decreto legge debba essere approvato dal Parlamento, altrimenti decade).
Perciò la legiferazione in tempo di emergenza si basa su due temi principali:
- Necessità di tutela della salute dei rappresentanti, ovvero di chi lavora all’interno delle istituzioni, quindi accanto alla necessità di portare avanti il dibattito, c’è il tema delle misure che il Governo ha dovuto approvare e implementare. Il problema si pone in quanto i Parlamenti sono assemblee: il Parlamento ha una natura assembleare, pluralistica, è quindi presenziato da diversi rappresentanti di diverse forze politiche, perciò si pone il problema del rispetto delle misure di contenimento.
- Tema del funzionamento del Parlamento in questa situazione:
- Gli strumenti di ascolto delle parti sociali, es. dei sindacati, del mondo scolastico, di tutti i settori che sono stati colpiti dalla pandemia che avevano bisogno di organizzarsi, e ascolto degli esperti, che sono stati chiamati a intervenire, partecipare alle decisioni, quindi c’è stata, ad esempio, la creazione dei comitati tecnici per arginare le conseguenze della pandemia;
- Gli strumenti per operare un controllo sull’esecutivo: si tratta di capire quali strumenti ci sono o quali strumenti sono stati creati dai vari Stati per fare fronte all’emergenza e non bloccare il lavoro dei parlamentari, per far sì di riuscire a portare avanti il controllo sull’esecutivo: Normalmente il rapporto tra Parlamento e Governo è quello di una fiducia del Parlamento: il Governo dovrebbe sempre avere un voto favorevole del Parlamento. Ma con la pandemia è successo che i rapporti si sono modificati (nella pratica), perché l’emergenza ha generato la necessità di approvare misure in maniera rapida, e poiché il Parlamento è bicamerale, ha bisogno dell’approvazione dello stesso testo da parte delle due camere perché un progetto di legge possa essere dichiarato legge, ma si tratta di un processo che doveva essere aggirato vista l’emergenza, ma che venisse aggirato anche in maniera legale: la Costituzione prevede degli strumenti in mano al Governo perché questo possa agire ‘in caso di necessità e urgenza’: i decreti legge. Perciò il contrasto tra i due organi c’è stato, soprattutto riguardo ai rapporti reciproci che sono stati rivisti a causa della pandemia, ma questa modifica ha di fatto rispettato le regole della Costituzione.
Le conseguenze nel rapporto tra parlamento e governo
Normalmente tra questi due ci sono dei conflitti che hanno a che fare anche coi contenuti delle leggi, quindi coi programmi del Governo ai quali spesso l’opposizione parlamentare non è favorevole. Ma storicamente quando si vota per delle questioni di interesse nazionale, ad esempio leggi che toccano il settore della difesa, della politica estera, c’è più consenso tra opposizione e maggioranza. Quindi anche l’opposizione vota a favore su alcune questioni d’interesse comune nazionale. Nel caso delle misure per combattere la pandemia del Governo per far fronte all’emergenza, anche queste sono considerate delle questioni che toccano l’interesse nazionale, ma non dappertutto:
- Grecia, Portogallo: così è successo in questi dove le opposizioni hanno dimostrato il loro appoggio al Governo e quindi in questi paesi l’opposizione ha messo da parte le divergenze a livello di programmi, di contenuti, per poter lavorare insieme, collaborare, per l’approvazione delle misure, poiché si è ritenuto che in quel momento il nemico da battere fosse la pandemia.
- Italia, Spagna: in questi paesi la collaborazione non c’è stata, quindi in questi casi le forze non si sono dichiarate dalla stessa parte per un bene comune, per l’interesse nazionale. Questo è successo o perché il Governo ha scavalcato il Parlamento, e di conseguenza ha generato l’ira delle opposizioni (le quali possono agire solo in Parlamento), oppure per un atteggiamento dell’opposizione che non ha visto l’interesse nazionale come primo obiettivo, ma ha voluto cavalcare l’onda di malcontento verso il Governo per guadagnare elettoralmente. Non è dato sapere quale delle due ipotesi sia veramente avvenuta, ma sicuramente in Italia non c’è stata la collaborazione, come in Spagna, dove la mancata collaborazione non ha generato entusiasmo: in questi casi c’è stato un fenomeno di ascesa dei primi ministri, dei capi Governo, che hanno raggiunto livelli di fiducia enormi (diversamente dalla crisi del 2008 che aveva fatto scendere la fiducia, ad esempio in Italia): in questo caso la crisi sanitaria ha generato fiducia verso chi governa, poiché lo si è visto come un momento in cui bisognava collaborare.
Alcuni paesi hanno dunque visto una collaborazione maggiore, alcuni hanno visto uno scontro più acceso, e questo si lega anche al livello di fiducia che i cittadini hanno avuto verso il Governo e verso i leader di opposizione (Eurobarometro: riporta i dati riguardanti la fiducia).
- Gli strumenti che vengono usati per mantenere attiva l’attività dei parlamentari perché potessero continuare a riunirsi, deliberare, nonostante le misure di contenimento: Come detto, la centralità del Governo e la marginalità del Parlamento in questa situazione di emergenza sono stati evidenti, generando anche proteste da parte di alcune forze parlamentari, soprattutto quelle all’opposizione, che cercavano di richiedere un maggiore coinvolgimento del Parlamento in modo che potesse essere reso più partecipe di quanto stava avvenendo, quindi c’è stata una proposta di riforma dei regolamenti parlamentari che permetta che il Parlamento si possa riunire in remoto in modo permettere al Parlamento di riunirsi.
Le tre risposte per tutelare l'esercizio e il ruolo dei parlamenti
Gli strumenti a disposizione degli Stati sono diversi e variano in base al sistema politico, ai regolamenti parlamentari, alle carte istituzionali. Ci sono tre tipi di risposte che sono state date:
- Interpretazione e adattamento di norme già esistenti: Alcuni hanno interpretato e adattato norme già esistenti (normalmente regolamenti parlamentari):
- Spagna: c’era una norma preesistente che permetteva il voto a distanza per i parlamentari in maternità: la Spagna come risposta ha esteso temporaneamente questa possibilità per altre ragioni diverse dalla maternità e malattia, quindi ha ampliato una regola già esistente;
- Francia: si è esteso il voto per delega, ovvero il voto delegando qualcuno. Dunque in questo primo caso per poter continuare a lavorare sono state applicate delle regole che precedentemente si applicavano solo a casi più specifici, per poterle applicare ora ad una platea più ampia di parlamentari rispetto a quanto normalmente previsto.
- Modifica di alcune regole per far fronte all’emergenza: In questo secondo caso i Parlamenti hanno modificato alcune regole per far fronte all’emergenza:
- Regno Unito: è stato modificato un regolamento per poter svolgere le sedute anche da remoto, dunque il regolamento è stato modificato temporaneamente. Inizialmente l’aula aveva chiuso, poi quando hanno riaperto, hanno modificato i regolamenti per riunirsi da remoto, quindi alcuni andavano in aula, mentre altri rimanevano a casa, seguendo da remoto: versione ibrida. Inoltre, in Regno Unito in caso di necessità è anche consentito il voto da remoto.
- Belgio: si è modificato il regolamento per poter svolgere le sedute da remoto, stabilmente.
- Germania: riunioni e voto da remoto, solo alle commissioni parlamentari, non all’aula.
- Spagna: è consentito il voto da remoto, come nel Regno Unito.
- Paesi che hanno scartato l’ipotesi delle riunioni e del voto a distanza: In questo terzo caso l’interpretazione delle disposizioni è stata LETTERALE:
- Italia: nelle disposizioni si parla di ‘necessaria presenza fisica perché sia garantito il corretto svolgimento delle riunioni’, e visto che in questo caso, da remoto non sarebbe garantita letteralmente la presenza fisica, è stata scartata l’opzione di riunioni e voti da remoto. Fino ad oggi in Italia è stato così, ma il dibattito è in corso: si vuole modificare i regolamenti per far sì che si possa considerare presenza anche la presenza da remoto, per ora però non si è arrivati a un accordo, ma sono state presentate delle proposte per modificare le regole che impediscono al Parlamento italiano di riunirsi da remoto e votare.
Le prime conseguenze della pandemia sul Parlamento
Inizialmente i Parlamenti hanno chiuso le sedi al pubblico, hanno aggiornato il calendario dei lavori, che è stato bloccato, e la produzione legislativa del Parlamento si è focalizzata sulla gestione dell’emergenza (normalmente invece legifera su moltissimi argomenti, molto vari).
Il ruolo centrale del Parlamento
Nonostante ciò, il Parlamento ha sempre un ruolo centrale:
- Come detto, in questi casi la Costituzione prevede che il Governo sia l’attore che deve operare le scelte per il paese, quindi il Governo è stato chiamato in causa da subito, poiché è previsto in questi casi che il Governo possa attuare delle scelte, implementare/applicare le leggi, per un certo periodo di tempo, in diversi casi previsti dalla Costituzione:
- Articolo 77: disciplina dei Decreti Legge, emanati dal Governo, in cui vengono prese delle decisioni direttamente funzionanti, ma devono essere convertiti entro 60 giorni dal Parlamento;
- Articolo 78: dichiarazione dello Stato di Guerra, che però viene deliberato dal Parlamento, il quale conferisce i poteri necessari al Governo;
- Articolo 120: potere sostitutivo del Governo nei confronti di regioni e degli altri enti locali in caso di pericolo grave per la sicurezza l’incolumità pubblica, ma solo secondo delle precise procedure previste dalla legge.
Dunque, in conclusione, non si può dire che una delle conseguenze della pandemia è stata che il Parlamento sia stato estromesso dal suo ruolo, poiché è la stessa Costituzione che prevede che sia il potere esecutivo il soggetto deputato ad operare scelte in caso di necessità e urgenza.
I decreti del presidente del consiglio dei ministri (DPCM)
Che cosa sono i DPCM
Il periodo di pandemia è stato caratterizzato dall’approvazione di numerosi decreti per poter introdurre velocemente delle misure di carattere non solo sanitario, ma anche per fare fronte all’emergenza sociale, economica e sanitaria. Dunque i DPCM sono:
- L’attuazione delle misure sanitarie, economiche e sociali;
- Atti amministrativi emanati dal presidente del consiglio: sono formalmente classificati come atti di secondo grado, quindi atti secondari rispetto alle leggi ordinarie e ai decreti, proprio perché il loro scopo è quello di attuare delle misure: i DPCM applicano quanto è stato scelto attraverso il decreto legge, il quale dev’essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni.
Il problema dei DPCM
I DPCM non è vero che sono stati di più rispetto agli anni precedenti, ma nel passato si occupavano di questioni che non toccavano la nostra vita quotidiana, come la libertà di movimento, di riunione, quindi è stato questo il problema principale: non si erano mai occupati, in virtù della loro natura secondaria, di temi così importanti, mentre ora vengono usati in questa particolare situazione perché più flessibili, e di conseguenza capaci di rispondere con velocità, senza passare per le camere, quindi vengono usati per adottare le misure di contenimento che sono approvate attraverso i decreti legge, di cui i DPCM applicano le misure. Dunque i DPCM sono attuazione delle misure contenute nei decreti legge.
Il dibattito sui DPCM in tempo di pandemia
Ma cos’ha acceso il dibattito? Dietro alla categoria del DPCM c’è un universo di atti giuridici a livello sia formale che a livello di contenuti. Il dibattito non c’è stato per la forma, che veniva rispettata, ma per i contenuti: non è mai successo che i DPCM, fonti secondarie, limitassero le libertà individuali dei cittadini, cosa che normalmente veniva fatta con una fonte primaria che dunque passasse dal Parlamento. Seppur i DPCM, essendo uno strumento di attuazione, il loro contenuto aveva a che fare con la privazione della libertà, dunque il dibattito si concentra sul fatto che delle decisioni così importanti potessero bypassare il Parlamento, anche se in realtà non lo facevano: la fonte dei DPCM è il decreto legge, che dopo 60 giorni passa dal Parlamento.
Che cosa vuol dire fare ricerca in scienza politica?
I partiti di centro-destra tra governo e opposizione: dal governo giallo-verde al governo Draghi
Studio sulla tenuta della coalizione del centro-destra negli ultimi anni in Italia: non sempre a livello nazionale i partiti del centro-destra sono stati dalla stessa parte, ad esempio con il Governo Draghi alcuni partiti del centro-destra si sono messi a disposizione per supportare il Governo (Forza Italia e Fratelli d’Italia), mentre altri si sono messi all’opposizione (Lega).
La domanda a cui cerchiamo di dare una risposta quindi è: il livello di collaborazione tra di loro è mutato nel tempo, nei vari Governi dal Governo giallo-verde al Governo Draghi?
- Quando è successo storicamente per la prima volta che i partiti del centro-destra si sono trovati divisi? Con la caduta del primo Governo Berlusconi, quindi con il Governo Monti per la prima volta nel 2011 è successo che Lega si sia opposta alla formazione del Governo, quindi era andata all’opposizione, e l’allora PDL, formato dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, che poi è diventata Fratelli d’Italia, hanno appoggiato il Governo Monti, perciò ci si è trovati per la prima volta con un centro-destra diviso tra maggioranza e opposizione.
- Governo giallo-verde Conte 1 nel 2018: la Lega era al Governo insieme al Movimento 5 Stelle, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia erano all’opposizione.
- Anche oggi i partiti del centro-destra si ritrovano divisi tra Governo e opposizione: Fratelli d’Italia si trova all’opposizione mentre la Lega e Forza Italia sostengono il Governo Draghi.
Principali fatti politici che hanno visto come protagonista il centro-destra
Questa alleanza, coalizione, tra Lega e Fratelli d’Italia (che si trasformò nel Popolo d’Italia nel 2008), è durata fino alla fine del 2011 con discreto successo: il centro-destra ha vinto 3 elezioni, ovvero quelle del 1994, del 2001, e del 2008, quindi tra il 1994 e il 2011 il centro-destra ha vinto per 3 volte le elezioni nazionali, infatti il Governo Berlusconi 1, dal 1994 al 1995 e
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